Santana Trailer

Santana, il documentario “Carlos” dal 25 al 27 settembre al cinema

Sarà nei prossimi giorni al cinema Carlos: il viaggio di Santana. Anteprima mondiale, il documentario sulla vita del grande chitarrista

 

Il protagonista è lui che si racconta in un documentario autobiografico: Carlos Santana ripercorre infatti la sua vita al cinema il 25, 26 e 27 settembre con Carlos: il viaggio di Santana. Anteprima mondiale.

 

Il lavoro comincia con un contenuto speciale in cui lo stesso chitarrista e poi il regista Rudy Valdez introducono la visione, spiegando com’è nato questo lavoro ricco di tante immagini di repertorio, oltre che di tante piccole storie legate tra loro dalla vita stessa di Santana. Ci si immerge allora nei racconti di famiglia con le sorelle di Carlos che insieme a lui ricordano il periodo a Tijuana, prima di trasferirsi nel 1961 a San Francisco. La famiglia Santana è una famiglia di musicisti e in particolare il padre di Carlos era un violinista classico che però per vivere suonava musica mariachi. Anche Carlos comincia a suonare il violino per poi appassionarsi alla chitarra e diventare la leggenda vivente che tutti conosciamo.

Il documentario arriva fino al 1999, l’anno di Supernatural, album che segna il rilancio della carriera di Santana. In mezzo ci sono Woodstock, la spiritualità e altri grandi momenti di un lavoro davvero imperdibile per apprezzare una volta di più non solo la musica di Carlos Santana.

 

L’evento è presentato in tutto il mondo da Trafalgar Releasing e Sony Pictures Classics e distribuito in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital (elenco sale su carlosfilm.com e nexodigital.it).

Hendrix - Dylan - All Along The Watchtower

All Along The Watchtower – Il successo di Jimi Hendrix (con un brano di Bob Dylan)

Jimi Hendrix fa letteralmente suo All Along The Watchtower, pezzo di Bob Dylan, tanto che lo stesso Dylan…

 

Jimi Hendrix ha sempre avuto una particolare ammirazione per Bob Dylan.

Specie come autore di testi e interprete dei medesimi.

“Sono pieni di gioia di vivere”, ha spesso detto, “ma sono anche in grado di trasmettere di quei momenti di malinconia e tristezza che riempiono allo stesso modo le nostre esistenze. Quando suono i pezzi di Dylan me li sento cuciti addosso quasi fossero stati composti da me”, era solito ammettere.

 

Una sera di gennaio del 1968, mentre si trovavano ad un party a New York, Jimi e il chitarrista dei Traffic Dave Mason stavano commentando John Wesley Harding, l’album di Dylan uscito pochi giorni prima e che conteneva, tra le altre, All Along The Watchtower. Mason e i Traffic stavano aiutando Hendrix in alcuni brani di Electric Ladyland, LP che sarebbe uscito di lì a qualche mese nell’ottobre del 1968.

Jimi era rimasto affascinato dallo spirito di quel brano che parlava dei cambiamenti nella società partendo da una conversazione tra due personaggi (il ladro e il pagliaccio) che, per Dylan, erano forse il suo manager Albert Grossman e il suo discografico Clive Davis, colpevoli secondo lui di sfruttarlo. Due personaggi che avrebbero voluto modificare i valori su cui si basava la società americana, ma che erano finiti per scontrarsi con essa.

 

Mantenendo la stessa sequenza di accordi ma modificandone tempo e ritmo, All Along The Watchtower nella versione hendrixiana sarebbe diventata uno standard talmente bello che lo stesso Dylan quando riprese a suonarla in pubblico ne faceva una versione più simile alla cover di Jimi che al suo originale. E, dopo la morte del chitarrista di Seattle, l’ha sempre proposta come tributo al genio hendrixiano tanto da diventare la canzone più suonata da Bob Dylan dal vivo: più di 2000 volte in carriera!

