Mauro Ermanno Giovanardi racconta E poi scegliere con cura le parole - Intervista Jam TV

Mauro Ermanno Giovanardi racconta “E poi scegliere con cura le parole”

Il cantautore parla del suo nuovo album e del tour 2026… e alla fine dà anche un consiglio al sé stesso che tanti anni fa esordiva con i La Crus

In questa intervista, Mauro Ermanno Giovanardi racconta il percorso che ha portato alla realizzazione del nuovo album E poi scegliere con cura le parole (Woodworm Label), che esce oggi, venerdì 20 marzo, ed è stato anticipato dall’EP A tutti i costi e dai singoli Veloce e Anni Zero.

Il titolo nasce da una frase di Alda Merini — “mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire” — e riflette un progetto in cui la parola è centrale. I testi prendono forma attraverso un lavoro condiviso con autori come Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Cheope, Anastasi e Alessandro Cremonesi, dando vita a un vero e proprio “collettivo della parola”.

La produzione, curata insieme a Leziero Rescigno con Lele Battista, sviluppa un suono elettronico ed essenziale, incentrato sulla voce e sulle armonie, con un approccio originale alla canzone d’autore contemporanea… come una Canzone d’Autore del terzo millennio.

Il disco ha avuto una gestazione lunga e complessa: iniziato nel 2018, messo in pausa durante la pandemia per lavorare al progetto dei La Crus, e completato nel 2022 dopo ulteriori interventi su arrangiamenti, voci e mastering. «Tra quelli fatti da trent’anni a questa parte è il mio disco più pensato, soppesato, aspettato… e anche il più travagliato», racconta Giovanardi, sottolineando la dimensione esistenziale del lavoro, affrontata però con una “leggerezza pensosa”.

Spazio anche al live, pensato come naturale estensione del disco: uno spettacolo in trio minimale, con due postazioni di tastiere affidate a Chiara Castello e Eugene, tra synth, sequenze e voci. La scaletta unisce brani nuovi e repertorio riarrangiato.

Il tour parte il 20 marzo da Busto Arsizio, al Teatro San Giovanni Bosco, dove sarà possibile ascoltare l’album in anteprima e partecipare al release party subito dopo lo show. Proseguirà poi il 10 aprile a Torino (CPG Torino), il 23 aprile a Como allo Strade Blu – Nerolidio Music Factory con talk e showcase, e il 2 maggio a Pesaro (Urbica) (il calendario è in aggiornamento).

In conclusione, alla domanda sul consiglio che darebbe al sé stesso che partecipava nel 1993 a Tortuga su Rai3 con i La Crus, eseguendo dal vivo la cover de Il vino di Piero Ciampi — brano poi entrato stabilmente nel repertorio del gruppo — Mauro Ermanno Giovanardi sottolinea che avrebbe preferito avere maggiore disciplina, rigore e curiosità nel suo percorso artistico, valori che comunque non ha mai trascurato nel tempo e anche adesso in funzione del suo lavoro da solista.

Ivan Cattaneo – DUE.I, 50 anni da artista controcorrente - Jam TV

Ivan Cattaneo – “DUE.I”, 50 anni da artista controcorrente

Il nuovo progetto monumentale tra musica, romanzo, pittura e memoria

In questa lunga e intensa conversazione, Ivan Cattaneo racconta il suo nuovo e ambizioso progetto editoriale e musicale, DUE.I (dove la “I” sta per Ivan), un’opera monumentale che racchiude quattro CD, un DVD e un libro a due facce di oltre 300 pagine in maxi formato. Un lavoro che celebra cinquant’anni di carriera e che unisce musica, arte, scrittura e memoria, restituendo il ritratto completo di un artista che ha sempre attraversato linguaggi diversi.

Il progetto si presenta come un vero e proprio “Kolossal”: un volume di 304 pagine ricco di fotografie, immagini dei suoi dipinti e materiali visivi che accompagnano due percorsi paralleli. Da una parte un nuovo concept album di inediti, dall’altra una grande retrospettiva che ripercorre la sua storia artistica dal 1975 al 2025 attraverso racconti, poesie, aforismi, aneddoti autobiografici e una selezione di brani che hanno segnato la sua carriera.

Al centro dell’opera convivono infatti due anime distinte ma complementari. La prima è Titanic Orkestra, un progetto visionario che rilegge la vicenda del celebre transatlantico attraverso ventiquattro personaggi immaginari, ognuno dei quali prende voce in una delle ventiquattro canzoni del concept album. Il racconto prende forma sia nella musica — contenuta in due CD di brani inediti — sia in un romanzo di circa 130 pagine scritto dallo stesso Cattaneo. Tra i brani spicca il singolo di lancio Saffo-Love, mentre due canzoni sono state in passato affidate ad altri interpreti: La carezza che mi manca, portata al Festival di Sanremo da Patty Pravo, e Abbaio alla luna, interpretata da Al Bano.

