George Harrison - Give Me Love (Give Me Peace On Earth)

George Harrison, primo videoclip ufficiale di “Give Me Love (Give Me Peace On Earth)”

Il video in stop-motion del brano del 1973 è diretto da Finn Wolfhard con il supporto della famiglia Harrison

Finn Wolfhard, attore, regista e musicista noto al grande pubblico per il ruolo di Mike in Stranger Things, ha diretto il primo videoclip ufficiale del brano del 1973 di George Harrison Give Me Love (Give Me Peace On Earth), tratto dall’album Living In The Material World.

Il video, realizzato in animazione stop-motion, nasce dalla collaborazione tra Nobody Told Me Studios, con sede a Toronto, e Tye Down Pictures, e conduce lo spettatore in un viaggio suggestivo attraverso i giardini di Friar Park, la celebre dimora neogotica di Harrison.

«Lavorare con la famiglia Harrison e dare vita a questo video insieme a un team di incredibili giovani artisti canadesi è stato un grande onore», afferma Wolfhard. «È difficile esprimere a parole quanto io sia grato per questa opportunità. George Harrison è stato e continuerà a essere una grande fonte di ispirazione per me, e il suo lavoro vivrà per sempre».

Anche Dhani Harrison, direttore esecutivo del progetto, ha voluto elogiare il lavoro del giovane regista: «Finn è una delle persone più dolci e talentuose della sua generazione che io conosca, ed è la persona perfetta per dirigere un video per mio padre. A mio padre sarebbe piaciuto moltissimo, e spero che le sue meravigliose idee creative e sentite aiutino questa canzone a raggiungere un’altra generazione. Ottimo lavoro, Finn – ti vogliamo bene».

Disponibile dal 15 novembre per Dark Horse Records/BMGLiving in the Material World 50th Anniversary Edition è disponibile in diversi formati fisici e digitali, tra cui una edizione Box Set Super Deluxe.

Il celebre secondo album solista di George Harrison, appena cinque settimane dopo l’uscita, nel maggio 1973, ebbe grande successo: sia l’LP che il singolo Give Me Love (Give Me Peace On Earth) occupavano contemporaneamente i primi posti delle classifiche statunitensi degli album e dei singoli.

Ricordando Joe Ely - Jam TV

Ricordando Joe Ely – Con Ezio Guaitamacchi e Aldo Pedron

Un omaggio al rocker texano

È venuto a mancare all’età di 78 anni Joe Ely. Il musicista texano, figura di culto del country rock e dell’americana, era affetto da demenza con corpi di Lewy, dal morbo di Parkinson e da una polmonite. La sua scomparsa segna la fine di una carriera lunga e coerente, vissuta lontano dal mainstream ma profondamente rilevante.

Dall’intervista di Ezio Guaitamacchi nel 1993 per l’allora Telepiù – oggi Sky – alle innumerevoli volte in cui Aldo Pedron lo ha visto dal vivo in Italia e negli Stati Uniti, lo ha ospitato a casa sua o lo ha incontrato in compagnia di altri amici sono tanti i ricordi di Joe Ely; e ovviamente, a tal proposito, non si possono non citare i Flatlanders, un album come Honky Tonk Masquerade, l’amicizia con Joe Strummer dei Clash, con i quali collaborò (il suo nome viene citato nel brano If Music Could Talk e partecipò ai cori della celebre Should I Stay or Should I Go)…

 

Joe Ely non è mai stato una star nel senso più commerciale del termine, ma è stato un artista fondamentale per chi cercava verità e coerenza nella musica americana. Ha attraversato decenni restando fedele alle proprie radici, raccontando strade, incontri e vite ai margini con uno stile inconfondibile. Amato dai colleghi e seguito da un pubblico discreto ma appassionato, ha lasciato un segno profondo e duraturo. Le sue canzoni continuano a parlare per lui. Ed è così che verrà ricordato.

 

So Long, Joe…

Pink Floyd - WYWH50 - Credit Storm Thorgerson, Sony Music Entertainment B

Pink Floyd, sta per uscire “Wish You Were Here 50”

(Pink Floyd – WYWH50 – Credit Storm Thorgerson, Sony Music Entertainment B)

Una riedizione speciale con mix Dolby Atmos, brani inediti e materiali d’archivio che restituiscono nuova luce a uno degli album più iconici della storia del rock

Cinquant’anni di un album leggendario come Wish You Were Here dei Pink Floyd meritano una celebrazione di tutto rispetto, e così domani, 12 dicembre, uscirà Wish You Were Here 50, un’edizione speciale che riporta al centro un disco che continua a parlare al presente.

