Lynyrd Skynyrd - profanazione tombe

13 febbraio 1982 – Lynyrd Skynyrd e la profanazione delle tombe

Alcuni episodi di profanazione delle tombe di alcuni membri dei Lynyrd Skynyrd, vittime di un incidente aereo… ma perché ci sono stati questi atti di sciacallaggio?

 

Oggi, 13 febbraio 1982

Orange Park, Florida; nel Jacksonville Memorial Gardens, il cimitero della cittadina della contea di Clay a Nord dello Stato, ci sono le tombe di Ronnie Van Zant e Steve Gaines, i due sfortunati musicisti della rock band sudista Lynyrd Skynyrd morti in un tragico incidente aereo il 20 ottobre 1977.

Oggi, però, la tomba di Van Zant appare diversa: la grossa lapide di marmo bianco, dal peso di 150 chili è sparita.

Verrà ritrovata due settimane dopo dalla polizia sul letto di un fiume in secca.

Il mistero non viene però risolto e così i profanatori di tombe rock non demordono. Il 29 giugno del 2000 entrambi i mausolei sono oggetto di sciacallaggio: il sacchetto contenente le ceneri di Steve Gaines viene aperto e i resti sparsi intorno alla tomba. Mentre, dopo aver aperto la cassa di Van Zant, i vandali decidono di non trafugarne il corpo. C’è chi dice che volessero semplicemente controllare la veridicità di una delle grandi leggende del rock. E cioè quella che sostiene che Ronnie indossasse, a mo’ di maledizione, una maglietta di Neil Young (di cui si diceva fosse nemico giurato in seguito ai testi delle canzoni Southern Man e Alabama, offensivi dell’orgoglio della gente del sud). Dopo questo episodio, le lapidi di entrambi vengono ricostruite anche se il corpo di Ronnie Van Zant è stato trasportato nella tomba dei genitori al Riverside Memorial Park nella natia Jacksonville.

Il giorno dei funerali di Ronnie, di fronte al feretro coperto di rose rosse all’interno del quale erano stati messi la sua canna da pesca e il cappello nero che indossava sempre durante i concerti, 150 amici tra i quali Charlie Daniels cantano una commossa versione di Amazing Grace.

Padre David Evans chiude l’eulogia funebre dicendo: “Ronnie è vivo.

In Paradiso c’è la sua anima e, qui, sulla Terra la sua musica”.

Doors, uso illecito del nome

12 febbraio 2003 – I Doors e l’uso illecito del nome

La denuncia dell’ex batterista dei Doors John Densmore nei confronti di Ray Manzarek e Robbie Krieger per l’uso illecito del nome della band capitanata da Jim Morrison

 

Oggi, 12 febbraio 2003

Los Angeles; l’ex batterista dei Doors John Densmore sporge denuncia nei confronti di Ray Manzarek e Robbie Krieger, gli altri due membri fondatori della leggendaria band californiana capitanata da Jim Morrison.

Tre i capi d’imputazione: inadempienza contrattuale, violazione nell’uso del marchio, concorrenza sleale. Manzarek e Krieger, senza interpellare Densmore, avevano dato vita a una nuova line up dei Doors con l’ex cantante dei Cult (Ian Astbury) alla voce e Stewart Copeland dei Police alla batteria.

A John, evidentemente, la cosa non era andata giù.

Non solo: Densmore è convinto che non si possa e non si debba utilizzare il nome The Doors dopo la morte di Jim Morrison. Così, quando la band di Manzarek e Krieger appare come ospite nel celebre show tv di Jay Leno presentata come The Doors (con il logo originale…), va all’attacco per quello che secondo lui è un uso illecito del nome The Doors.

A poco serve che Manzarek e Krieger modifichino leggermente il tiro facendosi chiamare “The Doors of 21st Century”. La denuncia, ormai, è scattata.

I guai non finiscono qui.

Stewart Copeland, poco prima del tour con Manzarek e Krieger, si rompe un braccio ed è costretto a dare forfait. Gli altri se ne fregano e lo sostituiscono senza cancellare le date. Infuriato, anche Copeland li denuncia.

La gigantesca lite si conclude il 22 agosto del 2008 quando la suprema corte della California decide che Manzarek e Krieger non potevano utilizzare il nome The Doors e l’immagine di Jim Morrison per promuovere i loro concerti.

E sono costretti a risarcire per 5 milioni di dollari sia Densmore che gli eredi di Jim Morrison.

11 febbraio 1967 – Il fenomeno Monkees

Los Angeles, California; al primo posto delle classifiche americane schizza “More Of The Monkees”, secondo album del quartetto “teen-age pop” per eccellenza

Patti Smith

10 febbraio 1973 – La prima volta di Patti Smith

Prima volta per Patti Smith che fa il suo esordio come poetessa a New York City, nella chiesa sconsacrata di St. Mark, in piena Manhattan

 

Oggi, 10 febbraio 1973

New York City; nella chiesa sconsacrata di St. Mark, in piena Manhattan, fa il suo esordio la nuova stella della poesia rock della Grande Mela.

