Michael Stipe mostra Milano - Jam TV

Michael Stipe, l’ex frontman dei R.E.M. a Milano per presentare la sua mostra

L’omaggio e la vulnerabilità sono i concetti principali della mostra di Michael Stipe a Milano che sarà visitabile fino a marzo dell’anno prossimo

 

 

Si può visitare fino al 16 marzo 2024 a Milano, presso gli spazi di Fondazione ICA, I have lost and I have been lost but for now I’m flying high, mostra personale di Michael Stipe. L’ex frontman dei R.E.M. è infatti protagonista di un’esposizione al cui interno sono presenti oltre 120 opere, dalla fotografia alla ceramica, dalla scultura alle opere audio. Michael Stipe ha inoltre presentato il progetto qualche giorno fa al Museo del Novecento in un breve incontro riservato alla stampa, durante il quale ha risposto ad alcune domande dei giornalisti presenti.

Da una conversazione che l’artista ha avuto con Alberto Salvadori, curatore del progetto e direttore di Fondazione ICA, è nata questa mostra che vede al centro i concetti di omaggio e vulnerabilità, quest’ultimo aspetto da non intendere per forza in senso negativo, ma da apprezzare come un modo per sopravvivere e tracciare nuovi percorsi in contrasto con i ritmi frenetici della vita odierna.

Questa esposizione diventa quindi un autoritratto per Michael Stipe che mette al centro dei suoi discorsi l’arte in generale, come quella della fotografia che ha iniziato a seguire già dall’età di 14 anni quando scattava foto ai suoi miti come Freddie Mercury, Ramones, Tom Verlaine e Patti Smith, per poi ritrarre i suoi amici musicisti e artisti della scena di Athens, in Georgia, di cui lui stesso è stato uno dei principali esponenti già dai primi anni Ottanta. In occasione della mostra, l’artista ha presentato anche Even the birds gave pause, libro edito da Damiani e suo quarto volume fotografico, che comprende una serie di opere in cui viene messa in risalto la sua ricerca sul ritratto contemporaneo, narrata anche nell’esposizione.

Cresce nel frattempo l’attesa di ascoltare nuova musica dell’ex cantante dei R.E.M. e pare proprio che il 2024 sia l’anno giusto per un ritorno con un album intero da solista, ma intanto, all’interno della sua esposizione a Milano, si può ascoltare la sua voce. A tal proposito, fulcro della mostra è infatti la celebre poesia Desiderata (1927) di Max Ehrmann. In particolare, le opere che rimandano al poema, Desiderata2027 e Desiderata Teleprompter, rimettono in discussione il testo originale o meglio forniscono nuove e più ampie chiavi di lettura legate all’argomento della vulnerabilità per come è inteso da Stipe, che invita il pubblico a una propria interpretazione sul tema.

Chiara Raggi e Giovanna Famulari - Splendido Splendente - Live - Cover - Rettore - Jam TV

Chiara Raggi e Giovanna Famulari – Splendido Splendente (Cover) (Live)

Splendido Splendente, cover di Rettore, è il brano da In punta di corde eseguito live nei nostri studi da Chiara Raggi e Giovanna Famulari

 

Il primo singolo di questo nuovo lavoro che Chiara Raggi e Giovanna Famulari rileggono con voci, chitarre e violoncello è il brano di Rettore Splendido Splendente. Il loro nuovo album si intitola In punta di corde ed è stato registrato live alla RSI – Radio Televisione Svizzera Italiana durante il programma radiofonico Musica di Seta, viaggio in punta di corde nella musica d’autrice, in onda settimanalmente da settembre 2023 su Rete 2.

Scritto e condotto da Chiara Raggi con la partecipazione di Giovanna Famulari, il programma propone alcune delle più importanti cantautrici italiane attraverso storie e canzoni: donne pioniere, capaci di raccontarsi e raccontare conquiste e scelte di vita e, attraverso le loro storie, la forza della parola e del linguaggio universale della musica, donne capaci di ritagliarsi un posto autorale nel panorama musicale italiano.