Pink Floyd - Wish You Were Here - 50 anni

Questa ricorrenza non arriva da sola. In tutto il mondo stanno aprendo pop-up store dedicati al cinquantenario, e in Italia l’appuntamento è per oggi, 11 dicembre alle 20.30, a Milano, a Ripa di Porta Ticinese 47. Lo store rimarrà aperto fino al 14 dicembre con orario continuato 11–23, seguendo iniziative parallele a Londra, Los Angeles, Barcellona, Parigi e Berlino. Sarà possibile sfogliare e acquistare in anteprima le nuove edizioni – 3LP, 1LP, 2CD, Blu-ray e il cofanetto deluxe – oltre a un esclusivo vinile bianco disponibile solo in loco. Non mancheranno stampe celebrative e merchandising in tiratura limitata, con una shopper brandizzata e un numero speciale della storica fanzine Brain Damage in omaggio fino a esaurimento scorte. L’allestimento, arricchito dai giochi visivi concepiti da Storm Thorgerson e Aubrey “Po” Powell, avrà anche il sapore di un viaggio immersivo nell’immaginario iconico della band.

Il 12 settembre 1975 usciva Wish You Were Here, un album che ha saputo restare attuale grazie ai suoi temi: l’assenza, l’alienazione, la disillusione verso l’industria discografica. È il disco dedicato a Syd Barrett, che si presentò a sorpresa negli studi di Abbey Road quando ormai da anni non faceva più parte del gruppo che aveva fondato; ed è il disco della copertina che tutti ricordiamo e che in questi mesi è stata accompagnata da una pubblicità-descrizione su cui si legge: “Due uomini in abito si stringono la mano – Uno è in fiamme”.

Allestimento store Milano - Pink Floyd

Riascoltarlo oggi in Dolby Atmos è un’esperienza che restituisce nuove dimensioni sonore senza tradirne l’anima. L’apertura di Shine On You Crazy Diamond (Pts. 1–5), con la lunga sospensione prima dell’ingresso della chitarra, acquista una profondità sorprendente, e brani come Welcome to the Machine, Have a Cigar e la title-track risplendono sotto una luce nuova, pur non essendo stati concepiti originariamente per questo tipo di tecnologia.

Il cuore dell’edizione 50 è però nella ricchezza dei materiali aggiuntivi. L’edizione digitale presenta l’album originale in un nuovo mix Atmos curato da James Guthrie, collaboratore dei Pink Floyd dai tempi di The Wall, e aggiunge 25 bonus track: nove rarità da studio e sedici registrazioni dal vivo provenienti dal famoso bootleg registrato da Mike Millard durante il concerto del 26 aprile 1975 alla Los Angeles Sports Arena, qui per la prima volta pubblicate ufficialmente. Tra le tracce in studio spiccano The Machine Song (Roger’s demo), il primo demo casalingo presentato da Roger Waters alla band; un mix strumentale inedito di Wish You Were Here che mette in risalto la pedal steel di David Gilmour; una seconda demo di Welcome to the Machine, The Machine Song (Demo #2, Revisited); e una versione completa di Shine On You Crazy Diamond (Pts. 1–9) che riunisce in un solo flusso le due parti del brano grazie a un nuovo mix stereo sempre firmato da Guthrie. Le registrazioni live, restaurate e rimasterizzate da Steven Wilson, restituiscono un’istantanea potente dei Pink Floyd al massimo della loro intensità.

Il Blu-ray include anche tre dei filmati proiettati durante il tour del 1975 e un cortometraggio realizzato da Storm Thorgerson. Per chi preferisce il supporto fisico, i formati 3LP e 2CD raccolgono l’album originale e le nove tracce da studio, mentre il cofanetto deluxe riunisce tutto il materiale e lo arricchisce con un quarto LP – Live At Wembley 1974 – la replica del 7’’ giapponese Have A Cigar / Welcome To The Machine, un libro cartonato con fotografie inedite, un comic book del tour e il poster dello storico concerto di Knebworth.

La celebrazione tocca anche il mondo digitale con la Dear Pink Floyd Experience, uno spazio online sul sito ufficiale della band dove i fan possono condividere ricordi, riflessioni e poesie ispirate alla loro musica.

