Paolo Saporiti – Landslide (Cover) (Live)

Paolo Saporiti ci propone una cover voce e chitarra di Landslide dei Fleetwood Mac (che lui aveva conosciuto nella versione degli Smashing Pumpkins)

 

Paolo Saporiti in una sua versione di Landslide live voce e chitarra negli studi di Jam TV. La canzone è dei Fleetwood Mac, è stata scritta da Stevie Nicks ed è presente nell’album Fleetwood Mac del 1975. Nel 1994, gli Smashing Pumpkins ne hanno fatto una cover acustica che è stata inclusa nel loro album Pisces Iscariot, loro terzo lavoro, un disco di brani non pubblicati e demo. Ed è proprio quest’ultima la versione che inizialmente aveva ascoltato Paolo Saporiti.

 

La mia falsa identità è l’ultimo album di Paolo Saporiti, pubblicato da OrangeHomeRecords/Believe Music Italia, nonché il nono disco in studio del cantautore milanese, che lo definisce come “definitivo” per una serie di motivi: la vastità del lavoro, i lunghi tempi di realizzazione, i numerosi contributi artistici e l’impegno economico profuso. Quando è venuto a trovarci in studio ha presentato dal suo nuovo album due brani, Grandi verità e La versione di Penelope.

Il disco si compone di venti brani, suddivisi in due capitoli: Lo sfratto e La Zattera. Il primo prende il significato classico di “estromissione forzata da un’abitazione”, ma si collega anche a un dolce tradizionale di Pitigliano, la “Gerusalemme toscana”, che ha la forma di un piccolo bastone. Questo dolce richiama l’oggetto usato dai messi governativi per comunicare agli abitanti, durante la cacciata del XVII secolo, che era giunto il momento di ritrovarsi nel ghetto. Un dolce creato per mantenere viva quella memoria storica. Il secondo capitolo si rifà al celebre dipinto La zattera della Medusa di Théodore Géricault (1818-19), che rappresenta il naufragio della nave Medusa e la tragedia dei sopravvissuti, che si abbandonarono a gesti estremi per sopravvivere.

Paolo Saporiti riflette così sul suo nuovo lavoro: “La mia falsa identità potrebbe segnare tanto la conclusione di un percorso quanto un nuovo inizio. È un punto di svolta, un cambio di visione e di proposta artistica. Arrivo a 50 anni, con un importante bagaglio e dopo la pandemia. Ho voluto mescolare aspetti autobiografici, esperienze introspettive e riflessioni poetiche sulla società, sul mondo e sulla vita. Ma la mia cifra stilistica rimane un insieme di fantasia, sogno e rielaborazione del lutto, alla ricerca della felicità attraverso la sofferenza e la musica come compagna essenziale di crescita e metafora della vita”.

Il disco nasce dal tradizionale incontro tra la chitarra acustica e la voce di Saporiti, che questa volta si arricchiscono delle orchestrazioni e dell’elettronica, frutto della collaborazione con il progetto Acini Live, sviluppato con Alberto N. A. Turra (chitarra elettrica) e Lucio Sagone (batteria). La scrittura del violoncellista Stefano Cabrera (GnuQuartet, Gnus Cello) e la produzione di Raffaele Abbate, insieme a un’elettronica cinematica ed emozionale, conferiscono a La mia falsa identità una maturità sonora. Il disco si ispira a un concetto che, pur nel suo essere fluido e poliedrico, è emblematicamente contemporaneo: la confusione e la molteplicità delle identità, in un’epoca segnata dalla fine degli ideali e dalle crepe nei muri che separano l’uomo dal suo simile.

Tra gli ospiti dell’album, figurano Mario Arcari (collaboratore di artisti come De André e Fossati), che con il suo oboe d’amore arricchisce il brano Un sogno ancora da inventare, e l’ensemble GnuQuartet (De Gregori, Fabi, Meta, Afterhours, Bersani, per citarne alcuni), che prende parte a L’autobomba.

