Il quartetto da un milione di dollari: Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Carl Perkins, Johnny Cash

4 dicembre 1956 – Il quartetto da un milione di dollari

Negli studi della Sun Records prende vita la Jam Session più famosa della storia con il quartetto da un milione di dollari: Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Carl Perkins e Johnny Cash

 

Million Dollar Quartet: il quartetto da un milione di dollari

 

Oggi, 4 dicembre 1956

Memphis, Tennessee. Sembra una giornata come tutte le altre, qui negli studi della Sun Records. Carl Perkins, insieme a suo fratello Clayton, deve registrare del nuovo materiale per dare un seguito al successo di Blue Suede Shoes. Lo accompagna, un pianista d’eccezione: Jerry Lee Lewis.

Nel primo pomeriggio, quasi per caso, ai Sun Studios si presenta Elvis Presley.

È in compagnia della sua fidanzata, Marilyn Evans. È passato di lì per salutare il vecchio amico Sam Phillips. Elvis è ormai un artista della Rca, ma ha un credito infinito nei confronti di Phillips e della sua Sun Records. Quando vede Perkins in studio, Elvis non resiste alla tentazione: entra e inizia a jammare.

Poco dopo, compare un altro artista della Sun: Johnny Cash.

Senza farsi notare, Sam Phillips schiaccia il tasto REC del suo impianto e immortala l’intera session. Non solo: chiama il suo amico Bob Johnsson (capo redattore degli spettacoli del Memphis-Press Scimitar) e un fotografo.

Il giorno dopo, sul quotidiano di Memphis si titola a piena pagina:

Million Dollar Quartet“, il quartetto da un milione di dollari.

A corredo del tutto, la ormai celebre foto in cui si vede Elvis seduto al pianoforte circondato da Jerry Lee Lewis, Carl Perkins e Johnny Cash.

Le registrazioni, per questioni contrattuali e di diritti, rimangono “top secret” sino al 1969. Poi, con l’acquisizione della Sun da parte di Shelby Singleton, vedono la luce quasi 10.000 ore di nastri. Una prima session del Million Dollar Quartet viene pubblicata nel 1981 mentre le Complete Million Dollar Sessions escono nel 1987.

Claudia Is On The Sofa – Stellar Wind (Live @ Jam TV)

La cantautrice bresciana ha presentato nei nostri studi “Stellar Wind”, il brano di apertura del suo ultimo disco, “Time Of Me”

Deep Purple - Smoke On The Water

3 dicembre 1971 – Deep Purple, “Smoke On The Water”

Un incendio divampato durante il concerto di Frank Zappa ispira una delle canzoni più famose della storia del rock: Smoke On The Water dei Deep Purple

 

Oggi, 3 dicembre 1971

Montreux, Svizzera. Nella sala concerti del Casinò della cittadina svizzera, sul lago di Ginevra, si sta svolgendo uno show di Frank Zappa. A un certo punto, un fan, un po’ troppo entusiasta, fa fuoco con la sua pistola lanciarazzi. Di colpo, la sala diventa un inferno. È lo stesso Claude Nobs, organizzatore del concerto, nonché direttore artistico del celebre Montreux Jazz Festival, a salvare parecchi spettatori dalle fiamme che ormai avvolgono l’intero edificio.

Nel giro di poche ore, il Casinò è ridotto a un cumulo di cenere.

L’accaduto viene immortalato su un bootleg di Frank Zappa intitolato Swiss Cheese and Fire (formaggio svizzero e fuoco) ma soprattutto ispira uno dei pezzi più celebri di tutta la storia del rock.

Nello stesso luogo, infatti, la band di hard rock inglese dei Deep Purple sta registrando il nuovo album. Ha deciso di farlo a Montreux utilizzando un impianto di registrazione mobile. Il gruppo di Ritchie Blackmore, Jon Lord e Ian Gillan assiste alla performance infuocata di Zappa e scrive di getto la canzone destinata a diventare la più popolare della carriera degli stessi Deep Purple: Smoke On The Water. Basato sul famosissimo riff di chitarra, il brano racconta esattamente la storia dell’incidente al Casinò e, nella strofa finale, spiega com’è stato registrato il pezzo all’interno di quel pullman riconvertito in sala d’incisione: “Ci sono bastate un paio di luci rosse, qualche letto e lo abbiamo trasformato in un luogo per sudare / non importa cosa ne tireremo fuori, sappiamo che qualsiasi cosa sarà non ce la dimenticheremo mai / fumo sull’acqua, fuoco in cielo / Smoke On The Water, fire in the sky”.

