U2 - Easter Lily

U2, pubblicato a sorpresa l’EP “Easter Lily”

Un EP dal tono più intimo e riflessivo rispetto al precedente Days of Ash

È uscito a sorpresa oggi, venerdì 3 aprile 2026, Easter Lily, nuovo EP di sei tracce degli U2, disponibile in digitale.

Il lavoro arriva mentre la band è impegnata nelle sessioni di registrazione del prossimo album in studio e segue la pubblicazione dell’EP Days of Ash, diffuso lo scorso 18 febbraio in occasione del Mercoledì delle Ceneri.

Easter Lily raccoglie brani dal tono più intimo e riflessivo rispetto al precedente progetto, con temi che ruotano attorno ad amicizia, perdita, speranza e rinnovamento.

Tra i brani, Song for Hal è dedicata al produttore Hal Willner, scomparso durante la pandemia, e affronta il periodo del lockdown, con The Edge alla voce. In a Life è incentrata sull’amicizia, mentre Scars è una canzone di incoraggiamento e accettazione, che parla di cicatrici e tutto il resto, con un colpo di scena. Resurrection Song parla di un pellegrinaggio, un viaggio verso l’ignoto con un’amante o un amico, Easter Parade si sviluppa come una canzone devozionale legata alla rinascita, e COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?) è costruita come una ninna nanna ispirata ai contesti di guerra, con un intervento sonoro di Brian Eno.

U2 band DSP 2026 - 2400px (Credit_ Anton Corbijn)

(U2 – Foto di Anton Corbijn)

In una nota rivolta al pubblico degli U2, Bono ha dichiarato:

“Siamo in studio, ancora impegnati a realizzare un album rumoroso, caotico e ‘irragionevolmente colorato’ da suonare dal vivo… che è il vero habitat degli U2. Continuiamo a pensare al rock’n’roll più vivace come ad un atto di resistenza contro tutta questa orribile realtà che vediamo sui nostri piccoli schermi. Questi sono senza dubbio “anni duri” per molti di noi che guardano al caos che regna là fuori nel mondo.

È un periodo in cui la nostra band sta scavando più a fondo nelle nostre vite per trovare una serie di canzoni con cui cercare di affrontare il momento… Con Easter Lily ci siamo ritrovati a porci domande molto personali come: le nostre relazioni sono all’altezza di questi tempi difficili? Quanto duramente si lotta per l’amicizia? La nostra fede può sopravvivere alla distorsione di significato che gli algoritmi amano premiare? Tutta la religione è spazzatura e continua a dividerci…? O ci sono risposte da trovare nelle sue crepe? Ci sono cerimonie, rituali, danze che potrebbero mancare nelle nostre vite? Dal rito di Primavera alla Pasqua e alla sua promessa di rinascita e rinnovamento… L’album ‘Easter’ di Patti Smith mi ha dato tanta speranza quando è uscito nel 1978. Non avevo ancora 18 anni. Il titolo è un omaggio a lei.

In un secondo momento cercheremo di fare un gran trambusto e clamore per ricordare al resto del mondo che esistiamo, ma nel frattempo… questa è una cosa tra voi e noi.”

L’EP è accompagnato da una nuova edizione digitale della rivista ufficiale della band, U2 – Propaganda – Easter Lily, che include contributi dei membri del gruppo, testi dei brani, materiali fotografici e approfondimenti sul produttore Jacknife Lee e su Hal Willner.

Alberto Fortis - Vita ch'è vita (Greenwich) - Live - Jam TV

Alberto Fortis – Vita ch’è vita (Greenwich) (Live)

Uno dei pezzi più rappresentativi del repertorio del cantautore: “Vita ch’è vita (Greenwich)

Alberto Fortis interpreta dal vivo Vita ch’è vita (Greenwich) negli studi di Jam TV.

Pubblicato nel 1990 all’interno dell’album Carta del cielo, il brano è tra i più rappresentativi del repertorio del cantautore. Il testo si sviluppa attraverso immagini e domande che toccano temi come la guerra, la pace, la spiritualità e le relazioni umane, trovando nel ritornello – “vita ch’è vita non si fermerà” – il suo nucleo centrale.

Questa versione, registrata in studio, propone un arrangiamento essenziale che mette in primo piano voce e interpretazione, restituendo il carattere diretto del brano.

