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Jakob Dylan in Top Ten con i suoi Wallflowers con “6th Avenue Heartache”

6th Avenue Heartache è il primo vero pezzo composto da Jakob Dylan, ultimo dei quattro figli di Bob Dylan e Sara Lowlands

 

Jakob è l’ultimo dei quattro figli di Bob Dylan e Sara Lowlands.
Nel 1988, quando aveva 18 anni e viveva a New York, aveva iniziato a scrivere canzoni. Una di queste, forse il primo vero pezzo da lui composto, prendeva spunto dall’osservazione di ciò che vedeva dalla finestra di camera sua. In particolare, il giovane Dylan si era soffermato su un barbone che tutti i giorni stava proprio davanti al portone di casa di Jakob e cantava sempre la stessa canzone. Un giorno però, il senza tetto, sparì anche se la sua chitarra e le sue cose erano rimaste al suo posto sino a che, poco alla volta, la gente se l’era portate via.

Jakob Dylan voleva inserire questo brano autobiografico intitolato 6th Avenue Heartache, nell’album di debutto dei Wallflowers, ma poi si pensò di farlo uscire nel secondo disco della sua band, Bringing Down The Horse. Prodotto da T Bone Burnett, vecchio sodale di papà Bob, l’album avrà un successo fantastico proiettando i Wallflowers in vetta alle classifiche di vendita.

Per 6th Avenue Heartache, Jakob chiede al suo vecchio amico Adam Duritz, cantante dei Counting Crows, di fare le seconde voci mentre T Bone Burnett chiama un altro amico di Bob Dylan, Mike Campbell, chitarrista di Tom Petty & The Heartbreakers, a suonare la slide.
Un bellissimo videoclip in bianco e nero aiuterà il successo del brano, il primo dei Wallflowers a entrare nei Top Ten della classifica.

Cowboy Junkies - Such Ferocious Beauty - Intervista a Michael Timmins - Jam TV

Cowboy Junkies, “Such Ferocious Beauty” – Intervista a Michael Timmins

Il chitarrista e autore dei Cowboy Junkies ci parla del nuovo album di inediti del gruppo canadese, Such Ferocious Beauty

 

Dopo Songs of the Recollection, album di cover del 2022, i Cowboy Junkies sono tornati con un nuovo lavoro di inediti, Such Ferocious Beauty, che il chitarrista e autore del gruppo Michael Timmins ci ha presentato nella nostra intervista.

 

A proposito dei temi principali del nuovo album dei fratelli Margo, Michael e Peter Timmins e dell’amico di lunga data Alan Anton quali “la bellezza, l’invecchiamento, la perdita dei genitori e il creare spazio nella propria vita in mezzo alla rovina che deriva dal semplice vivere”, Such Ferocious Beauty si apre con What I Lost, brano sugli ultimi mesi di vita del padre dei Timmins, che peraltro è il principale protagonista del video della canzone e in cui sono presenti anche altri componenti della famiglia.

 

A novembre di quest’anno saranno passati 35 anni dalla pubblicazione di The Trinity Session, secondo album del gruppo canadese registrato nel 1987 presso la Chiesa della Santissima Trinità di Toronto, che è anche il lavoro di maggior successo dei Cowboy Junkies. Da lì la band è riuscita a farsi apprezzare ancor di più per il suo mix di blues, country, folk, rock e jazz, e molti ricordano senz’altro la particolare cover di Sweet Jane dei Velvet Underground, contenuta proprio in quell’album. In conclusione abbiamo chiesto allora a Michael Timmins qual è il principale consiglio che darebbe al sé stesso di quel periodo.

nuovo disco del suo as madalenas

As Madalenas, il nuovo disco del duo Valle-Renzetti

Il terzo, omonimo album del duo As Madalenas, un lavoro scritto a quattro mani da Tatiana Valle e Cristina Renzetti

 

As Madalenas è un progetto che festeggia quest’anno i suoi dieci anni d’attività con il terzo, omonimo album uscito lo scorso 19 maggio per Jando Music/Via Veneto jazz, dove le due cantanti e poli-strumentiste si presentano anche in qualità di cantautrici, firmando la quasi totalità dei brani.

