Perturbazione - Il sogno di Maria - La buona novella - Fabrizio De André - Cover - Live - Jam TV

Perturbazione – Il sogno di Maria (Fabrizio De André Cover) (Live)

Il brano è tratto da La buona novella (dal vivo con Nada e Alessandro Raina), registrazione live dell’album di De André, uscito nel 1970

Il sogno di Maria di Fabrizio De André, eseguito in versione acustica da Tommaso Cerasuolo alla voce e Cristiano Lo Mele alla chitarra dei Perturbazione, è il brano che qui viene proposto e che è stato registrato dal vivo negli studi di Jam TV.

Il brano è incluso in La buona novella (dal vivo con Nada e Alessandro Raina) (Iceberg/Warner Music Italia), una registrazione live dell’album originale di De André pubblicato nel 1970. Questa reinterpretazione, rimasta inedita fino al 2024, ripropone l’intero disco in versione dal vivo (qui la nostra intervista al gruppo).

I Perturbazione, gruppo pop-rock italiano, hanno deciso di eseguire l’intero album secondo il loro stile, mantenendo comunque il contenuto originale delle canzoni di De André. L’operazione si rivolge sia agli ascoltatori abituali del cantautore, sia a chi segue la band.

La buona novella, quarto album di De André, si ispira ai Vangeli apocrifi. Il disco presenta arrangiamenti folk e orchestrazioni curate da Gian Piero Reverberi. De André lo ha descritto come il suo lavoro più rappresentativo, interpretando la figura di Gesù in chiave personale e laica.

Il progetto è nato in occasione del quarantennale dell’uscita dell’album, con un concerto che si è tenuto il 23 ottobre 2010 al Teatro Civico di Varallo Sesia (VC). All’epoca, la formazione dei Perturbazione era composta da Tommaso Cerasuolo (voce), Cristiano Lo Mele (chitarre, synth, elettronica), Gigi Giancursi (chitarre, cori), Elena Diana (violoncello, cori), Alex Baracco (basso, cori) e Rossano Antonio Lo Mele (batteria).

Venerdì 27 giugno l’interpretazione dei Perturbazione de La buona novella di Fabrizio De André torna a Milano sul palco de “L’Altra Milano”. Tutte le info sono qui.

Addio a Mick Ralphs

Addio a Mick Ralphs, chitarrista e fondatore dei Mott the Hoople e dei Bad Company

Sua l’intro di chitarra di All The Young Dudes, ha collaborato tra gli altri anche con George Harrison e David Gilmour

 

Mick Ralphs, chitarrista e membro fondatore di Mott the Hoople e Bad Company, è morto all’età di 81 anni dopo una lunga malattia. La notizia è stata diffusa ieri attraverso un comunicato pubblicato sul sito ufficiale della band (ne abbiamo parlato anche qui in Music is Love).

Ralphs aveva subito un ictus nel novembre 2016, pochi giorni dopo quella che sarebbe stata la sua ultima esibizione: un trionfale concerto alla O2 Arena di Londra con i Bad Company, durante il tour di reunion. Da allora era rimasto costretto a letto. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle circostanze del decesso.

Nato a Stoke Lacy, nell’Herefordshire, Ralphs iniziò a suonare la chitarra da adolescente e si appassionò al blues. Nel 1966 co-fondò il gruppo Doc Thomas Group, che nel 1969 si trasformò nei Mott the Hoople. Con loro scrisse brani come One of the Boys, Sucker e Ready for Love, quest’ultimo poi ripreso dai Bad Company. Mick Ralphs lasciò la band nel 1973, poco dopo il successo ottenuto con All the Young Dudes, scritto e prodotto da David Bowie: fu lui infatti che grazie a quel brano allungò la carriera del gruppo, scioltosi comunque pochi anni dopo.

Tra i fan della prima ora dei Mott the Hoople c’era infatti proprio David Bowie, che in quel periodo stava iniziando a imporsi come una delle figure chiave del rock britannico. Bowie ammirava profondamente la band guidata da Ian Hunter e, venuto a sapere del loro imminente scioglimento, decise di intervenire.

In un primo tentativo, Bowie inviò loro una demo di Suffragette City, proponendola come singolo. Sulla cassetta c’era il suo numero di telefono: fu il bassista Peter Overend Watts a chiamarlo, spiegandogli che il brano non rispecchiava lo stile della band e, comunque, che si stavano per sciogliere.

