Reunion Led Zeppelin 1988

14 maggio 1988 – Reunion dei Led Zeppelin

Uno degli eventi della giornata per i 40 anni dell’Atlantic è la reunion dei Led Zeppelin

 

Oggi, 14 maggio 1988

I Led Zeppelin si riuniscono per festeggiare i 40 anni dell’Atlantic.

Fondata quarant’anni prima da Ahmet Ertegun e Herb Abramson, la Atlantic è stata negli anni Cinquanta la culla del soul, del rhythm & blues e del jazz. È l’etichetta che ha trasformato Ray Charles in una star, che ha ospitato le incisioni di grandi jazzisti, che è stata la casa di Aretha Franklin.

Alla fine degli anni Sessanta si è aperta al rock, guadagnando il rispetto se non la venerazione di alcuni tra i maggiori musicisti dell’epoca. Uno degli eventi della giornata è la reunion dei Led Zeppelin.

È la seconda volta che Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones suonano assieme da quando si sono separati otto anni prima ed è la prima volta che lo fanno dopo il Live Aid del 1985. Alla batteria c’è Jason Bonham, figlio del batterista originario John Bonham. Eseguono cinque canzoni: Heartbreaker, Whole Lotta Love, Misty Mountain Hop, Stairway To Heaven e Kashmir.

Bob Marley

11 maggio 1981 – Bob Marley, il lungo addio

Dopo una lunga malattia resa pubblica solo nei giorni precedenti, muore Bob Marley, simbolo della Giamaica e della musica reggae

 

Oggi, 11 maggio 1981

Ospedale Cedars of Lebanon di Miami, Florida. Dopo una lunga malattia resa pubblica solo nei giorni precedenti, muore Robert Bob Marley, simbolo del suo Paese, la Giamaica, e della musica reggae. Ha 36 anni.

Le sue ultime parole, rivolte al figlio Ziggy, sono: “I soldi non possono comprare la vita”.

La malattia ha cominciato a manifestarsi tre anni prima quando, nel luglio 1977, durante le cure per una ferita all’alluce del piede destro (causata da uno scontro avvenuto nel corso di una partita di calcio), gli viene diagnosticato un melanoma maligno. Marley, seguendo fedelmente i principi della religione Rasta che impone che il corpo umano sia conservato sempre integro, rifiuta l’amputazione del dito. Il tumore fa perciò il suo corso arrivando lentamente a colpire cervello, polmoni, fegato e stomaco.

A settembre del 1980, mentre sta facendo jogging al Central Park (dopo due concerti tenuti al Madison Square Garden di New York), il musicista ha un collasso. Tiene il suo ultimo concerto a Pittsburgh, allo Stanley Theater, il 23 settembre di quell’anno. Poco dopo, viene finalmente portato al Memorial Sloan-Kettring Cancer Center di New York. Lì i medici diagnosticano un tumore al cervello, ai polmoni e allo stomaco. Da New York, Marley è quindi trasportato a Miami, dove viene battezzato Berhane Selassie della Chiesa Ortodossa Etiopica il 4 novembre 1980. Cinque giorni dopo, nell’ultimo disperato tentativo di salvargli la vita, viene trasferito in un centro di trattamento in Germania, diretto dal famoso oncologo Josef Issels, dove, il 6 febbraio, Bob trascorre serenamente il giorno del suo trentaseiesimo compleanno. Purtroppo, però la malattia è in fase troppo avanzata. Mentre sta volando verso la Giamaica, per passare gli ultimi giorni di vita, è costretto ad atterrare a Miami per immediate cure mediche.

Pochi giorni dopo, la fine.

Bob Marley viene onorato con un funerale di stato il 21 maggio e sepolto con la sua chitarra Gibson Les Paul, una bibbia, una pianta di marijuana, un pallone da calcio e l’anello che aveva sempre tenuto al dito da quando glielo aveva regalato il Principe Asfa Wossen d’Etiopia, figlio del re Haile Selassie I, considerato il capo della religione Rasta.

Paul Simon, "Graceland"

10 maggio 1986 – Paul Simon, “Graceland”

Prototipo del concetto di world music, Graceland di Paul Simon è un lavoro magistrale che unisce cantautorato e suoni del mondo, dall’Africa a New Orleans passando per il Messico

 

Oggi, 10 maggio 1986

Alla popolare trasmissione televisiva Saturday Night Live il cantautore newyorkese Paul Simon si esibisce con il gruppo vocale sudafricano Ladysmith Black Mambazo.