E per chi vuole vivere il disco nel miglior modo possibile, domenica 14 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma la nuova rimasterizzazione 2025 sarà protagonista di un ascolto in altissima fedeltà con diffusori JBL Everest e amplificazione Mark Levinson. Marco Fullone e Giancarlo Valletta guideranno il pubblico attraverso racconti, curiosità e contesto storico. L’evento è a ingresso libero, su prenotazione via e-mail, con sei sessioni nello Studio 2 dalle 10:30 alle 18:15.

Non si può far altro che continuare a celebrare un album del genere 50 anni dopo: un disco che continua a parlare al presente e che già 50 anni fa guardava al futuro…

Abbiamo celebrato 50 anni di Wish You Were Here dei Pink Floyd anche noi lo scorso 7 ottobre in una delle nostre MUSIC ROOM.

steve cropper

Addio a Steve Cropper

Chitarrista, autore e produttore, ha contribuito a definire il suono del soul e dell’R&B dagli anni ’60 in poi

Lo scorso 3 dicembre ci ha lasciato all’età di 84 anni Steve Cropper, chitarrista, autore e produttore tra i più influenti della musica soul e R&B (ne abbiamo parlato anche nella nostra rubrica Music Is Love). A darne notizia è stata la famiglia, che ha comunicato che «si è spento serenamente a Nashville» senza specificare la causa del decesso. «Il suo talento fuori dall’ordinario ha toccato milioni di persone in tutto il mondo», si legge nella nota, in cui i familiari ricordano che «ogni nota che ha suonato, ogni canzone che ha scritto, ogni artista che ha ispirato sono garanzia del fatto che il suo spirito e la sua arte continueranno a emozionare più generazioni».

 

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Nato nel 1941 in Missouri e cresciuto a Memphis, Steve Cropper è stato tra i principali protagonisti della scena della Stax Records ed è considerato uno dei musicisti che più hanno contribuito alla definizione del Memphis soul. Inizialmente membro dei Mar-Keys, fu poi tra i fondatori di Booker T. & the MG’s, la house band dell’etichetta. Con loro ha inciso brani diventati parte della storia della musica come Green Onions e ha partecipato a registrazioni decisive del catalogo Stax, lavorando con artisti come Otis Redding, Sam & Dave e Wilson Pickett.

Cropper è stato co-autore di diversi brani ormai considerati classici, tra cui In the Midnight Hour, Knock on Wood e (Sittin’ On) The Dock of the Bay, che contribuì a completare dopo la morte di Otis Redding. Il suo stile chitarristico, asciutto ed essenziale, è diventato un riferimento per il soul e il rhythm & blues. Pat Mitchell Worley, presidente della Soulsville Foundation, ha definito il suo contributo «significativo» e «inestimabile», ricordando che le sue canzoni «hanno plasmato la soul music».

Dagli anni ’70 Cropper si era trasferito a Los Angeles, dove aveva lavorato come session man per numerosi artisti, tra cui John Lennon, Ringo Starr, Jeff Beck ed Etta James. Negli anni ’80 era tornato alla ribalta anche presso il grande pubblico grazie al film The Blues Brothers, entrando nella band formata intorno al progetto cinematografico e contribuendo al rinnovato interesse per il soul e l’R&B.

Nel corso della carriera ha collaborato con un ampio numero di musicisti, da Neil Young a Mavis Staples, da Rod Stewart a Paul Simon, confermandosi come figura di riferimento per più generazioni. È stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame come membro di Booker T. & the MG’s e nella Songwriters Hall of Fame.

Cropper aveva mantenuto un approccio discreto alla popolarità, definendosi sempre un musicista di band più che un solista. La sua morte chiude un capitolo fondamentale della storia della musica americana, lasciando un’eredità profondamente radicata nella tradizione del soul e del rhythm & blues.

So long, Steve…

david byrne - tiny desk concert

David Byrne al Tiny Desk

Tra nuovi pezzi e classici dei Talking Heads, Byrne ha portato i suoi 12 musicisti nello storico format della NPR

David Byrne è stato ospite del Tiny Desk Concert. Tra brani dal suo nuovo album solista e pezzi dal repertorio dei Talking Heads, l’artista ha regalato una performance insolita, visto che nel piccolo spazio è riuscito a portare con sé i suoi 12 musicisti. Qui di seguito la descrizione che accompagna il suo live per lo storico format della NPR:

David Byrne ha una lunga storia di spettacoli dal vivo elaborati, spesso caratterizzati da un ampio gruppo di musicisti, coreografie molto curate e strumenti insoliti. Per questo, quando abbiamo saputo che desiderava portare più di una dozzina di musicisti al Tiny Desk – con strumenti che andavano dal violoncello, sassofono e marimba fino ai tamburi brasiliani timbau e zabumba (oltre alle varie chitarre e tastiere) – non eravamo certi che sarebbe stato possibile far entrare tutto nello spazio.