Rovesciando il libro si entra invece nell’altra metà del progetto: Un mammifero che canta, un’autobiografia artistica e visiva che ripercorre cinquant’anni di percorso creativo. Qui Cattaneo raccoglie ricordi, riflessioni, poesie, aforismi e immagini dei suoi dipinti — ambito nel quale è da tempo riconosciuto anche come artista visivo — accompagnati da due CD che riuniscono diciannove brani simbolo della sua carriera, tra cui Una zebra a pois, Il Geghegè, La bambolina che fa no, no, no e Polisex, canzoni che hanno segnato la sua popolarità presso il grande pubblico.

L’intervista ripercorre anche gli esordi, dall’incontro decisivo con Nanni Ricordi alla nascita dell’etichetta Ultima Spiaggia, passando per l’esperienza del Festival del Parco Lambro, le sperimentazioni psichedeliche e l’album UOAEI. Non mancano aneddoti sorprendenti, come l’incontro casuale con Lucio Battisti o quello incredibile con Maria Callas e Leonard Bernstein.

Si parla poi del successo esplosivo degli anni Ottanta, della rilettura ironica del pop italiano con Duemila60 Italian Graffiati, del rapporto tra musica e arti visive e della pittura come spazio di libertà assoluta.

C’è spazio anche per temi personali e profondi: il rapporto con la popolarità, la scelta di diventare vegano già nei primi anni ’80, l’impegno per i diritti e una riflessione lucida sul concetto di morte, affrontato con la consueta miscela di ironia e filosofia.

Ne emerge il ritratto di un artista libero, controcorrente e multidisciplinare, capace di attraversare cinque decenni di cultura pop italiana senza mai smettere di reinventarsi.

Jeff Buckley - It's Never Over - documentario

“It’s Never Over: Jeff Buckley”, storia di un movimento spezzato

Amy Berg evita il monumento e restituisce un ritratto vivo, fragile e potentissimo dell’artista di Grace

 

Non tutti gli artisti scomparsi giovani diventano un’ossessione della memoria collettiva. Jeff Buckley sì, perché nel suo caso la sensazione di un’opera interrotta troppo presto non ha mai smesso di bruciare. It’s Never Over: Jeff Buckley di Amy Berg prende proprio questa vertigine e la trasforma nel centro del racconto, scegliendo però la via più complessa e più giusta: non quella della santificazione postuma, ma quella della vicinanza. Il documentario al cinema da oggi fino a mercoledì 18 marzo per Nexo Studios (qui l’elenco delle sale) anziché costruire l’ennesimo monumento al genio caduto,  prova a restituire Jeff per quello che era, nella sua interezza fragile e magnetica: un artista fuori scala, ma anche un ragazzo ironico, inquieto, affettuoso, pieno di slanci e di crepe.

La forza del film sta nel rifiuto di ogni retorica. Berg entra nella vita di Buckley con passo leggero e lascia parlare chi gli è stato accanto davvero: la madre Mary Guibert, le ex compagne, i musicisti, gli amici, ma soprattutto lui, attraverso registrazioni private, messaggi, prove domestiche, frammenti che hanno il peso emotivo delle cose non pensate per essere consegnate alla storia. È lì che il film trova la sua verità migliore. Jeff non appare come l’icona irraggiungibile cristallizzata attorno a Grace, ma come una presenza viva, mobile, persino contraddittoria. E proprio per questo devastante.

Il nodo del padre Tim Buckley, naturalmente, resta sullo sfondo come un’ombra lunga. Il documentario ha l’intelligenza di non farne una spiegazione totalizzante, ma di mostrarne il peso senza forzature: un’assenza centrale e una ferita che accompagna Jeff senza mai esaurirlo. Il punto è che Buckley non viene raccontato come un figlio schiacciato dall’eredità, ma come un artista che ha costruito una lingua propria e che proprio in quella lingua ha trovato la sua forma più alta.

Ed è qui che torna inevitabilmente Grace, disco enorme non solo per statura simbolica ma per qualità tecnica e visione. Buckley aveva una voce rarissima: estensione impressionante, controllo dinamico totale, capacità di passare dal sussurro alla torsione drammatica senza perdere centro né senso. Ma ridurlo alla voce sarebbe un errore. Grace è un album di architettura finissima, dove scrittura, interpretazione e suono convivono in un equilibrio quasi irripetibile. C’è il rock, certo, ma anche il folk, il soul, l’Oriente, la lezione dei grandi interpreti e una sensibilità armonica che rende ogni brano instabile e luminoso insieme. Non è soltanto un grande album degli anni Novanta: è uno di quei dischi che spostano l’asticella.