Francesco Guccini - Canzoni da osteria

Francesco Guccini, il nuovo album è “Canzoni da osteria”

Dopo Canzoni da intorto, suo ritorno in musica dopo dieci anni, Francesco Guccini sta per tornare con un nuovo album, Canzoni da osteria

 

Francesco Guccini ci accompagna ancora una volta tra le sue melodie del cuore e le immagini evocative dei suoi ricordi con Canzoni da osteria, il nuovo progetto discografico del Maestro del cantautorato italiano in uscita il 10 novembre per BMG.

 

Naturale prosecuzione di Canzoni da intorto, certificato Disco di Platino, vincitore della Targa Tenco per la categoria “Interprete di canzoni” e album fisico più venduto del 2022 che ha segnato il ritorno a cantare di Francesco Guccini a 10 anni di distanza dall’ultimo progetto in studio – Canzoni da osteria è una raccolta di canti popolari selezionati dal Maestro, rivisitati in chiave strettamente personale, per un suggestivo viaggio tra culture e tradizioni nascoste, veri e propri gioielli del repertorio nazionale e internazionale. Gli arrangiamenti sono di Fabio Ilacqua che ne ha seguito anche la produzione artistica affiancato da Stefano Giungato.

 

Canzoni da osteria è disponibile in 5 diversi formati: CD, CD limited edition – maxi formato, vinile, vinile special edition (edizione limitata numerata e colorata), e per i veri intenditori uno speciale doppio vinile edizione esclusiva con tracce strumentali – incisione diretta dai mix (edizione limitata e numerata).

Matteo Mancuso - Jimi Hendrix

Matteo Mancuso e la musica di Jimi Hendrix

Matteo Mancuso ci racconta quanto è stato importante per la sua crescita artistica un chitarrista come Jimi Hendrix

 

Il 18 settembre 1970 il mondo rimaneva orfano di Jimi Hendrix, ma ovviamente, come sempre accade in questi casi, la sua musica è rimasta, è così ancora oggi e lo è anche per un giovane chitarrista come Matteo Mancuso. Mentre ricorda come ha iniziato sin da bambino ad ascoltare la sua musica, il giovane chitarrista siciliano accenna anche ad alcuni brani del genio di Seattle come Purple Haze, Little Wing e la versione hendrixiana di Hey Joe.

Parte di questo intervento è andato in onda nel corso della nostra Music Room dedicata a Jimi Hendrix e ai suoi concerti in Italia del 1968 che si può vedere qui.

Matteo Mancuso ha inoltre suonato nei nostri studi due brani, Open Fields e Time To Leave, tratti da The Journeyprimo suo album uscito lo scorso 30 giugno su etichetta Players Club.

 

Matteo Mancuso, classe 1996, ha frequentato il liceo musicale di Palermo, dove ha studiato chitarra classica e flauto traverso. Enfant prodige della chitarra, ha suonato, fin dalla più tenera età, con i maggiori musicisti siciliani. Sul palco già a dodici anni al Castelbuono Jazz Festival, ha proseguito negli anni con varie formazioni, tra cui in duo con il padre Vincenzo Mancuso, con un repertorio che spazia da Django Reinhardt al jazz contemporaneo. Nel 2017 fonda il trio “SNIPS” con cui propone arrangiamenti standard in chiave jazz-rock e fusion, con Salvatore Lima alla batteria e Riccardo Oliva al basso. La loro versione di The Chicken raggiunge in breve oltre un milione di visualizzazioni. Chitarrista poliedrico, spazia dalla chitarra classica, alla elettrica, sulla quale ha sviluppato una personale tecnica esecutiva con le dita, che gli permette un linguaggio musicale molto originale. Il suo canale YouTube conta oltre 150.000 iscritti ed è molto seguito da un vasto pubblico internazionale. È stato molto apprezzato tra gli altri da Dweezil Zappa, Joe Bonamassa e Stef Burns. Al Di Meola ha detto di lui: “Un talento assoluto: ci vorrebbero due o tre vite per imparare anche per uno come me a improvvisare così bene alla chitarra come lui”. E Steve Vai: “L’evoluzione della chitarra è al sicuro nelle mani di musicisti come lui che rappresentano un nuovo livello per il tono, per la precisione nel tocco e la scelta delle note”. Nel 2017, nell’ambito del Festival Umbria Jazz, a Perugia, ha vinto una borsa di studio per il prestigioso Berklee College di Boston. Con il gruppo “SNIPS”, ha suonato, riscuotendo ampio successo, al festival “Les Nuits De La Guitare” a Patrimonio, in Corsica, al Musikmesse 2018 di Francoforte e ad Umbria Jazz 2018. Nel 2019, collaborando con Yamaha Guitars, ha partecipato al NAMM 2019 di Los Angeles ed al “Young Guitar Festival” di Bangkok come giudice della competizione. Lo stesso anno va in Russia per una serie di masterclass passando da Mosca, San Pietroburgo e Perm. Nel 2020 Matteo fonda il suo nuovo trio con Stefano India al basso e Giuseppe Bruno alla batteria, dando spazio anche alla sua vena compositiva con brani originali e si esibisce in vari concerti. Nel 2021 va in tournée con il nuovo trio per l’Italia: dal Festivalle di Agrigento, al Blue Note di Milano, con grande successo. Continua a lavorare in studio e compone nuovi brani. Nel 2022 va in tour in Italia ed Europa: dal Festival Internazionale di Brema, all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Dopo una breve sosta nel mese di giugno, in cui si è laureato in chitarra jazz presso il Conservatorio di Palermo con lode e menzione d’onore, ha ripreso il tour e ha duettato con Al di Meola, in versione chitarra classica durante la serata conclusiva dell’Eddie Lang Jazz Festival. Ad agosto ha suonato al prestigioso Lugano Estival Jazz con la PFM e in Irlanda al New Ross Guitar festival. A settembre 2022 è stato ospite di Stefano Bollani nella trasmissione Via dei Matti n.0. Il 13 Ottobre ha suonato al Festival Jazz di Uppsala in Svezia e il 21 Ottobre ha aperto il Festival Jazz di Spoleto.