Un incontro fortunato tra l’Italia e il Brasile che unisce voci, chitarre e percussioni; due donne con la propria storia che dividono il palco, mondi diversi che hanno trovato il perfetto equilibrio nello stile unico e fresco di “Tati e Cri”, Tatiana Valle e Cristina Renzetti, tra le più attive interpreti di musica brasiliana in Italia. A dieci anni dalla nascita del progetto e con centinaia di performance live che le hanno fatte letteralmente crescere sui palchi arriva As Madalenas, album scritto a quattro mani dalle musiciste e di cui firma la direzione artistica il talentuoso contrabbassista Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Musica Nuda).

Hanno presentato in anteprima il nuovo lavoro sul palco della Casa del Jazz di Roma e proseguiranno con il loro tour durante tutta l’estate. Abbiamo incontrato Tatiana Valle che ci ha parlato di questo lavoro.

David Bowie - Ziggy Stardust - cinema - poster

David Bowie, di nuovo al cinema tutto l’ultimo concerto di Ziggy Stardust

Dal 3 al 5 luglio al cinema in versione restaurata e completa Ziggy Stardust & The Spiders From Mars: il film, l’ultimo concerto di David Bowie nei panni di Ziggy Stardust

 

Dal 3 al 5 luglio si può rivedere al cinema in versione restaurata e completa Ziggy Stardust & The Spiders From Mars: il film, l’ultimo concerto di David Bowie nei panni di Ziggy Stardust. L’elenco delle sale è disponibile sul sito ufficiale di Nexo Digital.

 

 

(NON È) “L’ULTIMO SHOW IN ASSOLUTO”

È il 3 luglio 1973 quando David Bowie “uccide” il suo alter ego Ziggy Stardust sul palco dell’Hammersmith Odeon di Londra. Bowie parla di “ultimo show in assoluto” prima dell’ultimo brano in scaletta, Rock ‘n’ Roll Suicide. Ma la storia è ormai nota: non era un addio alle scene o un ritiro dal mondo della musica, era “soltanto” la fine di Ziggy Stardust e dei suoi Spiders From Mars, una decisione ancora oggi sorprendente, dal momento che Bowie era all’apice del successo, dopo aver faticato non poco prima di ottenerlo negli anni precedenti.

Uno show del genere, con tanto di colpo di teatro finale, va però documentato e allora è il regista D. A. Pennebaker che si occupa di riprendere il tutto, lo stesso del documentario su Bob Dylan Dont Look Back, di quello sul grande festival del 1967 Monterey Pop e, diversi anni dopo, di 101 con i Depeche Mode.

 

VERSIONE RESTAURATA (AUDIO E VIDEO)… E COMPLETA

Questa volta Ziggy Stardust & The Spiders From Mars: il film sarà disponibile nella sua interezza. Nelle precedenti uscite in DVD era stata infatti tagliata la parte in cui sale sul palco come superospite Jeff Beck (che oggi, peraltro, avrebbe compiuto 79 anni) e quindi è presente tutta la parte quasi in conclusione del live con il grande chitarrista che si unisce a Bowie e agli Spiders From Mars per The Jean Genie, l’accenno di Love Me Do dei Beatles e Round And Round (cover di Around And Around di Chuck Berry).

C’è poi appunto tutto il concerto preceduto dalle immagini del pubblico in attesa di entrare all’Hammersmith Odeon e dalle scene tratte dal camerino con un Bowie apparentemente teso e “fuori dal personaggio” Ziggy Stardust, prima di entrare in scena truccato e con il primo dei tanti abiti che alternerà nel corso del live. Hang On To Yourself, Ziggy Stardust, Watch That Man… il concerto è già nel vivo da questi primi brani e adesso, con le immagini completamente restaurate in 4K, con la supervisione di Frazer Pennebaker, figlio del compianto regista, e della vedova di D. A. Pennebaker, Chris Hegedus, si possono apprezzare maggiormente la star sul palco con la sua band e il pubblico in totale adorazione. Anche le immagini del backstage, a distanza di cinquant’anni, diventano una preziosa testimonianza del momento e del periodo, come quelle in cui si vede Ringo Starr che chiacchiera con il protagonista del live, ma è tutto il concerto che adesso si sente anche meglio grazie all’audio 5.1 curato da Tony Visconti, produttore, manager e grande amico di Bowie.

