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10 aprile 1976 – L’irresistibile ascesa di Peter Frampton

Al numero uno in classifica sale per la prima volta Frampton Comes Alive, il nuovo disco dal vivo di Peter Frampton

 

Oggi, 10 aprile 1976.
Al numero uno in classifica sale per la prima volta Frampton Comes Alive, il nuovo disco dal vivo del cantante/chitarrista inglese Peter Frampton.

San Francisco, poi, il nome degli Humble Pie e quello di Frampton, in particolare, si ritagliano un posto speciale nel cuore degli appassionati tanto che proprio al Winterland (il locale tanto amato dai musicisti hippie della città californiana) Peter decide di registrare il suo album dal vivo.

Pubblicato nel gennaio del 1976, il disco parte subito bene e una volta raggiunta la prima posizione in classifica ci rimane per 10 settimane, stazionando poi almeno un altro anno nelle prime 40 posizioni. Finisce per vendere 16 milioni di copie diventando il quarto album live della storia.

Baby I Love Your Way e soprattutto Show Me The Way sono i brani di maggior successo del disco. In entrambi, Frampton utilizza il “talk box”, un effetto che applica alla chitarra ma che viene pilotato da un tubo di plastica che il cantante tiene in bocca e che modifica il suono dello strumento a seconda di come apre e chiude la cavità orale. E che, anche per questo, dà a volte la sensazione che la chitarra stia parlando…

8 aprile 1994 - Ritrovato il corpo senza vita di Kurt Cobain

8 aprile 1994 – Ritrovato il corpo senza vita di Kurt Cobain

Nella villa al numero 171 di Lake Washington Boulevard un elettricista trova il cadavere di Kurt Cobain, frontman dei Nirvana

 

 

Oggi, 8 Aprile 1994

Seattle, Stato di Washington. Sono le 8 e 40 del mattino ed è una bella giornata di sole. Gary Smith, professione elettricista, entra nella villa al numero 171 di Lake Washington Boulevard East. È stato chiamato per controllare il sofisticato sistema di allarme della casa. Da una finestra della dépendance, Smith intravede il corpo inerme di un uomo che giace, con il volto sfigurato, in una pozza di sangue.

Il cadavere che ha visto (che si trova nella serra al piano superiore del garage) è quello di Kurt Cobain, padrone di casa e leader della rock band Nirvana. Da qualche tempo, infatti, in quella lussuosa residenza (che sorge a fianco delle ville dei manager della Microsoft), Cobain vive insieme alla moglie, la cantante Courtney Love, e alla piccola Frances Bean, che non ha ancora compiuto due anni.

Proprio alla figlia è dedicato il pensiero finale dello struggente, ultimo scritto: “L’ho fatto per Frances, per la sua vita che sarà assai più felice senza di me…”
Sono le 9.40.

Gary Smith chiama il suo capo e gli spiega cosa è accaduto.
Poco dopo, Marty Reimer, un dj della più importante stazione radiofonica rock di Seattle, riceve una telefonata.

Dall’altra parte della cornetta, un uomo dice: “Ho una notizia da un milione di dollari”.

Passano pochi minuti e in città si diffonde la terribile verità.
Kim Cobain, sorella di Kurt, ascolta pietrificata le news radiofoniche. Chiama immediatamente la madre, Wendy Elizabeth Fradenberg che, in lacrime, mormora: “Lo sapevo … lo avevo pregato di non farlo … ma purtroppo, anche lui, si è voluto iscrivere al club degli stupidi …”.

Il club cui si riferisce è quello formato da Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison. Tutte rockstar, tutte morte in modo misterioso, tutte a 27 anni di età. Proprio come Kurt Cobain.

Simon & Garfunkel

6 aprile 1968 – Simon & Garfunkel e il film “Il laureato”

Nel film Il Laureato (con un giovane Dustin Hoffman diretto dal regista Mike Nichols) spicca The Sound Of Silence di Simon & Garfunkel

 

Oggi, 6 aprile 1968

La colonna sonora del film Il laureato con un giovane Dustin Hoffman diretto dal regista Mike Nichols raggiunge il numero uno delle classifiche americane. La musica è composta e cantata dal duo newyorkese formato da Paul Simon e Art Garfunkel, già noti al pubblico statunitense quando alla fine degli anni ’50, con lo pseudonimo di Tom & Jerry, avevano lanciato l’orecchiabile singolo Hey, Schoolgirl.

