Patti Smith live a Milano, quando musica e vita diventano la stessa cosa
Al Castello Sforzesco l’ultima tappa del tour europeo tra grandi classici, dediche, memoria e impegno civile, nel segno della libertà
Dopo oltre cinquant’anni di carriera, per Patti Smith musica e vita continuano a essere la stessa cosa. Certo, il tempo ha lasciato il segno, nella voce e nel corpo, ma non ha scalfito la necessità con cui continua a interpretare le proprie canzoni. Non sono soltanto brani da eseguire, ma frammenti di memoria, dediche personali e riflessioni sul presente. È forse questo il tratto più autentico del suo modo di stare sul palco: trasformare ogni concerto in un incontro tra storie personali e una dimensione collettiva.
L’ultima tappa del tour europeo al Castello Sforzesco di Milano ha assunto un forte valore simbolico, unendo due anniversari: quello ormai imminente di Patti Smith, che il prossimo 30 dicembre compirà ottant’anni, e quello di Radio Popolare, che ha festeggiato cinquant’anni di storia.
Dopo l’apertura affidata a Marta Del Grandi, Patti Smith sale sul palco per ultima, raggiungendo il suo quartetto. La sua non è una performance costruita sulla perfezione, ma sull’intensità: una forza che nasce prima di tutto da dentro e che si trasmette nel modo in cui interpreta il proprio repertorio e dialoga con il pubblico.
La serata si apre con Dancing Barefoot, seguita da Ghost Dance e Revenge, prima della delicata rilettura di The Crystal Ship dei Doors, ideale preludio a Break It Up, uno dei brani più significativi di Horses. La canzone nacque da un sogno raccontato dalla stessa Patti Smith, in cui Jim Morrison appariva imprigionato nella pietra. Nel tentativo di liberarlo, l’artista cercava simbolicamente di “rompere” quella prigione, trasformando quell’immagine visionaria in una delle pagine più intense del suo album d’esordio.
Arrivano poi Nine da Banga, suo ultimo album di inediti uscito nel 2012, dedicata a Glen Hansard, scomparso nella giornata di ieri per un incidente motociclistico all’età di 56 anni, e la successiva cover dello stesso singer songwriter e di Markéta Irglová Falling Slowly, cantata da Tony Shanahan, alternatosi in serata tra basso e tastiere, e tenendo sempre vivo il sound rispetto agli altri musicisti sul palco, anche su pezzi come Summer Cannibals.
Con Beneath the Southern Cross Patti Smith imbraccia la chitarra e il concerto assume un tono ancora più personale. Sul finire del brano ribadisce il proprio rifiuto di Donald Trump, dei fascismi e di ogni deriva autoritaria, ricordando come la libertà resti il valore imprescindibile della sua arte e della sua vita.
Un altro momento emotivamente molto forte arriva con Peaceable Kingdom, dedicata ai bambini della Palestina e dell’Iran. Sul finale il brano si fonde naturalmente con il testo di People Have the Power.
Because the Night è quasi la conclusione del live ed è una dedica al compianto marito Frederick “Sonic” Smith, in presenza dei figli sul palco con lei, Jackson per tutta la serata alla chitarra e Jesse Paris soltanto nei primissimi pezzi e negli ultimi alle tastiere.
Il bis con People Have the Power chiude il concerto nel modo più gioioso e naturale possibile. Patti Smith dedica il brano al padre, proprio nel giorno in cui avrebbe compiuto gli anni, raccontando che era l’unica canzone del suo repertorio che lui amasse davvero. Un ricordo personale che diventa immediatamente patrimonio condiviso.
Dopo oltre cinquant’anni di carriera, musica e vita per Patti Smith non possono non essere la stessa cosa.
Scaletta:
Dancing Barefoot
Ghost Dance
Revenge
The Crystal Ship (The Doors cover)
Break It Up
Nine
Falling Slowly (Glen Hansard e Markéta Irglová cover) (cantata da Tony Shanahan)
Summer Cannibals
Fireflies
Beneath the Southern Cross
Peaceable Kingdom / People Have the Power
Because the Night
Bis:
People Have the Power









