Patrizia Cirulli – Audite poverelle (Live)

Un’esecuzione intima e acustica dal nuovo album Il Visionario (Francesco d’Assisi)

Patrizia Cirulli negli studi di Jam TV per eseguire dal vivo Audite poverelle, il brano che San Francesco dedicò a Santa Chiara e alle sorelle del Monastero di San Damiano. La canzone è tratta dal nuovo progetto discografico Il Visionario (Francesco d’Assisi), ispirato all’album L’infinitamente piccolo di Angelo Branduardi, che mise in musica le Fonti Francescane.

Nella versione in studio del brano, la cantautrice duetta con il gruppo vocale Kalika (che non sono le uniche ospiti dell’album). Il progetto rappresenta una rilettura personale e acustica di quelle composizioni, mantenendo intatto lo spirito poetico e spirituale originario.

“Apprezzando molto sia la figura di San Francesco, sia quella di Angelo Branduardi – racconta la cantautrice – ho deciso di reinterpretare l’intero lavoro filtrando i brani attraverso il mio personale sentire ma sempre con grande rispetto verso le composizioni originali”. La scelta di un suono minimale – chitarre, violino/viola e percussioni – riflette una volontà precisa: rendere omaggio al messaggio francescano attraverso una sorta di “povertà” strumentale che esalti l’essenza delle composizioni. Al centro di questo lavoro c’è l’idea di un ritorno all’essenziale, all’interiorità, a quella comunione con il creato che Francesco ha saputo tradurre in poesia e vita. Figura ribelle e visionaria, Francesco ha lasciato un’eredità spirituale e culturale di straordinaria attualità. Non a caso è considerato il primo poeta della letteratura italiana, autore del celebre Cantico delle Creature. Nello stesso anno, il 1225, scrisse proprio il brano che la cantautrice ci fa ascoltare in questa esibizione live. “Mi ha molto emozionato interpretare questo brano – spiega Patrizia Cirulli, – mi sono sentita coinvolta in questo messaggio spirituale di Francesco, questa sua vicinanza al femminile che diventa poi canto universale”.

Con Il Visionario, Patrizia Cirulli prosegue il suo percorso artistico dedicato all’incontro tra musica e poesia, con particolare attenzione alla parola e al suo significato profondo. Dallo stesso disco aveva già presentato Il Sultano Di Babilonia E La Prostituta e Nelle paludi di Venezia Francesco si fermò a pregare e tutto tacque.

Federico Sirianni - La promessa della felicità - Live - Jam TV

Federico Sirianni – La promessa della felicità (Live)

Federico Sirianni ci fa ascoltare La promessa della felicità, la title track del suo nuovo album pubblicato da Squilibri

Federico Sirianni presenta dal vivo negli studi di Jam TV La promessa della felicità, brano che dà il titolo al suo nuovo album, pubblicato da Squilibri. Il lavoro, entrato nella cinquina dei finalisti della Targa Tenco 2025 per la categoria “Miglior album”, è stato descritto dal cantautore come “un viaggio musicale alla ricerca della felicità o meglio del mistero di essa“.

Attraverso una scrittura intima e personale, Sirianni esplora un equilibrio fragile tra inquietudine e attesa, tra desiderio e accettazione. Le canzoni raccontano piccoli momenti quotidiani, illuminati da una felicità che appare spesso come un orizzonte lontano, ma sempre capace di attrarre.

Il brano La promessa della felicità è stato selezionato dalla Giuria del Premio Tenco tra le cinque migliori canzoni del 2024. Con la direzione artistica di Michele Gazich, l’album adotta un suono essenziale e prevalentemente acustico, arricchito da pianoforte, chitarra, archi e dalla presenza di Rafael Gayol, batterista storico di Leonard Cohen.

Considerato da Bruno Lauzi il vero erede della scuola genovese, Sirianni continua a proporre una forma-canzone lontana dalle mode, dove parole e musica si fondono in modo coerente e profondo.

Le immagini di Romina Di Forti, che accompagnano il disco, completano l’opera con una dimensione visiva che ne amplifica il senso narrativo.