È la prima occasione ufficiale in cui viene svelato il contenuto di Graceland, uno dei dischi più innovativi e sorprendenti degli anni Ottanta, che sarà pubblicato nel mese di settembre dello stesso anno.

Prototipo del concetto di world music, Graceland è un lavoro magistrale che unisce cantautorato e suoni del mondo, dall’Africa a New Orleans passando per il Messico.

Le registrazioni sono cominciate un anno prima, quando Paul Simon si reca in Sudafrica e per nove giorni registra i suoi brani con musicisti locali.

Scopre i Ladysmith Black Mambazo (un fenomenale ensemble corale zulu) grazie al documentario della televisione inglese Rhythm Of Resistance: The Music Of South Africa; li invita quindi ai leggendari Abbey Road Studios di Londra per registrare insieme a loro un suo brano, Homeless, nel quale spicca una formidabile interpretazione vocale del leader dei Ladysmith, Joseph Shabalala.

A sorpresa, il disco si rivela uno dei più grandi successi commerciali di Paul Simon ma soprattutto costituisce un autentico spartiacque, segnando un periodo di rinnovamento della scena musicale grazie all’unione delle tematiche pop-rock con quelle della world music.

Purtroppo per Simon, il progetto Graceland è fonte di controversie: il cantautore infatti viene accusato di aver violato il boicottaggio culturale in atto da anni verso il Sudafrica per via della sua politica razzista.

Il comitato antiapartheid delle Nazioni Unite stralcia però ogni accusa nei confronti del musicista, sostenendo che Simon non ha dato il suo appoggio alle politiche segregazioniste, ma, piuttosto, ha contribuito a dare visibilità all’arte dei musicisti africani.

 

Bruce Springsteen - Il futuro del rock

9 maggio 1974 – Bruce Springsteen: il futuro del rock

“Stasera ho visto il futuro del rock ‘n’ roll: il suo nome è Bruce Springsteen”

 

Oggi, 9 maggio 1974

Boston, Massachussetts

All’Harvard Square Theatre è in cartellone il concerto di una nascente rockstar. Si chiama Bruce Springsteen, ha 25 anni, viene da Asbury Park ed è al comando di una band di amici e compagni di scuola, la E Street Band.

Questa sera apre lo show di Bonnie Raitt.

Tra il pubblico in sala, c’è il critico musicale Jon Landau. Ha una fama sinistra: sulla rivista Rolling Stone ha stroncato, senza pietà, alcuni grandi del rock: da Eric Clapton ai Rolling Stones (dando zero stelle al loro acclamatissimo album Sticky Fingers) sino addirittura a Bob Dylan, massacrato ai tempi di Blood On The Tracks.

Landau è lì per un reportage del Real Paper, un settimanale assai influente della controcultura bostoniana dei primi anni ’70.

La musica di Springsteen lo cattura, lo travolge, lo affascina.

“Stasera”, dice, “c’è qualcuno di cui posso scrivere come avrei sempre voluto fare: senza alcun tipo di remora. In una giornata in cui avevo il bisogno di sentirmi giovane, lui mi ha fatto credere che quella di stasera fosse la prima volta in cui io ascoltavo musica rock. Dopo le sue due ore di concerto mi sono chiesto: può esistere davvero qualcuno così bravo, qualcuno che mi parli in modo tanto significativo, qualcuno che suoni rock con tale energia e in modo così glorioso? E, con i polpastrelli delle dite anestetizzati dopo il tanto tambureggiare sulla poltrona per battere il tempo, la mia risposta è stata: sì!”

“Lui è capace di tutto: è punk rocker e poeta di strada, leader di una band da bar e ballerino classico, attore e pagliaccio, chitarrista, cantante e compositore squisito. Guida la sua band come se fosse la cosa che ha fatto da quando è nato. Oggi, non riesco a pensare a nessun altro bianco che sappia fare così tante cose così bene”.

“Stasera”, conclude Landau, “il grande rock del passato mi è sfrecciato davanti agli occhi. Ma ho visto di più. Stasera ho visto il futuro del rock ‘n’ roll: il suo nome è Bruce Springsteen”.

La Columbia Records, casa discografica di Springsteen, utilizza quest’ultima frase di Jon Landau come slogan per la campagna pubblicitaria del nuovo album del Boss.