Rolling Stones, dal nuovo album a Brian Jones... al Barcellona

Rolling Stones, dal nuovo album a Brian Jones… al Barcellona

Tracklist del nuovo album dei Rolling Stones con ospiti prestigiosi, domenica a Milano (ri)trasmettono The Stones & Brian Jones e…

 

I Rolling Stones hanno annunciato la tracklist completa del loro attesissimo nuovo album Hackney Diamonds in uscita il 20 ottobre. Il singolo di apertura dell’album, Angry, pubblicato di recente, è seguito da altri 11 brani.
Il compianto batterista Charlie Watts è presente in due brani, Mess It Up e Live By The Sword. Live By The Sword inoltre include anche il basso dell’ex bassista degli Stones Bill Wyman. Sweet Sounds Of Heaven vede presenti la voce di Lady Gaga e le tastiere e il piano di Stevie Wonder, Bite My Head Off il basso di Paul McCartney e Get Close e Live By The Sword il piano di Elton John.

Al Festival Visioni Dal Mondo, manifestazione giunta alla nona edizione che si svolge a Milano in questi giorni, da giovedì 14 a domenica 17 settembre 2023, viene proiettato il documentario The Stones & Brian Jones. All’interno della pellicola Nick Broomfield svela la vera storia e l’eredità di Brian Jones, il fondatore e il genio creativo dei Rolling Stones: un ruolo chiave il suo per la nascita del gruppo, a partire dal nome e dal tipo di musica che la band avrebbe fatto. Il prossimo spettacolo è in programma domenica 17 settembre alle 18:30 presso il Cinema Arlecchino di Milano.

Ultima curiosità: la squadra di calcio del Barcellona sfiderà in campionato il prossimo 29 ottobre il Real Madrid e, proprio in occasione del Clásico, la formazione blaugrana sfiderà i blancos con la maglia su cui sarà raffigurato il famoso logo dei Rolling Stones.

jazzmi - 2023 - locandina

JAZZMI 2023, intervista a Luciano Linzi e Fabrizio Bosso

Presentata l’ottava edizione di JAZZMI, il festival che porta a Milano i grandi nomi del jazz mondiale dal 12 ottobre al 5 novembre

 

Presentata al Teatro della Triennale di Milano l’ottava edizione di JAZZMI, il festival che dal 12 ottobre al 5 novembre ospiterà nel capoluogo lombardo i grandi nomi del jazz mondiale per oltre 200 concerti e una serie di incontri e altre iniziative. Alla fine della conferenza stampa ne abbiamo parlato con uno dei due direttori artistici del festival, Luciano Linzi, e con uno dei grandi artisti che si esibirà in questa edizione 2023 con il suo tributo a Stevie Wonder, Fabrizio Bosso.

