Bugo – Nei tuoi sogni (Live @ Jam TV)
Dal suo nuovo album “Nessuna scala da salire” Bugo interpreta “Nei tuoi sogni”
Dal suo nuovo album “Nessuna scala da salire” Bugo interpreta “Nei tuoi sogni”
Il famoso brano, pubblicato originariamente nel 1972 da J.J. Cale, viene eseguito in esclusiva per Jam TV dal bluesman italo-britannico
A Landstrasse, il terzo distretto di Vienna, in Austria, nasce Josef Erich Zawinul.
Nelle sue vene scorre sangue gitano: la nonna materna, infatti, è una sinti (una zingara). Joe si diploma al Conservatorio di Vienna prima di partire, nel 1959, per gli Stati Uniti. Ha vinto una borsa di studio e può iscriversi al Berklee College Of Music di Boston, la più prestigiosa scuola di musica del mondo. Ma Zawinul è già talmente bravo che i suoi insegnanti, spesso, gli ripetono: “non possiamo insegnarti molto di più di quello che già sai”. Alla Berklee, però, Joe Zawinul conosce parecchi jazzisti tra cui Wayne Shorter e intreccia relazioni che gli permettono di trovare lavoro. Per due anni è al fianco della jazz singer Dinah Washington prima di unirsi al leggendario sassofonista Cannonball Adderly. Con lui suona per quasi 9 anni, firmando alcuni classici come Mercy, Mercy, Mercy o Country Preacher. A fine anni 60, il richiamo del mito. Miles Davis lo vuole accanto a lui per sperimentare l’innovativa fusione tra rock e jazz: In A Silent Way, prima, e Bitches Brew poi sono i capolavori davisiani nei quali Zawinul mette molto del suo. Nonostante la proficua collaborazione in studio, Miles Davis e Joe Zawinul suonano sul palco, insieme, una sola volta: il 10 luglio 1991, qualche settimana prima della morte di Miles. Il nome e la musica di Joe Zawinul rimangono però legati in modo imperituro al sodalizio Weather Report: con Wayne Shorter e Jaco Pastorius Joe Zawinul ridisegna le coordinate della fusion. Nel 1977, con Heavy Weather produce forse il disco più importante dell’epopea jazz rock, quello che si apre con il suo brano più famoso: Birdland.
A Landstrasse, il terzo distretto di Vienna, in Austria, nasce Joe Zawinul.
Oggi, 3 luglio 1969
Oggi, 3 luglio 1971
Londra, ore 2 del mattino.
La notizia è certa: Brian Jones, chitarrista e fondatore dei Rolling Stones, è morto annegato nella piscina della sua casa di campagna, la Cotchford Farm di Hartfield, contea del Sussex.
Si è trattato di un malaugurato incidente, di uno stupido gioco al quale hanno partecipato Frank Thorogood e i suoi operai che erano lì per i lavori di restauro alla villa.
Brian Jones, da un mese, non faceva più parte degli Stones.
Ufficialmente, era stato estromesso a causa dell’incontrollabile abuso di sostanze stupefacenti che limitavano pesantemente le sue qualità artistiche e professionali. Ufficiosamente, il duopolio Jagger & Richards aveva ormai preso il sopravvento: Brian era il terzo incomodo.
All’annuncio della morte, quando è in studio a registrare I Don’t Know Why di Stevie Wonder, il suo grande amico Bill Wyman (bassista degli Stones) scoppia a piangere. Anche il batterista Charlie Watts è distrutto.
Qualcun altro, dell’entourage del gruppo, reagisce però in modo diverso: “Brian Jones morto affogato nella piscina di casa sua? Peccato, avrei voluto esser lì anch’io… a tenergli la testa sott’acqua… Passano due anni esatti: il 3 luglio si rivela data infausta per la storia del rock. Alle 7.30 del mattino Jim Morrison, leader della rock band californiana The Doors, viene rinvenuto privo di vita nella vasca da bagno del suo appartamento parigino al quarto piano di rue de Beautreillis, 17.
Come Brian, era una rockstar e aveva una J nel nome.
Come Brian ha scherzato con l’eroina.
