Eddie Cochran

17 aprile 1960 – Addio a Eddie Cochran

Pochi minuti prima della mezzanotte un taxi Ford Consul con a bordo Eddie Cochran sbanda paurosamente prima di schiantarsi contro un palo della luce…

 

Oggi, 17 aprile 1960

Ieri sera, pochi minuti prima della mezzanotte, sulla A4, la Great West Road, nei pressi di Chippenham (nella contea dello Wiltshire, in Inghilterra) un taxi Ford Consul sbanda paurosamente prima di schiantarsi contro un palo della luce.

L’autista, George Martin di 19 anni, resta illeso perché ha le cinture di sicurezza allacciate. Va meno bene ai suoi giovani clienti, due ragazzi e una ragazza. Tutti e tre americani, due di loro (Gene Vincent e Eddie Cochran) sono star del rock ‘n’ roll che qualche ora prima hanno terminato, con uno show trionfale a Londra, un tour di 10 settimane in Gran Bretagna.

Gene Vincent, interprete di Be Bop A Lula, ha il collo insaccato e qualche vertebra fratturata, Sharon Sheeley (cantautrice) ha il bacino rotto. L’amore della sua vita, Eddie Cochran, è stato catapultato dal sedile posteriore, ha spaccato il parabrezza con la testa e versa in gravissime condizioni.

Sul luogo giunge subito un’auto della polizia: l’agente David Harmen, chitarrista per hobby, recupera la Grestch semiacustica di Cochran e la porta alla stazione di polizia dove, per due settimane (prima di restituirla ai familiari), si diverte a pizzicarla.

Cochran, intanto, viene trasportato d’urgenza al vicino ospedale di Bath dove, 16 ore dopo, muore senza aver ripreso conoscenza.

Nato nel Minnesota, il 3 ottobre del 1938, Raymond Edward “Eddy” Cochran non ha ancora 22 anni. Il suo chitarrismo virtuoso, il suo look da macho buono, la sua musica influenzata dal sound della vecchia country music lo fanno diventare un’icona del rockabilly.

Summertime Blues è la canzone con cui tutti amano ricordarlo.

Stevie Wonder

14 aprile 1976 – Stevie Wonder, contratto miliardario con la Motown

Negli uffici della Motown, la mitica etichetta discografica di Detroit, viene siglato un nuovo accordo con Stevie Wonder

 

Oggi, 14 aprile 1976

Negli uffici della Motown, la mitica etichetta discografica di Detroit, viene siglato un nuovo accordo con il figlio prediletto della compagnia: Stevie Wonder. Facendo fede al suo nome d’arte (Wonder significa “meraviglia”), Stevie non è solo un musicista di straordinario e meraviglioso talento.

Lui è un’autentica miniera d’oro. Basti pensare che già nel 1963, quando ha soltanto 13 anni, con il singolo Fingertips Part II riesce a vendere oltre un milione di copie.

Nel 1974 e 1975, e cioè nei due anni precedenti alla firma del nuovo contratto, Stevie vince ben 4 Grammy Awards (due dei quali come miglior album per Innervisions e Fullfillingness’s First Finale).

Dunque, sa di avere il coltello dalla parte del manico e riesce così a strappare un accordo che gli vale la stratosferica cifra di 13 milioni di dollari. Poi, ritorna in studio dove, da un anno, sta lavorando a quello che diventerà il suo lavoro più ambizioso e meglio valutato dalla critica. È un album doppio dal titolo emblematico: Songs In The Key Of Life.

Meno immediato dei dischi precedenti contiene però brani che diventano dei grandi successi come la frizzante Sir Duke e la superfunky I Wish. Songs In The Key Of Life balza immediatamente in testa alle classifiche e l’anno successivo si aggiudica altri 3 Grammy Awards.

Tra i brani più famosi dell’album una briosa ma affettuosissima ballad dedicata alla figlia Aisha, appena nata, il cui pianto si percepisce all’inizio della canzone.
Registrato alla Hit Factory di New York, il pezzo si conclude con un assolo d’armonica favoloso, improvvisato dallo stesso Stevie Wonder, uno dei più bravi e virtuosi interpreti dello strumento.

