Giorgio Gaber maratona

Giorgio Gaber, maratona di filmati per i vent’anni dalla scomparsa

1 GENNAIO 2003 – 1 GENNAIO 2023

TUTTO GABER
A 20 ANNI DALLA SCOMPARSA, MARATONA GABER

Dalla mezzanotte del Capodanno alla mezzanotte del 2 gennaio
24 ore di video disponibili sul sito e sul Canale YouTube della Fondazione Gaber

1 gennaio 2003 – 1 gennaio 2023. In occasione del ventennale della scomparsa di Giorgio Gaber, la Fondazione a lui titolata, la RAI e la Televisione Svizzera Italiana, propongono una maratona di immagini della durata di 24 ore nel corso della giornata del primo gennaio 2023. DA MEZZANOTTE A MEZZANOTTE, una lunga maratona di filmati unici destinati a tutti quelli che proprio nella ricorrenza della sua scomparsa abbiano piacere di avere la compagnia dell’amatissimo Signor G e della forza inesauribile del suo lavoro.

Per la prima volta dalla scomparsa dell’artista, una parte significativa e consistente della documentazione video di Giorgio Gaber e del suo Teatro Canzone, raccolta grazie alla Fondazione, viene proposta al pubblico. Una lunga sequenza senza ordine cronologico, con estratti significativi in prosa e in musica riferiti a trent’anni di Teatro Canzone. Dalle prime apparizioni televisive della Svizzera Italiana; alle retrospettive registrate nel 1980 al Teatro Lirico (ora Teatro Lirico Giorgio Gaber!); agli spettacoli degli anni ’80 e ’90 nei più importanti teatri italiani; alla produzione video voluta dallo stesso Gaber e realizzata a Pietrasanta nel 1991. Una testimonianza approfondita e suggestiva di quel Teatro Canzone scritto con Sandro Luporini. Tutto ciò ha reso senza dubbio Giorgio Gaber un protagonista indiscusso non solo dello spettacolo; ma anche della recente storia della cultura italiana.

La maratona Gaber Tutto Gaber sarà disponibile in free streaming per 24 ore sul sito e sul Canale YouTube della Fondazione, per consentire a tutti accesso libero e anche perché è soprattutto ai giovani che il lavoro divulgativo della Fondazione Gaber si rivolge.

Andrea Parodi - Gabriela y Chava Moreno Live

Andrea Parodi Zabala – Gabriela y Chava Moreno (Live)

Andrea Parodi Zabala live negli studi di Jam TV con Gabriela y Chava Moreno, brano del suo nuovo album solista

 

Gabriela y Chava Moreno è il brano che ci propone Andrea Parodi Zabala, registrato live negli studi di Jam TV. Assieme a lui anche Scarlet Rivera al violino, Alex “Kid” Gariazzo alla chitarra e Riccardo Maccabruni alla fisarmonica.

“Sono sempre stato molto affascinato dalla frontiera. Sono cresciuto a Cantù, nel Nord Italia, a pochissimi chilometri dal confine con la Svizzera. Ma la frontiera che mi ha sempre evocato forti emozioni è quella tra gli Stati Uniti e il Messico, così ho ambientato questa storia on the road lungo il Rio Grande. Il viaggio di una donna disperata da Las Cruces fino a Corpus Christi, è un mio omaggio a quei luoghi dove si mischiano sapori e profumi sotto cieli e tramonti infiniti.

La musica mariachi e nortena incontra il folk, il rock e una delle mie canzoni preferite di sempre in questo stile tex mex è Romance In Durango di Bob Dylan. Ritrovare il violino di Scarlet Rivera insieme alla fisarmonica di Joel Guzman nel viaggio di Gabriela è un sogno che si avvera“.

 

“Sono cresciuto col violino di Scarlet Rivera. Per me Desire (album di Bob Dylan in cui è contenuto il brano, ndr) è stato un disco di formazione, un disco importantissimo; e lei rappresenta anche il punto di incontro tra la passione per la musica americana e per i cantautori italiani.

