Dimitri Grechi Espinoza - Love is a losing game

Dimitri Grechi Espinoza e il suo sax solo in “Love is a losing game”

Love is a losing game è il brano di Amy Winehouse, ma è anche il titolo del nuovo album di Dimitri Grechi Espinoza in cui rende omaggio ai suoi standard jazz preferiti

 

Si intitola Love is a losing game il nuovo album di Dimitri Grechi Espinoza. Il sassofonista, nato a Mosca nel 1965, ma che vive già dall’inizio degli anni ’70 a Livorno, ha voluto rendere omaggio ad alcuni dei suoi standard jazz preferiti, partendo però dal famoso brano di Amy Winehouse, che peraltro dà anche il titolo all’intero lavoro.

Espinoza ha registrato il suo sax solo per questo album, poi remixato da Ponderosa Music Records, nell’agosto 2022 all’interno della Cisterna Romana degli scavi archeologici Enrico Fiumi di Volterra, sfruttando così il riverbero naturale del luogo e proseguendo in qualche modo la sua ricerca sul suono e sul suo significato spirituale.

 

 

Il 1998 è l’anno in cui Dimitri Grechi Espinoza fonda il gruppo di ricerca musicale Dinamitri Jazz Folklore collaborando con la compagnia congolese Yela wa nell’ambito della musica di guarigione Kongo. Allo stesso tempo, attraverso il suo progetto di sax solo Oreb si dedica allo studio del rapporto tra suono, spazio-sonoro e sul suo significato spirituale, contribuendo così al riportare la musica alla sua originaria funzione di “dialogo” con il Sacro.

“Il suono è l’essenza del nostro mondo. Due fratelli inseparabilmente uniti risiedono nel mio essere; uno di essi suona, l’altro ascolta” con queste parole Dimitri Grechi Espinoza definisce il suo ultimo progetto.

 

Creedence Clearwater Revival - Proud Mary

“Proud Mary” dei Creedence Clearwater Revival (“e di Ike & Tina Turner”)

John Fogerty e il successo di Proud Mary con i suoi Creedence Clearwater Revival. Il brano sarà molto famoso anche nella versione di Ike e Tina Turner

 

Nella primavera del 1968, il ventitreenne John Fogerty viene finalmente congedato dall’esercito americano.

Nonostante fosse sotto le armi, Fogerty non ha mai smesso di suonare, anzi, proprio durante il militare aveva sviluppato alcuni riff di chitarra che potevano benissimo svilupparsi in altrettante canzoni. Cosa che succede una sera durante le prove di un concerto alla Avalon Ballroom, tempio della musica e cultura psichedelica di San Francisco, quando Fogerty suona con la sua band, i Creedence Clearwater Revival.

 

In particolare, comincia a prendere forma un brano dedicato a una lavandaia, una certa Mary, che un giorno prende una decisione drastica. Stufa delle angherie del suo capo, lascia un lavoro sicuro (sebbene sottopagato) per inseguire un sogno: si imbarca su un battello a vapore per un viaggio sul Mississippi.

Vedendo la città di New Orleans da un’altra prospettiva: un passato che si allontana e che lei non vuole più avvicinare.

Il fiume dunque non è solo metafora di una fuga dalla realtà ma anche la speranza di una nuova vita. La città di New Orleans (e il suo crogiuolo di musiche e razze diverse) è anche un’ispirazione per Fogerty: il brano, Proud Mary (pubblicato nel 1969 nel secondo album dei Creedence Bayou Country) è infatti un perfetto mix tra la tradizione bianca e quella afroamericana, un marchio di fabbrica del sound della band di Fogerty.

 

Due anni dopo, Ike & Tina Turner faranno di Proud Mary una cover talmente di successo da far quasi dimenticare la versione originale. Il brano fa parte in realtà già dell’album Workin’ Together del 1970, ma nel ’71 uscirà come singolo e sarà uno dei brani più apprezzati del duo (e successivamente anche di Tina come solista).

