Guido Harari - Remain In Light

Guido Harari – “Remain in Light”. 50 anni di fotografie e incontri – Intervista

Guido Harari e la sua mostra antologica Remain in Light. Tutte le foto, i poster e le immagini esposte sono anche in un libro

 

Guido Harari ci parla di Remain in Light, la sua mostra antologica nata cinque anni fa ma bloccata dalla pandemia; un progetto che racconta 50 anni di carriera, di viaggi, di scatti e personaggi incontrati con i quali il fotografo ha condiviso pezzi di vita e parti di percorso. La mostra è partita dalla Mole Vanvitelliana di Ancona su commissione dell’Assessore alla Cultura Paolo Marasca e conta oltre 300 fotografie, installazioni e filmati originali, proiezioni e incursioni musicali, un’audioguida per tutti con narrazioni in prima persona, un set fotografico e incontri con l’autore.

In questo modo vengono raccontate tutte le fasi della eclettica carriera di uno dei maggiori fotografi italiani: dagli esordi degli anni Settanta come fotografo e giornalista in ambito musicale, ai ritratti intesi come racconto intimo degli incontri con i maggiori artisti e personalità del suo tempo, da Fabrizio De André a Bob Dylan, Vasco Rossi, Lou Reed, Kate Bush, Paolo Conte, Ennio Morricone, Renzo Piano, Wim Wenders, Giorgio Armani, Carla Fracci, Greta Thunberg, Dario Fo e Franca Rame, Rita Levi Montalcini, Zygmunt Bauman, Josè Saramago, fino all’affermazione di un lavoro che nel tempo ha incluso editoria, pubblicità, moda e reportage.

Tutte le foto, i poster e le immagini esposte nella mostra di Guido Harari si trovano all’interno del volume “Remain in Light” disponibile in libreria.

David Crosby, il ricordo di Ezio Guaitamacchi

David Crosby, il ricordo di Ezio Guaitamacchi

Il direttore Ezio Guaitamacchi ricorda David Crosby tra aneddoti personali da appassionato e quelli professionali da addetto ai lavori

 

Quando viene a mancare una persona cara, una persona di famiglia, oltre diciamo allo choc che si prova, la sensazione più immediata è quella di non riuscire a crederci. Pensi che non sia vero. Ecco, quando ieri sera ho avuto la notizia della scomparsa di David Crosby, ho provato questa stessa sensazione di incredulità. Lui non è stato, non era una persona di famiglia, ma ha rappresentato qualcosa di importante per la mia generazione, la sua musica, la musica di Crosby, Stills, Nash & Young è stata una vera e propria colonna sonora, una bussola di riferimento.

Noi che arrivavamo poco dopo la generazione di chi ha ascoltato e amato i Beatles, ecco, io credo che quella musica di Crosby, Stills, Nash & Young e loro stessi siano stati per noi come i Beatles. E infatti, non a caso, negli Stati Uniti furono chiamati ‘i nuovi Beatles’ o qualcuno disse ‘i Beatles americani’.

 

Poi, inevitabilmente, scorrono i ricordi personali, perché davvero la loro musica ci ha fatto amare gli Stati Uniti, ci ha fatto sognare la California! E i ricordi personali miei sono di un ragazzino che aveva 15 anni e che cercava disperatamente una giacca con le frange come quella che David Crosby sfoggiava sul palco di Woodstock o comunque che era una specie di sua divisa. Ricordo che la mia disperazione fu ad un certo punto attenuata dalla mamma di una mia amica che da un suo viaggio americano aveva acquistato una giacca proprio con le frange che lei non metteva e insomma più o meno stava a me, e quindi me la regalò, e io andavo super orgoglioso di questa giacca! Poi nel tempo ne ho avute moltissime altre perché quella fissa diciamo da vecchio cowboy non mi è mai passata.

E quindi con altri tre amici in quell’epoca del liceo feci inconsapevolmente (oggi si chiamerebbe una tribute band), noi facevamo il repertorio di Crosby, Stills, Nash & Young. E ognuno di noi era uno di quei personaggi: io non ero Crosby, c’era un altro mio amico che era ancor più affascinato dalla figura di Crosby; a me piaceva molto Stephen Stills, perché suonava la chitarra da dio, però insomma facevamo questo repertorio che era totalmente sconosciuto allora alle nostre ragazzine/amiche… al terzo brano ci chiedevano subito un pezzo di Lucio Battisti perché di quella musica a loro probabilmente non fregava nulla!

