Police

Every Breath You Take – Com’è nato il famoso brano dei Police

Spesso scambiata per una canzone d’amore, Every Breath You Take dei Police è un brano che parla di gelosia, controllo e possesso

 

Nell’autunno del 1982, Sting (reduce dalla separazione dalla sua prima moglie Frances) aveva accettato l’invito dell’amico Chris Blackwell a trascorrere qualche settimana di relax nella spettacolare villa sulla costa nord della Giamaica, sulla spiaggia di Oracabessa nei pressi di Ocho Rios. Il fondatore della Island Records l’aveva acquistata un anno prima dal suo “protetto” Bob Marley.

Ma quella meravigliosa tenuta circondata da ibiscus, affacciata sul mar dei Caraibi aveva una storia ancora più antica e affascinante. Nel 1946, infatti, l’aveva comprata un giornalista e scrittore inglese, Ian Fleming che nel febbraio del 1952 passeggiando sulle candide spiagge di fronte alla villa si inventò il personaggio di James Bond, l’agente segreto 007 al Servizio di Sua Maestà.

In quei giorni giamaicani del 1982, Sting era solito sedersi alla medesima scrivania in cui Fleming scriveva i suoi romanzi. E proprio lì, iniziò a comporre i versi di una canzone destinata a diventare una grande hit… Tornato a Londra, mentre si trovava negli studi Utopia in compagnia del fonico di fiducia Pete Smith, il musicista inglese in una sola notte trasformò quel testo in una canzone usando i medesimi accordi di nona già sperimentati con successo in Message in a Bottle.

Il brano, Every Breath You Take (inserito nel quinto e ultimo album dei PoliceSynchronicity) oltre a entrare nella leggenda, è stato uno dei pezzi più controversi del songbook di Sting. Basato sulla figura di uno stalker ossessivo è stato spesso interpretato come canzone d’amore. Come ha spiegato lo stesso Sting, è un brano che parla di gelosia, controllo e possesso. La doppia lettura (giustificata dalla dolcezza della melodia) è stata travisata anche da chi (vedi Andy Gibb) ne hanno fatto seducenti cover.

Al di là di tutte le polemiche passate e presenti, Every Breath You Take ha poi vinto ben due Grammy Award nel 1984 come canzone dell’anno e miglior performance pop rock.

Pearl Jam - Vs. - Copertina Album Vinile

Pearl Jam, ristampa celebrativa per i 30 anni di “Vs.”

Vinile e altri formati disponibili per il secondo album dei Pearl Jam Vs.

 

Come è ormai tradizione da qualche anno a questa parte ogni anniversario importante in musica si trasforma in un’occasione per riscoprire un album in una veste completamente nuova, tra remastered, remix e nuovi formati.
Dallo scorso 20 ottobre è toccato a Vs. dei Pearl Jam, fresco trentenne, disponibile sulle piattaforme di streaming nel nuovo formato in audio spaziale. Ma è solo l’inizio, perché dal prossima 17 novembre sarà possibile acquistarlo non solo in edizione fisica, nei nuovi formati vinile 1PL trasparente e vinile 2LP nero, ma anche in digitale e per la prima volta in formato Atmos.

Un’occasione d’oro sia per i fan sia per chi si volesse avvicinare alla musica dei Pearl Jam per la prima volta, partendo da quel secondo lavoro in studio che si trasformò in un vero e proprio successo planetario. Primo album prodotto per i Pearl Jam da Brendan O’Brien, vendette nei negozi la bellezza di 950.000 copie in soli 5 giorni e registrò nel corso delle settimane a seguire il record per la più lunga permanenza al vertice di qualsiasi album della band in classifica. Con oltre 10 milioni di copie vendute in tutto il mondo, Vs. è diventato 7 volte disco di platino negli Stati Uniti.

Tra le 12 tracce che compongono il disco, impossibile non ricordare Daughter, Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town e Blood.

In un’intervista del 1993 a Rolling Stone su Vs., a cura di Cameron Crowe, Eddie Vedder aveva commentato: “La musica è un mezzo incredibilmente potente per raccontare una storia. Ma la cosa migliore è che devi alzarne il volume. Si suppone che si ascolti forte. Farei qualsiasi cosa pur di stare intorno alla musica. Non dovreste nemmeno pagarci. Vs. è il suono di una band che non compromette il suo messaggio o significato. È il momento in cui la marea ha veramente cambiato direzione”.

 

Jimmy Buffett - Equal Strain On All Parts

Jimmy Buffett e la sua cover di “Mozambique” con Emmylou Harris

Gli eredi del compianto Jimmy Buffett hanno condiviso altri brani inediti dell’album postumo in uscita, tra cui Mozambique, che vede la partecipazione ai cori di Emmylou Harris (come nella versione originale di Bob Dylan)

 

Il prossimo 3 novembre uscirà Equal Strain On All Parts, album postumo del compianto Jimmy Buffett, in cui sarà presente anche Mozambique, cover di Bob Dylan, che vede la partecipazione ai cori di Emmylou Harris, proprio come nella versione originale.