 

Questi alcuni dei grandi nomi che saranno protagonisti di JAZZMI 2023:

GILBERTO GIL (SOLD OUT) – MARCUS MILLER – CORY HENRY
IBRAHIM MAALOUF – PAOLO FRESU & OMAR SOSA
HIROMI – SUN RA ARKESTRA – GOGO PENGUIN
ENRICO RAVA/ WILLIAM PARKER/ ANDREW CYRILLE
ANTONIO SÁNCHEZ + THOMAS UMBACA
SHABAKA HUTCHINGS / MAJID BEKKAS / HAMID DRAKE JAGA JAZZIST – SERGIO CAMMARIERE – MOSES BOYD ARTO LINDSAY KENNY GARRETT – FABRIZIO BOSSO- CHRISTIAN McBRIDE BEBEL GILBERTO – JOHN SCOFIELD TRIO
NIÑO DE ELCHE & RAÜL REFREE + PAOLO ANGELI
MIKE STERN BAND – ROBERTO GATTO – SAMARA JOY POPULOUS JUDITH HILL – MAKAYA McCRAVEN
TOM SKINNER – STACEY KENT – LAKECIA BENJAMIN
THEE SACRED SOULS – LUCAS SANTTANA
BINKER GOLDING – OSCAR JEROME – DON KARATE
BEN LAMAR GAY – ASHLEY HENRY – MANSUR BROWN IMMANUEL WILKINS – CAMILLA GEORGE – NIK WEST – LEHMANNS BROTHERS ROBIN McKELLE – DOOMCANNON
REUBEN JAMES – FRANCESCO CAVESTRI TRIO e molti altri

 

Il programma completo è su jazzmi.it

Talking Heads Reunion

Talking Heads, reunion dopo più di vent’anni

Reunion dei Talking Heads per Stop Making Sense, film-concerto che torna in versione restaurata

 

I Talking Heads si sono ritrovati insieme, perlomeno in pubblico, dopo più di vent’anni dall’ultima reunion ieri sera al Toronto International Film Festival. L’occasione era quella della presentazione della versione restaurata in 4K di Stop Making Sense, film-concerto del 1984 diretto dal compianto Jonathan Demme, che celebrava il tour della band (impegnata in una tre giorni live al Pantages Theater di Hollywood), successivo alla pubblicazione del suo album uscito l’anno precedente, Speaking in Tongues. Stop Making Sense sarà di nuovo disponibile nelle sale Imax il prossimo 22 settembre e il 29 settembre nei cinema tradizionali.

Il momento storico più importante è stato ovviamente quello in cui David Byrne, Tina Weymouth, Chris Frantz e Jerry Harrison sono apparsi nuovamente insieme per rispondere ad alcune domande di Spike Lee. Sia la premiere al Toronto International Film Festival che il momento in compagnia del famoso regista sono stati proiettati nei cinema IMAX degli Stati Uniti. Qui di seguito il video in cui i Talking Heads rispondono alle domande di Spike Lee:

 

 

Dopo lo scioglimento del 1991 i Talking Heads si erano riuniti nel 1999 per i 15 anni dall’uscita di Stop Making Sense e nel 2002 per eseguire quattro brani live dopo essere stati inseriti nella Rock & Roll Hall of Fame.

 

Qui di seguito, infine, si può vedere il nuovo trailer del film-concerto del 1984:

Omar Pedrini - Diluvio Universale - Live - Jam TV

Omar Pedrini – Diluvio Universale (Live)

Una versione voce e chitarra live negli studi di Jam TV del suo nuovo singolo Diluvio Universale per Omar Pedrini. Il brano fa parte del suo nuovo album Sospeso

 

È uscito lo scorso 16 giugno su tutte le piattaforme digitali, in cd e vinile per Virgin Music LAS (Universal Music Italia) Sospeso, nuovo album di Omar Pedrini, che vede come primo singolo estratto Diluvio Universale.

