Titti Santini – Impresario e Manager Musicale

Intervista a Titti Santini, Manager Musicale, Impresario, Managing Director di Ponderosa Music&Art

Billy Joel

9 novembre 1973 – Billy Joel, esce “Piano Man”

Esce Piano Man, l’album che trasforma lo sconosciuto Billy Joel in una leggenda

 

Esce nei negozi d’America l’album che consegna alla storia del rock una nuova leggenda. Quella di Billy Joel che, da quel momento, diventa per tutti Piano Man, proprio come il titolo del disco in questione.

Secondo capitolo della carriera discografica del ragazzo, nato nel Bronx e cresciuto a Hicksville, che dopo aver visto i Beatles allo show tv di Ed Sullivan ha con tenacia seguito la sua vocazione musicale, Piano Man è un progetto fortemente influenzato dall’approccio stilistico di Elton John.

Sorta di concept ambientato nel vecchio west (come andava di moda in quegli anni), il lavoro ha una genesi laboriosa. Un po’ in virtù di dissapori e beghe legali tra la prima etichetta di Joel e la sua nuova casa discografica, la leggendaria Columbia e un po’ perché, il trasferimento del newyorkese Billy Joel nella soleggiata California necessita di tempo affinché l’artista riesca ad ambientarsi. Eppure, proprio in un piccolo club di Los Angeles, dove si esibiva con lo pseudonimo di Billy Martin, un talent scout della Columbia vede Joel in azione e lo mette sotto contratto.

La title track Piano Man parla proprio dei giorni in cui Joel sbarcava il lunario nei piano bar della “città degli Angeli”. È un successo istantaneo: da artista semisconosciuto, il cantautore newylorkese balza ai primi posti delle classifiche di vendita. La stella di Billy Joel, da allora, non si è mai più spenta.

Joni Mitchell

7 novembre 1943 – Nasce Joni Mitchell, futura regina degli hippie

Inizia oggi la storia della prima vera cantautrice, unica futura rivale di Bob Dylan: Joni Mitchell

 

Oggi, 7 novembre 1943

A Fort Macleod, sperduto paesino nello stato di Alberta, Canada, nasce una bella bimba chiamata Roberta Joan. La mamma, Myrtle Anderson, è un’insegnante, il papà Bill Anderson un ufficiale della Royal Canadian Air Force. Per via della sua professione, gli Anderson hanno girato diverse città e neanche questa sarà quella definitiva. Quando la piccola Joan (che tutti chiamano Joni) avrà 11 anni, si fermeranno a Saskatoon, luogo che lei considererà sempre la sua città d’adozione.

Come tanti bambini canadesi (incluso il futuro collega e amico Neil Young) a 9 anni Joni contrae la poliomielite causata da un’epidemia: ricoverata in ospedale, ne esce perfettamente guarita. Ed è proprio durante quelle settimane passate in ospedale che scopre la bellezza del canto: “Mi dissero che forse non avrei più potuto camminare. Che non avrei potuto tornare a casa per Natale. Allora cominciai tutti i giorni a cantare canzoni natalizie. A volte, le cantavo a squarciagola tanto che, il ragazzo che era nel letto accanto al mio, si lamentava. Ma, facendo così, ho scoperto che potevo diventare una intrattenitrice …”

A 9 anni la piccola Joni comincia anche a fumare, una abitudine che non riuscirà mai a lasciare, e che negli anni ha inciso sulla qualità della sua formidabile voce. Una voce che le permetterà di inaugurare pochi anni dopo una delle più sorprendenti e affascinanti carriere musicali: sposatasi giovanissima con il folksinger Chuck Mitchell (di cui conserverà il cognome nonostante il precoce divorzio), si stabilisce prima a Chicago e poi a New York, nella rigogliosa scena del Greenwich Village.

Ma sarà la creativa California ad attirarla definitivamente: prodotta da David Crosby, Joni Mitchell diventa la “regina degli hippie”, la prima cantautrice donna della storia, l’unica femmina in grado di rivaleggiare con Bob Dylan.