 

In rete ci sono singoli brani o frammenti di quel live sui canali ufficiali (e non ufficiali con video e audio di qualità nettamente inferiori), ma adesso vale davvero la pena rivedere tutto il concerto in questa nuova versione… anche soltanto per sognare, almeno per un attimo, di avervi assistito dal vivo cinquant’anni fa.

Mötley Crüe e Def Leppard live Milano

Mötley Crüe e Def Leppard live a Milano, il report (20.06.2023)

Grande concerto quello di Mötley Crüe e Def Leppard lo scorso 20 giugno a Milano, all’Ippodromo Snai di San Siro

 

È un tuffo nell’epoca d’oro del glam metal e dell’hard rock degli anni ’80 quello che la folla accorsa all’Ippodromo Snai di San Siro, a Milano, martedì 20 giugno, ha vissuto in occasione del concerto di Mötley Crüe e Def Leppard, nell’ambito del Milano Summer Festival. Uno show inserito nel nuovo elettrizzante The World Tour, che vede le due band nuovamente co-headliner dopo il grande successo dei concerti negli stadi nordamericani nellestate 2022.

Ad aprire le danze i Def Leppard, con la band inglese di Sheffield protagonista di un’esibizione tecnicamente impeccabile, nella quale ha ripercorso una storia costellata di grandi successi internazionali come Photograph, Rock of Age, dall’album Pyromania del 1983 e Women, Animal, Pour Some Sugar on Me, e naturalmente Hysteria, dall’omonimo album bestseller del 1987, disco che ha venduto oltre 20 milioni di copie vendute nel mondo e rimane uno dei capisaldi dell’hard rock anni ’80. La band inglese, attiva dalla fine degli anni ’70, si è presentata sul palco dell’Ippodromo Snai di San Siro in uno stato di grazia: performance decisamente convincente a cominciare dallo storico cantante, Joe Elliott, e dall’intramontabile batterista Rick Allen, così come degli altri componenti della band, Phil Collen (chitarra), Vivian Campbell (chitarra) e Rick Savage (basso).

Con l’ingresso sul palco dei Mötley Crüe l’aspetto scenografico e visivo ha assunto un’importanza maggiore. Rispetto agli inglesi, infatti, la band di Los Angeles punta da sempre nei suoi concerti su un’estetica rilevante tanto quanto la musica, con ampio uso di ledwall, effetti sonori e di luci spettacolari, ballerine sexy sul palco e statue di donne bioniche giganti.

Nella scaletta delle leggende del glam metal tutti i successi che li hanno resi famosi, da Live Wire e Shout At The Devil, hit di inizio carriera, passando per la maturità rappresentata da Home Sweet Home, Wild Side, Girls Girls Girls fino alle canzoni immortali di Dr. Feelgood, l’album uscito nel settembre 1989 – prodotto da Bob Rock – che ha reso i Crüe delle star planetarie grazie a brani entrati nella storia non solo dell’heavy metal, ma del rock, come Kickstart My Heart e Same Ol’ Situation (S.O.S.). Dal punto vista tecnico, il più in forma è apparso Tommy Lee dietro le palli, una vera macchina da guerra, così come il nuovo, virtuoso, chitarrista, John V: grande carisma e presenza scenica per Nikki Sixx, mentre quello più sottotono è stato sicuramente il frontman, Vince Neil, anche se i chili di troppo e l’intonazione non sempre impeccabile non hanno pesato su un’esibizione complessivamente entusiasmante e coinvolgente, nella quale i Mötley Crüe si sono divertiti a suonare anche delle cover che attestano la loro indole punk rock, come Anarchy in the U.K. dei Sex Pistols e Blitzkrieg Bop dei Ramones.

Andrea Mirò - Un piccolo graffio - Live - Jam TV

Andrea Mirò – Un piccolo graffio (Live)

Dalla sua raccolta Camere con vista, Andrea Mirò ci fa ascoltare Un piccolo graffio, brano dedicato ai millennials

 

Andrea Mirò live negli studi di Jam TV con Un piccolo graffio. La canzone fa parte de La Fenice, disco del 2009, ed è stato anche il primo singolo scelto per Camere con vista, la raccolta che riunisce 38 brani di Andrea Mirò, scritti e composti in vent’anni di carriera e otto album.