Lowell George

13 aprile 1945 – Lowell George, eroe dimenticato

Lowell George dimostra subito di avere talento. Ma non come attore…

 

Oggi, 13 aprile 1945

Nella sua casa di Hollywood, il “pellicciaio delle star” Willard H. George, famoso per il suo allevamento di cincillà, apprende la lieta novella: è diventato padre per la seconda volta.

Chiama il figlio Lowell Thomas George e ha una premonizione: è sicuro che diventerà una stella. Lowell George dimostra subito di avere talento. Ma non come attore. La musica è la sua strada: sin da piccolo, infatti, suona benissimo l’armonica e addirittura, quando non ha ancora 6 anni, si esibisce insieme al fratello Hampton in un duetto televisivo per le telecamere di Ted Mack.

Quando poi imbraccia la chitarra stupisce tutti. Insieme a Ry Cooder, Lowell è uno dei primi bianchi a suonare la slide nella California degli anni ’60.

Notato da Frank Zappa, George milita per qualche tempo nelle Mothers Of Invention (la band di Zappa) prima di formare il suo primo, vero gruppo: The Little Feat. Per tutti gli anni ’70, i Little Feat e Lowell George diventano una delle migliori espressioni del sound West Coast. Il loro cocktail sonoro è affascinante e riesce a mixare in modo magistrale le atmosfere dolci e sognanti del Southern California con il calore del blues e il ritmo sincopato della musica di New Orleans, come dimostrato nel loro album migliore Dixie Chicken, pubblicato nel 1973.

Il 29 giugno del 1979, a soli 34 anni, Lowell George viene trovato morto in una stanza d’albergo di Arlington, Virginia. Il suo cuore non ha retto gli abusi di alcol e droga e lo stile dissennato di una vita vissuta sempre sulla corsia di sorpasso.

Bill Haley - Rock Around The Clock

12 aprile 1954 – Bill Haley, Rock Around The Clock

La storia di Rock Around The Clock, brano portato al successo da Bill Haley & His Comets, ed entrato di diritto nella storia del rock

 

Oggi, 12 aprile 1954

Ai Pythian Temple Studios di New York un nuovo artista messo sotto contratto dalla Decca Records sta registrando il suo primo 45 giri. Si chiama William John Clifton Haley, ma tutti lo conoscono come Bill Haley. Viene da Highland Park, Michigan, e ha un curioso ciuffettino sulla fronte che distrae chi lo guarda dal soffermarsi sul suo occhio sinistro, reso cieco da una malattia infantile.

Haley si fa accompagnare dalla sua band, The Comets.

Milt Gabler, leggendario producer della Decca (già dietro la consolle di stelle del jazz come Billie Holiday, Louis Armstrong o Ella Fitzgerald) vuole che Bill registri Thirteen Women (And Only One Man In Town). Ma il brano non convince Haley che, quando mancano pochi minuti alla fine della session, propone la sua versione di un pezzo scritto un paio di anni prima da Max Freedman e Jimmy De Knight e registrato dalla band italo/americana di Sonny Dae & His Knights.

La canzone, una specie di blues accelerato e assai ritmato, si chiama Rock Around The Clock. Ha un riff accattivante ma, proprio come nelle intenzioni di Milt Gabler, esce come lato B di Thirteen Women e non ottiene grandi riscontri.

Un anno dopo, usato come colonna sonora del film Il seme della violenza, il pezzo (grazie all’enorme successo della pellicola interpretata da James Dean) schizza in vetta alle classifiche.

Rock Around The Clock di Bill Haley & His Comets entra, di diritto, nella storia del rock.

peter frampton

10 aprile 1976 – L’irresistibile ascesa di Peter Frampton

Al numero uno in classifica sale per la prima volta Frampton Comes Alive, il nuovo disco dal vivo di Peter Frampton

 

Oggi, 10 aprile 1976.
Al numero uno in classifica sale per la prima volta Frampton Comes Alive, il nuovo disco dal vivo del cantante/chitarrista inglese Peter Frampton.