 

E poi ricordo il mio primo viaggio in America nell’agosto del 1976: l’atterraggio a San Francisco, il giorno dopo lo sbalordimento nel trovarmi di fronte una locandina che annunciava un concerto di Crosby e Nash lì vicino a Stanford, un’ora più o meno a sud della città della baia. E ricordo che convinsi i miei amici ad andare. Io mi feci fare una t-shirt con impresse la scritta Crosby & Nash e tutto fiero mi presentai ore prima del concerto entrando tra i primi per vedere in grande ammirazione questo palco con tutte le chitarre acustiche schierate, insomma la formazione fenomenale con Russell Kunkel, Lee Sklar, David Lindley ecc. ecc.

 

E poi tutte le altre volte che da professionista della musica ho avuto occasione di incontrarlo, di fare delle interviste, di andare a cena con lui: grazie al mio amico Stefano Zappaterra passammo una serata bellissima a Milano con Crosby e la moglie Jan in un ristorante milanese; mi ricordo che mi raccontava con grande felicità della sua Harley Davidson e delle sue chitarre; e poi tutte le volte che l’ho visto in concerto: da solo, con Graham Nash, con Crosby, Stills, Nash & Young al Bridge Festival di Neil Young, tutte le varie combinazioni possibili e immaginabili, e le ospitate che ha fatto con altri artisti, e l’ultimo concerto (credo italiano) al Teatro Dal Verme di Milano, peraltro bellissimo… ricordo che c’era il mio amico Marcus Eaton che arrivò come ospite, c’erano Jeff Pevar alla chitarra, insomma un concerto bellissimo con Crosby in forma, con la voce perfetta, ecco.

 

Insomma i ricordi, come vi dicevo, scorrono via uno dopo l’altro e la combinazione clamorosa che proprio ieri, mentre stavo lavorando a un libro, avevo trovato un video, un live alla BBC di Crosby & Nash acustici, due chitarre e due voci fantastiche, perché la capacità di fare armonie di David Crosby è stata veramente insuperabile.

 

E la cosa che tutto sommato mi consola e ci deve consolare è che quando vengono a mancare questi grandi eroi – che purtroppo stiamo perdendo per motivi generazionali – ecco, loro scompaiono, i loro corpi vengono seppelliti o cremati, ma le loro voci continuano a essere presenti al nostro fianco. E noi dobbiamo riascoltare la musica di David Crosby, riascoltare i suoi dischi: quelli fatti con Graham Nash, quelli con Stills, Nash & Young, o il suo disco da solo meraviglioso ‘If I Could Only Remember My Name’ con il gota della West Coast, ma anche tutte le altre cose che ha fatto successivamente, compreso gli ultimi lavori in cui dimostrava comunque che la sua vena compositiva così particolare non si è mai esaurita.

 

Ecco, la loro musica, quella di questi grandi eroi e quella del nostro amato David continuerà a risuonare e continuerà ad allietarci nelle nostre giornate cupe e grigie come quella milanese di oggi, fredde, ma ce le riscalderanno come ci ha riscaldato il sole della loro California che ci è arrivato invece come se noi fossimo lì sulla baia di San Francisco, sul Golden Gate, o di fianco al Fillmore ad ascoltare e vederli suonare dal vivo.

 

Grazie di tutto David Crosby, sarai sempre nei nostri cuori!

David Crosby

È morto David Crosby. Il singer-songwriter aveva 81 anni

È morto David Crosby. L’annuncio tramite una dichiarazione della moglie a Variety. Il leggendario singer-songwriter aveva 81 anni

 

La triste notizia è arrivata con una dichiarazione della moglie rilasciata a Variety: è morto David Crosby. Il leggendario singer-songwriter dei Byrds e poi di Crosby, Stills & Nash – che presto diventarono Crosby, Stills, Nash & Young – aveva 81 anni.

Questa la dichiarazione della moglie di Crosby: “È con grande tristezza, dopo una lunga malattia, che è venuto a mancare il nostro amato David (Croz) Crosby. Era amorevolmente circondato da sua moglie e anima gemella Jan e dal loro figlio Django. Anche se non è più con noi, la sua umanità e la sua anima gentile continueranno a guidarci e ispirarci. La sua eredità vivrà attraverso la sua musica leggendaria. Pace, amore e armonia a tutti coloro che conoscevano David e coloro che ha emozionato. Ci mancherà molto. In questo momento, chiediamo rispettosamente e gentilmente la privacy mentre ci addoloriamo e cerchiamo di affrontare la nostra profonda perdita. Grazie per l’amore e per le preghiere”.