Il film è particolarmente efficace anche quando affronta il dopo, cioè la parte più difficile. Il peso dell’esordio, la pressione del secondo album, lo smarrimento, la depressione, la sensazione di doversi sottrarre a un’immagine che stava già diventando gabbia. Eppure, proprio lì dove sarebbe stato facile fermarsi alla parabola tragica, Amy Berg suggerisce altro: Jeff non era solo un talento sul bordo del precipizio, era anche un artista che stava ancora cercando, ancora aprendosi, ancora cambiando. Per questo la sua scomparsa continua a fare così male: non perché abbia congelato un mito, ma perché ha spezzato un movimento.

 

Giulia Pratelli e Luca Guidi - Meraviglioso - Live - Jam TV

Giulia Pratelli e Luca Guidi – Meraviglioso

Il brano di Domenico Modugno eseguito dal vivo nei nostri studi dai due cantautori, tratto dall’album Di Blu. Omaggio a Domenico Modugno

Giulia Pratelli e Luca Guidi sono venuti a trovarci nei nostri studi e hanno eseguito dal vivo per noi Meraviglioso, uno dei brani più noti del repertorio di Domenico Modugno. La canzone fa parte del loro album Di Blu. Omaggio a Domenico Modugno, entrato nella cinquina dei finalisti alle Targhe Tenco 2025 nella categoria Miglior album di interprete.

Il progetto nasce da un’idea di Giulia Pratelli e prende forma anche nello spettacolo teatrale Blu, Dipinto, in cui i due cantautori reinterpretano alcune delle canzoni più celebri di Modugno mentre Andrea Kaemmerle accompagna il pubblico in un racconto che mette in relazione musica, arti visive e immaginario poetico. Tra gli esempi citati nello spettacolo c’è il legame tra La femme au coq rouge di Chagall e la nascita di Nel blu, dipinto di blu.

Nel disco Pratelli e Guidi costruiscono un percorso che attraversa alcuni dei temi ricorrenti nell’opera di Modugno — l’amore, la memoria, la natura, il distacco e il viaggio — alternando sonorità sospese a strumenti più materici come percussioni, chitarre elettriche e ukulele.

Pratelli ha curato il concept del progetto e la scelta dei brani, mentre Guidi si è occupato della produzione e degli arrangiamenti. Nell’album compaiono anche due ospiti: Marina Mulopulos, presente in Cosa sono le nuvole, e Mauro Ermanno Giovanardi, che duetta con Giulia Pratelli in Piove.

Shane MacGowan - Bruce Springsteen

Bruce Springsteen – “A Rainy Night in Soho”, omaggio ai Pogues

La nuova versione anticipa l’album tributo a Shane MacGowan

Bruce Springsteen ha pubblicato ufficialmente la sua versione di A Rainy Night in Soho dei Pogues, brano che aveva eseguito dal vivo a Kilkenny e Dublino nel maggio 2024.

L’originale dei Pogues, registrato nel 1986, fu prodotto da Elvis Costello. Shane MacGowan, autore e leader della band, preferì una versione con il cornet, che è quella poi pubblicata nell’E.P. Poguertry in Motion. La versione preferita da Elvis Costello, con l’oboe, fu invece pubblicata solo su un mini-album canadese.

Prima delle esibizioni del 2024, Springsteen aveva già portato A Rainy Night in Soho sul palco nel maggio 2023, durante i tre concerti sold out della E Street Band all’RDS Stadium di Dublino. In quell’occasione visitò Rathangan, nella contea di Kildare, e si recò anche a casa di Victoria Mary Clark, moglie di Shane MacGowan.

La nuova registrazione, prodotta da Ron Aniello, anticipa l’album tributo 20th Century Paddy – the Songs of Shane MacGowan, che includerà reinterpretazioni dei Pogues da parte di diversi artisti, tra cui Johnny Depp, Libertines, Tom Waits, Primal Scream, Dropkick Murphys, Hozier, David Gray, The Jesus And Mary Chain, Murder Capital, Kate Moss e Springsteen stesso.

20th-Century-Paddy-The-Songs-Of-Shane-MacGowan

Victoria Mary Clarke ha dichiarato: «Lo spirito e la scrittura di Shane vengono celebrati per sempre attraverso questa straordinaria raccolta. Ogni brano è interpretato in modo unico e generoso da artisti meravigliosi, e la famiglia è profondamente grata a tutti i musicisti coinvolti, al team di Rubyworks e a John Kennedy».