Claudio Sanfilippo - Boxe - Live - Jam TV

Claudio Sanfilippo – Boxe (Live)

È il brano che dava il titolo al suo album del 2019

Claudio Sanfilippo esegue Boxe dal vivo negli studi di Jam TV. Il brano, che dà il titolo all’album pubblicato nel 2019, viene introdotto da una lettura tratta dal suo nuovo libro Un armadio di canzoni. Un viaggio di parole e musica (Interlinea, 2025).

«Claudio Sanfilippo scrive canzoni da quaranta, forse addirittura da cinquant’anni. È un armadio di canzoni. Un armadio di quelli con due belle ante grandi a battente e dentro lo spazio comodo dove appendere le musiche buone e calde per l’inverno, tra i loden e i paletot; ci sono anche un bel po’ di ripiani per impilare maglie e maglioni, versi e strofe» scrive Gino Cervi nell’introdurre questo libro.

Cantautore milanese classe 1960, Sanfilippo è una delle penne più ispirate del panorama musicale italiano. Ha scritto per artisti come Mina, Eugenio Finardi, Cristiano De André e Pierangelo Bertoli, e nel 1996 ha ricevuto la Targa Tenco con l’album Stile libero. Autore di brani in italiano e in dialetto milanese, ha firmato anche sigle, jingle e colonne sonore, tra cui La palla è rotonda, interpretata da Mina per i Mondiali 2014.

Dal 2013 al 2015 è stato protagonista del progetto Scuola Milanese, e oggi insegna drammaturgia musicale alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano. Scrittore prolifico, ha pubblicato libri di narrativa e poesia per diverse case editrici.

Il libretto di lavoro di mio padre sa di cedro e di castagne / e cacao e brace di vulcano in riva al mare. Il libretto di lavoro di mio padre ha l’inchiostro e la matita / la mano è una farfalla sulla strada” (Boxe, Claudio Sanfilippo).

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale del cantautore.

Effemme - Francesco Fry Moneti e Michele Mud

Effemme – Come va la vita (Live)

Gli Effemme (Francesco “Fry” Moneti e Michele Mud) ci fanno ascoltare Come va la vita dal nuovo album Colpevoli negli studi di Jam TV

Come va la vita è il brano che apre e rappresenta al meglio il mondo sonoro di Colpevoli, album d’esordio del duo Effemme. Una canzone ironica e tagliente, che riflette sulle priorità della nostra epoca – ricchezza, furbizia, successo – mettendole a nudo nella loro fragilità. Di fronte alla morte, ogni traguardo perde significato, e la domanda semplice ma spiazzante che dà il titolo al brano si trasforma in un risveglio musicale: “Come va la vita?” non è solo un saluto, ma uno stimolo a rimettere in discussione tutto. La versione in studio del brano vede la partecipazione di Davide “Dudu” Morandi, cantante dei Modena City Ramblers.

L’album Colpevoli si muove dentro e fuori dalla tradizione del folk italiano, con un’attitudine nuova, essenziale e contemporanea. Le canzoni nascono da pochi elementi scelti con cura: melodie solide, incastri ritmici ben studiati, timbri acustici che vanno dritti al cuore. Chitarre, violini, mandolini, bouzouki, percussioni e cori creano un paesaggio sonoro che fonde cantautorato, folk internazionale e sfumature reggae, mantenendo un’identità sonora forte e riconoscibile.

I testi raccontano un mondo ribaltato, dove ad essere “colpevoli” sono coloro che vogliono cambiare le cose: chi cerca solidarietà, chi crede nei legami umani, chi desidera un futuro più giusto e un rapporto più armonioso con il Pianeta. Un viaggio musicale e poetico che cerca il senso profondo dell’essere umani oggi.

Effemme nasce nel 2023 con il supporto di Anthill Booking, dalla collaborazione tra Francesco “Fry” Moneti e Michele Mud. Il progetto prende vita in modo naturale, dalla sintonia tra i due artisti e dalla loro esperienza live, fino a diventare qualcosa di più: un suono nuovo, un fresh folk che unisce la scrittura d’autore alle nuove tendenze folk contemporanee.