 

È arrivata subito anche un’altra dichiarazione importante a seguito della scomparsa di David Crosby, quella cioè di Graham Nash, che, attraverso i suoi canali social ha detto: “È con un’intensa e profonda tristezza che ho appreso che il mio amico David Crosby è morto. So che le persone tendono a concentrarsi su quanto a volte sia stata instabile la nostra relazione, ma ciò che è sempre stato importante per me e David più di ogni altra cosa è stata la pura gioia della musica che abbiamo creato insieme, il suono che abbiamo scoperto l’uno con l’altro, e la profonda amicizia che abbiamo condiviso in tutti questi lunghi anni. David era impavido nella vita e nella musica. Lascia un enorme vuoto per quanto riguarda pura personalità e talento in questo mondo. Diceva quello che pensava, col suo cuore, e la sua passione attraverso la sua bella musica e lascia un’incredibile eredità. Queste sono le cose che contano di più. Il mio cuore è davvero con sua moglie, Jan, suo figlio, Django, e tutte le persone che ha emozionato in questo mondo”.

Stephen Stills, a proposito dell’amico scomparso, ha dichiarato: “Ho letto una citazione sul giornale di questa mattina attribuita al compositore Gustav Mahler che mi ha fatto riflettere:

‘La morte è entrata nella stanza con placide zampe di gatto’.

Avrei dovuto capire che stava succedendo qualcosa.

David e io ci siamo scontrati molto nel tempo, ma erano per lo più colpi di striscio, eppure ci hanno lasciato con dei teschi intorpiditi. Ero felice di essere in pace con lui.

Era senza dubbio un musicista gigante e la sua sensibilità armonica era a dir poco geniale. La colla che ci teneva insieme mentre la nostra voce si librava, come Icaro, verso il sole. Sono profondamente addolorato per la sua scomparsa e mi mancherà oltre misura”.

Neil Young ha ricordato David Crosby sul suo sito, Neil Young Archives, con queste parole: “David è morto, ma la sua musica continua a vivere. L’anima dei CSNY, la voce e l’energia di David erano il cuore della nostra band. Le sue grandi canzoni rappresentavano quello in cui credevamo ed era sempre divertente ed emozionante quando suonavamo insieme. Almost Cut My HairDejavu, e tante altre grandi canzoni che ha scritto erano meravigliose da suonare e Stills e io ci siamo divertiti moltissimo mentre ci spingeva ad andare avanti e avanti. La sua voce insieme a quella di Graham era così memorabile, in duo erano un punto culminante di tanti dei nostri spettacoli.

Abbiamo avuto tanti bei momenti, soprattutto nei primi anni. Crosby era un amico molto incoraggiante quando eravamo giovani, abbiamo vissuto tante esperienze insieme. David è stato il catalizzatore di molte cose.

Il mio cuore va a Jan e Django, sua moglie e suo figlio. Tanto amore a voi. Grazie David per il tuo spirito e le canzoni, ti voglio bene amico. Ricordo i momenti migliori!

Neil”

 

Da Joan Baez a David Gilmour, da Melissa Etheridge a Jason Isbell, fino a Brian Wilson, tanti sono i ricordi di David Crosby di chi con lui ha condiviso il palco o altri momenti di vita:

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Joan Baez (@joancbaezofficial)

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da David Gilmour (@davidgilmour)

 

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da jasonisbell (@jasonisbell)

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Brian Wilson (@brianwilsonlive)

So long, David…

Rolling Stones - Grrr Live!

Rolling Stones, esce il 10 febbraio “Grrr Live!”

Le hit dei Rolling Stones in Grrr Live! remixate e rieditate per i 60 anni di carriera (dal live per il tour dei 50 anni)

È atteso per il prossimo 10 febbraio l’album dei Rolling Stones GRRR Live! con le hit della loro leggendaria carriera, in versione dal vivo. Il lavoro sarà disponibile in questi formati: 3LP neri, 3LP rossi (esclusiva sullo shop online di Universal Music), 2CD, DVD + 2CD, Bluray + 2CD. Le versioni digitali e su Bluray includono l’audio in Dolby Atmos.

GRRR Live! contiene alcune delle più grandi canzoni di tutti i tempi tra cui It’s Only Rock ‘n’ Roll (But I Like It), Honky Tonk Women, Start Me Up, Gimme Shelter, Sympathy For The Devil and (I Can’t Get No) Satisfaction.