Alberto Fortis lo scorso 3 giugno ha compiuto 70 anni e, poco dopo questa data importante, si è raccontato qui con noi “A cuore aperto”, ripercorrendo la sua carriera, dagli esordi dietro la batteria, a quando si recò negli Stati Uniti per l’album La grande grotta, fino ai suoi nuovi progetti musicali e letterari.

Saverio Lanza - Hypatia - Live - Jam TV

Saverio Lanza – Hypatia (Live)

Un brano che attraversa storia e pensiero, evocando una figura ancora oggi carica di significato

 

Negli studi di Jam TV, una performance live di Hypatia, brano tratto da Reunion, il nuovo album di Saverio Lanza.
Il pezzo è dedicato a Ipazia, filosofa e scienziata vissuta tra IV e V secolo ad Alessandria d’Egitto, in un’epoca segnata da profondi conflitti religiosi e politici. Uccisa in modo violento, è diventata nel tempo simbolo del libero pensiero e della libertà intellettuale.

Reunion (Freecom / Futurecords) è il lavoro più recente di Saverio Lanza, un progetto che raccoglie e intreccia le molteplici esperienze artistiche maturate nel suo percorso. Un disco libero da confini stilistici, in cui convivono linguaggi diversi e sensibilità eterogenee, dando forma a una narrazione sonora personale e in continua evoluzione.

Terzo album solista, Reunion si sviluppa attraverso dieci tracce che riflettono una ricerca profonda tra musica, improvvisazione e visioni artistiche. La voce di Lucia Sargenti accompagna gran parte del lavoro, contribuendo a definirne l’identità espressiva, mentre la presenza di ospiti come Cristina Donà e Monica Demuru arricchisce ulteriormente il progetto.

Con questo disco, Lanza prosegue il suo percorso di esplorazione musicale, costruendo un paesaggio sonoro in cui frammenti di esperienze e influenze si incontrano e si trasformano, mantenendo sempre al centro una forte tensione creativa.

Dallo stesso lavoro ha eseguito dal vivo per noi Uomo Sapiens.

Manuel Agnelli - Suoni dal Futuro - Intervista - Jam TV

Manuel Agnelli, Suoni dal Futuro: ricostruire la scena live

Un nuovo progetto triennale nato insieme a SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e al collettivo di GERMI con l’obiettivo di «riformare una nuova scena fatta di ragazzi che suonano davvero, scrivono i loro pezzi e fanno concerti dal vivo davanti a persone fisicamente presenti»

Abbiamo incontrato Manuel Agnelli a GERMI – LdC, lo spazio culturale milanese da lui fondato, per parlare di Suoni dal Futuro, il progetto triennale nato insieme a SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e al collettivo di GERMI. L’iniziativa supporta la nuova scena musicale italiana offrendo concerti dal vivo, momenti di formazione e occasioni per farsi conoscere a band e autori emergenti. Il progetto si sviluppa su due livelli: da un lato GERMI – LdC diventa un laboratorio permanente in cui ogni anno circa 100 band possono esibirsi con i loro brani originali durante cinque serate al mese, per dieci mesi; dall’altro prende forma il Suoni dal Futuro Live Tour, che porterà 12 progetti musicali in club e spazi culturali di otto città italiane, con concerti a ingresso gratuito, per un totale di 96 date tra primavera e autunno. La prima sessione del 2026 partirà il 10 aprile a Milano e si concluderà il 30 maggio a Torino, coinvolgendo Dirty Noise, Dlemma, Grida, Kahlumet, Mars on Suicide e Wayloz.

Si tratta di progetti diversi tra loro per età, stili e approcci musicali, uniti dalla scrittura propria e dalla volontà di esibirsi dal vivo davanti a un pubblico reale. Molte delle band gravitano attorno a sonorità chitarristiche, dal post-punk al new grunge e al metal, senza escludere cantautori più sperimentali o contaminazioni elettroniche.

Come spiega Manuel Agnelli nel corso della nostra intervista, oltre all’aspetto artistico, Suoni dal Futuro punta a costruire un network di live club e centri culturali con una visione condivisa, offrendo ai musicisti punti di riferimento concreti e favorendo la collaborazione tra spazi. L’iniziativa risponde anche alla necessità di rivitalizzare il circuito dei live club italiani, che negli ultimi anni ha subito un forte ridimensionamento, garantendo ai giovani artisti ambienti con una direzione artistica definita e una personalità riconoscibile.

