Addio a Gary Rossington, ultimo membro fondatore dei Lynyrd Skynyrd
All’età di 71 anni ci ha lasciato anche l’ultimo dei componenti originari dei Lynyrd Skynyrd, Gary Rossington
È morto Gary Rossington e dopo la sua dipartita ci lascia anche l’ultimo componente originario dei Lynyrd Skynyrd. Aveva 71 anni il chitarrista del gruppo southern rock e la notizia della sua scomparsa è arrivata tramite la pagina Facebook del gruppo:
Suo il celebre assolo di Free Bird, il chitarrista è anche autore del grande successo Sweet Home Alabama.
Rossington fu uno dei componenti del gruppo a rimanere gravemente ferito nel triste incidente aereo che vide coinvolti i Lynyrd Skynyrd il 20 ottobre 1977 (che vi avevamo raccontato in maniera dettagliata qui).
So long, Gary…
La band aveva noleggiato un jet privato Convair 240 da Greenville, South Carolina, a Baton Rouge, Louisiana. Durante il volo i piloti si accorgono di alcuni problemi meccanici e decidono per un atterraggio di fortuna, ma la manovra non riesce e l’aereo si schianta in una foresta nei pressi di McComb, Mississippi. Nell’occasione persero la vita il cantante e leader del gruppo Ronnie Van Zandt, il chitarrista Steve Gaines e sua sorella, la corista Cassie Gaines. Perdono la vita anche il road manager Dean Kilpatrick e i due piloti, Walter McCreary e William Gray. Gli altri componenti del gruppo, tra cui Rossington, rimangono gravemente feriti.
05/03/2023
È morto David Lindley
Ci ha lasciato il grande David Lindley. Il polistrumentista statunitense che aveva collaborato con Jackson Browne e tanti altri aveva 78 anni
Ha fatto parte dei Kaleidoscope, successivamente ha formato il gruppo El Rayo-X e poi ha collaborato con Jackson Browne, Warren Zevon e tanti altri David Lindley, polistrumentista statunitense morto lo scorso 3 marzo all’età di 78 anni.
Tanti sono stati gli artisti con cui David ha suonato e tra questi si ricordano Linda Ronstadt, Curtis Mayfield, James Taylor, David Crosby, Graham Nash, Terry Reid, Bob Dylan, Rod Stewart, Joe Walsh, Leonard Cohen, Ry Cooder, Ben Harper e molti altri.
È stato un autentico mago delle corde in studio e in tour con chitarra acustica ed elettrica, banjo, violino, mandolino, dobro, bouzouki ecc.
Tra i tanti che hanno voluto ricordare Lindley a seguito della sua scomparsa, c’è anche Warren Haynes che ha ricordato il suo modo di suonare la lap steel che è stata molto importante anche per lui:
So long, David…
03/03/2023
Addio a Wayne Shorter
Ci ha lasciato Wayne Shorter. Il grande sassofonista aveva 89 anni
Compositore visionario, sassofonista, artista figurativo, devoto buddista, marito, padre e nonno, Wayne Shorter è morto all’età di 89 anni, lasciando la terra che conosciamo per intraprendere un nuovo viaggio come fase della sua vita straordinaria. Shorter al momento del suo trapasso (avvenuto a Los Angeles) era circondato dalla sua amorevole famiglia: lascia la sua devota moglie Carolina, le figlie Miyako e Mariana e il neonato nipote Max. Instancabile sperimentatore mosso da inesauribile curiosità, Shorter aveva appena vinto il suo tredicesimo GRAMMY Award® a febbraio. Spirito gentile, appassionato di fantascienza e cartoni animati, gli ultimi prolifici anni della sua vita videro la realizzazione dell’opera … Iphigenia, scritta in collaborazione con Esperanza Spalding, che nel 2020 ha riscosso un ampio successo di critica, e l’uscita – nel 2018 – del suo triplo album vincitore del GRAMMY® (e della graphic novel che del progetto era parte) EMANON.
Herbie Hancock, il più caro amico e collaboratore di Shorter per più di sei decenni, ha dichiarato: “Wayne Shorter, il mio migliore amico, ci ha lasciato con coraggio nel cuore, con amore e compassione per tutti e un anelito di ricerca di un futuro eterno. Era pronto per la sua rinascita. Come ogni essere umano, è insostituibile ed è stato in grado di raggiungere l’apice dell’eccellenza come sassofonista, compositore, orchestratore e, recentemente, compositore dell’opera magistrale … Ifigenia. Mi mancherà, mi mancheranno e i suoi Wayne-ismi tanto particolari, ma porterò sempre il suo spirito nel cuore”.
“Il Maestro Wayne Shorter era il nostro eroe, guru e bellissimo amico”, ha detto il presidente della Blue Note Don Was. “La sua musica possedeva uno spirito che sembrava provenire da molto molto lontano (e oltre…) e ha reso questo mondo un posto molto migliore. Allo stesso modo, il suo calore e la sua saggezza hanno reso più ricca la vita di tutti coloro che lo conoscevano. Per fortuna, il lavoro che ha lasciato rimarrà con noi per sempre. Il nostro affetto va a Carolina e a tutti coloro che lo hanno amato”.