Il brano era stato pubblicato da Dylan nell’album Desire del 1976 e si presume sia stato scritto insieme a Jacques Levy per parlare di un ideale luogo di vacanza con “tutte le coppie che ballano guancia a guancia” (all the couples dancing cheek to cheek) e “magia in una terra magica” (magic in a magical land); il verso “tra le persone adorabili che vivono libere” (among the lovely people living free) è stato interpretato anche come un messaggio di Dylan sulla fine del colonialismo: Mozambique uscì infatti pochi mesi dopo che il Paese della parte sudorientale dell’Africa ottenne l’indipendenza dal Portogallo.

 

Qui è possibile ascoltare la cover di Jimmy Buffett con un video che svela il dietro le quinte della registrazione:

 

 

È stato reso inoltre disponibile il brano originale University Of Bourbon Street, registrato con la storica Preservation Hall Jazz Band di New Orleans, mentre tra le canzoni già pubblicate in precedenza spicca sicuramente My Gummie Just Kicked In che vede Paul McCartney al basso. La canzone è nata in modo alquanto singolare. Buffett e sua moglie Jane erano a cena fuori con McCartney e sua moglie Nancy, che è inciampata mentre si dirigeva al tavolo; Buffett si è voluto allora subito sincerare delle condizioni della donna: “Oh, no, sto bene – gli ha risposto Nancy. – La mia caramella ha appena fatto effetto!”… My Gummie Just Kicked In appunto.

Paul McCartney ha anche ricordato Jimmy Buffett sui social il giorno dopo la sua scomparsa, avvenuta lo scorso 1° settembre all’età di 76 anni.

 

 

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bruce springsteen

Bruce Springsteen costretto ad annullare tutti i live del 2023

Niente più live nel 2023 per Bruce Springsteen. Tutto rimandato al 2024 per il Boss, costretto ad annullare il suo tour per malattia

 

All’inizio ci sembrava quasi una notizia incredibile: Bruce Springsteen che cancella delle date perché non sta bene? Lui non è soltanto uno dei più amati rocker della scena mondiale, uno dei performer più sensazionali, ma anche più energetici, tonici, straordinariamente resistenti, è sempre stato davvero anche un emblema della salute, della forza fisica e morale. Insomma l’idea che in questo anno, che segna peraltro il suo 50° compleanno di attività artistica, lui abbia dovuto cancellare delle date ha lasciato un po’ di perplessità.

Era iniziato tutto nel marzo di quest’anno quando prima a Columbus nell’Ohio e poi nel Connecticut aveva cancellato due concerti per una presunta malattia di cui però non si conoscevano i confini. Un mese dopo lui e sua moglie Patti Scialfa avevano anche subito il ritorno del Covid, però ne erano usciti sostanzialmente indenni. Aveva anche un po’ fatto il giro del mondo quella caduta un po’ goffa sui gradini del palcoscenico della Johan Cruijff Arena ad Amsterdam, dalla quale però si era ripreso anche con un certo livello di autoironia.

La cosa che aveva preoccupato di più invece erano state la cancellazione di due date nell’agosto di quest’anno, due date del concerto di Philadelphia prima e poi all’inizio di settembre, e addirittura il riprogrammare in calendario quei live per il 2024. Pochi giorni dopo il suo 74° compleanno, quindi stiamo parlando davvero di qualche settimana fa, è arrivato anche un comunicato ufficiale in cui sostanzialmente si diceva che fino al 2024 Bruce Springsteen non avrebbe più fatto concerti, non si sarebbe più esibito.

La patologia che è stata resa pubblica è l’ulcera peptica, è una patologia seria che può avere ovviamente vari gradi di gravità. Noi non conosciamo in questo momento lo stato di salute esatto, né la cartella medica del paziente Bruce Springsteen, però certamente queste condizioni, come dicevo all’inizio, ci hanno preoccupato. Preoccupa anche il fatto che insomma per almeno 3-4 mesi, se non di più, Bruce Springsteen, che era nel pieno svolgimento del suo tour 2023, quello che ha toccato anche l’Italia per ben tre live, appunto, non faccia più esibizioni sino all’anno prossimo. Io ho provato a informarmi anche tra i ben informati, ma la cortina di riservatezza, di privacy, che si è stretta intorno al Boss è abbastanza impenetrabile. Al momento io mi auguro e credo tutti noi ci auguriamo una pronta guarigione, di rivederlo presto sui palcoscenici e qualcuno dice anche che nel 2024 probabilmente farà una capatina qua nel nostro Paese. Sopite le polemiche legate anche al famigerato concerto di Ferrara, quando si hanno questo tipo di notizie, la preoccupazione sale. Noi esprimiamo solidarietà e pronta guarigione e ovviamente non abbiamo bisogno di augurare a lui, come dire, una lunga vita nel rock ‘n’ roll perché sicuramente ce l’avrà e sicuramente come tanti suoi coetanei o rocker più anziani, Rolling Stones su tutti, continuerà a stupirci. Quindi un arrivederci presto Bruce Springsteen e tanti auguri di buona guarigione.

