Toto - Grammy 1983

25 febbraio 1983 – I Toto si aggiudicano sei Grammy Awards

Toto grandi protagonisti dei Grammy Awards 1983 allo Shrine Auditorium di Los Angeles con ben sei “grammofonini d’oro”

 

Oggi, 25 febbraio 1983

Allo Shrine Auditorium di Los Angeles si svolge la 25esima edizione dei Grammy Awards 1983 e ne escono da trionfatori i Toto: per la prima volta, un gruppo o un artista pop/rock riesce ad aggiudicarsi ben 6 “Oscar della Musica”. Una clamorosa rivincita quella della band che raduna alcuni dei migliori session men della “città degli Angeli”. Ma che (da sempre) ha suscitato perplessità nei critici che hanno accusato il gruppo di Steve Lukather e dei fratelli Steve, Mike e Jeff Porcaro di eccessivo tecnicismo e di mancanza di quel nerbo che ogni rock band dovrebbe avere.

Al di là di tutto, i Toto sono un sestetto di musicisti formidabili. Alcuni di loro, iniziano a suonare insieme sin dai tempi del liceo, quando sono compagni di classe alla Grant High School di Van Nuys, California.

In breve, diventano la back up band degli album di alcune delle stelle del pop/rock californiano: dagli Steely Dan a Boz Skaggs.

Con il loro quarto disco in studio, Toto IV (appunto) ottengono un successo totale. 6 Grammy Awards e diversi milioni di copie vendute ne fanno uno degli album di maggior impatto degli anni ‘80. Dei dieci brani del disco, almeno tre diventano hit epocali: la ballata I Won’t Hold You Back, scritta da Lukather, la spumeggiante Africa (composta dal tastierista e cantante David Paich e dal batterista Jeff Porcaro) che diventa una delle canzoni più famose del gruppo californiano e Rosanna (anch’essa scritta da David Paich). Quest’ultima canzone, che si è sempre ritenuto fosse ispirato dalla storia d’amore tra Steve Porcaro e l’attrice Rosanna Arquette, in realtà (a detta dello stesso autore) è stata scritta senza pensare alla Arquette. Semplicemente, una volta completato il pezzo, mancava il nome per il ritornello e quello di Rosanna calzava perfettamente.

24 febbraio 2004 – La stellina della Stax

Memphis, Tennessee; al Saint Francis Hospital, muore di cause naturali all’età di 85 anni Estelle Axton, co-fondatrice della leggendaria Stax Records

Norah Jones - Grammy 2003

23 febbraio 2003 – Sei Grammy per Norah Jones

Il trionfo di Norah Jones ai Grammy Awards 2003. Sono ben sei i “grammofonini d’oro” per la giovane songwriter a 24 anni non ancora compiuti

 

Oggi, 23 febbraio 2003

New York; dopo alcuni anni di residenza losangelina, gli Oscar della Musica, i Grammy Awards, tornano nella Grande Mela.

E così, sul palco del Madison Square Garden, si celebra oggi quella che verrà ricordata come la notte di Norah Jones. Come Away With Me, disco di debutto di questa giovane songwriter (newyorkese di nascita, ma texana d’adozione), fa razzia di “grammofonini d’oro”: miglior album, miglior canzone, miglior registrazione, miglior album vocale nella categoria pop.

Norah Jones vince anche il Grammy come miglior nuova artista del 2003 e miglior performance vocale al femminile, sempre nella categoria pop.

A 24 anni non ancora compiuti, da sconosciuta performer nei lounge bar d’America, Norah Jones diventa di colpo una delle cantautrici più amate e rispettate del mondo. Con grande emozione, ma soprattutto con un quintale di timidezza, nei discorsi ufficiali dal palco del Garden Norah ammette: ”Mai avrei pensato che la mia musica potesse diventare tanto popolare. Sono grata a tutti i miei collaboratori”.