Nato il 25 agosto 1933 a Newark, nel New Jersey, Shorter ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica per più di 60 anni. È salito alla ribalta nel 1959 quando si è unito ai Jazz Messengers di Art Blakey, allora precoce sassofonista tenore di 26 anni che ha consolidato un gruppo già di statura colossale contribuendo con le sue improvvisazioni visionarie e con composizioni come “Lester Left Town”, “Children of the Night” e “Free for All”, apparse in album Blue Note come The Big Beat, Mosaic e Indestructible. Alfred Lion decise quindi di ingaggiarlo come leader e Shorter rispose dando alla luce tra il 1964 e il 1970 una spettacolare serie di album divenuti classici della Blue Note tra cui Night Dreamer, Juju, Speak No Evil, Adam’s Apple, Schizophrenia e Super Nova. Album che videro la nascita di composizioni amatissime e destinate a lasciare il segno: Witch Hunt, Infant Eyes, Footprints…
Negli stessi anni Shorter era con Miles Davis, prima come membro del quintetto di avanguardia del trombettista con Hancock, Ron Carter e Tony Williams (Davis lo definì il “catalizzatore musicale e intellettuale” della band), e più tardi contribuendo ai primi capolavori fusion di Davis a seguito dei quali nel 1970 Shorter (con il tastierista Joe Zawinul) fondò il gruppo pioniere del genere: i Weather Report. Dal 2001, ha diretto il suo acclamato quartetto con Danilo Perez, John Patitucci e Brian Blade.
Il grande ritorno di Shorter alla Blue Note data nel 2013 con l’uscita di Without a Net, un emozionante viaggio musicale che ha visto il suo quartetto unirsi a The Imani Winds. Nel 2018, Shorter è tornato con EMANON, una straordinaria esperienza sia musicale che visiva: un triplo album in cui, questa volta, il quartetto interagiva con la Orpheus Chamber Orchestra, sempre alle prese con composizioni originali del sassofonista. La musica si accompagnava ad una graphic novel scritta da Shorter con Monica Sly e illustrata da Randy DuBurke.
Le sue opere sono state eseguite da più orchestre (Chicago Symphony, Detroit Symphony, Lyon Symphony, National Polish Radio Symphonic Orchestra, Prague Philharmonic, Royal Concertge-bouw…): in più, Shorter ha ricevuto commissioni dalla Los Angeles Philharmonic e dalla National Symphony. In tutto, Wayne Shorter ha siglato più di 200 composizioni, e decine di queste opere sono diventate veri standard moderni molto frequentati. Shorter è stato riconosciuto come NEA Jazz Master e i suoi numerosi premi includono 13 GRAMMY Awards® e un Kennedy Center Honor.
03/03/2023
Yoko Ono ha compiuto 90 anni
I nostri auguri a Yoko Ono per questo compleanno importante: 90 anni celebrati con alcune performance al Central Park e con lei che intanto…
“‘Non moriro certo per voi! Anzi, dovrete farvene una ragione, perché io starò qui ancora per molto molto tempo, perché io sono una strega! I’m a Witch!’
Questo è il testo di una canzone degli anni ’70 di Yoko Ono che è stato veramente profetico, se pensiamo che pochi giorni fa Yoko ha compiuto 90 anni ed è ancora qui, viva e creativa, oggi più che mai. Per celebrare il suo novantesimo compleanno la donna più odiata nella storia del rock, colpevole secondo alcuni di aver causato lo scioglimento dei Beatles, è stata festeggiata, anche se non in presenza, da un gruppo di amici nel suo amato Central Park con performance veramente molto particolari; presente tra gli altri anche Jesse Smith, la figlia di Patti Smith, e hanno firmato tutti a mano cartoncini d’auguri che poi sono stati messi in un grande sacco bianco e depositati nella portineria del Dakota Building, il malfamato, ma anche celebre, leggendario, storico palazzo che ha ospitato superstar della musica, della letteratura, dell’arte, del cinema e che è stato per tanti anni la residenza appunto dei coniugi Lennon. Una volta il Dakota era ai confini della città, ecco per cui il nome di uno Stato lontanissimo da New York, che in realtà oggi è al centro di Manhattan e proprio lì tra Central Park West e la 72esima strada, l’incrocio dove c’è il Dakota, se voi attraversate la strada, finite nel memorial che proprio ha voluto Yoko, che si chiama Imagine, che è un tributo appunto all’arte e alla figura di John Lennon, e se scendete invece le scale della metropolitana troverete delle opere d’arte proprio curate da Yoko Ono.
