Rolling Stones © Mark Seliger

Rolling Stones, nuovo singolo in vinile sotto pseudonimo

(Rolling Stones © Mark Seliger)

Gli Stones tornano come The Cockroaches con un singolo su white label in tiratura limitata

Per i Rolling Stones il tempo passa, ma l’istinto per il colpo di scena no. Il nuovo singolo non è arrivato con il classico annuncio globale, né con una premiere sulle piattaforme, ma attraverso una mossa molto più furba e molto più rock: un’uscita in vinile, in tiratura limitata, pubblicata sotto pseudonimo.

Il nome scelto è The Cockroaches, cioè “gli scarafaggi”: un alias che i fan più attenti conoscono già, perché appartiene alla storia laterale della band ed è stato usato anche in passato per esibizioni segrete. Stavolta, però, lo pseudonimo è diventato il centro di una piccola operazione narrativa costruita benissimo, tra indizi, poster, sito dedicato e una diffusione iniziale solo su white label, senza streaming. Il brano si intitola Rough and Twisted ed è il primo tassello del nuovo progetto discografico degli Stones, atteso secondo diverse anticipazioni per luglio.

In Germania il vinile è stato persino venduto a 10,07 euro, cifra letta come riferimento alla data del possibile album, mentre in rete continuano a circolare indiscrezioni sul titolo del disco, che potrebbe essere Foreign Tongues. Al di là della canzone in sé, la cosa più interessante è forse proprio questa: in un presente dominato dalla simultaneità dello streaming, i Rolling Stones hanno scelto di rallentare tutto, creare mistero e rimettere il supporto fisico al centro del racconto.

Non solo un singolo, quindi, ma una mossa di linguaggio: far parlare della musica prima ancora di renderla davvero disponibile ovunque. Ed è un’operazione perfettamente stonesiana. Perché dentro c’è il gusto della maschera, della messinscena, del richiamo alla propria mitologia e anche un modo molto lucido di stare nel presente senza inseguirlo. Invece di adattarsi al flusso, gli Stones lo piegano alle loro regole: si nascondono, seminano tracce, riattivano l’attesa. E alla fine, ancora una volta, fanno parlare tutti.

 

Robert Plant torna ai Led Zeppelin ed esegue in TV "Ramble On"

Robert Plant torna ai Led Zeppelin ed esegue in TV “Ramble On”

Performance con i Saving Grace al Late Show with Stephen Colbert

Robert Plant è tornato a confrontarsi con il repertorio dei Led Zeppelin durante una recente apparizione al Late Show with Stephen Colbert, dove ha eseguito Ramble On insieme ai Saving Grace. La performance col brano, contenuto originariamente in Led Zeppelin II del 1969, è andata in onda lo scorso 8 aprile:

L’esibizione arriva a pochi giorni dalla conclusione del tour nordamericano di Plant, chiuso con una data a New York, e rappresenta la sua seconda ospitata nel programma negli ultimi mesi, dopo quella dello scorso novembre. Dopo le date in Nord America, il calendario live prevede concerti in Sud America con tappe a Buenos Aires, Córdoba e Rosario, seguite da una serie di show in Brasile. In estate il progetto arriverà in Europa, con tre concerti a Šibenik, in Croazia, e ulteriori date tra Turchia, Bulgaria e Grecia.

Nel corso della puntata, l’ex frontman dei Led Zeppelin ha proposto anche Higher Rock, brano tratto dal suo album realizzato con i Saving Grace, pubblicato lo scorso anno:

Tornando a Ramble On, la scelta ha avuto anche un forte valore simbolico. Il brano dei Led Zeppelin è infatti noto per i suoi riferimenti diretti all’universo di J.R.R. Tolkien, con richiami a Il Signore degli Anelli, di cui Stephen Colbert è grande appassionato, e citazioni di personaggi come Mordor e Gollum.

