19/02/2024

“Bob Marley: One Love” al cinema dal 22 febbraio

Dal 1976 al 1978, Kingston-Londra-Kingston, da concerto a concerto sempre per la pace: sta per arrivare nelle sale cinematografiche il biopic Bob Marley – One Love

 

“Non puoi separare la musica dal messaggio”: è stata la vita stessa di Bob Marley ed è uno dei concetti principali del biopic distribuito da Eagle Pictures e a lui ispirato, Bob Marley – One Love, nei cinema in Italia dal 22 febbraio.

Diretto da Reinaldo Marcus Green e prodotto tra gli altri dalla vedova Rita e da Ziggy, uno dei tanti figli di Marley, il film non racconta tutta la storia di Bob. One Love si concentra infatti su un periodo compreso tra il 1976 e il 1978. In una Giamaica dove la situazione politica è a dir poco delicata, il biopic comincia dall’attentato del 3 dicembre 1976, quello in cui tentano di uccidere Bob Marley in casa sua e dove i feriti gravi sono proprio lui e la moglie Rita, peraltro una delle I Threes, le coriste che lo accompagnano. I due vengono ricoverati d’urgenza in ospedale e recuperano in tempo per lo Smile Jamaica, concerto gratuito in programma al National Heroes Park di Kingston due giorni dopo l’attentato, nato per promuovere la pace tra il People’s National Party (PNP) al Governo e il Jamaican Labour Party (JLP) all’opposizione. La partecipazione di Bob Marley all’evento voluto dal Ministro della Cultura prima delle imminenti elezioni era visto come una presa di posizione in favore del PNP e si pensa dunque che la causa dell’attentato sia da imputare a motivi politici.

Dopo il triste episodio Bob, qui interpretato da Kingsley Ben-Adir, si trasferisce a Londra con il resto del suo gruppo, i Wailers, mentre i suoi figli e la moglie Rita, quest’ultima impersonata da Lyshana Lynch, raggiungono New York. Nella capitale inglese Marley si trova con l’esplosione del punk, registra Exodus, uno degli album più importanti per lui e più rappresentativi del reggae, e da lì in poi diventa una grande star presto celebrata in tour in tutta Europa. Da una parte la consacrazione mondiale, dall’altra alcuni problemi sorti per questioni economiche con il manager Don Taylor e per questioni riguardo la loro relazione e il rapporto con i figli con la moglie Rita, che lo accusa anche di aver rinunciato alla sua missione di diffondere il messaggio di pace in Giamaica.

Si accenna poi anche alla malattia, dall’infezione al piede per cui gli verrà diagnosticato un raro cancro alla pelle che sarà fatale nel 1981, ma il film si chiude prima, con Bob Marley che decide di tornare nel suo Paese per One Love Peace Concert, live tenutosi nello stadio nazionale di Kingston il 22 aprile 1978.

Con le immagini del vero Bob che scorrono prima dei titoli di coda è possibile rivedere il momento in cui i due leader politici presenti all’evento, Michael Manley (PNP) ed Edward Seaga (JLP), si stringono la mano; l’invito di Marley viene accolto anche se purtroppo il semplice gesto non risolve le tensioni e la guerra civile tra bande di mercenari assoldate dagli opposti schieramenti politici.

Alcuni luoghi e personaggi sono tralasciati, l’aspetto religioso e quello politico spesso non sono particolarmente approfonditi e anche il linguaggio non è sempre contestualizzato per chi ha meno familiarità con Bob Marley e tutto ciò che rappresenta, ma va comunque ricordato che è stato selezionato un breve periodo della sua vita per il biopic, e in questo senso fungono soprattutto da suggestioni anche i flashback con Marley bambino. La musica ha comunque un ruolo fondamentale nel film, così come la ebbe per Bob, tanto da diventare il messaggio del suo popolo, che sul campo lo ha eletto a suo leader politico e lo ha venerato come guida spirituale.

Come dice anche la moglie a un certo punto del film: “A volte il messaggero deve diventare il messaggio”.

 

 

Bob Marley - One Love

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