Tra questi, spiccano il produttore Arif Mardin (autentica leggenda della discografia mondiale) e il songwriter Jesse Harris autore del singolo Don’t Know Why (premiato anch’esso con un Grammy) e di altri 4 pezzi del disco. Norah si guarda bene dal nominare il padre naturale (il guru della musica indiana Ravi Shankar) ed evita accuratamente il contatto fisico con lui, giunto da Nuova Delhi per l’occasione. Al papà, Norah non ha mai perdonato di aver piantato in asso sua madre Sue Jones, dopo averla lasciata incinta, e di essere letteralmente sparito dalle loro vite. Anche per questo, Norah ha rifiutato il cognome Shankar e adottato quello materno di Jones.

lou reed john cale -songs for drella

22 febbraio 1987 – Goodbye Andy Warhol

I medici del Presbyterian Hospital comunicano ufficialmente la morte di Andy Warhol. Il genio della Pop Art aveva 58 anni

 

Oggi, 22 febbraio 1987

New York; sono le 6 e 32 del mattino. I medici del Presbyterian Hospital comunicano ufficialmente la morte del loro paziente più famoso, Mr. Andrew Warhola, noto a tutti come Andy Warhol, 58 anni. Il genio della pop art non è riuscito a superare la crisi cardiaca giunta a seguito di un’operazione alla cistifellea.

Warhol (che da tempo non stava bene) aveva ritardato il suo ricovero per paura di dottori e ospedali.

La salma viene trasportata nella natia Pittsburgh dai suoi fratelli e lì esposta per la veglia alla Thomas P. Kunsak Funeral Home.

Il sarcofago in bronzo è aperto e il pubblico può dare l’ultimo saluto a colui che aveva evocato per tutti “15 minuti di celebrità”.

Warhol indossa un abito di cachemire nero, una cravatta fantasia, la sua celebre parrucca bianca e un paio di occhiali da sole. Tra le mani, un libro di preghiere e una rosa rossa.

La cerimonia funebre, alla quale partecipa una commossa Yoko Ono, si svolge nella chiesa bizantina dello Spirito Santo, nella parte nord della città.

Quindi, il feretro viene trasferito nel cimitero di Bethel Park.

Qui, prima della sepoltura, un sacerdote recita una breve preghiera e asperge la bara con l’acqua santa. Infine, Paige Powell, l’amica più cara nonché socia in affari di Warhol, lascia cadere a fianco della cassa una copia di “Interview”, la rivista sulle celebrità che Andy ha fondato nel 1969 e una boccettina di profumo “Beautiful”.

Un paio d’anni dopo, a fine novembre 1989, i due musicisti che Warhol ha lanciato a inizio carriera come band della sua Factory e cioè Lou Reed e John Cale gli dedicano una rock opera intensa, bellissima e commovente che viene eseguita per la prima volta alla Brooklyn Academy Of Music.

Si chiama Songs For Drella. “Drella” era il nomignolo con cui gli amici chiamavano Andy: una via di mezzo fra Dracula e Cinderella, tra il principe delle tenebre e Cenerentola.

21 febbraio 1970 – Simon & Garfunkel numeri uno

Londra; anche in Inghilterra sale al primo posto in classifica Bridge Over Troubled Water, magnifico album del duo newyorkese Simon & Garfunkel, incensato dalla critica e premiato dal pubblico americano

Bon Scott - AC DC - morte

20 febbraio 1980 – Bon Scott (AC/DC), una morte annunciata

Il giorno in cui venne ritrovato morto a Londra Bon Scott, cantante scozzese trapiantato in Australia, degli AC/DC. Aveva 33 anni…

 

Oggi, 20 febbraio 1980

Londra; è notte fonda. Un uomo siede in una Renault 5 parcheggiata davanti al civico 67 di Overhill Road. È solo, nessuno lo disturba.

Non c’è un gran viavai nel quartiere residenziale di East Dulwich, a una ventina di minuti dal centro città, certamente non a quell’ora.

Perciò l’uomo se ne sta lì come alla deriva, in stato d’incoscienza.

Sembra semplicemente addormentato, adagiato com’è sul sedile del passeggero.

Puzza d’alcol.