Raggi e Famulari hanno riletto in ogni puntata – voci, chitarre classiche, acustiche, elettriche e violoncello – alcuni brani delle protagoniste, da canzoni iconiche, reinterpretate con arrangiamenti arditi, a perle ricercate e meno conosciute. Questa rilettura è diventata un album prodotto da RSI e Musica di Seta, uscito il 7 novembre 2023, e un concerto in cui, attraverso le canzoni di autrici e cantautrici – da Nada a La Rappresentante di Lista, da Carmen Consoli a Grazia di Michele, Madame, Rettore, Giuni Russo, Mariella Nava, Paola Turci, Cristina Donà – vengono trattati temi importanti e necessari: accettazione di sé, consapevolezza, legittimazione del proprio lavoro. Troppo spesso le donne che fanno la storia sono relegate ai margini di una narrazione di cui sono, invero, legittime protagoniste e attraverso questo album, si cerca di mettere il focus sugli aspetti musicali e sulle scelte coraggiose che hanno fatto sì che queste cantautrici segnassero definitivamente la storia della musica italiana.

 

Infine, Chiara Raggi e Giovanna Famulari hanno annunciato anche i loro primi due concerti di In punta di corde:

13 GENNAIO 2024 | TEATRO DEGLI ATTI | RIMINI

31 GENNAIO 2024 | RETAPE – AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA | ROMA

Peter Gabriel - Copertina di "i/o"

Peter Gabriel, il grande ritorno con “i/o”

Anticipato dai vari brani pubblicati durante l’anno a ogni luna piena, adesso “i/o” è il nuovo album di Peter Gabriel

 

Dopo un’attesa lunga 21 anni è uscito il primo di dicembre i/o il nuovo album di Peter Gabriel. Come abbiamo fatto a stare tutto questo tempo senza sua nuova musica resta un mistero e lo è ancora di più dinnanzi a tutto ciò che questa nuova fatica in studio rappresenta.

 

Peter Gabriel © Nadav Kander

 

Partiamo dai numeri. 12 brani compongono i/o, brani che sono uni e trini, in quanto pubblicati in 3 diversi mix – Bright Side, Dark Side e In Side – per valorizzare il lavoro svolto in studio, donare tridimensionalità alternative e nascondere qua e là sfumature da ricercare. Qualcuno dirà che è un incredibile trip mentale ma a noi piace così. 12 brani che avevamo già potuto ascoltare prima della fatidica data d’uscita perché, in barba ad ogni logica discografica, erano usciti uno alla volta ad ogni nuova luna piena. Un lungo cammino durato in pratica un anno dal primo singolo pubblicato, scandito ad ogni nuovo episodio da un’opera d’arte visiva selezionata dallo stesso Peter ad accompagnare la musica. Cos’è questa se non l’antitesi completa di tutto ciò che è liquidità, consumo e velocità della musica di oggi? E lo è ancor di più retrospettivamente, mentre finalmente possiamo sentire queste canzoni una di fila all’altra, mentre scopriamo il quadro completo, mentre prendiamo parte a questo viaggio tra vita e universo, tra Io e tutto (“I’m just a part of everything” canta Peter nella title track i/o). Di dischi così non se ne sentivano più.

 

 

Ad ogni play qualcosa di nuovo si schiude all’ascoltatore, che si trova a ragionare sul tempo – finito per l’uomo destinato alla morte, infinito per ciò che lo circonda – insieme a temi come l’ingiustizia, la videosorveglianza e le radici del terrorismo. Musicalmente parlando, i/o è una policromia di atmosfere diverse, dall’acustico, all’elettronico fino al sinfonico, con la voce inconfondibile di Gabriel a far da sacerdote in un canto che è speranza. Tra i dodici brani molti meriterebbero di esser approfonditi, ma ci limiteremo a ciò che non può esser taciuto. “È in parte una questione di tempo, di ricordi, di invecchiare e di capire se siamo prigionieri del tempo o se questo può effettivamente liberarci” ha raccontato Peter di Playing for Time, canzone sul valore del tempo impreziosita dal pianoforte di Tom Cawley e dalle corde della New Blood Orchestra. Per Four Kinds of Horses Peter ha voluto invece scrivere sul conflitto tra le simultanee ricerche della religione e del terrorismo: “La tua decisione è presa / Così sicuro di ciò che è giusto / Ma quando ispezionano tutto / Vedranno che sei nato così brillante?”. Chiude infine le danze la Bellissima Live and Let Live che, come un cerchio che si serra, racconta di speranza e di perdono: “Quando perdoniamo, possiamo andare avanti / Liberare tutte le catene una per una / Apparteniamo al peso / Finché non se ne va”.