Springsteen ha inoltre commentato riguardo a MacGowan: «Shane era pura umanità senza filtri. Ti metteva di fronte alla domanda se stessi vivendo davvero in modo profondo e autentico. Era ruvido, divertente, senza scuse e profondissimo. La sua anima era piena delle proprietà trasgressive ed estatiche dei santi».

Il 50% delle royalties degli artisti sarà devoluto alla Dublin Simon Community, organizzazione che fornisce assistenza abitativa e sanitaria alle persone senza dimora. Catherine Kenny, CEO della Dublin Simon Community, ha dichiarato: «Shane MacGowan è stato per anni un sostenitore del nostro lavoro. La sua empatia per le persone che dormono per strada a Dublino era ben nota: non esitava mai a fermarsi, riconoscere qualcuno e condividere un momento».

Nel frattempo, i membri rimanenti dei Pogues hanno annunciato un tour europeo e britannico dedicato ai loro greatest hits, previsto per il prossimo inverno.

Country Joe McDonald, Sam Andrew ed Ezio Guaitamacchi (Istituto Italiano di Cultura - San Francisco 2005)

Country Joe & Me

(Country Joe McDonald, Sam Andrew ed Ezio Guaitamacchi (Istituto Italiano di Cultura – San Francisco 2005))

Ricordando Country Joe McDonald, che ci ha lasciato lo scorso 7 marzo

Ci siamo incontrati la prima volta nell’agosto del 1990. Mi aveva accolto nella sua casa di Berkeley, con tanto di “back porch”, per un’intervista tv (il programma era “Born in the USA – Le città della musica americana” poi andato in onda su Italia 1). Ricordo che ero rimasto colpito dalla targa personalizzata della sua auto (“Gimme N F”), l’inizio cioè dell’incitamento che aveva lanciato dal palco di Woodstock per far urlare tutti a squarciagola “FUCK”.

“Sono stato il primo al mondo a fare gridare quella parola di quattro lettere a seicentomila persone in contemporanea. Se ne avessi registrato il copyright oggi sarei milionario”, mi aveva detto con un sorriso sardonico il giorno di quella prima intervista.

Da allora, e nei vent’anni successivi, ci siamo visti spesso e volentieri. Il più delle volte a Berkeley o nella baia (era stato anche lui tra i miei ospiti all’evento svoltosi all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco nel 2005) ma anche in Italia dove l’avevo accompagnato in tour, facendogli da traduttore e suonicchiando con lui. Eravamo andati da Red Ronnie, aperto un concerto per Eugenio Finardi più altre date in club e teatri. Successivamente era stato parte del package tour italiano che avevamo organizzato per celebrare 40 anni di Summer of Love con Jefferson Starship e Big Brother & The Holding Co.

Allora, era stato anche una settimana a casa mia fraternizzando con mia moglie Nicoletta e condividendo con lei la comune passione per i telefilm di “crime and investigation” tipo “C.S.I.”, “Law and Order” ecc.

Joe mi diceva di essere molto cambiato dal Country Joe barricadero e antagonista degli anni ’60, sosteneva di avere sempre una forte coscienza politica ma, come lui stesso sottolineava, “sono meno intollerante”.

Country Joe McDonald ed Ezio Guaitamacchi con il quadro di Carlo Montana (Folkest 2007)

Country Joe McDonald ed Ezio Guaitamacchi con il quadro di Carlo Montana (Folkest 2007)

Nel 2011, durante l’intervista fatta per la puntata di “Delitti Rock” (Rai Due) dedicata a Janis Joplin, Joe mi aveva raccontato la sua love story con Janis e di quanto loro due si fossero sentiti parte integrante della comunità di Haight-Ashbury. “Però eravamo entrambi in rampa di lancio per il successo”, mi aveva confessato, “e così tutto è finito anche se Janis continuava a essere gelosa. Mi fece una scenata quando mi incontrò nel backstage con la mia seconda moglie Robin: ‘almeno scrivi una canzone per me…’ mi aveva urlato. Qualche giorno dopo, ho composto il brano Janis”.

Anche se da qualche anno non faceva più concerti, Joe ha vissuto sempre nella stessa casetta di Berkeley dove sono stato spesso, continuando a usare la targa personalizzata e, ogni volta che c’è stato un conflitto bellico che ha riguardato gli Stati Uniti (purtroppo sempre più spesso…) radio e tv si ricordavano di lui.

Ci ha lasciato il 7 marzo 2026 a 84 anni ma il “leone di Woodstock” non smetterà mai di ruggire.