Francesco Moneti è polistrumentista e violinista di riferimento nella scena folk italiana, da anni colonna portante dei Modena City Ramblers e de La Casa del Vento. Ha collaborato con artisti come Patti Smith, Piotta, Sonohra, ed è persino apparso come musicista nel film Gangs of New York di Martin Scorsese. Oltre alla musica, ha pubblicato l’album solista Cosmic Rambler e il romanzo In un elaborato impeto d’ira.

Michele Mud è cantautore premiato – due volte vincitore del Premio “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”, del Premio “Via Emilia – La strada dei cantautori” e riconosciuto da Don Luigi Ciotti con una menzione speciale del Festival “Musica contro le mafie”. Oltre 350 concerti all’attivo, due album pubblicati e una carriera che mescola impegno civile e poesia.

Insieme, Fry e Mud danno vita a qualcosa di nuovo: un progetto in cui strumenti e ruoli si scambiano continuamente, senza gerarchie. Voce, violino, chitarre e mandolini si alternano tra guida e supporto, sempre al servizio delle canzoni.

Effemme è l’incontro di due strade forti e indipendenti, che si uniscono per crearne una terza, inaspettata e potente.

Led-Zeppelin-Live-Ep-Physical-Graffiti

Led Zeppelin, in uscita un EP live per i 50 anni di “Physical Graffiti”

Il 12 settembre la band pubblica Live E.P. con registrazioni da Earl’s Court e Knebworth, insieme a una riedizione del cofanetto Physical Graffiti Deluxe Edition

I Led Zeppelin pubblicheranno il 12 settembre un nuovo EP che si intitolerà semplicemente Live E.P., per celebrare il 50° anniversario del loro sesto album, Physical Graffiti. L’EP sarà disponibile in vinile 12″ da 180 grammi, in CD e in formato digitale.

Nello stesso giorno uscirà anche un’edizione aggiornata del cofanetto 3LP Physical Graffiti Deluxe Edition, già pubblicato nel 2015, che include il disco Companion Audio e una nuova replica del poster promozionale di Physical Graffiti (dimensioni 443 mm x 610 mm).

Live E.P. contiene registrazioni dal vivo di In My Time Of Dying e Trampled Under Foot, tratte dai concerti del 1975 all’Earl’s Court, e di Sick Again e Kashmir, registrate durante le esibizioni del 1979 a Knebworth. Queste versioni erano già apparse nel DVD Led Zeppelin del 2003, ma vengono pubblicate per la prima volta in formato CD, vinile e digitale.

“Passa da un estremo all’altro, ma allo stesso tempo è chiarissimo che si tratta degli Zeppelin… Adoro l’album e funziona benissimo come doppio album. Ci sono alcuni brani davvero strepitosi e ruggenti.” — Robert Plant

Physical Graffiti includeva nuove composizioni come Kashmir, Sick Again, Ten Years Gone, The Wanton Song, Custard Pie, Trampled Under Foot e In My Time Of Dying, oltre a brani inediti provenienti da precedenti sessioni: Houses Of The Holy, The Rover, Black Country Woman (dalle sessioni di Houses Of The Holy), Down By The Seaside, Boogie With Stu, Night Flight (dalle sessioni di Untitled, noto anche come Led Zeppelin IV) e Bron-Yr-Aur (dalle sessioni di Led Zeppelin III).

Jimmy Page iniziò a lavorare all’album nella sua casa di Plumpton, nel Sussex, tra l’estate e l’autunno del 1973. Le prime sessioni si svolsero nell’ottobre dello stesso anno a Headley Grange, utilizzando il Mobile Studio di Ronnie Lane. Le registrazioni continuarono a gennaio 1974 e furono seguite da sovraincisioni agli Olympic Studios, dove Page completò il mixaggio nel luglio del 1974.