Con le canzoni de Il laureato Simon & Garfunkel entrano di diritto nell’olimpo del rock. Alla ritmata e divertente Mrs. Robinson dedicata alla protagonista femminile del film, interpretata da Anne Bancroft, si aggiunge uno dei grandi capolavori a firma Paul Simon.

The Sound Of Silence, scritto all’indomani dell’omicidio Kennedy, esprime il dolore, la rabbia, l’impotenza e la difficoltà di comunicazione della società americana di fronte a quella tragedia.

Simon finisce il pezzo qualche mese dopo. Il 19 febbraio del 1964 lo fa sentire a Garfunkel e subito i due iniziano a suonarlo in concerto. Dopo essere stata registrata nel 1966 per l’album di debutto del duo, Wednesday Morning, 3 A.M., la canzone, all’insaputa di Simon & Garfunkel, viene remixata e sovraincisa da Tom Wilson, il produttore che ha inventato il sound elettrico di Bob Dylan.

Nella nuova versione il brano schizza in vetta alle classifiche, ma, inserito in testa e in coda al film di Mike Nichols, The Sound Of Silence va dritta al cuore degli americani, dando vita a uno dei momenti più poetici dell’intera storia del rock.

Muddy Waters, padre del blues

4 aprile 1913 – Nasce Muddy Waters, il padre del blues elettrico

Nella contea di Issaquena, sulle rive del Mississippi, nasce il padre del blues elettrico Muddy Waters, grande idolo di diverse generazioni

 

Oggi, 4 aprile 1913

Nella contea di Issaquena, sulle rive del Mississippi, nasce McKinley Morganfield. Dopo la morte della madre, avvenuta solo 5 anni dopo, viene cresciuto dalla nonna, Della Grant. È lei che, vedendolo sempre giocare nel fango, gli dà il soprannome di Muddy Waters, acque fangose, proprio come quelle dell’amato Mississippi.

Affascinato da Son House e Robert Johnson, due grandi musicisti assai popolari in quei tempi nel sud degli States, Muddy Waters si avvicina al blues.

Impara a suonare chitarra e armonica, si trasferisce a St. Louis dove viene scoperto dal celebre etnomusicologo Alan Lomax. Quando si sposta a Chicago, diventa una leggenda.

Per molti, Muddy Waters è il Padre del Blues elettrico; per tutti, lui è senza dubbio uno dei personaggi più influenti della storia del rock. I Rolling Stones prendono il loro nome da una sua canzone, i Cream di Eric Clapton rivitalizzano il suo grande classico Rollin’ And Tumblin’, e anche la mitica Whole Lotta Love dei Led Zeppelin è ispirata a un suo brano. Angus Young (chitarrista degli AC/DC) lo ha sempre considerato il suo più grande idolo così come moltissimi altri musicisti di generazioni diverse.

In costante equilibrio tra sacro e profano, tra spiritualità e carnalità, le canzoni di Muddy Waters sono spesso venate da una conturbante sessualità: come la esplicita I Got My Mojo Working e l’ipnotica, ammiccante Hoochie Coochie Man.

Traffic

2 aprile 1967 – Si formano i Traffic

In questo giorno nascono i Traffic con la loro incredibile miscela di rock, blues, folk e psichedelia. Tutto cominciò da una jam session…

 

Oggi, 2 aprile 1967.

Aston, quartiere di Birmingham.

Come spesso accade, sul palco della Elbow Room (un rock club molto in voga in città) si ritrovano a jammare Jim Capaldi (batterista e cantante) e Dave Mason (chitarrista e compositore).

Entrambi sono amici di Jimi Hendrix.

Entrambi vogliono formare una rock band.

