29/07/2014

Mark Kozelek

Per il suo ultimo live il folk singer commuove l’Arci Biko di Milano
“Nei miei ricordi più lontani, ero un bambino davvero malinconico”. Si descrive così Mark Kozelek, nel brano I Watched The Film The Song Remains The Same. Gli anni sono passati, ma le cose non sono granché cambiate per il folk singer dell’Ohio. Anche la sua canzone è rimasta uguale, fatta della stessa malinconia, ma appesantita da ricordi, nostalgie e rimpianti.
Un fagotto che Kozelek ha portato anche sul palco dell’Arci Biko di Milano il 6 aprile (I Love My Dad e Tavoris Cloud sono state invece registrate due giorni prima a Roma), per l’ennesimo di una lunga serie di dischi live in solitaria usciti per la sua etichetta, la Caldo Verde.
 
Nel corso del concerto, Kozelek esegue cinque brani tratti da Perils From The Sea (2013) e Mark Kozelek & Desert Shore (2013). I restanti otto fanno parte invece degli ultimi tre dischi dei Sun Kil Moon, la band di cui è frontman, in particolare sono presenti pezzi dal lavoro uscito quest’anno, Benji (2014). Un album di ricordi d’infanzia e adolescenza nell’Ohio, di cronache familiari e di rievocazioni di persone care scomparse. Ci scherza sopra il cantante, classe 1967, sulle sue memorie da soglia dei cinquant’anni: “Vi state stancando dei miei sproloqui di mezza età? Perché sto per farne ancora molti”. Ma è davvero come se, di fronte al pubblico del Biko, Kozelek vuotasse il sacco, tirando un po’ le somme del suo passato.
È un burbero, di quelli che quando suonano fanno spegnere le luci attorno e pretendono assoluto silenzio, esigendo la massima concentrazione da parte degli spettatori che, tra una divagazione e l’altra, non esita a punzecchiare e a trattare in malo modo. Al termine del primo pezzo, Gustavo, dice a una ragazza seduta sul palco che le è permesso solo perché non è un ragazzo, altrimenti l’avrebbe presa a calci; non pago, dopo Dogs, brano che descrive le sue prime esperienze sessuali in maniera abbastanza disinibita, le domanda se è a suo agio con le sconcerie della canzone. Il racconto delle lezioni di vita di suo padre in I Love My Dad viene bruscamente interrotto perché “in Italia fa schifo, non sta funzionando per niente”, notando che nessuno ride alle battute contenute nelle strofe, nemmeno dopo aver sottolineato “dovrebbe essere divertente”. E ancora parla della serie True Detective, rivela che Richard Ramirez Died Today Of Natural Causes è stata ispirata da un sms della sua ragazza che lo informava della morte del serial killer, dopo Alesund si accorge che manca ancora un’ora alla fine del concerto e si lamenta perché è già stanco. Almeno, prima di concludere con Elaine, ringrazia l’Arci per il buon cibo, niente a che vedere con lo “shitty food” che lo aspetta in Scandinavia.
 
Forse Kozelek non è un campione di simpatia, ma il gioco vale la candela. Il folk singer strega l’ascoltatore con la sua voce e la sua chitarra, mentre cerca di “trovare un po’ di poesia per dare un significato a tutto questo, per trovare un significato più profondo a questa tragedia senza senso”, come canta in Carissa, ricordando la cugina morta tra le fiamme. Le sue storie sono ruvide come i suoi modi, disincantate e a tratti crude, ma infuse di una tenue dolcezza. Flussi di pensiero fatti di piccoli particolari quotidiani, di sesso e amore, della sofferenza per le ingiustizie della vita, di incontri e solitudine.
Il Live At Biko è un disco intenso e doloroso, che parla al profondo. Ed è una fortuna che a stemperare la tensione arrivi sempre al momento giusto la caustica ironia del menestrello triste.
 
 

 
 

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