 

Peter Gabriel © Nadav Kander

 

Registrato per la maggior parte presso i Real World Studios e lo studio di Peter, i/o vede un cast eccezionale affiancare Gabriel oltre la sua fidata cerchia di musicisti, composta come sempre da David Rhodes, Tony Levin e Manu Katché. Diverse canzoni recano l’impronta del collaboratore di lunga data Brian Eno, mentre sono rilevanti i contributi di Richard Russell, del pianista Tom Cawley, dei trombettisti Josh Shpak e Paolo Fresu, della violoncellista Linnea Olsson e del tastierista Don E. La figlia di Peter, Melanie, contribuisce con calde voci di sottofondo, così come Ríoghnach Connolly dei The Breath, mentre gli habitué dei Real World Richard Chappell, Oli Jacobs, Katie May e Richard Evans curano collettivamente la produzione e suonano vari strumenti. Il Soweto Gospel Choir e il coro svedese maschile Oprhei Drängar prestano le loro magnifiche voci a una selezione di brani, mentre gli archi della New Blood Orchestra, guidati da John Metcalfe, elevano le canzoni.

 

Peter Gabriel © Nadav Kander

 

i/o ha raggiunto la classifica #1 iTunes Rock Albums in 24 paesi ed è primo in classifica nel Regno Unito.
“Sono passati 37 anni da quando So era l’album numero 1″ – ha commentato Gabriel – “e non mi sarei mai aspettato di essere di nuovo qui. Mi hanno appena detto che siamo i numeri 1 nel Regno Unito con i/o, quindi è fantastico. Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato a realizzare l’album perché è stato un processo lungo e lento, che ha coinvolto un sacco di persone di grande talento. Ma soprattutto devo ringraziare tutti voi per avermi sostenuto per tutto questo tempo e per aver reso possibile tutto questo. Grazie”.

 

Le foto di Peter Gabriel sono di Nadav Kander

Intervista Modena City Ramblers - Altomare - Santeria Toscana - Milano - Francesco Fry Moneti e Franco D'Aniello - Jam TV

Modena City Ramblers, “Altomare Tour” live a Milano – Intervista

Intervista a Francesco “Fry” Moneti e Franco D’Aniello dei Modena City Ramblers che ci hanno parlato del nuovo album Altomare, di Shane MacGowan e…

 

Abbiamo atteso sei anni prima che pubblicassero un nuovo album di inediti, ma i Modena City Ramblers sono tornati qualche mese fa con Altomare. Il gruppo sta proponendo in tour sia in Italia che all’estero i brani di questo nuovo lavoro insieme ai grandi successi di una carriera ultratrentennale e, prima della data sold out dello scorso 30 novembre alla Santeria Toscana 31 di Milano, Francesco “Fry” Moneti e Franco D’Aniello ci hanno raccontato qualcosa in più del loro nuovo album e dei loro concerti in giro per il mondo.

 

All’interno di Altomare i Modena City Ramblers hanno chiesto ad alcuni amici di una vita e ad una leggenda vivente del rock di impreziosire alcuni loro brani: Luca Morino (Mau Mau) fornisce il suo contributo in Mediterranea, mentre si possono ascoltare i Punkreas in Resistenza globale, e infine, in Per quanto si muore, sono presenti con il suo flauto Ian Anderson, leader dei Jethro Tull, e la cantante sudafricana Zolani Mahola, qui indicata come The One Who Sings. Sempre a proposito di collaborazioni, la copertina di Altomare è stata realizzata dallo street artist TVboy.

 

Qualche ora prima di realizzare quest’intervista è arrivata la triste notizia della scomparsa di Shane MacGowan e non potevamo non chiedere un pensiero su uno dei personaggi che per ovvie ragioni è nella musica e nel cuore dei Modena City Ramblers, che infatti hanno dedicato il live di quella sera proprio al cantante dei Pogues.

 

Tornando alla band e alla sua lunga storia, l’anno prossimo saranno trascorsi trent’anni dalla pubblicazione di Riportando tutto a casa e i Modena City Ramblers promettono di non far passare inosservata la ricorrenza, anzi… stanno già pensando a come celebrare al meglio l’anniversario.

 

I loro concerti sono da sempre energici e trascinanti e nella data di Milano non sono stati certamente da meno. Chi li segue sui social può vivere inoltre le tappe di avvicinamento ai loro live attraverso post di vario genere, come ad esempio “le cantatine dal furgone”, uno dei tanti momenti che i Modena City Ramblers condividono con i fan che da tanti anni li amano e li supportano, nonché uno dei tanti momenti che a quanto pare accompagneranno a lungo la band nel suo viaggio infinito in cui è la musica ad essere sempre ovviamente la grande protagonista.