Il legame tra Robert Plant e l’universo di Tolkien non è nuovo. Oltre a Ramble On, anche altri brani dei Led Zeppelin come Misty Mountain Hop contengono riferimenti all’opera dello scrittore britannico. Nel corso di precedenti interviste con Colbert, Plant ha raccontato come questa influenza sia nata fin dall’infanzia, anche grazie alla passione trasmessa dai genitori.

«Do la colpa a mia madre e a mia padre. C’è una sorta di fusione, là dentro»

In un altro passaggio, il musicista ha spiegato il suo rapporto con i paesaggi britannici e il mondo narrativo di Tolkien:

«Tolkien mi parlava, perché i suoi punti di riferimento erano molto vicini a quelli che vedevo con i miei occhi. Molto vicini ai luoghi dove i miei genitori, senza saperlo, mi portavano da bambino, attraverso paesaggi dove ti ritrovavi immerso in un’altra cultura ancora viva; luoghi in cui potevi leggere, nel paesaggio stesso, ciò che proveniva dai tempi antichi, prima che arrivassero autostrade e cose del genere. È qualcosa di molto evocativo, e credo che Tolkien lo avesse capito fino in fondo».

E ancora:

«È davvero straordinario pensare che possa esistere una cultura spinta fino all’estremo ovest dell’Inghilterra, che non abbia praticamente nulla a che fare con gli inglesi. I gallesi sono britannici, ma appartengono a un altro mondo. E così, quell’intreccio di leggende, di viaggi, di storie antiche… è tutto lì, a quindici miglia da casa mia. Lo si avverte ovunque».

L’esecuzione all’Ed Sullivan Theater di New York ha trasformato il classico dei Led Zeppelin in una versione più intima e acustica, grazie anche all’apporto dei Saving Grace e alla voce di Suzi Dian. Questa reinterpretazione ha messo in evidenza l’approccio attuale di Robert Plant, sempre più orientato verso sonorità folk e blues, lontane ma in continuità con il suo passato rock. Il tutto si inserisce in una fase artistica in cui Robert Plant continua a rielaborare il proprio repertorio storico senza ricorrere a operazioni nostalgiche, preferendo nuove interpretazioni dei brani dei Led Zeppelin e un costante lavoro di reinvenzione musicale.

Veronica Marchi - "Bianca", il tour, Maieutica e i 20 anni di carriera - Jam TV

Veronica Marchi – “Bianca”, il tour, Maieutica e i 20 anni di carriera

Un disco tra fragilità e consapevolezza, il racconto del progetto Maieutica Dischi e uno sguardo a vent’anni di musica

 

Veronica Marchi ha pubblicato un nuovo album dal titolo Bianca (Doc Music (distr. Artist First)), un lavoro che la cantautrice veronese presenta come “di fatto, un elogio del fallimento”, in un’epoca in cui non siamo più abituati a imparare dai nostri sbagli e a prenderci il tempo necessario per ricostruire e andare avanti. All’interno di Bianca sono tanti gli ospiti – Cristiana Verardo, Andrea Mirò, Nicola Cipriani, Giada Ferrarin in arte Amaranto ed Eva -, ma il nostro incontro inizia parlando del titolo del nuovo album, ispirato anche a Bianca D’Aponte.

La cantautrice è impegnata anche in un tour dal vivo con un calendario sempre in aggiornamento. Queste sono per ora le prossime date in programma:

10 aprile – DLF – Velletri (Roma)
18 aprile – Officine Limoni – Montecchio Maggiore (VI)
26 aprile – Auditorium Bianca D’Aponte – Aversa (CE)
30 aprile – Arci Tambourine – SEREGNO (MI)
20 maggio – Pota la pizza – Calcinato (BS)

Tra le tante esperienze artistiche di Veronica Marchi è degna di nota Maieutica Dischi, la casa discografica fondata nel 2020 e dedicata alla musica fatta da donne, un progetto che va oltre la semplice etichetta.

La cantautrice ha poi festeggiato di recente vent’anni di carriera e, in conclusione, le abbiamo chiesto se si aspettasse di raggiungere questo traguardo.