Bowie però non volle accettare questa decisione. Era convinto che i Mott the Hoople meritassero un’altra possibilità, magari grazie a quella hit che ancora mancava. Se Suffragette City non aveva funzionato, serviva qualcos’altro. Nel giro di due ore, Bowie scrisse una nuova canzone. Richiamò Watts e gli disse: “Dopo la nostra telefonata ho scritto un pezzo, penso sia fantastico”.

Il manager di Bowie, Tony DeFries, con la sua agenzia MainMan, nel frattempo mise sotto contratto la band. Pochi giorni dopo, David incontrò Watts per fargli ascoltare in acustico il nuovo brano, ancora incompleto. Era All the Young Dudes.

“L’ho scritta letteralmente in un’ora, appena saputo che si stavano sciogliendo. Pensavo fosse una band valida, e mi sembrava interessante provare a tenerli uniti con una canzone” disse Bowie.

Missione compiuta. Quando la suonò per la band, Bowie era visibilmente nervoso, mentre i Mott erano seduti in cerchio attorno a lui. Ma bastarono poche note perché Ian Hunter capisse che quella canzone era perfetta: “La prima cosa che notai fu che potevo cantarla, non sono un cantante universale. E poi, senza dubbio, era una grande canzone”.

Prima di registrarla, però, DeFries dovette trovare il modo di liberare i Mott dal contratto con la Island Records. Una volta risolto il problema, la band si rinchiuse in gran segreto agli Olympic Studios di Londra, nella notte del 14 maggio 1972, per iniziare le registrazioni.

Dall’altra parte del vetro, nello Studio 2, c’erano David Bowie, Mick Ronson e il tecnico del suono Keith Harwood. Bowie registrò una traccia vocale guida per Hunter, ma non era del tutto soddisfatto del finale del brano. Mancava qualcosa.

Fu Hunter a trovare la soluzione in modo piuttosto insolito. Ricordando una recente lite con uno spettatore durante un concerto al Rainbow Theatre, improvvisò in studio alcune frasi che aveva urlato in quell’occasione come “Hey, you down there, you with the glasses!” da sovrapporre ai cori finali.

Un’idea di Bowie completò il tutto: far registrare i battiti di mani della band stipata nel bagno degli studi, per aggiungere un’ulteriore atmosfera corale al brano.

All the Young Dudes fu pubblicata dalla CBS il 28 luglio 1972 e fu subito un successo: raggiunse il terzo posto nella classifica dei singoli più venduti nel Regno Unito e il 37° nella Billboard americana. Divenne un inno glam rock, cantato da migliaia di giovani e rilanciò la carriera dei Mott the Hoople.

Fermi i meriti di David Bowie come autore del brano, anche il gruppo ci mise del suo con l’arrangiamento, a partire dall’intro di chitarra, ideato da Mick Ralphs.

 

Come già accennato in precedenza, il chitarrista abbandonò la band dopo il successo di All The Young Dudes e in seguito formò i Bad Company insieme a Paul Rodgers (voce, ex Free), Simon Kirke (batteria, anche lui ex Free) e Boz Burrell (basso e voce, ex King Crimson). Con i Bad Company Mick Ralphs co-scrisse alcuni dei più grandi successi della band, come Can’t Get Enough, Good Lovin’ Gone Bad e Feel Like Makin’ Love.

Nel corso della sua carriera, Ralphs collaborò anche con artisti del calibro di George Harrison, con cui scrisse Flying Hour, e David Gilmour, con cui andò in tour. Pubblicò inoltre tre album da solista e partecipò a varie reunion sia con i Mott the Hoople che con i Bad Company, band quest’ultima che a novembre di quest’anno sarà ufficialmente introdotta nella Rock and Roll Hall of Fame.

I suoi ex compagni di band lo hanno ricordato con parole piene di affetto. Paul Rodgers ha scritto: “Il nostro Mick se n’è andato, il mio cuore è crollato. Ci ha lasciato canzoni eccezionali e tanti ricordi. Era mio amico, il mio partner nella scrittura, un chitarrista straordinario e versatile, con un senso dell’umorismo incredibile. Nella nostra ultima conversazione, pochi giorni fa, abbiamo riso insieme – ma non sarà l’ultima. I ricordi di Mick continueranno a farci sorridere. Ci rivedremo in paradiso”.