 

Denny Laine - Moody Blues - Wings

Addio a Denny Laine, co-fondatore dei Moody Blues e degli Wings di McCartney

Ci ha lasciato all’età di 79 anni Denny Laine, co-fondatore dei Moody Blues che poi con Paul McCartney e sua moglie Linda formò gli Wings

 

Ci ha lasciato all’età di 79 anni Denny Laine, co-fondatore dei Moody Blues che poi si sarebbe unito a Paul McCartney e a sua moglie Linda nei primi anni ’70 per formare gli Wings.

Laine è morto ieri a causa di una malattia polmonare interstiziale per cui era stato costretto a sottoporsi ad alcuni interventi chirurgici e la triste notizia del decesso è stata comunicata da sua moglie Elizabeth Hines. “Ero al suo capezzale, tenendogli la mano mentre suonavo per lui le sue canzoni di Natale preferite – scrive la stessa Elizabeth attraverso i profili social del compianto marito. – La mia vita non sarà più lo stessa. Denny era una persona meravigliosa, amorevole e dolce. Ha reso le mie giornate colorate, divertenti e piene di vita, proprio come era lui”.

 

 

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Non poteva non ricordarlo Paul McCartney che attraverso i suoi profili social gli ha dedicato queste parole:

“Sono molto rattristato nel sapere che il mio ex compagno di band, Denny Laine, è morto.
Ho molti bei ricordi del tempo trascorso con Denny: dai primi giorni in cui i Beatles andavano in tournée con i Moody Blues. Le nostre due band avevano molto rispetto l’una per l’altra e si divertivano molto insieme. Denny si è unito ai Wings fin dall’inizio. Era un cantante e chitarrista eccezionale. La sua performance più famosa è probabilmente “Go Now”, una vecchia canzone di Bessie Banks che cantava brillantemente. Lui e io abbiamo scritto alcune canzoni insieme, la più riuscita è stata “Mull of Kintyre”, che fu un grande successo negli anni Settanta. Ci eravamo allontanati ma negli ultimi anni siamo riusciti a ristabilire la nostra amicizia e a condividere i ricordi dei nostri tempi insieme.
Denny era un grande talento con un raffinato senso dell’umorismo ed era sempre pronto ad aiutare gli altri. Mancherà a tutti i suoi fan e sarà ricordato con grande affetto dai suoi amici. Invio le mie condoglianze e i migliori auguri a sua moglie, Elizabeth, e alla famiglia.
Pace e amore Denny. È stato un piacere conoscerti. Mancherai a tutti noi.”

 

 

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So long, Denny…

 

Laurie Anderson, Let X = X a Carpi - Intervista - Jam TV

Laurie Anderson, “Let X=X” a Carpi – Intervista

Let X=X, Big Science, i Sexmob, l’intelligenza artificiale e Lou Reed: intervista a Laurie Anderson prima del suo show a Carpi

 

È stata protagonista lo scorso 16 novembre al Teatro Comunale di Carpi per una delle due recenti date in programma nel nostro Paese di Let X=X e stiamo parlando naturalmente di Laurie Anderson. Il nome della tournée deriva da uno dei brani principali della scaletta che faceva parte anche del suo album capolavoro del 1982, Big Science, molto presente nel corso del live, insieme ad altri momenti intensi che caratterizzano l’affascinante performance, come ad esempio la voce di Lou Reed che si può ascoltare quasi alla fine dello show. Noi abbiamo incontrato Laurie Anderson poco prima del suo concerto per una breve intervista realizzata sul palco del Comunale di Carpi appena dopo il soundcheck e le prime riflessioni sono sulla musica e sulle parole ancora attuali di Big Science all’interno di uno spettacolo in cui è accompagnata dai newyorkesi Sexmob.

 

Laurie Anderson ha conosciuto il gruppo che è sul palco con lei in una circostanza particolare ed anche per questo motivo ha voluto dedicare allora questo suo show multimediale al produttore Hal Willner.

 

Tra i temi affrontati in Big Science c’è anche quello della tecnologia e delle sue conseguenze sull’uomo e, rapportando il tutto ai giorni nostri, non potevamo non chiedere in conclusione a Laurie Anderson un parere sull’intelligenza artificiale, facendoci raccontare anche dell’uso che ne fa per il suo modo di esprimersi artisticamente, che la porterà peraltro in qualche modo a collaborare con il suo amato Lou Reed oltre dieci anni dopo la sua scomparsa.