Avventura A Durango di Fabrizio De André, grande traduzione (realizzata insieme a Massimo Bubola, ndr) di Romance In Durango di Bob Dylan, è stata una delle canzoni che ho ascoltato più a lungo. Sicuramente mi ha influenzato proprio nel modo di scrivere; ma anche nel cercare di raccontare delle storie, caratterizzare i personaggi… è quello che cerco di fare con questi grandi maestri: il mio è un grande amore per questa musica e per questi viaggi”.

Andrea Parodi Zabala - Brasile Live

Andrea Parodi Zabala – Brasile (Live)

Andrea Parodi Zabala ci fa ascoltare Brasile live negli studi di Jam TV insieme a Scarlet Rivera, Alex “Kid” Gariazzo e Riccardo Maccabruni

 

Andrea Parodi Zabala descrive così Brasile, uno dei brani del suo nuovo album che ha eseguito live e al quale è maggiormente affezionato: “Le ballate hanno la capacità di concentrare in pochi minuti storie che potrebbero essere raccontate in un’intera pellicola di film. Mi affascina molto questo tipo di scrittura che ha modelli importanti in canzoni come Pancho & Lefty e Il Bandito E Il Campione. Eric Taylor era un maestro nello scrivere ballate.

Ricordo la notte in cui gli feci ascoltare Brasile in uno dei leggendari dopofestival del Townes Van Zandt al Pub Amandla. C’era anche Luigi Grechi e c’era anche il mio amico Samuele che si innamorò della canzone; gliela dedicavo ogni volta che la suonavo in concerto e lui sognava che un giorno la facessi produrre a Neilson Hubbard. Detto fatto. Neilson ha avvolto di mistero questo viaggio surreale dal porto di Livorno a quello di Rio De Janeiro. Il viaggio di un uomo che decide di cominciare una nuova vita in una terra lontana, ma che dovrà tornare in Italia, in carcere a Verona: il passato torna sempre a bussare. Ed è per quella terra, tatuata a tal punto dentro di sé, che i compagni di cella e i secondini lo chiamavano Brasile. Alla fine della storia c’è una rocambolesca fuga in cerca della libertà e di un’altra nuova vita”.

Brasile fa parte di Zabala, album che Andrea Parodi aveva cominciato nel 2013 e che ha concluso solo nel 2021, andando a Genzano di Roma, sui Castelli Romani, a casa di Alex Valle, chitarrista di Francesco De Gregori, e poi a Austin in Texas.

“Zabala è un nome di fantasia, è un nome che evoca tanti scenari perché in qualche modo ha questo sapore un po’ messicano. Nel disco questa frontiera tra Stati Uniti e Messico soprattutto a livello di sonorità è molto presente – ha dichiarato Andrea Parodi a proposito del nome d’arte aggiunto. – Zabala è una città sumera; Zabala è un cognome molto diffuso nel popolo basco; ma in realtà Zabala era un calciatore paraguaiano degli anni ’80, mi ricordo questo album di figurine di Mexico ’86. Poi era il soprannome che avevamo dato a un mio compagno di classe alle medie. Ho pensato comunque che fosse anche il momento di ‘fare qualcosa’ per questa importante omonimia che ho con il grande e compianto Andrea Parodi dei Tazenda”.

Terzo album solista questo per Andrea Parodi dopo Le piscine di Fecchio del 2002 e Soldati del 2007. Nel 2010 esce Chupadero, a nome Barnetti Bros Band, gruppo che vedeva oltre allo stesso Parodi, Massimo Bubola, Max Larocca e Jono Manson.

Tanti sono poi gli ospiti di Andrea Parodi Zabala. Alle chitarre ci sono David Immerglück dei Counting Crows, David Bromberg, Larry Campbell, per anni al servizio di Bob Dylan e David Grissom, che forgia il suono di questo disco come aveva fatto in passato con Joe Ely e John Mellencamp. Un sound fatto di chitarre e di una solida sezione ritmica guidata da Brennan Temple alla batteria.