I millennials sono l’ultima generazione analogica, la prima a scoprire il digitale, a vivere la globalizzazione non a parole ma nei fatti, quelli dell’Europa unita e delle crisi di mercato che partono dagli Stati Uniti o dalla Cina e si ripercuotono su tutto il mondo. Sono i primi che non riescono a essere economicamente indipendenti dai propri genitori, eppure devono cambiare il mondo e salvarlo dall’emergenza climatica che iniziano a conoscere con il buco dell’ozono. 

Salvati dalla tecnologia e schiacciati dal mondo che riscopre il terrorismo internazionale e la paura, costretti a inventarsi nuove professioni senza riuscire fino in fondo a governare la trasformazione. I primi ad avere uno stipendio in euro, gli ultimi ad avere ruoli decisionali nel Parlamento europeo.

È a loro che Andrea Mirò dedica Un piccolo graffio, brano che parla di un’identità adulta svuotata di significato dalla precarietà e di un futuro difficile da immaginare spronando, nonostante questo, a non aver paura dei graffi della vita: “Entra dentro al tuo sogno. Svegliati”.

Il discorso ormai riguarda però tutti e quindi il significato della canzone si è ulteriormente esteso oggi a tutti noi e ai giorni nostri.

Le “camere con vista” di questo doppio disco sono come contenitori di storie minime o universali, ma anche tutte le camere da cui Andrea Mirò ha guardato, immaginando che fossero quelle d’albergo durante i tour, o quelle di casa nel passare di questi anni, sempre diverse perché c’è sempre qualche elemento che cambia sullo sfondo, e perché cambia lo stato d’animo. 

allman brothers band - midnight rider - songcatcher - jam tv

Allman Brothers Band, “Midnight Rider” e anche il road manager come autore

Dopo una festa nella loro “Big House” di Macon, Georgia, Gregg Allman della Allman Brothers Band scrive Midnight Rider, ma…

 

Dopo i deludenti risultati commerciali del loro album di debutto del 1969, ai membri della Allman Brothers Band viene chiesto di spostarsi a New York o, in alternativa, in California. Lì, sarebbe più facile farsi notare e creare liaison con le rispettive scene musicali piuttosto che starsene rintanati a Macon, Georgia, la città del sud in cui vivevano a alla quale erano molto legati. Il giorno di capodanno del 1970 la band (con il tutto il clan di amici e familiari) fa però un giuramento: saranno sempre uniti, nella buona e nella cattiva sorte, e non tradiranno mai il loro orgoglio sudista.

Poche settimane dopo acquistano, proprio a Macon, una grande abitazione (la “Big House”) in cui vanno a vivere tutti insieme. In più, sempre nei pressi della cittadina della Georgia, affittano un vecchio cottage in legno dove fare le prove. Lo ribattezzano Idlewild South perché ricorda loro il vecchio aeroporto di NYC che, prima di essere dedicato alla memoria di John Kennedy, si chiamava proprio Idlewild. Lì, in quel rifugio isolato in riva a un lago, gli Allman si ritrovano a suonare e fare party scatenati dove alcol e droga scorrono a fiumi.

Una notte, dopo una di queste feste, Gregg Allman ha una folgorazione: in meno di un’ora scrive un pezzo cui manca solo una strofa. Per terminarlo, sveglia uno dei suoi road manager, Kim Payne, e gli suona in continuazione il brano. Payne, assonnato e stufo di sentire le stesse strofe scrive questi versi: “I’ve gone past the point of caring / Some old bed I’ll soon be sharing”. In pratica, “mi sono rotto di dare retta agli altri, non vedo l’ora di andarmene a letto”. Allman vuole subito recarsi negli studi della Capricorn Records a registrare il pezzo. Detto, fatto: quel brano, Midnight Rider, diventerà uno dei più grandi successi della Allman Brothers Band.

Yusuf / Cat Stevens live - Roma - 2023 - raccontato da Carlo Massarini

Yusuf / Cat Stevens live a Roma raccontato da Carlo Massarini (18.06.2023)

Tra il nuovo album King Of A Land e i suoi grandi successi, Yusuf / Cat Stevens è stato grande protagonista qualche sera fa all’Auditorium Parco Della Musica Ennio Morricone di Roma

 

Ha presentato i brani del suo nuovo album King Of A Land, ma ovviamente ha anche suonato i suoi grandi successi Yusuf / Cat Stevens lo scorso 18 giugno a Roma all’Auditorium Parco Della Musica Ennio Morricone. Per noi c’era Carlo Massarini che ci ha raccontato l’evento.

