Robert Plant torna ai Led Zeppelin ed esegue in TV “Ramble On”
Performance con i Saving Grace al Late Show with Stephen Colbert
Robert Plant è tornato a confrontarsi con il repertorio dei Led Zeppelin durante una recente apparizione al Late Show with Stephen Colbert, dove ha eseguito Ramble On insieme ai Saving Grace. La performance col brano, contenuto originariamente in Led Zeppelin II del 1969, è andata in onda lo scorso 8 aprile:
L’esibizione arriva a pochi giorni dalla conclusione del tour nordamericano di Plant, chiuso con una data a New York, e rappresenta la sua seconda ospitata nel programma negli ultimi mesi, dopo quella dello scorso novembre. Dopo le date in Nord America, il calendario live prevede concerti in Sud America con tappe a Buenos Aires, Córdoba e Rosario, seguite da una serie di show in Brasile. In estate il progetto arriverà in Europa, con tre concerti a Šibenik, in Croazia, e ulteriori date tra Turchia, Bulgaria e Grecia.
Nel corso della puntata, l’ex frontman dei Led Zeppelin ha proposto anche Higher Rock, brano tratto dal suo album realizzato con i Saving Grace, pubblicato lo scorso anno:
Tornando a Ramble On, la scelta ha avuto anche un forte valore simbolico. Il brano dei Led Zeppelin è infatti noto per i suoi riferimenti diretti all’universo di J.R.R. Tolkien, con richiami a Il Signore degli Anelli, di cui Stephen Colbert è grande appassionato, e citazioni di personaggi come Mordor e Gollum.
Il legame tra Robert Plant e l’universo di Tolkien non è nuovo. Oltre a Ramble On, anche altri brani dei Led Zeppelin come Misty Mountain Hop contengono riferimenti all’opera dello scrittore britannico. Nel corso di precedenti interviste con Colbert, Plant ha raccontato come questa influenza sia nata fin dall’infanzia, anche grazie alla passione trasmessa dai genitori.
«Do la colpa a mia madre e a mia padre. C’è una sorta di fusione, là dentro»
In un altro passaggio, il musicista ha spiegato il suo rapporto con i paesaggi britannici e il mondo narrativo di Tolkien:
«Tolkien mi parlava, perché i suoi punti di riferimento erano molto vicini a quelli che vedevo con i miei occhi. Molto vicini ai luoghi dove i miei genitori, senza saperlo, mi portavano da bambino, attraverso paesaggi dove ti ritrovavi immerso in un’altra cultura ancora viva; luoghi in cui potevi leggere, nel paesaggio stesso, ciò che proveniva dai tempi antichi, prima che arrivassero autostrade e cose del genere. È qualcosa di molto evocativo, e credo che Tolkien lo avesse capito fino in fondo».
E ancora:
«È davvero straordinario pensare che possa esistere una cultura spinta fino all’estremo ovest dell’Inghilterra, che non abbia praticamente nulla a che fare con gli inglesi. I gallesi sono britannici, ma appartengono a un altro mondo. E così, quell’intreccio di leggende, di viaggi, di storie antiche… è tutto lì, a quindici miglia da casa mia. Lo si avverte ovunque».
L’esecuzione all’Ed Sullivan Theater di New York ha trasformato il classico dei Led Zeppelin in una versione più intima e acustica, grazie anche all’apporto dei Saving Grace e alla voce di Suzi Dian. Questa reinterpretazione ha messo in evidenza l’approccio attuale di Robert Plant, sempre più orientato verso sonorità folk e blues, lontane ma in continuità con il suo passato rock. Il tutto si inserisce in una fase artistica in cui Robert Plant continua a rielaborare il proprio repertorio storico senza ricorrere a operazioni nostalgiche, preferendo nuove interpretazioni dei brani dei Led Zeppelin e un costante lavoro di reinvenzione musicale.







