Dentro i nuovi studi di Universal Music Italy - Jam TV

Dentro i nuovi studi di Universal Music Italy

Alla scoperta dei nuovi studi di registrazione della major a Milano

Da un po’ di tempo c’è una novità in casa Universal: presso la sede di Universal Music Italy a Milano, in via Nervesa 21, sono nati infatti i nuovi Recording Studios.

Gli spazi della Universal si sviluppano tra il settimo e il quattordicesimo piano dell’edificio, gli studi sono all’ottavo piano e la vista è davvero mozzafiato. Ma naturalmente non è questo l’unico valore aggiunto dei Recording Studios creati internamente alla sede di una delle major discografiche.

Ad accoglierci per primo durante la nostra visita è stato Davide Benetti, una carriera di lungo corso nella discografia e oggi Responsabile Marketing e Comunicazione dei nuovi studi.

A guidare i Recording Studios c’è Luca Mattioni, produttore, arrangiatore e musicista con oltre vent’anni di esperienza tra studio e live.
Con lui abbiamo parlato delle diverse sale disponibili, delle motivazioni che hanno portato Universal a investire in una struttura interna e dell’idea di uno studio aperto a tutti e non solo agli artisti della major, spesso facendo riferimento a un modello storico come quello dei mitici studi di Abbey Road a Londra.

 

Nel team degli studi c’è anche Giuseppe Salvadori, sound engineer con una lunga esperienza nel mondo della musica e della registrazione. Dal 2005 al 2024 ha lavorato presso le Officine Meccaniche, storici studi milanesi di Mauro Pagani, partecipando alla realizzazione di numerose produzioni nazionali e internazionali. Essendo nello Studio A, certificato Dolby Atmos 7.1.4, con Giuseppe abbiamo parlato delle differenze tra Dolby Surround 5.1 e il più recente Dolby Atmos: due modi diversi di vivere il suono, dal surround tradizionale a un ascolto più moderno e immersivo, capace di adattarsi a spazi e sistemi differenti.

 

Al termine del nostro pomeriggio nei nuovi Recording Studios abbiamo posto a ciascuno dei nostri tre interlocutori la stessa domanda: perché verresti qui a registrare i tuoi nuovi brani?

Green Day - Super Bowl 2026

Green Day, l’esibizione live al Super Bowl 2026

La band californiana ha aperto il Super Bowl al Levi’s Stadium di Santa Clara con un medley di classici, eseguendo anche American Idiot (senza modifiche al testo)

I Green Day hanno aperto il Super Bowl 2026 al Levi’s Stadium di Santa Clara con un’esibizione inserita nel kickoff ufficiale dell’NFL, segnando la loro prima partecipazione a un evento direttamente collegato alla finale. La band californiana si è esibita nella propria Bay Area con un medley ridotto di brani storici, in gran parte tratti da American Idiot, davanti a un pubblico globale e in uno dei contesti televisivi più regolamentati degli Stati Uniti.

La performance si è aperta con una versione parziale e orchestrale di Good Riddance (Time of Your Life), utilizzata come accompagnamento alla presentazione dei precedenti MVP del Super Bowl, per poi proseguire con estratti di Holiday e Boulevard of Broken Dreams. Il momento centrale è stato affidato a American Idiot, eseguita nella sua versione originale, senza modifiche al testo: il celebre verso “The subliminal mindfuck America” è stato infatti mantenuto anche durante la diretta televisiva, sebbene, secondo quanto riportato da diversi media statunitensi, l’emittente NBC abbia tentato di attenuarne l’impatto intervenendo sull’audio.

L’esibizione si è svolta senza discorsi o dichiarazioni dal palco. Billie Joe Armstrong si è limitato a un breve saluto finale, “Welcome to the Bay”, chiudendo un set di pochi minuti, calibrato sulle esigenze del formato televisivo. Nonostante l’assenza di commenti espliciti, la scelta di includere American Idiot con il suo testo integrale ha attirato immediatamente l’attenzione, soprattutto alla luce degli eventi che avevano preceduto il Super Bowl.