Anche Simon Kirke ha voluto rendergli omaggio: “Era un caro amico, un compositore meraviglioso e un chitarrista eccezionale. Ci mancherà profondamente”.

 

So long, Mick…

Omar Pedrini - Hey Hey, My My - Neil Young Cover - Live - Jam TV

Omar Pedrini – Hey Hey, My My (Neil Young Cover) (Live)

Omar Pedrini omaggia Neil Young dal vivo negli studi di Jam TV con una sua versione di Hey Hey, My My (Into The Black)

Omar Pedrini ci propone una versione voce e chitarra acustica di un grande classico di Neil Young: Hey Hey, My My (Into The Black).

Questa canzone, contenuta nell’album di Neil Young Rust Never Sleeps, uscito nel 1979, esiste in due versioni leggermente diverse: Hey Hey, My My (Into The Black) è la versione elettrica, mentre My My, Hey Hey (Out Of The Blue) è quella acustica.

Neil Young la registrò insieme alla sua storica band, i Crazy Horse, tornando a collaborare con loro in studio per la prima volta dopo l’album Zuma del 1975. La famosa espressione “rust never sleeps” (la ruggine non dorme mai), che dà anche il titolo al disco, nasce durante una jam session con la band Devo e rappresenta perfettamente il senso del brano: la lotta continua contro l’usura, la stagnazione e il deterioramento creativo.

Nei testi si citano due icone del rock: “The King” (Elvis Presley) e Johnny Rotten, storico frontman dei Sex Pistols, simboli di epoche diverse, ma con un’eredità musicale che continua a vivere.

My My, Hey Hey è l’ultima traccia della parte elettrica di Rust Never Sleeps, che si contrappone alle prime cinque canzoni acustiche del disco, creando un forte contrasto tra due anime di Neil Young.

Springsteen biopic

Bruce Springsteen, arriva il biopic che racconta la nascita di “Nebraska”

Dal 24 ottobre al cinema Springsteen: Liberami dal Nulla con Jeremy Allen White nei panni del Boss

In attesa dell’uscita di Tracks II: The Lost Albums, prevista per il 27 giugno, è stato diffuso il trailer ufficiale del biopic Springsteen: Liberami dal Nulla.

«Qui non c’entrano le classifiche. Qui c’entra Bruce Springsteen», dice Jeremy Strong, nei panni dello storico manager del Boss, Jon Landau, rivolgendosi ai discografici della Columbia Records per presentare il progetto del nuovo album che il cantautore sta preparando. La scena fa parte del già citato primo trailer ufficiale di Springsteen: Liberami dal Nulla, il film biografico dedicato al Boss.

Nel video, Springsteen viene mostrato nel pieno delle registrazioni di quello che diventerà uno dei suoi lavori più amati e rappresentativi, Nebraska, l’album che compose nel 1982 in un momento di profonda crisi personale, due anni dopo The River e due anni prima del successo mondiale di Born in the U.S.A.

Diretto da Scott Cooper e prodotto da 20th Century Studios, il biopic racconterà proprio la genesi di Nebraska, ritraendo Bruce Springsteen — interpretato da Jeremy Allen White — in una fase cruciale della sua carriera, diviso tra il peso del successo e i demoni interiori, ancora lontano dall’icona consolidata che sarebbe diventato di lì a poco.

Qui di seguito si può vedere il trailer in italiano:

Springsteen: Liberami dal Nulla arriverà al cinema il 24 ottobre. Oltre a Jeremy Allen White e Jeremy Strong, il cast include Stephen Graham (nel ruolo del padre, Douglas Springsteen), Gaby Hoffmann (Adele Springsteen, la madre), Odessa Young (Faye, una figura chiave nella vita sentimentale del protagonista) e Johnny Cannizzaro (Steven Van Zandt).

Qui, infine, è disponibile il trailer in lingua originale.

Jack White - Archbishop Harold Holmes

Jack White, a sorpresa il video di “Archbishop Harold Holmes”

Il singolo è tratto da No Name, ultimo album dell’artista uscito nel 2024. Protagonista del video è John C. Reilly, con la regia di Gilbert Trejo e un cast composto da volti noti della scena indie di Los Angeles

È stato pubblicato a sorpresa il videoclip ufficiale di Archbishop Harold Holmes, nuovo singolo di Jack White.

