“George Harrison. Il Beatle riluttante”: il ritratto di Philip Norman
La nuova biografia racconta il lato più complesso e contraddittorio del più riservato dei Beatles
Quando George Harrison morì, il 29 novembre 2001, dopo aver lottato a lungo contro il cancro, il Sunday Times di Londra commissionò un necrologio a Philip Norman. E le parole dell’autore non furono proprio tenere, per usare un eufemismo, nei confronti di uno dei grandi protagonisti della musica del Novecento che era appena scomparso.
È lo stesso Norman a ricordarlo alla fine del suo nuovo libro nella sezione dei ringraziamenti. George Harrison. Il Beatle riluttante, pubblicato quest’anno in italiano da Caissa con la traduzione di Elena Montemaggi, si chiude infatti con un riferimento a quelle parole di allora: «Il mio articolo, di oltre 3.000 parole, era implacabilmente negativo e a tratti grossolanamente offensivo – scrive Norman. – Intendeva controbilanciare l’ondata encomiastica degli altri necrologi, finì per spingersi troppo oltre nella direzione opposta e offese molte persone, tra cui diversi colleghi professionisti di cui rispettavo le opinioni. Da allora è rimasto su Internet, una macchia spiacevole nel mio curriculum cui è stata data una vita a quanto pare eterna».
È difficile, quindi, non tenere presente quell’episodio leggendo il nuovo libro. Norman racconta di aver scritto una personale lettera di scuse a Olivia Harrison, la seconda moglie di George, alla quale aveva chiesto di poter raccogliere testimonianze utili alla ricostruzione della vita del marito. Olivia, come prevedibile, non ha accettato di parlare con lui per questa biografia. Norman si è dunque affidato a numerose ed altre testimonianze e ai materiali raccolti nel corso della sua ricerca, arrivando a delineare un Harrison forse prevedibile nelle vicende raccontate, ma molto meno scontato nella personalità che emerge dalle pagine.
Già noto per aver pubblicato nel 1981 Shout! The Beatles in Their Generation, biografia dei Beatles, Norman ha scritto nel corso della sua carriera libri dedicati ad alcuni dei protagonisti più importanti della storia della musica, dai Rolling Stones a Elton John, da Buddy Holly a John Lennon, Mick Jagger, Paul McCartney, Eric Clapton e Jimi Hendrix.
In questo lavoro la ricostruzione procede in ordine cronologico, è ricca di episodi e testimonianze e riesce a rendere avvincente una storia che, per molti lettori, è già ampiamente conosciuta. E proprio il titolo dice molto del modo in cui Norman sceglie di guardare a Harrison. Non più semplicemente il Beatle silenzioso, come spesso è stato definito, ma il Beatle riluttante: un uomo che si trovò a far parte di un fenomeno destinato a cambiare la storia della musica e che, allo stesso tempo, sembrò cercare per tutta la vita una propria dimensione, lontana dalle aspettative che quel ruolo comportava.
Il suo è un George Harrison pieno di contraddizioni: profondamente spirituale ma attratto dal lusso, schivo ma desideroso di riconoscimento, generoso e insieme capace di una certa rigidità caratteriale. Un uomo alla ricerca della propria dimensione interiore, ma anche un musicista che per anni soffrì il confronto con Lennon e McCartney e la difficoltà di vedere riconosciuto il proprio talento compositivo.
George Harrison. Il Beatle riluttante non riserva grandi sorprese a chi conosce già le vicende dei Beatles. Aiuta, però, a comprenderla meglio, restituendo un ritratto più sfaccettato di un uomo che è stato spesso raccontato attraverso poche, semplici definizioni. E, alla luce di quelle parole scritte nel 2001, si può leggere anche come un atto dovuto da parte di Philip Norman: l’occasione per raccontare George Harrison con uno sguardo diverso, più attento e meno sbrigativo.