«Suoni dal Futuro è una concreta opportunità per una parte della nuova generazione di musicisti. Non possiamo pretendere di coprire tutta una scena che è enorme: ci sono arrivate centinaia e centinaia di richieste. È un inizio, è una briciola, è un fiammifero. Speriamo che accendendo questo fiammifero poi scoppi un incendio e che altre situazioni come la nostra, come GERMI, che ci sono in giro per l’Italia, abbraccino questa idea di riuscire ad alimentare e quindi a riformare una nuova scena fatta di ragazzi che suonano davvero, scrivono i loro pezzi e fanno concerti dal vivo davanti a persone fisicamente presenti» Manuel Agnelli

Suoni dal Futuro Live Tour – Primavera 2026

Milano – GERMI LdC
10 aprile — Mars on Suicide / Kahlumet
11 aprile — Dlemma / Grida
12 aprile — Dirty Noise / Wayloz

Taranto – Spazioporto
11 aprile — Dirty Noise / Mars on Suicide
17 aprile — Dlemma / Wayloz
24 aprile — Grida / Kahlumet

Pesaro – Urbica
16 aprile — Wayloz / Dlemma
17 aprile — Grida / Mars on Suicide
18 aprile — Dirty Noise / Kahlumet

Palermo – I Candelai
22 aprile — Grida / Kahlumet
23 aprile — Mars on Suicide / Wayloz
24 aprile — Dirty Noise / Dlemma

Napoli – Auditorium Novecento
30 aprile — Dlemma / Mars on Suicide
1 maggio — Dirty Noise / Grida
2 maggio — Kahlumet / Wayloz

Roma – Wishlist Club
8 maggio — Wayloz / Mars on Suicide / Kahlumet
9 maggio — Dirty Noise / Dlemma / Grida

Bologna – Il Covo
21 maggio — Dlemma / Kahlumet
22 maggio — Mars on Suicide / Wayloz
23 maggio — Dirty Noise / Grida

Torino – Spazio 211
28 maggio — Dlemma / Grida
29 maggio — Dirty Noise / Wayloz
30 maggio — Kahlumet / Mars on Suicide

Alan Sorrenti, torna Figli delle Stelle l'album del 1977 rinasce in una nuova edizione in vinile - Jam TV

Alan Sorrenti, torna “Figli delle Stelle”: l’album del 1977 rinasce in una nuova edizione in vinile

Il suono originale e le collaborazioni internazionali raccontate da Alan Sorrenti

 

C’è un disco che, più di altri, ha saputo raccontare il desiderio di leggerezza, evasione e modernità di un’intera stagione della musica italiana. Quel disco è Figli delle Stelle di Alan Sorrenti, tra gli album simbolo del 1977 italiano che oggi torna in una nuova edizione in vinile pubblicata da Universal Music Italia. Il progetto entra a far parte della prestigiosa collana Studio Original Master, pensata per valorizzare al massimo la qualità sonora di titoli che hanno segnato la storia della discografia.

 

Alan Sorrenti - Figli delle Stelle

 

Non si tratta soltanto di una ristampa celebrativa, ma di un’operazione che punta a restituire tutta la ricchezza sonora di un lavoro diventato negli anni un autentico classico. Figli delle Stelle è infatti molto più di un album di successo: è il disco della svolta nella carriera di Alan Sorrenti, il momento in cui l’artista lascia alle spalle le atmosfere del progressive rock per abbracciare un linguaggio nuovo, più internazionale, ritmico e vicino alla disco music. Una scelta coraggiosa, che all’epoca segnò un cambio di rotta netto e che oggi appare come uno dei passaggi più importanti del pop italiano degli anni Settanta.

Pubblicato originariamente dalla EMI italiana, il disco nacque tra l’Italia e la California, in un contesto creativo che ne definì immediatamente il respiro cosmopolita. A rendere ancora più speciale il progetto fu la presenza di collaboratori di altissimo profilo. Tra questi spicca Jay Graydon, produttore e musicista di fama mondiale, autore del celebre riff di chitarra del singolo “Figli delle Stelle”. Un contributo decisivo, che contribuì a costruire il suono elegante e avvolgente del brano. Accanto a lui, anche David Hungate al basso, futuro membro dei Toto, e David Foster alle tastiere, musicista e autore che negli anni avrebbe collaborato con alcune delle più grandi star internazionali. La nuova edizione rende così omaggio a un album che ha saputo attraversare le epoche senza perdere fascino.