Solo due giorni prima, infatti, durante un concerto a San Francisco, Armstrong aveva attaccato duramente l’ICE, invitando gli agenti presenti a “lasciare quel lavoro di m…a” e modificando il testo di American Idiot con riferimenti diretti all’agenda MAGA. Una presa di posizione che aveva riacceso il dibattito sulla natura politica della band alla vigilia della loro apparizione al Super Bowl. Al kickoff NFL, i Green Day hanno scelto un approccio più contenuto, evitando variazioni testuali o slogan contemporanei, ma senza rinunciare agli elementi più controversi del loro repertorio.

La presenza dei Green Day si è inserita in una serata già segnata da forti contrasti sul piano culturale. L’half-time show è stato affidato a Bad Bunny, che ha reso omaggio alle comunità latine e agli immigrati negli Stati Uniti, esibendosi in uno spettacolo che ha incluso messaggi espliciti contro l’odio e a favore dell’inclusione. Una scelta che, insieme alla partecipazione dei Green Day, ha suscitato reazioni politiche nei giorni precedenti all’evento.

Donald Trump aveva infatti criticato pubblicamente la presenza di entrambi gli artisti, definendola una “scelta terribile” e accusandoli di diffondere messaggi divisivi. Il Presidente degli Stati Uniti aveva inoltre annunciato che non avrebbe assistito al Super Bowl, a differenza dell’anno precedente. Dopo l’evento, le sue dichiarazioni hanno continuato ad alimentare il dibattito attorno agli spettacoli musicali della serata.

L’apertura del Super Bowl 2026 ha così visto i Green Day tornare al centro dell’attenzione con una performance breve ma molto osservata, che ha riportato American Idiot su uno dei palchi più esposti al mondo, confermando il peso simbolico che il brano continua ad avere nel contesto pubblico statunitense, anche a distanza di oltre vent’anni dalla sua uscita.

Dead Poets Club - Poesia, Musica e Intelligenza Artificiale

Dead Poets Club – Poesia, Musica e Intelligenza Artificiale

Il nuovo progetto di Giovanni Favero, Roberto Turatti e Fulvio Muzio unisce creatività e tecnologia, reinterpretando in chiave contemporanea poesie di Blake, D’Annunzio, Rosalia de Castro e Catullo

Dead Poets Club è il titolo dell’EP, ma è prima di tutto il nome del progetto musicale formato da Giovanni Favero, Roberto Turatti e Fulvio Muzio. Giovanni Favero è pioniere nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alla musica ed è autore di progetti culturali innovativi; Roberto Turatti è batterista, DJ ed è uno storico producer, considerato uno dei padri dell’Italo disco; Fulvio Muzio è compositore e musicista dei Decibel, nonché medico con esperienze in ambito psico-acustico.

Abbiamo incontrato i tre fautori di questo progetto negli studi di Jam TV per farci raccontare questo lavoro, in cui hanno utilizzato l’intelligenza artificiale come strumento creativo per trasformare in musica poesie di William Blake, Gabriele D’Annunzio, Rosalia de Castro e Catullo, reinterpretandole in chiave contemporanea.

L’EP Dead Poets Club è nato come laboratorio sperimentale condiviso con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e lo spin-off Whattadata, con l’obiettivo di esplorare un uso etico e consapevole dell’intelligenza artificiale nella produzione musicale, che è stata comunque anche divertente in fase di realizzazione, stando ai racconti del gruppo.

Infine, sono ancora molti gli obiettivi che il progetto musicale si è proposto di raggiungere, sebbene non sappiamo ancora nello specifico quali saranno i prossimi sviluppi dell’intelligenza artificiale.

Jeff Buckley - It's Never Over - documentario

“It’s Never Over: Jeff Buckley”, il trailer

Il documentario di Amy Berg al cinema il 16, il 17 e il 18 marzo

 

Dopo la presentazione al Sundance Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma, arriva nelle sale italiane come evento speciale It’s Never Over: Jeff Buckley. Il documentario sarà proiettato solo il 16, il 17 e il 18 marzo. Le prevendite apriranno il 4 febbraio; l’elenco delle sale sarà disponibile su nexostudios.it.

Diretto dalla regista candidata all’Oscar Amy Berg (Deliver Us from Evil, Janis: Little Girl Blue, West of Memphis) e co-prodotto da Brad Pitt, il film propone un ritratto intimo di Jeff Buckley attraverso materiali d’archivio, registrazioni audio personali e testimonianze di chi gli è stato vicino. Tra i materiali utilizzati figura anche l’ultimo messaggio vocale lasciato alla madre in segreteria telefonica.

