Do They Know It's Christmas? primo in classifica

15 dicembre 1984 – Quando “Do They Know It’s Christmas?” arrivò primo in classifica

Il 15 dicembre 1984 sale al primo posto in classifica Do They Know it’s Christmas?, canzone incisa a scopo benefico da una lunghissima lista di superstar

“Do They Know It’s Christmas?”: Bono, Paul McCartney, Phil Collins, Sting, David Bowie e tanti altri per un singolo natalizio da primo posto in classifica.

 

Oggi, 15 dicembre 1984

Londra: al primo posto in classifica sale Do They Know It’s Christmas?, “Sanno che è Natale?”, un pezzo firmato da Midge Ure e Bob Geldof cantato da un gruppo di rockstar inglesi che si autodefiniscono Band Aid. Gli introiti dell’operazione, infatti, vanno in beneficenza per salvare i bambini africani dalla carestia che sta attanagliando il Continente Nero.

Proprio a seguito della visione di un documentario della BBC sulla tragica situazione in Etiopia, Bob Geldof chiama l’amico Midge Ure (cantante degli Ultravox) per mettere in piedi l’operazione Band Aid che parte subito. Nonostante, in quello stesso periodo, Bob Geldof fosse impegnato con la promozione del nuovo album del suo gruppo (i Boomtown Rats) quando va in radio o in tv preferisce parlare del progetto Band Aid.

Il 25 novembre, in meno di 24 ore, il brano viene inciso e mixato. Mentre i cantanti lo eseguono, si effettuano le riprese che serviranno per montare il videoclip.

Pubblicato il 3 dicembre, in una sola settimana il disco vende più di un milione di copie e, dopo aver raggiunto oggi il primo posto in classifica, ci rimarrà altre cinque settimane. Con tre milioni e mezzo di copie vendute, Do They Know It’s Christmas? diventa il singolo più venduto in Inghilterra.

Nella lunghissima lista di superstar presenti spiccano i nomi di Bono, Paul McCartney, Phil Collins, Sting, David Bowie, Boy George, Simon Le Bon, George Michael, Paul Weller.

Nonostante il parere contrario dell’allora Primo Ministro Margaret Thatcher, Bob Geldof riesce a versare sul conto corrente delle organizzazioni africane gemellate con il progetto Band Aid l’intero ricavato delle vendite dei dischi.

IVA inclusa.

Paul McCartney - Cavern Club

14 dicembre 1999 – Paul McCartney torna al Cavern Club

Il 14 dicembre 1999 Paul McCartney torna al Cavern Club di Liverpool, storico locale in cui aveva mosso i primi passi con i Beatles, insieme a David Gilmour e Ian Paice

 

Oggi, 14 dicembre 1999

Liverpool, Inghilterra; una volta, al numero 10 di Mathew Street batteva il cuore del Merseybeat. Qui al Cavern Club, prima del ritorno di Paul McCartney, i giovani Beatles hanno forgiato il loro stile tenendo tra il 1961 e il 1963 ben 292 concerti. Quel luogo, un’ex cantina ad archi e mattoni riconvertita a jazz club sul modello di certi locali parigini, è diventato il tempio della nuova musica quando ha cominciato a ospitare gruppi beat all’ora di pranzo.

“Non era che un buco puzzolente”, ha detto una volta il promoter Sam Leach che qui ci aveva portato i Fab Four. “Eppure è diventato il locale rock numero 1 al mondo”.

Caduto in disgrazia una volta passata la Beatlemania, il Cavern Club è stato abbandonato nel ’73. Ricostruito una decina d’anni dopo (a pochi metri dalla vecchia sede e con un’architettura ispirata all’originale) il nuovo Cavern ha ripreso a far musica.

E, stasera, ospita un evento straordinario. Stipati, come ai vecchi tempi, 300 appassionati attendono il momento fatidico: Paul McCartney salirà nuovamente sul palco del Cavern Club, quasi 36 anni dopo la sua ultima esibizione con i Beatles.

A Chavasse Park hanno installato uno schermo gigante e sono attese 20.000 persone.

Probabilmente, saranno milioni quelli che si collegheranno in streaming, via Internet.

Il link on line, in realtà, non è dei migliori. Ma la band sì. Insieme a McCartney (a sorpresa) ci sono David Gilmour, la chitarra dei Pink Floyd, e Ian Paice, il leggendario batterista dei Deep Purple. “Benvenuti al Cavern”, dice Sir Paul, “era da un po’ che non ci venivo …”.

E subito parte con “Honey Hush”, un classico di Big Joe Turner, cui segue una infilata di hit di rock ‘n’ roll dei Fifties, da Little Richard a Chuck Berry.

Dopo meno di 50 minuti, sulle note di “Party”, canzone cantata anche da Elvis, sul palco del Cavern cala il sipario.