Matteo Mancuso - Open Fields - Live

Matteo Mancuso – Open Fields (Live)

Matteo Mancuso è stato ospite con la sua chitarra negli studi di Jam TV e ci ha suonato per l’occasione Open Fields, brano che farà parte del suo primo attesissimo album

 

Open Fields è il brano che ci ha suonato dal vivo nei nostri studi Matteo Mancuso. Il titolo originario era Campagne siciliane, poiché è ispirato alla sua terra, la Sicilia, ed è uno dei suoi pezzi precedentemente composti alla chitarra classica, poi trasposti sull’elettrica.

Open Fields farà parte di The Journey, primo album di Matteo Mancuso che uscirà il prossimo 30 giugno su etichetta Players Club.

 

Matteo Mancuso, classe 1996, ha frequentato il liceo musicale di Palermo, dove ha studiato chitarra classica e flauto traverso. Enfant prodige della chitarra, ha suonato, fin dalla più tenera età, con i maggiori musicisti siciliani. Sul palco già a dodici anni al Castelbuono Jazz Festival, ha proseguito negli anni con varie formazioni, tra cui in duo con il padre Vincenzo Mancuso, con un repertorio che spazia da Django Reinhardt al jazz contemporaneo. Nel 2017 fonda il trio “SNIPS” con cui propone arrangiamenti standard in chiave jazz-rock e fusion, con Salvatore Lima alla batteria e Riccardo Oliva al basso. La loro versione di The Chicken raggiunge in breve oltre un milione di visualizzazioni. Chitarrista poliedrico, spazia dalla chitarra classica, alla elettrica, sulla quale ha sviluppato una personale tecnica esecutiva con le dita, che gli permette un linguaggio musicale molto originale. Il suo canale YouTube conta oltre 150.000 iscritti ed è molto seguito da un vasto pubblico internazionale. È stato molto apprezzato tra gli altri da Dweezil Zappa, Joe Bonamassa e Stef Burns. Al Di Meola ha detto di lui: “Un talento assoluto: ci vorrebbero due o tre vite per imparare anche per uno come me a improvvisare così bene alla chitarra come lui”. E Steve Vai: “L’evoluzione della chitarra è al sicuro nelle mani di musicisti come lui che rappresentano un nuovo livello per il tono, per la precisione nel tocco e la scelta delle note”. Nel 2017, nell’ambito del Festival Umbria Jazz, a Perugia, ha vinto una borsa di studio per il prestigioso Berklee College di Boston. Con il gruppo “SNIPS”, ha suonato, riscuotendo ampio successo, al festival “Les Nuits De La Guitare” a Patrimonio, in Corsica, al Musikmesse 2018 di Francoforte e ad Umbria Jazz 2018. Nel 2019, collaborando con Yamaha Guitars, ha partecipato al NAMM 2019 di Los Angeles ed al “Young Guitar Festival” di Bangkok come giudice della competizione. Lo stesso anno va in Russia per una serie di masterclass passando da Mosca, San Pietroburgo e Perm. Nel 2020 Matteo fonda il suo nuovo trio con Stefano India al basso e Giuseppe Bruno alla batteria, dando spazio anche alla sua vena compositiva con brani originali e si esibisce in vari concerti. Nel 2021 va in tournée con il nuovo trio per l’Italia: dal Festivalle di Agrigento, al Blue Note di Milano, con grande successo. Continua a lavorare in studio e compone nuovi brani. Nel 2022 va in tour in Italia ed Europa: dal Festival Internazionale di Brema, all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Dopo una breve sosta nel mese di giugno, in cui si è laureato in chitarra jazz presso il Conservatorio di Palermo con lode e menzione d’onore, ha ripreso il tour e ha duettato con Al di Meola, in versione chitarra classica durante la serata conclusiva dell’Eddie Lang Jazz Festival. Ad agosto ha suonato al prestigioso Lugano Estival Jazz con la PFM e in Irlanda al New Ross Guitar festival. A settembre 2022 è stato ospite di Stefano Bollani nella trasmissione Via dei Matti n.0. Il 13 Ottobre ha suonato al Festival Jazz di Uppsala in Svezia e il 21 Ottobre ha aperto il Festival Jazz di Spoleto.

