24/06/2015

L’ultimo concerto – Il lato a sud del cielo

Due romanzi ambientati nell’Italia anni Settanta tra Led Zeppelin, Yes e terrorismo
Anni ’70 nati dal fracasso. Cantava così Paolo Pietrangeli, e quell’onda lunga esplosa dal 68 sarà il leit motiv di tutto il decennio nostrano. Anni ’70 elettrici, tra molotov e tarantelle rock, sassaiole e concertoni, barricate e vinili a non finire. Due firme diverse per estrazione, provenienza ed età provano a raccontare uno scorcio degli anni di piombo in due romanzi che osservano la stessa materia da punti di vista differenti con materiale narrativo contrastante benché complementare.
 
Pino Casamassima è una penna prolifica, saggista che ha concentrato la sua attenzione su vari aspetti degli anni ’70, dai cantautori al terrorismo. Musica e agitazione contrassegnano L’ultimo concerto – Romanzo di formazione, musica e politica nell’Italia degli anni Settanta: un sottotitolo che fa da manifesto programmatico visto che tale romanzo breve punta proprio su questi tre aspetti. La musica con i Led Zeppelin e il controverso concerto al Vigorelli nel luglio del 1971, la politica fatta di scontri con le fiamme degli “opposti estremismi” che spingono i giovani protagonisti, la cui formazione – umana, personale, ancor prima che culturale e artistica – avviene proprio ad un concerto vissuto come campo di battaglia. Prosa ricca, fluente, con guizzi travolgenti e momenti di pathos, provenienti da un autore che c’era: proprio per questo L’ultimo concerto scorre credibile e avvincente, quasi un’appendice fantasiosa – ma neanche tanto… – ai numerosi saggi di Casamassima.
 
Daniele Cutali invece non c’era, ma ha studiato e si è dato da fare. Non è un caso che il giovane autore torinese (classe 1968), prima di debuttare come narratore science-fiction, abbia lavorato sodo su carta e web esprimendo la sua passione per il prog-rock, muovendosi con tenacia tra recensioni e interviste a vecchi e nuovi campioni del genere. C’è molto della sua devozione nella vicenda di Paolo Martini, detto Paul per l’amore verso i Beatles e la Gran Bretagna, protagonista di Il lato a sud del cielo: non c’è la Milano scossa dal Dirigibile ma la sonnacchiosa Chivasso e una cameretta dove Paul si strugge tra Fab Four, Yes (ai quali è dedicato il titolo del romanzo…) e pensieri sempre più insistenti di fughe in Inghilterra, proprio come accadeva a tanti coetanei dell’epoca. Inevitabile lo scontro generazionale e l’incontro con il piombo rovente delle P38, sorprendenti le scoperte di Genesis e Balletto di Bronzo in una cornice storica ben documentata: nonostante alcuni tratti di ingenuità e prolissità, l’autore ha un’idea narrativa forte e la percorre con sensibilità.
 

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