Di lì a poco Landau entra a far parte del management di Springsteen prendendo il posto di Mike Appel e contribuendo, da allora ad oggi in modo sostanziale, alla folgorante carriera del rocker del New Jersey.

Noi che non abbiamo velleità di diventare i manager di nessuno, ci limitiamo a segnalarvi la riedizione di Darkness On The Edge Of Town, forse l’album del Boss più amato dagli springsteeniani D.O.C. che viene proposto in versione deluxe con 3 cd/3dvd più poster e t-shirt.

Rolling Stones in esilio - Exile On Main Street

7 maggio 1972 – I Rolling Stones in esilio

In Inghilterra esce il nuovo LP dei Rolling Stones, il primo doppio album della loro carriera: si intitola Exile On Main Street

 

Oggi, 7 maggio 1972

In Inghilterra esce il nuovo LP dei Rolling Stones, il primo doppio album della loro carriera. Si chiama Exile On Main Street perché, dall’inverno del 1971, gli Stones decidono di lasciare la Terra d’Albione causa il nuovo regime fiscale del Regno Unito che rischia di risucchiare tutti i loro guadagni.

Di “stupefacente”, infatti, non ci sono solo le sostanze di cui Mick e Keith fanno uso: la loro creatività e la loro ispirazione lo sono almeno altrettanto. I diciotto brani di Exile trasudano country, blues, gospel, rockabilly e rock ‘n’ roll senza alcuna inibizione: sono un viaggio teso al recupero della propria memoria storica compiuto con disarmante innocenza e compiaciuta rilassatezza.

A Nellcote transitano parecchi amici degli Stones ma uno in particolare, Gram Parsons (fondatore dei Flying Burrito Brothers e membro dei Byrds) ha un ruolo fondamentale. Parsons, che aveva un debole per le droghe proprio come Richards, influenza le sonorità country del disco. Pur non accreditato, è presente nei corsi di uno dei pezzi più emblematici di Exile
On Main Street. Si chiama Tumbling Dice, viene utilizzata come primo singolo e narra la storia di un giocatore d’azzardo che non è in grado di giurare fedeltà alle sue donne.

Il bassista della band, Bill Wyman, è assente al momento dell’incisione e viene rimpiazzato da Mick Taylor, il chitarrista degli Stones dopo la morte di Brian Jones. Al pianoforte c’è Ian Stewart.

Anche se sono necessari parecchi anni prima che pubblico e critica valutino adeguatamente Exile On Main Street, il doppio album degli Stones è oggi considerato il loro album capolavoro.

Beatles all'asta

6 maggio 2004 – Beatles all’asta

A Londra Christie’s batte un record: nel corso di un’asta incassa 1.340.000 dollari dalla vendita di alcune memorabilia dei Beatles

 

Oggi, 6 maggio 2004

A Londra, Christie’s batte un record: nel corso di un’asta incassa 1.340.000 dollari dalla vendita di alcune memorabilia dei Beatles.

Tra le maggiori curiosità all’asta, una chitarra Vox Kensington usata da Lennon e da Harrison, un collare di pelle indossato da John Lennon alla fine degli anni 60 e il contratto originale firmato dai Fab Four con il loro storico manager, Brian Epstein.

Sarah Hodgson, direttrice della sezione entertainment di Christie’s, dichiara che, nel corso della sessione d’asta, sono arrivate offerte davvero pazzesche da collezionisti privati. Il contratto originale tra Epstein e i Beatles (datato 1 ottobre 1962, agli esordi cioè della carriera dei Fab Four), ad esempio, viene venduto per 122.000 sterline (oltre 150.000 euro). Stimato non oltre i 45.000 euro, è stato acquistato da un collezionista inglese per 3 volte il valore.

La chitarra Vox è venduta 100.000 sterline (quasi 130.000 euro) e il collare di pelle addirittura viene battuto alla stratosferica cifra di 117.000 sterline (quasi 140.000 euro) e cioè 8 volte il valore stimato. L’acquirente è un collezionista americano. Inoltre, un disegno a pennarello di John Lennon si vende per 12.000 euro, una lettera firmata dallo stesso Lennon a 7000 e un disegno a inchiostro (intitolato Happy Fish, pesce felice) viene venduto a 11.500 euro.