Noinoncisanremo, Francesco De Gregori a Roma e Alberto Fortis a Milano

Noinoncisanremo, Francesco De Gregori a Roma e Alberto Fortis a Milano

Grande successo per la 4ª edizione di Noinoncisanremo, “una garbata contestazione al Festival della Canzone Italiana” di Luigi “Grechi” De Gregori insieme a I giovani del Folkstudio

 

Ormai da quattro anni, in contemporanea con la settimana sanremese, Luigi “Grechi” De Gregori, insieme a I giovani del Folkstudio, porta in scena Noinoncisanremo, quella che gli piace definire “una garbata contestazione al Festival della Canzone Italiana”, con l’intento di valorizzare una scena musicale lontana dai riflettori e che continua a produrre nuove proposte di valore.
Un appuntamento che quest’anno è andato in scena a Roma e per la prima volta anche a Milano: due serate che hanno visto alternarsi sul palco, oltre allo stesso Grechi a tirare le fila, dai protagonisti dello storico Folkstudio a cantautori e cantautrici sulle scene da anni fino a giovani talenti all’inizio del loro percorso.

Il 24 febbraio a Roma, sul palco del Teatro Garbatella, una delle protagoniste indiscusse è stata la storica e originale sedia rossa del Folkstudio che ha comodamente ospitato i più grandi autori e cantanti di quel fiorente periodo, compreso Bob Dylan. Venduta all’asta dall’ex gestore del Folkstudio Giancarlo Cesaroni, poi ricomprata dal cantautore Paolo Pietrangeli, alla sua morte è stata donata all’Istituto Ernesto De Martino, che ha deciso di cederla eccezionalmente per la serata romana di Noinoncisanremo, rafforzando il legame con la storia del Folkstudio e con la sua eredità artistica.
Tanti i nomi che si sono succeduti sul palco, dai dicianovenni Francesco Ripandelli e Lorenzo Giannini in duo, la giovanissima Nage e poi Daniele De Gregori e Lucio Bardi, Giovanni Block, fino all’uscita a sorpresa di Francesco De Gregori che ha omaggiato suo fratello interpretando Senza regole e poi Il panorama di Betlemme.

Il concept della serata si è poi replicato il 26 a Milano nell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare per uno degli appuntamenti di Live Pop, condotti da Claudio Agostoni e per l’occasione anche da Ezio Guaitamacchi, con Luigi “Grechi” De Gregori spesso sul palco a raccontare anche per il pubblico milanese la storia del Folkstudio. A Milano si sono esibiti Claudio Sanfilippo, Veronica Marchi, Patrizia Cirulli, Folco Orselli, Petrina, Giovanni Block, che quindi è stato l’unico a prendere parte alle due serate di Noinoncisanremo, e come special guest Alberto Fortis.

Noinoncisanremo è diventato ormai un appuntamento immancabile che continua a crescere e ad allargare il suo pubblico… e chissà che nelle prossime edizioni non raggiunga altre città oltre a Roma e Milano…

Nicla Crippa, la fan italiana che incontrò Elvis Presley

Nicla Crippa, la fan italiana che incontrò Elvis Presley

Dal fan club italiano ai concerti di Elvis Presley a Las Vegas: il racconto di un incontro indimenticabile

In questi giorni viene proiettato al cinema EPiC: Elvis Presley in Concert. Il Re del rock’n’roll viene raccontato attraverso la sua stessa voce narrante e i concerti che tenne a Las Vegas tra il 1969 e il 1976, con un film che vede alla regia Buz Luhrmann, già nello stesso ruolo per il biopic Elvis, uscito nel 2022. Noi abbiamo incontrato chi quei concerti li ha visti, potendo conoscere nell’occasione lo stesso Elvis Presley in persona: la fan italiana Nicla Crippa.

Nicla racconta infatti la sua storia da fan di Elvis, una passione nata quando aveva appena dodici anni e destinata a segnare profondamente la sua vita.

Nel 1971 partecipò a un evento speciale a Milano: la proiezione del film concerto Elvis: That’s the Way It Is, uscito negli Stati Uniti l’anno precedente. L’iniziativa fu organizzata dalla RCA Records italiana e coinvolse il primo fan club italiano di Elvis, fondato nel 1962 da Livio Monari di Recanati. Poiché a Milano c’erano molti più fan, la proiezione venne organizzata proprio lì, al cinema Metro-Astra (oggi non più esistente), in Corso Vittorio Emanuele II.

Nicla, ancora giovanissima, aiutò a contattare decine di fan per riempire la sala. Durante quella proiezione maturò un sogno: andare negli Stati Uniti per vedere Elvis dal vivo. Il sogno si realizzò nel 1972, quando partì insieme a Livio Monari per Las Vegas, dove Elvis in quegli anni teneva abitualmente i suoi concerti.

