Rolling Stones – La recensione del concerto allo Stadio San Siro di Milano

La recensione del concerto dei Rolling Stones allo Stadio San Siro di Milano. È questo il tour dei 60 anni di carriera per la band ed è anche il primo senza Charlie Watts, doverosamente ricordato all’inizio del live.

 

È stata la decima volta dei Rolling Stones in Italia, la quinta a Milano, la terza a San Siro. La prima senza Charlie Watts… Il compianto batterista della “più grande band di rock and roll del mondo” è stato onorato subito in apertura quando, sui tre maxi schermi incorporati nel gigantesco palcoscenico sono passate tante sue belle immagini, dagli anni ’60 a oggi. Poi, dopo il classico annuncio di sempre: “Ladies and gentlemen, the Rolling Stones” è partita una Street Fighting Man che ha fatto subito capire lo stato di forma dei ragazzi.

Cinque anni dopo il concerto di fronte alle mura antiche di Lucca, gli Stones sono sembrati più tonici che mai. Anche Keith Richards (che in Toscana era sembrato in visibile défaillance fisica e musicale) ha mostrato i muscoli nonostante una papalina gialla e l’andatura ciondolante lo facessero apparire come un nonnetto che si stava esibendo di fronte a qualche coetaneo in una casa di riposo. Ma appena la sua Telecaster scaricava riff e note a ripetizione, nessuno faceva più caso al suo look improbabile. Anche perché, grazie all’apporto di un formidabile Ronnie Wood, le chitarre della band (da sempre architrave imprescindibile del sound stonesiano) si ergevano sopra tutto e sopra tutti. Seppure la scaletta non abbia riservato sorprese particolari, alcuni immancabili classici come Wild Horses, Tumbling Dice o Honky Tonk Women (quest’ultima che profumava di New Orleans grazie anche al talento pianistico di Chuck Leavell) sono riusciti a emozionare sin dall’attacco. E se Jagger ha concesso molto allo spettacolo coinvolgendo il pubblico in Out of Time, Miss You e in una strepitosa You Can’t Always Get What You Want (impreziosita da un magnifico solo di Ronnie) la band ha incantato tutte le volte che il blues tornava a emergere. Il duetto semiacustico in You Got The Silver tra Wood e Richards è stato uno dei momenti musicalmente più intriganti. Così come la raffica finale con 5 brani monstre (Midnight Rambler, favolosa, Start Me Up, Paint It Black, Sympathy for The Devil, Jumpin’ Jack Flash) ha chiuso il concerto prima dei due bis (Gimme Shelter e Satisfaction) autentiche ciliegine su una torta più che mai gustosissima. Se i dieci musicisti sul palco (condotti magistralmente da Chuck Leavell) sono stati assolutamente all’altezza, una nota di merito va a Steve Jordan, batterista chiamato nell’ingrato compito di sostituire il vecchio Charlie cui Jagger (in perfetto italiano) ha dedicato il primo dialogo con il pubblico: “È la prima volta senza di lui, ci manca moltissimo”. Mick, ancora una volta, ha sbalordito tutti: a quasi 80 anni corre, salta si muove e canta come quando, nel 1967, gli Stones per la prima volta giunsero in Italia. “E vi ringraziamo”, ha detto Jagger al proposito, “dopo 55 anni di essere ancora qui con noi”. Nessuno dei 57mila presenti a San Siro ha avuto la sensazione che fosse l’ultima volta, anche perché si fa davvero molta fatica a pensare ad un mondo senza i Rolling Stones…

Kumi – Junk (Paul McCartney Cover)

Kumi e la sua versione di Junk di Paul McCartney insieme al chitarrista Luca Marcias. Continuano i festeggiamenti per gli 80 anni di Sir Paul McCartney.

 

Kumi ci propone, in compagnia di Luca Marcias alla chitarra, la sua versione di Junk, brano originariamente pubblicato all’interno di McCartney, album del 1970.