Brian May + Friends

Brian May + Friends: Star Fleet Project, riedizione per i 40 anni

Cd e vinile con tutte le take di Brian May, Eddie Van Halen e di tutti gli altri che quarant’anni fa presero parte a Star Fleet Project

 

Quando i Queen nel 1983 decisero di prendersi una pausa, Brian May pensò di invitare nei famosi studi Record Plant in California alcuni amici, per collaborare su alcuni brani. Nacquero così le registrazioni che Brian avrebbe successivamente declinato nel mini-album Brian May + Friends: Star Fleet Project che a distanza di quarant’anni dalla sua uscita rinascerà in una veste totalmente rimasterizzata dal 14 luglio prossimo, in formato cd e vinile.

“C’è tutto: ogni take di ciascun brano. Gli sbagli, le risate, la ricerca di nuove cose da fare, conversazioni e sperimentazioni musicali. Non è solo una rimasterizzazione: abbiamo salvato tutto dai multitraccia originali, ogni dettaglio” ha scritto May nelle note introduttive al cofanetto.

Tra i presenti in quelle session c’era anche il compianto Eddie Van Halen che, dichiara sempre Brian May, “suonava la chitarra come se fosse un pianoforte …. Gioia pura. Che privilegio suonare con lui. È stato molto eccitante aprire il caveau per trovare questi nastri. È molto emozionante, soprattutto perché. Ed purtroppo non c’è più. In questo progetto c’erano molta esuberanza, esplorazione, scoperta e stupore”.

L’annuncio dell’uscita è arrivato proprio nei giorni in cui a tener banco tra i fan dei Queen è una voce che se confermata avrebbe dell’incredibile, non tanto per la questione in sé, quanto per un piccolo ma non trascurabile dettaglio: la cifra in gioco. Stiamo parlando della notizia secondo cui tutti i diritti d’autore e i master delle opere dei Queen e di Mercury sarebbero in questi giorni al centro di una trattativa monstre tra Disney Music Group e Universal Music Group per una cifra che si aggirerebbe intorno al miliardo di dollari. Se la trattativa da confermata andasse in porto renderebbe l’operazione la più onerosa di sempre in questo campo. Almeno per ora.

Ben Harper - Wide Open Light - Jam TV - Ezio Guaitamacchi

Ben Harper e la sua chitarra acustica in “Wide Open Light”

Le canzoni sono le vere protagoniste di Wide Open Light, nuovo album di Ben Harper che a luglio sarà in tour in Italia

 

Ben Harper è tornato con il suo nuovo album Wide Open Light, un lavoro da lui descritto come una vera e propria famiglia di canzoni in cui ogni traccia è parente stretta della successiva. È volutamente minimalista e sono le canzoni stesse, tanto quanto la produzione, le protagoniste assolute. Grande importanza assume inoltre la chitarra acustica in questo suo nuovo album.

 

Dopo l’uscita del disco, Ben Harper è in tour in date selezionate con le Chicks, prima di partire per il suo lungo tour negli Stati Uniti questo autunno. Il tour americano di Harper inizia a Richmond, in Virginia, il 29 settembre, e comprenderà spettacoli a Portland, ME, Buffalo, NY, Cincinnati, OH, Milwaukee, WI e altri, e includerà esibizioni all’Oceans Calling Music Festival e al Sound on Sound Music & Arts Festival.

Il tour toccherà anche l’Italia e queste di seguito sono le date al momento in programma:

11 Luglio – MILANO, Circolo Magnolia *with John Butler
12 Luglio – VERONA, Castello Scaligero
13 Luglio – PERUGIA, Arena Santa Giuliana
15 Luglio – TARVISIO, Lago di Fusine Superiore
16 Luglio – SARZANA, Piazza Giacomo Matteotti

Per i biglietti e altre informazioni: www.benharper.com/tour

Pino Scotto - Before It's Time To Go - Live

Pino Scotto – Before It’s Time To Go (Live)

Una ballad live per Pino Scotto negli studi di Jam TV: Before It’s Time To Go

 

È stato nostro ospite Pino Scotto e nell’occasione ci ha proposto alcuni brani live, tra cui Before It’s Time To Go, una ballad che lui descrive con queste parole: “Ho fatto un mea culpa di tutti i miei eccessi degli ultimi 50 anni, però nel ritornello dico: Ho ancora tanta strada da percorrere e tante promesse da mantenere specialmente a me stesso“.