Si è scoperto invece che il suo tour più recente, legato all’album Who Is The Sky?, è progettato in modo adatto ai nostri circa tre metri per tre e mezzo. Anche se Byrne e la sua band di solito occupano palchi molto grandi, l’allestimento dello spettacolo è quasi completamente spoglio: niente cavi o amplificatori, e gli artisti indossano o trasportano strumenti compatti e realizzati su misura per facilitare i movimenti, quasi come in una marching band.

Lo spazio è ridotto, ma Byrne e il suo gruppo, vestiti con abiti blu coordinati, riescono comunque a sistemarsi dietro la scrivania per eseguire quattro brani. Aprono con la euforica “Everybody Laughs”, seguita da “Don’t Be Like That”, entrambe tratte dal nuovo album. Propongono anche due canzoni dei Talking Heads: “(Nothing But) Flowers”, dall’album Naked del 1988, e una versione travolgente di “Life During Wartime”, dall’album Fear of Music del 1979.

È stata una performance da lista dei desideri per il Tiny Desk. Dopo il set, mentre band e tecnici se ne andavano, Byrne è salito su una bicicletta a noleggio per un giro solitario nella città, in un bellissimo pomeriggio autunnale“.

Byrne è attualmente in tournée in Nord America con il Who Is The Sky Tour, legato al suo nuovo album omonimo.

Il tour prevede due date in Italia, il 21 e 22 febbraio 2026 al Teatro Arcimboldi di Milano (qui per i biglietti e per altre informazioni).

Saverio Lanza - Uomo Sapiens - Live - Jam TV

Saverio Lanza – Uomo Sapiens (Live)

Il musicista, compositore, produttore e direttore d’orchestra live negli studi di Jam TV con un brano tratto dal suo nuovo album

Reunion è il nuovo album di Saverio Lanza (Freecom / Futurecords). Dopo anni di collaborazioni con numerosi artisti italiani, Lanza propone un lavoro in cui mette insieme le diverse componenti del proprio percorso musicale, senza vincoli di genere. Nel disco sono presenti anche due brani realizzati con Cristina Donà e Monica Demuru.

Reunion è il terzo album solista di Lanza, musicista, compositore, produttore e direttore d’orchestra. Il progetto nasce dall’esigenza di ricondurre in un’unica direzione le varie esperienze maturate nel tempo, tra musica, arti visive e improvvisazione. Il disco è composto da dieci tracce, otto delle quali con la voce di Lucia Sargenti. Il materiale si caratterizza per la libertà stilistica e per la coesistenza di approcci differenti.

“Ho vissuto a contatto con mondi diversissimi tra loro, spinto dalla curiosità di scoprirne i linguaggi, in profondità e senza pregiudizi – commenta Saverio – Con ‘Reunion’ desidero unire tutti i puntini per intravedere la (mia) figura. Mi sento come immerso in una sorta di continua colonna sonora che accompagna la mia vita e dalla quale cerco ossessivamente di estrarre e fissare alcuni momenti, per poi elaborarli. Reunion raccoglie alcuni di questi frammenti che si sono coagulati dagli innumerevoli vissuti e registrati negli anni, e che continueranno a fluire. Perciò mi piace considerare questo lavoro come l’acqua di un fiume che rallenta per diventare lago, e poi proseguire.”

Tra gli ospiti compaiono Cristina Donà, con cui Lanza collabora da lungo tempo, e Monica Demuru, presente in un brano dedicato al padre dell’artista.

Saverio Lanza ha studiato Composizione al Conservatorio di Firenze, diplomandosi in Direzione d’orchestra e Strumentazione per banda. Il suo debutto risale al periodo con il gruppo Rockgalileo (1989-1998), di cui era autore e frontman. Ha lavorato in ambiti che spaziano dalla musica di ricerca alla canzone d’autore, sia come produttore che come autore, in studio e dal vivo. Ha collaborato con numerosi artisti, tra cui Cristina Donà (con cui ha ricevuto il Premio Tenco nel 2015), PGR, Ginevra Di Marco, Bugo, Vasco Rossi, Piero Pelù, Biagio Antonacci, Arisa, Sarah Jane Morris, Irene Grandi & Stefano Bollani.
Nel 2005 ha fondato insieme al fratello fotografo Marco il progetto PASTIS, attivo tra fotografia, video e musica, vincendo il Premio Ciampi – sezione “L’altrarte” ed esponendo lavori al Tribeca Cinema di New York.
Come solista ha pubblicato gli album Ce l’hai una sigaretta? (2003) e Madrelingua (2007).