L’ex Timoria ci propone dal vivo in versione voce e chitarra questo brano dal titolo emblematico: Diluvio Universale vuole sensibilizzare contro i cambiamenti climatici, tema caro a Omar Pedrini sin dall’esperienza coi Timoria (ricorderemo il profetico 2020 SpeedBall pubblicato come grido per il pianeta già nel 1994). Portavoce da tempi non sospetti di temi alti quali la spiritualità, il legame col pianeta Terra e l’ambientalismo, in Diluvio Universale Omar Pedrini canta dell’urgenza di rialzarsi, lottare, non abbandonare le speranze e piuttosto passare dalle parole ai fatti, quasi una dedica alle nuove generazioni per dare loro voce in un brano in cui la ritualità del suo rock si mescola con un attitudine funk e quasi gospel.

“Faccio parte e ho rappresentato la X Generation, – racconta Omar Pedrini – la prima generazione sfigata. Noi si protestava duramente nelle piazze, ma vedendo le generazioni di oggi sono basito dall’indifferenza o peggio dall’intolleranza di molti nei confronti delle proteste, per altro pacifiche dei ragazzi dell’ultima generazione. Non capire e non assecondare le loro più che fondate paure e l’insicurezza in cui sono “sospesi” potrebbe portare in futuro a scontri generazionali peggiori e sicuramente più violenti. Se non stiamo tutti quanti attenti e non rinunceremo ad alcuni privilegi sarà un Diluvio Universale”.

Sospeso è il diciottesimo disco di Omar Pedrini tra gli undici scritti per i Timoria e quelli solisti di cui è il settimo. Un lavoro prodotto col suo storico braccio destro Carlo Poddighe (anche coautore di alcuni brani) e suonato coralmente dalla ormai rodata Omar Pedrini Band, che conferisce al lavoro il sound di una solida rock ‘n roll band, con influenze sonore dal post punk – new wave al prog rock anni ’70, un po’ Timoria, amato da sempre da Omar.

Per volontà di Omar Pedrini il disco, uscito a sei anni di distanza dal precedente – “ormai faccio un disco ogni 6/7 anni, quando sento di avere qualcosa da dire di importante, intanto largo ai giovani” – per la prima volta non ha alcun ospite. Da sempre, già dai Timoria, Omar apre i suoi dischi a numerosi colleghi, italiani e internazionali, ma stavolta il lavoro era talmente personale e sofferto che Omar ha deciso di dedicarcisi totalmente da solo.

Sospeso è fatto di tanti luoghi diversi: scritto e registrato tra la sua tenuta Buen Retiro in Toscana, da buon rocker contadino come Omar ama definirsi, e il cuore storico della sua sempre amata Brescia, nonostante l’artista viva da 23 anni a Milano. Una Milano europea tornata di gran moda, è vero, ma impoverita dalle dolorose perdite recenti di intelligenze creative come i suoi cari amici Andrea Pinketts, Giovanni Gastel, Matteo Guarnaccia (ai quali il disco è idealmente dedicato) e quella meno recente di Tommaso Labranca che hanno lasciato un grande vuoto nella metropoli meneghina.

Il nuovo lavoro discografico nasce tra il periodo del Covid, che ha lasciato appunto il mondo col fiato sospeso, e il suo intenso vissuto tra la vita e la morte, affrontando solo negli ultimi due anni cinque interventi chirurgici di cui quattro cardiovascolari. Un disco quindi personale e profondo ma dove la voglia di lottare e di vivere emergono continuamente, testardamente. Dedicato alle nuove generazioni da un autore attento ai mali del mondo e da un uomo cinquantenne anarchico pacifista che da tempi non sospetti sogna un’umanità unita nella pace e nella giusta guerra all’inquinamento del pianeta e ai cambiamenti climatici.