Before It’s Time To Go, qui eseguita in acustico con Steve Volta alla chitarra, è uno dei brani di Dog Eat Dog, album che Pino ha pubblicato nel 2020, due settimane prima della pandemia. Lo scorso 14 aprile è uscito invece Live ‘N Bad (Nadir Music, 2023), un nuovo disco dal vivo registrato nel corso di uno dei suoi recenti concerti del tour di Dog Eat Dog che proseguirà fino alla fine dell’anno. Per conoscere tutte le prossime date è possibile visitare il sito ufficiale di Pino Scotto.

Tracklist di Live ‘N Bad:

  1. Don’t Waste your Time
  2. La resa dei conti
  3. Dog eat Dog
  4. Not too Late
  5. Cage of Mind
  6. Eye for an Eye
  7. Come noi
  8. Morta è la città
  9. Drum solo
  10. Bass solo
  11. Same Old story
  12. Don’t be Looking Back
  13. Guitar solo
  14. Streets of Danger
  15. Get Up Shake Up
  16. The Eagle scream
  17. Talking Trash
  18. Stone Dead Forever

 

 

Chris Isaak - Wicked Game

Wicked Game, il “gioco malvagio” di Chris Isaak

Un brano per Chris Isaak che ottiene successo soltanto dopo essere stato usato (in versione strumentale) nella colonna sonora di Cuore Selvaggio: Wicked Game

 

Pensare che da ragazzo voleva fare il pugile. Già, perché quando frequentava la University of the Pacific nella sua città natale (Stockton, California), Chris Isaak passava più tempo ad allenarsi sul ring che a studiare o a suonare la chitarra, la sua altra grande passione. Che, a un certo punto ha avuto la meglio.

Attaccati i guantoni al chiodo, con un diploma in comunicazione e dopo uno stage in Giappone, Isaak forma la sua prima band, i Silvertone, e pubblica nel 1985 il suo primo album, apprezzato anche da alcuni suoi grandi idoli come John Fogerty.

Bello e fascinoso, Isaak piace ai cultori di musica e … alle femmine. Una di queste sue ammiratrici, una sera del 1988 lo chiama al telefono.

“Ti va se ti raggiungo a casa… Vorrei parlarti…”

Isaak, stupito ma anche gratificato dalla proposta sin troppo esplicita, accetta e dice all’amica di raggiungerlo.

Riflettendo sul fatto che quella signorina sin troppo audace non fosse nemmeno il suo tipo, Chris trova ispirazione per un brano, una ballata seducente che compone in meno di mezzora, prima che l’amica arrivi da lui. Lo intitola Wicked Game, gioco malvagio. E racconta di un amore non corrisposto.

Sorta di versione aggiornata e corretta di Roy Orbison, Isaak incarna anche davanti al microfono il personaggio del bel tenebroso. La canzone, inserita nell’album Heart Shaped World, non ottiene subito successo. Una versione strumentale del pezzo, usata da David Lynch nella colonna sonora di Cuore Selvaggio, lancia la canzone che piano piano ottiene visibilità. Il bellissimo videoclip in bianco e nero girato alle Hawaii, con la partecipazione della top model danese Helena Christensen, passa alla storia vincendo numerosi premi e sancendo definitivamente il successo di Wicked Game, tuttora il brano più conosciuto e amato di Chris Isaak.

fabrizio basciano manuale di storia della popular music e del jazz

Fabrizio Basciano, “Manuale della Popular Music e del Jazz”