 

Proseguono le celebrazioni per gli 80 anni di Paul McCartney!

Qui il nostro Paul McCartney Tribute Day dove potete trovare approfondimenti, interviste e contenuti esclusivi dedicati a Sir Paul:

Francesco Garolfi – Helter Skelter (Beatles Cover)

Francesco Garolfi ci fa ascoltare la sua cover di Helter Skelter dei Beatles. Proseguono dunque le celebrazioni in onore di Paul McCartney per i suoi 80 anni.

 

Helter Skelter nella versione di Francesco Garolfi. Il singer songwriter e chitarrista ha eseguito questo famoso brano dei Beatles il 3 aprile 2019 nel corso di una puntata dedicata ai Fab Four dei Rock Files Live di LifeGate. La performance è stata registrata a Milano allo Spirit de Milan. La cover di Helter Skelter di Francesco Garolfi è contenuta in 1968 Odissea Nel Rock (Faier Entertainment, 2008), album in cui ripropone brani rock degli anni ’60 di Jimi Hendrix, Rolling Stones, Doors e tanti altri.

Il 18 giugno Paul McCartney ha compiuto 80 anni e allora proseguono le celebrazioni in suo onore!

Qui il nostro Paul McCartney Tribute Day dove potete trovare approfondimenti, interviste e contenuti esclusivi dedicati a Sir Paul:

Paul McCartney Tribute Day

 

Kumi – Blackbird (Beatles Cover)

Tanti auguri ancora a Paul McCartney per i suoi 80 anni con Blackbird, grande classico dei Beatles, qui reinterpretato per noi da Kumi, insieme a Luca Marcias alla chitarra.

Continuano le celebrazioni per gli 80 anni di Paul McCartney! La cantautrice Kumi reinterpreta per noi un grande classico dei Beatles, Blackbird, accompagnata alla chitarra da Luca Marcias.

Brian Wilson

Brian Wilson compie 80 anni

Compleanno importante per Brian Wilson: i suoi 80 anni coincidono con la ripubblicazione in versione rimasterizzata ed ampliata dell’antologia Sounds Of Summer dei Beach Boys; sono già in programma inoltre numerose iniziative per i 60 anni dall’album di debutto del gruppo.

 

Tanti auguri a Brian Wilson che oggi, 20 giugno 2022, compie 80 anni! Questo importante compleanno coincide anche con i 60 anni dal primo album dei Beach Boys: era infatti il 1962 quando la band firmava con la Capitol Records e pubblicava Surfin’ Safari.

Per questo motivo il gruppo sarà celebrato nel corso dell’anno con nuove uscite musicali, video ufficiali inediti, nuovi mix e altro, a partire dalla ripubblicazione di qualche giorno fa in versione rimasterizzata ed ampliata dell’antologia Sounds Of Summer (Capitol/Universal Music). Si è passati da 30 brani della prima edizione del 2003, agli 80 della nuova versione disponibile dallo scorso 17 giugno.

In Sounds Of Summer: The Very Best Of The Beach Boys non sono presenti inediti. Per quelli infatti si dovrà attendere il prossimo autunno, quando proseguiranno le pubblicazioni d’archivio con i cofanetti dedicati a Carl and the Passions – “So Tough” e Holland, mentre sono stati annunciati “un documentario, un tribute-album, mostre, eventi prestigiosi, partnership e molto altro” per celebrare il 60° anniversario dall’album di debutto dei Beach Boys.

Cinque grandi live di Paul McCartney in Italia

Michelangelo Iossa ha selezionato per noi i cinque più grandi concerti di Paul McCartney in Italia dal 1965 al 2013.

Quella tra Paul McCartney e l’Italia è una lunga storia d’amore fatta da una serie concerti iniziati nel 1965, con il leggendario tour dei Beatles nel nostro Paese, che toccò Milano, Roma e Genova, fino al 2013, anno dell’ultimo live di Sir Paul su suolo italiano. Michelangelo Iossa ha selezionato i cinque più grandi concerti di Paul McCartney in Italia.