“Avevamo abbastanza materiale per un LP e mezzo, quindi ho pensato: ‘Pubblichiamo un doppio album e usiamo parte del materiale che avevamo fatto in precedenza ma che non avevamo mai pubblicato’. Ho sempre pensato che la sequenza di un album fosse molto importante e che facesse parte del mio ruolo di produttore.” — Jimmy Page

Physical Graffiti fu il primo doppio LP della band e anche la prima uscita con la loro etichetta Swan Song, lanciata nel maggio del 1974. L’album fu annunciato il 13 novembre dello stesso anno e fu pubblicato il 24 febbraio 1975.

“Sono un grande fan di Physical Graffiti. [Era] un genere molto vario. Probabilmente ne fu l’apice.” — John Paul Jones

Dopo un tour nordamericano di dieci settimane, da gennaio a marzo del 1975, i Led Zeppelin si esibirono per cinque serate consecutive all’Earl’s Court di Londra nel maggio dello stesso anno. I primi tre concerti furono seguiti da due date aggiuntive, a causa dell’elevata richiesta di biglietti.

“L’ultima sera all’Earl’s Court suonammo Heartbreaker, Black Dog e un pezzo da Out On The Tiles. Con i brani di Physical Graffiti abbiamo a disposizione un repertorio davvero ampio.” — John Bonham

La band fu headliner nelle due serate del Knebworth Festival, tenutesi il 4 e l’11 agosto 1979 alla Knebworth House, nell’Hertfordshire. Furono i primi concerti dei Led Zeppelin dal tour nordamericano del 1977 e le prime esibizioni nel Regno Unito dal 1975.

LED ZEPPELIN / LIVE E.P. – Tracklisting

CD / digitale

  1. In My Time Of Dying (Earl’s Court – 1975)

  2. Trampled Under Foot (Earl’s Court – 1975)

  3. Sick Again (Knebworth – 1979)

  4. Kashmir (Knebworth – 1979)

Vinile 12”

Lato A – Earl’s Court – 1975

  1. In My Time Of Dying

  2. Trampled Under Foot

Lato B – Knebworth – 1979

  1. Sick Again

  2. Kashmir

Live E.P. sarà disponibile dal 12 settembre. Il brano Trampled Under Foot (Live From Earl’s Court, 1975) è già disponibile sulle piattaforme di download e streaming.

Nella stessa data verrà pubblicata anche l’edizione aggiornata del cofanetto Physical Graffiti Deluxe Edition per il 50° anniversario, in vinile nero da 180 grammi, con il doppio album rimasterizzato, il disco Companion Audio e la replica del poster promozionale.

Paolo Saporiti – Landslide (Cover) (Live)

Paolo Saporiti ci propone una cover voce e chitarra di Landslide dei Fleetwood Mac (che lui aveva conosciuto nella versione degli Smashing Pumpkins)

 

Paolo Saporiti in una sua versione di Landslide live voce e chitarra negli studi di Jam TV. La canzone è dei Fleetwood Mac, è stata scritta da Stevie Nicks ed è presente nell’album Fleetwood Mac del 1975. Nel 1994, gli Smashing Pumpkins ne hanno fatto una cover acustica che è stata inclusa nel loro album Pisces Iscariot, loro terzo lavoro, un disco di brani non pubblicati e demo. Ed è proprio quest’ultima la versione che inizialmente aveva ascoltato Paolo Saporiti.

 

La mia falsa identità è l’ultimo album di Paolo Saporiti, pubblicato da OrangeHomeRecords/Believe Music Italia, nonché il nono disco in studio del cantautore milanese, che lo definisce come “definitivo” per una serie di motivi: la vastità del lavoro, i lunghi tempi di realizzazione, i numerosi contributi artistici e l’impegno economico profuso. Quando è venuto a trovarci in studio ha presentato dal suo nuovo album due brani, Grandi verità e La versione di Penelope.

Il disco si compone di venti brani, suddivisi in due capitoli: Lo sfratto e La Zattera. Il primo prende il significato classico di “estromissione forzata da un’abitazione”, ma si collega anche a un dolce tradizionale di Pitigliano, la “Gerusalemme toscana”, che ha la forma di un piccolo bastone. Questo dolce richiama l’oggetto usato dai messi governativi per comunicare agli abitanti, durante la cacciata del XVII secolo, che era giunto il momento di ritrovarsi nel ghetto. Un dolce creato per mantenere viva quella memoria storica. Il secondo capitolo si rifà al celebre dipinto La zattera della Medusa di Théodore Géricault (1818-19), che rappresenta il naufragio della nave Medusa e la tragedia dei sopravvissuti, che si abbandonarono a gesti estremi per sopravvivere.