 

I Rolling Stones hanno celebrato il loro 60° anniversario di carriera nel 2012 & 2013 con il 50 & Counting Tour, una serie di 30 spettacoli pensati per il Nord America e l’Europa. Il 15 dicembre 2012, la band è salita sul palco del Prudential Center del New Jersey (Newark) ed ha ospitato The Black Keys (Who Do You Love?), Gary Clark Jr e John Mayer (Going Down), Lady Gaga (Gimme Shelter), Mick Taylor (Midnight Rambler) e Bruce Springsteen (Tumbling Dice). È stato uno degli spettacoli più memorabili nella storia della band.

 

Il concerto è stato rieditato e l’audio remixato. Tre brani dello spettacolo del 13 dicembre (sempre a Newark) saranno inoltre disponibili come bonus track su DVD e Bluray: Respectable (con John Mayer), Around And Around e Gimme Shelter.

 

 

Tracklist:

1.          Get Off Of My Cloud

2.         The Last Time

3.         It’s Only Rock ‘n’ Roll (But I Like It) 

4.         Paint It Black

5.         Gimme Shelter (with Lady Gaga) 

6.        Wild Horses

7.         Going Down (with John Mayer and Gary Clark Jr) 

8.        Dead Flowers

9.        Who Do You Love? (with The Black Keys)

10.      Doom And Gloom

11.       One More Shot

12.      Miss You

13.      Honky Tonk Women 

14.      Band Introductions

15.      Before They Make Me Run 

16.      Happy

17.      Midnight Rambler (with Mick Taylor)

18.      Start Me Up 

19.      Tumbling Dice (with Bruce Springsteen)

20.     Brown Sugar

21.      Sympathy For the Devil

22.      You Can’t Always Get What You Want

23.     Jumpin’ Jack Flash

24.     (I Can’t Get No) Satisfaction

 

Il gruppo ha reso disponibile sul canale YouTube alcuni brani che anticipano l’uscita di Grrr Live! Dopo Happy e It’s Only Rock ‘n’ Roll (But I Like It) tratti dal concerto di Newark, New Jersey, del 2012, dallo stesso live è stata pubblicata Wild Horses:

 

Lucinda Williams live Milano

Lucinda Williams live a Milano, il report (10.01.2023)

Live al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano lo scorso 10 gennaio per Lucinda Williams

 

Ecco com’è andato il live di Lucinda Williams a Milano.

 

Il Teatro Lirico di Milano, ora intitolato a Giorgio Gaber, dopo la sua lunga forzata inattività per ristrutturazione, riapre ai concerti rock. Lo scorso 10 gennaio, a onorare il palco, è arrivata Lucinda Williams. Tra il pubblico, in gran parte costituito non certo da giovanissimi, c’era grande attesa anche per capire se Lucinda dopo l’ictus, che l’aveva colpita due anni fa, si era completamente ristabilita.

 

Un inizio complicato…

Preceduta dalla band californiana di L.A. Edwards che ha scaldato la sala con il suo repertorio di ballads dal sapore country blues, Lucinda arriva sul palco appoggiandosi al tour manager che ne accompagna la camminata malferma fino al microfono. Ad accoglierla un’autentica ovazione.

Le prime canzoni che propone, Blessed e Protection, sono viziate da un fastidio alla gola che la Williams, visibilmente infastidita, cerca di combattere a suon di spray e sorsate di acqua. Poi, poco per volta, magicamente, le cose si mettono a posto e la cantaurice di Lake Charles, Louisiana, infila una ventina di brani in maniera eccellente, con una voce dal tono un po’ più roco del solito, ma sempre evocativo e potente. A sostenerla sul palco, come del resto in sala d’incisione, un gruppo affiatato di musicisti: Doug Pettibone alla pedal steel e alla chitarra solista che si alterna a quella ritmica con Stuart Mathis; David Sutton al basso; Butch Norton alla batteria.

 

… ma poi…

Ci si aspettava una ripresa quasi totale dell’ultimo album che risale al 2020 Good Souls Better Angels e, invece, di quel lavoro ha optato solo per tre pezzi: la bellissima Big Black Train, tenera metafora per parlare di tutti i problemi e le disillusioni che ci opprimono; Pray The Devil Back To Hell, pregna di tutti i fantasmi che si affacciano nella nostra mente; e You Can’t Rule Me, una precisa denuncia del presidente Trump, ancora in carica nel momento in cui uscì l’album: “Tu sei un uomo senza verità / Un uomo rapace / Un uomo di odio / Un uomo di invidia e dubbio / un uomo senza un’anima”.