Come Brian Jones, anche Jim Morrison è morto a 27 anni.
In Inghilterra l’album di debutto della cantautrice Tracy Chapman balza al primo posto delle classifiche
Oggi, 2 luglio 1988
In Inghilterra l’album di debutto della cantautrice Tracy Chapman balza al primo posto delle classifiche. Ci starà per almeno altre 3 settimane consecutive.
Tracy ha 24 anni e proviene dai sobborghi industriali di Cleveland, Ohio, una città ricca di contraddizioni razziali e di tensioni sociali. Lì, in giovane età, grazie a una borsa di studio, impara a suonare l’organo, il clarinetto e a comporre i suoi primi testi. Sempre grazie a una sovvenzione pubblica, riesce ad avere accesso alla Wooster School nel Connecticut, una scuola progressista che contribuisce a crearle una coscienza politica.
“In quei giorni”, ricorda “c’erano studenti e insegnanti politicamente impegnati. Si discuteva di argomenti scottanti come lo smaltimento delle scorie nucleari o l’incremento delle armi atomiche: il Senato americano stava approvando leggi assurde”.
Circondata da questo clima, la Chapman inizia a scrivere canzoni che riflettono le sue idee e quelle dei suoi coetanei.
“Ero talmente apprezzata”, ricorda, “che il cappellano della Wooster (il reverendo Robert Tate) ha promosso una colletta per comprarmi una chitarra nuova”.
Nel 1987, dopo un’esibizione in un coffee shop di New York, Tracy Chapman viene messa sotto contratto da una major.
“Non lo avrei mai creduto possibile”, dice oggi, “una canzone come Talkin’ Bout Revolution in piena era disco music mi sembrava un controsenso: ero sicura che nell’industria discografica non ci fosse posto per me”.
Invece l’album vende 5 milioni di copie e vince 3 Grammy.
La rivoluzione di Tracy è riuscita in pieno.
Oggi, 30 giugno 2000
Roskilde, Danimarca.
Sull’Orange stage, il palco principale di uno dei Festival più grandi, belli e longevi del vecchio Continente, si stanno esibendo i Pearl Jam.
Sono più di 50.000 i giovani presenti. Per colpa di un sistema di amplificazione carente, si stanno tutti pericolosamente avvicinando al palco.
Resosi conto della situazione, dopo circa 45 minuti di concerto, Eddie Vedder (frontman e leader della band di Seattle) interrompe la sua performance chiedendo ai ragazzi di non spingersi e di evitare la calca.
Anzi, invita tutti a indietreggiare.
Sfortunatamente, il suo appello giunge in ritardo.
Il fango presente nel luogo del concerto rende il terreno scivolosissimo.
È un attimo: decine di ragazzi cadono a terra e vengono travolti dal parapiglia generale. Molti sono letteralmente calpestati. Otto di loro (svedesi, danesi, tedeschi e olandesi) muoiono soffocati. Una nona persona, un australiano, si spegne il 5 luglio in ospedale.
Quando la notizia della tragedia diventa di pubblico dominio, il concerto viene sospeso e anche i gruppi che avrebbero dovuto salire dopo i Pearl Jam (Oasis e Pet Shop Boys) decidono di cancellare il loro show in segno di lutto.
Nei giorni successivi, ci sono roventi polemiche da parte dei media che attribuiscono colpa morale alla Polizia danese e accusano i Pearl Jam di aver eccitato troppo gli animi dei presenti.
La band di Vedder si dissocia totalmente e (dopo aver cancellato numerosi concerti della loro tournée) rimane a disposizione degli inquirenti.
L’incidente di Roskilde segna per lungo tempo l’attività live dei Pearl Jam.
Eddie Vedder, al proposito, scrive un brano bellissimo (Love Boat Captain) in cui ci sono una citazione esplicita al pezzo dei Beatles All You Need Is Love e la malinconica frase Lost 9 friends we’ll never know, “abbiamo perso 9 amici che non conosceremo mai” dedicata ai loro fan scomparsi nell’incidente di Roskilde.