In corpo ha una quantità di whisky da ubriacare una squadra di rugby. Resta lì per ore e ore. Si fa giorno ed è ancora lì. Nessuno lo nota. Passa il pomeriggio e lui è ancora lì, dentro la R5, immobile. Si fa sera e nessuno reclama la sua presenza.

Qualcuno, però, s’è preso cura di quell’uomo prima di abbandonarlo.

Qualcuno ha reclinato il sedile per farlo stare più comodo.

Qualcuno ha cercato di difenderlo dal freddo con una coperta.

Qualcuno ha lasciato in auto un biglietto con un indirizzo e un numero di telefono da chiamare in caso di emergenza.

Ma chi è quell’uomo? E com’è finito in quell’auto?

Somiglia a Bon Scott, cantante della rock band AC/DC, uno scozzese trapiantato in Australia dotato di una gran voce e di una gran sete, uno dalla gioventù tanto scapestrata da essere rifiutato dall’esercito in quanto “soggetto socialmente disadattato”. Uno che ha soggiornato anche nella prigione di Freemantle dopo un arresto per aggressione. Dicono sia una specie di hooligan, sempre pronto a mettersi nei guai. Può salire sul palco ubriaco fradicio, prendersi il chitarrista Angus Young sulle spalle e continuare a cantare come se niente fosse.

Va in giro sostenendo che “alcol, donnacce, sudore in scena e pessimo cibo nel backstage non indeboliscono: è tutta salute”, dice. Non è tutta salute, perché l’uomo abbandonato sul sedile di quell’auto, a East Dulwich, è proprio lui: Bon Scott.

Aveva 33 anni e ora è morto.

 

19 febbraio 1996 – Björk e la rissa in Thailandia

Bangkok, Thailandia; la popstar islandese Björk non è quasi ancora atterrata che già deve affrontare il calore del pubblico orientale…

18 febbraio 1933 – Yoko Ono, la strega del rock

Tokyo, Giappone, Nasce Yoko Ono

17 febbraio 1969 – Dylan & Cash, insieme a Nashville

Nashville, Tennessee, Studi della Columbia Records.
Nella capitale mondiale del Country due superstar della musica americana, Johnny Cash “l’uomo in nero” e Bob Dylan “la voce di una generazione” si siedono davanti a un microfono.

Emerson, Lake & Palmer

16 febbraio 1974 – Emerson, Lake & Palmer nudi e osceni

Keith Emerson, Greg Lake & Carl Palmer stanno facendo il bagno nudi nella piscina del loro hotel… ma lì, dove si trovano, non si può e…

 

Oggi, 16 febbraio 1974

Salt Lake City, Utah; nella piscina del loro hotel nella capitale dello stato più mormone e puritano d’America, Keith Emerson, Greg Lake e Carl Palmer stanno tranquillamente facendo il bagno. Hanno però deciso di togliersi gli slip: perché a loro va così e perché gli piace nuotare nudi.

Sono uno dei gruppi rock più acclamati del mondo. Per la band che aveva esordito sul palco del Festival dell’isola di Wight nell’agosto del 1970 è davvero un momento d’oro. I loro dischi vendono a tonnellate e il tour americano sta andando a gonfie vele. Un paio di mesi dopo, alla prima edizione del California Jam Festival ELP saranno gli headliner e suoneranno per ultimi, dopo i Deep Purple.

E dunque, una piccola trasgressione da rockstar ogni tanto ci sta, no?

Purtroppo no, o almeno non qui, nello stato dello Utah.

Alcuni clienti chiamano la polizia e per le tre superstar inglesi scatta immediatamente l’arresto. Il guaio, però, si risolve presto e svanisce come una bolla di sapone: una piccola multa (75 dollari a testa) e poi tutti di nuovo in libertà.

Di lì a poco, Emerson, Lake & Palmer portano il loro progressive rock, aggressivo ma anche pieno di sviluppi melodici (eccezionale mélange di rock, classica e jazz) sui principali palchi americani.

Tra suite imperiose e stacchi proverbiali, nel repertorio di ELP c’è spazio anche per ballad suadenti come Lucky Man; Greg Lake scrive il pezzo quando ha 12 anni ma che decide di rispolverare in studio quando si cerca nuovo materiale per completare il primo. Il leggendario assolo di Moog di Keith Emerson viene registrato a sua insaputa; il tastierista sta infatti improvvisando sulle note della canzone ignaro che i nastri stiano girando.

