23/12/2014

Anthony D’Amato

Terzo album per il cantautore del New Jersey dopo tanta strada percorsa e tanta ancora da percorrere, seguendo con consapevolezza la direzione già intrapresa
Può apparire facile incasellare il suo modo di fare musica tra l’assimilazione del concetto dylaniano e la modernità in stile Mumford and Sons. E in più dal punto di vista geografico può essere benaugurante per Anthony D’Amato provenire dal New Jersey come Bruce Springsteen.
 
Con questo lavoro intanto sono tre gli album pubblicati dal cantautore americano, laureato a Princeton con il poeta e premio Pulitzer 2013 Paul Muldoon.
Ed è spesso la poesia che guida il suo modo di cantare le dieci tracce di una fatica discografica musicalmente basata su un folk sempre presente, a cui si uniscono prospettive indie-rock e punk, come avviene già ascoltando Was A Time e Back Back Back.
Good and Ready, Ludlow (con la chitarra acustica e la voce dell’artista impreziosite dal clarinetto di Jocie Adams di Arc Iris e The Low Anthem) e If I Don’t Work Out abbassano i ritmi e riducono tutto quasi all’essenziale per valorizzare l’interpretazione di Anthony D’Amato. Ma è in Middle Ground che l’espressione dell’artista trova una più importante conferma, anche mediante gli arpeggi della chitarra fondamentali sulle timide aperture a tratti orchestrali con melodie ben legate tra loro, così come avviene nel crescendo della conclusiva Calico, Alone. L’immediatezza di Hard To Say e le facili impressioni pop di Cold Comfort costituiscono il modo più semplice per rivelare certe attitudini, evidenziate ancor meglio in No Not Tonight mediante il banjo particolarmente a suo agio sotto i colpi decisi della batteria.
 
The Shipwreck From The Shore è anche il primo disco per il quale Anthony D’Amato si è affidato a un produttore, Sam Kassirer (Josh Ritter, Lake Street Dive, Langhorne Slim), e a cui hanno preso parte musicisti come Matt McCaughan dei Bon Iver e Brad Cook dei Megafaun. Sono trascorsi un po’ di anni dalle registrazioni effettuate nel college universitario con l’ausilio del solo microfono per Down Wires (2010) e Paper Back Bones (2012). Poi sono arrivati pure il tour negli Stati Uniti e in Europa con Ben Kweller, Josh Ritter e Pete Yorn e la partecipazione al Newport Folk Festival, prima dell’uscita del nuovo album.
Tanta strada percorsa e tanta ancora da percorrere, seguendo con consapevolezza la direzione già intrapresa.

 

 

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