Omar Pedrini - Timoria - Sospeso

Omar Pedrini – Il nuovo album “Sospeso”, i Timoria e…

Omar Pedrini si racconta A cuore aperto, parlando ovviamente di musica e del suo nuovo album Sospeso, dei Timoria (mancata reunion compresa) e anche di figli, religione, politica e…

 

Non si può non partire da Sospeso, suo nuovo album solista, ma Omar Pedrini si racconta dinanzi alle nostre telecamere, parlando anche della sua famiglia e in particolare dei suoi figli, senza trascurare ovviamente il lungo percorso condiviso con i Timoria. Oggi peraltro sono trascorsi esattamente trent’anni da quel 12 ottobre 1993, giorno in cui il gruppo ha pubblicato il concept album Viaggio Senza Vento.

L’intervista comincia, come si diceva, da Sospeso, diciottesimo disco di Omar Pedrini, contando sia quelli con i Timoria che quelli come solista: “Nove canzoni e un’Ave Maria” come ci spiega nella lunga conversazione.

Il nuovo lavoro discografico nasce tra il periodo del Covid, che ha lasciato appunto il mondo col fiato sospeso, e il suo intenso vissuto tra la vita e la morte, affrontando solo negli ultimi due anni cinque interventi chirurgici di cui quattro cardiovascolari. Un disco quindi personale e profondo, ma dove la voglia di lottare e di vivere emergono continuamente, testardamente. Dedicato alle nuove generazioni da un autore attento ai mali del mondo e da un uomo cinquantenne anarchico pacifista che da tempi non sospetti (ricorderemo il profetico 2020 SpeedBall pubblicato come grido per il pianeta già nel 1994 dai Timoria) sogna un’umanità unita nella pace e nella giusta guerra all’inquinamento del pianeta e ai cambiamenti climatici.

Omar Pedrini ha parlato anche dei Timoria e della mancata reunion, sebbene abbia comunque portato dal vivo Viaggio Senza Vento in un tour dal vivo dedicato, in occasione dei venticinque anni dall’uscita dell’album, pubblicando successivamente un disco live alla fine di quell’esperienza con quasi cinquanta date tutte sold out nei maggiori club italiani.

Bresciano di nascita, Omar Pedrini vive da ventitré anni a Milano e ha voluto dedicare quest’album ad alcuni suoi cari amici che non ci sono più come Andrea Pinketts, Giovanni Gastel e Matteo Guarnaccia, perché di fronte a una Milano europea, come spesso viene definita, bisogna fare anche i conti con l’impoverimento della città dovuto alle dolorose perdite recenti di queste grandi intelligenze creative.

 

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Omar Pedrini, infine, sarà presto in tour per la prima parte di Omar Pedrini 35, Dai Timoria ad oggi: Goodbye Rock’N’Roll, che sarà l’ultimo tour rock dell’artista bresciano, prima di un nuovo disco che segnerà un cambiamento di rotta nella carriera e nello stile de “Lo zio Rock”, come amano definirlo i fan di seconda generazione.

Il tour sarà quindi anche l’ultima occasione per ascoltare i suoi successi, brani cult che hanno segnato 35 anni di carriera, dai Timoria a oggi. Non mancheranno infatti le canzoni tratte da Viaggio Senza Vento e 2020 SpeedBall, fino ai dischi che lo hanno riportato in auge con l’aiuto della ignition di Noel Gallagher nella sua fase inglese con Che Ci Vado A Fare A Londra e Sospeso.

Mi sono sempre dato in pasto al mio amato pubblico totalmente, “anema e core” e, quando ho interrotto, è stato proprio per “il core” malandrino, che mi ha costretto a lunghi stop negli ultimi 20 anni. Ma da Guerriero quale vengo definito, ho sempre un grande entusiasmo all’idea di tornare sul palco. Stavolta è ancora più importante l’occasione , perché festeggio 35 anni di carriera. Sarà bello sentire per l’ennesima volta l’odore di quei palchi sui quali ritroverò il mio sudore, talvolta il mio sangue, ma anche tantissimi ricordi di una vita spesa per il rock’n’roll e in cui spero di rivedere tanti volti amici e amici nuovi. Anche perché sarà il mio “ultimo giro di rock’n’roll”: ho deciso di guardare in faccia il mio futuro e dedicarmi a un nuovo me, portando nella mia carriera qualcosa di completamente nuovo e che, in questo momento della mia vita, rappresenta meglio la mia crescita artistica e personale.” – commenta Omar Pedrini.

Con Omar sul palco ci sarà l’ormai rodata Omar Pedrini Band, formata da Carlo “Octopus” Poddighe (chitarra, tastiera e voce), Stefano Malchiodi (batteria), Mirco Pantano (basso e voce), Davide Apollo (voce), Simone Zoni (chitarra e voce). Una vera e propria rock family che va dai 25 anni ai 56 (di Omar), e che da ormai 12 anni lo accompagna nei concerti.