Paolo Saporiti riflette così sul suo nuovo lavoro: “La mia falsa identità potrebbe segnare tanto la conclusione di un percorso quanto un nuovo inizio. È un punto di svolta, un cambio di visione e di proposta artistica. Arrivo a 50 anni, con un importante bagaglio e dopo la pandemia. Ho voluto mescolare aspetti autobiografici, esperienze introspettive e riflessioni poetiche sulla società, sul mondo e sulla vita. Ma la mia cifra stilistica rimane un insieme di fantasia, sogno e rielaborazione del lutto, alla ricerca della felicità attraverso la sofferenza e la musica come compagna essenziale di crescita e metafora della vita”.

Il disco nasce dal tradizionale incontro tra la chitarra acustica e la voce di Saporiti, che questa volta si arricchiscono delle orchestrazioni e dell’elettronica, frutto della collaborazione con il progetto Acini Live, sviluppato con Alberto N. A. Turra (chitarra elettrica) e Lucio Sagone (batteria). La scrittura del violoncellista Stefano Cabrera (GnuQuartet, Gnus Cello) e la produzione di Raffaele Abbate, insieme a un’elettronica cinematica ed emozionale, conferiscono a La mia falsa identità una maturità sonora. Il disco si ispira a un concetto che, pur nel suo essere fluido e poliedrico, è emblematicamente contemporaneo: la confusione e la molteplicità delle identità, in un’epoca segnata dalla fine degli ideali e dalle crepe nei muri che separano l’uomo dal suo simile.

Tra gli ospiti dell’album, figurano Mario Arcari (collaboratore di artisti come De André e Fossati), che con il suo oboe d’amore arricchisce il brano Un sogno ancora da inventare, e l’ensemble GnuQuartet (De Gregori, Fabi, Meta, Afterhours, Bersani, per citarne alcuni), che prende parte a L’autobomba.

The Niro - Summertime - Cover - Live - Jam TV

The Niro – Summertime (Cover) (Live)

The Niro e la sua cover di Summertime negli studi di Jam TV, accompagnato da Mattia Boschi al violoncello

L’aveva suonata per la prima volta a un raduno celebrativo per i 40 anni del mitico Festival di Woodstock e The Niro pensò per l’occasione a Summertime nella versione di Janis Joplin. Qui il cantautore ce la propone in compagnia di Mattia Boschi al violoncello.

The Niro ha pubblicato lo scorso 30 maggio per l’etichetta Esordisco il suo nuovo singolo Borderline.

Per la prima volta, il cantautore e polistrumentista romano ha deciso di pubblicare la canzone in doppia lingua, in italiano e in inglese.

Ho scritto Borderline ispirandomi ad alcune figure che ci attraversano la vita come comparse ostinate – racconta The Niro. Si aggirano ovunque, nella vita privata come nei palazzi del potere, in famiglia come nei telegiornali. Figure stabili nell’arte di negare l’evidenza, di mentire senza avvertirne il peso. Immuni al dubbio, al senso di colpa, alla minima incrinatura interiore. A loro, ho voluto dedicare un anti-inno. Un piccolo trofeo d’onore all’assenza di vergogna“.

Borderline anticipa il nuovo album di The Niro, in uscita nell’autunno 2025.