Yoko, dicevo, è stata celebrata, ma ha anche comunicato attraverso Elliot Mintz, il suo storico ufficio stampa, nonché portavoce suo e di Lennon e amico ormai da 40-50 anni il fatto che si trasferirà, lascerà il Dakota Building, e si trasferirà invece nella farmhouse, nella fattoria della casa di campagna acquistata proprio da lei e John negli anni ’70, che dista un paio d’ore da New York, a nord nella bellissima zona delle Catskills Mountains a un’oretta da Woodstock per intenderci, della cittadina di Woodstock, e lì trascorrerà gli ultimi anni della sua vita.
Yoko da molto tempo non si fa vedere in pubblico, da circa 4 anni, e l’ultima volta che è stata vista a una manifestazione tra l’altro in favore delle donne era su una sedia a rotelle e parlò pubblicamente di soffrire di una malattia di cui però non fece il nome, dicendo “spero di guarire”, perché lei dice che in quella casa di campagna, nonostante apparì appunto su una sedia a rotelle, si faceva lunghe passeggiate di 5-6 km.
Insomma, una vita lontano da New York, che non è stata la sua città di nascita, ma è stata certamente la sua città d’adozione, quella che lei ha voluto anche per John che al suo fianco, non dimentichiamolo, ha assunto lo status artistico, una consapevolezza sociale e politica e un profilo umano e professionale decisamente superiore, quello che l’hanno fatto la leggenda che ancora tutti noi conosciamo e amiamo, ecco, Yoko ha deciso di lasciarla e per far ciò ha lasciato in qualche modo il suo biglietto d’addio tra virgolette a suo figlio Sean, che infatti ha pubblicato nel sito ufficiale il Wish Tree, una specie di albero dei desideri, mutuando appunto una opera artistica della mamma in cui tutto il mondo, chi le ha voluto bene, chi meno bene, chi la stima e chi non la stima ha mandato messaggi di auguri, appunto, per i suoi 90 anni: diciamo un insieme di frutti, appesi a questo albero al quale uniamo anche il nostro, nel nostro piccolo, quindi: Tanti auguri! Happy Birthday Yoko!… E stai sempre con noi.“
25/02/2023
Ronnie Jones – A Change Is Gonna Come (Live)
Ronnie Jones ci fa ascoltare live A Change Is Gonna Come, brano di Sam Cooke… e intanto è approdato in finale a The Voice Senior
Ronnie Jones e la sua versione live di A Change Is Gonna Come, storico successo di Sam Cooke.
Ronnie Jones, dopo la puntata di ieri sera, è approdato in finale a The Voice Senior, il talent show in onda su Rai1. Il prossimo appuntamento è fissato allora per la prima serata di venerdì 3 marzo.
Qui il video completo dell’esibizione di ieri, dove ha reinterpretato Sexual Healing di Marvin Gaye. Il cantante, come noto, è in squadra con Loredana Bertè.
Tornando invece a A Change Is Gonna Come, la performance è quella dell’8 settembre 2022 allo spazio espositivo 21 a Lodi per Ritratti d’autore, rassegna di parole e musica ideata e condotta da Ezio Guaitamacchi. Ad accompagnare Ronnie Jones c’è Michele Fazio.
Dalla sua infanzia negli Stati Uniti, Ronnie Jones andrà poi a vivere a Londra. Qui incontrerà Alexis Korner, padre del british blues, per poi conoscere direttamente anche i Rolling Stones. In una vita sono racchiuse tante vite per Ronnie Jones che a un certo punto arriverà in Italia, Paese in cui vive ormai da oltre 50 anni…
25/02/2023
Michele Neri, “Cantautori e cantautrici del nuovo millennio. Il dizionario”
La più recente canzone d’autore nel nuovo dizionario di Michele Neri
Autore e consulente RAI, storico della musica italiana e saggista, Michele Neri ha raccolto in questo volume 1966 biografie e altrettante discografie con circa 10.000 dischi citati.
Ma è lo stesso autore che nella nostra intervista ci spiega com’è nato questo ricco lavoro, in cui, accanto ai tanti artisti già noti da diversi anni, ce ne sono tantissimi altri da scoprire e da ascoltare.
«“Non ci sono più i grandi cantautori del passato”. Quante volte ho sentito questa frase con diverse coloriture linguistiche certo, ma nella sostanza sempre uguale – scrive Michele Neri nell’introduzione del Dizionario. Ho anche smesso di tentare di spiegare ogni volta che mi imbatto in questa opinione, che canzoni belle e bellissime se ne fanno anche oggi ma che è difficile intercettarle, che la produzione è sterminata e frenetica, che la massa di dischi che escono quotidianamente rendono difficilissima l’individuazione di titoli che probabilmente ci farebbero innamorare.
Sì, ho smesso di spiegare e ho scritto, ho elencato un numero enorme di artisti che sono attivi più o meno dagli ultimi cinque anni del millennio scorso e che stanno operando con successo o nel totale anonimato in quello appena iniziato. Ne ho analizzato il percorso a volte scendendo in dettaglio e a volte volando più in alto. È stato un viaggio emozionante, durato anni. Anni in cui ho imparato tantissimo e in cui ho scoperto meraviglie sonore di ogni tipo. Questo viaggio è stato una bellissima canzone, una di quelle che non stanca mai».