Dal 13 febbraio sarà inoltre disponibile per Sony Music la versione deluxe di Live at Sin-é, l’EP pubblicato nel 1993. Il cofanetto, in vinile e CD, amplia l’edizione originale con nuove registrazioni live, un libretto con note e fotografie e versioni dal vivo di brani come Grace, Last Goodbye e Hallelujah di Leonard Cohen.

Il documentario ricostruisce il percorso artistico di Buckley a partire dagli esordi nella scena dei club newyorkesi dei primi anni Novanta, seguendo lo sviluppo di un linguaggio musicale personale che ha trovato piena espressione nell’album Grace e nei successivi lavori dal vivo. Il racconto si concentra sul processo creativo dell’artista e sul contesto culturale in cui si è formato.

La narrazione si basa su materiali inediti provenienti dall’archivio personale di Buckley e sulle testimonianze della madre Mary Guibert, delle ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, di membri della sua band — tra cui Michael Tighe e Parker Kindred — e di musicisti come Ben Harper e Aimee Mann.

Spiega la regista Amy Berg:
“Non ricordo un periodo della mia vita in cui non pensassi di fare un film su Jeff Buckley. Ci penso almeno da quando ho iniziato a fare film nel 2006. O forse dal ’94, quando per la prima volta ho ascoltato Grace… Mary, la madre di Jeff, è la prima persona che ho incontrato per abbozzare la cosa. All’epoca, 18 anni fa, lei pensava a un biopic. Ma i suoi materiali d’archivio erano indimenticabili: penso per esempio all’ultimo struggente messaggio vocale lasciato in segreteria telefonica. Io ero certa che ne sarebbe venuto fuori un documentario; e nel 2019 la mia proposta è stata accettata. Un bel travaglio d’amore, per noi che non lo abbiamo conosciuto, avvicinarci a lui il più possibile”.

Qui di seguito si può vedere il trailer:

Grammy 2026 - Omaggio a Ozzy Osbourne

Grammy Awards 2026, i vincitori e il ricordo di Ozzy Osbourne

Due Grammy sia per Mavis Staples che per i Cure, in una serata che celebra anche la memoria di Ozzy Osbourne con un tributo emozionante

I Grammy Awards 2026, andati in scena ieri notte alla Crypto.com Arena di Los Angeles, hanno celebrato come sempre musica e leggende in una cerimonia ricca di emozioni, premi e momenti spettacolari. Tra i protagonisti della serata spiccano Mavis Staples, premiata per la categoria Best American Roots Performance con Beautiful Strangers e Best Americana Performance con Godspeed, i Cure, vincitori anche loro con due Grammy, Best Alternative Music Album con Songs Of A Lost World e Best Alternative Music Performance con il brano Alone, e i Nine Inch Nails, trionfatori nella categoria Best Rock Song grazie a As Alive As You Need Me To Be.

Un premio speciale è andato anche a Joni Mitchell, premiata per la categoria Best Historical Album con Joni Mitchell Archives – Vol. 4: The Asylum Years (1976‑1980), mentre Bruce Springsteen si è aggiudicato un Grammy, Best Recording Package, con il box set Tracks II: The Lost Albums.

Nella cerimonia non si poteva non rendere omaggio a Ozzy Osbourne, il leggendario frontman dei Black Sabbath scomparso lo scorso luglio a 76 anni. Uno dei momenti più intensi della serata è stato il tributo all’artista, con una super band composta da Post Malone alla voce, Slash e Duff McKagan dei Guns N’ Roses, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers e il produttore Andrew Watt, che ha eseguito una travolgente versione di War Pigs, emozionando il pubblico e, in particolare, la famiglia Osbourne.

In questo contesto, Yungblud ha ricevuto il Grammy per la categoria Best Rock Performance con la sua reinterpretazione di Changes dei Black Sabbath, dedicando il premio proprio a Ozzy e ricordando quanto profonda sia stata la sua influenza sulla musica rock e sulle nuove generazioni.

