Blind Faith

7 giugno 1969 – Blind Faith, primo concerto ad Hyde Park

100.000 persone si sono radunate ad Hyde Park per assistere al concerto gratuito dei Blind Faith, nuovo, attesissimo supergruppo formato da Eric Clapton, Ginger Baker, Stevie Winwood e Ric Grech

 

Oggi, 7 giugno 1969

100.000 persone sono radunate a Hyde Park per assistere al concerto gratuito del nuovo, attesissimo supergruppo formato da Eric Clapton, Ginger Baker, Stevie Winwood e Ric Grech: cioè, 50% dei Cream e 50% dei Traffic.

Si sono chiamati Blind Faith perché hanno davvero una “fede cieca” nel loro progetto che, come dimostra l’album in uscita un paio di settimane dopo il concerto di Hyde Park, riesce magnificamente a fondere le comuni radici dei membri della megaband: rock, blues, folk e psichedelia.

Sul palco, Clapton, Winwood e soci fanno un set di una cinquantina di minuti presentando (di fatto) il repertorio dell’imminente album più una manciata di classici di Spencer Davis Group (I’m A Man), Traffic (Hole In My Shoe) e Cream (I’m So Glad).

Ma i quattro non sono ancora rodati e sono tutti troppo nervosi. “Il nostro primo concerto, e subito ci troviamo di fronte a 100.000 persone … forse non è stata una grande idea”, commenta Winwood. “Sono sceso dal palco che tremavo come una foglia: sembravo un debuttante”, gli fa eco Clapton. “Eravamo troppo agitati e nervosi”, dicono in coro Ginger Baker e Ric Grech.

Il brutto inizio del sodalizio Blind Faith è, purtroppo, un segnale importante per le sorti dell’intero progetto. Il disco viene recensito male dai critici e delude i fan sia di Cream che di Traffic. Quindi, dopo una breve tournée in Scandinavia, nei giorni successivi il concerto di Hyde Park, e una serie di deludenti date americane tra luglio e agosto 1969, l’avventura dei Blind Faith finisce quasi prima di essere cominciata.

A 40 anni di distanza, però, critici e appassionati hanno totalmente rivalutato il disco dei Blind Faith. E, per la loro gioia, anche il concerto di Hyde Park del 7 giugno 1969 è ora disponibile su dvd.

6 giugno 2002 – Overdose di punk

Ore 9 del mattino: il coroner della contea di Los Angeles ha appena finito l’autopsia sul corpo senza vita di Dee Dee Ramone

Alice Cooper

5 giugno 1977 – Il boa di Alice Cooper

Il boa constrictor che Alice Cooper porta abitualmente in scena nei suoi concerti horror è stato azzannato da uno dei topi che costituiscono la sua colazione preferita…

 

Il boa constrictor, lungo quasi 5 metri, che la rockstar americana Alice Cooper è solita portare in scena nei suoi concerti horror, è stato azzannato da uno dei topi che costituiscono la sua colazione preferita.

Nel giro di poche ore, il serpente muore.

Dopo qualche “audizione”, viene prontamente sostituito da un bellissimo esemplare della stessa razza che il cantante battezza Angel.

Vincent Damon Furnier (che cambia legalmente il suo nome nel 1972 in quello di Alice Cooper perché durante una seduta spiritica viene a sapere di essere la reincarnazione di una strega del Diciassettesimo secolo con quello stesso nome), ha in realtà paura dei serpenti.

“Sono gli essere più repellenti che conosca”, dichiara.

“Una sera però”, racconta, “abbiamo saputo che qualcuno si era portato il suo boa nel backstage. Ho pensato: ‘Quasi quasi esco in scena con il serpente addosso…”.

Da quel momento, lo show di Alice Cooper (vero precursore del rock teatrale) si arricchisce di un numero che diventa un classico.

E all’artista di Detroit, scoperto e prodotto da Frank Zappa negli anni Sessanta, passa anche la fobia dei rettili.