All’inizio non fu facile avvicinarsi all’entourage dell’artista. Il manager, cioè il Colonello Tom Parker, e il collaboratore Joe Esposito negarono loro la possibilità di incontrarlo. La svolta arrivò grazie a Emilio Muscelli, maître d’hotel (Showroom Maitre D) durante i famosi spettacoli di Elvis Presley a Las Vegas tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. Colpito dall’entusiasmo della giovane fan italiana, li aiutò a entrare ai concerti e a ottenere posti eccellenti.

Poco dopo arrivò anche il momento più emozionante: l’incontro con Elvis nel backstage. Nicla lo salutò con grande entusiasmo e l’artista si dimostrò subito gentile e disponibile. Elvis accolse con gratitudine anche una coppa che i fan italiani avevano fatto realizzare appositamente per lui, destinata poi a Graceland, la sua celebre residenza di Memphis.

Dopo un primo incontro senza fotografie riuscite, grazie all’intervento di Muscelli fu organizzato un secondo incontro con una fotografa dello showroom. In quell’occasione scattarono finalmente le foto ricordo e parlarono ancora con Elvis, che si mostrò affettuoso e spiritoso. Quando Nicla gli chiese cosa avrebbe voluto ricevere dall’Italia, lui scherzò rispondendo: una Ferrari.

Durante quella settimana Nicla e Livio assistettero a quattordici concerti consecutivi. L’ingresso di Elvis sulle note di Also sprach Zarathustra fu un momento indimenticabile, capace di lasciare il pubblico senza parole. Tra i brani più memorabili delle serate c’erano Burning Love, Love Me Tender e Polk Salad Annie, quest’ultima scritta da Tony Joe White, ma resa molto personale da Elvis in funzione del suo stile inconfondibile.

Nel 1973 Nicla tornò negli Stati Uniti e fece visita a Graceland, dove fu accolta dallo zio di Elvis, Vester Presley, fratello del padre Vernon, che fu molto gentile con lei e con gli altri fan.

La morte improvvisa di Elvis il 16 agosto 1977 arrivò come uno choc. Nicla si trovava sull’isola di Ponza quando apprese la notizia dai giornali del mattino seguente. Fu un momento di grande dolore: un fulmine a ciel sereno per milioni di fan nel mondo.

Nel corso degli anni Nicla ebbe anche l’opportunità di incontrare numerosi grandi artisti internazionali, come tour manager. Tra questi Frank Sinatra, Liza Minnelli, Sammy Davis Jr., Harry Belafonte, Etta JamesDr. John… ma il suo idolo rimane Elvis.

In totale Nicla Crippa ha visto 22 concerti di Elvis a Las Vegas: 14 nel 1972 e 8 nel 1973… e alla fine del nostro incontro ci ha mostrato anche alcuni oggetti appartenuti al Re del rock’n’roll, alcuni dei quali donati da lui stesso quando si sono visti a Las Vegas.

Ancora oggi Nicla custodisce quei ricordi come uno dei capitoli più intensi della sua vita: l’incontro con un artista straordinario che ha cambiato per sempre la storia della musica.

Ringo Starr - Long Long Road

Ringo Starr annuncia il nuovo album “Long Long Road”, in uscita il 24 aprile 2026

Una nuova collaborazione con T Bone Burnett dopo Look Up

Il 24 aprile 2026 uscirà Long Long Road, nuovo album di Ringo Starr, scritto e prodotto in collaborazione con T Bone Burnett. Il disco segue Look Up, pubblicato nel gennaio 2025.

Il 3 marzo 2026 è stato pubblicato il singolo It’s Been Too Long, con la partecipazione di Molly Tuttle e Sarah Jarosz. Il brano anticipa l’album, composto da 10 tracce, che include collaborazioni con Billy Strings, Sheryl Crow e St. Vincent.

“Sono fortunato ad avere T Bone nella mia vita in questo momento e a lavorare con lui su questi dischi”, ha dichiarato Ringo. “Dopo aver realizzato l’ultimo disco, che adoro ascoltare, questo è venuto fuori quasi per caso. Mi piace dire che a volte faccio le mosse giuste, come quando puoi andare a destra o a sinistra in qualsiasi momento, e una delle mosse giuste è stata quella di collaborare con T Bone per Look Up, e ora per questo, che ho chiamato Long Long Road, perché ho percorso una strada molto lunga”.