Nella medesima sessione d’asta, il poster originale di un concerto americano di Elvis Presley degli anni 50 viene venduto a 12.000 euro, un acquarello dipinto da Sid Vicious a poco più di 2.000 euro così come il poster originale di un concerto della Jimi Hendrix Experience.

Non c’è niente da fare: come cantavano in una loro canzone di Sgt. Pepper’s anche nelle aste i Beatles vanno sempre meglio.

Crosby Stills Nash & Young - Ohio

4 maggio 1970 – Crosby Stills Nash & Young, “Ohio”

Crosby, Stills, Nash & Young entrano nei Record Plant Studios di Los Angeles e registrano quasi fosse un live Ohio, il brano che documenta la strage della Kent University

 

Oggi, 4 maggio 1970

È mezzogiorno alla Kent State University nell’Ohio. Nonostante il preside della facoltà abbia deciso di affiggere 12mila locandine nel campus per far sapere che la manifestazione è stata cancellata, oltre 2000 studenti sono lì per protestare contro l’ennesima discutibile decisione del Presidente americano Richard Nixon in tema di politica militare. Solo quattro giorni prima, infatti, in piena guerra del Vietnam, Nixon ha annunciato in televisione che truppe dell’esercito americano invaderanno la Cambogia, allora alleata del Governo nordvietnamita.

Gli studenti della Kent University si radunano nei pressi della Taylor Hall e, come fanno in genere per festeggiare le vittorie della squadra di futuro del college, suonano la campana di ferro. La protesta è iniziata. Poco dopo, un battaglione della National Guard, in assetto da sommossa, giunge sul posto intimando agli studenti di disperdersi; dopodiché inizia a sparare candelotti e lacrimogeni, molti dei quali vengono ributtati dagli studenti verso i poliziotti; intanto un’altra squadra militare giunge sul posto. Sono le 12:22 minuti, i militari decidono di fare fuoco sui manifestanti. Scoppia l’inferno. Sul terreno del campus i corpi di quattro ragazzi morti: due stavano protestando, altri due semplicemente transitavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Due settimane dopo 19 maggio nelle ad apprendere la tragica notizia leggendo la rivista Life e rimane colpito dal reportage fotografico. Scrive di getto una canzone, poi chiama l’amico David Crosby, il quale, emozionato dagli eventi, telefonò subito al discografico di Crosby Stills Nash & Young, il leggendario Ahmet Ertegun, plenipotenziario dell’Atlantic Records.

Due giorni dopo, Crosby Stills Nash & Young entrano nei Record Plant Studios di Los Angeles e registrano quasi fosse un live, Ohio, il brano che documenta la strage della Kent University. Bastano poche take per immortalare l’evento che Ertegun decide di far uscire pochi giorni dopo dando vita al primo instant record della storia.

Pete Seeger

3 maggio 1919 – Nasce Pete Seeger

A New York nasce Pete Seeger, destinato a diventare uno dei monumenti del folk americano

 

Oggi, 3 maggio 1919

A New York nasce Pete Seeger, destinato a diventare uno dei monumenti del folk americano. Per molti, i Seeger hanno rappresentato in musica quello che i Kennedy sono stati per la politica e cioè una delle più influenti saghe famigliari d’America.

Charles Seeger, il padre di Pete, è stato infatti uno dei più importanti musicologi degli USA, la sua matrigna Ruth Crawford Seeger una straordinaria compositrice e i suoi fratellastri Mike e Peggy due autentiche colonne del folk revival.

Pete inizia a suonare negli anni ’30, attratto dalla tradizione dei Monti Appalachi, ma anche dalle lotte operaie e dai primi movimenti sindacali.

La sua sensibilità politica diventa un marchio di fabbrica che lo accompagnerà per tutta la carriera. Con i Weavers prima, con Woody Guthrie poi sino al lungo sodalizio con il figlio di Woody, Arlo Guthrie, Seeger insegnerà all’America a cantare l’impegno sociale utilizzando suoni e melodie delle radici. Il suo pensiero politico esplicito (è iscritto al Partito Comunista Americano negli anni in cui il senatore McCarthy dà vita alla “caccia alle streghe”) e anche il suo impegno ecologista gli creeranno però tanti problemi.

Ancora oggi, il nome di Pete Seeger in America è sinonimo di consapevolezza politica e di visione progressista del mondo. Se n’è accorto Bruce Springsteen quando, nel 2006 ha pubblicato The Seeger Sessions, uno dei progetti più belli della sua carriera basato proprio sui pezzi resi popolari da Seeger, ma che negli USA è stato accolto con una certa freddezza.