In particolare, come ci ha spiegato “Mister Fantasy”, ha lasciato verso la fine pezzi come Peace Train, Wild World o Father and Son, quest’ultimo, “pezzo generazionale” in duetto virtuale con la sua “versione più giovane” proiettata sullo schermo, elemento molto importante di quest’unica tappa italiana di Yusuf / Cat Stevens in Italia, a nove anni di distanza dalla volta precedente in cui aveva suonato nel nostro Paese.

Durante il concerto ha poi eseguito due cover come Here Comes The Sun, famoso brano scritto da George Harrison (“uomo che ha ispirato lui e tutta una generazione ad andare in cerca della luce”) e che faceva parte di Abbey Road dei Beatles, e come Don’t Let Me Be Misunderstood, per rendere omaggio a Nina Simone, artista che, come ha dichiarato lui stesso, l’ha ispirato per la maniera di cantare.

 

Grande emozione ovviamente per chi c’era anche questa volta e non solo “all’epoca” negli anni ’70, proprio com’era già capitato a Carlo Massarini. Chiudendo gli occhi e senza osservare gli schermi che adesso spesso aiutano questo tipo di eventi, la voce e la musica rimanevano comunque protagonisti.

Who Firenze Rocks 2023

The Who – Firenze Rocks, il report (17.06.2023)

Concerto memorabile degli Who con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino alla Visarno Arena per il Firenze Rocks

 

Sei mesi dopo le trenta date negli Stati Uniti terminate lo scorso novembre e a due giorni dal debutto di Barcellona, è sbarcato sabato 17 giugno a Firenze Rocks il tour europeo 2023 degli Who. C’era tanta attesa (e qualche perplessità) per il ritorno di Pete Townshend e Roger Daltrey in Italia anche perché questa nuova avventura li vedeva affiancati, di volta in volta, da una grande orchestra locale.

Ma, niente paura, se c’è stato qualcuno capace di dare un senso compiuto al complicatissimo mix “musica rock più ensemble sinfonico” questi sono da sempre gli Who.

L’inizio dello show ne è dimostrazione inequivocabile: l’ouverture di Tommy è semplicemente grandiosa grazie anche all’impatto sonoro della meravigliosa Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino che valorizza al massimo la squisita bellezza armonico-melodica della suite.

Per garantirsi una sorta di “controllo qualità”, Townshend e Daltrey hanno affidato la direzione musicale al fido Keith Levenson e scelto di portar con loro la violoncellista americana Audrey Snyder e la strepitosa violinista newyorkese Katie Jacoby.

Il concerto è diviso in tre parti: la prima è uno spettacolare best of di brani tratti da Tommy in cui spiccano una formidabile Amazing Journey, un’imperdibile Pinball Wizard e il favoloso medley See Me Feel Me / Listening To You che ci riporta ai favolosi tempi di Woodstock sul cui palco nell’estate del 1969 gli Who presentarono proprio un estratto di Tommy.

“Suonare con una grande orchestra ci dà sensazioni fantastiche”, ha commentato Pete Townshend, apparso di ottimo umore e in grande forma fisica e artistica. Ma, ha aggiunto “ti costringe a una grande disciplina… e noi siamo una band di indisciplinati”.

E così, dopo una sontuosa versione di Who Are You? e dopo aver congedato momentaneamente l’orchestra, gli Who hanno dato vita a un set “indisciplinato” e molto rock con You Better You Bet, Substitute e l’immancabile, trascinante e potentissima Won’t Get Fooled Again a chiudere il tutto.

La terza e ultima parte  ha visto il ritorno sul palco dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino per un magnifico omaggio a Quadrophenia con la suite The Rock a farla da padrone e una intensa Love Reign O’er Me a emozionare il pubblico.

Il tempo di presentare la band, nella quale spicca il drumming prodigioso di Zak Starkey, il figlio di Ringo che da piccolo ricevette in regalo da Keith Moon una batteria giocattolo, e lo spettacolare classico Baba O’Riley chiude un concerto memorabile, probabilmente il migliore degli Who negli ultimi 15 anni.

Rispettivamente a 79 e 78 anni suonati, Daltrey e Towshend non se la sono sentita di riproporre il loro primo successo, My Generation, nel quale cantavano che sarebbe stato meglio morire prima di diventare vecchi.