Shane MacGowan - Pogues

Addio a Shane MacGowan, cantante dei Pogues

Aveva 65 anni Shane MacGowan, cantante dei Pogues morto nella giornata di ieri, dopo essere stato ricoverato a lungo in ospedale

 

È venuto a mancare nella giornata di ieri, all’età di 65 anni, Shane MacGowan, cantante dei Pogues. La scorsa settimana era stato dimesso dal St Vincents Hospital di Dublino, dove era stato ricoverato per mesi in terapia intensiva a causa di un’encefalite virale.

La triste notizia è stata diffusa dalla moglie di Shane attraverso Instagram con questo messaggio: “Non so come dirlo quindi lo dirò e basta. Shane che sarà sempre la luce che tengo davanti a me, la misura dei miei sogni, l’amore della mia vita, l’anima più bella, l’angelo più bello, il sole e la luna, l’inizio e la fine di tutto ciò che mi sta a cuore è andato a stare con Gesù e Maria e la sua bellissima madre Teresa. Io sono fortunata oltre le parole per averlo incontrato, per averlo amato, per essere stata amata da lui infinitamente e incondizionatamente e per aver avuto così tanti anni di vita, amore, gioia, divertimento, risate e tante avventure. Non c’è modo di descrivere la perdita che provo e il desiderio di avere ancora uno dei suoi sorrisi che illuminavano il mio mondo. Grazie grazie grazie grazie per la tua presenza in questo mondo, lo hai reso davvero luminoso e hai dato tanta gioia a tante persone con il tuo cuore, la tua anima e la tua musica. Vivrai per sempre nel mio cuore. Sii felice nel giardino tutto bagnato dalla pioggia che tanto amavi. Per me eri tutto il mio mondo”.

 

So long, Shane…

 

Bud Spencer Blues Explosion - Next Big Niente - Intervista - Jam TV

Bud Spencer Blues Explosion, “Next Big Niente” – Intervista

Un album in cui hanno rivisto il loro modo di intendere la propria musica i Bud Spencer Blues Explosion che sono tornati con Next Big Niente

 

I Bud Spencer Blues Explosion sono tornati con Next Big Niente (La Tempesta Dischi, 2023). Cinque anni dopo Vivi Muori Blues Ripeti il duo ha rivisto il suo modo di intendere la propria musica e sono stati gli stessi Cesare Petulicchio e Adriano Viterbini, che abbiamo raggiunto qualche giorno fa alla Triennale di Milano, a spiegarci come sono giunti a questo risultato finale, frutto di un lungo lavoro.

 

Cinque tracce strumentali e cinque con testo sono presenti nel nuovo album dei Bud, che per due di questi brani si sono avvalsi anche di due collaborazioni, una in fase di registrazione e una in fase di scrittura: Stefano Tavernese al violino in Vandali e Umberto Maria Giardini, autore del testo di Come un raggio.

 

Nell’elettronica, nel rock-blues che si manifesta in altri modi rispetto al passato, nella suggestiva sperimentazione di Next Big Niente c’è anche un omaggio a Jerry Lee Lewis nei 47 secondi della traccia finale, che si intitola proprio Gerrili, sebbene sia scritto in maniera differente, pur tenendo fede alla pronuncia, rispetto al nome di uno dei grandi padri del rock ‘n’ roll che ci ha lasciato lo scorso anno.

 

I Bud Spencer Blues Explosion attualmente sono in tour in tutta Italia (qui l’elenco delle prossime date) per promuovere il loro nuovo album, mentre per il futuro, più che le eventuali nuove idee, sono i principi da cui partire ad essere ben chiari.

Neil Young

Neil Young esegue l’inno statunitense “in stile Hendrix”

Un nuovo video diffuso qualche giorno fa con il titolo di Stand for Peace vede Neil Young suonare con la chitarra elettrica l’inno statunitense

 

Neil Young ha eseguito The Star-Spangled Banner, il famoso inno statunitense, “in stile Hendrix”, cioè con la chitarra elettrica e in una versione simile a come lo suonò il chitarrista alla fine del Festival di Woodstock. Il video è stato reso pubblico qualche giorno fa con il titolo di Stand for Peace, vede alla regia la moglie del singer-songwriter canadese, Daryl Hannah, e si conclude con le scritte “Be Brave” e “Stand For Peace”:

 

 

 

A ottobre Neil Young ha anche annunciato il suo nuovo album, Before and After. Il lavoro uscirà su Reprise Records il prossimo 8 dicembre e conterrà ri-registrazioni di alcuni suoi brani, da Burned dei Buffalo Springfield a Don’t Forget Love presente in Barn del 2021. Tra le tredici canzoni tutte unite tra loro in un’unica traccia ci sarà anche un inedito, If You Got Love.