Jesse Welles, la nuova voce della protesta americana - Jam TV

Jesse Welles, la nuova voce della protesta americana

Da TikTok ai Grammy 2026, dalle radici folk alle battaglie sociali: il cantautore che sfida il potere con la chitarra e la voce

Più volte, proprio dai nostri schermi, abbiamo in qualche modo incitato gli artisti a prendere posizione, a far sentire la loro voce contro i soprusi, le tragedie, i drammi, le guerre che stanno affliggendo il nostro vecchio e malato pianeta. Beh, proprio alla cerimonia dei Grammy un artista nuovo di protesta in America ha ricevuto ben quattro nomination. È un personaggio molto particolare, forse non molti di voi lo conoscono, ed è per questo che ve lo voglio presentare.

Si chiama Jesse Welles, ha 33 anni ed è davvero il, potremmo dire, nuovo messia della canzone di protesta. Viene da uno stato rurale, dall’Arkansas, anzi proprio da Ozark e dalla zona delle Ozark Mountains, che è stata una culla della musica tradizionale nordamericana e delle protest songs. A livello geografico e culturale, dunque, ha le carte in regola. Anche perché è stato un talento precocissimo: si dice che già a 11 anni avesse iniziato a scrivere le sue canzoni, incidendole su CD artigianali da vendere poi agli amici.

Qualche anno dopo, intorno ai vent’anni, ha iniziato una vera e propria carriera professionale. Era leader della rock band Dead Indian e viene notato anche quando si trasferisce a Nashville da un produttore come Dave Cobb, famoso per il lavoro dietro le quinte di artisti come Brandi Carlile. La sua carriera prende così maggiore sostanza, ma nonostante apra anche per gruppi come Greta Van Fleet o altre band recenti dell’alternative rock, non raggiunge i risultati che si auspicava.

Allora fa un passo indietro, tornando alle sue radici musicali. Grazie alla mamma, ha ascoltato Crosby, Stills & Nash, i Beatles, le canzoni della Motown, così come Nirvana e Bob Dylan, e inizia a elaborare canzoni che esegue con chitarra acustica e voce. Le influenze letterarie sono altrettanto importanti: cita Walt Whitman, uno dei grandi poeti nordamericani, e Herman Melville.

Negli ultimi anni, intorno al 2023, inizia a pubblicare su TikTok a un ritmo quasi quotidiano canzoni ispirate alle notizie del giorno. Sono protest songs, e su TikTok, Instagram e YouTube il nome di Jesse Welles e la sua coraggiosa proposta musicale diventano noti. Molti iniziano a parlare di lui come del nuovo Woody Guthrie.

In realtà, a me più che Woody Guthrie o Bob Dylan, di cui ricorda lo stile di chitarra acustica e armonica, Jesse Welles somiglia molto di più a Jim Morrison, o meglio, a Val Kilmer nel film di Oliver Stone su Morrison. Ma, al di là di questo, ricorda molto il mio vecchio amico Country Joe McDonald, recentemente scomparso, la cui I Feel Like I’m Fixing to Die Rag fu forse la più importante canzone di protesta contro la guerra in Vietnam. McDonald la eseguì a Woodstock, precedendola con il celebre Fuck Cheer, facendo urlare a oltre mezzo milione di persone una parola considerata scandalosa in America.

Jesse Welles è davvero un personaggio importante. Le quattro nomination ai Grammy 2026 lo certificano, così come le partecipazioni ai principali show notturni, come quello di Stephen Colbert, dove ha eseguito il brano satirico e amaro Join ICE, che invita sarcasticamente a unirsi al famigerato plotone militare contro gli immigrati irregolari. Più recentemente ha pubblicato No Kings, colonna sonora ideale per il movimento che ha portato nelle piazze 8-10 milioni di persone negli Stati Uniti, eseguendola in duetto anche con Joan Baez, che potrebbe essere la nonna di Jesse, e che si unisce a lui spesso, riproponendo anche vecchie canzoni con il suo amico Bobby.