The Niro - Summertime - Cover - Live - Jam TV

The Niro – Summertime (Cover) (Live)

The Niro e la sua cover di Summertime negli studi di Jam TV, accompagnato da Mattia Boschi al violoncello

L’aveva suonata per la prima volta a un raduno celebrativo per i 40 anni del mitico Festival di Woodstock e The Niro pensò per l’occasione a Summertime nella versione di Janis Joplin. Qui il cantautore ce la propone in compagnia di Mattia Boschi al violoncello.

The Niro ha pubblicato lo scorso 30 maggio per l’etichetta Esordisco il suo nuovo singolo Borderline.

Per la prima volta, il cantautore e polistrumentista romano ha deciso di pubblicare la canzone in doppia lingua, in italiano e in inglese.

Ho scritto Borderline ispirandomi ad alcune figure che ci attraversano la vita come comparse ostinate – racconta The Niro. Si aggirano ovunque, nella vita privata come nei palazzi del potere, in famiglia come nei telegiornali. Figure stabili nell’arte di negare l’evidenza, di mentire senza avvertirne il peso. Immuni al dubbio, al senso di colpa, alla minima incrinatura interiore. A loro, ho voluto dedicare un anti-inno. Un piccolo trofeo d’onore all’assenza di vergogna“.

Borderline anticipa il nuovo album di The Niro, in uscita nell’autunno 2025.

Questi intanto sono i prossimi live in programma del cantautore:
2 agosto Cuneo – Spazio Baladin (Maledetti Cantautori)
10 agosto Rispescia (Grosseto) – Festambiente (Naufraghi da Marciapiede)
14 agosto Trentinara (Salerno) – Tredaniele (The Niro)
28 agosto Benevento (Maledetti Cantautori)
30 agosto Pacentro (L’Aquila) (Maledetti Cantautori)
The Who al Parco della Musica di Segrate (Milano), il report (22.07.2025)

The Who al Parco della Musica di Segrate (Milano), il report (22.07.2025)

Un live come sempre incendiario (non solo con pezzi rock ed energici)

 

Sono in Italia per uno dei loro concerti d’addio, stando almeno a quanto dichiarato da Roger Daltrey e Pete Townshend: The Song Is Over è infatti il titolo di questo tour, oltre che dell’ultimo brano inserito in scaletta come bis dagli Who nel live di ieri, 22 luglio, al Parco della Musica di Segrate.

Lo show è durato circa un’ora e quaranta e non sono mancati brani celebri dal prestigioso repertorio, a cominciare dal primo successo I Can’t Explain e passando per Substitute, Who Are You, Baba O’Riley, Won’t Get Fooled Again e tanti altri; non solo pezzi rock ed energici sono stati protagonisti di un live, in cui Roger Daltrey è apparso particolarmente in forma con la sua voce, perché per esempio ballad come Behind Blue Eyes o I’m One hanno impreziosito un concerto sicuramente incendiario.

Come si sa, non fa più parte del gruppo Zak Starkey, figlio di Ringo Starr che aveva ricevuto in regalo la sua prima batteria proprio dal leggendario batterista degli Who Keith Moon, ma purtroppo è stato licenziato di recente (ne avevamo parlato qui). Al suo posto c’era Scott Devours che suona già abitualmente con Roger Daltrey solista, mentre tra gli altri ha ricoperto un ruolo di spicco Simon Townshend, fratello di Pete, alle chitarre e ai cori.

All’inizio non poteva mancare un ricordo di Ozzy Osbourne: la notizia della sua scomparsa è arrivata poche ore prima dell’evento e sul maxischermo è stato salutato con una sua foto. A proposito di immagini, proprio ciò che veniva proiettato alle spalle della band è stata una delle chicche di questa serata… ma era davvero una delle ultime esibizioni live questa per gli Who al Parco della Musica? Era davvero una delle date del loro tour d’addio?