Stasera, alla Elbow Room c’è anche Stevie Winwood, l’enfant prodige del rock blues inglese. Chitarrista, tastierista e cantante prodigioso, Winwood non ha ancora 19 anni ed è già una superstar: con lo Spencer Davis Group (orgoglio rock di Birmingham) ha scritto e registrato I’m A Man e Gimme Some Lovin’, due megahit internazionali. Anche lui è un grande amico di Jimi Hendrix.

Al fianco di Winwood, c’è anche Chris Wood, flautista e sassofonista di valore. I quattro capiscono subito che la jam di questa sera ha un sapore diverso. Sta per succedere qualcosa di grande.

“Ho deciso”, dice Winwood alla fine dell’entusiasmante set, “siamo pronti per diventare una vera band”. Nascono i Traffic.

Pochi giorni dopo, i quattro si ritrovano a provare in un vecchio e isolato cottage di campagna a Aston Tirrold, nel Berkshire. Firmano un contratto con la Island, l’etichetta di Chris Blackwell, producono la colonna sonora di un film, incidono il loro primo singolo Paper Sun e quindi il loro album di debutto, Mr. Fantasy che diventa subito un grande successo in Inghilterra.

Il sodalizio Traffic e la sua incredibile miscela di rock, blues, folk e psichedelia è ancora oggi una delle avventure più amate da tutti i cultori di classic rock.

Marvin Gaye

1° aprile 1984 – Marvin Gaye viene assassinato dal padre

Udito il litigio, Marvin Gaye si precipita a prendere le difese della mamma scagliandosi con violenza contro il padre. Che, spaventato, estrae una pistola e…

 

Oggi 1° aprile, 1984.
Nella casa dei genitori, a Crenshaw, quartiere a Sud di Los Angeles, il cantante soul Marvin Gaye sta noiosamente passando la mattinata che precede il suo 45esimo compleanno. Ha tirato un sacco di coca e visto un paio di film porno.

È in camera da letto, indossa un accappatoio, in tasca ha una pistola e (a portata di mano) tiene diverse scatole di proiettili: è convinto che qualcuno lo voglia morto. Al piano di sotto, il padre, Marvin Gay Sr. (un pastore della chiesa ebraica pentecostale) sta avendo l’ennesimo, violento litigio con la moglie.

Il motivo, come sempre, è banale: non trova un documento, a suo dire, importante. Tra padre e figlio non scorre buon sangue: qualcuno dice che il vecchio Marvin abbia, molti anni prima, addirittura abusato sessualmente del giovane. Non solo: molti sostengono che gli abbia portato via parecchi soldi.

“Se tocchi ancora una volta mia madre”, gli aveva giurato Marvin Jr., “giuro che ti uccido”.

Udito il litigio, Marvin Gaye si precipita a prendere le difese della mamma scagliandosi con violenza contro il padre. Che, spaventato, estrae una pistola e fa fuoco due volte, colpendo il figlio in pieno petto. Sono le 13 e un minuto quando al California Hospital Medical Center viene ufficializzata la morte di Marvin Pentz Gaye Jr., una delle stelle più luminose della Motown Records.

Ai suoi funerali assistono 10.000 persone. Nel corso della cerimonia funebre Stevie Wonder canta in modo appassionato e Smokey Robinson pronuncia un discorso commovente.

Quando i giudici gli chiedono se e quanto amasse il figlio, Marvin Sr. (dopo aver ben pesato le parole) dichiara: “diciamo che non mi dispiaceva …”

Chuck Berry - Johnny B. Goode

31 marzo 1958 – Chuck Berry, “Johnny B. Goode”

La Chess Records di Chicago pubblica il nuovo singolo di Chuck Berry, Johnny B. Goode: un pezzo autobiografico?

 

Oggi, 31 marzo 1958

La Chess Records di Chicago pubblica il nuovo singolo di Chuck Berry, Johnny B. Goode. Il rocker del Missouri è già una superstar del rock ‘n’ roll e se con Maybellene, Roll Over Beethoven e Sweet Little Sixteen ha già affascinato pubblico e critica, con il nuovo pezzo si appresta a diventare una leggenda.