“Una sera ero al Marriott Hotel di Knoxville, Tennessee, e ho lasciato il boa nella doccia della mia camera. Poi, sono uscito a cena. Quando sono tornato, il serpente era scomparso: si era infilato nella tazza del bagno e da lì giù nelle tubature. Pur di recuperarlo, hanno chiamato persino dei muratori che hanno spaccato i pavimenti. Niente da fare. Due settimane dopo, mentre mi trovavo in un’altra città, ho letto sul giornale che al Marriott di Knoxville, la country star Charley Pride ha trovato un boa constrictor nella sua camera da letto ed è svenuto.

Era il mio!”

Bruce springsteen - Born In The USA

4 giugno 1984 – Born In The USA: Bruce Springsteen va in classifica

Esce il settimo album della carriera di Bruce Springsteen: si chiama Born In The USA e sarà il suo più grande successo commerciale

 

Oggi, 4 giugno 1984

Esce il settimo album della carriera di Bruce Springsteen.

Si chiama Born In The USA e sarà il suo più grande successo commerciale con oltre 15 milioni di copie vendute soltanto negli Stati Uniti.

Prodotto da Jon Landau, l’album mostra il classic rock del Boss leggermente sporcato dai suoni sintetici tanto in voga in quei primi anni Ottanta. Ma, allo stesso tempo, anche lo straordinario, inesauribile talento compositivo del rocker del New Jersey: basti pensare a ballate affascinanti come My Hometown, a rock song come I’m On Fire o a gloriosi inni come Dancing In The Dark e Glory Days.

La title track viene composta da Springsteen pensando agli effetti che ha avuto la guerra nel Vietnam sugli americani. Un nuovo arrangiamento quasi epico e un videoclip che alterna immagini live di Springsteen e della sua E Street Band a quelle di bandiere a stelle e strisce che sventolano e immagini di vita americana sembrano dare al brano un significato retorico, conservatore e patriottico, piuttosto lontano da quello dell’originale ballata acustica incisa dal Boss nel 1981 (come soundtrack di un film del regista Paul Schrader) e poi accantonata.

La polemica divampa quando, in piena campagna elettorale, il Presidente Ronald Reagan dichiara che “il futuro dell’America si basa sui sogni che covano nei cuori dei suoi cittadini, alimentati da canzoni bellissime come quelle di Springsteen”.

Subito dopo, il suo sfidante alla presidenza, il democratico Walter Mondale, annuncia che da sempre Springsteen è un suo sostenitore.

Jon Landau, manager del Boss, con un comunicato ufficiale prende le distanze da entrambi i candidati.

Ciò nonostante, Born In The USA entra nella storia, così come ovviamente Bruce Springsteen.

Sex Pistols - God Save The Queen

31 maggio 1977 – Sex Pistols, “God Save The Queen”

La BBC annuncia la messa al bando di God Save The Queen, secondo singolo dei Sex Pistols

 

Oggi, 31 maggio 1977

La BBC annuncia la messa al bando del secondo singolo dei Sex Pistols.

Il brano si chiama God Save The Queen, “Dio salvi la Regina”, e viene bollato dalla televisione di Stato inglese come “volgare e di cattivo gusto”.

L’associazione della stampa britannica ammonisce tutte le stazioni radiofoniche affinché non trasmettano la canzone: si rischia di contravvenire agli articoli contenuti nella sezione 4.1.A del Broadcasting Act, il documento ufficiale di regolamentazione dei programmi radiotelevisivi del Regno Unito.

La canzone non ha, musicalmente, nulla a che vedere con l’omonimo inno nazionale inglese. Originariamente, infatti, il pezzo (che paragona la gestione della famiglia reale al regime fascista e sostiene che l’Inghilterra non ha un futuro) doveva intitolarsi proprio No Future.

Ma poi, Malcolm McLaren, scafatissimo manager dei Pistols, approfittando degli imminenti festeggiamenti per il Giubileo d’Argento della Regina Elisabetta, se ne esce con la trovata a effetto.