Sullo stesso tema esistenziale e di denuncia è proseguito l’intero concerto che ha poi presentato altri brani potenti come Drunken Angel e Right In Time, tratti da Car Wheels In A Gravel Street, forse il suo album più bello, Are You Down e Essence dall’album omonimo, e poi quella bellissima dichiarazione d’amore che è Stolen Moments e ancora Born To Be Loved, in cui si esprime la convinzione che essere amati sia il vero senso della nostra vita.

 

… c’è stata anche l’ovazione finale

Il tempo scorre veloce, le canzoni si alternano una dietro l’altra solo con brevi commenti riguardo alla medesime e si arriva così a Joy che chiude la serata. C’è ancora spazio per tre bis: Hot Blood, Righteously e la mitica Rockin’ In The Free World, presa in prestito da Neil Young, che vede il pubblico alzarsi in piedi a cantare con lei e a ripagarla con così grande affetto per un’esibizione generosa, sicuramente faticosa, ma capace di dimostrare che Lucinda Williams, nonostante tutti i suoi problemi, c’è e non si tira indietro.

Big One - Pink Floyd Tribute Band

Big One, la tribute band dei Pink Floyd live al Blue Note di Milano

I Big One e la loro passione per i Pink Floyd, gli incontri con i membri storici del gruppo e i 50 anni di The Dark Side Of The Moon

 

Lo scorso 7 gennaio sono stati protagonisti di due spettacoli al Blue Note di Milano. Sono i Big One, tribute band dei Pink Floyd attiva dal 2005. Il gruppo ha suonato tanto in Italia e all’estero e, prima del concerto iniziale in cui è tornato a calcare nuovamente il palcoscenico del prestigioso club, ci ha raccontato com’è nata la sua passione per i Pink Floyd e ci ha parlato dei suoi incontri ravvicinati con Roger Waters, Nick Mason e soprattutto David Gilmour. Il prossimo 1° marzo ricorreranno inoltre i cinquant’anni dalla pubblicazione di The Dark Side Of The Moon e abbiamo chiesto allora in chiusura della nostra breve intervista a Lorenzo De Muzio e a Stefano Freddi cosa rappresenta per loro questo storico album dei Pink Floyd e del rock in generale.

 

Nel corso del live i Big One hanno proposto ovviamente tanti brani di successo di Waters, Gilmour, Mason e Wright, ma anche di Syd Barrett, con Astronomy Domine; tra i vari pezzi hanno trovato posto in scaletta anche Welcome To The Machine da Wish You Were Here, così come la title track dell’album floydiano del 1975; e poi ancora hanno eseguito The Happiest Days Of Our Lives e Another Brick In The Wall Part 2 da The Wall; da The Dark Side Of The Moon hanno suonato Us And Them e Money.

Jeff Beck morto

È morto Jeff Beck. Il grande chitarrista aveva 78 anni

Una triste notizia per il mondo del rock: è morto il grande Jeff Beck

È morto Jeff Beck. Il grande chitarrista inglese aveva 78 anni ed è venuto a mancare a causa di una forma letale di meningite batterica.

La notizia è arrivata tramite i profili social di Jeff Beck:

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Jeff Beck (@jeffbeckofficial)

Jeff Beck è stato senza dubbio uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Nel ’65 ha fatto parte degli Yardbirds, proprio come altre due leggende della chitarra elettrica, Jimmy Page ed Eric Clapton (che lui peraltro all’epoca sostituì dopo il passaggio di Clapton ai Bluesbreakers di John Mayall). Era invece il 1968 quando fondò il Jeff Beck Group in cui inizialmente figuravano anche Rod Stewart alla voce, Ron Wood al basso, Nicky Hopkins al pianoforte e Mick Waller alla batteria.

Di recente lo abbiamo ascoltato insieme a Johnny Depp nell’album 18 con tanto di tour anche in Italia la scorsa estate.

So long, Jeff…

U2 - Songs Of Surrender

U2, “Songs Of Surrender”: 40 canzoni ri-registrate e ri-immaginate

Quaranta brani tra i più importanti degli U2 ri-registrati e ri-immaginati: questo il senso di Songs Of Surrender in uscita il 17 marzo 2023

 

Gli U2 hanno annunciato la pubblicazione di Songs Of Surrender una collezione di 40 brani, scelti tra i più importanti del catalogo del gruppo, ri-registrati e ri-immaginati per il 2023.

La raccolta, frutto delle sessioni di studio registrate negli ultimi due anni, sarà pubblicata il 17 marzo (Island Records e Interscope).