Il tour sarà anticipato da un nuovo estratto da Sospeso, l’ultimo album di Omar Pedrini per Virgin Music LAS (Universal Music Italia): la preghiera rock (l’ultima) dal titolo Dolce Maria.

Il tour è organizzato da IMARTS (International Music and Arts). I dettagli sulle prevendite saranno resi noti a breve sui canali ufficiali di Omar Pedrini e su www.internationalmusic.it.

A questa prima parte del tour, seguirà una seconda invernale, che sarà annunciata sui canali ufficiali dell’artista. Sarà annunciata inoltre a breve una grande sorpresa per tutti i fan.

Le prime date annunciate sono:
27 Ottobre – Firenze, Viper Club
3 Novembre – Bergamo, Druso
11 Novembre – Roma, Largo Venue
17 Novembre  – Roncade (TV), New Age
23 Novembre  – Isola Della Scala (VR) Ingresso Gratuito

 

Sixto Rodriguez - Sugar Man

Sixto Rodriguez, torna al cinema “Sugar Man”

Dal 16 ottobre di nuovo nelle sale Sugar Man, l’affascinante storia di Sixto Rodriguez, singer-songwriter di Detroit dimenticato negli Stati Uniti e idolatrato a sua insaputa in Sudafrica

 

È trascorso esattamente un mese da quando Sixto Rodriguez è venuto a mancare, e allora, anche per ripercorrere al meglio la sua affascinante storia, dal 16 ottobre torna al cinema Sugar Man. Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Oscar 2013 per il Miglior documentario.

Il titolo originale della pellicola diretta dal regista svedese Malik Bendjelloul è Searching For Sugar Man, perché del singer-songwriter di Detroit si sono perse le tracce. Cold Fact nel 1970 e Coming From Reality l’anno successivo sono gli unici due album pubblicati da Rodriguez per la Sussex Records, ma purtroppo i due lavori negli Stati Uniti vendono molto poco.

In Sudafrica, però, i suoi testi contro l’oppressione e i pregiudizi sociali diventano inni contro l’apartheid, per cui spesso il loro ascolto avviene clandestinamente ed è spesso osteggiato. La leggenda di questo profeta di cui non si sa nulla viene alimentata nel Paese dalla notizia, mai confermata ma nemmeno mai smentita, della sua morte, addirittura un suicidio, che, secondo una delle ipotesi più tramandate, sarebbe avvenuta dopo essersi cosparso di benzina ed essersi dato fuoco su un palco durante un concerto.

 

Nel 1997 si mettono alla sua ricerca un suo fan proprietario di un negozio di dischi di Cape Town, Stephen Segerman, e un giornalista musicale, Craig Bartholomew. Tra le varie questioni da risolvere c’era proprio quella della morte… che poi si scopre non essere mai avvenuta.

Sixto Rodriguez nel frattempo non aveva più proseguito con la musica. Dopo lo scarso successo dei primi due album stava infatti lavorando ad un terzo disco, che risulterà incompleto e non verrà mai pubblicato, perché l’etichetta aveva deciso di interrompere prima il contratto con lui. Sugar Man era tornato a fare l’operaio, lavorando in un’azienda che si occupava di demolizioni e di ristrutturazioni. In Sudafrica i suoi primi due album erano però famosissimi… ma lui non ne sapeva nulla.

 

Segerman e Bartholomew ricevono una mail da Eva Rodriguez, una delle figlie di Sixto, e, una volta uniti tutti i contatti e tutte le ricerche, Sugar Man si recherà per la prima volta in Sudafrica nel 1998; il tour di sei date davanti a migliaia di persone si rivelerà un successo e ritornerà altre volte nel Paese che “lo aveva tenuto in vita”, come dice lui stesso dopo essere salito sul palco durante la primissima tappa.

Dopo dieci anni è ancora emozionante la storia di Sugar Man, distribuita da I Wonder Pictures (che ha iniziato proprio con questo documentario e si chiama così per I Wonder, una delle canzoni di Sixto Rodriguez ora più conosciute) in collaborazione con Unipol Biografilm Collection. Le sale in aggiornamento saranno disponibili al sito https://iwonderpictures.it/classics/.

Regalare musica dapprima rimasta nel dimenticatoio (e poi riconosciuta anche negli Stati Uniti), ma carica di messaggi di lotta e di speranza (per un intero popolo, quello del Sudafrica).

Una storia da conoscere o da riscoprire quella di Sixto Rodriguez, musica e vita che rimarranno quelle di Sugar Man.