Tricarico – Io sono Francesco (Live @ Jam TV)

Tricarico ci fa ascoltare il suo classico “Io sono Francesco” negli studi di Jam TV

Speciale Parola Cantata Dischi

Intervista nei nostri studi a Mauro Ermanno Giovanardi, Martinelli e Lele Battista che nell’occasione ci hanno parlato di una nuova avventura discografica

Ginger Bender – This Song About (Live @ Jam TV)

Le Ginger Bender in “This Song About” a Jam TV

George Harrison

29 novembre 2001 – George Harrison, l’addio del Beatle quieto

A seguito di una lunga malattia, muore a Los Angeles George Harrison

 

Oggi, 29 novembre 2001

Los Angeles, California. In una maestosa villa sulle colline di Hollywood, già presa in affitto dal suo amico Paul McCartney e recentemente appartenuta a Courtney Love, muore George Harrison, il Beatle quieto.

Aveva 58 anni e da tempo stava lottando contro un tumore al cervello.

Per curarsi, si era anche recato in una clinica specializzata situata in Svizzera.

Fumatore incallito, Harrison aveva già sofferto, nel 1997, di un tumore alla gola che gli era stato rimosso in modo brillante. Voci non confermate, però, sostenevano che quel cancro si fosse, nel frattempo, esteso al cervello.

Harrison era anche sopravvissuto a un accoltellamento, avvenuto nella notte del 30 dicembre 1999, quando un pazzo di nome Michael Abram (che si dichiara “in missione per conto di Dio”) si era introdotto a Friar Park, la residenza di campagna di George a Henley-On-Thames, con l’obiettivo di ucciderlo.

“Ha lasciato questo mondo nel modo in cui aveva vissuto, in pace con Dio, senza paura della morte, circondato da amici e parenti” recita il comunicato della famiglia.

Le sue ceneri sono state disperse nelle acque del fiume Gange, anche se la cerimonia è stata tenuta segreta e nessuno ha mai saputo quando effettivamente abbia avuto luogo. Nelle ultime settimane di vita, conscio delle sue condizioni, George aveva lavorato insieme al figlio Dhani su alcune canzoni nuove che verrannno poi pubblicate postume nel disco Brainwashed, nel novembre del 2002.

George Harrison ha lasciato in eredità 99 milioni di sterline (la sola casa di Henley on Thames ne vale 15) a un trust gestito da tre consulenti legali e intitolato a sua moglie Olivia e al figlio Dhani, evitando così di pagare alle tasse inglesi la cifra di 40 milioni di sterline. È l’ultima vendetta dell’uomo che un tempo aveva dedicato all’ufficio delle tasse di Sua Maestà la velenosa Taxman E non finisce qui: Olivia, diventata una delle 300 persone più ricche d’Inghilterra, si è ritrova anche diverse proprietà nelle Hawaii, in Italia e in Svizzera per un valore stimato di oltre 100 milioni di sterline senza contare il patrimonio dei diritti d’autore passato nelle mani del giovane Dhani dopo la morte della madre.

Tina Turner

26 novembre 1939 – Nasce Tina Turner

Nasce a Nutbush, in Tennessee, Tina Turner

 

Oggi, 26 novembre 1939

Nutbush, Tennessee, Nasce Anna Mae Bullock.

Il padre Floyd Richard è un diacono battista, la madre Zelma è per metà indiana. La ragazza cresce nella contea di Haywood, nel Tennessee, con la sorella maggiore Alline. Non è un’infanzia facile, la sua: la famiglia non è ricca e il Sud degli Stati Uniti è ancora preda del razzismo. Come non bastasse, quando Anna ha 10 anni i genitori si separano abbandonando di fatto le figlie, che vengono accudite dai nonni.

La giovane Anna non ha ambizioni artistiche. Per tirar su qualche dollaro, lavora come domestica nelle case di bianchi facoltosi. Mantiene quel tipo di umiltà anche dopo il successo: gli amici la ricordano a lavare il pavimento di casa, anche dopo essere diventata ricca e famosa.

A 16 anni si trasferisce a studiare nella più grande St. Louis, dove si ricongiunge con la madre. Lì incontra il futuro marito e partner artistico Ike Turner, che ne valorizza il formidabile talento canoro. È con lui che assume l’identità con la quale diventa celebre: Tina Turner.

La cantante ricorda la sua città natale come un posto dove ogni piccola trasgressione è bandita. La descrive nel 1973 in un pezzo intitolato Nutbush City Limits. Oltre ad essere uno degli ultimi successi della coppia Ike & Tina, diventa uno dei grandi cavalli di battaglia della cantante che la incide nuovamente negli anni Novanta: “A Nutbush”, dice il testo, “il venerdì si va a fare la spesa e la domenica si va in chiesa, il limite di velocità è 25 all’ora e le motociclette sono vietate”. Dal 2001 la porzione di Route 19 vicina a Nutbush è stata ribattezzata ufficialmente Tina Turner Highway.

Nick Drake

25 novembre 1974 – La morte di Nick Drake

Tragico errore o suicidio per Nick Drake?

 

Oggi, 25 novembre 1974

Tanworth-in-Arden, contea di Warwickshire.

Siamo nella campagna inglese, a nord est di Londra. Nella residenza di Far Leys, vivono i coniugi Drake con il loro figlio maschio, il cantautore Nick.