Non solo: per lanciare il brano, proprio nel giorno dei festeggiamenti, il 9 giugno 1977, fa salire i Sex Pistols su un barcone sul Tamigi e fa loro suonare God Save The Queen di fronte a Westminster.

Pubblicata il 2 giugno 1977, la canzone va al secondo posto in classifica, dietro al brano The First Cut Is The Deepest di Rod Stewart.

Qualcuno sostiene che il pezzo dei Pistols abbia venduto di più ma che, essendo politicamente scorretto, non può diventare il numero uno. Altri, addirittura, che in quella settimana (pur di non gratificare gli oltraggiosi Pistols) il numero uno in classifica non venga nemmeno assegnato…

paul simon edie brickell

30 maggio 1992 – Il matrimonio di Paul Simon e Edie Brickell

Nella loro lussuosa abitazione di Montauk, sull’estrema punta meridionale di Long Island (New York), si sposano con rito civile Paul Simon e Edie Brickell

 

Oggi 30 maggio 1992,

Nella loro lussuosa abitazione, sull’estrema punta meridionale di Long Island si sposano con rito civile due celebri cantautori nordamericani.

Lui, Paul Simon (50 anni, newyorkese doc), è un’autentica leggenda della musica del Novecento; lei, Edie Brickell (26 anni, texana di Dallas), una piccola, grande promessa del nuovo rock americano.

I due si sono conosciuti sei anni prima, nel 1986, nel corso di una puntata del popolare show televisivo Saturday Night Live.

Lì, Edie con la band New Bohemians, sta cantando il suo grande hit del momento, la divertente What I Am, quando si accorge che Paul Simon la sta guardando, fissa negli occhi, in piedi, di fianco a una delle telecamere.

“Quando incrociavo il suo sguardo”, ricorda oggi la Brickell, “sentivo un tremore lungo tutto il corpo”.

Simon, in fatto di relazioni sentimentali, è tutt’altro che un santo. Sposatosi nel 1969 con Peggy Harper, divorzia da lei nel 1972. Qualche anno dopo, ha un’intensa relazione con l’attrice Diane Keaton (che per lui lascia l’allora marito Woody Allen, proprio durante le riprese del film Io e le donne) prima di sposarsi nel 1983 con un’altra famosa stella di Hollywood, Carrie Fisher, la bella principessa Leila di Guerre stellari. Il secondo matrimonio dura soltanto pochi mesi.

Oggi, la coppia Simon-Brickell vive a New Canaan, Connecticut. I coniugi Simon hanno tre figli (Adrian Edward, Lucia Jean, Gabriel Elijah).

“Le riprese del Saturday Night Live“, racconta oggi Edie Brickell, “sono la nostra prova d’amore. I nostri figli potranno ammirare per sempre quanto i miei occhi e quelli di Paul hanno brillato in occasione del nostro primo incontro”.

Creedence Clearwater Revival

28 maggio 1969 – L’orgoglio dei Creedence Clearwater Revival

Nello stesso giorno in cui la mente del gruppo John Fogerty compie 24 anni, anche l’Inghilterra si accorge dei Creedence Clearwater Revival

 

Oggi, 28 maggio 1969
Nello stesso giorno in cui la mente del gruppo John Fogerty compie 24 anni, anche l’Inghilterra si accorge della forza della rock band californiana dei Creedence Clearwater Revival. Un loro brano, la spumeggiante Proud Mary, raggiunge i primi posti delle classifiche del Regno Unito.

Nati a El Cerrito, nel nord della California alla fine degli anni ’50, i Creedence impiegano quasi dieci anni prima di sfondare. Inizialmente sono un trio formato da compagni di scuola: John Fogerty, voce e chitarra, Stu Cook al basso e Doug Clifford alla batteria. A loro si aggiunge il fratello maggiore di Fogerty, Tom, anch’egli chitarrista e cantante. Con il nome di The Golliwogs firmano, nel 1964, il loro primo contratto con la Fantasy Records, l’etichetta di Berkeley specializzata nel jazz che però si sta accorgendo che San Francisco, in quegli anni, sta iniziando a propagare nel mondo nuove vibrazioni.