 

 

 

Quel gran genio - Battisti - Milano

“Quel Gran Genio” di Lucio Battisti, tre giorni di eventi a Milano

Lucio Battisti è stato celebrato con live, presentazioni di libri e altre iniziative in tutta Milano nella tre giorni dal titolo Quel Gran Genio

 

Si è conclusa domenica 1° ottobre la prima edizione di Quel Gran Genio, rassegna di tre giorni a Milano dedicata a Lucio Battisti. Sono stati dodici gli eventi distribuiti in tutta la città tra live, presentazioni di libri e altre iniziative. L’ultimo appuntamento è stato quello di domenica scorsa con il grande concerto finale nella Sala Grande del Teatro Parenti in cui trenta musicisti hanno reso omaggio a Lucio con un live cronologico da Per una lira a Hegel. Tra gli artisti coinvolti nell’occasione c’era anche Walter Calloni, batterista che ha suonato con Battisti tra il ’75 e il ’77 e che, prima dell’inizio dello spettacolo, ci ha raccontato proprio come avvenne il suo primo incontro con Lucio.

 

Al Parenti si sono esibiti anche Patrizia Cirulli, Folco Orselli, Roberto Pambianchi, docenti e allievi del CPM e, a chiusura del lungo pomeriggio condotto da Massimo Cotto, Marco Sabiu e Gabriele Graziani hanno eseguito i brani del periodo battistiano con Panella.

 

Queste canzoni fanno parte di un album pubblicato quest’anno dagli stessi Sabiu e Graziani, L’artista non ero più io (14 canzoni di Battisti-Panella), cd contenuto in un cofanetto di cui fa parte anche il libro di Andrea Podestà Battisti, l’altro. Si è dedicato a questa parte di carriera anche Alex Ciarla, protagonista insieme ad altri ospiti dell’incontro Lucio Battisti: innovatore della musica italiana, tenutosi sabato 30 settembre al CPM. Alex ha infatti scritto un libro uscito nel 2015 dal titolo Battisti – Panella: da Don Giovanni a Hegel, del quale ci ha parlato brevemente al termine dell’evento.

 

L’idea che ci sia solo un Battisti è la stessa di Francesco Paracchini, direttore de L’isola che non c’era, che ha curato la direzione artistica di Quel Gran Genio. La manifestazione è iniziata alla Stazione di Ferrovienord di Milano Cadorna con un minilive acustico di Miriam Ricordi, Laura B e Nicola Gallo, venerdì 29 settembre alle 7 e 40, orario scelto non a caso.

 

Da qui in poi si è andati avanti per tre giorni in una città che per Lucio è stata fondamentale fin dai suoi esordi, per l’incontro con Mogol e per tanti altri motivi. Ma sono soprattutto e ovviamente le canzoni alle quali è stato riservato lo spazio principale di questa serie di eventi che ha coinvolto tutta Milano, le canzoni di colui che ci ha lasciato ormai 25 anni fa: Quel Gran Genio di Lucio Battisti.

U2 - Atomic City

U2, il nuovo singolo è “Atomic City”

Gli U2 hanno pubblicato un nuovo singolo, Atomic City. Il brano esce quindi nel giorno in cui la band inizia la sua serie di concerti a Las Vegas

 

Gli U2 hanno registrato un brano inedito intitolato Atomic City che è uscito oggi, venerdì 29 settembre 2023, in tutti gli store digitali. Prodotto da Jacknife Lee e Steve Lillywhite, Atomic City è stato registrato al Sound City di Los Angeles e precede l’imminente serie di date della band allo Sphere di Las Vegas per celebrare il loro storico album del 1991 Achtung Baby.

Il nuovo brano è un omaggio di tre minuti e mezzo allo spirito magnetico del post-punk degli anni ’70 con un cenno ai Blondie, il cui lavoro pionieristico con Giorgio Moroder ha ispirato e influenzato la band.

Bono dice: “È una canzone d’amore per il nostro pubblico… ‘dove siete voi è dove sarò io'”.

Atomic City è il soprannome con cui negli anni Cinquanta veniva chiamata Las Vegas, quando il fascino del nucleare era diffuso in tutta la nazione e la città si promuoveva come centro di turismo atomico per la sua vicinanza al Nevada Test Site.

Oltre alla canzone è disponibile anche il video ufficiale diretto da Ben Kutchins con la direzione creativa di Tarik Mikou e Moment Factory Music.

Il video racconta l’esibizione che gli U2 hanno tenuto la scorsa settimana in piena notte nel centro di Las Vegas, lo stesso luogo di Fremont Street dove Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. hanno girato l’iconico video di I Still Haven’t Found What I’m Looking For oltre 36 anni fa:

 

 

Gli U2 danno inoltre il via sempre oggi, venerdì 29 settembre, a U2:UV Achtung Baby Live At Sphere.

Il programma di 25 date vedrà la band inaugurare la nuova venue più all’avanguardia del mondo.

Quest’ultimo ambizioso progetto celebra l’acclamato album Achtung Baby e il relativo ZOO TV Tour, che nel 1991 ha rotto gli schemi e ha consolidato la reputazione della band come artisti che hanno costantemente superato i limiti delle performance dal vivo, con spettacoli rivoluzionari che abbracciano le più recenti tecnologie e innovazioni.