La produzione è affidata a Joel Guzman, uno dei più grandi fisarmonicisti al mondo, capace di trasportare l’ascoltatore in Messico con poche note. Al violino ci sono Carrie Rodriguez, Tim Lorsch, Steve Wickham dei Waterboys e Scarlet Rivera; quest’ultima è stata tra le altre cose la violinista di Hurricane di Bob Dylan e di tutto l’album Desire ed era a seguito della Rolling Thunder Revue. C’è solo una canzone in inglese in Andrea Parodi Zabala, Where the Wild Horses Run; il brano è cantato da Joe Ely, James McMurtry, Greg Brown, Sarah Lee Guthrie e dal Premio Oscar Ryan Bingham.

Musicisti straordinari con cui Andrea ha intessuto un’amicizia e intrecciato chilometri. Nel frattempo si è sposato con Elena nel ranch di Joe Ely, sotto una quercia indiana secolare avvolta da lucine colorate. È stato JT, il figlio di Townes Van Zandt, a celebrare l’unione. Zabala contiene e racconta tutto questo. Andrea ha anche due figli che già dai nomi fanno comprendere le sue passioni musicali: Woody e Geordie.

Andrea Parodi Zabala è un viaggio lungo 7 anni che inizia dalla copertina. È una fotografia scattata da uno dei musicisti del disco, Radoslav Lorkovic, che ritrae la Highway 6, a est di Tonopah, Nevada. Un vero e proprio invito On The Road e, come il romanzo di Kerouac, è una storia d’amore con la strada e con la libertà.

Elvis Presley Natale

Buon Natale con Elvis Presley

Tanti auguri di buon Natale da Jam TV con Elvis Presley e la sua versione live di Blue Christmas, eseguita al ’68 Comeback Special

 

Elvis nella sua lunga carriera ha realizzato anche album con canzoni natalizie. Il primo in ordine tempo si intitola Elvis’ Christmas Album ed è uscito nel 1957. Tra i brani presenti al suo interno c’è anche Blue Christmas, un pezzo natalizio scritto nel 1948 da Billy Hayes e da Jay W. Johnson, inciso per la prima volta lo stesso anno da uno dei pionieri della musica country, Ernest Tubb.

Elvis la porta al successo e la esegue dal vivo anche nel famoso ’68 Comeback Special, speciale televisivo registrato nel giugno del 1968 e trasmesso dalla NBC il 3 dicembre dello stesso anno. L’evento segna il grande ritorno di Elvis Presley sulle scene musicali dopo 7 anni e dopo il periodo in cui si è dedicato alla sua carriera cinematografica.

 

Blue Christmas si inserisce tra quelle canzoni natalizie che non esprimono il concetto di un Natale gioioso: come in altri brani, anche in questo caso è la mancanza della persona amata a generare questo sentimento tristezza (si tratta, perciò, anche di una canzone d’amore).
A tal proposito, viene evidenziato – tramite un gioco di parole che non si può rendere in italiano – il contrasto tra la neve che cade, che è white, cioè “bianca”, e questo Natale che, invece, è, per il “cantante”, blue, parola che in inglese non significa soltanto “blu”, ma anche, appunto, “triste”.

A dispetto del contenuto malinconico del testo, la melodia è piuttosto ritmata ed allegra.

 

Buon Natale a tutti voi da Jam TV con Blue Christmas di Elvis Presley!

 

Steve Ferrone e Tom Petty

Steve Ferrone, il ricordo di Tom Petty and the Heartbreakers

Il batterista Steve Ferrone ricorda i suoi 25 anni con gli Heartbreakers e con Tom Petty

 

Steve Ferrone è un batterista leggendario che ha suonato con tutti i più grandi (da George Harrison a Eric Clapton, da Mick Jagger a Johnny Cash) e che per 25 anni è stato drummer di Tom Petty and the Heartbreakers. A 5 anni dalla scomparsa del fantastico songwriter della Florida, un affettuoso ricordo di chi ha condiviso un pezzo di vita con lui. Steve si è collegato con noi dal suo studio di Los Angeles.

 

Lo scorso 25 novembre è uscito Live at the Fillmore, primo album live di Tom Petty and the Heartbreakers che esce dopo la morte del cantautore, avvenuta il 2 ottobre 2017. Steve Ferrone ci ha raccontato qualche aneddoto e il suo personale ricordo di Tom.