Pratelli Guidi - Live Jam TV - Vecchio frack - Di Blu. Omaggio a Domenico Modugno

Giulia Pratelli e Luca Guidi – Vecchio frack

Il brano fa parte del loro nuovo album Di Blu. Omaggio a Domenico Modugno

Giulia Pratelli e Luca Guidi sono venuti a trovarci nei nostri studi e hanno eseguito dal vivo per noi Vecchio frack, uno dei brani più famosi di Domenico Modugno. Il brano fa parte del nuovo album dei due cantautori, Di Blu. Omaggio a Domenico Modugno, lavoro che è entrato nella cinquina dei finalisti delle Targhe Tenco 2025 nella categoria Miglior album di interprete.

Vecchio frack è una canzone del 1955 scritta e interpretata da Domenico Modugno, che prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto, per poi essere trasformato in una favola.

Di Blu. Omaggio a Domenico Modugno nasce da un’idea di Giulia Pratelli e si sviluppa attraverso l’esperienza dello spettacolo teatrale Blu, Dipinto, nel quale Guidi e Pratelli interpretano alcuni tra i brani più noti di Domenico Modugno, mentre Andrea Kaemmerle accompagna il pubblico in un percorso che esplora le relazioni tra le arti e le loro evoluzioni. Tra gli esempi citati nello spettacolo c’è il legame tra La femme au coq rouge di Chagall e la nascita di Nel blu, dipinto di blu.

Il disco costruisce un itinerario narrativo che si estende dalla prima all’ultima traccia. Amara terra mia rappresenta il momento del distacco e dello sguardo rivolto a ciò che si lascia, unendo sofferenza, disperazione e la decisione di partire. Il percorso prosegue affrontando temi come la ricerca di sé, i grandi amori, la poesia, gli addii, il rapporto con la natura, la morte e la rinascita. Il viaggio simbolico trova la sua conclusione in Nel blu, dipinto di blu, che rappresenta l’approdo finale.

Le sonorità dell’album alternano atmosfere sospese a elementi più materici, come percussioni e chitarre elettriche, e a timbri più leggeri come quello dell’ukulele. Il lavoro mantiene costante il tema del rapporto tra realtà e immaginazione, tra dimensione concreta e dimensione onirica.

Pratelli e Guidi hanno seguito l’intera realizzazione dell’album: Pratelli ha curato il concept iniziale e la scelta dei brani, mentre Guidi si è occupato della produzione, dagli arrangiamenti al mastering.

Sono presenti due ospiti: Marina Mulopulos, che contribuisce vocalmente a Cosa sono le nuvole con interventi usati come elemento strumentale, e Mauro Ermanno Giovanardi, che duetta con Giulia Pratelli in Piove.

La grandissima fascinazione nei confronti di Modugno viene da lontano: non ho mai smesso di ascoltarlo e guardare i suoi filmati con lo stupore della bambina che lo scopre una vera e propria leggenda – dice Giulia Pratelli. Il suo mondo magico, a cavallo tra cielo e terra, sogno e realtà, è un territorio immenso in cui perdersi, riflettere, meravigliarsi, crescere e tornare a giocare, come abbiamo provato a fare io e Luca con questo disco”.

Quando abbiamo iniziato a lavorare sulla musica di Domenico Modugno non immaginavo ci saremmo trovati di fronte ad un mondo così pieno di colori e sfumature – continua Luca Guidi. Le canzoni sembrano nate già disponibili a varcare confini spaziali e temporali, a raccontare storie anche molto lontane da quelle che le avevano ispirate. Ci siamo divertiti ad assecondare questa ricchezza di possibilità, traghettando le parole e i motivi verso posti distanti dove ci sembravano potessero vivere una vita nuova”.

Luca Guidi è chitarrista e cantautore livornese. È membro del Sinfonico Honolulu e ha fatto parte della Betta Blues Society. Ha collaborato con Mauro Ermanno Giovanardi, per il quale ha scritto Nel centro di Milano e Più notte di così. Nel 2017 pubblica insieme a Luca Carotenuto l’album L’Epoca d’oro e nel 2020 il suo primo album solista Sudoku. Con Tutto quello che hai vince il Premio Bindi e successivamente il Premio dei Premi al MEI di Faenza.