Un manuale firmato dal musicologo Basciano pensato per accompagnare gli studenti del Conservatorio (e auspicabilmente dei licei) nel loro percorso di approfondimento della Storia della Popular Music

 

Fabrizio Basciano, musicologo e docente di storia della musica presso il Conservatorio Tchaikovsky di Catanzaro, ci ha raccontato il suo ultimo libro, “Manuale di Storia della Popular Music e del Jazz”, edito da Volontè&Co, un titolo ambizioso per un’opera che raccoglie un secolo di storia della musica, analizzata attraverso le sue principali evoluzioni stilistiche e inserita nel contesto socio-culturale, economico e politico dei diversi periodi.

Promotore di un’importante proposta di legge che suggerisce l’inserimento nei licei dell’insegnamento di storia della musica, come da sempre si fa con la storia dell’arte, Basciano ci ha parlato proprio dell’importanza di formare i giovani a una visione più completa sulle arti visive e musicali, entrambe profondamente radicate nella storia e nella cultura dell’Italia, un Paese che inciampa ancora nel pregiudizio e si mostra reticente quando si mescola classico e moderno.

In chiusura, l’autore ci ha parlato del suo fortunato, se pur virtuale, incontro con Franco Battiato, che ricorda con l’immensa ammirazione e l’affatto che solo il grande Maestro riusciva a suscitare in chiunque incrociasse la sua strada.

Sainkho Namtchylak, Where Water Meets Water Bird Songs & Lullabies

Sainkho Namtchylak, “Where Water Meets Water: Bird Songs & Lullabies”

Un nuovo album per Sainkho Namtchylak che esplora la fonetica con la sua voce accompagnata soltanto dall’acqua

 

Sainkho Namtchylak ha da poco pubblicato il suo nuovo album Where Water Meets Water: Bird Songs & Lullabies (Ponderosa Music Records, 2023).

Nessuna delle quattro lingue che sa parlare (tuvan, russo, inglese e tedesco) in questo lavoro, ma solo l’esplorazione della fonetica è qui presente per l’artista originaria di Tuva, una delle repubbliche della Federazione Russa, situata in Siberia centro-meridionale, lungo il confine con la Mongolia.

Sainkho ha inoltre lavorato ancora una volta con il produttore Ian Brennan, vincitore di Grammy. La sua voce come unico strumento qui è accompagnata dall’acqua e ha registrato questo suo nuovo album totalmente in presa diretta/live e senza sovraincisioni in Italia e in luoghi scelti non a caso come ci ha raccontato lei stessa.

 

Qui le dichiarazioni dell’intervista a Sainkho Namtchylak tradotte in italiano:

“Abbiamo registrato il nuovo album a Venezia e lì nei dintorni sulle isole. Abbiamo registrato al mare, abbiamo registrato di notte prendendo la gondola e poi abbiamo registrato all’interno della stanza, fuori, abbiamo registrato sull’isola dove prima c’era un ospedale psichiatrico, poi abbiamo registrato alcune parti nel cimitero. Quindi è stata un’esperienza molto speciale. Non l’avevo mai fatta prima, per cui è stato molto interessante”.

 

“È stato difficile all’inizio, perché sono abituata a fare molto e recitare molto e avere molti testi, molte melodie, qui dovevo essere solo io che cantavo dolcemente quasi a me stessa e poi è stato davvero un momento speciale, perché quando ci siamo messi d’accordo che avrei registrato a cappella, da sola, stavo preparando le canzoni ed era già chiaro: vengo dal primo marzo, ma una settimana prima hanno annunciato la guerra… Allora molte cose iniziarono a cambiare ero confusa, ero persa, ero depressa, e ovviamente tutte queste canzoni con i testi non funzionavano, ma lui (il produttore Ian Brennan, ndr) diceva: “No, va bene, fai solo qualcosa di semplice, prendi solo qualche piccolo nucleo melodico e lavoraci, non fare grandi azioni!” E così è venuta fuori ed è davvero un’ottima registrazione, anche se sembra molto molto semplice, ma ha questa atmosfera, ha la mia aura e ha una diversa sensazione di spazio nelle diverse composizioni; puoi davvero percepirlo, è per strada o da qualche parte in un posto molto tranquillo come un cimitero e tutto il resto… quindi è ancora lì nelle registrazioni che sono speciali per Ian”.