La prima traccia estratta da questa nuova sessione di registrazioni è Pride (In The Name Of Love):

L’annuncio è stato accompagnato da questo trailer diretto da João Pombeiro:

La raccolta Songs Of Surrender è stata curata e prodotta da The Edge e vede la band rivisitare alcune delle canzoni più celebrate della loro carriera ultra-quarantennale tra cui With Or Without You, One, Beautiful Day, Sunday Bloody Sunday e Invisible, con il risultato di avere delle registrazioni completamente nuove di ogni brano, inclusi gli arrangiamenti e in alcuni casi nuovi testi.

 

THE EDGE: “UNA GRANDE CANZONE È QUALCOSA DI INDISTRUTTIBILE”

The Edge ha raccontato del progetto: “La musica ti permette di viaggiare nel tempo, e siamo diventati curiosi di scoprire come sarebbe stato portare alcune delle nostre canzoni degli inizi con noi nel presente, dando loro una veste del 21mo secolo.

Quello che è iniziato come un esperimento, mentre molte delle nostre canzoni si vestivano di nuove interpretazioni, si è velocemente trasformato in una personale ossessione.

L’intimità prendeva il posto dell’urgenza del post-punk. Nuovi ritmi, nuove tonalità e in alcuni casi sono arrivati nuovi accordi e nuovi testi. È venuto fuori che una grande canzone è qualcosa di indistruttibile.

Il processo di selezione delle canzoni da rivisitare è iniziato con una serie di demo. Ho osservato cosa resta di una canzone quando tutti gli elementi, tranne quelli essenziali, vengono tolti. L’altro obiettivo principale era trovare modi per portare intimità nelle canzoni, poiché la maggior parte di esse era stata originariamente scritta pensando a concerti dal vivo.

Esaminando questi provini con il produttore Bob Ezrin, è stato molto facile vedere quelli che funzionavano subito e quelli che avevano bisogno di più lavoro. Siamo entrati tutti nella mentalità del ‘less is more'”.

Le nuove 40 canzoni saranno raccolte in 4 album separati ognuno dei quali prende il nome di uno dei componenti della band. The Edge aggiunge: “Ascoltare le canzoni interagire tra loro, e trovare l’ordine dei quattro album è stato molto emozionante; trovare i passaggi più sorprendenti, avere l’opportunità di fare come un Dj. Una volta decisi i 4 differenti album è stato facile decidere chi dovesse rappresentare ognuno di loro”.

 

LA TRACKLIST DI SONGS OF SURRENDER

Side 1 – The Edge

1. One

2. Where The Streets Have No Name

3. Stories For Boys

4. 11 O’Clock Tick Tock

5. Out Of Control

6. Beautiful Day

7. Bad

8. Every Breaking Wave

9. Walk On (Ukraine)

10. Pride (In The Name Of Love)

 

Side 2 – Larry

1. Who’s Gonna Ride Your Wild Horses

2. Get Out Of Your Own Way

3. Stuck In A Moment You Can’t Get Out Of

4. Red Hill Mining Town

5. Ordinary Love

6. Sometimes You Can’t Make It On Your Own

7. Invisible

8. Dirty Day

9. The Miracle Of Joey Ramone

10. City Of Blinding Lights

 

Side 3 – Adam

1. Vertigo

2. I Still Haven’t Found What I’m Looking For

3. Electrical Storm

4. The Fly

5. If God Will Send His Angels

6. Desire

7. Until The End Of The World

8. Song For Someone

9. All I Want Is You

10. Peace On Earth

 

Side 4 – Bono

1. With Or Without You

2. Stay

3. Sunday Bloody Sunday

4. Lights Of Home

5. Cedarwood Road

6. I Will Follow

7. Two Hearts Beat As One

8. Miracle Drug

9. The Little Things That Give You Away

10. 40

 

Songs Of Surrender sarà disponibile nei seguenti formati: formato digitale 40 tracce, Cd Standard (16 tracce), CD Deluxe (20 tracce), 4 CD Boxset, 4 Lp Boxset, Edizione 2 LP Nero (20 tracce) e Edizione Limitata 2 LP Silver (20 tracce).

Every Loser (copertina di Raymond Pettibon); Iggy Pop (foto di Jimmy Fontaine)

Iggy Pop e il ritorno alle sue radici con “Every Loser”

Un ritorno al suo punk per Iggy Pop con il nuovo album Every Loser, realizzato insieme a tanti illustri musicisti rock

 

Lo aveva dichiarato prima della pubblicazione dell’album. E anche dai due singoli che ne avevano anticipato l’uscita, Frenzy e Strung Out Johnny, si era capito che Iggy Pop sarebbe tornato alle sue origini con Every Loser. C’è infatti molto del punk che lo ha reso padrino del genere con i suoi Stooges negli anni ’70; si pensi ad esempio anche ad altri brani, oltre ai già citati singoli, come Modern Day Ripoff, Neo Punk e All The Way Down. Si pone invece in maniera diversa una ballad come Morning Show e anche un’intenzione quasi più pop pervade il ritornello di Comments.