I testi di Jesse Welles sono molto diretti: Bob Dylan li avrebbe forse definiti articoli di giornale, ma risultano estremamente efficaci. L’ultima uscita, Better to Die in Iran, è un brano potente in cui Jesse, con accento del Sud, dice che forse è meglio morire in Iran piuttosto che avere un presidente accusato di stupro, pedofilia o furto.

Ricordatevi: Jesse Welles è la nostra speranza. Ascoltatelo anche con la band, suona molto bene la chitarra, ed è un personaggio duro e puro come non se ne vedevano da tempo.

Eric Andersen - Singin' Man - Live - Jam TV

Eric Andersen – Singin’ Man (Live)

Una canzone dedicata alla figura del busker

Eric Andersen ci propone dal vivo negli studi di Jam TV Singin’ Man, brano che fa parte del suo doppio album Dance Of Love And Death uscito il 14 febbraio 2025, giorno del suo 82esimo compleanno. Già presente da anni nel repertorio live del singer songwriter, Eric Andersen ha costruito Singin’ Man attorno alla figura del busker, il musicista di strada che attraversa città e paesi vivendo della propria musica.

Lo affianca alla chitarra e ai cori il grande Steve Addabbo, produttore discografico americano, compositore, ingegnere del suono, chitarrista e proprietario dello studio Shelter Island Sound di New York. Addabbo vanta collaborazioni con numerosi artisti di rilievo, tra cui un ruolo chiave nella co-produzione dei primi due album di Suzanne Vega, contenenti brani iconici come Luka e Tom’s Diner. Più di recente, ha lavorato come mix engineer su alcuni cofanetti delle Bootleg Series di Bob Dylan, aggiudicandosi un Grammy per il mixaggio di The Cutting Edge. Lo stesso Steve Addabbo è stato coinvolto nel doppio album Dance Of Love And Death di Eric Andersen, insieme a numerosi altri musicisti: Lenny Kaye, Larry Campbell, Eric Lee, Joyce Andersen, Tony Garnier, Michele Gazich, Inge Andersen, Robin Batteau, Mark Dann, Abby Newton, Mike Visceglia, Jagoda, Cheryl Prashker e Wyatt Offit.

Jack White e Jack Black al Saturday Night Live 2026

Jack White, due brani inediti eseguiti al Saturday Night Live

Pubblicati G.O.D. and the Broken Ribs e Derecho Demonico, presentati al Saturday Night Live con Jack Black alla conduzione. Intanto cresce l’attesa per i concerti di giugno in Italia

 

Jack White ha pubblicato i nuovi brani G.O.D. and the Broken Ribs e Derecho Demonico, segnando il ritorno discografico dopo il 2024, anno di uscita del suo sesto album in studio No Name.

 

 

Nel 2024 è stata inoltre pubblicata l’antologia Jack White Collected Lyrics and Selected Writing Volume 1, che raccoglie testi, poesie e materiali inediti, oltre ai brani della sua carriera solista e dei progetti con i Raconteurs e i Dead Weather.

I nuovi brani, prodotti dallo stesso Jack White e registrati con la sua band — Patrick Keeler (batteria), Dominic Davis (basso) e Bobby Emmet (tastiere) — saranno disponibili anche in vinile 7 pollici nero.

Parallelamente all’uscita del nuovo materiale, Jack White è stato ospite per la sesta volta al Saturday Night Live, nella puntata dello scorso 4 aprile condotta da Jack Black. L’episodio ha segnato la quinta conduzione per Black e ha incluso diversi momenti condivisi tra i due artisti.

Nel corso della trasmissione, White e Black hanno proposto una reinterpretazione di Seven Nation Army, famoso brano originariamente pubblicato da Jack White con i White Stripes. La collaborazione è iniziata già nel monologo iniziale, in uno sketch ambientato nella lounge, quindi nella zona riservata, agli ospiti ricorrenti del programma. Durante la puntata, White ha inoltre eseguito dal vivo Derecho Demonico e G.O.D. and the Broken Ribs, mentre Black è apparso in diversi segmenti musicali e comici.