Il compianto artista e la sua band furono protagonisti di venti concerti al Fillmore West di San Francisco tra il 10 gennaio e il 7 febbraio 1997 e quindi questa nuova pubblicazione testimonia proprio quel periodo. Steve Ferrone ricorda che erano in tour per il disco Wildflowers e fu proprio Tom Petty a comunicargli che avrebbero suonato per circa un mese a San Francisco.

Tom Petty and the Heartbrakers alternarono pezzi sempre diversi in scaletta durante quelle sere e suonarono anche cover di J. J. Cale, Bob Dylan, Rolling Stones, Chuck Berry e non solo. Ci furono inoltre alcuni ospiti in quei live, come John Lee Hooker e Roger McGuinn dei Byrds.

Camilla Sernagiotto - La maledizione del Dakota

Camilla Sernagiotto, “La maledizione del Dakota”

Tante vicende oscure, e non solo l’omicidio di John Lennon, hanno in comune il Dakota Building. Lo racconta Camilla Sernagiotto nel suo nuovo libro La maledizione del Dakota. Rosemary’s Baby, Cielo Drive, John Lennon e altri fatti oscuri

 

La maledizione del Dakota. Rosemary’s Baby, Cielo Drive, John Lennon e altri fatti oscuri è il nuovo libro di Camilla Sernagiotto (qui la nostra recensione). La giornalista di Sky TG24, Corriere Della Sera e numerose altre testate, in un volume edito da Arcana, esplora i legami che ci sono tra alcuni punti fermi della cultura pop e il Dakota Bulding. Davanti all’antico e lussuoso palazzo di New York, come noto, perse tragicamente la vita John Lennon, assassinato l’8 dicembre 1980 da Mark David Chapman, ma altri sono gli eventi in cui il Dakota è o torna protagonista, come ci ha spiegato proprio Camilla Sernagiotto, che già qualche anno fa si era per così dire già occupata dell’edificio.

Secondo alcuni il Dakota affascina tanti musicisti, attori o altri artisti perché fu scelto dal famoso esoterista Aleister Crowley per le sue pratiche dell’occulto. Crowley era presente sulla copertina del Sgt. Pepper’s dei Beatles ed era poi molto apprezzato da grandi esponenti del rock, uno su tutti Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin e grande collezionista di cimeli e altro che è legato all’esoterista. Non è semplice comunque diventare un inquilino del Dakota e non si tratta solo di una questione economica.

E se già da una parte si dice che tra gli inquilini respiti dal Dakota Building ci siano Madonna, Cher, ma anche in maniera più che documentata Antonio Banderas e Melanie Griffith, sicuramente dall’altra è ancor più difficile entrare all’interno del palazzo…

Manuel Agnelli Alcatraz Milano

Manuel Agnelli live all’Alcatraz di Milano, il report (11.12.2022)

I brani del nuovo album solista e i grandi classici degli Afterhours per Manuel Agnelli dal vivo all’Alcatraz di Milano

 

Una grande tappa quella di ieri all’Alcatraz di Milano per Manuel Agnelli, che in questo periodo sta girando l’Italia con la stessa band che lo ha accompagnato nello scorso tour estivo.

Il frontman degli Afterhours sta presentando dal vivo il suo nuovo album solista Ama il prossimo tuo come te stesso, uscito lo scorso 30 settembre e molto apprezzato dai presenti, a giudicare da come hanno accolto i vari pezzi. Tutti i brani del nuovo disco sono stati proposti nel corso della serata, a parte Pam Pum Pam, per cui in scaletta hanno trovato posto tra gli altri Milano con la peste, Proci, La profondità degli abissi e anche Lo sposo sulla torta, nell’album cantato insieme alla figlia Emma, qui interpretato invece insieme a Beatrice Antolini.

Frankie e DD dei Little Pieces of Marmelade alle chitarre e alla batteria, Giacomo Rossetti dei Negrita al basso e appunto la cantautrice e polistrumentista Beatrice Antolini al pianoforte, synth pad e basso hanno suonato anche tanti tra i brani più famosi degli Afterhours come Quello che non c’è, Ballata per la mia piccola iena, Male di miele, Non è per sempre, cantati come d’abitudine con grande trasporto dal pubblico che segue ormai Manuel Agnelli da anni.