UN DIZIONARIO UNICO NEL SUO GENERE
Nel suo dizionario Michele Neri ha censito cantautori e cantautrici in una marea incontrollata e incontrollabile fatta di musica e parole, stili e talenti: questa è la canzone d’autore italiana del nuovo millennio, dagli esordienti della fine degli anni 90, oggi riconosciuti maestri come Daniele Silvestri, Carmen Consoli, Max Gazzè sino agli ultimissimi fenomeni di una nuova generazione ricca, ad esempio, di cantautrici come Madame, Emma Nolde e Cara.
In questo dizionario, unico nel suo genere, Michele Neri mette insieme cantautori e cantautrici ormai riconosciuti come Federico Sirianni e Flo, Alessio Lega e Claudia Crabuzza si alternano ad alcuni artisti meno giovani, ma riconosciuti capiscuola di questa nuova scena così multiforme: Nada, Gianni Maroccolo, Max Manfredi o l’iconoclasta Giorgio Canali.
Dischi già classici e oscure autoproduzioni raccontano gli ultimi trent’anni di storia della nostra musica attraverso 1966 biografie e altrettante discografie con circa 10.000 dischi citati.
Un libro indispensabile per chi ama o vuole scoprire la musica italiana. Uno strumento di lavoro per i giornalisti, gli studenti, i ricercatori.
CREDITI Schede: Angelo Barraco (AB), Viviana Berardi (VB), Susanna Buffa (SB), Simona Cipollone (SC); Silvia Conti (ST); Paolo Di Orazio (PDO), Andrea Direnzo (AD), Gianni Gardon (GG), Mario Giammetti (MG), Imma Iavazzo (IMA), Alessio Lega (AL), Alberto Marchetti (AM), John N. Martin (JNM), Alberto Menenti (AMT); Michela Moramarco (MM); Michele Neri (MN), Antonella Putignano (AP), Noemi Serracini (NS), Daniele Sidonio (DS), Gustavo Tagliaferri (GT), Francesco Saverio Vernice (FSV) Discografie: Michele Neri Supervisione alle schede: Michele Neri e Imma Iavazzo Editing: Diego Coniglio Impaginazione: Daniele Giorgi Copertina: Massimiliano D’Affronto
Foto di copertina
Luisa Carcavalle (Max Gazzè)
Marco Carotenuto (Roberto Colella)
Bogdan Chilldays Plakov (Mahmood)
Gabriele Giussani (La Rappresentante di Lista)
Paolo Leone (Carmen Consoli)
Chiara Mirelli (Niccolò Fabi)
Marco Previdi (Emma Nolde)
Paolo Soriani (Pilar)
22/02/2023
Rolling Stones, nel nuovo album c’è anche Paul McCartney
Beatles contro Rolling Stones: sono passati esattamente 60 anni, era l’aprile del 1963, quando le due band si incontrano… ma adesso attendiamo di ascoltare Mick Jagger e soci insieme a Paul McCartney
Beatles contro Rolling Stones: sono passati esattamente 60 anni, era l’aprile del 1963, quando le due band si incontrano.
Gli Stones suonavano al Crawdaddy Club di Richmond e il loro manager Giorgio Gomelsky, che era anche il proprietario di questo club londinese, aveva invitato i Beatles a vedere quella che secondo lui era la nuova realtà musicale inglese. La cosa carina che dopo il concerto Brian Jones invitò i Beatles nell’appartamento che lui, Mick Jagger e Keith Richards dividevano nel quartiere di Chelsea, per la precisione a Edith Grove, sottoscala piuttosto, come dire, incasinato e poco pulito, nonostante la mamma di Keith Richards andasse ogni tanto a fare le pulizie. Però lì nacque un’ammirazione reciproca – sicuramente un’amicizia tra John Lennon e Brian Jones che poi andò avanti nel tempo sino a luglio del ’69 quando purtroppo Brian Jones fu trovato morto nella piscina del suo cottage di campagna, – tanto che qualche mese dopo l’incontro, i Beatles regalarono una canzone che non avevano ancora terminato, chiamata I Wanna Be Your Man, che fu proprio incisa dagli Stones che nel frattempo avevano cambiato manager ed era subentrato un ex aiutante di Brian Epstein, manager dei Beatles, che si chiama Andrew Loog Oldham, che era colui che spinse gli Stones ad abbandonare un po’ le canzoni, i vecchi blues rivisitati, ma a scrivere pezzi originali. E quello fu il primo pezzo non blues inciso dai Rolling Stones e poi successivamente inciso anche dai Beatles e cantato da Ringo Starr, tanto che John Lennon, un po’ da stronzo, disse: “Ma secondo voi se fosse stata una bella canzone l’avremmo regalata agli Stones e poi l’avremo fatta cantare a Ringo?