Oltre ai vincitori principali, l’intera serata ha visto riconoscimenti in tutte le categorie musicali, dagli artisti emergenti ai veterani, celebrando la varietà e la ricchezza della scena musicale internazionale. Per la lista completa di tutti i vincitori, è possibile consultare il sito ufficiale dei Grammy Awards.

Davide Van De Sfroos - Foto di Francesco Consolini

Davide Van De Sfroos al Teatro Dal Verme di Milano, il report (01/02/2026)

(Davide Van De Sfroos – Foto anteprima di Francesco Consolini)

Progetto teatrale con la Folkestra per Davide Van De Sfroos, tra racconti e aneddoti legati alle canzoni, ai personaggi e al suo repertorio

Al Teatro Dal Verme di Milano, il 1° febbraio 2026, è andato in scena il concerto di Davide Van De Sfroos & Folkestra, un nuovo progetto teatrale che colpisce per equilibrio, intensità e coerenza artistica. A emergere fin da subito è la dimensione complessiva dello spettacolo e il modo in cui Davide Van De Sfroos abita il palcoscenico: pienamente a suo agio nella dimensione teatrale, senza timidezze, con grande naturalezza, ironia e spirito.

Tra un brano e l’altro, Van De Sfroos accompagna il pubblico con racconti e aneddoti legati alle canzoni, ai personaggi e ai miti del suo repertorio, ma anche con riflessioni più ampie che toccano la città di Milano o l’assurdità delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina, mantenendo sempre un tono leggero e partecipato.

Convince anche la proposta artistica nel suo insieme. La Folkestra, composta da otto giovani musicisti di formazione classica – violini, viole, violoncelli, clarinetti, trombe, tromboni e flauti – arricchisce e valorizza la poetica di Van De Sfroos. Ne emerge con chiarezza una qualità talvolta sottovalutata: quella di poeta, non solo nelle liriche, anche in dialetto, ma nella costruzione musicale complessiva. La sua profonda cultura musicale e il suo gusto per il suono trovano in questo progetto un’espressione particolarmente efficace.

Alcuni brani spiccano per intensità ed emozione, come New Orleans, Infermiera, La figlia del tenente e Crisalide (le ali del falco): ballate che richiamano a tratti atmosfere alla Neil Young e che restituiscono spessore, profondità e una forte carica emotiva, capace talvolta di sfiorare la commozione.

Accanto a questi momenti più intimi, il repertorio include naturalmente anche i classici più energici, quelli che il pubblico è abituato a vivere in modo partecipato. In questa veste teatrale risultano forse più smussati, ma non perdono il loro carattere. Tra questi spicca Yanez, che richiama anche la partecipazione di Van De Sfroos al Festival di Sanremo e il suo duetto con Irene Fornaciari.

Lo spettacolo è completato da un trio – basso, batteria e chitarra – formato da musicisti storici del progetto artistico di Van De Sfroos. Centrale la presenza di Angapiemage “Anga” Galiano Persico, al violino ma anche al mandolino, al bouzouki e ad altri strumenti: figura chiave dello spettacolo, riconosciuto come direttore musicale, ideatore del progetto e selezionatore dei musicisti.

Il tour proseguirà per ancora una dozzina di date nei principali teatri del Nord Italia e nel Canton Ticino, offrendo l’occasione di vedere Davide Van De Sfroos in una dimensione teatrale particolarmente riuscita, dove racconto, musica e parola trovano un equilibrio maturo e coinvolgente.

Bruce Springsteen e la sua canzone “Streets Of Minneapolis”

Bruce Springsteen intreccia cronaca e memoria in una ballata rock dedicata agli eventi accaduti per le strade di Minneapolis

 

La nuova canzone di Bruce Springsteen, Streets of Minneapolis, pubblicata da pochi giorni, continua a suscitare attenzione e dibattito. Il brano nasce come una vera e propria instant song, scritta di getto dopo che l’artista ha assistito, come gran parte dell’opinione pubblica, alle immagini televisive degli omicidi compiuti dagli uomini dell’ICE nelle strade di Minneapolis. Springsteen ha raccontato di averla composta in un solo giorno, registrata immediatamente e pubblicata all’inizio della settimana.