Un gradito ritorno insomma, tanto più live, dietro al piano, con la chitarra a tracolla o anche soltanto con il microfono e la sua voce.

 

 

Scaletta:

01. Severodonetsk

02. Signorina mani avanti

03. Veleno

04. Non si esce vivi dagli anni ’80

05. Bungee jumping

06. Milano con la peste

07. Lo sposo sulla torta

08. Quello che non c’è

09. Ballata per la mia piccola iena

10. La profondità degli abissi

11. Proci

12. Padania

13. Guerra e pop corn

14. Male di miele

15. Ama il prossimo tuo come te stesso

 

Bis 1:

16. Tra mille anni mille anni fa

17. Non è per sempre

18. Bye bye Bombay

 

Bis 2:

19. Voglio una pelle splendida

20. 1.9.9.6.

21. Dea

22. Lasciami leccare l’adrenalina

23. Ci sono molti modi

Pattie Boyd - libro - George Harrison Eric Clapton

Pattie Boyd, “My Life In Pictures” è il nuovo libro della musa di George Harrison e Eric Clapton

Più di 300 immagini e opere sono contenute in Pattie Boyd: My Life In Pictures, libro della fotografa e modella, nonché musa e moglie di George Harrison e Eric Clapton

 

Pattie Boyd: My Life In Pictures è un libro in cui la donna, che è stata musa e moglie di George Harrison e Eric Clapton, ha raccolto più di 300 immagini e opere per raccontare la sua vita.

 

La moglie di George Harrison e Eric Clapton

Se trascorri gli anni d’oro della tua giovinezza nella Swinging London, fai la modella, frequenti i luoghi più cool e le più grandi star della musica, pubblicare un libro che racconti la tua vita e sia, perché no, d’ispirazione per le nuove generazioni, è un atto più che generoso. E certamente molto apprezzato da chi, tutta quella storia, l’ha sentita solo raccontare e ha imparato a fantasticarci su. Pattie Boyd è una donna che possiede ancora oggi quell’eleganza e quel fascino naturale che avevano letteralmente fatto perdere la testa a personaggi come George Harrison e Eric Clapton, di cui è stata musa e moglie.

 

Un libro fotografico

Pattie Boyd: My Life In Pictures è un volume che racchiude più di 300 immagini e opere; la chiave d’accesso agli archivi personali che la bionda icona inglese ha deciso di aprire per raccontare l’eccitante e scandaloso mondo della moda. Minigonne, geometrie e capelli a caschetto; una rivoluzione stilistica che segna un punto di svolta per una generazione libera e creativa, riversata per le strade elettrizzanti di una città al centro del mondo.

Oggi, il nome di Pattie Boyd è sinonimo di emancipazione femminile e di controcultura giovanile; quella rivoluzione di cui nessuno di loro, protagonisti, si rendeva davvero conto e che coinvolgeva la musica, la moda e quella spiritualità che nei favolosi 60 si scopriva e si sperimentava. Una vita sotto i riflettori e davanti all’obiettivo dei più grandi fotografi del 20esimo secolo: il volume racconta gli esordi da modella a posare per Vogue e Vanity Fair fino agli scatti della stessa Boyd, che si innamora della fotografia proprio durante gli shooting di cui è protagonista.

 

I grandi brani che ha ispirato

E se è vero che ogni grande genio si è lasciato ispirare dalla propria musa, Pattie Boyd può ritenersi responsabile di canzoni senza tempo come Something, scritta per quella magra, bionda, affascinante ragazza inglese da Harrison; o Layla e Wonderful Tonight, certamente due delle canzoni più amate di Slowhand.
Il senso di libertà che si sperimentava negli anni ’60 sembra raccontare di un universo che ha luogo nel futuro più che nel passato, se lo si confronta con il senso di frustrazione di spaesamento tipici invece di oggi, dove si cerca con affanno il proprio posto nel mondo. Per questo Pattie regala in chiusura un suo personale incoraggiamento alle giovani ragazze e al loro coraggio, a cui non dovrebbero mai rinunciare.