Va beh, comunque Ringo e Paul si dice invece, tornando ai giorni nostri, che abbiano partecipato al nuovo album dei Rolling Stones: anzi, la notizia che c’è la partecipazione di Paul McCartney è stata confermata, invece quella di Ringo è stata smentita.
Il nuovo disco degli Stones che si sta registrando Los Angeles, è Andrew Watt il produttore, secondo Mick Jagger ci sono molte canzoni già pronte e registrate tra l’altro anche nel periodo della pandemia, e sarebbe insomma il primo disco di brani originali da credo 15 anni minimo a questa parte, perché il disco di blues, appunto, che era uscito qualche tempo fa non conteneva brani originali e gli unici pezzi nuovi sono stati Living In A Ghost Town nel periodo della pandemia e il bellissimo duetto tra Mick Jagger e Dave Grohl inciso, pare, tra la Sicilia e gli Stati Uniti.
Insomma siamo tutti un po’ come dire un po’ curiosi di sentire questa collaborazione, anche perché tra i due erano venute fuori così delle piccole polemiche, no? Paul McCartney aveva un po’ stuzzicato gli Stones dicendo al microfono di Howard Stern, l’anchorman popolarissimo e controverso della radio americana, ha detto che gli Stones erano sì una discreta band di cover blues e gli altri, Mick Jagger in particolare, aveva detto che “se è così bravo perché non viene a suonare il basso con noi?”… Precisando, però, che la vera differenza tra Stones e Beatles era certamente nelle influenze, ma anche nel fatto che gli Stones da sessant’anni calcano i palchi più prestigiosi e più grandi della scena rock, mentre i Beatles hanno dovuto forzatamente terminare lì la loro attività.
Comunque rimaniamo in attesa di questa uscita e continuiamo a disquisire se erano meglio i Beatles o i Rolling Stones, ma teniamoceli cari e con cura tutti gli uni e gli altri.
21/02/2023
Ernesto Bassignano, “Siamo il nostro tempo”
Nuovo album per Ernesto Bassignano, cantautore (e non solo) che a 77 anni canta del nostro tempo
Cantautore della vecchia scuola romana del Folk Studio, funzionario politico, giornalista, autore e conduttore RAI, Ernesto Bassignano sembra un personaggio fuori dal tempo ma oggi, nel suo nuovo album, canta proprio del nostro tempo.
Siamo il nostro tempo, l’undicesimo disco in studio del cantautore, è un album bellissimo, raffinato e pieno di poesia. Che pur arrangiato in modo elegante, con gusto musicalmente francese, non si tira indietro quando si tratta di denunciare i mali del mondo in cui viviamo.
Le radici piemontesi di Ernesto Bassignano e i suoi ricordi d’infanzia sono evidenti anche nella scelta della foto di copertina del nuovo album che ritrae due fanciulli di un’epoca che non c’è più.
A 77 anni, il cantautore sembra dunque più creativo e prolifico che mai. Senza peraltro abbandonare la sua vena ironica, il suo spirito combattivo e quella vis polemica che ha spesso caratterizzato il suo lavoro.
—
Le sue canzoni sono in fondo romanze senza tempo. Vengono dalla strada. Da incontri con sirene. Dal suono del silenzio e dalla paura. Sono ansie e sentimento. Grandi amori mai spenti. Per coloro che ancora leggono i copioni e sono capaci di ascoltare. Mani nelle mani. Voci da lontano. Immagini sfocate che sono ricordi presenti. Sono urli e bandiere. Per un popolo al balcone che si è giocato l’anima ed il cuore. Tutto rima alla perfezione. Tutto scorre come deve e va dove deve andare. Canzoni di un artista che molto ha dato alla musica. E che mai si arrende a dire basta. Perché sotto di lui scorre la strada e la strada lo accoglie incessante. Quello di Ernesto Bassignano è un concerto che continua da oltre cinquant’anni e oggi torna a noi con la delicatezza e la poesia di un tempo antico.
Piccole pellicole da rivedere all’infinito.
21/02/2023
Graham Nash, il nuovo singolo (che anticipa il nuovo album) è “Right Now”
Si intitola Right Now il nuovo singolo di Graham Nash. Il brano anticipa il nuovo album Now, in uscita il prossimo 19 maggio
Graham Nash torna con Now, un nuovo lavoro di inediti in uscita il 19 maggio su BMG. “Credo sia l’album più personale mai realizzato prima d’ora. A questo punto della mia vita, ho qualcosa da dire”, dichiara Nash.
Prodotto dallo stesso Nash con il fidato tastierista Todd Caldwell, Now arriva a distanza di sette anni dall’ultimo album in studio This Path Tonight (Blue Castle, 2016) ed è anticipato dal singolo Right Now, già disponibile. Nash in primavera tornerà a suonare dal vivo tra New York, Chicago, Minneapolis, Alexandria e Annapolis con il Sixty Years of Songs and Stories, il tour che celebra il 60esimo anniversario del singolo di debutto con gli Hollies, tra le band leader della British Invasion. Inoltre, a giugno e luglio l’artista britannico residente in California recupererà i concerti annullati a causa del Covid.