La sua ultima pubblicazione in materia beatlesiana è La grande storia di Paul McCartney (Hoepli, 2022), libro scritto insieme a Carmine Aymone e Riccardo Russino, e pubblicato in occasione degli 80 anni di Sir Paul.

Cinque canzoni essenziali di Paul McCartney solista

Riccardo Russino ha scelto per noi cinque canzoni essenziali di Paul McCartney solista, tra colonne sonore, Wings, sperimentazioni e altro.

Oltre a celebrarlo per quello che ha fatto assieme ai Beatles, Paul McCartney negli anni ha proseguito la sua lunga carriera come solista, e qui Riccardo Russino ha selezionato per noi cinque canzoni essenziali di Sir Paul dopo il suo periodo insieme ai Fab Four, tra colonne sonore, Wings, sperimentazioni e altro. Riccardo Russino è peraltro autore insieme a Michelangelo Iossa e Carmine Aymone de “La grande storia di Paul McCartney” (Hoepli, 2022), libro che è uscito in occasione degli 80 anni di Sir Paul.

Paul McCartney. “I luoghi della memoria”

Liverpool, Londra e… Paul McCartney raccontato da Carmine Aymone attraverso i luoghi più importanti della sua vita.

Carmine Aymone descrive qui i luoghi più importanti della vita di Paul McCartney, a partire ovviamente da Liverpool, la città in cui è nato e cresciuto e in cui ha iniziato a scrivere le sue prime importanti pagine di storia della musica.

“La memoria di ogni uomo è la sua letteratura privata”, ha detto lo scrittore e filosofo britannico. Aldous Huxley. La memoria i luoghi dell’infanzia, della propria vita restano impressi per sempre dentro di noi, riaffiorando in maniera inconscia quando meno ce lo aspettiamo. Anche in Paul McCartney i luoghi della memoria sono zone di luce in cui la storia esce dalla sua dimensione temporale e continua ad essere presente e visibile anche nella contemporaneità del presente. La sua Liverpool prima con i suoi bus, le sue strade, i suoi cancelli rossi che profumeranno di fragole e le imbarcazioni gialle che attraversano il fiume Mersey e poi Londra con le sue case, i suoi incontri, appartengono a questa dimensione emotiva.

Di recente Carmine Aymone ha pubblicato insieme a Michelangelo Iossa e Riccardo Russino La grande storia di Paul McCartney (Hoepli, 2022), libro che è uscito in occasione degli 80 anni di Sir Paul.

La Beatlemania di Rolando Giambelli

Rolando Giambelli è da sempre un estimatore dei Beatles ed è il Fondatore dei Beatlesiani D’Italia Associati, il Beatles Fan Club italiano nato il 5 ottobre 1992, a Brescia, in occasione del 30° anniversario della pubblicazione di Love Me Do, il primo singolo ufficiale dei Beatles. L’abbiamo incontrato al Beatles Museum, altra sua creazione, che ha sede nella storica sala della musica dell’Antica Birreria Wurher a Brescia.

Ci ha raccontato com’è nata la sua passione viscerale per i Beatles e di quando, nel luglio del 1967, è partito da Brescia con la sua Lambretta, alla volta di Londra, nella speranza di incontrare i suoi idoli.