Intervista a Laurie Anderson – Heart Of A Dog

Laurie Anderson è venuta in Italia per parlarci di “Heart Of A Dog”, suo ultimo progetto cinematografico dedicato alla sua amata cagnetta Lolabelle

U2-1996

1° novembre 1996 – U2 in studio (e su Internet)

Una telecamera installata in studio mostra su Internet tutti i retroscena della registrazione dell’album Pop degli U2

 

Oggi, 1° novembre 1996

Gli irlandesi U2 sono fra i primi grandi gruppi rock a sfruttare le possibilità promozionali offerte da Internet. Consci dell’enorme aspettativa che circonda il loro nuovo album, che s’intitola Pop e che viene pubblicato in marzo, hanno installato da oggi una telecamera nel loro studio di registrazione di Dublino.

Tramite il sito della Island, la casa discografica del gruppo, per una ventina di giorni i fan possono vedere al lavoro il quartetto di Bono, The Edge & Co.: le prove, gli scherzi davanti alla telecamera, i momenti di pausa, frammenti di canzoni.

Il 20 novembre, infine, Bono annuncia la fine delle session usando la frase che chiudeva i concerti di Presley: “Elvis just left the building, Elvis ha lasciato l’edificio”.

È dal 1991 che gli U2, e Bono in particolare, flirtano con le possibilità e le storture offerte dalla civiltà della comunicazione.

L’hanno fatto nelle tournée di Achtung Baby e Zoo Tv, criticando con una spettacolare messa in scena il potere obnubilante dei mass media.

Già nel giugno del ’97 trasmettono un intero concerto sul loro sito ufficiale. Il futuro bussa alla porta e gli U2 non si fanno trovare impreparati…

MTV Unplugged

31 ottobre 1989 – MTV Unplugged

New York, National Video Center: da un’idea del cantautore Jules Shear nasce MTV Unplugged

 

Oggi, 31 ottobre 1989

New York, National Video Center

Negli studi sulla 42esima Strada dove Sydney Pollack e Dustin Hoffman hanno girato gli interni di Tootsie, il gruppo inglese degli Squeeze, la cantante Syd Straw e il chitarrista dei Cars, Elliot Easton, si esibiscono per le telecamere di MTV. Al posto di imbracciare strumenti elettrici eseguono le proprie canzoni in versione acustica. S’inaugura così un nuovo programma di chiamato MTV Unplugged. La prima puntata viene trasmessa il 26 novembre.

Unplugged significa letteralmente “senza spina” e sottintende l’idea che i musicisti si esibiscano suonando strumenti acustici che non necessitano di corrente elettrica per essere amplificati. In realtà nel programma vengono usate anche chitarre e tastiere elettriche, ma inserite in un contesto sonoro scarno, ideale per esaltare le qualità del songwriting e recuperare le radici delle canzoni, spesso nate alla chitarra acustica o al pianoforte.

L’idea è venuta a un cantautore di nome Jules Shear, che conduce i primi 13 episodi del programma. Nel giro di un paio d’anni la moda unplugged travolge il mondo del pop-rock. L’idea, imitata e replicata anche fuori dal contesto televisivo, crea una sorta di revival della musica acustica.

MTV Unplugged è un palcoscenico formidabile per esaltare performer di matrice folk, ma anche un’occasione irripetibile di vedere gruppi e cantanti alle prese con un contesto sonoro per loro inusuale. Gli artisti che fanno la fila per esibirsi con la “spina staccata” sono tanti e famosi: da Paul McCartney ai R.E.M., da Rod Stewart ai Pearl Jam. Alcune esibizioni entrano nella storia. È il caso dei Nirvana, che davanti alle telecamere di MTV scrivono il loro testamento musicale, e di Eric Clapton, che offre una versione deliziosamente acustica del suo repertorio prossimo al blues.

