Queen Unseen - Mostra - Milano - Jam TV

“Queen Unseen”, a Milano la mostra dedicata ai Queen

Queen Unseen è la mostra dedicata a Freddie Mercury e soci con scatti inediti e non solo che si può visitare in questo periodo a Milano

 

Si può visitare presso la Fondazione Luciana Matalon di Milano Queen Unseen, la mostra con le foto scattate da Peter Hince a Freddie Mercury e soci. Dopo il successo ottenuto a Torino, Rimini e Roma, è approdata anche a Milano questa esposizione con alcune foto della band britannica mai viste prima.

Dai dietro le quinte alle immagini sul palco, Queen Unseen nasce grazie allo sguardo privilegiato di chi ha vissuto a stretto contatto con il gruppo. È il 1973 quando Peter Hince lavora come giovane roadie di David Bowie. Quello stesso anno collabora anche con i Mott The Hoople e ad aprire il loro tour britannico ci sono proprio i Queen. È in questa occasione che avviene il primo incontro con Freddie Mercury, Brian May, John Deacon e Roger Taylor. Hince in carriera collaborerà anche con Mick Ronson, Lou Reed, Supertramp e altri, ma dal 1975 entra a far parte dello staff dei Queen a tempo pieno, diventa anche assistente personale di Freddie Mercury e di John Deacon, e in seguito diviene capo della road crew della band. Dal 1977 effettua anche i suoi primi scatti e continuerà ad immortalare il gruppo fino al 1986, potendolo riprendere anche in momenti più intimi, visto il rapporto di fiducia che si era guadagnato negli anni. Già dalla locandina della mostra si può osservare una foto particolare in cui Freddie Mercury indossa il suo mantello reale nello studio di Hince, unica volta in un contesto del genere, poiché era l’abito che indossava abitualmente nel 1986 durante i bis del Magic Tour.

Queen Unseen è arricchita inoltre da cimeli, memorabilia, strumenti e altri oggetti originali della band dello stesso Peter Hince e di Niccolò Chimenti, uno dei maggiori collezionisti europei dei Queen, e tra i pezzi più importanti e in precedenza mai esposti, c’è anche l’asta del microfono utilizzato da Freddie Mercury nell’ultimo concerto della formazione storica al completo, quello del 9 agosto 1986 a Knebworth. Infine, uno spazio dell’esposizione è dedicato ai video rari e agli spezzoni dei concerti più famosi della band, e, non molto distante dalla Fondazione Luciana Matalon, i fan potranno continuare ad ammirare le foto dei Queen scattate da Peter Hince all’Hard Rock Cafe di Milano, uno degli special partner della mostra, che prosegue fino al 21 aprile 2024.

Keith Richards - Lou Reed

Keith Richards e la cover in ricordo di Lou Reed

I’m Waiting For The Man è il brano che Keith Richards ha registrato per il tributo a Lou Reed in uscita per il Record Store Day

 

Alla vigilia di quello che sarebbe stato l’82esimo compleanno di Lou Reed, Keith Richards ha registrato una cover di I’m Waiting For The Man, brano originariamente contenuto in The Velvet Underground & Nico, il celebre album del 1967, prodotto da Andy Warhol, con la banana in copertina.

Il singolo è ora disponibile in digitale, così come il video musicale delle session in studio montato da Don Fleming:

 

 

Il brano farà parte di The Power of the Heart: A Tribute to Lou Reed, che include cover registrate da Keith Richards, Joan Jett and the Blackhearts, Rufus Wainwright, Lucinda Williams, Maxim Ludwig & Angel Olsen, Rickie Lee Jones, Mary Gauthier, Bobby Rush, Automatic, The Afghan Whigs e Rosanne Cash. Questo speciale lavoro uscirà su Light in the Attic Records e sarà disponibile su vinile e CD nei migliori negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo durante il Record Store Day (20 aprile).

The Power of the Heart è un tributo alla libertà di espressione di Reed con cover che abbracciano i suoi anni rivoluzionari con i Velvet Underground fino alla sua maestosa carriera da solista.

Dusty Springfield

Dusty Springfield e il suo grande successo “Son Of A Preacher Man”

Dopo il rifiuto iniziale di Aretha Franklin, Dusty Springfield incide un brano che porterà al successo, Son Of A Preacher Man

 

Aretha Franklin lo rifiuta, ma ne farà in seguito una sua cover, Dusty Springfield lo incide e lo porta al successo: Son Of A Preacher Man.