Qui di seguito si può ascoltare Right Now, nuovo singolo di Graham Nash:
Il suo album più recente, Graham Nash: Live (Proper Records, 2022), registrato nel 2019 durante un tour negli Stati Uniti, accende i riflettori sui primi due album solisti Songs For Beginners (Atlantic, 1971) and Wild Tales (Atlantic, 1973), ed è stato acclamato su Here & Now di NPR e da Stereogum, Consequence, Forbes e American Songwriter.
Oltre alle presenze nella Rock & Roll Hall of Fame (con Crosby, Stills & Nash e Hollies), Nash è stato candidato due volte alla Songwriters Hall of Fame — come artista solista e con CSN — ed è vincitore di un Grammy Award. Tutto ciò che ha realizzato nella sua poliedrica carriera, è un memorabile corpo di canzoni che regna nella colonna sonora dell’ultimo mezzo secolo.
Il suo percorso di cantautore inizia con gli Hollies dal 1964 al ’68, rilevanti i suoi contributi agli album Crosby, Stills & Nash e Déjà Vu. Marrakesh Express, Pre-Road Downs, Lady of the Island fino a Teach Your Children e Our House sono gioielli incorporati nel nostro DNA.
Nel 1971 la sua carriera solista prende il volo con due album che mostrano ulteriormente le profondità delle sue capacità di cantante e cantautore. Chicago/We Can Change the World, Military Madness, I Used To Be A King e Simple Man tra i brani più famosi.
La sua è una voce appassionata e autorevole anche al servizio della pace, della giustizia sociale e ambientale. I concerti No Nukes/Musicians United for Safe Energy (MUSE) del 1979 da lui organizzati con Jackson Browne e Bonnie Raitt rimangono tra gli eventi di beneficenza più influenti al mondo. In riconoscimento dei suoi contributi di musicista e filantropo, a giugno del 2010 Nash è nominato Ufficiale dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (OBE) dalla Regina Elisabetta II. Tre anni dopo pubblica l’autobiografia Wild Tales, inclusa tra i best seller dell’anno per il New York Times.
Nash è anche un rinomato fotografo e artista visivo, presente in gallerie e musei di tutto il mondo. Tra i lavori più recenti, A Life In Focus: The Photography Of Graham Nash (Insight Editions, 2021); una riflessione su cinquant’anni di vita straordinaria sotto la lente di una vasta collezione di fotografie personali e artistiche.
20/02/2023
Vittorio Nocenzi (Banco) e il tour di “Orlando: le forme dell’amore”
Prossime date del tour in Sicilia per il Banco del Mutuo Soccorso e “Orlando: le forme dell’amore”, come ci ha raccontato Vittorio Nocenzi
ORLANDO IN TOUR
Prosegue il tour del Banco del Mutuo Soccorso con le date dei primi di marzo in Sicilia: 2 marzo Catania (Teatro ABC), 3 marzo Palermo (Teatro Golden), 4 marzo Agrigento (Palacongressi). Il calendario è in continuo aggiornamento. Lo storico gruppo prog sta presentando infatti dal vivo Orlando: le forme dell’amore, concept album pubblicato a settembre 2022 e ispirato all’Orlando furioso, celebre poema dell’Ariosto. Tutto è nato grazie a un’idea di Michelangelo Nocenzi, coautore delle musiche di questo lavoro, nonché figlio di Vittorio, storico tastierista e fondatore del Banco. È stato Michelangelo infatti a proporre alcuni anni fa al padre e al cantante del gruppo, il compianto Francesco Di Giacomo, questa celebrazione inusuale per i cinquant’anni dalla pubblicazione del mitico Salvadanaio, primo album della band. Ma è il grande Vittorio Nocenzi che ci racconta meglio com’è andata.
L’opera dell’Ariosto è stata una fonte di ispirazione per questo nuovo lavoro del Banco, perché è ancora molto attuale a distanza di più di cinquecento anni.
Orlando: le forme dell’amore è stato particolarmente apprezzato anche negli ultimi concerti ed è diventato un ulteriore tassello della ricca e importante storia del gruppo. Tutto questo perché è riuscito a parlare ad un pubblico che prova da sempre stima e affetto nei confronti del Banco.
UN NUOVO BATTERISTA AL POSTO DI FABIO MORESCO
Come da comunicato stampa: “Il Banco del Mutuo Soccorso annuncia l’ingresso nella formazione di un nuovo batterista, dopo il ritiro da parte di Fabio Moresco. A prendere il suo posto sarà Dario Esposito. Moresco, batterista del gruppo dal 2017, lascia il gruppo per motivi di salute.
