26/11/2014

Dawn Landes, l’intervista

Chiacchierata con la folk singer Dawn Landes, in Italia per presentare il suo nuovo album “Bluebird”
“Altri echi abitano il giardino. Dobbiamo seguirli? Svelti, disse l’uccello, trovateli, trovateli dietro l’angolo”. Così comincia il breve estratto dal poema Burnt Norton di T.S. Eliot che la cantautrice folk Dawn Landes ha scelto di utilizzare come nota biografica nel suo sito internet. Versi che in qualche modo richiamano al sogno che ha ispirato Bluebird, title track dell’album che sta portando in tour in questo periodo.
Bluebird è stata la prima canzone che ho scritto. Mi si è presentata in maniera molto forte e mi ha fatto capire in che direzione avrebbe dovuto andare il disco, come avrebbe dovuto suonare. È uscita da una specie di sogno, una donna che segue il canto di un uccello nel bosco e poi si perde e non riesce a trovare la via che la porti fuori”.
Invece la Landes una via per uscire dal suo bosco sembra averla trovata, mentre gira tra divani e tavolini del Circolo Masada di Milano, il locale nel quale si esibirà poche ore dopo. Si scalda la voce canticchiando qualche melodia, tra un boccone di focaccia e un sorso di vino rosso. Uscito a febbraio, il suo disco ha segnato la conclusione di un periodo difficile, cominciato nel 2011 dopo il divorzio dal cantautore Josh Ritter.
La folk singer da allora si era dedicata quasi esclusivamente ai live e al lavoro in studio come produttrice. Poi è arrivato finalmente il momento giusto per buttare tutto fuori e andare avanti. “Bluebird è stato registrato molto rapidamente, in soli due giorni, prevalentemente suonando dal vivo”. Finito il soundcheck per il concerto, ci siamo seduti a chiacchierare su uno dei divani. Poco distante da noi c’è anche David Saw, il chitarrista che l’ha accompagnata nel corso della prima parte del tour europeo. “Tutti i musicisti suonavano insieme: Thomas Bartlett – che è anche il produttore dell’album – al piano, io alla chitarra, Rob Moose alla chitarra e agli archi, Tony Sherr e Catherine Popper al basso. Norah Jones ha suonato il piano e cantato in alcune parti. Non avevo mai avuto modo di suonare con lei prima. La trovo magnifica ed è stato molto eccitante per me”.
 
Nata e cresciuta a Louisville, in Kentucky, Dawn Landes ora vive a Brooklyn, dopo essersi trasferita a New York per studiare psicologia e letteratura all’università. “Se nella mia musica ci sono dei riflessi di questi due luoghi, non li ho pianificati. Una parte di me però resterà sempre segnata dal Kentucky e vivo a New York da così tanto tempo che tutto rappresenta per me una fonte d’ispirazione, sia la musica sia la grande varietà di persone che puoi incontrare”.
Nella Grande Mela la Landes ha anche avuto l’occasione di iniziare la sua esperienza ormai decennale da produttrice e ingegnere del suono, prima allo Stratosphere Sound, poi come interna nello studio personale di Philip Glass. Al ricordo del compositore un sorriso si allarga sul suo viso: “Adoro il fatto che usi ancora la matita. Si siede semplicemente al piano e scrive tutto così. È una persona meravigliosa, dolce e gran lavoratore”. Nel 2009 poi è diventata co-fondatrice dei Saltlands Studio di Brooklyn. “Penso che il mio mestiere in questo campo abbia degli effetti rispetto a come vorrei che la mia musica venisse sentita, ma non sul modo nel quale compongo. Non mi serve uno studio, creo melodie sul bordo di una strada, in macchina o in qualsiasi altro posto senta il bisogno di scrivere. Sapere come voglio che una cosa suoni ed essere in grado di comunicarlo agli altri però è una cosa davvero utile e di grande valore”.
 
Bluebird è stato seguito da una raccolta di cover registrata quest’estate, un EP realizzato in crowdfounding composto da brani di Bruce Springsteen, Tom Petty, Dolly Parton, Roxy Music (la Landes quest’anno ha aperto diverse date del cantante Bryan Ferry) e Henry Mancini: “Amo tutte le canzoni di quell’EP, ma la mia preferita è Moon River e infatti l’ho suonata un sacco durante il tour. Non importa in quale nazione ci trovassimo, se ci fossero cinque persone o duemila; per qualche ragione questo pezzo ha sempre rappresentato un momento incredibile”.
Il Covers Ep ha poi un sapore di casa speciale per Dawn, perché nelle registrazioni l’ha accompagnata una band formata da soli conterranei, chiamata The Kentuckians: “Amo la musica e i musicisti del Kentucky, ma è successo per caso. Stavo facendo una serie di concerti con una band di gente del posto e le canzoni sono state lavorate e registrate nello stesso periodo”.
 
Lo show dell’8 novembre al Circolo Masada di Milano e quello del 14 alla Masseria Mavu di Locorotondo (Bari) sono state le ultime esibizioni fino al gennaio 2015. Nel frattempo Dawn ha in serbo alcuni nuovi progetti: “Adesso sto scrivendo un musical. Parla di Tori Murden McClure, una donna che ha attraversato l’Oceano Atlantico con una barca a remi e che ha raccontato la sua avventura nel libro A Pearl In The Storm, pubblicato nel 2009. Vorrei riuscire a concluderlo entro i prossimi due mesi. Non so poi se ne farò parte o se mi limiterò solamente a scrivere le canzoni.
Sto anche realizzando dei brani con il musicista inglese Piers Faccini. La sua musica è influenzata dai ritmi dell’Africa occidentale e il suo modo di suonare la chitarra è sincopato e molto ritmico; io sono abituata a suonare cose più tradizionali e quindi è bello unire i nostri due stili”.
Per San Valentino 2015 la cantautrice sarà poi sul palco del prestigioso American Songbook del Lincoln Center. Prima, però, tornerà a esibirsi con il trio al femminile The Bandana Splits. Quando lo sente nominare scoppia in una risata di sorpresa: “Insieme abbiamo fatto solo un album ed è stato davvero divertente. Questo Natale abbiamo in programma degli show alla Rockwood Music Hall di New York, al Metropolitan Museum e al Philadelphia Museum Of Arts. Forse faremo un album natalizio in futuro, è decisamente possibile”.

 
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