Questi intanto sono i prossimi live in programma del cantautore:
2 agosto Cuneo – Spazio Baladin (Maledetti Cantautori)
10 agosto Rispescia (Grosseto) – Festambiente (Naufraghi da Marciapiede)
14 agosto Trentinara (Salerno) – Tredaniele (The Niro)
28 agosto Benevento (Maledetti Cantautori)
30 agosto Pacentro (L’Aquila) (Maledetti Cantautori)
The Who al Parco della Musica di Segrate (Milano), il report (22.07.2025)

The Who al Parco della Musica di Segrate (Milano), il report (22.07.2025)

Un live come sempre incendiario (non solo con pezzi rock ed energici)

 

Sono in Italia per uno dei loro concerti d’addio, stando almeno a quanto dichiarato da Roger Daltrey e Pete Townshend: The Song Is Over è infatti il titolo di questo tour, oltre che dell’ultimo brano inserito in scaletta come bis dagli Who nel live di ieri, 22 luglio, al Parco della Musica di Segrate.

Lo show è durato circa un’ora e quaranta e non sono mancati brani celebri dal prestigioso repertorio, a cominciare dal primo successo I Can’t Explain e passando per Substitute, Who Are You, Baba O’Riley, Won’t Get Fooled Again e tanti altri; non solo pezzi rock ed energici sono stati protagonisti di un live, in cui Roger Daltrey è apparso particolarmente in forma con la sua voce, perché per esempio ballad come Behind Blue Eyes o I’m One hanno impreziosito un concerto sicuramente incendiario.

Come si sa, non fa più parte del gruppo Zak Starkey, figlio di Ringo Starr che aveva ricevuto in regalo la sua prima batteria proprio dal leggendario batterista degli Who Keith Moon, ma purtroppo è stato licenziato di recente (ne avevamo parlato qui). Al suo posto c’era Scott Devours che suona già abitualmente con Roger Daltrey solista, mentre tra gli altri ha ricoperto un ruolo di spicco Simon Townshend, fratello di Pete, alle chitarre e ai cori.

All’inizio non poteva mancare un ricordo di Ozzy Osbourne: la notizia della sua scomparsa è arrivata poche ore prima dell’evento e sul maxischermo è stato salutato con una sua foto. A proposito di immagini, proprio ciò che veniva proiettato alle spalle della band è stata una delle chicche di questa serata… ma era davvero una delle ultime esibizioni live questa per gli Who al Parco della Musica? Era davvero una delle date del loro tour d’addio?

 

La scaletta del concerto:

  1. I Can’t Explain
  2. Substitute
  3. Who Are You
  4. Love Ain’t for Keepin’
  5. Bargain
  6. The Seeker
  7. Pinball Wizard
  8. Behind Blue Eyes
  9. The Real Me
  10. 5:15
  11. I’m One
  12. I’ve Had Enough
  13. Love, Reign O’er Me
  14. Eminence Front
  15. My Generation / Cry If You Want
  16. See Me, Feel Me
  17. You Better You Bet
  18. Baba O’Riley
  19. Won’t Get Fooled Again
  20. The Song Is Over
roger waters - this is not a drill al cinema

Roger Waters, “This Is Not A Drill” (anche al cinema)

Dal 23 al 30 luglio al cinema il film concerto This Is Not A Drill – Live From Prague The Movie

 

This Is Not A Drill era il tour di Roger Waters… “Questa non è un’esercitazione”. E non lo è nemmeno nella trasposizione al cinema. Dal 23 al 30 luglio sarà infatti nelle sale il film concerto This Is Not A Drill – Live From Prague The Movie, mentre dal 1° agosto uscirà l’album live in vari formati (LP, CD, DVD e Blu-Ray) e in digitale. L’elenco delle sale disponibili è su www.rogerwaters.film. I concerti ripresi per l’occasione sono quelli del 24 e del 25 maggio 2023 alla O2 Arena di Praga e, da una selezione dei due live, è nato questo nuovo prezioso documento audio e video che testimonia un momento importante di quello che Roger Waters ha definito come il suo “primo vero tour d’addio”. L’ultima data di Praga era già stata proiettata in diretta nei cinema di 50 Paesi del mondo, ma quella che si vedrà da domani per una settimana nelle sale non è la semplice replica di quel live molto apprezzato anche in Italia nei sette appuntamenti in totale tra Milano e Bologna nel periodo compreso tra marzo e aprile del 2023. Le immagini in 8K dirette da Sean Evans e l’audio rimasterizzato rendono ovviamente al massimo questa versione cinematografica del concerto con una cura come sempre maniacale dei dettagli, non nuova e anzi consueta per gli show di Roger Waters.