Al primo posto delle classifiche inglesi balza Ok Computer, terzo album dei Radiohead pubblicato neppure due settimane prima
Oggi, 28 giugno 1997
Al primo posto delle classifiche inglesi, balza Ok Computer, terzo album dei Radiohead, pubblicato neppure due settimane prima. Anche negli Stati Uniti il disco funziona: entra direttamente al numero 21 e mostra al mondo intero il potenziale della band di Thom Yorke.
Forti del successo del precedente lavoro The Bends, i Radiohead decidono di curare direttamente la produzione del disco.
Si trasferiscono nella campagna inglese dell’Oxfordshire, trovano un silos atto alla conservazione delle mele e lo trasformano in una sala prove e studio di registrazione. “Ci abbiamo portato dentro apparecchiature tecniche che valevano quasi 300.000 euro”, racconta Colin Greenwood, il bassista della band, “il posto era davvero sperduto, isolato dal resto del mondo. Almeno il 35% di Ok Computer è stato registrato lì, nella nostra personalissima sala prove”.
In luglio e agosto, i Radiohead interrompono la produzione del disco per andare in tour. Negli Stati Uniti aprono i concerti di Alanis Morissette e presentano alcuni nuovi brani che finiranno in Ok Computer.
A settembre ritornano in sala. Ma, stavolta, vanno alla St. Catherine Court, un edificio storico vicino a Bath di proprietà dell’attrice Jane Seymour.
Lì, il disco viene completato.
“Avevamo chiaro in testa suoni e atmosfere che intendevamo trasferire sul disco”, spiega Thom Yorke, “crediamo di esserci riusciti anche se eravamo consapevoli che si trattava di materiale strano, diverso, atonale”.
Qualcuno ha scritto che in certi momenti i Radiohead suonano come se fossero le prima band a fare del rock. O per lo meno come una band che fa rock avendo dimenticato di averlo sentito fare da qualcuno altro. Insomma, è come se il gruppo si fosse allontanato da tutto e da tutti per diventare solo se stesso.
Ok Computer è un successo, per il pubblico e per la critica: vende quasi 10 milioni di copie e vince il Grammy come miglior album di Alternative Rock.
Oggi, 26 giugno 1975
Viene ufficializzato il divorzio tra due grandi star della musica americana: Sonny Bono e Cherilyn Sarkisian La Pier più famosi come Sonny & Cher.
Da tempo, tra i due non scorre buon sangue e se (almeno formalmente) la loro relazione è rimasta in piedi sino ad ora è soprattutto grazie al successo dello show televisivo, The Sonny & Cher Comedy Hour, uno dei programmi di punta della Cbs. Misto tra comicità, approfondimento e musica live, lo spettacolo, in onda dal 1971 alla fine del 1974, ha di fatto rivitalizzato la carriera musicale del duo. Nel novembre del 1962, quando aveva 27 anni ed era già un autore affermato, Sonny in un coffe shop di Los Angeles aveva incontrato l’allora sedicenne Cher e si era innamorato di lei. Quasi subito, i due iniziano a esibirsi con il nome d’arte di Caesar & Cleo, Cesare e Cleopatra.
Nel 1965, come Sonny & Cher, pubblicano il loro album d’esordio che contiene numerosi successi come I Got You Babe e The Beat Goes On.
Nel 1966 con Bang Bang fanno nuovamente centro.
Nel 1969 nasce la loro unica figlia, Chastity Sun ma la loro stella sta per spegnersi, offuscata dalla nuova ondata rock.
Nel corso dei trionfi dello show televisivo, Cher inizia a frequentare David Geffen, produttore e discografico emergente che vorrebbe curare i suoi interessi. Geffen scopre quanto Sonny (sorta di padre/padrone) abbia monopolizzato la carriera oltre che la vita di Cher: il 95% dei proventi della loro attività finiscono nelle sue tasche. Per non parlare delle decine di fanciulle che gli girano costantemente intorno.
Il divorzio è l’unica soluzione possibile.
Detto, fatto. Neanche 4 giorni dopo, il 30 giugno del 1975, Cher sposa la rockstar Gregg Allman (da cui, peraltro, divorzierà di lì a poco) e inizia una carriera solista che la farà diventare una delle pop star più amate della storia.