 

La scaletta del concerto:

  1. I Can’t Explain
  2. Substitute
  3. Who Are You
  4. Love Ain’t for Keepin’
  5. Bargain
  6. The Seeker
  7. Pinball Wizard
  8. Behind Blue Eyes
  9. The Real Me
  10. 5:15
  11. I’m One
  12. I’ve Had Enough
  13. Love, Reign O’er Me
  14. Eminence Front
  15. My Generation / Cry If You Want
  16. See Me, Feel Me
  17. You Better You Bet
  18. Baba O’Riley
  19. Won’t Get Fooled Again
  20. The Song Is Over
roger waters - this is not a drill al cinema

Roger Waters, “This Is Not A Drill” (anche al cinema)

Dal 23 al 30 luglio al cinema il film concerto This Is Not A Drill – Live From Prague The Movie

 

This Is Not A Drill era il tour di Roger Waters… “Questa non è un’esercitazione”. E non lo è nemmeno nella trasposizione al cinema. Dal 23 al 30 luglio sarà infatti nelle sale il film concerto This Is Not A Drill – Live From Prague The Movie, mentre dal 1° agosto uscirà l’album live in vari formati (LP, CD, DVD e Blu-Ray) e in digitale. L’elenco delle sale disponibili è su www.rogerwaters.film. I concerti ripresi per l’occasione sono quelli del 24 e del 25 maggio 2023 alla O2 Arena di Praga e, da una selezione dei due live, è nato questo nuovo prezioso documento audio e video che testimonia un momento importante di quello che Roger Waters ha definito come il suo “primo vero tour d’addio”. L’ultima data di Praga era già stata proiettata in diretta nei cinema di 50 Paesi del mondo, ma quella che si vedrà da domani per una settimana nelle sale non è la semplice replica di quel live molto apprezzato anche in Italia nei sette appuntamenti in totale tra Milano e Bologna nel periodo compreso tra marzo e aprile del 2023. Le immagini in 8K dirette da Sean Evans e l’audio rimasterizzato rendono ovviamente al massimo questa versione cinematografica del concerto con una cura come sempre maniacale dei dettagli, non nuova e anzi consueta per gli show di Roger Waters.

Il regista ha unito le tante anime di questo grande spettacolo dal vivo per cogliere più aspetti che per ovvie ragioni vengono osservati in maniera diversa assistendo di persona a questo tipo di concerto: da una parte i primi piani di Roger Waters, quelli dei numerosi componenti della sua band e ancora quelli degli spettatori che nella maggior parte dei casi cantano e si emozionano a ogni singola nota; dall’altra i maxischermi disposti in corrispondenza del palco a croce restituiscono invece la dimensione imponente di questo live, con i forti messaggi di Roger Waters contro il potere, le guerre e il capitalismo occidentale che sono ampiamente protagonisti.

Il ruolo principale è affidato ovviamente alla musica, con i tanti brani dei Pink Floyd soprattutto di The Wall, di Wish You Were Here, e poi ancora della seconda parte di The Dark Side Of The Moon e con altri come solista come ad esempio la title-track Is This The Life We Really Want? del suo album del 2017 e l’inedito The Bar.

Ancora una volta o, se si preferisce, anche al cinema il messaggio è chiaro: This Is Not A Drill. Questa non è un’esercitazione.

Eugenio Finardi - Tutto '75-'25

Eugenio Finardi sul palco del Castello Sforzesco per la tappa milanese del tour “Tutto ’75-’25”

Eugenio Finardi al Castello Sforzesco di Milano per una data del tour Tutto ’75-’25: un concerto che abbraccia forte

 