 

Neil Young è stato anche il protagonista di una delle nostre dirette (Jam TV – Music Room) qualche giorno prima del suo compleanno e per l’occasione abbiamo ovviamente celebrato la sua carriera e la sua arte con tanti filmati e ospiti.

 

PJ Harvey - Tiny Desk Concert

PJ Harvey, Tiny Desk Concert

Guarda l’intera esibizione di PJ Harvey, ospite dei Tiny Desk Concert

 

Per la serie dei Tiny Desk Concert si è esibita qualche giorno fa PJ Harvey. Cinque sono stati i brani della sua performance in cui è stata accompagnata da John Parish e James Johnston. Tra i pezzi proposti nel breve set, ben quattro fanno parte del suo nuovo album I Inside The Old Year Dying, vale a dire I Inside The Old I Dying, A Noiseless Noise, A Child’s Question, August e la title-track; al termine dell’esibizione ha invece eseguito White Chalk, brano che dava il titolo al suo album del 2007.

 

Qui di seguito il video dell’intera performance di PJ Harvey per i Tiny Desk Concert:

 

 

Nel corso della sua carriera, Harvey ha sempre fatto in modo che ogni fase del suo percorso la portasse in un luogo nuovo, ma questo progetto è audace e originale persino per i suoi standard. Permeato da un senso di ritorno ciclico a nuovi inizi, combina la sua audacia creativa con un senso di apertura e di invito, in modo molto affascinante. Le nuove tracce, dice Harvey, “offrono uno spazio per riposarsi, una consolazione, un conforto, un sollievo, che sembra essere necessario per i tempi in cui viviamo“.

La storia del disco risale a sei anni fa, alla fine del tour del suo ultimo album del 2017 e a come Harvey si è sentita subito dopo. Quello che sentiva fortemente era che da qualche parte, nell’infinito ripercorrersi di album e tournée, aveva perso il suo legame con la musica stessa, una consapevolezza che la turbava enormemente.

Non si è trattato di un periodo di astinenza creativa: grazie all’aiuto del poeta scozzese Don Paterson, l’artista ha lavorato a Orlam, opera poetica pubblicata l’anno scorso, la sua seconda dopo The Hollow of the Hand del 2015, che è diventata una delle ispirazioni principali per il nuovo album. Ci sono state anche le ristampe degli album precedenti della Harvey e, in nuove edizioni, delle loro versioni demo, che sono uscite tra il 2020 e il 2022. Ma alla fine due cose hanno iniziato a spingerla verso nuove canzoni, musica e suoni.

Uno di questi è il ricordo di un incontro con l’artista e regista Steve McQueen, a Chicago, durante il periodo di Hope Six. Il suo consiglio per lei è stato quello di smetterla di pensare alla musica come se si trattasse di album, ma di pensare a ciò che ama veramente, le parole, le immagini e la musica, e mettere insieme queste tre cose. L’altro elemento che l’ha spinta al ritorno alla musica è semplice: il puro atto di suonare. Prendere in mano la chitarra o sedersi al pianoforte per suonare le sue canzoni preferite di artisti come Nina Simone o Bob Dylan – ha riconfermato la sua passione per questa forma d’arte.

Presto qualcosa cominciò a muoversi. Quando Harvey ha iniziato a scrivere nuove canzoni, ha avvertito la sensazione liberatoria di fare musica per sé stessa, piuttosto che i primi passi del ciclo album-tour-album-tour. Ha attinto al senso di libertà creativa che aveva provato in passato lavorando su colonne sonore e in teatro.  Allo stesso tempo, la sua prospettiva si stava spostando dai grandi temi di Let England Shake e Hope Six (“guardare fuori, alla guerra, alla politica, al mondo”) verso qualcosa di più intimo e umano.

Le nuove canzoni“, dice Harvey, “le ho scritte tutte in circa tre settimane“. Ma quello era solo l’inizio. La chiave di ciò che sarebbe accaduto in seguito, ai Battery Studios nel nord-ovest di Londra, stava in un legame creativo a tre che risale ormai a quasi trent’anni fa tra Harvey, il suo storico collaboratore e partner creativo John Parish e Flood: noto come produttore, sebbene questa parola non gli renda giustizia.