Così Fabio Moresco: ‘Con molto dispiacere comunico che, per motivi di salute personale, sono costretto ad interrompere la mia collaborazione con il Banco del Mutuo Soccorso. Ringrazio tutti i ‘ragazzi”‘della Band, Vittorio e Michelangelo Nocenzi, Filippo Marcheggiani, Tony D’Alessio, Nicola Di Già e Marco Capozi per la condivisione di momenti di intensa emozione e per la realizzazione di due concept album straordinari e di cui sono orgoglioso, come ‘Transiberiana’ e ‘Orlando: le forme dell’amore’, così ben accolti da critica e pubblico.’
DARIO ESPOSITO, CHI È IL NUOVO BATTERISTA DEL BANCO, E POI IL RESTO DELLA BAND
“Dario Esposito è batterista, arrangiatore e produttore con 30 anni di esperienza dal vivo e in studio. Oltre ad aver registrato per artisti in tutto il mondo, per compositori di colone sonore, artisti e produttori, si è esibito sui palchi più prestigiosi di teatri, auditorium e stadi, sia in Italia che all’estero. Esposito è stato influenzato da diversi stili musicali tra rock, jazz e musica elettronica. Tra le sue collaborazioni, lo storico gruppo rock progressive Balletto di Bronzo, il quartetto jazz autoriale Federica Baioni 4tet e il trio sperimentale Deelay. È particolarmente attivo come produttore ed arrangiatore per le registrazioni di batteria dal suo studio Groove e Sound Factory.
Sul palco con Vittorio Nocenzi (pianoforte, tastiere e voce) che guida il Banco fin dagli esordi: Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica) da tren’tanni nel gruppo; Nicola Di Già (chitarra ritmica) con la band da diverse stagioni; Marco Capozi (basso) volto noto ai fan del prog per la sua militanza nel Balletto di Bronzo; Dario Esposito (batteria); Tony D’Alessio (lead vocal), da anni nell’orbita Banco e che raccoglie l’importante eredità di Francesco Di Giacomo, senza mai scadere nell’emulazione, tracciando invece una linea stilistica personale, nel segno della continuità ma anche del rinnovamento. In questi live il Banco è accompagnato anche da Michelangelo Nocenzi – figlio di Vittorio e coautore delle composizioni dell’Orlando – come secondo pianista-tastierista.
Si intitola Thinking About You il nuovo singolo di Beck. Uscito nei giorni scorsi, il brano è stato presentato dal vivo anche al Jimmy Kimmel Live, talk-show e varietà televisivo statunitense trasmesso dalla ABC:
https://www.youtube.com/watch?v=gA3WkCpABYo
Prima canzone inedita ad essere pubblicata dopo Hyperspace, album vincitore di un Grammy, Thinking About You è una struggente ballata nel solco degli album Sea Change e Morning Phase – casualmente registrata nella stessa stanza di quest’ultimo. Thinking About You vede i toni malinconici della voce e della chitarra acustica di Beck accompagnati da Blake Mills (chitarra, mandolino), Justin Meldal Johnsen (basso) e Roger Manning (tastiere).
Thinking About You esce alla vigilia di un anno che sarà ricchissimo di live. Il calendario di concerti di Beck per il 2023 inizia con un trio di esibizioni acustiche in Australia, include la partecipazione al 90° compleanno di Willie Nelson all’Hollywood Bowl e all’High Water Festival a North Charleston SC, e si conclude con l’attesissimo tour nordamericano in co-headline con i Phoenix.
Qui la lista completa di tutti gli appuntamenti live.
Al momento non sembra annunciato un nuovo album di inediti. Comunque non ci resterà che attendere e magari, con la serie di concerti in programma, ne sapremo qualcosa di più.
17/02/2023
Bonnie Raitt, Grammy 2023 per “Just Like That”
Grammy Award 2023 per la canzone dell’anno è andato a Bonnie Raitt con Just Like That
Meritato Grammy 2023 a Bonnie Raitt
La recente serata dei Grammy qualcosa ci ha insegnato: intanto che in America esiste una scena alternativa; se una giovane jazzista, peraltro favolosa, come Samara Joy vince il Grammy come Best New Artist, oppure che una leggenda della musica come Willie Nelson abbia vinto altri due Grammy, della serie “I grandi artisti non devono essere dimenticati”, oppure che una fantastica songwriter rock come Brandi Carlile venga finalmente riconosciuta anche dall’industria musicale.
Però, se devo dirvi, personalmente la cosa che più mi ha fatto piacere è vedere nuovamente sul palco dei Grammy Awards 2023 la grande Bonnie Raitt: a 73 anni la songwriter chitarrista e cantante californiana che era uscita nella scena diciamo della West Coast della fine degli anni ’60 / i primi anni ’70, quella che aveva partorito personaggi straordinari come Crosby, Stills, Nash & Young, Joni Mitchell, Jackson Browne, gli Eagles eccetera eccetera che l’aveva vista protagonista, ma che non era mai riuscito ad avere successo; aveva avuto molti periodi travagliati, anche con dipendenza da alcool eccetera, ma che finalmente nel 1990 con questo disco, Nick of Time, nel momento giusto lei balzava all’attenzione di tutta l’America, proprio grazie a una serata ai Grammy Awards del 1990 in cui si portò a casa bene quattro grammofonini, ma soprattutto quello come album dell’anno prodotto da un giovane Don Was che inizierà una carriera fantastica anche come produttore.