Paul McCartney © 2026 Mary McCartney

Paul McCartney annuncia il nuovo album “The Boys of Dungeon Lane”

Il disco esce il 29 maggio; già disponibile il brano Days We Left Behind, tra ricordi personali e nuove canzoni d’amore

Paul McCartney ha annunciato l’uscita del nuovo album The Boys of Dungeon Lane, prevista per il 29 maggio, e intanto è già disponibile il primo brano estratto Days We Left Behind, è già disponibile insieme al relativo lyric video:

The Boys of Dungeon Lane è il diciottesimo album solista dell’artista e raccoglie brani che alternano ricordi personali a nuove canzoni d’amore. Il progetto si concentra in particolare sugli anni della formazione di McCartney e sulle esperienze che hanno contribuito a definire il suo percorso artistico.

Nel disco, McCartney ripercorre la propria infanzia nella Liverpool del dopoguerra, raccontando episodi legati alla famiglia e alle prime esperienze musicali condivise con George Harrison e John Lennon, prima del successo internazionale dei Beatles.

Il titolo dell’album deriva proprio dal brano Days We Left Behind, che ruota attorno al tema dei ricordi legati a Dungeon Lane, un luogo associato alla giovinezza dell’artista e alla vita quotidiana prima della fama.

“Per me questa canzone è davvero un ricordo. Il titolo dell’album, The Boys of Dungeon Lane, deriva da un verso di questo brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può scrivere di qualcos’altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool. C’è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto.” – racconta Paul McCartney.

Paul McCartney - The Boys Of Dungeon Lane

L’album include anche nuovi brani d’amore nello stile tipico del musicista e mantiene un approccio vario dal punto di vista sonoro.

Il progetto è nato circa cinque anni fa, dopo un incontro con il produttore Andrew Watt. Da una sessione iniziale è stato sviluppato il brano di apertura, As You Lie There, registrato con McCartney impegnato a suonare gran parte degli strumenti.

Le registrazioni si sono svolte tra Los Angeles e il Sussex, in sessioni distribuite nel tempo e senza particolari vincoli di produzione. Il risultato è un album che combina diversi stili musicali, mantenendo come elemento centrale l’identità artistica di McCartney.

Tracklist:

  • As You Lie There
  • Lost Horizon
  • Days We Left Behind
  • Ripples in a Pond
  • Mountain Top
  • Down South
  • We Two
  • Come Inside
  • Never Know
  • Home to Us
  • Life Can Be Hard
  • First Star of the Night
  • Salesman Saint
  • Momma Gets By
Mauro Ermanno Giovanardi racconta E poi scegliere con cura le parole - Intervista Jam TV

Mauro Ermanno Giovanardi racconta “E poi scegliere con cura le parole”

Il cantautore parla del suo nuovo album e del tour 2026… e alla fine dà anche un consiglio al sé stesso che tanti anni fa esordiva con i La Crus

In questa intervista, Mauro Ermanno Giovanardi racconta il percorso che ha portato alla realizzazione del nuovo album E poi scegliere con cura le parole (Woodworm Label), che esce oggi, venerdì 20 marzo, ed è stato anticipato dall’EP A tutti i costi e dai singoli Veloce e Anni Zero.

Il titolo nasce da una frase di Alda Merini — “mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire” — e riflette un progetto in cui la parola è centrale. I testi prendono forma attraverso un lavoro condiviso con autori come Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Cheope, Anastasi e Alessandro Cremonesi, dando vita a un vero e proprio “collettivo della parola”.

La produzione, curata insieme a Leziero Rescigno con Lele Battista, sviluppa un suono elettronico ed essenziale, incentrato sulla voce e sulle armonie, con un approccio originale alla canzone d’autore contemporanea… come una Canzone d’Autore del terzo millennio.

Il disco ha avuto una gestazione lunga e complessa: iniziato nel 2018, messo in pausa durante la pandemia per lavorare al progetto dei La Crus, e completato nel 2022 dopo ulteriori interventi su arrangiamenti, voci e mastering. «Tra quelli fatti da trent’anni a questa parte è il mio disco più pensato, soppesato, aspettato… e anche il più travagliato», racconta Giovanardi, sottolineando la dimensione esistenziale del lavoro, affrontata però con una “leggerezza pensosa”.