Robert Plant - Arcimboldi Milano

Robert Plant live agli Arcimboldi di Milano, il report (05.09.2023)

Penultima data in Italia per Robert Plant agli Arcimboldi di Milano che nell’occasione ha presentato Saving Grace insieme a Suzi Dian

 

Avevamo festeggiato Robert Plant un paio di settimane fa per i suoi 75 anni e promesso di raccontarvi il suo nuovo progetto Saving Grace sbarcato sul palco del Teatro degli Arcimboldi di Milano, martedì 5 settembre 2023, per l’ultima tappa del suo tour italiano. Ed eccoci qua: accolto da una autentica standing ovation appena entrato in scena, Robert Plant ha immediatamente fatto capire atmosfera, gusto e qualità della sua esibizione.

Due brani della tradizione anglo-americana, il vecchio spiritual Gospel Plow, e la classica folk ballad The Cuckoo, hanno infatti aperto il concerto immergendo il pubblico in un clima rarefatto, a tratti quasi ipnotico, dove la bellezza dei suoni e delle melodie hanno provocato nell’ascoltatore un effetto taumaturgico.

È stato solo l’assaggio di un piatto acustico estremamente variegato, raffinatissimo e ricercato come quelli dei grandi chef di haute cuisine ma al tempo stesso gustoso, saporito e ruspante come solo la miglior popular music sa essere. Lo si coglie ancor meglio quando Plant rispolvera la vecchia ballata Friends, tratta dal terzo album degli Zep, quello più acustico e folk. Saggiamente, la rockstar inglese (come fa da diverso tempo) abbandona i cliché da frontman sfrontato e sexy defilandosi fisicamente e anche vocalmente. Il suo canto leggendario capace un tempo di raggiungere altitudini vertiginose si adatta ora ai nuovi paesaggi sonori e, soprattutto, si mette al servizio del progetto Saving Grace nel quale primeggia la vocalità seducente della deliziosa Suzi Dian. Che non avrà la classe immensa di Alison Krauss o l’esperienza di Patty Griffin (le più recenti partner femminili di Plant) ma che incanta anche quando semplicemente suona la fisarmonica.

Curiosa vicenda quella di Saving Grace, ensemble nato quasi per caso nel gennaio 2019 in un piccolo club inglese e sviluppatosi on line (per via del Covid) anche se non ha mai avuto un website ufficiale o social a diffondere il repertorio del gruppo. Repertorio, che però presto apparirà su disco, fatto di cover che spaziano dalla eccellente Everybody’s Song dei Low al rock dei Fifties di Chevrolet passando per il blues di Satan, Your Kingdom Must Come Down.
Il fatto che, per la prima volta in vita sua, Robert Plant abbia registrato nome e marchio Saving Grace la dice lunga sulla sua volontà di proseguire questa avventura al fianco della Dian, di Oli Jefferson alle percussioni e dei bravissimi polistrumentisti Matt Worley e Tony Kelsey, quest’ultimo una sorta di Ry Cooder d’Oltremanica.

Musicalmente, il cantante sembra aver assorbito al meglio la lezione sonica di T Bone Burnett, ideatore e produttore del connubio Robert Plant ed Alison Krauss: quel folk blues classic nouveau, in cui il suono vintage viene impreziosito da una bellezza acustica e timbrica impareggiabile. E nel quale il canto rock dona al tutto un profumo unico.

In chiusura, due assaggi “zeppeliniani” (The Rain Song e la fantastica Gallows Pole come secondo bis) prima di chiudere con una divertente “buona notte” gospel per 5 voci.
Una serata di musica rigenerante, disintossicante, salutare, bella e appassionante di quelle che ci riconciliano con la vita.

Rolling Stones - Hackney Diamonds

Rolling Stones, il nuovo album è “Hackney Diamonds”

Presentato in diretta dagli stessi Rolling Stones con Jimmy Fallon il nuovo album che si intitolerà Hackney Diamonds

 

I Rolling Stones hanno annunciato l’uscita di Hackney Diamonds, nuovo album che sarà pubblicato il prossimo 20 ottobre. Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood sono stati protagonisti di un particolare evento, condotto dalla popolare star televisiva statunitense Jimmy Fallon, tenutosi presso lo storico Hackney Empire, epicentro dell’arte pionieristica nell’East London da quasi 125 anni (la speciale diretta è ancora disponibile qui).