La canzone, scritta da Berry nel 1955, è la versione rock del Sogno Americano. Racconta, infatti, la storia di un ragazzo di campagna, poverissimo e che sa malapena leggere e scrivere, ma che è capace di suonare la chitarra come un dio. Tanto che sua madre lo incoraggia dicendogli: “un giorno la tua musica si ascolterà ovunque e il tuo nome campeggerà sui manifesti”.

Da molti considerato autobiografico, il pezzo (secondo altre teorie) sarebbe ispirato alla figura di Johnnie Johnson, pianista e primo collaboratore di Chuck Berry. Tutti, invece, concordano sul fatto che il nome Johnny sia stato preso a prestito da Johnnie Johnson così come Goode (con la e finale) sia quello della strada di St. Louis, (Goode Street), dove Chuck Berry è nato.

Si dice anche che nella versione originale, la prima strofa prevedesse la definizione “colored boy” (ragazzo nero) invece di “country boy” (ragazzo di campagna): pare che il testo sia stato cambiato per paura che le radio non lo trasmettessero.

Nel 1977, la Nasa ha inviato la navicella Voyager nello spazio alla ricerca di altre forme di vita: tra i brani contenuti nel cd che mostra l’evoluzione e il livello artistico e culturale dell’uomo terrestre c’è la versione originale di Johnny B. Goode.

Secondo un recente sondaggio della rivista Rolling Stone sulle 500 canzoni più importanti della storia del rock, Johnny B. Goode si è piazzata settima.

Il riff di chitarra che apre il pezzo è e sarà per sempre uno dei più rappresentativi di tutta la storia del rock.

Il rock dice no alla pena di morte

29 marzo 1998 – Il rock dice no alla pena di morte

Lo Shrine Auditorium di Los Angeles, anfiteatro abitualmente usato per cerimonie prestigiose, quali la consegna degli Oscar, la notte dei Grammy o gli MTV Video Awards, anche questa sera ospita un evento d’eccezione…

 

Oggi, 29 marzo 1998

Lo Shrine Auditorium di Los Angeles, anfiteatro abitualmente usato per cerimonie prestigiose, quali la consegna degli Oscar, la notte dei Grammy o gli MTV Video Awards, anche questa sera ospita un evento d’eccezione.

Sul palco, un cast composto dal cantante e leader dei Pearl Jam Eddie Vedder, dai folksinger Steve Earle, da Michelle Shocked e da Ani DiFranco, dagli eccentrici cantautori Lyle Lovett e Tom Waits, dal batterista dei Doors John Densmore che accompagna il vocalist pakistano Nusrat Fateh Ali Khan. La serata ha un titolo: Not in Our Name: Dead Man Walking – The Concert.

L’omonimo film Dead Man Walking (diretto da Tim Robbins e magistralmente interpretato da sua moglie Susan Sarandon e da Sean Penn), tre anni prima ha commosso l’America. Oggi convince alcuni tra i musicisti più sensibili all’impegno civile a organizzare un concerto che ha lo scopo di raccogliere fondi per due istituzioni di volontariato, una delle quali, la Hope House, è diretta da Suora Helen Prejean, autrice del libro da cui è tratto il film.

Presentata dallo stesso Tim Robbins, la serata mette in mostra musiche e artisti che hanno impreziosito la colonna sonora di Dead Man Walking: unici assenti, Bruce Springsteen e Patti Smith.

Tutte le performance sono caratterizzate da alto tasso emozionale e straordinaria intensità. Colpisce, in particolare, la strepitosa versione che Eddie Vedder propone del classico dei Pearl Jam The Long Road. Accompagnato da un ensemble di musicisti pakistani, il cantante Vedder dà una dimostrazione della sua vocalità formidabile e della sua imbattibile espressività.

Purtroppo, solo 3000 dei 6000 biglietti disponibili vengono venduti. I ricavi delle vendite del dvd del concerto ripagano però gli organizzatori dei mancati introiti della serata.