Spazio anche al live, pensato come naturale estensione del disco: uno spettacolo in trio minimale, con due postazioni di tastiere affidate a Chiara Castello e Eugene, tra synth, sequenze e voci. La scaletta unisce brani nuovi e repertorio riarrangiato.

Il tour parte il 20 marzo da Busto Arsizio, al Teatro San Giovanni Bosco, dove sarà possibile ascoltare l’album in anteprima e partecipare al release party subito dopo lo show. Proseguirà poi il 10 aprile a Torino (CPG Torino), il 23 aprile a Como allo Strade Blu – Nerolidio Music Factory con talk e showcase, e il 2 maggio a Pesaro (Urbica) (il calendario è in aggiornamento).

In conclusione, alla domanda sul consiglio che darebbe al sé stesso che partecipava nel 1993 a Tortuga su Rai3 con i La Crus, eseguendo dal vivo la cover de Il vino di Piero Ciampi — brano poi entrato stabilmente nel repertorio del gruppo — Mauro Ermanno Giovanardi sottolinea che avrebbe preferito avere maggiore disciplina, rigore e curiosità nel suo percorso artistico, valori che comunque non ha mai trascurato nel tempo e anche adesso in funzione del suo lavoro da solista.

Ivan Cattaneo – DUE.I, 50 anni da artista controcorrente - Jam TV

Ivan Cattaneo – “DUE.I”, 50 anni da artista controcorrente

Il nuovo progetto monumentale tra musica, romanzo, pittura e memoria

In questa lunga e intensa conversazione, Ivan Cattaneo racconta il suo nuovo e ambizioso progetto editoriale e musicale, DUE.I (dove la “I” sta per Ivan), un’opera monumentale che racchiude quattro CD, un DVD e un libro a due facce di oltre 300 pagine in maxi formato. Un lavoro che celebra cinquant’anni di carriera e che unisce musica, arte, scrittura e memoria, restituendo il ritratto completo di un artista che ha sempre attraversato linguaggi diversi.

Il progetto si presenta come un vero e proprio “Kolossal”: un volume di 304 pagine ricco di fotografie, immagini dei suoi dipinti e materiali visivi che accompagnano due percorsi paralleli. Da una parte un nuovo concept album di inediti, dall’altra una grande retrospettiva che ripercorre la sua storia artistica dal 1975 al 2025 attraverso racconti, poesie, aforismi, aneddoti autobiografici e una selezione di brani che hanno segnato la sua carriera.

Al centro dell’opera convivono infatti due anime distinte ma complementari. La prima è Titanic Orkestra, un progetto visionario che rilegge la vicenda del celebre transatlantico attraverso ventiquattro personaggi immaginari, ognuno dei quali prende voce in una delle ventiquattro canzoni del concept album. Il racconto prende forma sia nella musica — contenuta in due CD di brani inediti — sia in un romanzo di circa 130 pagine scritto dallo stesso Cattaneo. Tra i brani spicca il singolo di lancio Saffo-Love, mentre due canzoni sono state in passato affidate ad altri interpreti: La carezza che mi manca, portata al Festival di Sanremo da Patty Pravo, e Abbaio alla luna, interpretata da Al Bano.

Rovesciando il libro si entra invece nell’altra metà del progetto: Un mammifero che canta, un’autobiografia artistica e visiva che ripercorre cinquant’anni di percorso creativo. Qui Cattaneo raccoglie ricordi, riflessioni, poesie, aforismi e immagini dei suoi dipinti — ambito nel quale è da tempo riconosciuto anche come artista visivo — accompagnati da due CD che riuniscono diciannove brani simbolo della sua carriera, tra cui Una zebra a pois, Il Geghegè, La bambolina che fa no, no, no e Polisex, canzoni che hanno segnato la sua popolarità presso il grande pubblico.

L’intervista ripercorre anche gli esordi, dall’incontro decisivo con Nanni Ricordi alla nascita dell’etichetta Ultima Spiaggia, passando per l’esperienza del Festival del Parco Lambro, le sperimentazioni psichedeliche e l’album UOAEI. Non mancano aneddoti sorprendenti, come l’incontro casuale con Lucio Battisti o quello incredibile con Maria Callas e Leonard Bernstein.