“Lo studio è stato allestito per suonare dal vivo e questo è tutto ciò che abbiamo fatto“, dice. È difficile sopravvalutare l’importanza di questo aspetto: se I Inside the Old Year Dying è un disco molto tattile e umano, è dovuto in parte al fatto che quasi tutto ciò che contiene è frutto di improvvisazione, performance e idee spontanee, registrate nel momento stesso della loro creazione.

C’è qualcosa di profondamente edificante e redentivo in questo album, qualità esemplificate dal singolo di apertura del disco, A Child’s Question, August. “Penso che l’album parli di ricerca, di esplorazione, l’intensità del primo amore e la ricerca di un significato“, dice Harvey. “Non che ci debba essere per forza un messaggio, ma la sensazione che ricevo dal disco è quella dell’amore, si tinge di tristezza e perdita, ma è amorevole. Credo sia questo che lo fa sentire così accogliente, così aperto“.

DallAmeriCaruso - Veltroni e Baraldi - Intervista - YouTube - Jam TV

Walter Veltroni e Angela Baraldi – “DallAmeriCaruso. Il concerto perduto”

Walter Veltroni e Angela Baraldi ci parlano di DallAmeriCaruso. Il concerto perduto, il docufilm che uscirà nelle sale cinematografiche solo il 20, il 21 e il 22 novembre

 

Sarà nei cinema solo il 20, il 21 e il 22 novembre DallAmeriCaruso. Il concerto perduto. Il docufilm in 4K è un lavoro straordinario in cui si possono apprezzare le riprese integrali ritrovate, restaurate e rimasterizzate in Dolby Atmos del famoso concerto di Lucio Dalla del 1986 al Village Gate di New York. Non è nuovo a questo tipo di lavoro Walter Veltroni, regista di DallAmeriCaruso, questa volta a contatto con una documentazione audio e video in condizioni migliori rispetto a quella del concerto ritrovato di Fabrizio De André e PFM. Ed è proprio lo stesso Walter Veltroni che ci ha spiegato la differenza del lavoro effettuato sui due docufilm di cui ha firmato la regia, in un’intervista esclusiva realizzata qualche giorno fa presso l’Anteo di Milano dopo la proiezione riservata alla stampa di DallAmeriCaruso.

Veltroni è stato anche amico di Lucio Dalla. E quei momenti legati al 1986 e al live di New York sono ben presenti nella sua memoria.

È emozionante vedere un concerto come quello proposto in DallAmeriCaruso con Dalla, ottimamente accompagnato dagli Stadio. Ed è entusiasmante anche l’apertura del docufilm con il racconto della nascita del brano Caruso, attraverso i luoghi e le testimonianze di chi c’era e attraverso filmati inediti, come ad esempio quello tratto dal film Passione di John Turturro del 2010: nella ripresa, scartata dal film e anch’essa ritrovata come l’intero concerto di New York, si vede Lucio interpretare in maniera intensa proprio Caruso davanti al Golfo di Sorrento che lo ha ispirato originariamente in fase di scrittura.

 

Una delle testimonianze raccolte per la prima parte di DallAmeriCaruso è quella di Angela Baraldi, cantautrice rock e attrice, che ha visto il docufilm per la prima volta nella sua interezza proprio poche ore prima che parlasse anche direttamente con noi di questo lavoro.

Nell’estate del 1986 Lucio Dalla era in barca tra Napoli e Sorrento, quando a un certo punto si ruppe l’asse del motore. A seguito del guasto Dalla andò a dormire all’Hotel Excelsior di Sorrento, dove gli fu assegnata la stanza in cui nel 1921 aveva soggiornato Enrico Caruso. La storia, vera o presunta, del suo amore per una giovane cui insegnava musica, fu raccontata a Lucio dall’allora barista Angelo Leonelli, presente nel docufilm, così come Gaetano Curreri e Ricky Portera degli Stadio e tanti altri che hanno conosciuto e frequentato Lucio nei giorni a Sorrento o nel tour in America, proprio come Angela Baraldi, che era a bordo della barca di Dalla quando avvenne il guasto ed è tornata dopo tanti anni in quella famosa stanza dell’Excelsior per le riprese di DallAmeriCaruso.