David Crosby

28 marzo 1982 – David Crosby in prigione

La leggenda della musica West Coast David Crosby viene trovato al volante in stato confusionale prima di un concerto con Stills e Nash

 

Oggi, 28 marzo 1982

Sulla 405, la San Diego Freeway, in prossimità di Santa Ana, California, una Ford Granada rossa, apparentemente senza alcun motivo, sbatte in modo violento contro il guard-rail. Al volante, in stato confusionale, la leggenda della musica West Coast, David Crosby: la sera si deve esibire con gli amici di sempre, Stephen Stills e Graham Nash, in un concerto contro l’energia nucleare a San Onofre Beach. Quando gli infermieri accorrono per assisterlo, lo trovano sanguinante. Accanto a lui, sul sedile del passeggero, rinvengono tutto l’occorrente per il freebase, droga di cui Crosby è da anni totalmente dipendente. Notano anche uno strano sacchetto.

Quando la polizia lo apre, ci trova dentro una calibro 45.

“Perché questa pistola?”, chiede il poliziotto.

“Ricordi cosa è successo a John Lennon?”, gli risponde un frastornato Crosby che viene trasportato al pronto soccorso prima e alla prigione di Santa Ana poi.

Rilasciato su cauzione, neanche due settimane dopo, il 12 aprile, David Crosby viene nuovamente arrestato nei camerini del club Cardi’s di Dallas, dove avrebbe dovuto esibirsi in un concerto da solo. Quando la polizia del Texas fa irruzione nel backstage lo trova mentre sta fumando una dose di freebase e ha una calibro 45 a portata di mano. Rinchiuso nel carcere di Dallas, Crosby impiega quasi tre anni per disintossicarsi e decidere di smettere con le droghe.

Nel 1989, si ripresenta ai fan con un album dal titolo emblematico: Oh Yes I Can, che contiene 11 brani autobiografici tra i quali la bellissima title-track…

Ian Dury: sesso, droga & rock'n'roll

27 marzo 2000 – Ian Dury: sesso, droga & rock’n’roll

Muore di cancro al fegato Ian Dury, ritenuto l’inventore dello slogan “sesso droga & rock’n’roll” per la sua canzone

 

Oggi, 27 marzo 2000

A 57 anni d’età, muore di cancro al fegato Ian Dury, leggenda del punk rock inglese degli anni ’70 e ’80. Al suo funerale partecipano diverse star commosse tra cui l’amico Robbie Williams, come lui, ambasciatore dell’Unicef.

Colpito a sette anni dalla poliomielite, Ian Dury ne porta i segni nel fisico.

Quasi sempre, (a volte persino durante i concerti), il cantante è costretto a usare un bastone per sorreggersi. Piccolo di statura, bruttarello e sgraziato, Dury sembra così accentuare ulteriormente il suo aspetto inquietante trasformandosi, anche per questo, in un’icona punk.

Purtroppo per lui, già nel 1996, gli viene (per la prima volta) diagnosticato un tumore dal quale sembra guarire anche se, un paio d’anni dopo, durante una trasmissione radiofonica, Bob Geldof annuncia la sua prematura scomparsa dando credito a voci fasulle che da tempo circolano nell’ambiente.

Alla notizia della sua dipartita, Ian Dury reagisce con ironia. Quindi sposa, in seconde nozze, la scultrice Sophy Tilson Poco dopo, però, una nuova e ben più grave tumorale lo aggredisce: l’ultima esibizione dal vivo con i suoi Blockheads ha luogo il 6 febbraio 2000 al London Palladium. Quando sale sul palco (sostenuto a braccia da alcune persone) Dury rende visibili a tutti gli effetti della malattia. 45 giorni dopo, la fine.

In pista già all’inizio degli anni ’70, Ian Dury deve attendere il 1977: quello è l’anno dell’esplosione del punk rock ma soprattutto della pubblicazione del singolo Sex Drugs & Rock’n’Roll. Il brano in questione, che peraltro non ha un gran successo commerciale, diventa il caso del giorno: bandito dalla Bbc – nonostante il testo fosse una critica allo stile di vita “esagerato” di certe rockstar – diventa lo spunto per centinaia di articoli e discussioni. Si ritiene che il titolo, in italiano “sesso, droga & rock’n’roll” che oggi si è trasformato in un efficacissimo slogan entrato nel linguaggio comune, sia stato inventato dallo stesso Ian Dury.