Si parla poi del successo esplosivo degli anni Ottanta, della rilettura ironica del pop italiano con Duemila60 Italian Graffiati, del rapporto tra musica e arti visive e della pittura come spazio di libertà assoluta.

C’è spazio anche per temi personali e profondi: il rapporto con la popolarità, la scelta di diventare vegano già nei primi anni ’80, l’impegno per i diritti e una riflessione lucida sul concetto di morte, affrontato con la consueta miscela di ironia e filosofia.

Ne emerge il ritratto di un artista libero, controcorrente e multidisciplinare, capace di attraversare cinque decenni di cultura pop italiana senza mai smettere di reinventarsi.

Jeff Buckley - It's Never Over - documentario

“It’s Never Over: Jeff Buckley”, storia di un movimento spezzato

Amy Berg evita il monumento e restituisce un ritratto vivo, fragile e potentissimo dell’artista di Grace

 

Non tutti gli artisti scomparsi giovani diventano un’ossessione della memoria collettiva. Jeff Buckley sì, perché nel suo caso la sensazione di un’opera interrotta troppo presto non ha mai smesso di bruciare. It’s Never Over: Jeff Buckley di Amy Berg prende proprio questa vertigine e la trasforma nel centro del racconto, scegliendo però la via più complessa e più giusta: non quella della santificazione postuma, ma quella della vicinanza. Il documentario al cinema da oggi fino a mercoledì 18 marzo per Nexo Studios (qui l’elenco delle sale) anziché costruire l’ennesimo monumento al genio caduto,  prova a restituire Jeff per quello che era, nella sua interezza fragile e magnetica: un artista fuori scala, ma anche un ragazzo ironico, inquieto, affettuoso, pieno di slanci e di crepe.

La forza del film sta nel rifiuto di ogni retorica. Berg entra nella vita di Buckley con passo leggero e lascia parlare chi gli è stato accanto davvero: la madre Mary Guibert, le ex compagne, i musicisti, gli amici, ma soprattutto lui, attraverso registrazioni private, messaggi, prove domestiche, frammenti che hanno il peso emotivo delle cose non pensate per essere consegnate alla storia. È lì che il film trova la sua verità migliore. Jeff non appare come l’icona irraggiungibile cristallizzata attorno a Grace, ma come una presenza viva, mobile, persino contraddittoria. E proprio per questo devastante.

Il nodo del padre Tim Buckley, naturalmente, resta sullo sfondo come un’ombra lunga. Il documentario ha l’intelligenza di non farne una spiegazione totalizzante, ma di mostrarne il peso senza forzature: un’assenza centrale e una ferita che accompagna Jeff senza mai esaurirlo. Il punto è che Buckley non viene raccontato come un figlio schiacciato dall’eredità, ma come un artista che ha costruito una lingua propria e che proprio in quella lingua ha trovato la sua forma più alta.

Ed è qui che torna inevitabilmente Grace, disco enorme non solo per statura simbolica ma per qualità tecnica e visione. Buckley aveva una voce rarissima: estensione impressionante, controllo dinamico totale, capacità di passare dal sussurro alla torsione drammatica senza perdere centro né senso. Ma ridurlo alla voce sarebbe un errore. Grace è un album di architettura finissima, dove scrittura, interpretazione e suono convivono in un equilibrio quasi irripetibile. C’è il rock, certo, ma anche il folk, il soul, l’Oriente, la lezione dei grandi interpreti e una sensibilità armonica che rende ogni brano instabile e luminoso insieme. Non è soltanto un grande album degli anni Novanta: è uno di quei dischi che spostano l’asticella.

Il film è particolarmente efficace anche quando affronta il dopo, cioè la parte più difficile. Il peso dell’esordio, la pressione del secondo album, lo smarrimento, la depressione, la sensazione di doversi sottrarre a un’immagine che stava già diventando gabbia. Eppure, proprio lì dove sarebbe stato facile fermarsi alla parabola tragica, Amy Berg suggerisce altro: Jeff non era solo un talento sul bordo del precipizio, era anche un artista che stava ancora cercando, ancora aprendosi, ancora cambiando. Per questo la sua scomparsa continua a fare così male: non perché abbia congelato un mito, ma perché ha spezzato un movimento.