Robert Ellis – Suzanne (Leonard Cohen cover) (Live @ Jam TV)

Robert Ellis negli studi di Jam TV ci fa ascoltare la sua versione di “Suzanne”, celebre pezzo di Leonard Cohen

Emiliano Mazzoni – La Metà (Live @ Jam TV)

Emiliano Mazzoni ha suonato per noi negli studi di Jam TV “La Metà”, brano tratto dal suo nuovo album “Profondo Blu”

Bocephus King – Mi sono innamorato di te (Live @ Jam TV)

L’omaggio dell’artista canadese a Luigi Tenco

Intervista a Barro – Miocardio

L’artista brasiliano ci parla del suo nuovo album “Miocardio”

CBGB's, tempio del punk rock newyorkese

10 dicembre 1973 – Apre il CBGB’s, tempio del punk rock

Inaugurato il CBGB’s, famoso locale che diventa punto di riferimento del punk rock newyorkese grazie a Ramones, Patti Smith e molti altri

 

Oggi, 10 dicembre 1973

New York; Hilly Kristal è il proprietario dello Hilly’s On The Bowery, minuscolo luogo di ritrovo nel quartiere industriale di Manhattan.

Da sempre appassionato di musica, oggi ha deciso di coronare un sogno: quello di aprire un club (di fianco al suo bar) in cui dare spazio ai musicisti che a lui piacciono. L’ha chiamato CBGB’s, acronimo di Country, Bluegrass e Blues, cioè le musiche che Hilly adora. Gli ha pure messo un sottotitolo: OMFUG, un altro acronimo che sta per Other Music for Uplifting Gormandizers e cioè “altra musica per ispirati intenditori” quasi a lasciarsi aperta una porta nel caso in cui folk e derivati non funzionassero. Cosa che accade puntualmente.

E così, Hilly lascia che il palco del CBGB’s diventi territorio libero per tutte le rock band newyorkesi in cerca di una casa. Unica regola: fare solo musica originale, niente cover. In breve tempo, quel piccolissimo locale, sempre sporco e un po’ puzzolente, diventa il ritrovo di una nuova scena cittadina. Sono rocker sgangherati, ma duri e puri che cercano di rivitalizzare la musica che ha cambiato il mondo. Hanno nomi destinati a entrare nella storia: Richard Hell, Suicide, Wayne County, The Heartbreakers, Mink De Ville. A loro, si aggiungono Television, Ramones, Patti Smith Group, Blondie, Talking Heads.

Il CBGB’s diventa il tempio del punk rock newyorkese, vero e proprio punto di riferimento della nuova scena musicale.

Non solo: accoglie anche nomi internazionali come i Police che il 20 e 21 ottobre 1978 (proprio al CBGB’s) fanno i loro primi concerti negli Stati Uniti.

33 anni dopo, il 15 ottobre del 2006, il CBGB’s chiude definitivamente i battenti: sul palco, l’inimitabile sacerdotessa del rock, Miss Patti Smith.

Otis Redding, "Sittin' on the Dock of the Bay"

7 dicembre 1967 – Otis Redding, (Sittin’ on) the Dock of the Bay

Otis Redding registra (Sittin’ on) the Dock of the Bay, ma solo tre giorni dopo le incisioni…

 

Oggi, 7 dicembre 1967

Memphis, Tennessee; sono le prime ore del mattino quando, negli studi della Stax, sotto la supervisione di Steve Cropper (chitarrista, produttore nonché coautore di molti suoi pezzi) Otis Redding, il Re de Soul, finisce di registrare l’ultimo brano del suo nuovo album.

In realtà, quella canzone l’ha scritta qualche mese prima, a fine giugno.

Dopo aver partecipato al Monterey Pop Festival, Otis si stava rilassando nella baia di San Francisco. Aveva preso possesso di una house boat a Sausalito, pochi chilometri a nord del Golden Gate. Una mattina, mentre era seduto sul Waldo Pier, Otis Redding rimane incantato dalla visione delle acque della baia: di getto, scrive (Sittin’ on) the Dock of the Bay destinata a diventare il suo più grande successo.

Poco dopo, telefona all’amico e manager Phil Walden.

“Phil”, gli dice con voce entusiasta, “finalmente ce l’ho”.

“Hai cosa?”, gli chiede Walden.

“Ho per le mani il pezzo da un milione di copie!”

Solo tre giorni dopo le incisioni, il pomeriggio del 10 dicembre 1967, il piccolo aereo privato che trasporta Otis Redding e i suoi musicisti da Cleveland, Ohio a Madison, Wisconsin precipita nelle gelide acque del lago Monona.

Otis Redding muore a soli 26 anni.

Neanche un mese dopo, (Sittin’ on) the Dock of the Bay balza al primo posto delle classifiche americane.