 

 

In Every Loser hanno suonato tanti illustri musicisti: Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria; nonché l’ex chitarrista del gruppo, ora turnista nei Pearl Jam, Josh Klinghoffer insieme all’altro chitarrista effettivo della band Stone Gossard; Duff McKagan dei Guns N’ Roses al basso; Dave Navarro (anche lui ex Red Hot) ed Eric Avery dei Jane’s Addiction (rispettivamente alla chitarra e al basso); e alla batteria Travis Barker dei Blink-182 e il compianto Taylor Hawkins dei Foo Fighters. Il lavoro è stato poi sapientemente coordinato da Andrew Watt; il produttore, che ha già lavorato al fianco di Ozzy Osbourne e Elton John, in Every Loser suona anche la chitarra e partecipa ai cori. L’autore della copertina dell’album è Raymond Pettibon, altro nome storico pensando alle sue cover per i Black Flag e a quella di Goo dei Sonic Youth.

 

Iggy Pop - Every Loser - copertina

 

Il ritorno alle origini di Every Loser rende quindi molto diverso questo lavoro da esperimenti più raffinati come quelli di Free del 2019, ma è un ritorno da non intendere comunque nel senso ruvido di album come Raw Power degli Stooges, di cui il prossimo 7 febbraio ricorreranno i cinquant’anni dalla pubblicazione. È ancora una volta l’esperienza e un qualcosa di ormai classico in versione più moderna che Iggy Pop propone in Every Loser; ed è un’altra faccia della stessa medaglia rispetto a Post Pop Depression, che aveva realizzato con la band messa in piedi da Josh Homme. Qui infatti si percepisce maggiormente la centralità di Iggy, nonostante i musicisti chiamati a registrare l’album.

Ronnie Jones - Ritratti d'autore

Ronnie Jones – Il militare, i Rolling Stones… e l’Italia

Ronnie Jones si racconta in “Ritratti d’autore” e parla dei suoi incontri con Alexis Korner, Rolling Stones…

 

Ronnie Jones ospite allo spazio espositivo 21 a Lodi (via San Fereolo, 24) per una nuova serata di Ritratti d’autore. Dalla sua infanzia negli Stati Uniti, Ronnie Jones andrà poi a vivere a Londra. Qui incontrerà Alexis Korner, padre del british blues, per poi conoscere direttamente anche i Rolling Stones.

In una vita sono racchiuse tante vite per Ronnie Jones che a un certo punto arriverà in Italia, Paese in cui vive ormai da oltre 50 anni…

 

RITRATTI D’AUTORE

Quando la musica incontra l’arte

Una rassegna di parole e musica ideata e condotta da Ezio Guaitamacchi presso lo spazio espositivo 21 a Lodi (via San Fereolo, 24)

Immaginate di avere nel salotto di casa il vostro artista preferito, di sentirlo svelare i suoi ricordi d’infanzia, raccontare le sue passioni musicali, spiegare come nascono le sue canzoni. E poi magari sentirlo cantare e suonare accompagnato soltanto da una chitarra acustica o da un pianoforte proprio come se, in quel momento, stesse componendo uno dei suoi successi. Il tutto all’interno di un suggestivo spazio espositivo a fianco di opere d’arte contemporanea, in un contesto confidenziale dove è possibile vivere la musica a 360 gradi, assistere a uno spettacolo emozionante e interagire con chi sta sul palco. Con garbo, simpatia e competenza, ma con spirito divulgativo, Ezio introduce il pubblico presente alla serata nell’animo musicale degli artisti facendo scoprire un lato nascosto e per certi versi ancor più curioso e affascinante di dieci protagonisti della scena musicale italiana.

 

Ritratti d’autore – Ronnie Jones è l’ottavo ritratto.