She’s Leaving Home, una delle canzoni più sentite e poetiche di Paul McCartney

Inverno del 1963
Paul McCartney, chiamato a fare da giudice in una gara di danza nel programma della tv inglese Ready, Steady, Go!, premia una ragazzina, Melanie Coe, la più brava secondo lui a ballare su un pezzo rock di Brenda Lee. Tre anni e mezzo dopo, nella primavera del 1967, McCartney legge con curiosità un articolo del Daily Mirror nel quale si racconta la storia di una minorenne fuggita di casa con il suo ragazzo e poi rimasta incinta, caso piuttosto frequente nell’Inghilterra di fine anni ’60. La stranezza è che quella ragazzina è la stessa Melanie Coe che Paul aveva premiato a Ready, Steady, Go!. Quella coincidenza lo porta a scrivere una delle sue canzoni più sentite e poetiche (la preferita delle sue figlie) che intitola She’s Leaving Home e che ha un incedere musicale nella vena artistica del miglior Brian Wilson. In quei giorni, George Martin è impegnato ma, nell’urgenza di registrarlo, McCartney chiama un altro arrangiatore, Mike Leander, facendo indispettire l’amico Martin.
La canzone viene inserita nell’album Sgt. Pepper’s ma, prima, Paul la fa sentire a Brian Wilson che rimane commosso dalla bellezza del brano.

Helter Skelter, la gara con gli Who per il primato del brano più rumoroso

Primavera del 1968
Nei vecchi Luna Park inglesi c’è da sempre un’attrazione assai amata dai bimbi: la chiamano Helter Skelter ed è un grande scivolo elicoidale, a torre, coloratissimo. Come tanti ragazzini britannici, anche Paul McCartney da piccolo lo adorava. Un giorno, dopo aver letto su una rivista che Pete Townshend degli Who aveva definito il loro brano I Can See For Miles “il più rumoroso, selvaggio e sporco mai registrato”, Paul aveva deciso, per spirito competitivo, che avrebbe scritto qualcosa di molto più duro e trasgressivo. Perché anche quel primato avrebbe dovuto appartenere ai Beatles.
E così ha fatto. Negli studi di Abbey Road, tra luglio e settembre del 1968, registra questo pezzo proto-punk intitolato proprio Helter Skelter destinato a diventare una delle canzoni più rock del repertorio dei Fab Four.
Ci vogliono quasi 30 take prima di trovare quella giusta…. Il brano è talmente faticoso da eseguire che verso la fine della take prescelta si sente Ringo esclamare “basta, ho le vesciche sulle dita!!”. Se la locuzione “helter skelter” è metafora di caos e confusione, per Charles Manson diventa il nome della sua teoria per un nuovo ordine mondiale a seguito di una guerra razziale a livello planetario vinta dal popolo nero. Che però una volta giunto al potere non avrebbe saputo come governare. Per questo, Manson e i suoi “eletti” gli sarebbero subentrati insieme ai Beatles visti da Charlie come i “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse”…
La storia, però come sappiamo, è andata in modo diverso…

Golden Slumbers, Paul McCartney ispirato da “pisolini dorati”

Primi mesi del 1969
Paul McCartney è giù di morale. I problemi con i Beatles gli fanno venire voglia di tornare alle origini, di fare un salto a Liverpool. Dopo tanto tempo, si reca così a casa di suo padre a Heswall, l’abitazione che aveva comprato al genitore appena aveva messo insieme un po’ di soldi. C’era anche un pianoforte che Paul gli aveva regalato perché il papà lo strimpellava. E con lui anche la sua sorellastra Ruth.
Un giorno, sbriciando dentro la panchetta del piano, Paul trova lo spartito di un brano il cui testo era tratto da un poemetto di Thomas Dekker, uno degli autori scrittori elisabettiani più prolifici e versatili.
McCartney rimane attratto da quel testo che parla di “pisolini dorati” e che sembra una specie di ninna nanna per bambini.
Non conoscendo la musica, compone una melodia che inizia proprio con i versi “once there was a way to get back homeward” cui si aggiungono frasi come “sleep pretty darling do not cry, I will sing a lullaby”… al pezzo, si aggiungerà Carry That Weight, il peso che ognuno dei Beatles dovrà portare sulle proprie spalle per le rispettive carriere soliste: l’ingombrante eredità dei Fab Four.

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