Giulia Pratelli, cantautrice pisana, ha collaborato con Fiorello, Masini, Ruggeri. Nel 2018 vince il Premio Inedito Colline di Torino, il miglior testo al Premio Lauzi e il miglior testo al Premio Bianca D’Aponte. Dal 2020 collabora con Chiara Raggi all’interno del progetto Musica di Seta. Nel 2022 pubblica l’album Nel mio stomaco, che contiene Qualcuno che ti vuole bene scritto e interpretato con Bianco. Nel 2023 pubblica l’EP Tutti i santi e nello stesso anno esordisce come autrice con Canti di Natale fantastici.

Pratelli e Guidi lavorano insieme da anni. Con Giorgio Mannucci sono stati fondatori del progetto Come è profondo il mare, dedicato alla musica di Lucio Dalla. La loro collaborazione si è poi consolidata con Guidi come produttore dell’EP Tutti i santi e con la creazione dello spettacolo teatrale Blu, dipinto, occasione in cui hanno iniziato a confrontarsi con la musica di Modugno.

Jack White e Eminem - Thanksgiving Day 2025 - Halftime Show

Jack White e Eminem insieme sul palco per l’halftime show del Thanksgiving Day

Detroit celebra i suoi due artisti simbolo con una performance inedita durante la sfida NFL tra Lions e Packers

Jack White e Eminem si sono esibiti insieme durante l’halftime show della partita di football NFL tra Detroit Lions e Green Bay Packers, portando sul palco la loro energia e il legame con la città di Detroit, loro città natale.

Lo show, prodotto da Eminem e dal suo manager Paul Rosenberg, era originariamente pensato come performance solista di White. Il chitarrista ha aperto l’halftime show con That’s How I’m Feeling, tratto dal suo ultimo album No Name (2024), per poi sorprendere il pubblico chiamando Eminem sul palco. I due hanno eseguito insieme il classico del rapper ‘Till I Collapse (2002). La performance si è conclusa con White che ha ripreso da solo il celebre brano dei White Stripes Seven Nation Army.

Entrambi gli artisti hanno condiviso l’esperienza sui social: White ha definito lo show «elettrizzante», mentre Eminem, che recentemente ha collaborato con i Detroit Lions per una collezione in edizione limitata di felpe e magliette, ha ringraziato il chitarrista per la «fantastica» serata.

Per chi volesse rivivere la performance, Jack White ha reso disponibile in streaming un EP intitolato Live at Ford Field, documentando l’intero halftime show. Qui il video della performance.

La partita ha visto anche altre esibizioni durante l’intervallo in diverse città: Post Malone durante il match Dallas Cowboys – Kansas City Chiefs in Texas e Lil Jon a Baltimora per Baltimore Ravens – Cincinnati Bengals, con l’inno nazionale interpretato da Renée Elise Goldsberry.

Il 2026 vedrà Jack White tornare anche in Italia per la sua prima data solista, il 19 giugno al Parco BussolaDomani di Lido di Camaiore, nell’ambito della rassegna La Prima Estate 2026 (qui tutte le info). Il 2025 è stato un anno speciale per White, che è stato inoltre inserito nella Rock and Roll Hall of Fame con i White Stripes, consolidando ulteriormente la sua eredità musicale.

robert plant - tiny desk

Robert Plant al Tiny Desk con i Saving Grace

Il cantante presenta i brani tratti dal nuovo album del gruppo, chiudendo con una nuova versione di Gallows Pole

Robert Plant è stato il protagonista del nuovo Tiny Desk Concert, storico formato della NPR, che ha registrato insieme ai Saving Grace. L’ex frontman dei Led Zeppelin con il suo nuovo gruppo ha pubblicato un album “di canzoni perdute e ritrovate” (qui la nostra recensione): dal tradizionale brano spirituale Gospel Plough a It’s A Beautiful Day Today dei Moby Grape, una band che Plant ha detto di trovare ancora “commovente”. Per il set del Tiny Desk, Plant e i Saving Grace hanno eseguito entrambi i brani, oltre a una versione di Higher Rock della cantautrice Martha Scanlan e a Everybody’s Song dei Low. La performance si è conclusa con un nuovo arrangiamento di Gallows Pole, tradizionale già reinterpretato da Plant con la sua storica band per Led Zeppelin III nel 1969.