Gnut - Nun te ne fa' - album

Gnut, “Nun te ne fa’” è il nuovo album

Viaggio tra Napoli e il delta del Mississippi con Gnut nel suo nuovo album Nun te ne fa’ (titolo che “ricorda Nevermind” dei Nirvana)

 

Nun te ne fa’ (Beating Drum, 2022) è il nuovo album di Gnut. Il cantautore napoletano è giunto così al suo quarto lavoro, venuto alla luce dopo una lunga gestazione, come ci ha raccontato lui stesso nel corso della nostra intervista.

Tutto è cominciato infatti dal 2014 con il poeta Alessio Sollo con cui Gnut ha scritto circa quaranta canzoni. La selezione successiva è avvenuta grazie al produttore dell’album, Piers Faccini, che già aveva lavorato con il cantautore. La prima parte del lavoro si è svolta a distanza per il lockdown causa Covid; poi si è potuto procedere con le registrazioni e quindi con le batterie di Simone Prattico (Daniele Silvestri, Carmen Consoli, Hindi Zahra). Secondo Faccini era inoltre necessario abbinare una voce femminile a quella di Gnut; e così la scelta è caduta su Ilaria Graziano, in tour peraltro adesso insieme al cantautore.

I due brani in italiano sono stati i primi dai quali Gnut ha iniziato a lavorare in funzione dell’album. È stato poi un caso che gli altri otto pezzi scelti fossero in dialetto napoletano. Non è avvenuto per caso invece l’incontro con due illustri membri della Nuova Compagnia di Canto Popolare, come Michele Signore, che suona nel disco e che accompagna anche dal vivo il cantautore, e come Fausta Vetere, che canta nel brano Colpa mia, completato dalla tammorra di Luca Rossi.

Dalla tradizione napoletana al blues del delta del Mississippi: la ricerca di Gnut si basa su questo tipo di incontri musicali; come su quelli tra Roberto Murolo, Elliott Smith e Nick Drake.

Nun te ne fa’ è un’espressione in dialetto napoletano che ha un preciso significato: “Non dare troppo peso ai problemi”. Ma in conclusione, visto che nel corso della chiacchierata ha citato i Nirvana, non potevamo non chiedere a Gnut se il titolo del suo album non sia un riferimento anche a Nevermind.

Niccolò Fabi - Meno per meno

Niccolò Fabi, “Meno per meno” è il nuovo album

10 tracce di cui 4 inediti in Meno per meno: Niccolò Fabi e l’Orchestra Notturna Clandestina diretta da Enrico Melozzi

 

Seduto su uno sgabello, da solo, senza altre voci che possano insidiarsi tra la sua e quella del suo pubblico, fedele a Niccolò Fabi ormai da 25 anni. Il cantautore romano ha congegnato così la prima parte di presentazione di Meno per meno, il suo nuovo album, incontri intimi con chi lo segue da sempre e chi invece l’ha raggiunto strada facendo, l’occasione di guardarsi da vicino e di parlarsi a tu per tu prima che parta il vero e proprio tour in primavera.
Il primo appuntamento, come di consueto, è stato quello con la stampa, che Fabi ha incontrato in Santeria Toscana a Milano: un video in apertura che racconta la lavorazione dell’album nato dopo l’emozionante esperienza del concerto con l’orchestra all’Arena di Verona e poi via con le chiacchiere, spunti interessanti e un’atmosfera informale, a tratti quasi intima.

10 tracce di cui 4 inediti, gli unici, racconta Niccolò Fabi, che meritassero di uscire dal cassetto. L’incontro tra un passato che inizia con la prima canzone, nel 1980, e un presente in cui il cantautore si mette in gioco e sperimenta qualcosa mai fatta prima, come l’accostamento dell’orchestra alla sua musica, frutto del lavoro di Enrico Melozzi e della sua orchestra notturna clandestina. Un rischio che Niccolò ha voluto prendersi nonostante il timore che il romanticismo orchestrale unito alle sue canzoni già chiaramente introspettive, potessero rendere la sua musica, a detta sua, stucchevole: un’operazione che invece ha soddisfatto lui stesso e l’intero team che ci ha lavorato con amore dichiarato e dedizione.