 

Nei primi mesi del 1968, John Hurley e Ronnie Wilkins (autori della hit Love Of The Common People, portata al successo dei Four Preps) avevano scritto un brano convinti che fosse perfetto per Aretha Franklin. Nella loro testa infatti pensavano che Aretha, figlia di un predicatore, potesse interpretare meglio di chiunque altro un brano che parlava proprio del figlio di un predicatore che insegnava tutto sull’amore alla ragazza di cui si era invaghito.

Contrariamente alle loro aspettative, però, Aretha si rifiutò di registrare quel brano ritenendolo “poco rispettoso” nei suoi confronti..

La canzone invece piacque moltissimo a Jerry Wexler, direttore artistico e socio della Atlantic Records che decise di proporlo alla stella nascente della musica inglese Dusty Springfield appena messa sotto contratto dall’etichetta di Wexler e dei fratelli Ertegun.

Nacque così Son Of A Preacher Man, uno dei più grandi successi della carriera della Springfield che andò a impreziosire il magnifico Dusty in Memphis, l’album pubblicato dalla Atlantic nell’inverno del 1968.

Due curiosità: le voci femminili di back up erano quelle delle Sweet Inspirations, quartetto vocale capitanato da Cissy Houston, mamma di Whitney. Quindi, in seguito al successo del pezzo e alle numerose cover che ne vennero fatte anche Aretha Franklin due anni dopo si decise a cantarlo.

Oggi esiste anche un drink chiamato “Son Of A Preacher Man” fatto di menta, gin o vodka e limonata.

Treves Blues Band 50 anni - Fabio Treves - Intervista - Jam TV

Fabio Treves – 50 anni di Treves Blues Band

Sono trascorsi 50 anni dall’inizio della grande avventura della Treves Blues Band e Fabio Treves ripercorre con noi la sua carriera, da quando si è innamorato dell’armonica a bocca ai momenti in cui ha condiviso il palco con grandi star internazionali come Frank Zappa, Billy Gibbons degli ZZ Top e tanti altri

 

Sono trascorsi 50 anni da quando ha avuto inizio la grande avventura della Treves Blues Band e Fabio Treves ripercorre con noi la sua carriera raccontandosi A cuore aperto.

Fabio si è innamorato dell’armonica a un concerto degli Who. È il 1967 e Pete Townshend e soci sono attesi sul palco del Palalido di Milano. Ad aprire ci sono i Primitives, il cui frontman Mal si esibisce con l’armonica. Da lì sarebbe cominciata la ricerca di questo strumento che avrebbe reso Fabio Treves padre del blues in Italia. Grazie alle sue radici sarebbe stato presto soprannominato il Puma di Lambrate.

“Per permettermi con coerenza e con disinvoltura la passione per il blues ho scelto come lavoro quello del fotografo” racconta Fabio che ha anche insegnato fotografia e che si è tolto alcune soddisfazioni con i suoi scatti potendo fotografare i suoi miti.

La musica è stata sempre una costante nella sua vita e, oltre all’armonica, ha provato anche a suonare il sax, la tromba e il basso, in alcuni casi prendendo anche alcune lezioni. Alla fine però è rimasto legato all’armonica a bocca, simbolo del blues e del suo modo di fare e di intendere la musica.

Due sono le persone che Fabio Treves intende ringraziare per la sua lunga carriera: il primo è Renzo Arbore, che lo ha chiamato nelle sue trasmissioni L’altra domenica, Quelli della notte e D.O.C. : Musica e altro a denominazione d’origine controllata; il secondo è Claudio Trotta, storico promoter di Barley Arts, che ha prodotto per lui il disco Sunday’s Blues e non solo.