San Francisco, poi, il nome degli Humble Pie e quello di Frampton, in particolare, si ritagliano un posto speciale nel cuore degli appassionati tanto che proprio al Winterland (il locale tanto amato dai musicisti hippie della città californiana) Peter decide di registrare il suo album dal vivo.

Pubblicato nel gennaio del 1976, il disco parte subito bene e una volta raggiunta la prima posizione in classifica ci rimane per 10 settimane, stazionando poi almeno un altro anno nelle prime 40 posizioni. Finisce per vendere 16 milioni di copie diventando il quarto album live della storia.

Baby I Love Your Way e soprattutto Show Me The Way sono i brani di maggior successo del disco. In entrambi, Frampton utilizza il “talk box”, un effetto che applica alla chitarra ma che viene pilotato da un tubo di plastica che il cantante tiene in bocca e che modifica il suono dello strumento a seconda di come apre e chiude la cavità orale. E che, anche per questo, dà a volte la sensazione che la chitarra stia parlando…

8 aprile 1994 - Ritrovato il corpo senza vita di Kurt Cobain

8 aprile 1994 – Ritrovato il corpo senza vita di Kurt Cobain

Nella villa al numero 171 di Lake Washington Boulevard un elettricista trova il cadavere di Kurt Cobain, frontman dei Nirvana

 

 

Oggi, 8 Aprile 1994

Seattle, Stato di Washington. Sono le 8 e 40 del mattino ed è una bella giornata di sole. Gary Smith, professione elettricista, entra nella villa al numero 171 di Lake Washington Boulevard East. È stato chiamato per controllare il sofisticato sistema di allarme della casa. Da una finestra della dépendance, Smith intravede il corpo inerme di un uomo che giace, con il volto sfigurato, in una pozza di sangue.

Il cadavere che ha visto (che si trova nella serra al piano superiore del garage) è quello di Kurt Cobain, padrone di casa e leader della rock band Nirvana. Da qualche tempo, infatti, in quella lussuosa residenza (che sorge a fianco delle ville dei manager della Microsoft), Cobain vive insieme alla moglie, la cantante Courtney Love, e alla piccola Frances Bean, che non ha ancora compiuto due anni.

Proprio alla figlia è dedicato il pensiero finale dello struggente, ultimo scritto: “L’ho fatto per Frances, per la sua vita che sarà assai più felice senza di me…”
Sono le 9.40.

Gary Smith chiama il suo capo e gli spiega cosa è accaduto.
Poco dopo, Marty Reimer, un dj della più importante stazione radiofonica rock di Seattle, riceve una telefonata.

Dall’altra parte della cornetta, un uomo dice: “Ho una notizia da un milione di dollari”.

Passano pochi minuti e in città si diffonde la terribile verità.
Kim Cobain, sorella di Kurt, ascolta pietrificata le news radiofoniche. Chiama immediatamente la madre, Wendy Elizabeth Fradenberg che, in lacrime, mormora: “Lo sapevo … lo avevo pregato di non farlo … ma purtroppo, anche lui, si è voluto iscrivere al club degli stupidi …”.

Il club cui si riferisce è quello formato da Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison. Tutte rockstar, tutte morte in modo misterioso, tutte a 27 anni di età. Proprio come Kurt Cobain.

Simon & Garfunkel

6 aprile 1968 – Simon & Garfunkel e il film “Il laureato”

Nel film Il Laureato (con un giovane Dustin Hoffman diretto dal regista Mike Nichols) spicca The Sound Of Silence di Simon & Garfunkel

 

Oggi, 6 aprile 1968

La colonna sonora del film Il laureato con un giovane Dustin Hoffman diretto dal regista Mike Nichols raggiunge il numero uno delle classifiche americane. La musica è composta e cantata dal duo newyorkese formato da Paul Simon e Art Garfunkel, già noti al pubblico statunitense quando alla fine degli anni ’50, con lo pseudonimo di Tom & Jerry, avevano lanciato l’orecchiabile singolo Hey, Schoolgirl.