La regia è firmata da Gilbert Trejo, mentre il protagonista del video è John C. Reilly, attore e musicista, che interpreta il personaggio centrale del brano, cioè una figura religiosa dal carattere marcato. L’idea del video è nata dallo stesso Reilly, amico di lunga data di Jack White e attivo recentemente anche nel panorama musicale con il progetto Mister Romantic e l’album d’esordio What’s Not To Love?.

Il videoclip è stato girato in una chiesa di Los Angeles e vede la partecipazione di numerosi nomi della scena indie statunitense, tra cui Sami Perez (Cherry Glazerr), Staz Lindes (Paranoyds), anche volto di YSL Beauty, Misha Lindes (Sadgirl), e Arrow de Wilde (Starcrawler), oltre ad altri ospiti.

Qui di seguito si può vedere il video di Archbishop Harold Holmes, nuovo singolo di Jack White:

Il brano è tratto dall’album No Name, pubblicato da Jack White nel 2024 tramite la sua etichetta Third Man Records. L’intero disco è stato prodotto secondo la filosofia indipendente che contraddistingue da sempre l’artista: registrato tra il 2023 e il 2024 nei Third Man Studios, stampato da Third Man Pressing e distribuito internamente.

Dopo aver portato il No Name Tour in Nord America, Europa, Regno Unito e Giappone, White è atteso in estate in diversi festival internazionali, tra cui il Back Cove Music & Arts Festival (Portland), Bourbon & Beyond (Louisville), Riot Fest (Chicago) e il CBGB Festival (Brooklyn).

Comfort Festival 2025

Comfort Festival, presentata l’edizione 2025

Comfort Festival 2025: il festival si svolgerà a Cinisello Balsamo, presso Villa Casati Stampa, tra grandi nomi, cultura e identità locale

 

È stato presentato a Villa Casati Stampa, a Cinisello Balsamo, il Comfort Festival 2025, giunto alla sua quarta edizione, in partenza il 4 luglio. Cinque giornate – il 4, 5, 9, 11 e 13 luglio – in cui rock, blues, soul e contaminazioni moderne si alterneranno sul palco di una delle location più suggestive dell’area metropolitana di Milano.

Alla conferenza sono intervenuti Claudio Trotta, mente e organizzatore dell’evento, Massimo Poggini, il Sindaco di Cinisello Balsamo, Giacomo Ghilardi, Don Ampelio Crema e altri ospiti: tutti concordi nel dire che questo è solo l’inizio. Era presente anche Fabio Treves che con la sua Treves Blues Band calcherà il palco del Comfort Festival nella data dell’11 luglio.

Un progetto culturale con un’identità precisa e una missione chiara: rafforzare il senso di comunità, coinvolgere il pubblico giovane, sostenere l’economia locale e valorizzare un patrimonio come Villa Casati Stampa, troppo a lungo sottoutilizzato. Il festival non è solo musica, ma anche visione: una rete pubblico-privata solida – comune, fondazioni, imprese – che lavora per fare di questo evento un riferimento culturale annuale. E la line up è all’altezza: Warren Haynes, Ana Popović, Ben Harper, Wolfmother, Blackberry Smoke e il gran finale con Joe Satriani e Steve Vai nella SatchVai Band. Sul palco anche Dario Sansone, la Treves Blues Band, come già accennato e tanti altri protagonisti della scena internazionale.

Ma Comfort Festival sarà molto di più: presentazioni di libri e vinili, attività culturali con il territorio, street food d’eccellenza e costi dei biglietti accessibili per tutti. Virgin Radio radio è la radio ufficiale dell’evento e Buscadero, Classic Rock, NordMilano24 e La Città sono media partner. Il Comfort Festival si candida a diventare un punto fermo della stagione estiva italiana. Comfort Festival: dove la grande musica incontra l’identità. In conclusione ascoltiamo un breve estratto della conferenza stampa, in cui Claudio Trotta ci spiega il perché della scelta di villa Casati Stampa a Cinisello Balsamo, come location per il Comfort Festival e di cosa il Comfort Festival rappresenterà.