 

Per l’occasione i Rolling Stones hanno presentato anche il primo singolo estratto dall’album, Angry, accompagnato da un video diretto da Francois Rousselet (che ha già lavorato con Nike, Diesel, Pharrell Williams e su Ride ‘Em On Down degli stessi Stones da Blue & Lonesome, l’album di cover blues precedente a quello di prossima uscita, pubblicato dalla band nel 2016). Il video di Angry ha inoltre come protagonista l’attrice nominata agli Emmy Sydney Sweeney (The White Lotus, Euphoria, The Handmaid’s Tale):

 

 

Nel corso della breve intervista con Jimmy Fallon i Rolling Stones hanno raccontato di aver lavorato più intensamente al nuovo album a dicembre dello scorso anno, essendosi dati in quel periodo una vera e propria scadenza, dopo essere stati a lungo in tour. Hanno poi finito di registrare il lavoro a gennaio di quest’anno e lo hanno mixato nel mese successivo.

Hackney Diamonds sarà composto da 12 tracce ed è stato inciso in varie località del mondo, tra cui gli Henson Recording Studios di Los Angeles, i Metropolis Studios di Londra, i Sanctuary Studios di Nassau, Bahamas, gli Electric Lady Studios di New York e gli Hit Factory/Germano Studios, sempre a New York. In due di questi brani c’è la batteria di Charlie Watts, il compianto batterista della band scomparso nel 2021, e in uno degli stessi due pezzi si può ascoltare anche il basso di Bill Wyman, componente della formazione storica degli Stones.

 

L’album è la prima pubblicazione in studio di materiale inedito del gruppo da A Bigger Bang del 2005, pubblicato proprio il 6 settembre di 18 anni fa, ma solo per una coincidenza. Hackney Diamonds segna la prima collaborazione degli Stones con il produttore e musicista newyorkese Andrew Watt, nominato produttore dell’anno ai Grammy Awards del 2021 e che ha lavorato tra gli altri con Post Malone, Iggy Pop ed Elton John.

La grafica di Hackney Diamonds è stata realizzata dalla animatrice digitale Paulina Almira.

 

Copertina Hackney Diamonds - Rolling Stones

 

Flavio Premoli - Impressioni di settembre - PFM - ritornello

PFM, Impressioni di settembre – Com’è nato il ritornello strumentale

Lo storico tastierista della PFM Flavio Premoli ci racconta com’è nato il ritornello strumentale di Impressioni di settembre

 

Nel gennaio del 1972 la Premiata Forneria Marconi, nota anche come PFM, pubblica l’album di debutto Storia di un minuto, pietra miliare del prog, che contiene il famoso brano Impressioni di settembre. La canzone, oltre che per la musica scritta da Franco Mussida e per il testo a firma di Mogol e Mauro Pagani, è nota per il suo ritornello che non è cantato, ma è strumentale; è peraltro la prima volta in Italia che viene utilizzato il moog, strumento simbolo del prog, suonato nella band da Flavio Premoli, il quale ci racconta proprio com’è nato quel ritornello strumentale.

Il gruppo aveva già ascoltato quel suono in Lucky Man, brano di Emerson, Lake & Palmer, presente nel loro album d’esordio del 1970, e, dopo alcune ricerche, scopre che si chiama moog come il suo inventore, e che il Signor Monzino, noto distributore di strumenti musicali, è anche l’importatore italiano proprio del moog. Il costo dello strumento è eccessivo e la PFM non se lo può permettere, ma Franz Di Cioccio, batterista della band, riesce a farselo prestare da Monzino con una grande opera di convincimento e con la promessa che il gruppo lo avrebbe ottenuto in regalo dopo il successo del brano. Cosa che effettivamente avviene, anche perché, grazie a quel brano Monzino riesce a vendere tanti moog e la PFM inizia di fatto la sua grande carriera. Flavio Premoli ha dunque ancora con sé il moog originale di Impressioni di settembre, brano inciso in versioni leggermente diverse tra quella del 45 giri del lato B de La carrozza di Hans del 1971 e quella che poi farà parte dell’album Storia di un minuto del 1972 (e che si può ascoltare anche all’interno del video).

 

Questo contributo di Flavio Premoli è stato registrato in occasione della Music Room dedicata ai grandi tastieristi del rock dello scorso 6 febbraio in cui, oltre alle sue, sono presenti le testimonianze di Rick Wakeman (Yes), Vittorio Nocenzi (Banco Del Mutuo Soccorso) e Silvio Capeccia (Decibel).

