17/01/2026

John Fogerty al Tiny Desk

john fogerty - tiny desk - 2026

Un set intimo tra Creedence Clearwater Revival e brani solisti

John Fogerty è stato ospite del Tiny Desk e per l’occasione ha scelto di portare con sé ciò che per lui è più importante. Al centro c’è la famiglia: i figli Tyler e Shane sul palco con lui, entrambi alle chitarre, e la moglie Julie tra il pubblico. Un contesto intimo che riflette bene anche il suo modo di vivere la musica, sempre legato a un forte senso di appartenenza e a una personale idea di patriottismo.

Il concerto è stato registrato l’11 novembre 2025, giorno del Veterans Day negli Stati Uniti. Un dettaglio non casuale, visto che Fogerty racconta di aver scritto Proud Mary proprio il giorno in cui ricevette il congedo onorevole dalla Riserva dell’Esercito, nel 1968. «Aprii i documenti del congedo e fui davvero, davvero, davvero felice», spiega al pubblico. «Entrai subito in casa, presi la mia chitarra Rickenbacker e iniziai a strimpellare, e il primissimo verso che mi venne fuori fu: “Left a good job in the city. Workin’ for the man every night and day”».

Nel corso degli anni Fogerty, vincitore di un Grammy Award e membro della Rock & Roll Hall of Fame, ha parlato spesso del significato profondo delle sue canzoni. Per decenni ha combattuto una lunga battaglia legale per riottenere il controllo del catalogo dei Creedence Clearwater Revival, di cui è stato il principale autore. Un capitolo che si è chiuso nel 2023, quando ha acquisito la quota di maggioranza dei diritti editoriali del repertorio della band.

Al Tiny Desk, John Fogerty attraversa diverse fasi della sua carriera: apre con Proud Mary, passa per brani come Change in the Weather, A Hundred and Ten in the Shade e Long As I Can See the Light, fino a chiudere il set con Have You Ever Seen the Rain, cantata anche con il supporto del pubblico.

Ad accompagnarlo c’è una band affiatata: oltre ai figli Shane e Tyler alle chitarre e ai cori, sul palco ci sono Jesse Noah Wilson al basso, Doug Lamothe alle tastiere, Rob Stone al sassofono e alle percussioni, e Richard Millsap alla batteria, tutti impegnati anche nei cori. Un insieme compatto che contribuisce a restituire un’esibizione essenziale ma carica di storia, memoria e condivisione.

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