 

mike bloomfield

15 febbraio 1981 – Mike Bloomfield, overdose di blues

San Francisco, California; all’interno della sua automobile viene rinvenuto il corpo senza vita di Mike Bloomfield

 

San Francisco, California; all’interno della sua automobile, parcheggiata poco distante da casa, viene rinvenuto il corpo senza vita di Michael Bernard Bloomfield, 38 anni, chitarrista rock blues, uno dei musicisti più bravi e stimati degli anni 60. Una overdose di eroina lo ha schiantato.

Quello della droga è un problema che ha afflitto Bloomfield da sempre: addirittura, nei primi anni 70 per quel motivo aveva smesso di suonare. “Quando hai a che fare con l’eroina”, diceva, “tutto il resto passa in secondo piano anche la chitarra…”.

E così, di colpo, sembravano lontani i tempi gloriosi in cui la sua sei corde impreziosiva la fantastica blues band di Paul Butterfield (primo gruppo elettrico ad accompagnare Bob Dylan nella clamorosa svolta rock del 1965), faceva volare i favolosi Electric Flag o duettava magnificamente nelle Super Sessions con Al Kooper e Stephen Stills.

Chi lo aveva ascoltato nel 1978 al Greek Theatre di Berkeley nel celebre Tribal Stomp organizzato da Chet Helms non ci voleva credere: ma quello è davvero Mike Bloomfield, l’unico americano a combattere alla pari con Eric Clapton e Jimmy Page nel chitarrismo rock blues? Non è possibile… Eppure, nonostante questi problemi e un principio di artrite alle mani, Bloomfield voleva ritrovare lo smalto perduto.

Anche per questo, la sua morte è ancora oggi circondata da mistero.

Non solo: la dose di eroina che aveva in corpo non avrebbe potuto permettergli di guidare la sua auto, parcheggiare e poi spirare.

Qualcun altro l’ha trasportato qui già cadavere. Ma chi? Nessuno, finora, ha mai saputo dare risposta…

Platters

14 febbraio 1961 – I Platters sfidano la loro etichetta

Chicago, Illinois; il gruppo vocale dei Platters sporge denuncia nei confronti della propria casa discografica, la Mercury Records

 

Chicago, Illinois; il gruppo vocale dei Platters, per 4 volte al numero uno delle classifiche americane tra il 1955 e il 1958 con brani epocali quali The Great Pretender o Smoke Gets In Your Eyes, sporge denuncia nei confronti della propria casa discografica, la Mercury Records.

Sembra infatti che i dirigenti dell’etichetta abbiano rifiutato loro alcuni nuovi brani soltanto perché alla voce solista non c’è Tony Williams, l’inconfondibile ugola dal timbro altissimo in grado di rendere magnificamente i classici del gruppo scritti dal leggendario Buck Ram, factotum artistico dei Platters.

In realtà, il contratto stipulato tra Platters e Mercury Records non prevede questa clausola. La storia dei Platters, la cui popolarità comincia a declinare proprio nei primi anni ’60, è in realtà piena di dispute legali, specie sull’utilizzo del nome.

Da sempre, infatti, la formazione del gruppo è soggetta a cambi, modifiche, rientri. E ogni volta, si dà vita a formazioni analoghe che ingenerano confusione nel pubblico.

L’ultima disputa risale a una decina di anni fa: nel 2006, una battaglia legale permette a una società di Las Vegas (la G.E.M.) di ottenere la possibilità di presentare al Sahara, uno dei grandi Hotel/Casino della “capitale del gioco d’azzardo”, uno show con le canzoni “del grande gruppo vocale degli anni 50, The Platters”.

1 179 180 181 183

Iscriviti alla Newsletter

Vuoi rimanere sempre aggiornato su rock e dintorni? Iscriviti alla nostra newsletter
per ricevere tutte le settimane nuovi video, contenuti esclusivi, interviste e tanto altro!