Lo scorso 9 luglio, nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco, si è tenuta la tappa milanese del tour Tutto ’75-’25, in cui Eugenio Finardi festeggia i 50 anni di carriera, attraverso brani storici e nuove canzoni tratte dal suo ultimo album Tutto, pubblicato poco più di due mesi fa, nel maggio scorso. Il concerto è stato un vero viaggio emotivo e sonoro attraverso 50 anni di musica italiana, a partire dall’uscita del suo primo album Non gettate alcun oggetto dai finestrini, datato aprile 1975. Per il tour, Finardi ha scelto una scaletta che questi 50 anni di carriera li ripercorre e li rappresenta appieno. L’apertura del concerto è affidata a brani come La forza dell’amore, Le ragazze di Osaka e Dolce Italia, canzoni che hanno ancora molto da dire e che non suonano mai uguali a se stesse, come se ogni parola sia rivestita di nuova freschezza e di un significato nuovo, grazie anche alla formazione scelta per la band.

Ad accompagnarlo sul palco: Giovanni “Giuvazza” Maggiore (alle chitarre), che dell’album Tutto è anche co-autore e produttore, Maximilian Agostini alle tastiere e Claudio Arfinengo alla batteria, ai quali si aggiunge, con qualche incursione a metà concerto, Paolo Costa al basso, che ha dato al suono una piega ancora più calda e profonda.

Da sottolineare anche la partecipazione della figlia di Finardi, Francesca (in arte Pixel), che ha duettato con lui in Francesca sogna e I venti della luna. È un passaggio generazionale, un momento di sincera alchimia familiare e artistica, ma senza retorica e funziona perché è vero.

Nel cuore della serata c’è spazio anche per un momento intimo, quasi sussurrato. Finardi si concede una suite acustica: chitarra, voce e poco altro interpretando Katia, La canzone dell’acqua, Oggi ho imparato a volare e Non diventare grande mai.

In chiusura, non potevano mancare i classici: La radio, Musica ribelle e Extraterrestre, dove la gente canta, e vive i brani con lui. E alla fine, al momento dei bis, lascia il pubblico con La facoltà dello stupore e La mano di uno che sa, due brani molto intensi, tratti dall’ultimo album.

Se volete davvero capire cosa significhi resistere con coraggio nella musica italiana, il live di Finardi ne è sicuramente un manifesto rappresentativo. Eugenio Finardi è ancora una voce che conta e che canta, e ancora oggi fa la differenza.

Ultima nota da sottolineare, in apertura del concerto, l’esibizione del chitarrista e compositore Renato Caruso che ha proposto alcuni brani tratti dai suoi ultimi dischi.

Jeff Buckley

Jeff Buckley, il documentario in uscita l’8 agosto nei cinema statunitensi

Un ritratto inedito del cantautore, con interviste esclusive e immagini d’archivio

It’s Never Over: Jeff Buckley, il documentario dedicato al cantautore statunitense scomparso 28 anni fa, uscirà nei cinema statunitensi l’8 agosto. Nei mesi successivi sarà disponibile anche in streaming su HBO e HBO Max, all’interno della serie Music Box, che raccoglie film dedicati a figure di rilievo del mondo musicale.

Diretto da Amy Berg, regista di West of Memphis e Deliver Us From Evil, il film è stato presentato in anteprima lo scorso gennaio al Sundance Film Festival. It’s Never Over è un documentario che ripercorre la vita, la carriera e l’eredità artistica di Jeff Buckley attraverso materiali d’archivio, filmati inediti e interviste a persone che lo hanno conosciuto da vicino, tra cui la madre Mary Guibert, i musicisti Michael Tighe e Parker Kindred, le ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser (nota come Joan as Police Woman), oltre a colleghi come Aimee Mann e Ben Harper.

Buckley è morto nel 1997, a trent’anni, per annegamento accidentale a Memphis. Il suo unico album in studio, Grace, uscito nel 1994, è oggi considerato uno dei debutti più influenti degli anni Novanta, ancora oggetto di culto tra fan e musicisti.

Il documentario è una produzione di Amy Berg in collaborazione con la casa di produzione Plan B, fondata da Brad Pitt, che figura tra i produttori esecutivi del progetto.

Sono anni che cerco di realizzare questo film, un ritratto intimo di uno dei più grandi cantautori di sempre“, ha dichiarato la regista Berg.