Con le canzoni de Il laureato Simon & Garfunkel entrano di diritto nell’olimpo del rock. Alla ritmata e divertente Mrs. Robinson dedicata alla protagonista femminile del film, interpretata da Anne Bancroft, si aggiunge uno dei grandi capolavori a firma Paul Simon.

The Sound Of Silence, scritto all’indomani dell’omicidio Kennedy, esprime il dolore, la rabbia, l’impotenza e la difficoltà di comunicazione della società americana di fronte a quella tragedia.

Simon finisce il pezzo qualche mese dopo. Il 19 febbraio del 1964 lo fa sentire a Garfunkel e subito i due iniziano a suonarlo in concerto. Dopo essere stata registrata nel 1966 per l’album di debutto del duo, Wednesday Morning, 3 A.M., la canzone, all’insaputa di Simon & Garfunkel, viene remixata e sovraincisa da Tom Wilson, il produttore che ha inventato il sound elettrico di Bob Dylan.

Nella nuova versione il brano schizza in vetta alle classifiche, ma, inserito in testa e in coda al film di Mike Nichols, The Sound Of Silence va dritta al cuore degli americani, dando vita a uno dei momenti più poetici dell’intera storia del rock.

Muddy Waters, padre del blues

4 aprile 1913 – Nasce Muddy Waters, il padre del blues elettrico

Nella contea di Issaquena, sulle rive del Mississippi, nasce il padre del blues elettrico Muddy Waters, grande idolo di diverse generazioni

 

Oggi, 4 aprile 1913

Nella contea di Issaquena, sulle rive del Mississippi, nasce McKinley Morganfield. Dopo la morte della madre, avvenuta solo 5 anni dopo, viene cresciuto dalla nonna, Della Grant. È lei che, vedendolo sempre giocare nel fango, gli dà il soprannome di Muddy Waters, acque fangose, proprio come quelle dell’amato Mississippi.

Affascinato da Son House e Robert Johnson, due grandi musicisti assai popolari in quei tempi nel sud degli States, Muddy Waters si avvicina al blues.

Impara a suonare chitarra e armonica, si trasferisce a St. Louis dove viene scoperto dal celebre etnomusicologo Alan Lomax. Quando si sposta a Chicago, diventa una leggenda.

Per molti, Muddy Waters è il Padre del Blues elettrico; per tutti, lui è senza dubbio uno dei personaggi più influenti della storia del rock. I Rolling Stones prendono il loro nome da una sua canzone, i Cream di Eric Clapton rivitalizzano il suo grande classico Rollin’ And Tumblin’, e anche la mitica Whole Lotta Love dei Led Zeppelin è ispirata a un suo brano. Angus Young (chitarrista degli AC/DC) lo ha sempre considerato il suo più grande idolo così come moltissimi altri musicisti di generazioni diverse.

In costante equilibrio tra sacro e profano, tra spiritualità e carnalità, le canzoni di Muddy Waters sono spesso venate da una conturbante sessualità: come la esplicita I Got My Mojo Working e l’ipnotica, ammiccante Hoochie Coochie Man.

Traffic

2 aprile 1967 – Si formano i Traffic

In questo giorno nascono i Traffic con la loro incredibile miscela di rock, blues, folk e psichedelia. Tutto cominciò da una jam session…

 

Oggi, 2 aprile 1967.

Aston, quartiere di Birmingham.

Come spesso accade, sul palco della Elbow Room (un rock club molto in voga in città) si ritrovano a jammare Jim Capaldi (batterista e cantante) e Dave Mason (chitarrista e compositore).

Entrambi sono amici di Jimi Hendrix.

Entrambi vogliono formare una rock band.