Intorno a mezzogiorno, la madre, Molly, si reca al piano superiore della villetta per svegliare il figlio. Non è preoccupata dell’ora tarda: Nick soffre di depressione da tempo e spesso trascorre le notti insonni.

“Non lo disturbavo mai”, dice, “ma era quasi mezzogiorno e ho deciso di entrare in camera sua perché pensavo che, ormai, fosse ora di alzarsi. L’ho trovato riverso sul letto. La prima cosa che ho visto sono state le sue lunghe gambe”.

Nick Drake però non sta dormendo. È morto.

Secondo il dottore che per primo lo esamina, nel pomeriggio, Nick è deceduto all’incirca verso le sei del mattino o poco prima. Il fatto che sia stato rinvenuto, quasi accartocciato su se stesso anziché in una normale posizione di riposo, indica un probabile attacco cardiaco.

Il padre ricorda che “quella notte, Nick si è alzato ed è sceso in cucina a mangiare un po’ di cornflakes. Lo faceva spesso quando non riusciva a dormire. Molly lo sentiva passare accanto alla nostra camera, si alzava e lo raggiungeva in cucina per parlare con lui. Ieri notte non lo ha sentito. Lui è tornato in camera e ha preso una dose extra di quelle pillole anti-depressive. Ci aveva detto che doveva prenderne tre al giorno. Eravamo molto preoccupati della sua depressione. Di solito, gli nascondevamo aspirine e altri medicinali: non pensavamo che quelle pillole fossero pericolose”.

Di fatto, nessuno capisce se il cantautore sia morto per una dose eccessiva di pillole presa per errore o per deliberato tentativo di farla finita. Il suo produttore Joe Boyd protende per la prima ipotesi mentre la sorella Gabrielle, invece, non vuole crederci: “Preferisco pensare che Nick si sia suicidato”.

L’analisi del coroner sul corpo di Nick non è mai stata resa pubblica, per cui nessuno conosce l’esatto numero di pillole ingerite quella notte. E, nonostante le richieste dei famigliari, non sono mai state fatte ulteriori esami autoptici negli anni a venire. Il mistero della morte di Nick Drake rimane.

Michele Gazich – Collemaggio (Live @ Jam TV)

Michele Gazich ci fa ascoltare “Collemaggio” negli studi di Jam TV. La canzone fu scritta a seguito del terremoto de L’Aquila e fu inserita per la prima volta in un mini cd il cui incasso è stato interamente devoluto per il restauro di Santa Maria degli Angeli

Michele Gazich – La Via Del Sale (Live @ Jam TV)

Il violinista, autore e compositore bresciano ha presentato negli studi di Jam TV il brano che dà il titolo al suo ultimo lavoro in studio, “La via del sale”

Freddie Mercury - Queen

24 novembre 1991 – Freddie Mercury, il lungo calvario

Milioni di fan sotto shock: si spegne a Londra Freddie Mercury, il cantante dei Queen

 

Oggi, 24 novembre 1991

Londra. La notizia sconvolge milioni di fan: il cantante dei Queen, Freddie Mercury, una delle più popolari rockstar internazionali, si è spento a soli 45 anni. Tecnicamente è stato ucciso da una broncopolmonite, ma la causa ultima del decesso è l’Aids. Nel momento in cui muore è nel suo letto, sotto l’effetto della morfina. Il suo fidanzato Jim Hutton lo sta cambiando quando si accorge che ha smesso di respirare. Per essere sicuro del decesso un assistente mette un piccolo specchio sotto il naso del cantante: il vetro non si appanna, Mercury è spirato.
Erano settimane che la presunta malattia del rocker veniva discussa pubblicamente a causa del suo aspetto fisico sempre più deperito, immortalato in modo impietoso dai fotografi del giornale scandalistico Sun.
Il 23 novembre Mercury è barricato nella sua casa di Kensington, inchiodato al letto. Il manager Jim Beach diffonde a nome del suo assistito questo comunicato: “Sono Freddie Mercury: a seguito delle congetture emerse sulla stampa nelle scorse due settimane, desidero confermare che sono sieropositivo e ho l’Aids. Ho tenuto questa informazione riservata per proteggere le persone che mi circondano”.
Il pubblico si è appena ripreso dallo shock, che, nemmeno 24 ore dopo, viene informato della notizia della morte. Hutton rivela che Mercury sapeva di essere malato sin dal 1987. Negli anni successivi aveva sospeso l’attività concertistica ed era entrato in studio di registrazione per lasciare le ultime testimonianze del suo talento. Alcune incisioni vengono rifinite dai compagni dei Queen e pubblicate col titolo di Made In Heaven.
Al funerale, celebrato secondo i dettami della religione zoroastrista, prendono parte gli amici Elton John e David Bowie. La salma viene trasportata a bordo di una Rolls Royce nera al Kensal Green Cemetery, dove viene cremata. Secondo alcuni, le ceneri sono in possesso della famiglia, secondo altri sono state disperse nelle acque del Lago di Ginevra, a Montreux, dove Mercury amava soggiornare e incidere la sua musica.

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