Il 27 gennaio del 2014, Pete Seeger è morto a New York: aveva 94 anni e nemmeno tre mesi prima era sul palco del Farm Aid a cantare This Land Is Your Land. Il giorno dopo, Bruce Springsteen dichiara: “Ieri è morto un grande amico e uno dei miei idoli: Pete Seeger…

1° maggio 1980 – Pink Floyd, “Another Brick In The Wall” al bando in Sudafrica

Il governo del Sudafrica, in pieno regime di apartheid, decide di mettere al bando Another Brick In The Wall dei Pink Floyd

 

Oggi 1° maggio 1980

Il governo del Sudafrica, in pieno regime di apartheid, decide di mettere al bando il brano Another Brick In The Wall, tratto dal concept album The Wall, pubblicato dai Pink Floyd il 30 novembre del 1979.

Il 9 giugno 1980, neanche un mese dopo l’assurdo provvedimento, sempre a Else’s River, durante una manifestazione studentesca, viene lanciata una molotov su una camionetta della polizia. Due poliziotti bianchi balzano fuori dal mezzo e sparano ad altezza d’uomo ferendo 15 ragazzi e uccidendone 2.

Roger Waters, autore del brano, quando compone Another Brick In The Wall si ispira, in realtà, al clima severo e restrittivo dell’Inghilterra degli anni 50 nel quale lui stesso è cresciuto. Per la registrazione originale, i Pink Floyd utilizzano un coro di studenti veri della Islington Green, una delle scuole più progressive del Regno Unito che si trova a pochi isolati di distanza dallo studio londinese in cui Waters e compagni stanno incidendo The Wall.

Il gruppo di studenti ha come insegnante di musica un certo professor Alun Renshaw, un tipo bizzarro che fuma in classe, dice parolacce e indossa jeans strettissimi. Ma che utilizza metodi alternativi d’insegnamento che affascinano i suoi ragazzi dei quali lo stesso Renshaw è assai orgoglioso.

La storia di Alun Renshaw e del coro dei ragazzi di Another Brick In The Wall è diventata il soggetto di una fiction inglese andata in onda sulla BBC nell’ottobre del 2007.

 

Lester Bangs

30 aprile 1982 – Addio al celebre giornalista rock Lester Bangs

Lester Bangs sta rientrando nel suo appartamento newyorkese al numero 542 della Sesta Strada, a nord della 14esima. Non si sente bene…

 

Oggi, 30 aprile 1982

Sono le 8 e un quarto di sera. Lester Bangs sta rientrando nel suo appartamento newyorkese al numero 542 della Sesta Strada, a nord della 14esima.

Non si sente bene. Dev’essere quella brutta influenza che c’è in giro che lo sta abbattendo da un paio di giorni. Il suo vicino di casa (Abel Shaker) lo vede, lo saluta e capisce che qualcosa non va. “Tutto bene Les?”. “Sì, sto una meraviglia…”.
Lester diceva sempre a tutti così: sto una meraviglia…

E mai, come negli ultimi 6 mesi, diceva la verità: aveva smesso con le droghe e persino il suo loft (celebre per il degrado e lo squallore) sembrava rimesso a lucido.

Lester entra in casa, non chiude nemmeno la porta, mette sul piatto del giradischi il suo album preferito di quei giorni e crolla sul divano: nel giro di mezz’ora la sua amica Nancy Stillman sarebbe arrivata per una serata di musica. Vuole riposarsi un pochino.

Quando Nancy arriva vede Lester sul divano, a faccia in giù con un braccio che penzola. E’ una posa abituale per lui, quando dorme.

Solo che stavolta Lester non dorme…

Sul piatto sta girando il miglior album degli Human League (Dare) ma Lester Bangs, il più famoso giornalista rock della storia, non lo sta più ascoltando. È morto da qualche minuto, forse per una dose di eroina tagliata male, forse per un mix letale di droga e farmaci ingeriti per curare l’influenza.

Il ragazzo che aveva mandato la sua prima recensione alla Rolling Stone con una nota a piè di pagina (“se non la pubblicata, mi dovete spiegare il perché”) ora giace senza vita, senza ancora aver compiuto 34 anni, come molti dei suoi eroi musicali.