Racconta con orgoglio del rapporto che in questi 25 anni di carriera è riuscito a instaurare con il pubblico: “è come se gli parlassi all’orecchio, dice, un discorso che faccio con ciascuno di loro”.
Un modo unico e reale di empatizzare, quello di Niccolò Fabi, che lo ha reso il cantautore delle confidenze, quello che si ascolta quando si ha bisogno di parole in cui riconoscersi, che si cerca per esorcizzare la malinconia.

Due numeri negativi moltiplicati tra loro ne danno uno positivo, e allora Meno per meno è la matematica dei sentimenti che Niccolò Fabi regala alla sua gente, perché ognuno, dopo l’ascolto, ne esca sollevato e rigenerato.

Matteo Guarnaccia - Re Nudo - libro

Matteo Guarnaccia, “Re Nudo Pop & Altri Festival”, nuova edizione 2022

Re Nudo Pop & Altri Festival. Il sogno di Woodstock in Italia 1968-1976, libro scritto dal compianto Matteo Guarnaccia, è ora disponibile in un’edizione aggiornata. La presentazione del lavoro è avvenuta all’Hard Rock Cafe di Milano nell’ambito di un evento della Milano Music Week condotto dal giornalista Mox Cristadoro con: Claudio Fucci (VoloLibero Edizioni), Ivan Cattaneo, Tiziana Corbella Guarnaccia (moglie di Matteo Guarnaccia), Rosario Pantaleo (giornalista e consigliere del Comune di Milano) e con un contributo video di Eugenio Finardi

 

“Una prova generale di nuovi mondi possibili”

“Il pop festival non è stato solo un fortunato raduno giovanile. Sin dai suoi esordi si è trasformato in una prova generale di nuovi mondi possibili”. Queste parole sono state scritte dal compianto Matteo Guarnaccia in Re Nudo Pop & Altri Festival. Il sogno di Woodstock in Italia 1968-1976. Il libro è stato presentato lo scorso 24 novembre all’Hard Rock Cafe di Milano, nel corso di un evento condotto dal giornalista Mox Cristadoro. Re Nudo Pop & Altri Festival è una nuova edizione aggiornata del primo volume edito da Vololibero nel 2010. Primo in tutti i sensi perché partì da lì Claudio Fucci per fondare letteralmente la sua casa editrice, spinto da Matteo Guarnaccia. Claudio Fucci è anche uno dei tanti artisti che aveva partecipato ai festival di Re Nudo.

 

Le due volte di Ivan Cattaneo al Festival di Re Nudo

Rispetto alla prima pubblicazione di dodici anni fa, Matteo Guarnaccia aveva scritto un nuovo capitolo iniziale e aveva riscritto completamente il capitolo su Woodstock. Nel 2010 il lavoro si presentava poi come un cofanetto con libro, cd e dvd, mentre ora si può accedere agli stessi contenuti audio e video tramite QR-Code.

In Italia i primi anni ’70 erano anche gli anni della controcultura e della rivista Re Nudo che poi organizzò anche varie edizioni del festival, descritte all’interno del libro. I racconti di Guarnaccia non sono solo quelli del grande artista e storico del costume quale è stato, ma sono aneddoti e approfondimenti messi in fila da chi quell’epoca e quei raduni li ha vissuti in prima persona, come Ivan Cattaneo, che, reduce dal periodo in cui aveva vissuto a Londra, nel 1973 torna in Italia, conosce Majid Valcarenghi, fondatore ed editore di Re Nudo, e si esibisce per la prima volta al Festival (all’Alpe del Viceré (Como)).

Le ultime edizioni della manifestazione tra il ’74 e il ’76 si tengono al Parco Lambro di Milano; Ivan Cattaneo tornerà al Festival di Re Nudo nel 1975, ma l’esperienza in questo caso non fu affatto piacevole per usare un eufemismo, visti i fischi e gli insulti che subì dopo aver cominciato la sua esibizione dichiarando di essere omosessuale.