 

Una splendida versione de L’ultima luna e poi tanti altri successi come Anna e Marco, Se io fossi un angelo, Cara, Balla balla ballerino, Futura, L’anno che verrà, 4/3/1943 disponibili anche in un album da lunedì 20 novembre in digitale e dal 1° dicembre in vari formati fisici e in Dolby Atmos completano un lavoro prezioso che mira a “eternalizzare” la figura di Lucio Dalla, come ha dichiarato Walter Veltroni nel corso della conferenza stampa successiva alla proiezione in anteprima di DallAmeriCaruso. Il concerto perduto, un docufilm da vedere nei prossimi giorni al cinema (qui l’elenco delle sale).

Natalie Merchant - live - Milano - Dal Verme - Jam TV

Natalie Merchant live al Teatro Dal Verme di Milano (17.11.2023)

A 20 anni dalla sua ultima apparizione in Italia, Natalie Merchant è tornata nel nostro Paese per due date live e la prima era il 17 novembre a Milano

 

Ultime due date nel nostro paese del suo World Tour 2023 a supporto di Keep Your Courage per Natalie Merchant, ieri sera live al Teatro Dal Verme di Milano.

Un titolo emblematico per il suo ultimo lavoro discografico. Già, perché a Natalie il coraggio non è mai mancato così come l’impegno nel sostenere cause politiche e sociali spesso a favore delle donne, come dimostra la copertina del disco che raffigura una statua di Giovanna d’Arco.

Accompagnata da un impeccabile quartetto semi-acustico, Natalie Merchant si è presentata sul palco del Teatro Dal Verme di Milano sfoggiando eleganza estetica (un completo sciccosissimo fatto di uno spolverino rosso fuoco e un severo abito nero), empatia nei confronti del folto pubblico che l’ha accolta con calore e, soprattutto, straordinaria raffinatezza sonora. L’ha confermato la tripletta di brani iniziali (le deliziose Motherland, Nursury Rhyme of Innocence and Experience e Maggie Said) tutte interpretate dalla Merchant con dirompente espressività. La sua voce non risente lo scorrere del tempo così come la suadente leggiadria dei suoi movimenti sul palco sembra aver accantonato l’importante intervento alla spina dorsale che ha dovuto affrontare di recente.

Ma ad entusiasmare la platea sono stati soprattutto la bellezza della sua musica, la passione che trasmette in ogni nota e anche quel palpabile senso del divertimento che sembra averla fatta riconciliare con la dura vita delle tournée che si era lasciata alle spalle da quasi un decennio. Ma anche la simpatia e la nonchalance dimostrate togliendosi le scarpe con il tacco, lasciandosi andare a un liberatorio “fanculo alla capitale della moda” ed esibendosi a piedi nudi come le imporrebbe la sua anima folk.

Piacciono molto The Worst Thing, dall’anima spagnoleggiante, e King of May dedicata all’amico Allen Ginsberg che, prima di morire, le aveva donato uno dei suoi harmonium. E che poi lei stessa aveva omaggiato nel corso di uno dei memorial dedicati al poeta scomparso nella cattedrale di St. John the Divine a New Yok. “La sua morte ha segnato la fine di un’epoca”, ha ammesso, prima di ripartire con più leggerezza con brani come Break Your Heart o Big Girls.

Le sue radici italiche, il nonno era siciliano e il cui vero cognome era Mercante, sono emerse nei siparietti tra un brano e l’altro in cui si è espressa in buon italiano ammettendo “che lo sto ancora studiando”. Il tutto per realizzare un progetto della Fondazione Prada che preveder la messa in musica di alcuni poemetti della scrittrice di origine ebraica Lina Schwartz. Un progetto perseguito da diversi anni insieme all’ensemble folk calabrese dei Domo Migrantes invitati a salire sul palco per un “antipasto” dello spettacolo che andrà in scena il prossimo anno Dopo aver cantato a cappella una intera strofa della battistiana Collina dei ciliegi, Natalie è tornata nel suo territorio naturale e con Wonder ha calato un poker d’assi conclusosi con uno dei pezzi più belli del nuovo album, Come On Aphrodite, prima di rientrare in scena per un bis di ringraziamento.

A 60 anni compiuti lo scorso ottobre (che non intende nascondere con ritocchini o capelli tinti) Natalie Merchant dimostra lo stesso charme di quando l’avevamo incontrata 30 anni esatti fa e che aveva fato perdere la testa a Michael Stipe. E artisticamente conferma, se ancora fosse necessario, talento, passione, gusto e sensibilità. Tutte doti, queste, che alimentano le speranze mai sopite di tutto noi appassionati.

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