Qui il video della performance:

Il Tiny Desk Concert è un format ideato da Bob Boilen, conduttore di All Songs Considered della NPR, la radio pubblica statunitense. Gli artisti invitati si esibiscono dal vivo in un ambiente informale, dietro la scrivania dei conduttori, con arrangiamenti spesso acustici o ridotti. L’obiettivo è proporre performance dirette e non elaborate, capaci di mettere in primo piano la dimensione più essenziale dei musicisti. Negli anni vi hanno partecipato artisti come Billie Eilish, Coldplay, Dua Lipa, Alicia Keys e Mac Miller.

Qui abbiamo raccontato la storia dello storico format.

Radiohead - concerto Bologna - 14/11/2025

Radiohead – Planet Telex (inizio concerto Bologna 14/11/2025)

Il primo dei quattro live dei Radiohead all’Unipol Arena è cominciato con la prima traccia di The Bends

 

È trascorsa una settimana dalla prima delle quattro date in programma dei Radiohead all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (BO). Come avevamo promesso nel corso della nostra Music Room di martedì scorso che potete recuperare qui, ecco l’inizio di quel live con la prima parte di Planet Telex, la prima traccia di The Bends, secondo album del gruppo. Come tutte le altre date, sono stati venticinque i brani in scaletta, il concerto è durato poco più di due ore e sono quasi sempre due le setlist che Thom Yorke e soci stanno alternando sul palco con alcune piccole variazioni sia nella scelta dei singoli brani che nell’ordine.

 

Scaletta Radiohead @ Unipol Arena – Casalecchio di Reno (Bologna) 14/11/2025:

  1. Planet Telex
  2. 2 + 2 = 5
  3. Sit Down. Stand Up.
  4. Bloom
  5. Lucky
  6. Ful Stop
  7. The Gloaming
  8. There There
  9. No Surprises
  10. Videotape
  11. Weird Fishes/Arpeggi
  12. Everything in Its Right Place
  13. 15 Step
  14. The National Anthem
  15. Daydreaming
  16. Subterranean Homesick Alien
  17. Bodysnatchers
  18. Idioteque

    Bis:

  19. Fake Plastic Trees
  20. Let Down
  21. Paranoid Android
  22. You and Whose Army?
  23. A Wolf at the Door
  24. Just
  25. Karma Police

 

Stasera è in programma il primo dei quattro concerti previsti alla O2 Arena di Londra. Sarà la nona di venti date (per ora) per i Radiohead che sono tornati dopo sette anni, sebbene durante questa lunga assenza abbiano portato avanti altri progetti.

todd snider

Addio a Todd Snider

Il cantautore americano aveva 59 anni

È venuto a mancare Todd Snider. Il cantautore aveva 59 anni. La notizia, confermata da Rolling Stone USA, arriva dopo un periodo di salute molto difficile: Snider era stato colpito da una polmonite diagnosticata tardivamente.

Sulla sua pagina Facebook, il team del cantautore ha diffuso un messaggio commosso:

“Il nostro Eroe Popolare, il nostro Poeta del Mondo, il nostro Vicepresidente del Dipartimento Cambiamenti Improvvisi, il Narratore, il nostro amato Todd Daniel Snider ha lasciato questo mondo. Dove troviamo le parole per colui che aveva sempre avuto le parole giuste, che sapeva distillare ogni cosa fino alla sua essenza con parole e canzoni, offrendo al contempo il più devastante, esilarante e d’impatto giro di parole? Creando sempre rime e metriche che sembravano subito un vecchio amico o una coperta preferita. Qualcuno che riusciva quasi sempre a trovare l’umorismo in questa folle corsa sul Pianeta Terra”.

Nato a Portland (Oregon), Snider era stato scoperto negli anni ’80 in Texas da Jerry Jeff Walker, che ne aveva seguito i primi passi. Dagli anni ’90 si era stabilito a Nashville, dove nel 2004 pubblicò East Nashville Skyline, considerato uno dei lavori chiave dell’alt-country. Nel corso della sua carriera ha collaborato con figure storiche come John Prine, Jimmy Buffett, Guy Clark e Kris Kristofferson. “Ho sempre avuto una predisposizione per la vita da troubadour”, raccontava a Rolling Stone nel 2023. “Jerry Jeff Walker mi fece capire che la differenza tra uno spirito libero e un freeloader sono tre accordi alla chitarra”.

So long, Todd…

Warren Zevon - Rock and Roll Hall Of Fame - 2025

Warren Zevon introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame da David Letterman

Il conduttore omaggia l’amico e storico ospite del Late Show con un discorso che ripercorre il loro legame e l’eredità artistica del cantautore

David Letterman ha reso omaggio al suo amico di lunga data e ospite abituale del Late Show, Warren Zevon, con un discorso d’introduzione durante la cerimonia della Rock and Roll Hall of Fame, svoltasi sabato sera.