Treves in carriera ha suonato con tante grande star internazionali, con o senza la sua Treves Blues Band. È reduce da tre concerti in cui ha ospitato insieme al suo gruppo Lou Marini, sassofonista della Blues Brothers Band, ma nel suo lungo percorso ha creato un grande duo acustico con Cooper Terry e poi ha suonato con il leggendario chitarrista Mike Bloomfield. Ha condiviso poi il palco con Frank Zappa in qualità di ospite in alcune sue date in Italia e poi altre grandi esperienze musicali le ha avute con Billy Gibbons degli ZZ Top e John Mayall (il Puma di Lambrate incontra il Leone di Manchester). La sua armonica si può ascoltare inoltre in dischi di Angelo Branduardi, Pooh, Riccardo Cocciante… Sono stati insomma 50 anni in musica ricchi di soddisfazioni con qualche rimpianto, come non essere mai riuscito a suonare col suo grande amico Enzo Jannacci e con altri grandi come Giorgio Gaber e Fabrizio De André.

La Treves Blues Band vede da 30 anni Alex “Kid” Gariazzo (chitarre, mandolino, ukulele, lap steel, voce) e Massimo Serra (batteria, percussioni) e da 14 anni Gabriele “Gab D” Dellepiane (basso); insieme a Fabio Treves stanno festeggiando i suoi 50 anni di musica e la prossima data in programma è quella del 16 marzo al Teatro alle Vigne di Lodi per il Lodi Blues Festival, ma il calendario è sempre in aggiornamento.

 

“Blues alle masse” (Fabio Treves)

AC/DC - Album cover

AC/DC, 50 anni di carriera celebrati con 9 vinili in color oro in edizione limitata

Per celebrare i 50 anni di carriera gli album degli AC/DC vengono ristampati durante tutto il 2024. Già sold-out la data di Reggio Emilia

 

Gli AC/DC celebrano 50 anni di carriera! Si esibirono per la prima volta il 31 dicembre 1973 al Checkers Nightclub di Sydney, in Australia. Da lì, in pochi anni conquistarono tutto il continente e debuttarono su scala internazionale diventando una delle più influenti rock band di tutti i tempi, con oltre 200 milioni di album venduti in tutto il mondo. Columbia Records/Legacy Recordings ristampano per l’occasione l’intero catalogo della band in vinile color oro. Ciascuno di questi LP in edizione limitata verrà accompagnato da una stampa 12″x12″ diversa per ogni album con la nuova grafica AC/DC 50, perfetta per essere collezionata e incorniciata.

I primi 9 album usciranno il 15 marzo: Back in Black, Highway to Hell, The Razors Edge, Powerage for Those About to Rock (We Salute you), High Voltage, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, Who Made Who Live.

 

BACK IN BLACK – è l’album più venduto di tutti i tempi per una band, contiene i successi “You Shook Me All Night Long“, Shoot To Thrill e Back In Black.

HIGHWAY TO HELL – uscito nel 1980, è stato il primo album degli AC/DC a conquistare le chart americane.

THE RAZORS EDGE – pubblicato nel 1990, contiene la hit Thunderstruck il cui video, solo su YouTube ha oltre 1 miliardo e 300 milioni di visualizzazioni.

POWERAGE – registrato nel 1976, contiene Rock And Roll Damnation, il primo singolo che conquistò le chart europee.

FOR THOSE ABOUT TO ROCK (WE SALUTE YOU) – 1981, la copertina dell’album raffigura un cannone del 1800, diventato un simbolo iconico e incorporato anche nella scenografia del tour.

HIGH VOLTAGE – 1975, rappresenta il debutto internazionale della band, contiene anche alcuni brani che erano stati già pubblicati in Australia.

DIRTY DEEDS DONE DIRT CHEAP – l’album, uscito nel 1976, arrivò in America solo 5 anni dopo, raggiungendo la #3 della Billboard chart e vendendo 6 milioni di copie.

WHO MADE WHO – è la colonna sonora del film Brivido (Maximum Overdrive) del 1986 scritto e diretto da Stephen King.

LIVE – il doppio album live del 1991 è stato registrato durante i concerti a Donnington Park & Birmingham nel Regno Unito, Edmonton in Canada e Mosca.

 

50 anni dopo, gli AC/DC continuano ad esibirsi live con grande successo. In estate sono previste una serie di date in Europa per il POWER UP TOUR, legato all’omonimo album del 2020. L’unica tappa in Italia sarà il 25 maggio alla RCF Arena di Reggio Emilia, le prevendite sono andate sold out in poche ore dall’apertura!