Sonny Bono, invece, si dedica alla politica con discreto successo. Il 5 gennaio del 1998 rimane vittima di un incidente sciistico e perde la vita.
La sua morte è tuttora circondata dal mistero: aveva 62 anni.
Oggi, 24 Giugno 1947
A Redruth, in Cornovaglia, nasce Michael John Kells Fleetwood. Suo padre è un pilota di caccia della Royal Air Force che viene trasferito in Egitto, dove cresce il piccolo Michael, per poi andare di stanza in Norvegia.
Da quando, poi, ha iniziato a suonare la batteria… non tocca più un libro. La sua passione per la musica è una vera ossessione: così, appena compiuti sedici anni, se ne va a Londra convinto di diventare una rockstar.
Grazie ad un amico, il tastierista Peter Bardens, Mick riesce ad entrare nel giro dei musicisti rock blues della capitale. Finisce, addirittura, nella miglior band di quei tempi, quella di John Mayall e dei suoi Bluesbreakers. Proprio con il chitarrista del gruppo (Peter Green) e con un altro ex Bluesbreakers (il bassista John McVie), Mick Fleetwood dà vita a una sua formazione che battezza Fleetwood Mac.
Dopo 5 anni assieme a Peter Green e una successiva fase di transizione, la band diventa leggenda quando accanto al trio storico di Mick, John McVie e di sua moglie Christine, si aggiunge la coppia californiana formata dalla seducente vocalist Stevie Nicks e dal bravissimo chitarrista Lindsey Buckingham che, nel 1977, dà vita a Rumours, uno degli album di maggior successo della storia del rock, con oltre 30 milioni di copie vendute e un Grammy come miglior album del 1977.
Don’t Stop, uno dei brani più belli del disco, ha un formidabile ritorno di popolarità nel 1992 quando viene usato da Bill Clinton come jingle della sua prima campagna presidenziale. Proprio il presidente Clinton, l’anno dopo, convince i cinque componenti dei Fleetwood Mac di Rumours a fare la loro prima, grande reunion.
Los Angeles, California.
Il loro ultimo album s’intitola Gaucho e ha appena conquistato il disco di platino. Eppure, Donald Fagen e Walter Becker, nel corso della conferenza stampa di oggi non sono lì per ringraziare il loro pubblico. A sorpresa, infatti, annunciano che il leggendario sodalizio Steely Dan conclude qui la sua corsa.
La band, il cui nome è una citazione da Il pasto nudo, il celebre romanzo di William Burroughs, è attiva dai primissimi anni ’70 anche se Fagen e Becker sono una coppia artistica rodata sin dal 1967, quando si conoscono al Bard College di Annandale-on-Hudson, nei pressi di New York. I due, poi, decidono di tentare la fortuna nella Grande Mela.
Il Brill Building non è più quello di qualche anno prima, ma è pur sempre una fucina di talenti. E così Fagen e Becker riescono a piazzare le loro canzoni alcune delle quali, come I Mean To Shine, diventano discreti successi grazie alla voce di Barbra Streisand.
Il loro amico Gary Katz, che nel frattempo è diventato direttore artistico della ABC Records, gli offre un contratto discografico. E così Fagen e Becker si trasferiscono in California, chiamano accanto a loro il talentuoso chitarrista Jeff Skunk Baxter e il cantante David Palmer. Nel 1972 nascono ufficialmente gli Steely Dan il cui album di debutto (Can’t Buy A Thrill, “Non si possono comprare le emozioni”) dà subito un segnale forte sulle intenzioni artistiche del sodalizio: rock d’autore con atmosfere west coast, profumi jazz e grande raffinatezza stilistica ed esecutiva.
Il brano che apre l’album, Do It Again, è il manifesto artistico della band.
Oggi, 19 Giugno 1971
Al numero uno delle classifiche americane sale Tapestry, secondo album solista di Carole King.
Nata a Brooklyn, New York, il 9 febbraio del 1942, Carole King (insieme al marito Gerry Goffin) forma una delle coppie di autori di maggior talento di quella piccola fabbrica della musica chiamata Brill Building.