Qui di seguito si può vedere il trailer:

Robert Plant - Saving Grace - Foto di Tom Oldman

Robert Plant, “Saving Grace” è il nuovo album in uscita a settembre

Robert Plant con i Saving Grace – Foto di Tom Oldman

L’album è stato anticipato dal singolo Everybody’s Song, cover dei Low

Robert Plant ha annunciato l’uscita di un nuovo album realizzato con il suo attuale progetto musicale, Saving Grace. Il disco, che porta lo stesso nome della band con cui l’ex frontman dei Led Zeppelin si esibisce da sei anni, sarà disponibile dal 26 settembre e uscirà per la Nonesuch Records.

Ad anticipare l’album è Everybody’s Song, primo singolo estratto e cover dei Low. Il brano, già eseguito dal vivo nel 2020, viene ora pubblicato in una versione ufficiale accompagnata da un video diretto da Robert Edridge-Waks:

Questo nuovo lavoro segna il ritorno discografico di Plant dopo l’album del 2021, Raise The Roof, in collaborazione con Alison Krauss.

Il disco includerà nove brani, principalmente riletture di pezzi poco noti ma particolarmente suggestivi, come lo stesso Plant ha sottolineato. Tra le reinterpretazioni spiccano It’s a Beautiful Day Today dei Moby Grape, Soul of a Man di Blind Willie Johnson e Ticket Taker dei Low Anthem.

Non è la prima volta che Plant rende omaggio ai Low: già nel 2010 aveva inserito le cover di Silver Rider e Monkey nel suo album Band of Joy.

Commentando il lavoro con i Saving Grace, Plant ha dichiarato: “Insieme ridiamo moltissimo, ed è perfetto per me. Amo ridere. Non vedo perché dovremmo prenderci troppo sul serio. Sono persone dolci, che finalmente riescono a esprimere ciò che non avevano mai avuto modo di tirare fuori. Hanno sviluppato uno stile musicale unico e insieme abbiamo trovato una bella alchimia”.

I Saving Grace, di cui Robert Plant fa parte insieme alla cantante Suzi Dian, sono composti anche da Oli Jefferson alla batteria, Tony Kelsey alla chitarra, Matt Worley al banjo e ad altri strumenti a corda, e Barney Morse-Brown al violoncello.

Queen. Rock Montréal

“Queen. Rock Montréal” arriva al cinema come evento speciale

Lo storico show del 1981 dal 25 settembre al 1° ottobre solo al cinema, in 4K e Dolby Atmos

Dal 25 settembre al 1° ottobre sarà possibile vedere nei cinema italiani Queen. Rock Montréal, distribuito da Nexo Studios. L’elenco delle sale sarà disponibile prossimamente su nexostudios.it, mentre le prevendite apriranno il 29 agosto.

L’uscita coincide con il 50° anniversario dell’album Bohemian Rhapsody e rappresenta un’occasione per rivedere uno dei concerti più noti della band, registrato nel novembre 1981 al Forum di Montréal durante il The Game Tour. In quel periodo, i Queen erano reduci da tournée in Giappone e America Latina, mentre il singolo Under Pressure stava raggiungendo il primo posto nelle classifiche britanniche.

Il concerto, restaurato in 4K con audio Dolby Atmos, è l’unico della band ad essere stato interamente filmato su pellicola. Il film propone una selezione di brani storici, tra cui Bohemian Rhapsody, Somebody To Love, Another One Bites The Dust e la prima esecuzione dal vivo di Under Pressure.

L’evento offre al pubblico la possibilità di rivedere una performance significativa della band su grande schermo e con una qualità audiovisiva aggiornata.