 

Dopo un lungo periodo in tour tra Nord America, Europa, Regno Unito e Giappone, White tornerà dal vivo anche nell’estate, con nuove date e partecipazioni a festival internazionali. In Italia sono previsti due concerti: il 19 giugno a Camaiore nell’ambito de La Prima Estate e il 21 giugno a Lignano Sabbiadoro, all’Arena Alpe Adria.

U2 - Easter Lily

U2, pubblicato a sorpresa l’EP “Easter Lily”

Un EP dal tono più intimo e riflessivo rispetto al precedente Days of Ash

È uscito a sorpresa oggi, venerdì 3 aprile 2026, Easter Lily, nuovo EP di sei tracce degli U2, disponibile in digitale.

Il lavoro arriva mentre la band è impegnata nelle sessioni di registrazione del prossimo album in studio e segue la pubblicazione dell’EP Days of Ash, diffuso lo scorso 18 febbraio in occasione del Mercoledì delle Ceneri.

Easter Lily raccoglie brani dal tono più intimo e riflessivo rispetto al precedente progetto, con temi che ruotano attorno ad amicizia, perdita, speranza e rinnovamento.

Tra i brani, Song for Hal è dedicata al produttore Hal Willner, scomparso durante la pandemia, e affronta il periodo del lockdown, con The Edge alla voce. In a Life è incentrata sull’amicizia, mentre Scars è una canzone di incoraggiamento e accettazione, che parla di cicatrici e tutto il resto, con un colpo di scena. Resurrection Song parla di un pellegrinaggio, un viaggio verso l’ignoto con un’amante o un amico, Easter Parade si sviluppa come una canzone devozionale legata alla rinascita, e COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?) è costruita come una ninna nanna ispirata ai contesti di guerra, con un intervento sonoro di Brian Eno.

U2 band DSP 2026 - 2400px (Credit_ Anton Corbijn)

(U2 – Foto di Anton Corbijn)

In una nota rivolta al pubblico degli U2, Bono ha dichiarato:

“Siamo in studio, ancora impegnati a realizzare un album rumoroso, caotico e ‘irragionevolmente colorato’ da suonare dal vivo… che è il vero habitat degli U2. Continuiamo a pensare al rock’n’roll più vivace come ad un atto di resistenza contro tutta questa orribile realtà che vediamo sui nostri piccoli schermi. Questi sono senza dubbio “anni duri” per molti di noi che guardano al caos che regna là fuori nel mondo.

È un periodo in cui la nostra band sta scavando più a fondo nelle nostre vite per trovare una serie di canzoni con cui cercare di affrontare il momento… Con Easter Lily ci siamo ritrovati a porci domande molto personali come: le nostre relazioni sono all’altezza di questi tempi difficili? Quanto duramente si lotta per l’amicizia? La nostra fede può sopravvivere alla distorsione di significato che gli algoritmi amano premiare? Tutta la religione è spazzatura e continua a dividerci…? O ci sono risposte da trovare nelle sue crepe? Ci sono cerimonie, rituali, danze che potrebbero mancare nelle nostre vite? Dal rito di Primavera alla Pasqua e alla sua promessa di rinascita e rinnovamento… L’album ‘Easter’ di Patti Smith mi ha dato tanta speranza quando è uscito nel 1978. Non avevo ancora 18 anni. Il titolo è un omaggio a lei.

In un secondo momento cercheremo di fare un gran trambusto e clamore per ricordare al resto del mondo che esistiamo, ma nel frattempo… questa è una cosa tra voi e noi.”

L’EP è accompagnato da una nuova edizione digitale della rivista ufficiale della band, U2 – Propaganda – Easter Lily, che include contributi dei membri del gruppo, testi dei brani, materiali fotografici e approfondimenti sul produttore Jacknife Lee e su Hal Willner.

Alberto Fortis - Vita ch'è vita (Greenwich) - Live - Jam TV

Alberto Fortis – Vita ch’è vita (Greenwich) (Live)

Uno dei pezzi più rappresentativi del repertorio del cantautore: “Vita ch’è vita (Greenwich)

Alberto Fortis interpreta dal vivo Vita ch’è vita (Greenwich) negli studi di Jam TV.