 

Giulia Pratelli e Luca Guidi - Meraviglioso - Live - Jam TV

Giulia Pratelli e Luca Guidi – Meraviglioso

Il brano di Domenico Modugno eseguito dal vivo nei nostri studi dai due cantautori, tratto dall’album Di Blu. Omaggio a Domenico Modugno

Giulia Pratelli e Luca Guidi sono venuti a trovarci nei nostri studi e hanno eseguito dal vivo per noi Meraviglioso, uno dei brani più noti del repertorio di Domenico Modugno. La canzone fa parte del loro album Di Blu. Omaggio a Domenico Modugno, entrato nella cinquina dei finalisti alle Targhe Tenco 2025 nella categoria Miglior album di interprete.

Il progetto nasce da un’idea di Giulia Pratelli e prende forma anche nello spettacolo teatrale Blu, Dipinto, in cui i due cantautori reinterpretano alcune delle canzoni più celebri di Modugno mentre Andrea Kaemmerle accompagna il pubblico in un racconto che mette in relazione musica, arti visive e immaginario poetico. Tra gli esempi citati nello spettacolo c’è il legame tra La femme au coq rouge di Chagall e la nascita di Nel blu, dipinto di blu.

Nel disco Pratelli e Guidi costruiscono un percorso che attraversa alcuni dei temi ricorrenti nell’opera di Modugno — l’amore, la memoria, la natura, il distacco e il viaggio — alternando sonorità sospese a strumenti più materici come percussioni, chitarre elettriche e ukulele.

Pratelli ha curato il concept del progetto e la scelta dei brani, mentre Guidi si è occupato della produzione e degli arrangiamenti. Nell’album compaiono anche due ospiti: Marina Mulopulos, presente in Cosa sono le nuvole, e Mauro Ermanno Giovanardi, che duetta con Giulia Pratelli in Piove.

Shane MacGowan - Bruce Springsteen

Bruce Springsteen – “A Rainy Night in Soho”, omaggio ai Pogues

La nuova versione anticipa l’album tributo a Shane MacGowan

Bruce Springsteen ha pubblicato ufficialmente la sua versione di A Rainy Night in Soho dei Pogues, brano che aveva eseguito dal vivo a Kilkenny e Dublino nel maggio 2024.

L’originale dei Pogues, registrato nel 1986, fu prodotto da Elvis Costello. Shane MacGowan, autore e leader della band, preferì una versione con il cornet, che è quella poi pubblicata nell’E.P. Poguertry in Motion. La versione preferita da Elvis Costello, con l’oboe, fu invece pubblicata solo su un mini-album canadese.

Prima delle esibizioni del 2024, Springsteen aveva già portato A Rainy Night in Soho sul palco nel maggio 2023, durante i tre concerti sold out della E Street Band all’RDS Stadium di Dublino. In quell’occasione visitò Rathangan, nella contea di Kildare, e si recò anche a casa di Victoria Mary Clark, moglie di Shane MacGowan.

La nuova registrazione, prodotta da Ron Aniello, anticipa l’album tributo 20th Century Paddy – the Songs of Shane MacGowan, che includerà reinterpretazioni dei Pogues da parte di diversi artisti, tra cui Johnny Depp, Libertines, Tom Waits, Primal Scream, Dropkick Murphys, Hozier, David Gray, The Jesus And Mary Chain, Murder Capital, Kate Moss e Springsteen stesso.

20th-Century-Paddy-The-Songs-Of-Shane-MacGowan

Victoria Mary Clarke ha dichiarato: «Lo spirito e la scrittura di Shane vengono celebrati per sempre attraverso questa straordinaria raccolta. Ogni brano è interpretato in modo unico e generoso da artisti meravigliosi, e la famiglia è profondamente grata a tutti i musicisti coinvolti, al team di Rubyworks e a John Kennedy».

Springsteen ha inoltre commentato riguardo a MacGowan: «Shane era pura umanità senza filtri. Ti metteva di fronte alla domanda se stessi vivendo davvero in modo profondo e autentico. Era ruvido, divertente, senza scuse e profondissimo. La sua anima era piena delle proprietà trasgressive ed estatiche dei santi».