Stasera, alla Elbow Room c’è anche Stevie Winwood, l’enfant prodige del rock blues inglese. Chitarrista, tastierista e cantante prodigioso, Winwood non ha ancora 19 anni ed è già una superstar: con lo Spencer Davis Group (orgoglio rock di Birmingham) ha scritto e registrato I’m A Man e Gimme Some Lovin’, due megahit internazionali. Anche lui è un grande amico di Jimi Hendrix.

Al fianco di Winwood, c’è anche Chris Wood, flautista e sassofonista di valore. I quattro capiscono subito che la jam di questa sera ha un sapore diverso. Sta per succedere qualcosa di grande.

“Ho deciso”, dice Winwood alla fine dell’entusiasmante set, “siamo pronti per diventare una vera band”. Nascono i Traffic.

Pochi giorni dopo, i quattro si ritrovano a provare in un vecchio e isolato cottage di campagna a Aston Tirrold, nel Berkshire. Firmano un contratto con la Island, l’etichetta di Chris Blackwell, producono la colonna sonora di un film, incidono il loro primo singolo Paper Sun e quindi il loro album di debutto, Mr. Fantasy che diventa subito un grande successo in Inghilterra.

Il sodalizio Traffic e la sua incredibile miscela di rock, blues, folk e psichedelia è ancora oggi una delle avventure più amate da tutti i cultori di classic rock.

Marvin Gaye

1° aprile 1984 – Marvin Gaye viene assassinato dal padre

Udito il litigio, Marvin Gaye si precipita a prendere le difese della mamma scagliandosi con violenza contro il padre. Che, spaventato, estrae una pistola e…

 

Oggi 1° aprile, 1984.
Nella casa dei genitori, a Crenshaw, quartiere a Sud di Los Angeles, il cantante soul Marvin Gaye sta noiosamente passando la mattinata che precede il suo 45esimo compleanno. Ha tirato un sacco di coca e visto un paio di film porno.

È in camera da letto, indossa un accappatoio, in tasca ha una pistola e (a portata di mano) tiene diverse scatole di proiettili: è convinto che qualcuno lo voglia morto. Al piano di sotto, il padre, Marvin Gay Sr. (un pastore della chiesa ebraica pentecostale) sta avendo l’ennesimo, violento litigio con la moglie.

Il motivo, come sempre, è banale: non trova un documento, a suo dire, importante. Tra padre e figlio non scorre buon sangue: qualcuno dice che il vecchio Marvin abbia, molti anni prima, addirittura abusato sessualmente del giovane. Non solo: molti sostengono che gli abbia portato via parecchi soldi.

“Se tocchi ancora una volta mia madre”, gli aveva giurato Marvin Jr., “giuro che ti uccido”.

Udito il litigio, Marvin Gaye si precipita a prendere le difese della mamma scagliandosi con violenza contro il padre. Che, spaventato, estrae una pistola e fa fuoco due volte, colpendo il figlio in pieno petto. Sono le 13 e un minuto quando al California Hospital Medical Center viene ufficializzata la morte di Marvin Pentz Gaye Jr., una delle stelle più luminose della Motown Records.

Ai suoi funerali assistono 10.000 persone. Nel corso della cerimonia funebre Stevie Wonder canta in modo appassionato e Smokey Robinson pronuncia un discorso commovente.

Quando i giudici gli chiedono se e quanto amasse il figlio, Marvin Sr. (dopo aver ben pesato le parole) dichiara: “diciamo che non mi dispiaceva …”

Chuck Berry - Johnny B. Goode

31 marzo 1958 – Chuck Berry, “Johnny B. Goode”

La Chess Records di Chicago pubblica il nuovo singolo di Chuck Berry, Johnny B. Goode: un pezzo autobiografico?

 

Oggi, 31 marzo 1958

La Chess Records di Chicago pubblica il nuovo singolo di Chuck Berry, Johnny B. Goode. Il rocker del Missouri è già una superstar del rock ‘n’ roll e se con Maybellene, Roll Over Beethoven e Sweet Little Sixteen ha già affascinato pubblico e critica, con il nuovo pezzo si appresta a diventare una leggenda.