29 ottobre 1988 - Enya "Orinoco Flow"

29 ottobre 1988 – Enya prima in classifica con “Orinoco Flow”

Al primo posto delle classifiche inglesi c’è Enya con Orinoco Flow, canzone tratta dal suo secondo album solista Watermark

 

Oggi, 29 ottobre 1988

Al primo posto delle classifiche inglesi c’è un pezzo molto suggestivo capace di mescolare suoni e atmosfere delle tradizioni celtiche con la morbidezza acustica e immaginifica della musica New Age. La canzone si chiama Orinoco Flow ed è tratta da Watermark, secondo episodio solista della cantante e musicista irlandese Enya.

Nata nel 1961 a Gweedore, nel Donegal (sulla costa occidentale d’Irlanda, contea in cui si parla ancora il gaelico) Ethnie Patricia Nì Brahonain (o più semplicemente Enya Brennan) è la più giovane dei Brennan, famiglia musicale nota agli appassionati per aver dato vita a metà anni 70 a uno dei gruppi più raffinati del folk revival irlandese, i Clannad.

Enya, dopo un paio di dischi con i suoi fratelli, viene chiamata a scrivere le musiche di The Celts, serie di documentari per la BBC che racconta la storia, i costumi, le tradizioni e la cultura del popolo celtico. La sua musica tradizionale, rivista in chiave estremamente moderna, piace moltissimo. Ma non riesce ad avere un vero successo di pubblico anche perché Enya non vuole fare concerti. Preferisce un ruolo defilato, dice. Anche se, qualcuno sostiene, la sua musica sia, in realtà, prefabbricata. E che lei non sia in grado di riproporla in modo credibile sul palco.

Certamente, la coppia di autori e produttori formata da Nick e Roma Ryan è il vero segreto della formula di Enya. Che, di suo, ci mette però il volto (grazioso) e la voce (gradevole).

27 ottobre 1975 - Bruce Springsteen su due copertine di settimanali

27 ottobre 1975 – Bruce Springsteen su due copertine di settimanali

Sulle copertine dei due maggiori settimanali americani, Time e Newsweek, c’è Bruce Springsteen. Curiosa coincidenza o sagace mossa promozionale della casa discografica e del management dell’artista?

 

Stamattina, chi si reca nelle edicole americane rimane sorpreso nel trovare sulle prime pagine dei due maggiori settimanali americani, Time e Newsweek, il medesimo soggetto: un cantante rock, di nome Bruce Springsteen, al quale sono dedicati lunghi servizi di approfondimento.

Per alcuni, la curiosa coincidenza (che crea notevole imbarazzo nelle redazioni delle due prestigiose testate) fotografa quello che sta diventando il fenomeno musicale del decennio. Per altri, i più maliziosi, il fatto viene visto come sagace mossa promozionale della casa discografica e del management dell’artista. Springsteen stesso rimane disturbato da tutto questo interesse mediatico, tanto che pochi giorni dopo, al momento del suo esordio a Londra, strappa i manifesti dei suoi stessi concerti che riportano la celebre frase scritta poco tempo prima dal giornalista Jon Landau (nel frattempo diventato suo manager):

“Ho visto il futuro del rock’n’roll e il suo nome è Bruce Springsteen”.

D’altronde, meno di due mesi prima (il giorno 1° settembre) è uscito il disco più significativo della sua intera carriera, nonché uno degli album più importanti di tutti gli anni 70. Si intitola Born To Run ed è una esplosione di gioiosa consapevolezza, di celebrazione del mito americano della terra promessa e soprattutto uno spumeggiante inno alle radici del rock, in un momento in cui questa musica sta attraversando una delle sue crisi di identità più profonde.

Il disco, e la fama che il musicista ha acquisito grazie alle sue straordinarie esibizioni dal vivo, vere cavalcate rock che durano a volte più di quattro ore, sono la ragione per cui Time e Newsweek hanno deciso di dedicargli la copertina.

È iniziata la leggenda del Boss, che dieci anni dopo, con un altro album che si intitola quasi nello stesso modo, Born In The U.S.A., diventa una star a livello mondiale. Cosa che da allora non ha mai più smesso di essere.