Il regista ha unito le tante anime di questo grande spettacolo dal vivo per cogliere più aspetti che per ovvie ragioni vengono osservati in maniera diversa assistendo di persona a questo tipo di concerto: da una parte i primi piani di Roger Waters, quelli dei numerosi componenti della sua band e ancora quelli degli spettatori che nella maggior parte dei casi cantano e si emozionano a ogni singola nota; dall’altra i maxischermi disposti in corrispondenza del palco a croce restituiscono invece la dimensione imponente di questo live, con i forti messaggi di Roger Waters contro il potere, le guerre e il capitalismo occidentale che sono ampiamente protagonisti.

Il ruolo principale è affidato ovviamente alla musica, con i tanti brani dei Pink Floyd soprattutto di The Wall, di Wish You Were Here, e poi ancora della seconda parte di The Dark Side Of The Moon e con altri come solista come ad esempio la title-track Is This The Life We Really Want? del suo album del 2017 e l’inedito The Bar.

Ancora una volta o, se si preferisce, anche al cinema il messaggio è chiaro: This Is Not A Drill. Questa non è un’esercitazione.

Eugenio Finardi - Tutto '75-'25

Eugenio Finardi sul palco del Castello Sforzesco per la tappa milanese del tour “Tutto ’75-’25”

Eugenio Finardi al Castello Sforzesco di Milano per una data del tour Tutto ’75-’25: un concerto che abbraccia forte

 

Lo scorso 9 luglio, nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco, si è tenuta la tappa milanese del tour Tutto ’75-’25, in cui Eugenio Finardi festeggia i 50 anni di carriera, attraverso brani storici e nuove canzoni tratte dal suo ultimo album Tutto, pubblicato poco più di due mesi fa, nel maggio scorso. Il concerto è stato un vero viaggio emotivo e sonoro attraverso 50 anni di musica italiana, a partire dall’uscita del suo primo album Non gettate alcun oggetto dai finestrini, datato aprile 1975. Per il tour, Finardi ha scelto una scaletta che questi 50 anni di carriera li ripercorre e li rappresenta appieno. L’apertura del concerto è affidata a brani come La forza dell’amore, Le ragazze di Osaka e Dolce Italia, canzoni che hanno ancora molto da dire e che non suonano mai uguali a se stesse, come se ogni parola sia rivestita di nuova freschezza e di un significato nuovo, grazie anche alla formazione scelta per la band.

Ad accompagnarlo sul palco: Giovanni “Giuvazza” Maggiore (alle chitarre), che dell’album Tutto è anche co-autore e produttore, Maximilian Agostini alle tastiere e Claudio Arfinengo alla batteria, ai quali si aggiunge, con qualche incursione a metà concerto, Paolo Costa al basso, che ha dato al suono una piega ancora più calda e profonda.

Da sottolineare anche la partecipazione della figlia di Finardi, Francesca (in arte Pixel), che ha duettato con lui in Francesca sogna e I venti della luna. È un passaggio generazionale, un momento di sincera alchimia familiare e artistica, ma senza retorica e funziona perché è vero.

Nel cuore della serata c’è spazio anche per un momento intimo, quasi sussurrato. Finardi si concede una suite acustica: chitarra, voce e poco altro interpretando Katia, La canzone dell’acqua, Oggi ho imparato a volare e Non diventare grande mai.

In chiusura, non potevano mancare i classici: La radio, Musica ribelle e Extraterrestre, dove la gente canta, e vive i brani con lui. E alla fine, al momento dei bis, lascia il pubblico con La facoltà dello stupore e La mano di uno che sa, due brani molto intensi, tratti dall’ultimo album.

Se volete davvero capire cosa significhi resistere con coraggio nella musica italiana, il live di Finardi ne è sicuramente un manifesto rappresentativo. Eugenio Finardi è ancora una voce che conta e che canta, e ancora oggi fa la differenza.

Ultima nota da sottolineare, in apertura del concerto, l’esibizione del chitarrista e compositore Renato Caruso che ha proposto alcuni brani tratti dai suoi ultimi dischi.