Long Long Road si muove tra sonorità country e americana, riflettendo le influenze musicali di Starr, tra cui Carl Perkins. “Ho registrato due canzoni di Carl Perkins con i Beatles, e sia T Bone che io ne volevamo una in questo disco”, ha spiegato Ringo, “e lui ha trovato questo bellissimo brano che non avevo mai sentito prima, I Don’t See Me In Your Eyes Anymore“.

L’album è stato registrato tra Nashville e Los Angeles e vede il coinvolgimento di diversi musicisti già presenti in Look Up. Tra questi Paul Franklin, David Mansfield, Dennis Crouch, Daniel Tashian, Rory Hoffman, Patrick Warren e Colin Linden. Burnett chiama affettuosamente il gruppo come The Texans, in riferimento alla band con cui Starr suonava a Liverpool nel 1959.

“Ho sempre amato il modo di suonare e cantare di Ringo”, ha dichiarato Burnett. “Poi una sera eravamo insieme a una lettura di poesie e lui mi ha detto: ‘Perché non scrivi una canzone per me?’ Così gli ho scritto una canzone in stile Gene Autry, perché ho sempre considerato Ringo un artista texano: il suo modo di suonare mi ricordava la musica del Texas. Ringo Starr è un artista di altissimo livello e volevo circondarlo di questi giovani maestri, apportando un po’ di quella straordinaria energia giovanile che si respira a Nashville in entrambi questi dischi”.

La precedente collaborazione, Look Up, pubblicata il 10 gennaio 2025, è stata il primo album country di Ringo Starr dopo cinquant’anni. Il disco ha raggiunto la Top 10 della classifica statunitense Billboard Top Album Sales e la prima posizione nella classifica country ufficiale nel Regno Unito. Nel febbraio 2025 Starr si è esibito al Grand Ole Opry, su invito di Emmylou Harris, durante due serate al Ryman Auditorium, registrate per uno speciale trasmesso su CBS e disponibile in streaming su Paramount+.

Tracklist

Side One
RETURNING WITHOUT TEARS
BABY DON’T GO
I DON’T SEE ME IN YOUR EYES ANYMORE
IT’S BEEN TOO LONG
WHY

Side Two
YOU AND I (WAVE OF LOVE)
MY BABY DON’T WANT NOTHING
CHOOSE LOVE
SHE’S GONE
LONG LONG ROAD

L’album è prodotto da T Bone Burnett e co-prodotto da Daniel Tashian e Bruce Sugar.

Sarà disponibile in formato digitale, CD, LP standard e LP Limited Edition in vinile colorato “Ultraviolet Dream”.

John Hammond Jr.

Addio a John Hammond Jr.

Il bluesman aveva 83 anni

È venuto a mancare lo scorso 28 febbraio all’età di 83 anni John Hammond Jr.. La notizia è stata confermata da Paul James, collaboratore e amico di lunga data, che ha riferito su Facebook di aver appreso della scomparsa dalla moglie dell’artista, Marla.

Nato il 13 novembre 1942 a New York, Hammond era figlio del produttore della Columbia Records John Hammond Sr., figura centrale dell’industria musicale statunitense che contribuì a lanciare artisti come Billie Holiday, Aretha Franklin e Bob Dylan. A differenza del padre, Hammond Jr. scelse di dedicarsi direttamente all’attività musicale, orientandosi verso le radici del blues.

Durante l’adolescenza scoprì i dischi di Robert Johnson, Muddy Waters e Howlin’ Wolf, sviluppando uno stile legato al fingerpicking e alle sonorità del Delta. Dopo aver lasciato l’Antioch College in Ohio, avviò la sua carriera musicale e nel 1963 firmò con Vanguard Records, pubblicando un album d’esordio composto in gran parte da reinterpretazioni di classici blues, tra cui brani di Lightnin’ Hopkins, oltre a Maybellene di Chuck Berry.

Nel corso della sua carriera, che conta oltre trenta album in studio, Hammond ha mantenuto un repertorio incentrato sul blues rurale e sul Chicago blues, senza seguire le tendenze di mercato. Tra i titoli più noti figurano So Many Roads (1965), realizzato con la partecipazione del chitarrista Mike Bloomfield e di tre futuri membri di The BandRobbie Robertson, Garth Hudson e Levon Helm — oltre a I Can Tell e Southern Fried. Nel 1973 incise Triumvirate insieme a Mike Bloomfield e a Dr. John.

Nel corso degli anni collaborò e strinse rapporti con musicisti come Duane Allman, Jimi Hendrix — che suonò brevemente nella sua band prima di affermarsi come solista — ed Eric Clapton.

Un capitolo particolare della sua discografia è rappresentato da Wicked Grin (2001), album interamente dedicato a brani di Tom Waits e prodotto dallo stesso Waits insieme a Kathleen Brennan. Il disco rilegge il repertorio dell’autore californiano riportandolo a una dimensione essenziale e radicata nel blues.