Il brano si presenta come una ballata rock essenziale e intensa, fedele al linguaggio musicale di Springsteen, ma attraversata da un’urgenza narrativa marcata. È una canzone aspra e al tempo stesso poetica, costruita come un resoconto diretto degli eventi. Un approccio che richiama la distinzione formulata dal Bob Dylan degli anni Sessanta tra la canzone di denuncia e quella capace di rielaborare i fatti in forma simbolica. E tuttavia lo stesso Dylan, nel 1963, scrisse Only a Pawn in Their Game, dedicata all’uccisione dell’attivista per i diritti civili Medgar Evers: un esempio evidente di canzone apertamente legata alla cronaca.

Quell’episodio non rimase isolato, così come non lo è stato, molti anni dopo, Murder Most Foul, in cui Dylan attraversa la storia americana intrecciandola a citazioni e frammenti di memoria collettiva. Anche Springsteen si inserisce in questa tradizione: la sua produzione ha spesso dialogato con l’attualità politica e sociale, ma negli ultimi tempi la sua posizione nei confronti del presidente Trump, dell’amministrazione in carica e delle violenze sistemiche appare particolarmente esplicita. Ne sono testimonianza anche i numerosi interventi pubblici, diffusi in rete, in cui l’artista prende la parola prima dei concerti con toni diretti e personali.

In questo contesto è inevitabile richiamare American Skin (41 Shots), brano del 2000 ispirato all’uccisione di Amadou Diallo, colpito da 41 proiettili mentre mostrava i documenti alla polizia. Durante una serie di concerti al Madison Square Garden, l’esecuzione del brano suscitò forti reazioni: la polizia di New York si rifiutò di svolgere il servizio d’ordine, interpretando il pezzo come un attacco diretto. Springsteen precisò allora che la canzone non era rivolta contro la polizia in quanto tale, ma contro una tragedia.

Una tragedia che oggi si ripresenta nelle strade di Minneapolis. In Streets of Minneapolis Springsteen cita esplicitamente i nomi delle due vittime, Renee Good e Alex Pretti, sottolineando nel testo la volontà di non lasciarne cadere la memoria nell’oblio. Accanto a questo, emerge l’immagine di un potere centrale rappresentato come una figura sovrana, circondata da forze mascherate e violente. Il testo della canzone è facilmente reperibile online, anche attraverso i numerosi lyric video diffusi in rete.

Nel corso della sua carriera Springsteen ha più volte pagato un prezzo in termini di consenso per le sue posizioni politiche. Iniziative come Vote for Change o il tour delle Seeger Sessions — progetto profondamente legato alla figura di Pete Seeger e alla tradizione di Woody Guthrie, che fece della musica uno strumento di denuncia sociale già negli anni Trenta e Quaranta — incontrarono forti resistenze negli Stati Uniti, pur riscuotendo un notevole successo in Europa. Si trattava, in ogni caso, di operazioni musicalmente rilevanti, basate sull’incontro tra diverse tradizioni della musica nordamericana.

In questi giorni il brano di Springsteen ha trovato spazio anche nei media generalisti: una recente puntata del Late Show di Stephen Colbert si è aperta con l’ascolto della canzone, accompagnata da un commento critico nei confronti dell’attuale presidente americano. Nello stesso contesto è stato ricordato anche il posizionamento dell’Italia rispetto al possibile impiego di truppe statunitensi per la sicurezza delle Olimpiadi Invernali.

A poche ore di distanza è circolato online anche un nuovo video di Billy Bragg, cantautore da sempre legato a una visione politica esplicita e coerente. Il suo intervento si inserisce in una tradizione che riafferma il ruolo della musica come spazio di presa di parola pubblica.

Negli anni Sessanta si cantava We can change the world. Forse il mondo non è stato cambiato come si sperava, ma resta aperta la domanda su quale ruolo possano ancora avere oggi gli artisti nel raccontare e interpretare il presente. Resta da capire se, anche nel contesto italiano, qualcuno sceglierà di raccogliere questa eredità, magari portando un gesto di questo tipo su un palco di grande visibilità come quello del Festival di Sanremo.