Patrizia Cirulli - Il Sultano Di Babilonia E La Prostituta - Live - Jam TV

Patrizia Cirulli – Il Sultano Di Babilonia E La Prostituta (Angelo Branduardi Cover) (Live)

Un omaggio acustico di Patrizia Cirulli a Branduardi e alla spiritualità di Francesco d’Assisi con Il Sultano Di Babilonia E La Prostituta

Patrizia Cirulli ci regala un’esibizione dal vivo negli studi di Jam TV con la sua versione de Il Sultano Di Babilonia E La Prostituta, brano tratto dal suo nuovo progetto discografico Il Visionario (Francesco d’Assisi). L’album nasce come un omaggio acustico a L’infinitamente piccolo di Angelo Branduardi, raccolta in cui il cantautore ha musicato le Fonti Francescane.

Il Visionario (Francesco d’Assisi) è dunque una rilettura in chiave acustica dell’opera di Branduardi, reinterpretata da Patrizia Cirulli con delicatezza e rispetto. “Apprezzando molto sia la figura di San Francesco, sia quella di Angelo Branduardi – racconta la cantautrice – ho deciso di reinterpretare l’intero lavoro filtrando i brani attraverso il mio personale sentire ma sempre con grande rispetto verso le composizioni originali”. La scelta di un suono minimale – chitarre, violino/viola e percussioni – riflette una volontà precisa: rendere omaggio al messaggio francescano attraverso una sorta di “povertà” strumentale che esalti l’essenza delle composizioni. Al centro di questo lavoro c’è l’idea di un ritorno all’essenziale, all’interiorità, a quella comunione con il creato che Francesco ha saputo tradurre in poesia e vita. Figura ribelle e visionaria, Francesco ha lasciato un’eredità spirituale e culturale di straordinaria attualità. Non a caso è considerato il primo poeta della letteratura italiana, autore del celebre Cantico delle Creature. Nello stesso anno, il 1225, scrisse anche Audite poverelle, un testo toccante dedicato a Chiara e alle sorelle del Monastero di San Damiano. “Mi ha molto emozionato interpretare questo brano – spiega Patrizia Cirulli, – mi sono sentita coinvolta in questo messaggio spirituale di Francesco, questa sua vicinanza al femminile che diventa poi canto universale”.

Da anni impegnata nel mettere in musica i versi dei grandi poeti, Patrizia Cirulli unisce in questo progetto il suo amore per la parola e per la melodia, rendendo omaggio non solo a Francesco d’Assisi, ma anche al genio compositivo di Branduardi e al legame antico e profondo tra musica e poesia.

Federico Sirianni - Nel fuoco - Live - Jam TV

Federico Sirianni – Nel fuoco (Live)

Federico Sirianni ci propone una versione voce e chitarra di Nel fuoco, primo brano presente nel suo nuovo album

Federico Sirianni ci fa ascoltare dal vivo negli studi di Jam TV Nel fuoco, il brano che apre il suo nuovo album La promessa della felicità, lavoro descritto dal cantautore come “un viaggio musicale alla ricerca della felicità o meglio del mistero di essa”.

La promessa della felicità, uscito per Squilibri, racconta una condizione in cui l’inquietudine interiore sembra trovare una tregua nell’attesa, nei piccoli momenti della vita quotidiana. Ogni canzone accompagna l’ascoltatore lungo un percorso personale, tra desiderio di cambiamento e accettazione, con uno sguardo rivolto a ciò che resta fuori portata, ma continua ad attrarre: la felicità come orizzonte, ma anche come esperienza fugace.

Il brano che dà il titolo all’album, selezionato nel 2024 tra le cinque migliori canzoni dell’anno dalla Giuria del Premio Tenco, ha segnato la direzione del disco. Federico Sirianni, definito da Bruno Lauzi come “il vero erede della storica scuola genovese”, conferma anche in questo lavoro una scrittura personale che predilige l’incontro tra musica e parole, al di là delle tendenze del momento.

Con la direzione artistica di Michele Gazich, l’album assume una struttura essenziale e prevalentemente acustica. Pianoforte, chitarra e archi costruiscono un suono misurato, a tratti orchestrale, impreziosito dalla presenza di Rafael Gayol, storico batterista di Leonard Cohen.

In questo nuovo lavoro, che segna un momento importante del suo percorso artistico, Sirianni propone un invito a un cambiamento interiore, senza facili soluzioni, mentre le immagini di Romina Di Forti aggiungono al disco ulteriori suggestioni visive che ne ampliano il racconto.