La scelta di Letterman come presentatore è apparsa naturale, considerato il legame tra i due, iniziato negli anni Ottanta. Zevon era stato ospite per la prima volta nel 1982, durante la prima stagione di Late Night With David Letterman su NBC, e la collaborazione era proseguita anche dopo il passaggio del conduttore alla CBS con il Late Show With David Letterman. In alcune occasioni Zevon aveva anche sostituito Paul Shaffer come bandleader. «Essere lì, in studio, era la mia versione personale di essere a venti piedi dalla celebrità — ed è stato meraviglioso», ha ricordato Letterman durante il discorso.

Letterman ha raccontato di aver chiesto al figlio di Zevon, Jordan, se ci fossero elementi che desiderava venissero citati durante la cerimonia. Jordan gli aveva indicato tre punti: «“Voglio che tu dica che, da bambino, Warren studiò con Igor Stravinsky.” Io gli ho detto: “Ok, Igor Stravinsky… a proposito, quando ero bambino io avevo un giro di consegne di giornali”», ha detto Letterman.

Jordan gli aveva poi chiesto di ricordare Stumpy the Gangster e Bev the Mormon: «Gli ho detto: “Tra l’altro, Jordan, quelle sono le mie due canzoni preferite.” E lui mi ha risposto: “Erano i suoi genitori, idiota.”»

Successivamente Letterman ha sottolineato il valore artistico di Zevon, definendolo un autore dalla grande profondità poetica. «Chiedete a qualsiasi collega di Warren — Bruce Springsteen, Don Henley, Jackson Browne, Bob Dylan, anzi, chiedetelo pure a Igor Stravinsky — Warren Zevon fa parte della mia Rock & Roll Hall of Fame. In realtà, ha una sezione tutta sua.» Ha poi suddiviso le sue canzoni in tre categorie: brani sulla sofferenza personale e globale (Roland the Headless Thompson Gunner, Excitable Boy, I’ll Sleep When I’m Dead), canzoni d’amore (Mutineer, Reconsider Me, Searching for a Heart) e brani dedicati ai lupi mannari. «Questa parla di un lupo mannaro a Londra», ha detto introducendo Werewolves of London. «Non so se sia una storia vera, ma eccola qua.»

Zevon era apparso per l’ultima volta al Late Show nell’ottobre del 2002, poco dopo la diagnosi di cancro ai polmoni in fase terminale. In quella puntata Letterman gli aveva chiesto quale fosse la differenza tra fare musica prima e dopo la malattia, e Zevon aveva risposto che «ti ricordi di goderti ogni panino e ogni minuto passato a suonare con i ragazzi, e a stare con i tuoi figli». La frase “enjoy every sandwich” era poi diventata una delle più note dell’artista e aveva ispirato il titolo di un album tributo del 2004. Durante la cerimonia, Letterman ha spiegato quanto quelle parole lo abbiano segnato negli ultimi ventidue anni, mostrando anche un estratto di quel momento.

Il conduttore ha poi raccontato un episodio successivo a quella puntata. Dopo la trasmissione, Zevon gli aveva consegnato la sua chitarra grigia, dicendogli: «Abbi cura di questa per me.» «Ho iniziato a piangere senza controllo», ha ricordato Letterman. «L’ho solo abbracciato e gli ho detto: “Warren, amo la tua musica.”» Durante la cerimonia ha mostrato la stessa chitarra e, dopo aver detto «Per Dio, stanotte torna al lavoro», l’ha consegnata a Dave Keuning dei Killers per la performance tributo.

Letterman ha continuato a sostenere la memoria di Zevon anche dopo la sua morte nel 2003. Nel 2023 aveva espresso disappunto per la mancata introduzione dell’artista nella Hall of Fame. «Warren Zevon era in lista per la prima volta, ma non è stato votato», aveva dichiarato. «Devo dire che sono deluso. Non arrabbiato, perché mi sarei sorpreso se fosse andata diversamente. Penso che la rabbia sarebbe stata più giustificata trent’anni fa, quando avrebbe dovuto essere inserito.» Aveva poi aggiunto: «Warren può fare a meno della Rock & Roll Hall of Fame… È al di sopra, e oltre, la Rock & Roll Hall of Fame.» Ora, come ha sottolineato Letterman, Zevon è davvero al di sopra, oltre — e dentro.

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