La canzone, scritta da Berry nel 1955, è la versione rock del Sogno Americano. Racconta, infatti, la storia di un ragazzo di campagna, poverissimo e che sa malapena leggere e scrivere, ma che è capace di suonare la chitarra come un dio. Tanto che sua madre lo incoraggia dicendogli: “un giorno la tua musica si ascolterà ovunque e il tuo nome campeggerà sui manifesti”.

Da molti considerato autobiografico, il pezzo (secondo altre teorie) sarebbe ispirato alla figura di Johnnie Johnson, pianista e primo collaboratore di Chuck Berry. Tutti, invece, concordano sul fatto che il nome Johnny sia stato preso a prestito da Johnnie Johnson così come Goode (con la e finale) sia quello della strada di St. Louis, (Goode Street), dove Chuck Berry è nato.

Si dice anche che nella versione originale, la prima strofa prevedesse la definizione “colored boy” (ragazzo nero) invece di “country boy” (ragazzo di campagna): pare che il testo sia stato cambiato per paura che le radio non lo trasmettessero.

Nel 1977, la Nasa ha inviato la navicella Voyager nello spazio alla ricerca di altre forme di vita: tra i brani contenuti nel cd che mostra l’evoluzione e il livello artistico e culturale dell’uomo terrestre c’è la versione originale di Johnny B. Goode.

Secondo un recente sondaggio della rivista Rolling Stone sulle 500 canzoni più importanti della storia del rock, Johnny B. Goode si è piazzata settima.

Il riff di chitarra che apre il pezzo è e sarà per sempre uno dei più rappresentativi di tutta la storia del rock.

Il rock dice no alla pena di morte

29 marzo 1998 – Il rock dice no alla pena di morte

Lo Shrine Auditorium di Los Angeles, anfiteatro abitualmente usato per cerimonie prestigiose, quali la consegna degli Oscar, la notte dei Grammy o gli MTV Video Awards, anche questa sera ospita un evento d’eccezione…

 

Oggi, 29 marzo 1998

Lo Shrine Auditorium di Los Angeles, anfiteatro abitualmente usato per cerimonie prestigiose, quali la consegna degli Oscar, la notte dei Grammy o gli MTV Video Awards, anche questa sera ospita un evento d’eccezione.

Sul palco, un cast composto dal cantante e leader dei Pearl Jam Eddie Vedder, dai folksinger Steve Earle, da Michelle Shocked e da Ani DiFranco, dagli eccentrici cantautori Lyle Lovett e Tom Waits, dal batterista dei Doors John Densmore che accompagna il vocalist pakistano Nusrat Fateh Ali Khan. La serata ha un titolo: Not in Our Name: Dead Man Walking – The Concert.

L’omonimo film Dead Man Walking (diretto da Tim Robbins e magistralmente interpretato da sua moglie Susan Sarandon e da Sean Penn), tre anni prima ha commosso l’America. Oggi convince alcuni tra i musicisti più sensibili all’impegno civile a organizzare un concerto che ha lo scopo di raccogliere fondi per due istituzioni di volontariato, una delle quali, la Hope House, è diretta da Suora Helen Prejean, autrice del libro da cui è tratto il film.

Presentata dallo stesso Tim Robbins, la serata mette in mostra musiche e artisti che hanno impreziosito la colonna sonora di Dead Man Walking: unici assenti, Bruce Springsteen e Patti Smith.

Tutte le performance sono caratterizzate da alto tasso emozionale e straordinaria intensità. Colpisce, in particolare, la strepitosa versione che Eddie Vedder propone del classico dei Pearl Jam The Long Road. Accompagnato da un ensemble di musicisti pakistani, il cantante Vedder dà una dimostrazione della sua vocalità formidabile e della sua imbattibile espressività.

Purtroppo, solo 3000 dei 6000 biglietti disponibili vengono venduti. I ricavi delle vendite del dvd del concerto ripagano però gli organizzatori dei mancati introiti della serata.

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