Pubblicato nel 1990 all’interno dell’album Carta del cielo, il brano è tra i più rappresentativi del repertorio del cantautore. Il testo si sviluppa attraverso immagini e domande che toccano temi come la guerra, la pace, la spiritualità e le relazioni umane, trovando nel ritornello – “vita ch’è vita non si fermerà” – il suo nucleo centrale.

Questa versione, registrata in studio, propone un arrangiamento essenziale che mette in primo piano voce e interpretazione, restituendo il carattere diretto del brano.

Alberto Fortis lo scorso 3 giugno ha compiuto 70 anni e, poco dopo questa data importante, si è raccontato qui con noi “A cuore aperto”, ripercorrendo la sua carriera, dagli esordi dietro la batteria, a quando si recò negli Stati Uniti per l’album La grande grotta, fino ai suoi nuovi progetti musicali e letterari.

Saverio Lanza - Hypatia - Live - Jam TV

Saverio Lanza – Hypatia (Live)

Un brano che attraversa storia e pensiero, evocando una figura ancora oggi carica di significato

 

Negli studi di Jam TV, una performance live di Hypatia, brano tratto da Reunion, il nuovo album di Saverio Lanza.
Il pezzo è dedicato a Ipazia, filosofa e scienziata vissuta tra IV e V secolo ad Alessandria d’Egitto, in un’epoca segnata da profondi conflitti religiosi e politici. Uccisa in modo violento, è diventata nel tempo simbolo del libero pensiero e della libertà intellettuale.

Reunion (Freecom / Futurecords) è il lavoro più recente di Saverio Lanza, un progetto che raccoglie e intreccia le molteplici esperienze artistiche maturate nel suo percorso. Un disco libero da confini stilistici, in cui convivono linguaggi diversi e sensibilità eterogenee, dando forma a una narrazione sonora personale e in continua evoluzione.

Terzo album solista, Reunion si sviluppa attraverso dieci tracce che riflettono una ricerca profonda tra musica, improvvisazione e visioni artistiche. La voce di Lucia Sargenti accompagna gran parte del lavoro, contribuendo a definirne l’identità espressiva, mentre la presenza di ospiti come Cristina Donà e Monica Demuru arricchisce ulteriormente il progetto.

Con questo disco, Lanza prosegue il suo percorso di esplorazione musicale, costruendo un paesaggio sonoro in cui frammenti di esperienze e influenze si incontrano e si trasformano, mantenendo sempre al centro una forte tensione creativa.

Dallo stesso lavoro ha eseguito dal vivo per noi Uomo Sapiens.

Manuel Agnelli - Suoni dal Futuro - Intervista - Jam TV

Manuel Agnelli, Suoni dal Futuro: ricostruire la scena live

Un nuovo progetto triennale nato insieme a SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e al collettivo di GERMI con l’obiettivo di «riformare una nuova scena fatta di ragazzi che suonano davvero, scrivono i loro pezzi e fanno concerti dal vivo davanti a persone fisicamente presenti»

Abbiamo incontrato Manuel Agnelli a GERMI – LdC, lo spazio culturale milanese da lui fondato, per parlare di Suoni dal Futuro, il progetto triennale nato insieme a SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e al collettivo di GERMI. L’iniziativa supporta la nuova scena musicale italiana offrendo concerti dal vivo, momenti di formazione e occasioni per farsi conoscere a band e autori emergenti. Il progetto si sviluppa su due livelli: da un lato GERMI – LdC diventa un laboratorio permanente in cui ogni anno circa 100 band possono esibirsi con i loro brani originali durante cinque serate al mese, per dieci mesi; dall’altro prende forma il Suoni dal Futuro Live Tour, che porterà 12 progetti musicali in club e spazi culturali di otto città italiane, con concerti a ingresso gratuito, per un totale di 96 date tra primavera e autunno. La prima sessione del 2026 partirà il 10 aprile a Milano e si concluderà il 30 maggio a Torino, coinvolgendo Dirty Noise, Dlemma, Grida, Kahlumet, Mars on Suicide e Wayloz.