Figura di riferimento per più generazioni di musicisti, Hammond ha avuto un ruolo significativo nel revival del blues americano degli anni Sessanta, mantenendo nel tempo un approccio fedele alla tradizione. La sua scomparsa segna la fine di una delle voci legate a quella stagione, di cui ha rappresentato una presenza costante.

So long, John…

neil sedaka

Addio a Neil Sedaka

Leggenda del pop americano, ha attraversato generazioni tra successi internazionali e un profondo legame con l’Italia

Ci ha lasciato Neil Sedaka. Aveva 86 anni. A darne notizia è stata la famiglia: «Vera leggenda del rock’n’roll, fonte d’ispirazione per milioni di persone, ma soprattutto, almeno per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, un essere umano incredibile che ci mancherà profondamente». Non sono state diffuse informazioni sulle cause della morte.

 

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Cantautore, pianista e autore di grandi successi, Sedaka è stato una delle figure centrali del pop statunitense tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta. Cresciuto a Brooklyn, ha saputo unire melodie immediate e scrittura raffinata, firmando brani diventati classici come Oh! Carol, Breaking Up Is Hard to Do e Next Door to an Angel. Parallelamente ha scritto anche per altri artisti, contribuendo a costruire il suono di un’epoca.

L’arrivo di nuove tendenze musicali nella seconda metà dei Sessanta mise alla prova la sua carriera. «Sentivo la radio e mi chiedevo cosa fare. Non era più il tempo dei tra-la-la e dei do-be-do, di cui ero il re. Volevo adattarmi alla cultura del tempo». La capacità di rimettersi in gioco lo portò a una seconda stagione di successo negli anni Settanta, anche grazie al sostegno di Elton John, con singoli come Laughter in the Rain e Bad Blood, che lo riportarono in vetta alle classifiche.

Molto legato all’Italia, dove incise diversi brani nella nostra lingua e partecipò a numerosi programmi televisivi, Sedaka ha continuato a esibirsi e pubblicare musica fino agli ultimi anni, mantenendo vivo un rapporto diretto con il suo pubblico.

So long, Neil…

documentario u2 - yours eternally

U2, online il corto documentario “Yours Eternally”

Diretto dal regista ucraino Ilya Mikhaylus, il film accompagna il brano tratto dall’EP Days of Ash ed è stato pubblicato nel quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina

Il regista ucraino Ilya Mikhaylus ha pubblicato un corto documentario ispirato al brano Yours Eternally degli U2, realizzato con la collaborazione di Ed Sheeran e dell’artista ucraino Taras Topolia. Il brano è tratto dall’EP Days of Ash, uscito la scorsa settimana.

Il corto, della durata di circa quattro minuti e mezzo, è stato diffuso oggi, 24 febbraio 2026, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. Girato nel dicembre 2025, il film documenta la vita quotidiana di Alina e dei soldati del Corpo “Khartiya”, impegnati nella regione di Kharkiv. Il progetto fa parte di un documentario completo la cui uscita è prevista per la fine del 2026.

Il documentario è diretto da Ilya Mikhaylus e prodotto da Pyotr Verzilov. Tra i produttori esecutivi del progetto figurano Maksym Serdiuk e Artem Hryhorian (KNIFE! Films). Il film è stato realizzato con il contributo dei soldati del 2° Corpo “Khartiya” della Guardia Nazionale dell’Ucraina, del comandante Ihor Obolenskiy e di Vsevolod Kozhemyako.

Il regista Ilya Mikhaylus ha dichiarato: “Per quattro anni, l’Ucraina ha resistito all’invasione russa su vasta scala, e i soldati del Corpo di Khartia sono tra le centinaia di migliaia di ucraini che difendono la loro patria. In questo cortometraggio, e nel prossimo documentario completo, cerchiamo di mostrare il cuore pulsante di questi uomini e donne incredibili, le lotte e i sacrifici che compiono ogni giorno per la cosa più sacra su questo pianeta: la libertà”.

Yours Eternally è uno dei sei brani contenuti nell’EP Days of Ash, progetto pubblicato dagli U2 come lavoro autonomo in attesa del prossimo album in studio previsto entro la fine dell’anno. Il brano vede la partecipazione vocale di Ed Sheeran e Taras Topolia ed è accompagnato da questo nuovo corto documentario.

I contributi a sostegno della libertà e dei diritti umani legati al progetto saranno devoluti ad alcune organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International, Committee to Protect Journalists e UNHCR.

Qui di seguito è possibile vedere il corto documentario:

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