Canzoniere Grecanico Salentino – Mauro Durante e i 50 anni del gruppo - Jam TV - Intervista

Canzoniere Grecanico Salentino – Mauro Durante e i 50 anni del gruppo

L’intervista all’Alcatraz di Milano in occasione del nuovo tour, del nuovo album e dei 50 anni del gruppo

Proseguono i festeggiamenti per i 50 anni del Canzoniere Grecanico Salentino. Fondato nel 1975 da Rina Durante e oggi guidato da Mauro Durante, il gruppo ha inaugurato il nuovo tour domenica 25 gennaio all’Alcatraz di Milano. La tournée prosegue con numerose date, in gran parte in Italia, affiancate come di consueto da concerti all’estero che porteranno il Canzoniere sui palchi di tutto il mondo.

Prima del concerto milanese abbiamo incontrato Mauro Durante nei camerini dell’Alcatraz per parlare di questo anniversario, celebrato anche attraverso Il Mito, album in cui il gruppo rilegge undici brani che hanno segnato il proprio percorso artistico e umano.

Oltre ai progetti futuri, Mauro Durante ci ha raccontato uno dei tanti aneddoti riguardanti la storia del Canzoniere Grecanico Salentino, che si ricollega inevitabilmente al passato del gruppo ma anche al presente e restituisce il senso di un’esperienza musicale fondata sulla condivisione e sull’aggregazione, elementi che continuano a caratterizzare le esibizioni dal vivo del Canzoniere, sul palco e nel rapporto diretto con il pubblico.

Tra le iniziative legate al cinquantesimo anniversario, Mauro Durante ha parlato sia di ciò che è già stato realizzato, sia di un nuovo documentario in arrivo, dedicato alla storia del Canzoniere Grecanico Salentino.

Quello del 25 gennaio all’Alcatraz di Milano non è stato un semplice concerto, ma un vero viaggio tra musica, danza e condivisione. Già nel primo pomeriggio, alle 16:30, il laboratorio di pizzica aperto a tutti ha scaldato l’atmosfera: guidati da Andrea De Siena, i partecipanti hanno potuto avvicinarsi ai ritmi salentini, muovere i primi passi o lasciarsi semplicemente trasportare dal movimento collettivo.

Quando le luci si sono accese sul palco, è emersa subito la grande energia del gruppo attualmente composto da: Mauro Durante (voce, tamburi a cornice, violino), Alessia Tondo (voce, percussioni), Giulio Bianco (zampogna, armonica, flauti e fiati popolari, basso), Silvia Perrone (danza), Massimiliano Morabito (organetto), Emanuele Licci (voce, chitarra, bouzouki) e Giancarlo Paglialunga (voce, tamburi a cornice). Hanno preso parte al live anche Flavio Paglialunga (voce, synth, batteria elettronica) e Giacomo Greco (chitarra, synth, voce, programming) del progetto Inude e a un certo punto si è unita al Canzoniere Grecanico Salentino come ospite speciale Rhiannon Giddens: cantante, cantautrice e musicista vincitrice del Premio Pulitzer, nota per la sua ricerca sulle radici della musica folk afroamericana; co-fondatrice dei Carolina Chocolate Drops, ha una carriera solista premiata con Grammy e un impegno nel valorizzare contributi musicali spesso trascurati. Tutti insieme hanno dato vita a un susseguirsi di suoni e voci che ha coinvolto tutti, creando momenti di gioia e di grande intensità.

In chiusura di serata si è formata una grande ronda finale, con il gruppo in mezzo al pubblico a formare un ampio cerchio per creare spazio ai danzatori che si sono alternati al centro per un’unica, grande festa di musica popolare.

Dopo l’esordio milanese, il tour ha fatto tappa il 26 gennaio al Cankarjev Dom di Lubiana, confermando fin dalle prime date la dimensione internazionale del progetto. La tournée proseguirà il 25 febbraio a Putignano in occasione del Carnevale, per poi toccare Parigi (11 aprile), Roma (26 aprile), Ravenna (3 maggio) e Seattle (20 maggio), con un calendario in continuo aggiornamento.