 

 

 

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Pearl Jam © Danny Clinch

Pearl Jam, “Dark Matter” è il nuovo album in uscita il 19 aprile

Il nuovo lavoro di Eddie Vedder e soci è anticipato dalla title-track, Dark Matter, che segna il ritorno dei Pearl Jam a quattro anni dal precedente album di inediti

 

È uscito il nuovo singolo dei Pearl Jam, intitolato Dark Matter. Dopo 4 anni di silenzio dall’ultimo disco, la band ha annunciato per il prossimo 19 aprile anche la pubblicazione del suo dodicesimo album, che prende il titolo dal nuovo singolo. Dark Matter è prodotto dal produttore vincitore del Grammy® Award Andrew Watt.

 

L’album Dark Matter sarà disponibile in versione CD standard, CD Deluxe, LP standard, LP in versione esclusiva per lo store di Universal e in uno speciale bundle che comprende il vinile standard e il 45 giri del singolo Dark Matter.

 

Con l’annuncio dell’album, i Pearl Jam svelano anche l’intera tracklist, composta da 11 tracce, tra cui il singolo uscito oggi Dark Matter. Dopo una lunga attesa la band è tornata in grande stile con un brano dalle forti sonorità rock, anticipato da un post su Instagram dedicato ai diversi commenti lasciati alla band dai fan di tutto il mondo che richiedevano a gran voce l’uscita del nuovo singolo. Il brano si apre con un giro di batteria a cui segue subito la chitarra elettrica, prima che la voce di Eddie Vedder conquisti la scena e detti l’intonazione e lo stile del brano. In chiusura, non manca l’assolo di chitarra tipico del sound della band.

 

 

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Gigaton, l’ultimo progetto musicale dei Pearl Jam, uscito nel 2020 – anno in cui il gruppo ha festeggiato 30 anni di esibizioni live – e accolto con tanto entusiasmo dalla critica e dai fan di tutto il mondo, ha debuttato in Italia #1 della classifica FIMI dei dischi più venduti della settimana e nella Top 5 della Billboard Top 200.

 

Nel 2021 è nato un coinvolgente hub creativo dedicato alla band al cui interno è presente una raccolta digitale di musica dei Pearl Jam. Il catalogo digitale è stato realizzato con i tour preferiti dei fan durante il 2000, 2003, 2008 e 2013, pensato per suscitare l’interesse del pubblico oltre che dare anche accesso a questi contenuti alle nuove generazioni nate nell’era dello streaming.

 

Dark Matter – Tracklist

Scared of Fear

React, Respond

Wreckage

Dark Matter

Won’t Tell

Upper Hand

Waiting for Stevie

Running

Something Special

Got To Give

Setting Sun

 

U2 The Sphere

U2 live @ The Sphere

Gli U2 live all’interno di The Sphere, la spettacolare costruzione inaugurata a settembre 2023 a Las Vegas, Nevada

 

Gli U2 live nella Sfera sono un’esperienza immersiva potente e unica. Si chiama proprio The Sphere, la Sfera, e si trova a Las Vegas, Nevada, la capitale del divertimento e del gioco d’azzardo, ed è sicuramente uno dei posto più spettacolari in cui poter assistere a un concerto rock oggi, come quello degli U2. È un edificio di centoventi metri d’altezza per centocinquanta di larghezza completamente ricoperta da ledwall ad altissima definizione in 54…000 metri quadri di superficie, un sistema audio-video sofisticatissimo per i 18.000 spettatori che quest’Arena può ospitare.

È stata inaugurato lo scorso settembre con un concerto degli U2 che hanno deciso di portare in questo luogo una versione speciale di uno show basato su Achtung Baby e che porteranno ancora, sempre all’interno della sfera, per altre almeno 15 o 20 rappresentazioni. Noi abbiamo avuto l’occasione di parlare con qualcuno che è stato lì proprio a vedere gli U2, Gianpiero Canino, manager di grandi artisti, promoter di eventi, festival importanti nonché di rassegne, concerti e spettacoli teatrali ma soprattutto grandissimo fan degli U2. Canino è partito per Las Vegas per vedere questo spettacolo unico e per potercelo raccontare: come ci ha raccontato, già nel momento in cui si sbarca o la si vede dall’aereo, si rimane subito colpiti da questa gigantesca palla.

Canino ci ha raccontato dell’emozione di sentirsi travolti dalle immagini dei ledwall fin sopra la testa e della potenza immersiva di questo tipo di show, in un’Arena piena fino all’ultimo posto.