Atomic City è disponibile come singolo digitale in audio standard, audio HD e anche in Spatial/Atmos; e in edizione limitata in vinile 7” e in edizione limitata in CD.

Wilco - Cousin - Copertina

Wilco, Jeff Tweedy ci racconta il nuovo album “Cousin”

Abbiamo intervistato Jeff Tweedy, leader dei Wilco, che ci ha raccontato la genesi e le atmosfere uniche di questo nuovo disco, Cousin

 

A un anno di distanza da quel Cruel Country che per l’occasione aveva spinto la versatilità dei Wilco fino alle sonorità della musica tradizionale americana, la band capitanata da Jeff Tweedy torna oggi con un nuovo disco e una nuova atmosfera che ha spinto la band a toccare confini mai esplorati prima. Cousin (dBpm Records / Sony Music), prodotto insieme alla talentuosa gallese Cate Le Bon, è un album estremamente evocativo che fotografa il disagio del nostro tempo, il dolore per l’incapacità di entrare realmente in contatto con gli altri, la consapevolezza di meritare di essere messi da parte dalla vita di qualcuno che abbiamo amato.
Abbiamo raggiunto Jeff Tweedy – al momento ancora impegnato nel tour che ha portato i Wilco anche in Italia l’estate scorsa – per parlare con lui di questo nuovo lavoro.

 

Mi piace molto l’atmosfera di questo disco, credo che esprima chiaramente il disagio della mia generazione: come hai detto tu “sperare, aspettarsi qualcosa e poi disperare”. Quando hai iniziato a scrivere questi testi?

Ho scritto questi testi in un periodo molto lungo – credo che alcune di queste canzoni abbiano quasi dieci anni – altri invece sono stati scritti durante la lavorazione del disco, poi le canzoni sono state incastrate testualmente e musicalmente tutte insieme. È il vantaggio di scrivere tanto, hai tanti pezzi e riesci a trovare il punto di coesione tra loro. Non c’è stata una sola sessione di scrittura per Cousin, è successo che avessi una vera ossessione per alcune tematiche ricorrenti.

 

Di questo disco hai detto: “Sono il cugino del mondo. È quella sensazione di essere dentro e fuori allo stesso tempo”. Riesci a spiegarmi questa sensazione?

 Non so se riesco a spiegarlo, ti sei mai sentita così? Come se ci fosse un mondo reale in cui accadono delle cose di cui tu non ti senti parte…

 

Questo è il vostro secondo album con un produttore esterno: prima di incontrare Cate Le Bon sapevi già che tipo di album volevi realizzare o hai trovato quello che cercavi mentre lavoravi al suo fianco?

 Entrambe le cose direi. Avevo una certa idea di che tipo di album volevo fare, l’ho descritto a Cate e lei è riuscita a tirare fuori queste canzoni da un gruppo di circa quaranta brani. Poi c’è stata una fase di scoperta durante il lavoro, come accade sempre; puoi avere un’idea dell’album e lavorarci su, ma devi essere pronto a fare tutto ciò che può renderlo un album migliore. È questo il processo di scoperta, mirare in alto, e se sei pronto a fare questo arrivi ancora più in alto.

 

Eravate sempre d’accordo sulle scelte?

Eravamo d’accordo sul fatto di non essere d’accordo! Abbiamo lavorato davvero bene insieme, puoi chiederlo anche Cate, credo che abbiamo un modo di pensare simile, lo stesso grado di sensibilità. Come dicevo prima, è importante l’apertura mentale al cambiamento e non essere rigidi. Non volevo lavorare con Cate e non permetterle di essere Cate Le Bon, quindi ho lasciato anche che mi facesse sentire “scomodo” e mi dicesse apertamente che voleva qualcosa che magari io negli ultimi anni ho sempre fatto diversamente. Per molte persone non è semplice, non lo è stato neanche per me, ma l’ho accolto a braccia aperte.

 

Quali sono le differenze principali tra il processo di lavorazione di quest’album e quelli realizzati con Jim O’Rourke?

 Probabilmente c’è molto in comune con quanto abbiamo fatto su Yankee Hotel Foxtrot. Jim è arrivato quando molte cose erano già state registrate, abbiamo fatto qualcosa di nuovo ma abbiamo soprattutto smontato e rimontato quello che già c’era, dandogli una nuova sfumatura. Ed è molto simile a quello che è accaduto anche con Cate: quando è arrivata abbiamo ricominciato a lavorare su canzoni già esistenti. L’altro disco in cui abbiamo lavorato con Jim (A Ghost Is Born, ndr) è stato molto diverso, l’abbiamo registrato quasi tutto con lui, molte canzoni le abbiamo suonate live in studio e lavorato sugli arrangiamenti. È piuttosto difficile paragonarli al lavoro fatto con Cate, sicuramente ci sono delle differenze nella mia personale esperienza… è più facile per me pensare alle similitudini.

 

Ci sono molte influenze in quest’album: ci sono stati riferimenti in particolare che avete preso in considerazione?