Qui di seguito si può vedere il trailer:

Un invito a (ri)vedere un concerto che ha segnato un momento storico della carriera dei Queen.

the black keys

Black Keys all’Ippodromo Capannelle, Roma, il report (16.07.2025)

Il duo dell’Ohio Auerbach-Carney infiamma il popolo di Rock in Roma

Un’altra spunta verde per Rock in Roma 2025 che nell’ambito del suo – come sempre variegato – cartellone ha ospitato mercoledì sera i Black Keys e il loro rock blues che ha infiammato l’Ippodromo Capannelle. Diretti ed essenziali, Dan Auerbach e Patrick Carney vanno dritti al punto e si lanciano in un’ora e mezza di concerto senza fronzoli, senza troppe parole tra un brano e l’altro, solo pieno di musica che porta, ormai, l’inconfondibile firma di un progetto discografico perfettamente a suo agio tanto nei brani da classifica quanto nel groove e nelle atmosfere pure del blues delle radici.

Anticipato da Nic Cester e i suoi Jet in gran forma che danno il benvenuto al pubblico accaldato di Capannelle con un successo dietro l’altro del loro repertorio, il duo Auerbach-Carney apre il concerto con un medley che lascia già intuire il tiro dello spettacolo, Thickfreakness / The Breaks / I’ll Be Your Man per poi accogliere il resto della band di supporto e spaziare tra i loro album, e i loro pezzi, più amati. Il palco, semplice e spoglio, accoglie solo gli strumenti ed è abbellito da qualche scenografia video a dare un tocco di colore: in primo piano solo la musica, la performance pura. Canzoni come I Got Mine, Psychotic Girl e Howlin’ For You hanno letteralmente fatto saltare il pubblico appassionato, ma c’è stato spazio anche per la title track del nuovo disco, No Rain, No Flowers, in uscita il prossimo 8 agosto, una cover di On The Road Again dei Canned Heat e una chiusura infuocata con Lonely Boy. Tenete d’occhio le prossime date, se non li avete ancora visti dal vivo, i Black Keys sono un appuntamento assolutamente imperdibile.

Brandi Carlile

Brandi Carlile all’Anfiteatro del Vittoriale, il report (14.07.2025)

La cantautrice americana Brandi Carlile incanta l’Anfiteatro romano del Vittoriale, a Gardone Riviera, con un concerto coinvolgente ed elegante nell’ambito del Tener-a-mente Festival.

I cerchi che si chiudono rappresentano l’equilibrio perfetto. È stata una fine e un inizio lunedì sera per Brandi Carlile all’Anfiteatro del Vittoriale, che chiudeva il The Lost Time Tour e saliva contemporaneamente per la prima volta in assoluto su un palco italiano. Un lungo tour delle prime volte che l’ha vista arrivare in Europa e conquistare il palco dell’ambitissima Royal Albert Hall – dopo quello del Glastonbury – e accumulare un successo dietro l’altro, tappa dopo tappa.

Tener-a-mente Festival si conferma un appuntamento estivo raffinato e lungimirante, che spesso porta all’attenzione degli appassionati del nostro Paese artisti già affermati all’estero facendoli esibire in una cornice mozzafiato come quella dell’Anfiteatro del Vittoriale, sulle sponde del lago di Garda, a Gardone Riviera. Cornice che Carlile non ha dimenticato di esaltare ripetutamente durante il concerto.

L’apertura, davvero molto apprezzata dal pubblico, è stata affidata a Audrey McGrow, figlia d’arte delle stelle del country Faith Hill e Tim McGrow, tra l’altro presenti in prima fila in arena. Quando sei figlia di due super star la strada è sicuramente meno densa di ostacoli ma ha comunque dato prova di qualità, con questa voce profonda e viscerale. Ha seguito Carlile in tutto il tour europeo e ha anticipato il concerto con un breve set acustico di cui ha fatto parte una sua versione di I am I said di Neil Daimond, il suo primo singolo pubblicato che anticipa il suo primo disco la cui uscita è prevista entro l’anno.