Eccentrico, irriverente, trasgressivo e geniale, Lester Bangs è stato il Jimi Hendrix della critica rock: talmente originale che tentare di copiarlo diventa un’operazione ai confini del ridicolo. Bangs non aveva timore di stroncare i grandi, specie quando i grandi sbagliavano. Per uno solo, ha avuto una predilezione speciale: il suo nome è Lou Reed.

musical hair

29 aprile 1968 – Hair, il musical hippie sbanca Broadway

Debutta al Biltmore Theatre di Broadway, il musical hippie Hair. Resterà in cartellone per 4 anni e per ben 1750 performance consecutive sino al 1° luglio del 1972

 

Oggi, 29 aprile 1968

Debutta al Biltmore Theatre di Broadway il musical hippie Hair.

Resterà in cartellone per quattro anni e per ben 1750 performance consecutive, sino al 1° luglio 1972.

Creata dagli attori James Rado e Gerome Ragni, la piéce prende spunto dalle improvvisazioni dell’Open Theatre Group di New York City di cui sia Ragni che Rado sono parte integrante. In particolare, entrambi stanno lavorando a Viet Rock, un lavoro basato sul tema dei giovani americani spediti in Vietnam per la guerra, lo stesso che viene poi sviluppato in Hair. Mentre stanno recitando in Viet Rock, Rado e Ragni incontrano Galt MacDermot, un artista di Montreal, e lo coinvolgono nella loro nuova idea. MacDermot scrive le musiche delle canzoni.

Hair viene inizialmente snobbato dai produttori di Broadway. “Non è la nostra storia”, dicono tutti in coro. Così, i ragazzi prendono in considerazione l’offerta di un loro amico (Joseph Papp) che sta aprendo un nuovo teatro e cerca un’idea originale per lanciarlo. Lo show rimane in scena per sei settimane Off Broadway dopodiché viene preso in considerazione da un paio di producer. Nel cast originale, oltre a Rado e Ragni, ci sono una giovanissima Diane Keaton, Keith Carradine, Barry McGuire e Joe Butler dei Lovin’ Spoonful.

Janis Joplin è una grande fan del musical e appena può non si perde una replica. La storia, quella della comune hippie newyorkese The Tribe che fa di tutto per evitare di andare a combattere in Vietnam, è valorizzata da canzoni bellissime come Let The Sunshine In o Aquarius destinate a entrare nella memoria collettiva di più generazioni. Nel 1977, Milos Forman fa di Hair una versione cinematografica ma con una storia piuttosto diversa dal musical originale.

Erin Everly e Axl Rose

28 aprile 1990 – Axl Rose: oggi sposo, domani chissà…

Axl Rose, frontman dei Guns N’ Roses, si sposa con Erin Everly, figlia di Don Everly degli Everly Brothers

 

Oggi, 28 Aprile 1990. Dopo anni di relazioni turbolente, Erin Everly (figlia di Don Everly degli Everly Brothers) e il suo fidanzato William Bruce Rose Jr. (famoso ai più come Axl Rose, cantante e leader dei Guns N’ Roses) convolano a giuste nozze nella Cappella di Cupido a Las Vegas, Nevada.

Come colonna sonora della cerimonia, Axl ha scelto uno dei suoi idoli musicali, Dan McCafferty, il frontman dei Nazareth. Ma il cantante si rifiuta nonostante dichiari che ben 18 persone dell’entourage di Axl lo abbiano supplicato di esibirsi. “Axl desiderava che io cantassi in chiesa Love Hurts, l’amore ti fa soffrire”, dirà in seguito McCafferty, “lo avessi fatto, la canzone sarebbe durata di più del loro matrimonio”. Che infatti fallisce neanche un mese dopo. Poi, i due si riconciliano, Erin rimane incinta ma perde il bambino. Axl è inconsolabile. Quando sa che la ragazza ha abortito si scaglia contro un vicino di casa e lo aggredisce a colpi di bottiglia.

I due amanti quindi si separano nuovamente ma Axl non molla il colpo: continua a corteggiare Erin mandandole mazzi di rose, lettere d’amore e persino dei canarini. Lei, in cambio, lo denuncia per molestie sessuali e violenze domestiche.

Eppure, quella tra Axl ed Erin è una grande storia d’amore: come testimonia la canzone Sweet Child O’ Mine (con un testo romantico scritto dallo stesso Axl per la sua amata) nel cui videoclip recita proprio la bella Erin.

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