Un concerto in versione minimal and acoustic, con il solo Gerry Leonard alla chitarra, per Suzanne Vega al Festival di Villa Arconati
Non ha mai amato vestirsi di bianco, come ha cantato in un suo brano.
E infatti, Suzanne Vega è salita sul palco di Villa Arconati (nei pressi di Milano) con un tailleur giacca pantaloni “all black”, canottiera e cappello a cilindro d’ordinanza inclusi.
Il giorno prima ha compiuto 64 anni, ma sembra ancora la ragazzina che a metà anni ’80 (uscita dalla scuola neo folk di Jack Hardy), si esibiva per pochi spiccioli al Cornelia Street Cafe nel Village newyorkese.
“Sono la fede buddista e lo yoga a mantenermi giovane” dichiara.
Quasi per osmosi, anche le sue canzoni paiono non subire la ruggine del tempo. Specie in questo formato minimal and acoustic in cui Suzanne suona accompagnata unicamente dal chitarrismo sapiente, efficace e versatile del formidabile Gerry Leonard, irlandese di nascita ma newyorkese d’adozione artistica, da anni al suo fianco ma anche alla corte di tante rockstar, David Bowie su tutti.
La freschezza fisica e artistica della Vega traspare subito quando apre le danze con un suo grande classico, quella Marlene on the Wall, ispiratale dalla visione di un poster di Marlene Dietrich, con cui nel 1986 aveva debuttato nel mercato discografico.
“I pezzi vecchi meglio farli all’inizio”, ha detto con fare simpatico, “il pubblico è super eccitato e vuole accendersi immediatamente”.
Detto, fatto. E così scorrono piacevolmente Left of Center, Gipsy o Solitude Standing, ballad deliziose che sembrano composte pochi giorni fa tanto Suzanne ti trasmette passione, sentimento, gioia, malinconia ma soprattutto straordinaria spontaneità.
Ogni tanto abbandona la sua acustica per lasciare spazio a Gerry Leonard, come in Heroes Go Down con tanto di omaggio al grande Elvis Costello.
C’è anche spazio per un brano inedito (Suzanne spiega che il suo nuovo album uscirà in autunno) ispirato dagli orrori della guerra in Ucraina: si intitola Last Train from Mariupol ed è intenso e commovente.
Il gran finale regala gioiellini imperdibili come Luka o Tom Diner’s (qui in versione particolarmente sincopata) e due bis nel primo dei quali la Vega dedica a un newyorkese d.o.c. come Lou Reed la sua Walk on the Wild Side.
La spettacolare cornice di Villa Arconati e un clima piacevole (grazie alla cortesia di un temporale tropicale che ha rispettosamente atteso la fine dello show prima di scatenare la sua forza dirompente) hanno contribuito a rendere ulteriormente godibile una serata di rara grazia musicale.