Appaludita la giovane McGrow il palco è tutto per lei, Brandi Carlile. Unica data italiana del tour, il battesimo nel nostro Paese non poteva rivelarsi un successo più grande che ha confermato il sincero apprezzamento di chi conosceva già l’artista e visibilmente superato le aspettative di chi invece ha assistito a uno show inedito; un pubblico eterogeneo, tipico del Festival del Vittoriale, che accoglie tanti italiani ma anche moltissimi stranieri vacanzieri in modalità lacustre.

Brandi Carlile sul palco è magnetica, totalmente a suo agio mentre passa dalla chitarra al pianoforte, con la sua inconfondibile voce, morbida ma anche graffiante, che fa da collante nell’intera scaletta.

Una set list nella quale si alternano quelli che ormai possiamo considerare classici del suo repertorio, ballad folk acustiche che strizzano l’occhio al country puro a brani più movimentati, tutto perfettamente bilanciato, e lei è talmente contenta dell’atmosfera che si è creata che regala addirittura quello che definisce un fuori programma tutto da dedicare al pubblico appassionato, preparato e attento che ha riempito l’anfiteatro romano, un brano totalmente acustico, chitarre staccate dai cavi e voce lontana dal microfono, eseguito a bordo palco, in un silenzio così assordante da rendere quel momento davvero indimenticabile, insieme ai suoi compagni d’avventura, ormai da più di 20 anni, i gemelli Phil e Tim Hanseroth alla chitarra e al basso acustici e con i quali si crea per tutto il concerto un incastro di voci perfetto che non può non rimandare la testa alle atmosfere del Laurel Canyon e alle armonizzazioni vocali che hanno fatto scuola come quelle, su tutte, di Crosy Stills & Nash.

Sul palco con lei anche le mitiche SistaStrings, il duo composto dalle sorelle Ross, una al violino l’altra al violoncello che hanno davvero impreziosito, anche con le loro voci, tutta la scaletta verso la fine della quale Carlile ha lasciato loro il palco e si sono esibite in questo originale e interessante intreccio di un brano di musica colta, la Passacaglia di Handel con Feeling Good che tutti abbiamo nella testa nella versione di Nina Simone.

La scaletta ha visto molti brani dell’ultimo, bellissimo disco di Brandi Carlile del 2021, In This Silent Days, non è mancato il brano che da il titolo al disco realizzato insieme a Elton John, Who Believes in Angels e naturalmente nemmeno l’omaggio alla sua amata – e alla nostra amata – Joni Mitchell con A Case of You, che abbiamo ascoltato in diverse occasioni negli ultimi anni perché in qualche modo è proprio merito di Brandi Carlile il ritorno sulle scene della Signora Mitchell.

È un momento d’oro dunque per questa artista di Ravensdale, Washington, vincitrice di 3 Grammy, quest’anno nominata agli Oscar col brano Never Too Late scritto insieme a Elton John, personaggio socialmente attivo, è profondamente impegnata nelle battaglie civili per i diritti LGBTQ+, ormai temi che sono diventati tratti distintivi della sua carriera, insomma, un punto di riferimento artistico a livello internazionale.

Il primo concerto promosso a pieni voti, ci si aspetta che da questo momento in poi l’Italia diventi una tappa fissa dei prossimi tour di Brandi Carlile.

Perturbazione - Tre madri - Live - Jam TV

Perturbazione – Tre madri (Fabrizio De André Cover) (Live)

Una reinterpretazione acustica del brano tratto da La buona novella

Tre madri di Fabrizio De André, dall’album La buona novella (1970), è qui eseguita in versione acustica da Tommaso Cerasuolo (voce) e Cristiano Lo Mele (chitarra) dei Perturbazione (qui la nostra intervista al gruppo e qui Il sogno di Maria, l’altro brano eseguito live nei nostri studi da Tommaso e Cristiano tratto dallo stesso lavoro).

La registrazione è avvenuta dal vivo negli studi di Jam TV ed è parte del progetto La buona novella (dal vivo con Nada e Alessandro Raina), pubblicato nel 2024 da Iceberg/Warner Music Italia. Il disco propone una versione integrale e live dell’album originale, rimasta inedita fino ad oggi.