Si tratta di progetti diversi tra loro per età, stili e approcci musicali, uniti dalla scrittura propria e dalla volontà di esibirsi dal vivo davanti a un pubblico reale. Molte delle band gravitano attorno a sonorità chitarristiche, dal post-punk al new grunge e al metal, senza escludere cantautori più sperimentali o contaminazioni elettroniche.

Come spiega Manuel Agnelli nel corso della nostra intervista, oltre all’aspetto artistico, Suoni dal Futuro punta a costruire un network di live club e centri culturali con una visione condivisa, offrendo ai musicisti punti di riferimento concreti e favorendo la collaborazione tra spazi. L’iniziativa risponde anche alla necessità di rivitalizzare il circuito dei live club italiani, che negli ultimi anni ha subito un forte ridimensionamento, garantendo ai giovani artisti ambienti con una direzione artistica definita e una personalità riconoscibile.

«Suoni dal Futuro è una concreta opportunità per una parte della nuova generazione di musicisti. Non possiamo pretendere di coprire tutta una scena che è enorme: ci sono arrivate centinaia e centinaia di richieste. È un inizio, è una briciola, è un fiammifero. Speriamo che accendendo questo fiammifero poi scoppi un incendio e che altre situazioni come la nostra, come GERMI, che ci sono in giro per l’Italia, abbraccino questa idea di riuscire ad alimentare e quindi a riformare una nuova scena fatta di ragazzi che suonano davvero, scrivono i loro pezzi e fanno concerti dal vivo davanti a persone fisicamente presenti» Manuel Agnelli

Suoni dal Futuro Live Tour – Primavera 2026

Milano – GERMI LdC
10 aprile — Mars on Suicide / Kahlumet
11 aprile — Dlemma / Grida
12 aprile — Dirty Noise / Wayloz

Taranto – Spazioporto
11 aprile — Dirty Noise / Mars on Suicide
17 aprile — Dlemma / Wayloz
24 aprile — Grida / Kahlumet

Pesaro – Urbica
16 aprile — Wayloz / Dlemma
17 aprile — Grida / Mars on Suicide
18 aprile — Dirty Noise / Kahlumet

Palermo – I Candelai
22 aprile — Grida / Kahlumet
23 aprile — Mars on Suicide / Wayloz
24 aprile — Dirty Noise / Dlemma

Napoli – Auditorium Novecento
30 aprile — Dlemma / Mars on Suicide
1 maggio — Dirty Noise / Grida
2 maggio — Kahlumet / Wayloz

Roma – Wishlist Club
8 maggio — Wayloz / Mars on Suicide / Kahlumet
9 maggio — Dirty Noise / Dlemma / Grida

Bologna – Il Covo
21 maggio — Dlemma / Kahlumet
22 maggio — Mars on Suicide / Wayloz
23 maggio — Dirty Noise / Grida

Torino – Spazio 211
28 maggio — Dlemma / Grida
29 maggio — Dirty Noise / Wayloz
30 maggio — Kahlumet / Mars on Suicide

Alan Sorrenti, torna Figli delle Stelle l'album del 1977 rinasce in una nuova edizione in vinile - Jam TV

Alan Sorrenti, torna “Figli delle Stelle”: l’album del 1977 rinasce in una nuova edizione in vinile

Il suono originale e le collaborazioni internazionali raccontate da Alan Sorrenti

 

C’è un disco che, più di altri, ha saputo raccontare il desiderio di leggerezza, evasione e modernità di un’intera stagione della musica italiana. Quel disco è Figli delle Stelle di Alan Sorrenti, tra gli album simbolo del 1977 italiano che oggi torna in una nuova edizione in vinile pubblicata da Universal Music Italia. Il progetto entra a far parte della prestigiosa collana Studio Original Master, pensata per valorizzare al massimo la qualità sonora di titoli che hanno segnato la storia della discografia.