Bolla & Giulietta – Feeling Blue (Live @ Jam TV)

Il groove di Giulietta Passera alla voce e di Niccolò Bonavita (“Bolla”) al contrabbasso negli studi di Jam TV. Il duo ha presentato il singolo del Bolla Trio, “Feeling Blue”

6 dicembre 1969 - Altamont

6 dicembre 1969 – Il disastro di Altamont

Giovane fan degli Stones viene accoltellato e muore al concerto di Altamont durante l’esibizione di Mick Jagger e soci

 

Oggi, 6 dicembre 1969

Livermore, nord della California; l’Altamont Raceway è un circuito automobilistico in disuso che una volta ospitava gare di speedway. Oggi, però, sembra essere una sorta di Woodstock californiana. Già, perché quello che, a qualche mese di distanza dai fasti della prima tre giorni di pace, amore & musica, doveva soltanto essere un grande concerto dei Rolling Stones è ben presto diventato un Festival vero e proprio.

Oltre agli Stones, infatti, gli organizzatori hanno invitato Santana, Jefferson Airplane, Flying Burrito Brothers e Crosby, Stills, Nash & Young.

L’evento avrebbe dovuto svolgersi al Golden Gate Park di San Francisco ma poi i responsabili cittadini hanno negato il permesso. E così, si è dovuto ripiegare su questa strana location, due ore a nord dalla città della baia, in un luogo semisconosciuto e poco adatto per ospitare un raduno di così grandi proporzioni. Alle difficoltà logistiche, alla mancanza di sanitari e ai problemi di cibo e bevande si aggiunge quello della security. Gli organizzatori hanno ingaggiato gli Hell’s Angels, la gang di bikers un tempo vicina alla comunità hippie ma che, da un paio d’anni, si è segnalata per gravi episodi di violenza.

Il palco, troppo basso e senza adeguata protezione, favorisce le intemperanze di alcuni scalmanati tanto che nel set dei Jefferson Airplane Marty Balin viene alle mani con uno spettatore. Ma il clou giunge durante il concerto dei Rolling Stones.

Meredith Hunter, 18enne di colore sotto gli influssi della droga, è troppo agitato. Continua a battibeccare con alcuni Hell’s Angels sino a che, a un certo punto, estrae una pistola. Immediatamente attaccato, viene accoltellato cinque volte e scalciato dai bikers inferociti: muore prima ancora di essere trasportato in ospedale. Alan Passaro viene indicato come colpevole ma, dopo il processo nel 1972, viene scagionato per “legittima difesa”. Durante l’accoltellamento, documentato nel film Gimme Shelter, gli Stones stavano suonando Under My Thumb, uno dei brani più celebri di Aftermath.

Altamont rimarrà il capitolo più nero della loro lunga storia.

Pipers – Empty – Handed (Live @ Jam TV)

Stefano De Stefano dei Pipers ci fa ascoltare “Empty – Handed” negli studi di Jam TV. Il brano fa parte del nuovo album “Alternaïf”

J.J.Cale, l'autore di Cocaine

5 dicembre 1938 – J.J. Cale, il padre di “Cocaine”

Nasce a Tulsa J.J. Cale, l’autore di Cocaine. Il brano sarà portato al successo da Eric Clapton

 

Oggi, 5 dicembre 1938

A Tulsa, Oklahoma nasce John W. Cale.

Da adolescente è travolto dalla rivoluzione del rock ‘n’ roll. Cresce ascoltando Elvis, Little Richard, Chuck Berry e Jerry Lee Lewis ma adora anche i vecchi bluesman di Chicago come Muddy Waters. A 26 anni, lascia la cittadina natale per andare a cercare fortuna in California.

A Los Angeles si è appena trasferito il suo amico d’infanzia Leon Russell, anche lui di Tulsa. Leon è un musicista fantastico e nella “città degli Angeli” ha trovato subito terreno fertile. Russell gli presenta Snuff Garrett con cui John comincia a fare qualche lavoretto come fonico e arrangiatore. Per arrotondare, fa anche il barista in un club del Sunset Strip dove, ogni tanto, ha la possibilità di salire sul palco per far sentire alcune canzoni che riecheggiano i suoi gusti musicali: un rock scarno, verace, pieno di blues. Ma ha un problema: si chiama John Cale come il più famoso John Cale dei Velvet Underground. Deve cambiare nome: qualcuno, al club, gli suggerisce di raddoppiare la sua iniziale, come facevano i vecchi bluesman. Nasce così il mito di J.J. Cale.

Trasferitosi a Nashville, J.J. comincia a incidere la sua musica.

Ma le sue canzoni diventano dei successi solo quando interpretate da altri: Eric Clapton trasforma in una hit la sua After Midnight, così come fanno i Lynyrd Skynyrd con Call Me The Breeze. Sempre Clapton registra una cover del pezzo che consegna in modo definitivo J.J. Cale alla leggenda: la canzone si chiama Cocaine ed è uno dei brani più emblematici ed espliciti contro la droga; Clapton la pubblica nel suo album Slowhand del 1977 e, da allora, la esegue sempre in ogni suo concerto.

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