08/06/2015

Rolling Stones, Sticky Fingers

La celebrazione definitiva di un particolare momento rock
È datata 21 aprile 1969 la lettera inviata da Mick Jagger ad Andy Warhol. Il genio della pop art si occuperà dell’artwork della copertina di Sticky Fingers, prossimo album dei Rolling Stones. Gli viene data carta bianca e budget illimitato.
 
Nasce allora quella famosa cover che scandalizza l’opinione pubblica. Quel jeans molto attillato con un curioso rigonfiamento pubico, infatti, fa discutere molto. Il soggetto scelto per la singolare foto di copertina è l’attore e modello statunitense Joe Dallesandro, già noto per alcune sue collaborazioni con Andy Warhol. La cerniera vera che chiude il jeans è una vera novità ed è stata riprodotta anche adesso. Anche ora, cioè, che Sticky Fingers è tornato in vari formati, nelle nuove edizioni Super Deluxe e Doppio Vinile Deluxe c’è la famosa zip che è stata riprodotta a mano e ha richiesto più tempo del previsto, tanto che l’uscita è stata posticipata di circa due settimane. E per gli insaziabili c’è pure un libro di 120 pagine con molte fotografie rare ed inedite dell’epoca e tanto altro materiale.
 
Le prime session di Sticky Fingers vengono registrate già nel dicembre 1969 ai Muscle Shoals Sound Studios, in Alabama. La band torna poi in Inghilterra per completare l’album agli Olympic Studios di Londra e a Stargroves. Nella formazione ovviamente non c’è più Brian Jones, che annuncia l’uscita dalla band l’8 giugno e poi il 3 luglio dello stesso anno viene trovato morto affogato nella piscina della sua Cotchford Farm di Hartford, contea del Sussex, Inghilterra, in circostanze mai del tutto chiarite (come spiegavamo pure qui). Al suo posto c’è già da un po’ di tempo Mick Taylor.
 
Il disco c’è nella sua interezza e nel senso canonicamente inteso in questa riedizione. Non manca dunque ad esempio Brown Sugar con il suo proverbiale riff iniziale, l’unico secondo quanto riportato da Keith Richards nella sua autobiografia Life (Feltrinelli, 2010) “azzeccato in pieno” da Mick Jagger. “[…] Gliel’ho un po’ messo a posto, ma di fatto l’ha scritto lui, musica e versi” – precisa inoltre il chitarrista. E nello stesso brano c’è allora pure il famoso assolo del compianto Bobby Keys, sassofonista scomparso lo scorso 2 dicembre. Ma qui di Brown Sugar si può ascoltare anche una versione con la chitarra di Eric Clapton più blues che mai e il piano suonato da Al Kooper.
E non manca nemmeno Wild Horses, presente pure in una versione acustica ulteriormente delicata.
 
In totale sono tre i cd di questa riedizione di Sticky Fingers: oltre al disco in sé, ce ne sono altri due, infatti, uno con versioni alternative dei medesimi pezzi e uno con brani registrati dal vivo tra un concerto a Leeds del marzo 1971 e un altro alla Roundhouse di Londra dello stesso periodo. In quest’ultimo compaiono dunque anche altri brani non di Sticky Fingers come Honky Tonk Women, Jumpin’ Jack Flash o Midnight Rambler, oltre a Satisfaction (che abbiamo celebrato qui in occasione dei 50 anni dalla sua pubblicazione) e tanti altri. Il gruppo è ormai pienamente nella sua seconda fase e si sta ricompattando: oltre al triste episodio di Brian Jones, infatti, il 6 dicembre 1969, la band è protagonista del concerto di Altamont in California. È quello il famoso live dove sotto al palco si accende una rissa e il diciottenne afroamericano Meredith Hunter viene accoltellato da uno degli Hell’s Angels, nell’occasione responsabili del servizio d’ordine.
 
Non venivano dunque da un grande periodo gli Stones, ma ad ascoltarli qui sia nella versione “tradizionale” in studio che nella situazione dal vivo, si capisce che intendono continuare a fare la loro musica dopo lo scioglimento ufficiale dei Beatles, prima dell'”esilio” in Francia e infine principalmente per portare avanti la loro storia, divenuta tanto complicata negli ultimi tempi. E in un modo o nell’altro ci riusciranno, tanto che a distanza di quasi 45 anni dalla pubblicazione di Sticky Fingers siamo ancora qui a parlarne, sapendo peraltro che abbiamo ancora la possibilità di vederli e di ascoltarli dal vivo.
 
Quello che suona con una dirompenza rock ormai consolidata, fornisce dunque un quadro definitivo di quel periodo e soprattutto si manifesta sotto forma di una celebrazione che non è mai ripetitiva o fine a sé stessa… tanto più se l’entità celebrata corrisponde al nome di Rolling Stones…
 
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