 Non so se ci sono riferimenti specifici ma sicuramente c’è un periodo musicale al quale i Wilco si sono ispirati per molto tempo, come i primi anni Ottanta, dopo l’ondata punk e l’era post punk dove c’è stata tanta musica pop, musica sperimentale, dance e l’uso di nuove tecnologie. Tutti cercavano di fare musica che non era mai stata fatta prima, la musica ha iniziato ad avere una consistenza fredda nei dischi con l’arrivo di sintetizzatori, drum machine, sequenze ecc. Noi non abbiamo usato molto queste cose ma c’è un gusto generale che deriva dai dischi di quel periodo.

 

Se dovessi pensare a una collaborazione che nome faresti?

 Direi che Bob Dylan è la risposta più semplice! Sarebbe una delle cose più belle che possano accaderti nella vita.

 

Qual è la tua canzone preferita del disco? La mia è A Bowl And A Pudding!

 Non so se ne ho una in particolare. Pittsburgh è stata scritta tanto tempo fa ed è bello averla in un disco in una versione che mi emoziona molto. Mi è sempre piaciuta questa canzone, ci abbiamo messo dentro gioia; a volte semplicemente una canzone non funziona in un certo contesto ma quando finalmente trova la sua “casa”, beh questo mi rende molto felice.

 

Hai qualche desiderio per il tuo futuro?

 Il fatto che ti piaccia A Bowl And A Pudding mi fa estremamente piacere perché credo che racchiuda il senso principale di tutto il disco. Credo che il mondo abbia sempre vissuto momenti e situazioni difficili ma questo non riduce il senso di ansia e di paura che stiamo fronteggiando per l’emergenza climatica, per questa ricaduta nell’errore dell’autoritarismo… psicologicamente è pesante da sostenere. Quindi il desiderio è quello di non soccombere al cinismo e di cercare e contribuire a creare bellezza, gioia e mantenere la speranza. Amo quello che faccio e spero di poterlo fare il più a lungo possibile… sperando ci sia ancora un mondo per poterlo fare!

Pino Scotto - Still Got The Blues - Gary Moore - Cover - Live - Jam TV

Pino Scotto – Still Got The Blues (Gary Moore Cover) (Live)

Una cover di Gary Moore per Pino Scotto live negli studi di Jam TV: Still Got The Blues

 

C’è anche il blues nelle corde, nella voce e nell’anima di Pino Scotto che, negli studi di Jam TV, ci fa ascoltare dal vivo, accompagnato alla chitarra da Steve Volta, Still Got The Blues di Gary Moore.

Pino nell’occasione ci aveva proposto anche due brani da Dog Eat Dog, album che ha pubblicato nel 2020, due settimane prima della pandemia. Lo scorso 14 aprile è uscito invece Live ‘N Bad (Nadir Music, 2023), un nuovo disco dal vivo registrato nel corso di uno dei suoi recenti concerti del tour di Dog Eat Dog che proseguirà fino alla fine dell’anno. Per conoscere tutte le prossime date è possibile visitare il sito ufficiale di Pino Scotto.

Il primo dei pezzi live che ci ha fatto ascoltare è Before It’s Time To Go, una ballad che lui descrive con queste parole: “Ho fatto un mea culpa di tutti i miei eccessi degli ultimi 50 anni, però nel ritornello dico: Ho ancora tanta strada da percorrere e tante promesse da mantenere specialmente a me stesso“.

Il secondo è invece Don’t Waste Your Time: in questo testo Pino dice di non perdere tempo, di non fare nella vita domani ciò che puoi fare oggi. Dopo aver perso tanti amici nel corso degli anni ha imparato che se una cosa va fatta, va fatta subito.

Bob Dylan - Farm Aid 2023

Bob Dylan a sorpresa dal vivo con gli Heartbreakers al Farm Aid 2023

Dopo aver partecipato alla prima edizione del 1985 (e aver ispirato la sua nascita) Bob Dylan è tornato sul palco del Farm Aid per l’edizione 2023

 

Ieri, sabato 23 settembre, sul palco del Ruoff Music Center di Noblesville, Indiana, per il Farm Aid 2023, è salito a sorpresa anche Bob Dylan accompagnato da tre membri degli Heartbreakers – il chitarrista Mike Campbell, il tastierista Benmont Tench e il batterista Steve Ferrone – insieme ai compagni di band dei Dirty Knobs di Campbell, Chris Holt alla chitarra e Lance Morrison al basso.

Dylan ha eseguito per l’occasione con la chitarra tre brani dal suo repertorio storico, Maggie’s Farm, Positively 4th Street e Ballad of a Thin Man:

Il Farm Aid è nato proprio da un’idea di Bob Dylan che, una volta sul palco del Live Aid nel 1985, si chiese proprio se non si potesse organizzare un evento per sostenere economicamente i piccoli e medi agricoltori americani. A quel punto Willie Nelson, Neil Young e John Mellencamp si trovarono d’accordo con lo stesso Dylan e misero in piedi il Farm Aid, la cui prima edizione si tenne il 22 settembre 1985 a Champaign, Illinois, davanti ad 80.000 persone, raccogliendo oltre 7 milioni di dollari per gli agricoltori americani e le loro famiglie. Tra gli artisti che si esibirono nell’occasione ci furono Bob Dylan, Billy Joel, Bonnie Raitt, BB King, Loretta Lynn, Roy Orbison, Tom Petty e molti altri.

