Alberto Radius e il pedale wah wah di Jimi Hendrix
Il direttore Ezio Guaitamacchi ricorda Alberto Radius e il suo pedale wah wah che prima era appartenuto a Jimi Hendrix
Com’era finito il pedale wah wah di Jimi Hendrix e del concerto al Piper di Milano del 1968 nelle mani di Alberto Radius?
Alberto Radius, mannaggia, anche lui ci ha lasciato in questi primi tempi del 2023 che sembra veramente un anno che è partito male per tutti noi appassionati di rock o di musica insomma in senso più lato.
È inutile che io adesso vi dica tutte le virtù musicali e tutta la storia di Alberto perché credo che molti di voi la conoscono e che comunque facilmente recuperabile, così come andare a riascoltare le canzoni che ha scritto, che ha interpretato, o quando la sua chitarra ha accompagnato, che ne so, da Battiato a Battisti giusto per dirne i primi due che mi vengono in mente.
Vi voglio soltanto raccontare un piccolo ricordo mio che credo sia stata la prima volta che io e lui ci siamo incontrati, la prima volta che ci siamo… no, forse la prima volta che io l’ho intervistato, è più corretto dire così. Risale a un casino di anni fa, credo fosse il ’93, io facevo un programma per Telepiù che si chiamava Good Vibrations e decidemmo di fare una puntata dedicata a Jimi Hendrix quando Jimi Hendrix venne a suonare in Italia nel maggio del 1968.
Non ricordo più se furono, cioè se fu l’amico Max Quinque, che peraltro anche lui adesso è lassù come il paradiso del rock, o Fabio Treves a suggerirmi di andare da Alberto Radius perché in quel concerto di Hendrix a Milano, al locale che una volta si chiamava Piper che il locale che è il locale che sta, che stava sotto il Teatro Dell’Arte in pieno Parco Sempione, dove si svolse il concerto, qualcuno fregò tra le varie cose il pedale del wah-wah di Jimi Hendrix e si vociferava che l’avesse appunto Alberto Radius.
E lo chiamai e lui mi confermò, andai quindi con le telecamere a casa sua, lui mi mostrò con grande orgoglio questo pedale, però specificando che non l’aveva rubato lui, ma che l’aveva comprato, glielo aveva dato Riky Maiocchi. Questa la ricostruzione di Alberto che per me ancora oggi fa fede, non ho fatto più altre ricerche, mi domando se quel pedale c’è ancora, chissà dove sarà e chissà che fine farà.
Questo è il mio pensiero affettuoso e anche curioso per Alberto che poi negli anni ho visto altre volte, è stato ospite di vari altri programmi, abbiamo diviso una serata quasi suonicchiando insieme, anzi lui mi aveva pure fatto i complimenti per come suonavo la chitarra che, insomma, detto ada Alberto per me era una bella chicca, testimonianza ancora una volta che il giornalista musicale è un musicista fallito.
Ciao Alberto! Salutaci Jimmy e tutti quelli che sono lì di fianco a te oggi nel paradiso del rock e continua a suonare la tua musica!