In realtà, lei è nata a Chicago ma se lo sono già dimenticato tutti.

Sì, perché Patricia Lee Smith, ancor prima di diventare Patti Smith, è ormai a tutti gli effetti una newyorkese d.o.c.

Grazie ai buoni uffici del suo amico Bob Neuwirth, conosciuto ai tempi del Chelsea Hotel, stasera il St. Mark è pieno zeppo e tutta l’elite della New York off Broadway è lì per lei.

Patti sta vivendo un’infuocata love story con Sam Shepard e sta facendo un po’ di esperienza nel teatro sperimentale.

Ma questa sera è qui per leggere i suoi testi: poesie crude, piene di rabbia e d’amore, di calma e di tensione, che sanno essere calde come il fuoco ardente o gelide come la lama di un coltello. Accanto a lei, un chitarrista acustico (Lenny Kaye) conosciuto mentre faceva la commessa in libreria. La performance lascia tutti i presenti a bocca aperta.

Eppure, dovranno passare altri quattro anni prima che John Cale, la leggenda rock dei Velvet Underground, produrrà Horses, album di debutto di colei che passerà alla storia come la “grande sacerdotessa del rock”.

21 dicembre 1940 - Nasce Frank Zappa

9 febbraio 1983 – Frank Zappa si dà alla classica

San Francisco, California; al War Memorial Opera House, Frank Zappa corona un suo vecchio sogno legato alla musica classica

 

Oggi, 9 febbraio 1983

San Francisco, California; al War Memorial Opera House, Frank Zappa corona un suo vecchio sogno: quello di condurre un’orchestra sinfonica.

Sceglie due composizioni del suo autore preferito, Edgar Varèse (musicista italo-francese naturalizzato americano) e una di Anton Webern.

Vestito di tutto punto, con un elegantissimo frac, l’eccentrico rocker di Baltimora incanta la platea della Opera House.

Non è la sua prima divagazione in area colta: Zappa, che non ha mai fatto mistero della sua propensione per i compositori di musica contemporanea, ha sviluppato collaborazioni con vari personaggi, da Pierre Boulez a Kent Nagano, e ha in mente una sua propria opera (The Yellow Shark) che riuscirà a rappresentare nel 1993 pochi mesi prima della sua prematura scomparsa.

Ma il suo gusto e la sua sensibilità per la musica colta emergono in molte tracce dei suoi album maggiormente considerati dalla critica e dai suoi fan.

Quali, per esempio, gli sperimentali Waka Jawaka e The Grand Wazoo, rispettivamente del 1972 e 73, anni in cui Zappa era costretto su una sedia a rotelle per via di una caduta provocata da un fan troppo entusiasta che lo aveva fatto cadere dal palco.

Proprio da The Grand Wazoo è tratta la luminosissima perla Cletus Awreetus Awrightus, che è anche il nome dello strampalato personaggio che appare sulla copertina di questo eccezionale concept album a cavallo tra jazz, classica e prog rock che sdogana il nome di Frank Zappa anche tra i cultori di musica colta.

Ma che potrebbe piacere anche ai piccoli: come fosse la colonna sonora di un cartoon della Disney…

8 febbraio 1973 – You’re So Vain…

James Taylor e sua moglie Carly Simon stanno festeggiando il disco d’oro che Carly ha ottenuto con il brano “You’re So Vain”

Led Zeppelin classifiche

7 febbraio 1970 – Led Zeppelin al top delle classifiche

Londra; per la prima volta, al numero uno delle classifiche inglesi, salgono i Led Zeppelin

 

Oggi, 7 febbraio 1970

Londra; per la prima volta, al numero uno delle classifiche inglesi, salgono i Led Zeppelin. La formidabile rock band guidata da Jimmy Page e Robert Plant ha esordito un anno prima ottenendo consenso totale ma è questo secondo album a lanciarli definitivamente nell’olimpo del rock.

La canzone più famosa del disco si chiama Whole Lotta Love che peraltro, negli Stati Uniti, è l’unico 45 giri dei Led Zeppelin a entrare in classifica.

Basata su un poderoso riff di chitarra e su un testo preso, per così dire, a prestito da You Need Loving degli Small Faces, Whole Lotta Love vede Jimmy Page nelle vesti di produttore artistico.

“Era bravissimo”, ha ricordato di lui il bassista della band, John Paul Jones, “usava piccoli amplificatori per la sua chitarra ma li sapeva microfonare in modo eccellente. La sua trovata dell’eco che anticipa il canto di Plant, poi, è stata geniale …”.

Già, il backward echo nell’intermezzo del brano entra nella storia del rock così come quella divagazione psichedelica che segue, frutto della creatività di Page e dell’abilità tecnica di Eddie Kramer, formidabile fonico già al fianco di Jimi Hendrix.