Ma vedendoli di nuovo sul palco, tonici, concentrati e felici, siamo felici di essere parte della loro generazione che è poi la nostra generazione.

Quella cioè di tanti privilegiati orgogliosi di essere contemporanei di queste straordinarie eccellenze artistiche della razza umana.

joni mitchell - at newport

Joni Mitchell, primo vero concerto dopo 23 anni (e a luglio esce il live di Newport)

Dopo l’esibizione a sorpresa a Newport nel 2022 qualche giorno fa Joni Mitchell ha tenuto un vero e proprio concerto

 

Dopo l’aneurisma cerebrale che l’ha colpita nel 2015 sembrava impossibile rivederla su un palco, ma dopo il suo ritorno a sorpresa nel 2022 al Newport Folk Festival, Joni Mitchell ha tenuto un vero e proprio concerto. L’occasione è stata quella dello scorso 10 giugno al Gorge Amphitheatre di George, nello stato di Washington.

 

Tanti i classici in scaletta come Big Yellow Taxi, A Case of You, Both Sides Now e altri, ma anche cover, come ad esempio Summertime.

Sul palco con Joni Mitchell sono saliti anche tanti ospiti, a partire dall’amica Brandi Carlile, che l’ha portata a Newport lo scorso anno, e poi Annie Lennox, Marcus Mumford e tanti altri.

 

Questa la scaletta del live:

Big Yellow Taxi
Night Ride Home
Raised on Robbery (con Celisse Henderson)
Come in From the Cold (con Taylor Goldsmith)
Amelia (con Blake Mills)
Carey
Sex Kills (con Celisse Henderson)
Summertime – Cover di George Gershwin (con Ben Lusher)
Ladies of the Canyon
(con Annie Lennox)
Help Me (con Celisse Henderson)
Where There’s A Will There’s A Way
Love Potion No. 9 – Cover di The Clovers
A Case of You (con Marcus Mumford)
A Strange Boy (con Wendy & Lisa)
Cactus Tree (con Lucius)
California (con Marcus Mumford)
Blue (con Sarah McLachlan)
Why Do Fools Fall in Love – Cover di Frankie Lymon & The Teenagers
Shine (con Brandi Carlile)
Both Sides Now
The Circle Game

 

Bis:

Just Like This Train
If
Young At Heart – Cover di Frank Sinatra (con Allison Russell)

 

 

Infine l’esibizione dell’anno scorso al Newport Folk Festival diventerà un nuovo album live di Joni Mitchell che si intitolerà At Newport e che sarà disponibile dal prossimo 28 luglio in digitale, CD e doppio vinile.

Pink Floyd - 50 anni The Dark Side Of The Moon

Pink Floyd, a settembre il documentario “The Dark Side Of The Moon 50th Ningaloo Eclipse”

In arrivo a settembre un documentario su una particolare esperienza di pochi fan per i 50 anni di The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd

 

Le celebrazioni per i 50 anni di The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd non sono finite e stavolta proseguono grazie a un documentario.

Oltre al cofanetto speciale, ai nuovi videoclip e allo spettacolo nei planetari, aveva fatto molto parlare di sé infatti l’evento esclusivo tenutosi lo scorso 20 aprile in Australia. In quell’occasione otto fortunatissimi fan della band inglese erano stati selezionati per partecipare ad un’esperienza immersiva senza precedenti: l’ascolto del disco in contemporanea ad una vera e propria eclissi totale.

Su una spiaggia del Ningaloo Marine Park (Nyinggulu), dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, a Exmouth, sulla punta del Capo Nord Ovest nell’Australia occidentale, i fortunati fan vincitori di un concorso organizzato ad hoc avevano così ascoltato l’intero LP nel mentre in cui il sole veniva completamente oscurato dalla luna, proprio sulle battute di chiusura di Eclipse, sui versi “But the sun is eclipsed by the moon…” (“Ma il sole è eclissato dalla luna…”), appositamente sincronizzati per allinearsi con il momento straordinario dell’eclissi totale. Proprio nelle scorse ore sulle pagine social dei Pink Floyd è uscito il secondo teaser trailer di un documentario interamente dedicato all’esperienza vissuta da quella manciata di fortunatissime persone che uscirà a settembre.