Brian Wilson

Brian Wilson, ricordi di un genio del pop – Con Ezio Guaitamacchi e Aldo Pedron

Ricordando Brian Wilson, cofondatore e principale compositore dei Beach Boys, con Aldo Pedron, tra carriera, aneddoti personali e curiosità

 

L’11 giugno è scomparso Brian Wilson, cofondatore e principale compositore dei Beach Boys e per l’occasione abbiamo registrato una chiacchierata per ricordarlo tra Ezio Guaitamacchi e il più grande esperto in materia, Aldo Pedron. Oltre alle curiosità riguardanti la carriera dello stesso Brian Wilson, il giornalista e scrittore ci ha raccontato anche alcuni aneddoti personali… come quella volta in cui andò a visitare la Cappella Sistina in compagnia del grande genio del pop o quell’altra in cui andò addirittura a casa sua in California…

 

Nato il 20 giugno 1942 a Inglewood, California, Brian Wilson ha rivoluzionato la musica popolare degli anni ’60 con i Beach Boys, introducendo armonie vocali sofisticate e arrangiamenti innovativi. Tra gli album più rappresentativi non si può non citare Pet Sounds del 1966, pietra miliare della musica moderna che ha influenzato artisti di diversi generi e generazioni.

Nel corso della sua vita, Wilson ha affrontato numerose sfide personali, tra cui problemi di salute mentale e dipendenze, che ne hanno rallentato la carriera. Nel 2024, dopo la morte della moglie Melinda, è stato messo sotto tutela legale a causa di un disturbo neurocognitivo che limitava la sua capacità di prendersi cura di sé. Nonostante ciò, la sua musica ha continuato a essere celebrata e studiata in tutto il mondo.

Wilson lascia un’eredità duratura, considerato uno dei più grandi innovatori nella storia della musica pop. La sua influenza si riflette nella produzione di innumerevoli artisti e nel riconoscimento universale del suo talento come compositore e arrangiatore.

So long, Brian…

David Byrne © Shervin Lainez

David Byrne, “Everybody Laughs”

(David Byrne © Shervin Lainez)

Nuovo singolo per l’ex frontman dei Talking Heads che anticipa un nuovo album solista in arrivo. Il lavoro sarà presentato in un tour che farà tappa anche in Italia a febbraio 2026

David Byrne sta per pubblicare un nuovo album di inediti (oggetto di una nostra diretta della rubrica Music is Love) che si intitola Who Is the Sky? e che uscirà il 5 settembre per Matador Records. È il suo primo lavoro dopo American Utopia, che non è stato solo un disco, ma un vero e proprio progetto artistico. Dopo l’uscita nel 2018, American Utopia è diventato uno spettacolo teatrale di successo a Broadway (che noi abbiamo visto e di cui parlammo qui) e poi un film diretto da Spike Lee, che ha tradotto tutta l’energia dello show in chiave cinematografica.

Who Is the Sky? è prodotto da Kid Harpoon, già al lavoro con Harry Styles e Miley Cyrus, e include 12 brani arrangiati dalla Ghost Train Orchestra, un ensemble newyorkese con una formazione molto ricca, composta da archi, fiati, percussioni, chitarre…

Ci sono ospiti importanti, come St. Vincent, con cui David Byrne fece anche un album nel 2012 dal titolo Love This Giant, Hayley Williams dei Paramore, Tom Skinner degli Smile e Mauro Refosco, già presente in American Utopia. Il primo singolo, Everybody Laughs, è stato scritto da Byrne osservando la vita quotidiana a New York e cercando di raccontare tutto questo con ironia ma anche con profondità. Il brano è accompagnato anche da questo video diretto dall’artista multimediale Gabriel Barcia-Colombo:

Il titolo Who Is the Sky? riflette le domande che si è posto in quel periodo: che senso ha scrivere canzoni? Perché lo faccio? Mi piace ancora farlo?

Il tour mondiale partirà il 14 settembre da Providence, negli Stati Uniti, con 13 musicisti, cantanti e ballerini. L’Europa lo vedrà nel 2026, con due date anche a Milano, il 21 e 22 febbraio al Teatro degli Arcimboldi.