Dal 1961 al 1968, Goffin & King firmano una dozzina di brani che vanno al top delle charts: frutto delle loro magiche penne hit come The Loco-Motion (cantata dalla loro colf, Eva Boyd, che diventa famosa con il nome d’arte di Little Eva) o Upon The Roof dei Drifters, Will You Love Me Tomorrow delle Shirelles o You Make Me Feel Like A Natural Woman, portata al successo da Aretha Franklin.
Alla fine degli anni ’60, dopo aver divorziato da Gerry Gofin, Carole si trasferisce in California. Lì, spinta dall’amico James Taylor, trova finalmente il coraggio di cantare le canzoni che scrive.
Dopo l’esperimento con il trio The City (insieme al nuovo marito Charles Larkey e al chitarrista Danny Kortchmar) e a seguito del deludente debutto solista The Writer, Carole (sotto l’esperta produzione di Lou Adler) nel marzo del 1971 pubblica Tapestry. È il più grande successo della sua carriera: l’album vende 13 milioni di copie solo quell’anno, vince 4 Grammy e proietta la signora King nell’Olimpo della canzone d’autore americana.
Tra i bellissimi brani presenti, spicca You’ve Got A Friend, deliziosa ballad che è anche una tenera dichiarazione d’affetto in cui il tradizionale valore della coppia è sostituito dal principio dell’amicizia che trascende ogni pregiudizio. Tanto che i due innamorati sanno di poter contare, uno sull’altro, anche senza vivere sotto lo stesso tetto.
“Scrivere You’ve Got A Friend”, ricorda oggi Carole King, “è stata una delle esperienze più incredibili della mia vita: si è trattato di ispirazione pura. L’ho composta al volo, così come sgorgava dal cuore. Mi sono seduta al pianoforte e, in meno di un’ora, è nata una delle più belle canzoni del mio songbook”.
Oggi, 17 giugno 1967
Monterey, California: da ieri, nel parco dei Fairgrounds della bella città californiana 50.000 giovani hippie sono lì per assistere al primo Festival Rock della storia.
L’idea è venuta a Alan Pariser, giovane ereditiere californiano che, dopo aver assistito all’annuale Monterey Jazz Festival, pensa che sarebbe bello fare una cosa simile (e cioè un weekend musicale nel verde) con i musicisti della nascente scena rock californiana.
Tornato a Los Angeles, va dal suo amico Benny Shapiro, impresario rock. I due mettono in piedi una società e insieme a Derek Taylor, celebre ufficio stampa dei Beatles, vanno a trovare Lou Adler e John Phillips. Il primo è un discografico affermato, il secondo il leader del quartetto dei Mamas & Papas, in quei giorni in vetta alle classifiche con il brano California Dreamin’.
Non c’è bisogno di farla lunga: i quattro sono d’accordo che quella di Pariser è una grande idea.
Che però va messa meglio a fuoco. A questo ci pensano Phillips, Adler e Taylor.
Nasce così il Monterey International Pop Festival, fantastica tre giorni destinata a scrivere un pezzo importante della storia del rock. Su quel palco, in un clima idilliaco, si alternano star affermate del Southern California (come Byrds o Buffalo Springfield), deliziosi songwriter della East Coast (come Laura Nyro o Simon & Garfunkel), tutte le band emergenti della San Francisco psichedelica (Jefferson Airplane, Grateful Dead, Country Joe & The Fish), stelle della Swinging London (come Eric Burdon & The Animals o gli Who), il mito del soul Otis Redding e un paio di fuoriclasse che a Monterey raggiungono la consacrazione: Janis Joplin e Jimi Hendrix.
A chiudere le danze, il gruppo di John Philipps, The Mamas & The Papas.
“Vi promettiamo un festival come questo tutti gli anni” urla al microfono un’entusiasta Mama Cass alla fine del set che chiude la tre giorni californiana “se volete, potete anche stare qui ad aspettare l’edizione dell’anno venturo. È stato bello… ci vediamo l’estate prossima!”
Ma non ci sarà una prossima estate: Monterey rimarrà un episodio unico, testimoniato da un film bellissimo in grado, ancora oggi, di trasmettere le buone vibrazioni della Summer Of Love.

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