Molto diversi dai gruppi hippie della Bay Area, Fogerty & Co. sembrano avere una passione particolare per la musica della Louisiana, per i ritmi caldi del Sud degli States, per i riff di chitarra rock blues. Inoltre, al contrario delle improvvisazioni delle band psichedeliche, prediligono il formato canzone. “Ma dovete cambiarvi il nome”, gli suggerisce Saul Zaentz, plenipotenziario della Fantasy, “The Golliwogs è poco rock”.

E così i quattro membri della band s’inventano una nuova sigla: Creedence (in onore del loro amico Credence Nuball), Clearwater (per sottolineare la loro consapevolezza ecologista ante litteram) e Revival (a testimonianza del nuovo impegno dei 4 con il vecchio sodalizio).

Zaentz approva. E gongola quando, uno dopo l’altro, i brani dei Creedence balzano in vetta alle classifiche.

Black Crowes - The Southern Harmony and Musical Companion

27 maggio 1992 – Black Crowes in tv

Il loro album Southern Harmony and Musical Companion è al primo posto in classifica e finalmente anche i mass media si accorgono dei Black Crowes

 

Oggi, 27 Maggio 1992.
Il loro album Southern Harmony and Musical Companion è al primo posto delle classifiche americane e finalmente anche i mass media si accorgono di loro: i Black Crowes, la rock band “sudista” dei fratelli Robinson è ospite del Tonight Show di Jay Leno, uno dei più popolari programmi televisivi d’America.

Look anni ’70, riff di chitarra potenti, equilibrata miscela rock blues, fascino vintage: sono questi alcuni degli elementi che incantano i ragazzi dei college americani e che decretano il successo dei “Corvi Neri” negli Usa prima e in tutto il mondo poi.
Nati ad Atlanta, Georgia, come evoluzione del duo dei fratelli Rich e Chris Robinson, i Black Crowes incidono il loro primo album (Shake Your Money Maker) nel 1990 e subito dopo vanno in classifica vendendo più di 3 milioni di copie. Il successivo tour in compagnia degli ZZ Top li rende ancor più popolari.
Così, con Southern Harmony and Musical Companion i Crowes raggiungono il numero uno. Il titolo del disco rende omaggio a un songbook con lo stesso nome che viene celebrato nel corso di un evento (il Big Singing) che si svolge ogni anno nella cittadina di Benton, nel Kentucky. Lì, centinaia di cori di varia provenienza, si riuniscono per cantare i brani tratti da quel catalogo. In realtà, la musica dei Black Crowes ha poco di sacro ma è rispettosa dei suoni delle radici e della tradizione del rock sudista, quella reso celebre da band come Allman Brothers o Lynyrd Skynyrd.

Tra alti e bassi, litigi e riappacificazioni, i Black Crowes sono ancora oggi nel cuore di tutti gli appassionati di rock.

In 15 anni di carriera hanno venduto oltre 20 milioni di dischi e diviso il palco con leggende del calibro di Rolling Stones, Neil Young, Bob Dylan e Grateful Dead: perché, come ha di recente dichiarato Steve Gorman, il loro batterista, “non hai bisogno di
essere moderno se credi nella magia della vera musica”.

Gene Clark

24 maggio 1991 – The Byrds, addio a Gene Clark

Ritrovato il corpo senza vita di Gene Clark, membro fondatore e voce solista dei Byrds

 

Oggi, 24 maggio 1991

È da poco passata la una del pomeriggio quando, nella sua bella casa di Sherman Oaks, nella San Fernando Valley, una delle zone di Los Angeles più abitate da latinoamericani, viene ritrovato il corpo senza vita di Gene Clark, 46 anni, membro fondatore e voce solista della rock band californiana The Byrds.

Il coroner, sul referto, scrive che la “morte è dovuta a cause naturali: probabilmente un’ulcera”.