Poco prima dell’uscita del nuovo singolo e dell’annuncio del nuovo album, Byrne è tornato anche a sorpresa su un palco: sabato sera, al Governors Ball di New York, è stato ospite infatti di Olivia Rodrigo durante il suo set da headliner. Insieme hanno fatto una cover di Burning Down the House, uno dei brani simbolo dei Talking Heads. I due si erano già incontrati lo scorso anno al Madison Square Garden, quando Byrne era stato avvistato tra il pubblico del concerto di Olivia.

Questo è il video della performance:

Infine, a proposito di Talking Heads, qualche giorno fa abbiamo visto il video ufficiale di Psycho Killer per celebrare il primo concerto del gruppo al CBGB di New York, svoltosi il 5 giugno 1975.

Niccolò Fabi - Libertà negli occhi - Jam TV

Niccolò Fabi, il nuovo album è “Libertà negli occhi”

Niccolò Fabi presenta il suo nuovo album Libertà negli occhi, un percorso profondo, non soltanto individuale, ma anche collettivo

 

Libertà negli occhi è il nuovo album di inediti di Niccolò Fabi. Uscito a sei anni di distanza da Tradizione e tradimento, il precedente lavoro del cantautore in cui erano presenti nuovi brani, l’album è nato in realtà in due momenti differenti, come ci ha raccontato lo stesso Niccolò Fabi.

 

Le nove tracce di Libertà negli occhi sono state realizzate nella fase finale in Trentino Alto Adige, nello Chalet del Lago dei Caprioli di Pellizzano (TN), località della Val di Sole, un luogo la cui atmosfera è stata immortalata anche nella foto di copertina scattata dal cantautore.

 

Oltre all’ambientazione, per questo nuovo album sono stati importanti anche i compagni di viaggio, vecchi e nuovi, di Niccolò Fabi.

 

Nei formati fisici di Libertà negli occhi, si possono leggere i testi delle canzoni, c’è uno scritto inedito del cantautore e sono presenti poi alcune foto che raccontano il luogo in cui l’album è stato ultimato. L’amore capita, Acqua che scorre e Al cuore gentile sono solo alcuni dei brani già accompagnati anche dai relativi video di questo percorso profondo, non soltanto individuale, ma anche collettivo, di un lavoro che si apre con Alba, una canzone le cui uniche parole sono: “Io sto nella pausa che c’è tra capire e cambiare”.

 

Il tour vero e proprio avrà luogo in autunno nei teatri, ma la prima data in cui verranno suonate le canzoni di Libertà negli occhi è quella del prossimo 14 giugno in Val di Sole alle ore 13:00 a Vermiglio (TN), Località Palù. Il concerto è a ingresso gratuito in questo posto scelto ovviamente non a caso da Niccolò Fabi, in quanto è molto vicino al luogo in cui l’album è stato realizzato.

Springsteen McCartney 2025

Bruce Springsteen e Paul McCartney (di nuovo) insieme sul palco

All’Anfield Stadium di Liverpool Paul McCartney e Bruce Springsteen hanno suonato di nuovo insieme un paio di brani

 

Paul McCartney ha raggiunto a sorpresa sul palco Bruce Springsteen ieri, sabato 7 giugno, per la seconda delle due date in programma del Boss all’Anfield Stadium di Liverpool. Sir Paul è arrivato per la lunga parte finale dei bis e i due, insieme alla E Street Band, hanno interpretato Can’t Buy Me Love dei Beatles e Kansas City, brano divenuto famoso in una versione di Little Richard e poi ripreso anche dai Fab Four.

Qui di seguito si può vedere il video dell’esibizione:

 

Non è la prima volta che i due condividono lo stesso palco: è già successo nel 2012 a Londra quando però l’organizzazione dell’Hard Rock Calling staccò loro la corrente; poi è stato Springsteen a raggiungere McCartney sul palco del Madison Square Garden nel 2017 per un paio di brani insieme; nel 2022 poi, in occasione dei quasi 80 anni di sir Paul, il Boss è salito sul palco del MetLife Stadium di East Rutherford, New Jersey, serata in cui fu ospite anche Jon Bon Jovi; infine al Glastonbury 2022 Paul McCartney è stato raggiunto da Bruce Springsteen e Dave Grohl.

Storia di un’amicizia che prosegue negli anni e che ha ovviamente e inevitabilmente come minimo comune denominatore la musica.

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