 

Il ricordo di Matteo Guarnaccia nelle parole della moglie e in quelle di Eugenio Finardi, passando per la riedizione della rivista Re Nudo e non solo

Nel corso della serata gli spettatori hanno potuto vedere anche Eugenio Finardi in un video in cui ricorda in maniera molto commovente Matteo Guarnaccia che per lui aveva disegnato di recente un paradiso hippie su una sua chitarra.

 

Era presente all’evento anche Rosario Pantaleo, giornalista e consigliere del Comune di Milano, che in uno dei suoi interventi, su precisa richiesta del pubblico, ha parlato della riedizione della rivista Re Nudo.Il primo numero, che uscirà a marzo 2023, sarà interamente incentrato sul grande Gianni Sassi e Pantaleo si è inoltre soffermato su un’altra importante iniziativa del Comune di Milano, dedicata proprio al mentore della Cramps Records: una strada intitolata a Gianni Sassi (vicino a quella già inaugurata per Demetrio Stratos). La cerimonia avrà luogo a marzo per i trent’anni dalla scomparsa di Sassi, mentre il 6 aprile 2023 si celebreranno cinquant’anni della Cramps Records con un concerto al quale prenderanno parte vari artisti, tra cui Patrizio Fariselli, Alberto Camerini, Lucio Fabbri, Eugenio Finardi e tanti altri. Nel 2024 saranno invece i cinquant’anni dalla prima edizione del Festival di Re Nudo al Parco Lambro di Milano e anche quella è un’iniziativa in fase di organizzazione.

 

Infine, Tiziana Corbella, moglie di Matteo Guarnaccia, ha ricordato la gentilezza, la generosità, la curiosità e la libertà di una persona con cui ha condiviso gran parte della sua vita.

 

All’interno del video:

– La foto di Matteo Guarnaccia da 00:13 a 00:17 è di Renzo Chiesa

– Le foto da 01:51 a 02:13 sono di Andrea Soresina

Patrizia Cirulli - Eduardo De Filippo

Patrizia Cirulli mette in musica le poesie di Eduardo De Filippo

Fantasia. Le poesie di Eduardo in musica è il nuovo disco di Patrizia Cirulli in cui la cantante ha musicato le poesie di Eduardo De Filippo. L’album è stato presentato lo scorso 30 novembre all’AVI, l’Associazione Vinile Italiana, di Milano

 

Si è tenuta mercoledì 30 novembre a Milano in una gremita sede dell’AVI, l’Associazione Vinile Italiana, la presentazione del nuovo disco di Patrizia Cirulli Fantasia. Le poesie di Eduardo in musica, un disco unico nel suo genere, nato dalla volontà di musicare le poesie del maestro del teatro partenopeo Eduardo De Filippo. Quattro brani intermezzati da una lunga chiacchierata circa l’origine del progetto che hanno intrattenuto i presenti proiettandoli in una terra di mezzo tra Napoli e Milano. Le canzoni, private nel live dell’elemento prezioso in disco del violoncello, sono rinate qui riarrangiate per sola chitarra e percussione; non hanno però perso alcuna sfumatura emozionale, anche grazie alla grande capacità interpretativa di Patrizia, ormai perfettamente immersa nella cultura partenopea.
E dire che il profondo rispetto per Napoli e la sua lingua avevano inizialmente trattenuto la Cirulli dal lanciarsi nell’impresa; lei milanese doc, ha trovato un’ispirazione tanto profonda da farle musicare le dieci poesie del disco in pochi giorni.
Il risultato è un progetto capace di restare sospeso tra reverenza e personalità, che riesce nell’intento di riscoprire perle nascoste del repertorio di Eduardo De Filippo arricchendole qua e là di sfumature diverse, tenute sempre assieme dal filo d’Arianna della calda voce di Patrizia Cirulli, guida preziosa in un mondo che si schiude passo passo all’ascoltatore.
Il Disco, edito da Squilibri, è disponibile sia per l’acquisto fisico che streaming digitale.

1 42 43 44 183

Iscriviti alla Newsletter

Vuoi rimanere sempre aggiornato su rock e dintorni? Iscriviti alla nostra newsletter
per ricevere tutte le settimane nuovi video, contenuti esclusivi, interviste e tanto altro!