Andy Summers - Police - libro

Andy Summers, l’ex chitarrista dei Police ci parla del suo libro “Giù di corda”

Giù di corda è il libro che segna l’esordio ironico e divertente nella narrativa dell’ex chitarrista dei Police Andy Summers

 

È più noto ovviamente per essere stato il chitarrista dei Police, ma da poco Andy Summers ha debuttato nella narrativa con il libro Giù di corda. Racconti fuori tempo, uscito in Italia per Sagoma Editore a fine ottobre 2023 e tradotto da Michele Piumini. La chitarra e quindi la musica sono protagoniste di un libro in cui tanti piccoli o grandi episodi, vissuti in prima persona da Summers o a lui riportati da colleghi musicisti e addetti ai lavori, costituiscono lo spunto per 45 storie ironiche e divertenti, all’inizio scritte per caso, come ha avuto modo di raccontarci direttamente lo stesso chitarrista.

Tra le storie maggiormente autobiografiche del libro c’è sicuramente L’incidente di Cleveland, un racconto che risale a un periodo in cui i Police non erano ancora famosi. Oltre ad alcuni piccoli inconvenienti personali, Sting, Stewart Copeland e Andy Summers non furono accolti proprio calorosamente presso il locale in cui fecero da gruppo spalla ad un’altra band, anzi.

Se da una parte è all’esordio nella narrativa, dall’altra come fotografo Andy Summers porta avanti questa sua passione già dagli anni Ottanta, pubblicando libri ed esponendo i suoi scatti in tutto il mondo, come continua a fare ancora oggi. Sono però i suoi riff come chitarrista dei Police che lo hanno reso un musicista con un suo marchio di fabbrica nel panorama rock.

Infine, nell’introduzione di Giù di corda. Racconti fuori tempo Andy Summers spiega che il suo rapporto con la musica non è sempre stato “rose e fiori” e afferma: “È dura fare il musicista, ma per alcuni di noi non ci sono alternative”. Ma grazie alla sua esperienza, dovuta alla lunga carriera e ai suoi 81 anni compiuti lo scorso 31 dicembre, il chitarrista ha trovato sempre il modo di superare i momenti difficili ridendoci su, come dimostra anche con il suo libro.

Grammy 2024 - Jam TV

Grammy 2024, trionfano le donne da Taylor Swift a Joni Mitchell

Dal record di Taylor Swift alla veterana Joni Mitchell, il meglio della serata dei Grammy

 

Si è svolta ieri notte la 66esima edizione dei Grammy Awards alla Crypto.com Arena di Los Angeles e come ogni anno quello che colpisce di più è vedere come per una notte la vecchia e la nuova generazione si incontrino.

Un’edizione, quella di quest’anno, che ha visto trionfare molte donne: uno dei momenti più emozionanti è stata certamente l’esibizione di Joni Mitchell. A 80 anni la regina del folk ha dimostrato che non è mai troppo tardi per le prime volte: infatti, lei che è una veterana dei Grammy, pluripremiata negli anni, si è esibita per la prima volta su quel palco con un suo classico, Both Sides Now, accompagnata da fantastici musicisti tra cui Jacob Collier e Brandi Carlile, ormai praticamente sempre al suo fianco. In più Joni Mitchell si è aggiudicata il Grammy nel categoria Best Folk Album per il suo Live at Newport.
Altro premio importante, quello che l’Academy definisce “Special Merit Awards”, ossia il premio alla carriera, se lo sono aggiudicato Laurie Anderson, che ha ritirato personalmente il premio con un bellissimo discorso, e Donna Summer, il cui premio è stato invece ritirato dal marito Bruce Sudano e dalle sue tre figlie.