 

Alan Sorrenti - Figli delle Stelle

 

Non si tratta soltanto di una ristampa celebrativa, ma di un’operazione che punta a restituire tutta la ricchezza sonora di un lavoro diventato negli anni un autentico classico. Figli delle Stelle è infatti molto più di un album di successo: è il disco della svolta nella carriera di Alan Sorrenti, il momento in cui l’artista lascia alle spalle le atmosfere del progressive rock per abbracciare un linguaggio nuovo, più internazionale, ritmico e vicino alla disco music. Una scelta coraggiosa, che all’epoca segnò un cambio di rotta netto e che oggi appare come uno dei passaggi più importanti del pop italiano degli anni Settanta.

Pubblicato originariamente dalla EMI italiana, il disco nacque tra l’Italia e la California, in un contesto creativo che ne definì immediatamente il respiro cosmopolita. A rendere ancora più speciale il progetto fu la presenza di collaboratori di altissimo profilo. Tra questi spicca Jay Graydon, produttore e musicista di fama mondiale, autore del celebre riff di chitarra del singolo “Figli delle Stelle”. Un contributo decisivo, che contribuì a costruire il suono elegante e avvolgente del brano. Accanto a lui, anche David Hungate al basso, futuro membro dei Toto, e David Foster alle tastiere, musicista e autore che negli anni avrebbe collaborato con alcune delle più grandi star internazionali. La nuova edizione rende così omaggio a un album che ha saputo attraversare le epoche senza perdere fascino.

Paul McCartney © 2026 Mary McCartney

Paul McCartney annuncia il nuovo album “The Boys of Dungeon Lane”

Il disco esce il 29 maggio; già disponibile il brano Days We Left Behind, tra ricordi personali e nuove canzoni d’amore

Paul McCartney ha annunciato l’uscita del nuovo album The Boys of Dungeon Lane, prevista per il 29 maggio, e intanto è già disponibile il primo brano estratto Days We Left Behind, è già disponibile insieme al relativo lyric video:

The Boys of Dungeon Lane è il diciottesimo album solista dell’artista e raccoglie brani che alternano ricordi personali a nuove canzoni d’amore. Il progetto si concentra in particolare sugli anni della formazione di McCartney e sulle esperienze che hanno contribuito a definire il suo percorso artistico.

Nel disco, McCartney ripercorre la propria infanzia nella Liverpool del dopoguerra, raccontando episodi legati alla famiglia e alle prime esperienze musicali condivise con George Harrison e John Lennon, prima del successo internazionale dei Beatles.

Il titolo dell’album deriva proprio dal brano Days We Left Behind, che ruota attorno al tema dei ricordi legati a Dungeon Lane, un luogo associato alla giovinezza dell’artista e alla vita quotidiana prima della fama.

“Per me questa canzone è davvero un ricordo. Il titolo dell’album, The Boys of Dungeon Lane, deriva da un verso di questo brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può scrivere di qualcos’altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool. C’è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto.” – racconta Paul McCartney.

Paul McCartney - The Boys Of Dungeon Lane

L’album include anche nuovi brani d’amore nello stile tipico del musicista e mantiene un approccio vario dal punto di vista sonoro.

Il progetto è nato circa cinque anni fa, dopo un incontro con il produttore Andrew Watt. Da una sessione iniziale è stato sviluppato il brano di apertura, As You Lie There, registrato con McCartney impegnato a suonare gran parte degli strumenti.

Le registrazioni si sono svolte tra Los Angeles e il Sussex, in sessioni distribuite nel tempo e senza particolari vincoli di produzione. Il risultato è un album che combina diversi stili musicali, mantenendo come elemento centrale l’identità artistica di McCartney.

Tracklist:

  • As You Lie There
  • Lost Horizon
  • Days We Left Behind
  • Ripples in a Pond
  • Mountain Top
  • Down South
  • We Two
  • Come Inside
  • Never Know
  • Home to Us
  • Life Can Be Hard
  • First Star of the Night
  • Salesman Saint
  • Momma Gets By
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