 

“Ho sempre una specie di bozze e ho una specie di struttura, ma dipende dalla situazione, cambia un po’ o a volte cambia molto, quindi dipende dal luogo, molto dipende dalle persone con cui lavoro, dal pubblico, dall’acustica, quindi davvero da concerto a concerto non è mai la stessa cosa, c’è una specie di struttura, ma non è mai la stessa”.

 

“Al momento l’idea dell’acqua è… molto molto attuale per me, perché sono stata in Asia a dicembre-gennaio e vedo come stanno cambiando le cose Mongolia, ci sono stata 10 anni fa lì e poi ora dopo 10 anni sono tornata di nuovo e i cambiamenti sono grandi ed è drammatico. Mi piace concentrarmi sull’acqua pulita, sull’aria pulita nelle città, in Mongolia e anche in Tuva, perché la natura lì è molto bella, è ancora possibile. L’urbanizzazione è ancora qualcosa di molto nuovo lì, le persone vivono ancora giovani e allegre e non si sono allontanate troppo dalla natura come alcune città moderne come Tokyo, New York o anche Milano. Quindi è possibile ispirarli a trovare l’equilibrio tra la pulizia, mantenendo la natura pulita allo stesso tempo con la modernizzazione, non per fare una modernizzazione veloce, penso che stia andando troppo veloce”.

Neil Diamond - Solitary Man - Songcatcher

Neil Diamond, “Solitary Man”… brano ricantato anche da Morandi

Tante cover per Solitary Man di Neil Diamond, compresa quella con testo in italiano scritto da Franco Migliacci per Gianni Morandi

 

Dopo aver lavorato come autore al Brill Building, la “fabbrica dei successi” nel cuore di Broadway, aver firmato I’m A Believer, la grande hit dei Monkees, il 25enne Neil Diamond, a fine 1965 decide di cantare lui i brani che scrive. Accetta così l’offerta della Bang Records di Bert Burns e registra il suo primo singolo Solitary Man.

La canzone, una ballad che parla di un ragazzo solitario alla ricerca dell’amore, recita: “Sino a che non troverò una ragazza che mi voglia bene e non mi prenda in giro, mi farò i fatti miei, resterò quello che sono: un solitario”.

Registrato nel gennaio del ’66 e pubblicato nell’aprile dello stesso anno, Solitary Man, nonostante il moderato successo, diventerà uno dei brani più emblematici del repertorio di Neil Diamond che, molti anni dopo, confesserà che quella canzone è in realtà autobiografica: è lui il “solitario” raccontato nel brano.

Solitary Man, apprezzato da molti colleghi illustri di Neil Diamond, da Johnny Cash a Chris Isaak, che ne hanno fatto cover bellissime, viene inciso in italiano da Gianni Morandi con il titolo di Se perdo anche te. Il testo è scritto da Franco Migliacci, il paroliere di Modugno di Nel blu, dipinto di blu, mentre gli arrangiamenti sono di Ennio Morricone.

Verrà pubblicato nel 1966 come lato B del 45 giri C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones.

NoelGallagher_ Ph Matt Crockett (3)

Noel Gallagher’s High Flying Birds, “Council Skies”

È uscito Council Skies, nuovo album in studio in cui Noel Gallagher con i suoi High Flying Birds rivendica il suo passato e rende omaggio alla sua Manchester

 