Qualche salto generazionale per arrivare alle principali categorie, e anche in questo caso stravincono le donne: Miley Cyrus con il suo Flower vince i primi due Grammy della sua carriera nelle categorie “Record of the Year”, la registrazione dell’anno e “Best Pop solo performance”; Taylor Swift entra nella storia con Midnight e diventa la prima artista a vincere per quattro volte un Grammy nella categoria “Miglior album dell’anno”; e ancora Billie Eilish trionfa nella categoria “Canzone dell’anno” con What Was I Made For?, che parte della colonna sonora di Barbie, film di cui si è molto parlato quest’anno e che a sua volta vince nella categoria “Best Compilation Movie”.
Ritira il suo premio anche Michelle Obama che con il suo The Light We Carry vince nella categoria “Best Audiobook, narration and storytelling Recording”.
La rivelazione dell’anno è Victoria Monét, direttamente da Atlanta, Georgia, classe 1989 che vince Best New Artist e Best r&b album, visibilmente emozionata nel ritirare questo premio, e anche quest’anno Samara Joy per il jazz, l’anno scorso artista rivelazione quest’anno come Best Performance Jazz.
I’m Only Sleeping dei Beatles è stato premiato come miglior video, la clip animata che, ricorderete, è stata pubblicata per lanciare la versione super deluxe di Revolver, mentre il Best Music Film al bellissimo Moonage Daydream, il documentario su David Bowie.

Non è mancato lo spazio per la musica live con Annie Lennox, Stevie Wonder, Tracy Chapman e Billy Joel.

Questa è solo una parte di quello che è accaduto durante la notte dei Grammy che come sempre, ci convince soprattutto di una cosa: che la musica è un linguaggio universale.

we are the world - documentario - netflix

“We Are The World: la notte che ha cambiato il pop”, il documentario su Netflix

Un documentario racconta quella famosa nottata in cui 46 star della musica registrarono per beneficenza il famoso brano We Are The World

 

Dal 29 gennaio è disponibile su Netflix We Are The World: la notte che ha cambiato il pop, documentario diretto da Bao Nguyen, che racconta la nascita e la registrazione di We Are The World, il famoso brano realizzato per beneficenza. Il grande ispiratore di tutta l’idea è il compianto Harry Belafonte. È lui per primo infatti a volere un nuovo singolo, sulla scia di Do They Know It’s Christmas?, per aiutare l’Africa e in particolare l’Etiopia, colpita in quel periodo da una grave carestia.

Oltre alle immagini di repertorio, all’interno del documentario sono presenti anche le testimonianze di alcuni dei protagonisti di quel momento così significativo per la musica e non solo. Bruce Springsteen, Smokey Robinson, Dionne Warwick, Cyndi Lauper e tanti altri ricordano quella lunga session che portò alla realizzazione di We Are The World, ma i racconti principali sono sicuramente quelli di Lionel Richie, co-autore del brano insieme a Michael Jackson: nelle prime battute si sofferma sulla genesi della canzone e sulla riuscita corsa contro il tempo per scrivere soprattutto il testo; We Are The World sarà poi approvata dal produttore Quincy Jones e sarà recapitata, chiaramente in versione demo, ai 46 artisti coinvolti nel progetto.

Viene scelta come data per registrare il 28 gennaio 1985 perché molte delle star che forniscono il loro contributo erano presenti agli American Music Awards, condotti proprio da Lionel Richie, che quell’anno si aggiudica peraltro il prestigioso riconoscimento in più di una categoria. A fine serata si ritrovano tutti agli A&M Studios di Hollywood. Ad attenderli, tra gli altri, ci sono Michael Jackson, che aveva provato il brano per tutto il tempo (inutile dire che erano tutte take buone), e Quincy Jones che mette subito le cose in chiaro, facendo appendere un cartello davanti alla porta d’ingresso dello studio con su scritto “Check Your Ego At The Door”, cioè “Lasciate il vostro ego fuori dalla porta”. Dà una mano a responsabilizzare tutti con un discorso introduttivo Bob Geldof, già tra i fautori di Do They Know It’s Christmas? e, pochi mesi dopo, del Live Aid.

In poco più di un’ora e mezzo si possono osservare altri momenti interessanti di quella particolare nottata, ma la parte più curiosa riguarda senz’altro Bob Dylan. Sembra a disagio in quella situazione, a giudicare dalle inquadrature in studio del video finale, ma in realtà è teso. Ovviamente anche lui come tutti gli altri vuole lasciare con la sua voce una traccia tangibile della sua partecipazione, ma inizialmente non sa come cantare la parte che gli è stata assegnata, finché non interviene Stevie Wonder a tranquillizzarlo in una maniera molto divertente, suonando il brano al pianoforte e imitandolo.

We Are The World è diventato da allora un grande successo mondiale, ha vinto numerosi premi e ha raccolto finora 80 milioni di dollari devoluti in beneficenza per cause umanitarie in Africa.