Trentadue anni dopo, se allora Bonnie Raitt era stata introdotta, pensate da Ella Fitzgerald e Nathalie Cole, torna nuovamente sul palco del Grammy per ritirare altri tre grammofonini, presentata dalla first lady Jill Biden, questo come canzone dell’anno; perché Just Like That è una canzone bellissima, senza tempo, che racconta una storia eccezionale di una donna che riceve un uomo che in quel momento è la persona che ha il cuore del figlio di questa donna dentro di sé dopo un trapianto, una storia tra l’altro che Bonnie aveva letto o aveva ascoltato, quindi ci ha ricamato da una storia vera e che dimostra come le grandi storie, anche della canzone, non soltanto nella letteratura, possono essere senza tempo indirizzate a un pubblico che non ha età.
Ricordi tra l’Italia e gli Stati Uniti
Io ho dei ricordi bellissimi di Bonnie Raitt, l’ho vista negli Stati Uniti tante volte, anche nei periodi meno fortunati, quelli in cui lei girava magari soltanto in duo con il suo fido bassista Hutch Hutchinson, ma dimostrava un’abilità fantastica nello stare sul palco, nel suonare la slide: è una delle più grandi chitarriste slide, siamo quasi ai livelli di Ry Cooder, infatti in quell’edizione, la prima del 1990 dei Grammy lei vinse anche un Grammy per il miglior duetto blues insieme a John Lee Hooker con I’m In The Mood, bellissima, contenuta nell’album The Healer di John Lee Hooker. E poi ho avuto la fortuna di rivederla tante altre volte, di incontrarla una sola volta proprio in Italia in una Milano Blues Festival all’Arco Della Pace che organizzava Claudio Trotta finì appunto in backstage dopo un bellissimo concerto e stavamo chiacchierando amabilmente quando un altro fan, suo fan, arrivò chiedendoci semplicemente se poteva rubarle un secondo per farsi autografare un disco; il disco era questo, un disco triplo, che vedete, era una serata con Bruce Springsteen e Jackson Browne, contiene tre cd… Il problema è che questo disco era una della serie, allora li chiamavano “cd live” in realtà il nome giusto era “bootleg”, cioè la registrazione pirata ed era tra l’altro la registrazione di una serata di beneficenza in cui gli artisti si erano esibiti gratuitamente. Quando Bonnie vide questa cosa disse: “Ma questo che cos’è?” perché tra l’altro era credo prodotto da qualcuno in Italia, quindi a insaputa degli artisti e lei si incazzò moltissimo anche di fronte a questo diciamo ingenuo fan che le portò questo disco da autografare, almeno questo cofanetto da autografare, e lei si incazzò e non glielo volle firmare, almeno questo è il mio ricordo, ma se il fan dell’epoca mi vede e mi sente in questo momento magari mi ricorda meglio quella scena che però rimase molto impressa a me, proprio perché nelle parole in cui adesso dalla serata dei Grammy Bonnie ha ricevuto appunto questo Grammy, tutti quanti parlano di lei come di un personaggio di straordinaria integrità.
Una bella gita, ma anche una visita mancata
Io cercai anche poi, quello era mi pare il 1991, quindi lei era già sulla cresta dell’onda dopo Nick Of Time, pensate, il disco ha venduto credo circa 5-6 milioni di copie nel tempo, però appunto tentai un anno di andarla a trovare nella sua casa bellissima a Mendocino, nel nord della California, tipo a 3-4 ore a nord di San Francisco, sulla costa, un posto bellissimo che gli appassionati magari di serie televisive ricordano perché è il Cabot Cove de La signora in giallo che non è girato nel Maine come lei dice, che non si chiama Cabot Cove, ma che Mendocino è un posto dove abitava ad esempio il mio amico Michael Hedges, dove abitava Bonnie Raitt insieme all’allora marito Michael O’Keefe, un attore hollywoodiano, poi il matrimonio verso la fine degli anni ’90 sfumò. Beh, non riuscii a trovare casa sua, quindi sono riuscito a non rompere almeno le palle, però quella gita a Mendocino me la ricordo.
Sono molto felice per Bonnie Raitt, spero di rivederla presto. L’ultima volta fu in apertura di un concerto di James Taylor al Lucca Summer Festival, fece una performance come al solito deliziosa con duetto finale con il grande James Taylor. Dunque lunga vita a Bonnie Raitt e magari questa è anche una scusa per andarsi anche a riascoltare questo Nick Of Time, soprattutto questo Just Like That, title track dell’omonimo album.
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