Ozzy Osbourne

26 ottobre 1984 – Ozzy Osbourne e il giorno maledetto

John McCollum, 19 anni, viene trovato senza vita nel suo letto e i genitori incolpano l’ex cantante dei Black Sabbath, Ozzy Osbourne

Oggi, 26 ottobre 1984

Indio, California

John McCollum, 19 anni, viene trovato senza vita nel suo letto.

La causa della morte è certa: si tratta di suicidio.

Il ragazzo si è sparato in testa con una pistola calibro 22.

Alla ricerca di una ragione in grado di spiegare il gesto, i genitori incolpano l’ex cantante dei Black Sabbath, Ozzy Osbourne. Prima di compiere il gesto fatale, il figlio aveva ascoltato ripetutamente la musica di Ozzy e in particolare una canzone intitolata Suicide Solution contenuta nell’album del 1980 Blizzard Of Ozz.

Il rocker l’ha scritta col chitarrista Randy Rhodes e col bassista Bob Daisley in memoria del cantante degli AC/DC Bon Scott, morto per avvelenamento d’alcol, un atto autodistruttivo assimilabile al suicidio.

I genitori sono convinti che il brano possa avere avuto effetti nefasti su una mente particolarmente impressionabile e su un carattere instabile come quello del figlio. A riprova della loro tesi, citano i versi di una strofa: “Prendi la pistola e prova: spara, spara, spara”. Osbourne, del resto, è accompagnato da una fama sinistra che gli è valsa il nomignolo di “principe delle tenebre”. I coniugi McCollum finiscono per far causa al cantante inglese e alla sua casa discografica, la CBS, presso la corte civile della California: il rock finisce alla sbarra, accusato di annebbiare le menti dei ragazzi.

Nel gennaio dell’86 il cantante si presenta davanti a un giudice per difendersi dalle accuse. Due anni dopo un tribunale della California stabilisce definitivamente che la canzone non contiene alcun invito al suicidio.

25 ottobre 1971 – Allman Brothers e l’incrocio maledetto

Macon, Georgia. All’incrocio tra Hill Crest e Bartlett Avenue, a causa di un tragico incidente, Duane Allman perde la vita (proprio come il bassista Barry Oakley un anno dopo)

James Brown

24 ottobre 1962 – James Brown sbanca l’Apollo

The Godfather Of Soul James Brown incanta l’Apollo Theater di New York come altri grandi della black music

 

Oggi, 24 ottobre 1962

Harlem, New York L’Apollo Theater (sulla 125° strada) è dal 1934 il tempio della musica afroamericana. Su questo palco sono decollate le carriere di autentici giganti della black music: Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Sarah Vaughan, The Isley Bros., Stevie Wonder, Aretha Franklin.

Stasera, un altro artista nero ha deciso di accettare la sfida dell’Apollo.

Persino contro la volontà dei suoi discografici.

Lui, James Brown, ha infatti una fede cieca nelle sue doti di formidabile performer e non gli importa se la sua etichetta (la King Records) è scettica sul risultato di quella operazione. Appoggiato dal suo manager Bug Hobgood, Brown va avanti per la sua strada. Così, ha deciso di affittare il celebre teatro a sue spese e ha pure messo in piedi la possibilità di registrare lo show in modo da ricavarne il materiale per un disco dal vivo.

Per rinforzare l’impatto sonoro, Brown ha chiamato The Famous Flames, il trio vocale che lo accompagna abitualmente. In questo concerto, più che in altri, loro hanno un ruolo importante tanto che persino il presentatore di James Brown (Fats Gonder) li lancia quasi fossero i co-protagonisti dello show.

Se lo spettacolo è un successo straordinario, l’album dal vivo va addirittura oltre le aspettative entrando nella leggenda.

Live At The Apollo, pubblicato nel maggio del 1963, balza in testa alle classifiche ma, soprattutto, diventa un grande classico della discografia del Godfather Of Soul James Brown.

JazzMI – Intervista a Luciano Linzi

Uno dei due direttori artistici della serie di eventi ci ha illustrato JazzMI, festival diffuso che si terrà dal 4 al 15 novembre a Milano con oltre 120 eventi. Concerti, mostre, incontri, workshop, rassegne e molto altro in tutta la città

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