Il bluesman chicagoano Willie Dixon denuncia però i Led Zeppelin sostenendo che Whole Lotta Love è un plagio del suo brano You Need Love.

La band acconsente alle richieste di Dixon il quale, con il denaro intascato dal patteggiamento, dà vita a un programma sociale per mettere a disposizione gratuitamente strumenti musicali per ragazzini indigenti.

 

6 febbraio 1990 – Billy Idol e lo stop mancato

Los Angeles, California; il punk rocker platinato Billy Idol sta guidando la sua Harley Davidson lungo il Sunset Boulevard. Non si accorge di un segnale di stop e un’auto…

5 febbraio 1968 – Spin Doctors: la favola di Chris Barron

Honolulu, Hawaii. Nasce Chris Barron, frontman degli Spin Doctors

4 febbraio 1969 – Johnny Winter, esordio d’oro

New York; negli uffici della Columbia Records si firma il più ricco contratto discografico mai offerto, prima d’ora, a un esordiente: 300.000 mila dollari per 5 anni

The Day The Music Died

3 febbraio 1959 – “The day the music died”

The day the music died: il 3 febbraio 1959 muoiono The Big Bopper, Ritchie Valens e Buddy Holly a seguito di un incidente aereo

 

Oggi, 3 febbraio 1959

Mason City, Iowa; è da poco passata l’una di notte quando, a poche miglia dall’aeroporto dal quale era decollato qualche minuto prima, un piccolo aeroplano Beechraft Bonanza si schianta al suolo.

Nessun superstite.

A bordo del veivolo, oltre al pilota, viaggiano tre musicisti che il giorno dopo si sarebbero dovuti esibire a Fargo, nel Nord Dakota, per la data successiva di un festival rock itinerante chiamato Winter Dance Party Tour. I tre artisti sono un ex deejay texano, Jiles Perry Richardson detto The Big Bopper, un giovane californiano di origine messicana, Ricardo Valenzuela noto con il nome d’arte di Ritchie Valens, e Charles Hardin Halley meglio conosciuto come Buddy Holly, stella di prima grandezza nel panorama musicale di quegli anni.

La tragedia, la prima nella storia del rock ‘n’ roll, colpisce così tanto l’immaginario degli appassionati che oggi, 3 febbraio 1959, diventa per tutti “the day the music died”, il giorno in cui è morta la musica.

È un destino beffardo quello che si accanisce sulle tre giovani rockstar.

Buddy Holly e due membri della sua band (Tommy Allsup e Waylon Jennings, futuro eroe della country music), stanchi per il concerto appena tenuto a Clear Lake, non hanno alcuna voglia di intraprendere quel lungo e faticoso viaggio notturno in pullman. Loro, il Nord Dakota – tappa successiva del tour – lo avrebbero raggiunto su un piccolo velivolo a noleggio.

Poco prima della partenza, però, Allsup e Jennings sono costretti a cedere i loro posti sull’aereo alle altre due attrazioni del Winter Dance Party Tour. Big Bopper, raffreddato e febbricitante, non è obiettivamente in grado di sobbarcarsi uno spostamento così lungo sullo sgangherato bus messo a disposizione dagli organizzatori che ha l’impianto di riscaldamento guasto. Ne andrebbe della sua salute. Waylon Jennings gli cede il posto mentre Allsup perde il suo giocandoselo a testa e croce con il 17enne Valens. Le tempeste del Midwest possono diventare un ostacolo insormontabile per un pilota d’aereo poco avvezzo nel lottare al buio, contro neve e vento. Così, l’ultimo volo dell’inesperto aviatore Roger Peterson dura poco più di cinque minuti: l’aereo si schianta in un campo poco lontano dalla pista di decollo.

Durante la bufera, a bordo del Beetchcraft Bonanza Buddy Holly, Richie Valens e Big Bopper maledicono un destino crudele. Ma anche Waylon Jennings, futura superstar della country music, non smetterà mai di maledire quel giorno e quella frase detta al suo amico Buddy Holly. “Ricordo l’ultima volta che ho visto Buddy”, racconta, “mi ha chiesto di andargli a comprare degli hot dog. Si dondolava su una sedia appoggiandosi al muro e mi prendeva in giro. Mi ha detto, scherzando: ‘Allora, è vero che non vieni con noi sull’aereo? Sai cosa ti dico? Credo che il tuo autobus si trasformerà in un ghiacciolo: ci sono 40 gradi sottozero, e tu, come minimo, ti beccherai una polmonite’. Allora, quasi per sfidarlo, gli ho risposto: ‘Beh, amico… spero che il tuo aereo si schianti’”.

 

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15 gennaio 1972 – “American Pie” di Don McLean prima in classifica

1° febbraio 1978 – Renaldo and Clara, il film di Dylan

Proiettata contemporaneamente a New York e Los Angeles l’anteprima dell’attesissimo film Renaldo And Clara, una saga cinematografica della durata di quasi quattro ore diretta e interpretata da Bob Dylan

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