Ivan Graziani - Per Gli Amici

“Ivan Graziani – Per gli amici”, l’album di inediti dopo 30 anni

Un album di inediti ritrovato negli archivi e prodotto da suo figlio Filippo: Ivan Graziani – Per Gli Amici

 

Il 26 gennaio scorso, a 30 anni di distanza dal precedente è uscito Ivan Graziani – Per Gli Amici, uno straordinario album di inediti del mai dimenticato cantautore abruzzese, scomparso il 1° gennaio 1997.

L’album, prodotto da Filippo Graziani per l’etichetta Numero Uno/Sony Music, è composto da 8 tracce, 8 canzoni ritrovate, sparse tra cassettine, demo e altro materiale che Ivan Graziani aveva lasciato nei suoi archivi.

Noi, qualche giorno fa, siamo stati alla serata di presentazione del progetto in cui Filippo Graziani ha suonato alcuni brani del disco chitarra acustica e voce. Erano presenti anche sua mamma, nonché moglie di Ivan, Anna Graziani, e Niccolò Agliardi che ha moderato l’incontro.

Ma come sia nata l’idea di questo progetto e quali siano state le difficoltà tecniche ed emotive nel realizzarlo ce lo ha raccontato Filippo Graziani.

 

Filippo ha definito questo lavoro “un disco molto centrato, molto a fuoco, che ha il tema del mare, una sorta di collante tra i vari brani”. All’interno del disco c’è anche un brano dedicato proprio a Filippo, La Rabbia, e nel corso dell’incontro ha descritto anche la sua reazione nell’ascoltarla.

In conclusione, Niccolò Agliardi ha avuto anche occasione di raccontare del suo podcast Io, Lupo. Per Gli Amici, Ivan Graziani, di cosa abbia rappresentato questo progetto e di tutti gli ospiti che hanno partecipato.

Mark Knopfler - One Deep River - Copertina

Mark Knopfler – Il nuovo disco e le chitarre messe all’asta

Mark Knopfler pubblicherà il suo nuovo disco solista, One Deep River, mentre tutte le sue chitarre vengono messe all’asta e i rumors sul suo stato di salute impazzano…

 

L’ex leader dei Dire Straits Mark Knopfler pubblicherà il prossimo 12 Aprile One Deep River, il suo nuovo e decimo disco da solista, anticipato nei giorni scorsi dal singolo Ahead Of The Game. Il fiume citato nel titolo è il Tyne, che scorre a Newcastle, nella sua città natale, sotto il ponte immortalato anche sulla copertina. Dodici tracce in cui la sua inimitabile chitarra e la voce calda sono eleganti protagoniste. Tuttavia, non è stato ancora rivelato se Knopfler porterà in tour l’album; anzi, alla chiara domanda di un giornalista in merito, il suo manager Paul Crockford ha risposto: “go home and pray” (“tornate a casa e pregate”), lasciando tutti di stucco e suscitando preoccupazione.

Anche perché il nome di Mark Knopfler è tornato d’attualità per la recente notizia che tutta la sua collezione di chitarre verrà messa all’asta dalla prestigiosa casa d’aste londinese Christie’s: il 31 gennaio verrano battuti 213 pezzi, gran parte della sua collezione di magnifici strumenti e amplificatori, pezzi prestigiosi come una Gibson Les Paul del 1959, tante chitarre acustiche tra cui Martin e Gibson così come gli strumenti di Rudy’s Music, il negozio di New York in cui Knopfler era solito andare ad acquistare nuove chitarre. Strumenti davvero prestigiosi insomma, se si pensa che il pezzo più costoso parte da una base d’asta di mezzo milione di sterline.

Quello che ci si chiede incessantemente tra i fan e gli addetti ai lavori in questo momento è il motivo per cui tutta la sua collezione di chitarre verrà messa all’asta, e i rumors sulle sue condizioni di salute continuano a girare inesorabili: tuttavia, proprio sul sito ufficiale della casa d’aste Christie’s, è lo stesso Mark Knopfler, in un breve video, a raccontare che giunto a questo momento della sua vita sarebbe felice di sapere che i suoi amati strumenti “trovino altre case”, oltre al fatto che circa il 25% dei proventi sarebbe devoluto in beneficenza.

 

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