Il periodo passato in lockdown per la pandemia da Covid-19 è stato indubbiamente una molla creativa importante per molti artisti e ne è la riprova il fatto che ancora oggi, a distanza di mesi, ascoltiamo dischi e canzoni partoriti da quell’universo emotivo. Ne è un prezioso esempio Council Skies, nuovo lavoro in studio di Noel Gallagher e i suoi High Flying Birds, uscito oggi, venerdì 2 giugno, e messo assieme proprio durante i lunghi giorni d’isolamento. Non è un caso quindi che le atmosfere delle undici tracce siano perlopiù malinconiche, sospese tra un agrodolce senso di rewind e un sospiro tra un pensiero e l’altro, mentre si guarda un cielo nuvoloso di un pomeriggio di fine maggio. Se poi ci si aggiunge il fatto che nel disco sia inevitabilmente confluito tutto il bagaglio emotivo di Noel Gallagher dovuto alla separazione dalla seconda moglie Sarah MacDonald ecco che il quadro si fa nitido. “Sto tornando alle mie origini” – ha detto lo stesso Noel parlando del disco. – “Sognare ad occhi aperti, alzare gli occhi al cielo e chiedermi cosa potrebbe essere la vita… questo vale per me oggi come nei primi anni ’90. Quando stavo crescendo in condizioni di povertà e disoccupazione, la musica mi ha salvato… un po’ come ‘Top of the Pops’ in TV ha svoltato il giovedì sera, ti immergevi in un mondo fantastico. È quello che penso dovrebbe fare la musica. Voglio che la mia musica elevi ed aiuti in qualche modo”.

 

Noel Gallagher - Council Skies - copertina

 

Il risultato finale è un album riflessivo, perlopiù sospeso, persino nelle tracce più movimentate che si differenziano dalla sua cifra stilistica portante, per sound e tiro.

Un album che, da Dead to the world alla titile track Council Skies fino a Easy Now, dà vita a quello che, forse, è il miglior racconto fatto da tempo dal più grande dei fratelli Gallagher.

 

Paolo Jannacci ricorda il padre Enzo

Paolo Jannacci e il rapporto musicale col padre Enzo

Il 3 giugno nasceva Enzo Jannacci e allora noi vi riproponiamo per l’occasione la nostra intervista al figlio Paolo

 

Enzo Jannacci avrebbe compiuto 88 anni e noi alla vigilia di questa ricorrenza vi riproponiamo la nostra intervista al figlio Paolo, realizzata per la Music Room dello scorso 27 marzo (due giorni prima dei dieci anni dalla scomparsa dello stesso cantautore).

Paolo Jannacci racconta qui del suo “primo incontro in musica” col padre, di quando propose ad Enzo di produrre il suo primo disco e di altre avventure musicali col grande cantautore.

 

Domani, 3 giugno, sempre nel giorno di quello sarebbe stato il compleanno di Enzo Jannacci, Paolo porta in scena al Teatro Arcimboldi di Milano JANNACCIAMI! Un abbraccio di musica a Milano, uno spettacolo pieno di canzoni, di ospiti, di grandi musicisti, di amici, di imprevisti, di suoni, di risate e di teatro.

“Uno spettacolo” racconta Paolo Jannacci “dedicato a mio padre, con le sue canzoni più richieste e quelle più nascoste. Una ripartenza, da dove ci eravamo lasciati 10 anni fa, verso un futuro sempre più Jannacciano, perché ho scoperto che io ho bisogno ancora di ascoltare le sue canzoni e cantarle, nel migliore dei modi, a chi desidera ascoltarmi”.

Insieme a Paolo Jannacci, in questa serata evento, sul palco degli Arcimboldi ci saranno gli amici musicisti che hanno condiviso tanto con Enzo e la sua famiglia come Emiliano BassiMarco BrioschiRoberto GualdiMichele Monestiroli e Paolo Tomelleri, accompagnati da una splendida orchestra d’archi (Infonote di Serafino Tedesi) diretta dal M° Maurizio Bassi (già produttore di Enzo negli anni ’80).

“Per non farci mancare proprio niente, per condividere il meglio di Enzo” racconta Paolo “ho invitato anche grandi artisti, performer e cantanti della scena nazionale, in rigoroso ordine alfabetico: Diego AbatantuonoAle&FranzMassimo Boldi, ElioFrancesco GabbaniJ-AxCochi PonzoniPaolo Rossi e Ornella Vanoni“.

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