I precedenti sono stati:

Francesco Baccini

Alberto Fortis

Andrea Mirò

Alberto Patrucco

Omar Pedrini

Beppe Gambetta

Cristiano Godano

Il 2022 di Jam TV

Il 2022 di Jam TV – La playlist e…

Album che abbiamo ascoltato, in alcuni casi di artisti che abbiamo intervistato o che sono stati protagonisti delle nostre dirette (Music Room): questo è il 2022 di Jam TV racchiuso in una playlist e…

 

Si comincia con Bruce Springsteen, tornato quest’anno con un album di cover soul, Only The Strong Survive; si prosegue con Eddie Vedder che, senza Pearl Jam, ha pubblicato il suo nuovo disco solista Earthling; poi il grande incontro tra Mavis Staples e Levon Helm che ha portato alla realizzazione di Carry Me Home; poi ancora il ritorno dei Red Hot Chili Peppers, che quest’anno hanno pubblicato addirittura due album, Unlimited Love e Return Of The Dream Canteen. Questo è solo l’inizio della playlist del 2022 di Jam TV: al suo interno abbiamo raccolto 45 canzoni che vanno dai nostri ascolti, alle nostre interviste, ai nostri live report, fino alle nostre dirette (Music Room):

 

 

 

Quest’anno siamo andati inoltre nella sua casa di Londra per intervistare Judith Owen. La cantautrice gallese è tornata con Come On & Get It, album di cover di donne del jazz e del blues pressoché dimenticate degli anni ’40 e ’50.

Sempre a proposito di blues (e non solo), lo scorso 24 gennaio è stata nostra ospite di una puntata dedicata al Pistoia Blues e ai suoi 40 anni Noreda Graves ha presentato il suo nuovo album Introducing Noreda.

Poi grande spazio abbiamo dedicato ad alcune importanti pubblicazioni italiane, come i due volumi di Scacco Al Maestro dei Calibro 35, il primo album solista di Manuel Agnelli, Ama il prossimo tuo come te stesso e il ritorno dei Verdena con Volevo Magia.

 

E poi:

E, per finire, il Paul McCartney Tribute Day in occasione degli 80 anni compiuti quest’anno da Sir Paul McCartney!

 

Buon 2023 da Jam TV!

Vivienne Westwood ci ha lasciato

Addio a Vivienne Westwood, la stilista del punk

È morta a 81 anni Vivienne Westwood, grande stilista tra gli artefici della rivoluzione punk a Londra

È morta Vivienne Westwood. La stilista era malata da tempo. Aveva 81 anni.

 

La moda e la musica sono sempre andate di pari passo. E con l’avvento del punk tutto ciò è stato ancor più evidente. Il connubio ha funzionato senza dubbio per merito di Vivienne Westwood. La stilista inglese era nata nel 1941 a Glossop nel Derbyshire. Lavora per breve tempo come insegnante, poi si sposa con Derek Westwood, ma anche il matrimonio dura poco. Da questa relazione nascerà anche un figlio, Ben, e conserverà il cognome.

Vivienne Westwood a questo punto si trasferisce a Londra. Qui conosce e si innamora poi di Malcolm McLaren, dal quale avrà un altro figlio, Joseph Corrè. Insieme al futuro manager dei Sex Pistols apre al 430 di King’s Road Let It Rock. In questo negozio d’abbigliamento si vendono abiti strappati, spille da balia… la ribellione punk e questo nuovo vero e proprio stile di vita passano anche dal modo di vestirsi ideato da Vivienne Westwood. “Nel dubbio, esagera” diceva. Tra gli illustri commessi del negozio ci sono anche Chrissie Hynde, futura leader dei Pretenders, e Glen Matlock, primo bassista dei Sex Pistols.

La boutique cambierà spesso nome: si comincia con Let it Rock (ed è ispirato alla moda dei rocker anni ’50); si prosegue con Too Fast to Live Too Young To Die (dedicato a James Dean); poi è il momento di Sex (per amanti del bondage e del fetish); seguirà Seditionaries (manifesto del lato più anarchico del movimento); infine, dal 1981, il negozio si chiama World’s End ed è tuttora famoso per l’insegna caratterizzata da un orologio che gira al contrario.

 

Nel 1983 la relazione con Malcolm McLaren giunge al termine, ma quest’ultimo darà un ultimo consiglio a Vivienne Westwood: “Sii romantica”. Detto, fatto. La stilista vestirà infatti i cosiddetti New Romantic come Duran Duran e Spandau Ballet, anche i Depeche Mode, ma ovviamente ha legato per sempre il suo nome al punk.

 

Tra le onorificenze ottenute, nel 2005 è stata insignita del titolo di Ufficiale dell’Impero Britannico, mentre l’anno successivo diventa Dama di Commenda dell’Impero Britannico.

 

So long, Vivienne…

 

1 41 42 43 183

Iscriviti alla Newsletter

Vuoi rimanere sempre aggiornato su rock e dintorni? Iscriviti alla nostra newsletter
per ricevere tutte le settimane nuovi video, contenuti esclusivi, interviste e tanto altro!