Non sarà propriamente la stessa cosa, ma almeno anche chi non ha potuto assistere al magico incastro di musica e astronomia potrà emozionarsi davanti alle immagini video di quell’istante.

 

Qui di seguito si può vedere il primo teaser trailer:

 

Questo, infine, è invece il secondo teaser trailer del documentario The Dark Side Of The Moon 50th Ningaloo Eclipse:

Giovanni Baglioni - Miraggio - Live - Jam TV

Giovanni Baglioni – Miraggio (Live)

Giovanni Baglioni dal vivo negli studi di Jam TV ci fa ascoltare con la sua chitarra acustica Miraggio, brano tratto dal suo nuovo album Vorrei bastasse

 

Miraggio è il brano che ci ha suonato Giovanni Baglioni con la sua chitarra acustica negli studi di Jam TV. Miraggio è una delle otto tracce inedite del suo nuovo album Vorrei bastasse (G. Baglioni/Self), uscito lo scorso 24 marzo. Il lavoro è stato pubblicato a più di dieci anni di distanza dal disco precedente Anima Meccanica ed esalta le sue doti tecniche e compositive.

 

Vorrei bastasse, fin dalla scelta del titolo, è testimonianza di un sentimento di inquietudine che ha accompagnato l’artista. Da un lato il peso delle aspettative che ha percepito e che lo hanno a tratti scoraggiato e fatto dubitare della scelta del proprio percorso di vita. Dall’altro il malcontento e l’amarezza per un mondo che sembra interessarsi sempre meno all’essenza in favore dell’apparenza, che brama i personaggi perché la musica sembra bastare sempre meno. Questa lotta emotiva si è risolta così come lui stesso racconta: “Vorrei bastasse è un atto liberatorio, col tempo ho dovuto riconoscere che la musica è il linguaggio che più mi parla e mi emoziona; ho tentato più volte di allontanarla ma alla fine ha vinto lei, e mi sono dovuto dolcemente arrendere al fatto che sia la mia strada”.

 

Giovanni Baglioni è uno dei nomi più interessanti ed originali nel panorama della chitarra acustica solista contemporanea. Virtuoso dello strumento, si approccia alla chitarra in maniera spettacolare spaziando dal sapiente utilizzo del tapping, all’impiego di accordature alternative, agli armonici artificiali, all’utilizzo percussivo dello strumento, e ad una minuziosa ricerca polifonica e timbrica. A partire dal 2006 ha iniziato ad esibirsi dal vivo attingendo al repertorio di importanti esponenti della chitarra acustica solista quali Tommy Emmanuel, Michael Hedges, Pierre Bensusan, Erik Mongrain, Preston Reed, Andy McKee, Maneli Jamal, Justin King e conquistando presto un proprio appuntamento fisso nello storico The Place di Roma. Ha partecipato ai più importanti festival italiani di chitarra acustica (Soave, Sarzana) e al Canadian Guitar Festival. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo disco dal titolo Anima Meccanica, cui hanno fatto seguito diversi tour di successo e grande consenso sul territorio italiano. Si è esibito in numerosi concerti da solista in locali, teatri, auditorium, jazz club tra i più prestigiosi (Blue Note di Milano, Salone Margherita, Alexanderplatz a Roma, FolkClub di Torino, teatro Geox di Padova). Ha collaborato in diversi progetti musicali con importanti artisti: guest star di Mario Biondi nel disco If, e in Spazio Tempo Tour; ospite solista e arrangiatore in numerosi tour di Claudio Baglioni; ha incrociato la chitarra con il sassofono di Stefano Di Battista; ha registrato un proprio brano con il pluripremiato chitarrista classico Flavio Sala nel disco De la Buena Onda. Ha partecipato al progetto Da Manhattan a Cefalù del pianista jazz Santi Scarcella. Ha condiviso il palco con Nicola Piovani, Simone Cristicchi, Mario Venuti, Pier Cortese, Filippo Graziani. Ha intrecciato la sua musica anche con altre forme d’arte, il teatro, la danza, la scrittura fra i quali: lo spettacolo Tra Schiaffo e Carezzaintrecci di parole e musica con il compianto scrittore Pino Roveredo, il progetto Arrivederci Fratello Mare di Erri De Luca, lo spettacolo METAmorfosi, commistione di arti, con Vinicio Marchioni e Walter Savelli, lo spettacolo Note di Cioccolata con Paolo Triestino.

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