Il giorno prima, Clark era stato dal dentista per un intervento piuttosto complicato e si trovava sotto sedativi. In realtà, chi lo conosce bene, sa che quella di Gene è una lunga storia di droga e alcol. Sempre nascosta, mai risolta.

In aprile, le sue ultime apparizioni pubbliche: dopo aver inciso con Carla Olson un nuovo disco e aver fatto qualche data con lei in Inghilterra, Clark si esibisce per quattro serate al Cinegrill di Hollywood. Canta male e ha un aspetto orribile.

Dopo anni di scontri, litigi e battaglie legali con gli altri membri del gruppo, Gene Clark qualche mese prima, il 16 gennaio 1991, si riappacifica con David Crosby, Roger McGuinn e Chris Hillman in occasione della grande reunion dei Byrds voluta dalla Rock ‘N’Roll Hall Of Fame al Waldorf Astoria di New York, nella stessa sera in cui il presidente americano George Bush dichiara guerra all’Iraq.

Dopo la morte, il corpo di Gene viene sepolto nella città natale di Tipton, Missouri. Sulla piccola lapide della semplice tomba una scritta: Harold Eugene Clark – No Other (nessun altro), proprio come il titolo del suo album solista più bello e suggestivo.

robert moog - inventore

23 maggio 1934 – Nasce il Dr. Moog, inventore del nuovo suono

Nasce a New York Robert Arthur Moog, inventore del primo sintetizzatore della storia, vero precursore delle moderne tastiere elettroniche

 

Oggi, 23 maggio 1934
Nasce a New York Robert Arthur Moog: diventerà famoso come l’inventore dello strumento che porta il suo stesso cognome (il Moog), cioè del primo sintetizzatore della storia, vero precursore delle moderne tastiere elettroniche.

Con tre lauree al suo attivo, in fisica, ingegneria ed elettronica, il Dr. Moog inizia a sperimentare con i suoni nei primissimi anni ’60. Tenta infatti di catturare il caratteristico sound del theremin, lo stravagante strumento elettronico inventato negli anni ’20 dall’omonimo scienziato russo che consiste di due antenne di metallo con le quali si controllano le oscillazioni audio e il volume. Il theremin è molto difficile da suonare e così il Dr. Moog ne trasferisce spirito e suoni su una più comoda e più facilmente utilizzabile tastiera.

Uno dei musicisti che lo aiuta nella progettazione del nuovo strumento è Walter Carlos che arrangia per solo moog alcuni brani classici di Bach e la colonna sonora del film Arancia Meccanica. Ma è nelle mani dei due più grandi tastieristi della storia del rock, gli inglesi Rick Wakeman e Keith Emerson che il moog e le sue sonorità sintetico/futuristiche entrano di prepotenza sulla scena musicale degli anni ’60 e ’70. Mai capace di capitalizzare il suo geniale talento, il Dr. Moog riesce a riappropriarsi del suo marchio (che ha dovuto cedere nel momento di massima popolarità dello strumento) solo nel 2002.
Nell’aprile del 2005 gli viene diagnosticato un tumore maligno che lo porta rapidamente alla morte che avviene nella sua casa di Ashville in North Carolina il 21 agosto del 2005.

Robert Moog aveva da poco compiuto 71 anni.

Oggi, una fondazione a suo nome prosegue i suoi studi e finanzia esperimenti scientifici alla ricerca di nuovi suoni.

Jerry Lee Lewis cugina

22 maggio 1958 – Jerry Lee Lewis e la moglie/cugina minorenne

Jerry Lee Lewis e la sua terza moglie Myra, cugina che ha soltanto 13 anni: la cosa creerà scandalo, tanto che…

 

Jerry Lee Lewis è in tour in Inghilterra, ma sarà costretto ad annullare la maggior parte delle date, perché rivela di essersi sposato con la cugina minorenne di appena 13 anni (senza aver peraltro ottenuto il divorzio dalla moglie precedente)

 

Oggi, 22 maggio 1958

All’aeroporto di Heathrow, Londra, sbarca il killer del Rock ‘n’ Roll, Jerry Lee Lewis. È qui per il suo primo tour in Terra d’Albione. Non è solo: al suo fianco la giovanissima cugina, Myra Gale Brown che Jerry Lee ha sposato qualche mese addietro, il 12 dicembre 1957.