Bruce Springsteen - Streets Of Minneapolis - Pubblicato a sorpresa, il pezzo è dedicato alla città, agli immigrati innocenti e alla memoria di Alex Pretti e Renee Good

Bruce Springsteen – “Streets Of Minneapolis”, nuovo brano contro l’ICE

Pubblicato a sorpresa, il pezzo è dedicato alla città, agli immigrati innocenti e alla memoria di Alex Pretti e Renee Good

Bruce Springsteen ha pubblicato a sorpresa una nuova canzone intitolata Streets Of Minneapolis, scritta e registrata in tempi estremamente rapidi come reazione a quello che ha definito “il terrore di stato che si sta abbattendo sulla città di Minneapolis”. Il Boss ha dedicato il brano alla città, “ai nostri vicini immigrati innocenti e alla memoria di Alex Pretti e Renee Good”, i due cittadini uccisi in strada da alcuni membri dell’ICE, l’agenzia federale statunitense che si occupa dell’immigrazione.

Springsteen ha condiviso Streets Of Minneapolis sulle sue pagine social insieme a questo messaggio: “Avevo scritto questa canzone sabato, l’ho registrata ieri e l’ho pubblicata oggi in risposta al terrore di Stato che si sta abbattendo sulla città di Minneapolis. È dedicata alla gente di Minneapolis, ai nostri vicini immigrati innocenti e alla memoria di Alex Pretti e Renee Good.
Restate liberi.”

 

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Bruce Springsteen, nei giorni scorsi, ha già affrontato dal vivo il tema durante la sua esibizione al Light of Day Festival nel New Jersey, prendendo posizione contro le operazioni dell’ICE e sottolineando l’importanza dei diritti civili e della libertà di protesta (ne abbiamo parlato qui). Il Boss si è infatti espresso in questi termini sul palco: “Se credete nella democrazia, nella libertà, se pensate che la verità conti ancora, che valga la pena parlarne e lottare per essa, se credete nella forza della legge e che nessuno sia al di sopra di essa, se vi opponete a truppe federali pesantemente armate e mascherate che invadono le città americane usando tattiche da Gestapo contro i nostri concittadini, se credete che non si debba essere uccisi per aver esercitato il diritto americano di protestare, allora mandate un messaggio a questo presidente.”

Durante lo stesso concerto, Springsteen ha anche citato le parole del sindaco di Minneapolis, ribadendo la richiesta che l’ICE lasci la città e ha dedicato The Promised Land alla memoria di Renee Good.

Qui di seguito si può ascoltare il nuovo brano di Bruce Springsteen, Streets Of Minneapolis:

 

AGGIORNAMENTO DEL 1° FEBBRAIO 2026:

Lo scorso 30 gennaio Bruce Springsteen è salito a sorpresa sul palco durante un concerto di beneficenza al celebre locale First Avenue di Minneapolis, un evento organizzato per raccogliere fondi in memoria di Renee Good e Alex Pretti.

Le voci su un possibile intervento del Boss circolavano già prima dell’inizio della serata.

Salito sul palco con una chitarra recante la scritta “Arrest The President”, Springsteen ha offerto al pubblico un set potente, eseguendo alcuni dei suoi pezzi più celebri. Tra questi, un momento intenso condiviso con Tom Morello alla chitarra durante l’esecuzione di The Ghost of Tom Joad.

La serata si è conclusa con una versione emozionante, voce e chitarra, del suo nuovo inno di protesta Streets of Minneapolis:

epic - elvis presley in concert - al cinema dal 5 marzo

“EPiC: Elvis Presley in Concert” al cinema dal 5 marzo

Presto nelle sale il film concerto di Baz Luhrmann che ripercorre le performance dal vivo di Elvis Presley

Arriverà nelle sale italiane dal 5 marzo, distribuito da Universal Pictures International Italy, EPiC: Elvis Presley in Concert, evento cinematografico dedicato a Elvis Presley. Il film riporta sul grande schermo alcune delle sue performance più note, utilizzando immagini dei concerti di Las Vegas e dei tour, rimaste a lungo inedite e oggi recuperate. Il materiale consente all’artista di ripercorrere la propria storia attraverso le esibizioni dal vivo.

Il progetto è realizzato a partire da materiale originale restaurato, con la regia di Baz Luhrmann. EPiC: Elvis Presley in Concert propone una ricostruzione della dimensione scenica di Elvis e del rapporto con il pubblico, offrendo un’esperienza pensata sia per i fan sia per chi si avvicina per la prima volta alla sua figura artistica. Il film ripercorre il ruolo di Elvis nella storia della musica e dello spettacolo.