Jeff Buckley

Jeff Buckley, il documentario in uscita l’8 agosto nei cinema statunitensi

Un ritratto inedito del cantautore, con interviste esclusive e immagini d’archivio

It’s Never Over: Jeff Buckley, il documentario dedicato al cantautore statunitense scomparso 28 anni fa, uscirà nei cinema statunitensi l’8 agosto. Nei mesi successivi sarà disponibile anche in streaming su HBO e HBO Max, all’interno della serie Music Box, che raccoglie film dedicati a figure di rilievo del mondo musicale.

Diretto da Amy Berg, regista di West of Memphis e Deliver Us From Evil, il film è stato presentato in anteprima lo scorso gennaio al Sundance Film Festival. It’s Never Over è un documentario che ripercorre la vita, la carriera e l’eredità artistica di Jeff Buckley attraverso materiali d’archivio, filmati inediti e interviste a persone che lo hanno conosciuto da vicino, tra cui la madre Mary Guibert, i musicisti Michael Tighe e Parker Kindred, le ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser (nota come Joan as Police Woman), oltre a colleghi come Aimee Mann e Ben Harper.

Buckley è morto nel 1997, a trent’anni, per annegamento accidentale a Memphis. Il suo unico album in studio, Grace, uscito nel 1994, è oggi considerato uno dei debutti più influenti degli anni Novanta, ancora oggetto di culto tra fan e musicisti.

Il documentario è una produzione di Amy Berg in collaborazione con la casa di produzione Plan B, fondata da Brad Pitt, che figura tra i produttori esecutivi del progetto.

Sono anni che cerco di realizzare questo film, un ritratto intimo di uno dei più grandi cantautori di sempre“, ha dichiarato la regista Berg.

Qui di seguito si può vedere il trailer:

Robert Plant - Saving Grace - Foto di Tom Oldman

Robert Plant, “Saving Grace” è il nuovo album in uscita a settembre

Robert Plant con i Saving Grace – Foto di Tom Oldman

L’album è stato anticipato dal singolo Everybody’s Song, cover dei Low

Robert Plant ha annunciato l’uscita di un nuovo album realizzato con il suo attuale progetto musicale, Saving Grace. Il disco, che porta lo stesso nome della band con cui l’ex frontman dei Led Zeppelin si esibisce da sei anni, sarà disponibile dal 26 settembre e uscirà per la Nonesuch Records.

Ad anticipare l’album è Everybody’s Song, primo singolo estratto e cover dei Low. Il brano, già eseguito dal vivo nel 2020, viene ora pubblicato in una versione ufficiale accompagnata da un video diretto da Robert Edridge-Waks:

Questo nuovo lavoro segna il ritorno discografico di Plant dopo l’album del 2021, Raise The Roof, in collaborazione con Alison Krauss.

Il disco includerà nove brani, principalmente riletture di pezzi poco noti ma particolarmente suggestivi, come lo stesso Plant ha sottolineato. Tra le reinterpretazioni spiccano It’s a Beautiful Day Today dei Moby Grape, Soul of a Man di Blind Willie Johnson e Ticket Taker dei Low Anthem.

Non è la prima volta che Plant rende omaggio ai Low: già nel 2010 aveva inserito le cover di Silver Rider e Monkey nel suo album Band of Joy.

Commentando il lavoro con i Saving Grace, Plant ha dichiarato: “Insieme ridiamo moltissimo, ed è perfetto per me. Amo ridere. Non vedo perché dovremmo prenderci troppo sul serio. Sono persone dolci, che finalmente riescono a esprimere ciò che non avevano mai avuto modo di tirare fuori. Hanno sviluppato uno stile musicale unico e insieme abbiamo trovato una bella alchimia”.

I Saving Grace, di cui Robert Plant fa parte insieme alla cantante Suzi Dian, sono composti anche da Oli Jefferson alla batteria, Tony Kelsey alla chitarra, Matt Worley al banjo e ad altri strumenti a corda, e Barney Morse-Brown al violoncello.

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