Il 50% delle royalties degli artisti sarà devoluto alla Dublin Simon Community, organizzazione che fornisce assistenza abitativa e sanitaria alle persone senza dimora. Catherine Kenny, CEO della Dublin Simon Community, ha dichiarato: «Shane MacGowan è stato per anni un sostenitore del nostro lavoro. La sua empatia per le persone che dormono per strada a Dublino era ben nota: non esitava mai a fermarsi, riconoscere qualcuno e condividere un momento».

Nel frattempo, i membri rimanenti dei Pogues hanno annunciato un tour europeo e britannico dedicato ai loro greatest hits, previsto per il prossimo inverno.

Country Joe McDonald, Sam Andrew ed Ezio Guaitamacchi (Istituto Italiano di Cultura - San Francisco 2005)

Country Joe & Me

(Country Joe McDonald, Sam Andrew ed Ezio Guaitamacchi (Istituto Italiano di Cultura – San Francisco 2005))

Ricordando Country Joe McDonald, che ci ha lasciato lo scorso 7 marzo

Ci siamo incontrati la prima volta nell’agosto del 1990. Mi aveva accolto nella sua casa di Berkeley, con tanto di “back porch”, per un’intervista tv (il programma era “Born in the USA – Le città della musica americana” poi andato in onda su Italia 1). Ricordo che ero rimasto colpito dalla targa personalizzata della sua auto (“Gimme N F”), l’inizio cioè dell’incitamento che aveva lanciato dal palco di Woodstock per far urlare tutti a squarciagola “FUCK”.

“Sono stato il primo al mondo a fare gridare quella parola di quattro lettere a seicentomila persone in contemporanea. Se ne avessi registrato il copyright oggi sarei milionario”, mi aveva detto con un sorriso sardonico il giorno di quella prima intervista.

Da allora, e nei vent’anni successivi, ci siamo visti spesso e volentieri. Il più delle volte a Berkeley o nella baia (era stato anche lui tra i miei ospiti all’evento svoltosi all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco nel 2005) ma anche in Italia dove l’avevo accompagnato in tour, facendogli da traduttore e suonicchiando con lui. Eravamo andati da Red Ronnie, aperto un concerto per Eugenio Finardi più altre date in club e teatri. Successivamente era stato parte del package tour italiano che avevamo organizzato per celebrare 40 anni di Summer of Love con Jefferson Starship e Big Brother & The Holding Co.

Allora, era stato anche una settimana a casa mia fraternizzando con mia moglie Nicoletta e condividendo con lei la comune passione per i telefilm di “crime and investigation” tipo “C.S.I.”, “Law and Order” ecc.

Joe mi diceva di essere molto cambiato dal Country Joe barricadero e antagonista degli anni ’60, sosteneva di avere sempre una forte coscienza politica ma, come lui stesso sottolineava, “sono meno intollerante”.

Country Joe McDonald ed Ezio Guaitamacchi con il quadro di Carlo Montana (Folkest 2007)

Country Joe McDonald ed Ezio Guaitamacchi con il quadro di Carlo Montana (Folkest 2007)

Nel 2011, durante l’intervista fatta per la puntata di “Delitti Rock” (Rai Due) dedicata a Janis Joplin, Joe mi aveva raccontato la sua love story con Janis e di quanto loro due si fossero sentiti parte integrante della comunità di Haight-Ashbury. “Però eravamo entrambi in rampa di lancio per il successo”, mi aveva confessato, “e così tutto è finito anche se Janis continuava a essere gelosa. Mi fece una scenata quando mi incontrò nel backstage con la mia seconda moglie Robin: ‘almeno scrivi una canzone per me…’ mi aveva urlato. Qualche giorno dopo, ho composto il brano Janis”.

Anche se da qualche anno non faceva più concerti, Joe ha vissuto sempre nella stessa casetta di Berkeley dove sono stato spesso, continuando a usare la targa personalizzata e, ogni volta che c’è stato un conflitto bellico che ha riguardato gli Stati Uniti (purtroppo sempre più spesso…) radio e tv si ricordavano di lui.

Ci ha lasciato il 7 marzo 2026 a 84 anni ma il “leone di Woodstock” non smetterà mai di ruggire.

1 2 183

Iscriviti alla Newsletter

Vuoi rimanere sempre aggiornato su rock e dintorni? Iscriviti alla nostra newsletter
per ricevere tutte le settimane nuovi video, contenuti esclusivi, interviste e tanto altro!