La pellicola si inserisce nel filone dei concert movie e dei documentari musicali, utilizzando il linguaggio cinematografico per raccontare il percorso artistico di Elvis.

Sinossi ufficiale: “Molto più di un film concerto. Questo è EPiC: Elvis Presley in Concert. Un’esperienza cinematografica unica dal candidato al Premio Oscar® Baz Luhrmann, dal 5 marzo al cinema. Elvis canta e racconta la sua storia come mai fatto prima in una nuova esperienza cinematografica dal visionario regista Baz Luhrmann.”

Pino Scotto - A cuore aperto - Jam TV

Pino Scotto – “Una vita meravigliosamente stonata”

Pino Scotto si racconta con noi “A cuore aperto” e parla del suo amore per il rock e in particolare per il blues nel suo nuovo album The Devil’s Call e poi ci racconta della sua biografia scritta con Massimo Villa Cuore di rock ‘n’ roll – Una vita meravigliosamente stonata

Pino Scotto ripercorre il suo percorso umano e musicale, dalle origini nel rock e nel blues fino all’esperienza con i Vanadium e alla carriera solista. Racconta la nascita della sua passione per la musica, le prime band, gli anni della formazione tra provincia, Napoli e Milano, e il rapporto istintivo con il groove, mai mediato dallo studio accademico.

Ampio spazio è dedicato al nuovo disco blues The Devil’s Call (Be NEXT Music) e ai temi centrali del lavoro, come il bisogno di luce dopo un periodo buio. Attraverso i brani emerge una forte critica sociale e politica, con prese di posizione contro la guerra, il potere, il consumismo e quello che Pino Scotto definisce un vero e proprio “genocidio culturale”.

Pino affronta anche temi personali e autobiografici: la vita fuori dagli schemi, il lavoro in fabbrica come strumento di libertà, la rabbia sociale che lo accompagna da sempre, il rapporto con le sostanze e le contraddizioni di una vita vissuta tra eccessi e disciplina. Parla inoltre della sua biografia scritta insieme a Massimo Villa Cuore di rock ‘n’ roll – Una vita meravigliosamente stonata (Chinaski – Il Castello editore).

Infine, si parla del suo rapporto con il pubblico e del prezzo pagato per essersi sempre esposto senza filtri, ma anche di un lato meno noto della sua generosità, soprattutto verso chi è più fragile, rivendicando un’idea di musica e di vita vissute senza maschere.

Andrea Faccioli plays Pet Sounds - YouTube - Jam TV

Beach Boys, “Pet Sounds” per chitarra acustica – Andrea Faccioli

Il chitarrista ci racconta com’è nato il suo originale omaggio ai Beach Boys e al genio di Brian Wilson

Andrea Faccioli rende omaggio a Pet Sounds dei Beach Boys con una trascrizione originale per chitarra acustica sola, in cui ogni brano viene ricondotto a melodia e armonia essenziali: Andrea Faccioli plays Pet Sounds – an original transcription for acoustic guitar solo (Cassis Records, 2026 – (dist. The Orchard)). Il lavoro si confronta con la complessità degli arrangiamenti e della produzione ideata da Brian Wilson, cercando di restituirne la struttura attraverso le possibilità espressive di sei corde e diciannove tasti, in un’operazione di sintesi paragonata a “un veliero in una bottiglia”.

Andrea Faccioli plays Pet Sounds - copertina

Nel corso del processo, ogni brano ha rappresentato un punto di incontro tra i diversi ambiti della formazione chitarristica di Faccioli — dalla chitarra classica al fingerstyle americano e britannico — offrendo una rilettura intima e raccolta di uno degli album più influenti della musica pop.

Come ricordava Paul McCartney:
“Nessuno si può dire istruito musicalmente se non ha ascoltato questo disco.”

Beach Boys - Pet Sounds

L’album, anticipato dalla versione di Faccioli di Wouldn’t It Be Nice, si chiude con Good Vibrations, brano concepito da Brian Wilson durante le session di Pet Sounds ma pubblicato successivamente come singolo autonomo, poiché non era ancora stato ultimato quando uscì il disco.

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