Il killer ha 23 anni ed è al suo terzo matrimonio. Ha sposato Myra, che ha soltanto 13 anni e crede ancora in Babbo Natale, senza aver prima ottenuto il divorzio dalla seconda moglie.

Per questo, il suo manager, Jud Phillips, fratello del leggendario produttore Sam Phillips, l’inventore della Sun Records, sconsiglia vivamente a Jerry Lee il viaggio in Inghilterra. Il killer non gli dà retta. E così, nonostante i due sposini dichiarino alla stampa accorsa in massa ad accoglierli a Heathrow che Myra abbia compiuto 15 anni e che in America (come sostiene la ragazzina) sia “normale sposarsi con un cugino: lo puoi fare anche a 10 anni a patto che trovi quello giusto”, la rockstar finisce in prima pagina.

Il suo è un vero e proprio scandalo.
I giornali inglesi invitano tutti a boicottare i suoi concerti.

Definito The Killer per la violenza fisica e per l’eccentrica, trasgressiva efferatezza delle sue performance (molte volte incendiarie ma, spesso, anche assai deludenti) Jerry Lee Lewis è costretto a cancellare 34 delle 36 date previste del suo tour inglese del 1958.

E a fare ritorno in America solo 4 giorni dopo l’arrivo a Londra.

Per la cronaca, Jerry Lee Lewis e Myra Gale Brown hanno avuto due figli (Phoebe, la femmina è l’attuale manager del Killer) ma hanno poi divorziato nel 1970. Da allora, Jerry Lee Lewis si è sposato altre quattro volte per un totale di sette matrimoni.

Dire Straits

19 maggio 1978 – Dire Straits, “Sultans Of Swing”

I Dire Straits pubblicano il loro 45 giri di debutto Sultans Of Swing. Il brano diventa uno degli inni del gruppo

 

Oggi, 19 maggio 1978

I Dire Straits pubblicano Sultans Of Swing. Edito dalla Vertigo, il 45 giri segna l’esordio del gruppo inglese. Ha una tale forza da proiettare la band dei fratelli Knopfler direttamente nel gotha del rock. Diventerà uno degli inni del gruppo e l’assolo di chitarra elettrica sarà votato dalla rivista Guitar World come uno dei migliori della storia del rock. Persino Bob Dylan sarà fulminato dal sound degli Straits e di lì a pochi mesi scritturerà il chitarrista Mark Knopfler per il suo album Slow Train Coming.

I Dire Straits sono in quattro, vivono a Londra, hanno facce qualunque e vite piccolo borghesi. Insegnante di letteratura inglese col pallino per il rock, Mark Knopfler suona una chitarra Fender Stratocaster rossa del 1961 pizzicando e torcendo lievemente le corde coi polpastrelli delle dita. Il risultato è un suono personale e al contempo radicato nella storia del rock, che ricorda lo stile di Eric Clapton e di J.J. Cale. Il suo stile canoro, invece, evoca quello di Dylan. I Dire Straits sono arrivati al contratto discografico quasi per caso.

Nel 1977 hanno inciso un demo autoprodotto di quattro canzoni e l’hanno spedito al deejay della BBC Charlie Gillett. Folgorato da Sultans Of Swing, Gillett l’ha trasmessa per radio dando il via a una vera e propria asta tra le etichette discografiche.

La storia narrata nella canzone ha un che di romantico: un musicista jazz suona per passione in piccoli locali col suo gruppo, i Sultani dello Swing. Ma a colpire è soprattutto il sound: in piena era punk, ecco quattro musicisti che si rifanno senza pudori ai classici del rock americano.

Chi li ascolta non li scorda più.

 

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