Steven Tyler - Aerosmith

26 marzo 1948 – Nasce Steven Tyler, frontman degli Aerosmith

Il 26 marzo del 1948 a New York nasce Stephen Victor Tallarico, in arte Steven Tyler, celebre frontman degli Aerosmith

 

Oggi, 26 marzo 1948

A New York nasce Stephen Victor Tallarico. Il padre è di origini italo-tedesche, mentre nelle vene di sua madre scorre un misto di sangue ucraino e cherokee.

Da adolescente, Steven frequenta la Roosvelt High School di Yonkers e si fa subito notare per tre cose: il naturale talento per la musica, l’uso smisurato di droghe, la passione per il sesso sfrenato.

Emblematico rappresentante della “sacra triade” sesso, droga e rock ‘n’ roll, Steven decide di “americanizzare” il proprio nome in Tyler. Va quindi a Boston dove fonda, insieme all’amico chitarrista Joe Perry, la band Aerosmith. Già a metà degli anni 70, grazie a dischi come Toys In The Attic o Rocks, Steven Tyler diventa una superstar acclamatissima e un autentico sex symbol.

Le sue performance “on stage” sono entusiasmanti e bollenti quanto la sua vita privata. L’uso della droga è talmente abituale che lui e Perry (nell’ambiente) vengono chiamati “i gemelli tossici”. Sul fronte sentimentale, le cose vanno un po’ meglio: dalla turbolenta relazione con la modella/groupie Bebe Buell nasce la sua primogenita, Liv Tyler (oggi affermata attrice hollywoodiana). Dall’ancor più movimentato matrimonio con Cyrinda Fox (una delle muse di Andy Warhol) nasce Mia Tyler, anch’essa famosa attrice e modella.

Nel 1988 Steven si sposa con la stilista Teresa Barrick dalla quale ha due figli: Chelsea e Taj Monroe Tallarico. Nel 2006, Tyler si sottopone a un’importante operazione alla gola che riesce benissimo. Tanto che riprende a esibirsi dal vivo cominciando con una leggendaria performance a Boston, durante i festeggiamenti per l’Independence Day, il 4 luglio del 2007.

Prima dell’operazione, però, chiude le pratiche di divorzio da Teresa Barrick e poco dopo comincia a farsi vedere in giro con la sua nuova, splendida fidanzata: l’attrice Erin Brady, star di CSI New York, 30 anni più giovane di lui.

Aretha Franklin

25 marzo 1942 – Nasce Aretha Franklin, la regina del soul

A Memphis, Tennessee, nasce Aretha Louise Franklin

 

Oggi, 25 marzo 1942

A Memphis, Tennessee, nasce Aretha Louise Franklin.

Suo padre, il Reverendo C.L. Franklin, è un pastore battista. Sua madre, Barbara Siggers, muore d’infarto quando Aretha ha dieci anni.

Così, Aretha e le sue quattro sorelle seguono il padre nei suoi spostamenti ecclesiastici: da Buffalo a Detroit. La chiesa diventa il loro palcoscenico naturale, il gospel la loro musica d’elezione. Tutti capiscono che Aretha è un fenomeno: una bimba prodigio che canta da dio. Se ne accorge soprattutto John Hammond (produttore e direttore artistico della Columbia) che nel 1960 la mette sotto contratto. Anche se, è nel 1966 (quando Aretha entra nella scuderia di Ahmet Ertegun alla Atlantic Records) che la sua carriera decolla.

Proprio con un brano di un artista della Atlantic, il grande Otis Redding, Aretha Franklin diventa la regina del soul. Scritta originariamente in ottica maschile (come un uomo che chiede accettazione e rispetto alla propria donna), la canzone viene completamente rovesciata nella versione della Franklin: Respect significa rispetto nei confronti di tutte le donne, bianche e nere, e si impone sia come brano femminista sia come manifesto di uguaglianza sociale e razziale.

Per sottolineare maggiormente il significato del testo, Aretha nel ritornello scandisce (lettera per lettera) la parola Respect che con lei assume valore universale: con quel brano la Franklin va al primo posto in classifica e, da quel momento, per tutti diventa Sister Ree, la sorella che ha insegnato il rispetto al mondo.

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