Il progetto è nato nel 2010, in occasione del quarantennale dell’uscita dell’album di De André ispirato ai Vangeli apocrifi, con una prima esecuzione dal vivo al Teatro Civico di Varallo Sesia (VC). All’epoca, la formazione dei Perturbazione era composta da da Tommaso Cerasuolo (voce), Cristiano Lo Mele (chitarre, synth, elettronica), Gigi Giancursi (chitarre, cori), Elena Diana (violoncello, cori), Alex Baracco (basso, cori) e Rossano Antonio Lo Mele (batteria).

Venerdì 18 luglio i Perturbazione saranno ospiti del Quadila Festival, ad Albugnano, nel Monferrato, provincia di Asti, con la loro interpretazione de La buona novella di Fabrizio De André.

Claudio Sanfilippo - Stile libero - Live - Jam TV

Claudio Sanfilippo – Stile libero (Live)

Claudio Sanfilippo ci legge una storia dal suo nuovo libro e ci fa ascoltare Stile libero, brano interpretato anche da Mina

Stile libero è il brano che Claudio Sanfilippo ci propone dal vivo negli studi di Jam TV. Il brano dà il titolo all’album che nel 1996 si è aggiudicato la Targa Tenco come Miglior opera prima e in precedenza è stato interpretato anche da Mina e fa parte del suo album del 1993 Loch Ness. Per introdurre il brano, il cantautore ha anche letto la storia che racconta la nascita di Stile libero dal suo nuovo libro Un armadio di canzoni. Un viaggio di parole e musica (Interlinea, 2025).

«Claudio Sanfilippo scrive canzoni da quaranta, forse addirittura da cinquant’anni. È un armadio di canzoni. Un armadio di quelli con due belle ante grandi a battente e dentro lo spazio comodo dove appendere le musiche buone e calde per l’inverno, tra i loden e i paletot; ci sono anche un bel po’ di ripiani per impilare maglie e maglioni, versi e strofe» scrive Gino Cervi nell’introdurre questo libro di ricordi e itinerario del cuore di un musicista che ha vinto la Targa Tenco e che è stato autore di canzoni per grandi interpreti come Mina, Eugenio Finardi e Pierangelo Bertoli. Per l’autore è «una geografia sentimentale che si trasforma in testo, melodia, armonia, canto, un po’ come fanno i bambini quando giocano…»

Claudio Sanfilippo, cantautore milanese classe 1960, è una delle penne più raffinate del panorama musicale italiano. Ha scritto brani per artisti del calibro di Mina, Eugenio Finardi, Cristiano De André, Pierangelo Bertoli, Carlo Marrale, Donati e per i tenori Salvatore Licitra e Marcelo Álvarez. Il suo repertorio spazia dalle canzoni in italiano a quelle in dialetto milanese, dai brani per l’infanzia agli adattamenti in altre lingue, fino a colonne sonore e jingle pubblicitari.

Nel corso della sua carriera ha pubblicato una decina di album. Con Stile libero, nel 1996, ha conquistato la prestigiosa Targa Tenco. Suo è anche il brano La palla è rotonda, interpretato da Mina e scelto come sigla ufficiale Rai per i Mondiali di calcio del 2014 in Brasile.

Dal 2013 al 2015 è stato tra i protagonisti del progetto Scuola Milanese, insieme a Carlo Fava e Folco Orselli: un viaggio tra musica e narrativa sul palco della Salumeria della Musica, tra storie e canzoni avvolte nella nebbia meneghina.

Sanfilippo è anche autore di narrativa e poesia, con pubblicazioni per Mondadori, Rizzoli, Hoepli, Solferino, Le Edizioni del Foglio Clandestino, Bolis e About Cities. Attualmente insegna drammaturgia musicale alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano.

Maggiori informazioni sul suo sito ufficiale: www.claudiosanfilippo.it

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