Jam TV – Music Room, il salotto virtuale in cui si parla di musica torna il 19 settembre con tante novità!

Giovanni Baglioni - Roots (Live) - Jam TV

Giovanni Baglioni – Roots (Live)

Giovanni Baglioni e la consapevolezza delle radici con un brano dal titolo Roots, live negli studi di Jam TV

 

È Roots il brano che Giovanni Baglioni ci fa ascoltare live negli studi di Jam TV. Roots è uno degli otto pezzi tratti da Vorrei bastasse (G. Baglioni/Self), uscito lo scorso 24 marzo. Il lavoro è stato pubblicato a più di dieci anni di distanza dal disco precedente Anima Meccanica ed esalta le sue doti tecniche e compositive.

 

Vorrei bastasse, fin dalla scelta del titolo, è testimonianza di un sentimento di inquietudine che ha accompagnato l’artista. Da un lato il peso delle aspettative che ha percepito e che lo hanno a tratti scoraggiato e fatto dubitare della scelta del proprio percorso di vita. Dall’altro il malcontento e l’amarezza per un mondo che sembra interessarsi sempre meno all’essenza in favore dell’apparenza, che brama i personaggi perché la musica sembra bastare sempre meno. Questa lotta emotiva si è risolta così come lui stesso racconta: “Vorrei bastasse è un atto liberatorio, col tempo ho dovuto riconoscere che la musica è il linguaggio che più mi parla e mi emoziona; ho tentato più volte di allontanarla ma alla fine ha vinto lei, e mi sono dovuto dolcemente arrendere al fatto che sia la mia strada”.

 

Giovanni Baglioni è uno dei nomi più interessanti ed originali nel panorama della chitarra acustica solista contemporanea. Virtuoso dello strumento, si approccia alla chitarra in maniera spettacolare spaziando dal sapiente utilizzo del tapping, all’impiego di accordature alternative, agli armonici artificiali, all’utilizzo percussivo dello strumento, e ad una minuziosa ricerca polifonica e timbrica. A partire dal 2006 ha iniziato ad esibirsi dal vivo attingendo al repertorio di importanti esponenti della chitarra acustica solista quali Tommy Emmanuel, Michael Hedges, Pierre Bensusan, Erik Mongrain, Preston Reed, Andy McKee, Maneli Jamal, Justin King e conquistando presto un proprio appuntamento fisso nello storico The Place di Roma. Ha partecipato ai più importanti festival italiani di chitarra acustica (Soave, Sarzana) e al Canadian Guitar Festival. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo disco dal titolo Anima Meccanica, cui hanno fatto seguito diversi tour di successo e grande consenso sul territorio italiano. Si è esibito in numerosi concerti da solista in locali, teatri, auditorium, jazz club tra i più prestigiosi (Blue Note di Milano, Salone Margherita, Alexanderplatz a Roma, FolkClub di Torino, teatro Geox di Padova). Ha collaborato in diversi progetti musicali con importanti artisti: guest star di Mario Biondi nel disco If, e in Spazio Tempo Tour; ospite solista e arrangiatore in numerosi tour di Claudio Baglioni; ha incrociato la chitarra con il sassofono di Stefano Di Battista; ha registrato un proprio brano con il pluripremiato chitarrista classico Flavio Sala nel disco De la Buena Onda. Ha partecipato al progetto Da Manhattan a Cefalù del pianista jazz Santi Scarcella. Ha condiviso il palco con Nicola Piovani, Simone Cristicchi, Mario Venuti, Pier Cortese, Filippo Graziani. Ha intrecciato la sua musica anche con altre forme d’arte, il teatro, la danza, la scrittura fra i quali: lo spettacolo Tra Schiaffo e Carezzaintrecci di parole e musica con il compianto scrittore Pino Roveredo, il progetto Arrivederci Fratello Mare di Erri De Luca, lo spettacolo METAmorfosi, commistione di arti, con Vinicio Marchioni e Walter Savelli, lo spettacolo Note di Cioccolata con Paolo Triestino.

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