22/11/2016

Una galleria di ritratti jazz di Jean Pierre Leloir in 50 copertine di dischi

A dicembre in un libro la collezione dei suoi scatti fotografici più celebri
Forse con l’avvento del cd si un po’ persa la passione nei confronti delle copertine dei dischi. La costrizione in un piccolo quadrato non può del resto valorizzare l’immagine impressa che si è così, sempre più spesso, relegata ad accessorio, ad aspetto secondario che si poteva accontentare di uno scatto di routine. Con gli Lp le cose andavano diversamente, soprattutto negli anni ’50, quando le copertine erano fatte di un cartone più spesso e le immagini degli artisti spiccavano in tutta la loro bellezza riflettendo le personalità più composite che andavano dal seducente all’intellettuale passando attraverso la grinta dello spavaldo o addirittura del macho.
Le copertine, insomma, rappresentavano un piccolo oggetto di culto che si sommava al contenuto del lavoro. Una sorta di bonus che rimandava immediatamente al disco e con esso finiva per legarsi indissolubilmente. Non è un caso che per i migliori interpreti si siano spesso cimentati, per immortalarne la figura, fotografi famosi, spesso specializzati proprio in musica.
 
È il caso di Jean Pierre Leloir (1931-2010), fotografo francese che ha catturato alcune delle immagini più iconiche della vita del jazz in Francia durante gli anni ’50 e ’60. Tra gli artisti ripresi figurano i nomi di Louis Armstrong, Chet Baker, Sydney Bechet, Art Blakey, Donald Byrd, John Coltrane, Miles Davis, Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Charles Mingus e Lester Young, personaggi che non hanno certo bisogno di una presentazione.
Nel prossimo mese di dicembre uscirà per conto di Egea Music un’imponente raccolta di 50 Lp e 50 cd che raccoglie alcuni dei migliori album di jazz di quel periodo caratterizzati proprio dagli scatti in copertina di Leloir. A questo già sostanzioso bottino si aggiungerà anche un libro del fotografo francese che dimostra una sua sorprendente capacità di immortalare gli artisti catturati nei momenti più impensabili di relax mentre si trovano in una spiaggia, all’aeroporto, piuttosto che ai bordi di una piscina.
 
Questa sorta di omaggio a Leloir, scomparso sei anni fa, esalta la sua passione per la fotografia che cominciò ad esercitare fin dall’adolescenza e lo portò a pubblicare per riviste prestigiose come Le Nouvel Observateur, l’Express e Jazz Magazine.
Attraverso la sua opera si può percorrere un ventennio di grande jazz fatto da musicisti americani che, già come avevano fatto i loro colleghi letterati trent’anni prima, avevano scelto Parigi come luogo ideale in cui proporre e approfondire il loro talento.
 

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