Anche al primo Farm Aid del 1985 Bob Dylan era accompagnato dagli Heartbreakers e in quel caso, ovviamente, anche dal compianto Tom Petty. Dopo quella prima volta sul palco, partirono poi tutti insieme per il True Confessions Tour e parteciparono anche l’anno successivo al Farm Aid, ma in collegamento via satellite dal Rich Stadium di Buffalo, New York (mentre il concerto con tutti gli ospiti coinvolti in quell’edizione si tenne il 4 luglio 1986 ad Austin, Texas).

Tornando alla recente edizione, per la prima volta dal 2019 tra i tanti si sono esibiti i tre fondatori dell’evento, Neil Young, Willie Nelson e John Mellencamp, nonché i membri del consiglio del Farm Aid Dave Matthews (con Tim Reynolds) e Margo Price.

The Who - mostra - Piacenza

The Who, mostra a Piacenza fino al 5 novembre a cura di Eleonora Bagarotti

Da oggi, 23 settembre, al 5 novembre alla Galleria Biffi Arte di Piacenza (Via Chiapponi, 39 – ingresso libero) si terrà la mostra THE KIDS ARE ALRIGHT – 60 anni di The Who a cura della giornalista e scrittrice Eleonora Bagarotti

 

La mostra THE KIDS ARE ALRIGHT – 60 anni di The Who vuole omaggiare una delle più grandi band rock and roll di tutti i tempi ripercorrendo i momenti più significativi di questi 60 anni di carriera (che cadranno, per la precisione, nel 2024) e l’esposizione alla Galleria Biffi Arte di Piacenza offre in anteprima un percorso di immagini inedite e ufficiali concesse dai fotografi e dalla stessa band, arricchito da riviste, oggetti da collezione e curiosità.

 

L’ultima parte della mostra è dedicata ad alcune opere realizzate da artisti contemporanei, espressamente realizzate per l’esposizione, uniti dall’amore per gli Who e per la loro musica: Marco Botti, Francesco Cabras, Francesco Cervelli, Andrea Clanetti, Gianluigi Colin, Mauro Di Silvestre, Matt Dillon, Danilo Filios, Maria Assunta Karini e Francesco Paolo Paladino, Francesca Orelli, Silvia Rastelli, Natalia Resmini, Corrado Sassi, Scimon e Kosmo Vinyl.

 

Presente in mostra anche il catalogo in doppia lingua (italiano e inglese) con alcune immagini esclusive del gruppo e delle opere artistiche con testi, analisi e racconti. I proventi dalla vendita del catalogo andranno a favore del Teenage Cancer Trust, progetto benefico sostenuto dalla band.

 

Orari apertura THE KIDS ARE ALRIGHT – 60 anni di The Who

 

Fino al 30 settembre:

martedì- mercoledì-venerdì-sabato dalle 10.30 alle 19.30

lunedì-giovedì-domenica chiuso

 

Dal 1° novembre:

lunedì-domenica chiuso

martedì- mercoledì-venerdì-sabato dalle 10.30 alle 19.30
giovedì dalle 10.30 alle 12.30

 

Gli Who hanno ancora molto da dire, oggi. Non solo con le loro reunion e con le versioni deluxe dei capolavori del passato, ma perché le nuove generazioni stanno scoprendo sempre più il valore delle loro opere.

 

La rivista americana Rolling Stones scrisse che “gli Who formano, con i Beatles e i Rolling Stones, la trinità del rock”. In 60 anni la band britannica guidata dal compositore e chitarrista Pete Townshend ha cavalcato la sottocultura mod, definito per la prima volta il genere rock opera con Tommy e Quadrophenia e tenuto concerti incredibili – fino al recente tour che ha toccato anche l’Italia con Firenze.

 

Le canzoni di Pete Townshend, grazie all’interpretazione vocale di Roger Daltrey e alla sezione ritmica più energica della storia, hanno dato voce, più di ogni altra band, alla rabbia e alla disperazione del mondo giovanile. Da “My Generation” a “My Generations”, come suggerisce il racconto di Marco e Gabriele Zatterin, due tra gli autori che hanno contribuito con immagini e scritti a questa iniziativa. Tra loro c’è anche il fotografo e regista Francesco Cabras, che sarà protagonista, insieme a Zatterin e a Bagarotti, di alcuni incontri d’approfondimento non solo musicale, ma sull’impatto artistico e visuale che il gruppo ha avuto nella cultura e nella società degli anni Sessanta e Settanta in particolare. Sono in programma visite guidate e iniziative collaterali con ospiti speciali, le cui date saranno annunciate in futuro.

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