“Becoming Led Zeppelin”, presto al cinema il primo docufilm ufficiale sulla band
Visto in anteprima il lavoro che narra la storia del gruppo da prima degli esordi fino al 1970: i Led Zeppelin raccontati dai protagonisti (compreso il compianto John Bonham grazie a un’intervista inedita)
Se già il titolo lo lasciava intuire, Becoming Led Zeppelin è effettivamente la storia ben narrata di come è nato il gruppo, una vicenda irripetibile giunta di diritto sulle vette più alte dell’Olimpo del Rock. Il primo docufilm ufficiale sulla band di Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 27 febbraio al 5 marzo (per maggiori informazioni è possibile consultare il sito nexostudios.it).
I Led Zeppelin sono ripresi singolarmente nel lavoro diretto da Bernard MacMahon e co-sceneggiato e prodotto da Allison McGourty. Ognuno di loro ricorda i propri inizi prima del gruppo e ogni tanto si sente anche la voce di John Bonham da un’intervista del 1971 che aveva rilasciato a un giornalista australiano. Sono poi tanti i momenti musicali e i filmati inediti, live e non, per vedere com’è cresciuto quel sound, un’idea nata dalle ceneri degli Yardbirds, di cui faceva parte Jimmy Page, e che si è sviluppata dapprima contattando John Paul Jones, già conosciuto dal chitarrista ai tempi in cui entrambi si guadagnavano da vivere a Londra come turnisti negli studi di registrazione, e poi dopo l’incontro con Robert Plant e John Bonham, entrambi già amici e insieme in altre esperienze musicali, compresa l’ultima prima dei Led Zeppelin, nella Band Of Joy.
Il docufilm autorizzato sulla band è pieno di immagini e non ricorre ad animazioni o altri artifici per arrivare fino al 1970, anno di pubblicazione di Led Zeppelin II. Nel momento in cui i protagonisti si raccontano, ricordando le insicurezze, l’ingenuità e l’entusiasmo dell’epoca, la “presenza” di Bonham non si avverte solo con l’intervista o con i vari filmati, ma si percepisce anche con i racconti dei suoi compagni di band, come quando Jimmy Page sottolinea il suo modo di usare i polsi e non gli avambracci per picchiare sulla batteria e come quando lo stesso chitarrista ripensa alla sua maniera di suonare la cassa perché quando ci andava su col pedale “potevi sentirlo dentro di te”. E pazienza se a John Paul Jones non piaceva il nome Led Zeppelin perché nessuno se lo sarebbe ricordato e se Robert Plant non è più diventato un commercialista…
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Parleremo più diffusamente di Becoming Led Zeppelin MARTEDÌ 4 MARZO dalle 21:30 con il ritorno delle nostre MUSIC ROOM.
19/02/2025
Francesco Baccini: “Cartoons”, De André, il Genoa e…
Il cantautore si racconta con noi “A cuore aperto”
“Chi sono i camalli?” Comincia da qui la nostra chiacchierata con Francesco Baccini che ricorda dunque il suo passato come scaricatore di porto in quel di Genova.
Il cantautore ci spiega com’è nata la sua passione per la musica, iniziata con un organetto Bontempi e poi con un pianoforte, acquistato dal padre con tanti sacrifici e “meta di pellegrinaggio” degli altri bambini del quartiere che chiedevano di poterlo vedere e di poterne schiacciare un tasto, visto che nessuno in zona se lo poteva permettere. Baccini studia anche pianoforte al Conservatorio con l’esame del quinto anno, ma prima di quello dell’ottavo si ferma per non rimanere troppo legato agli schemi rigidi e istituzionali, dal momento che aveva iniziato ad ascoltare anche altra musica come il rock e il jazz.
Il cantautore racconta poi di quando si è trovato a fare cabaret insieme ad altri ragazzi della scuola del Teatro Stabile di Genova come Olcese e Margiotta, Maurizio Crozza e sua moglie Carla Signoris, Ugo Dighero, Marcello Cesena ed altri. Lì Baccini conosce tra gli altri Andrea Braido, chitarrista che poi suonerà con lui anche nei suoi primi album.
Il primo disco, Cartoons, arriva con un percorso a dir poco accidentato. Il cantautore si trasferisce a Milano, ma dorme in macchina, pur di inseguire il suo sogno. Dopo averle provate tutte, partecipa a un concorso indetto da Caterina Caselli con la CGD al fine di cercare nuovi talenti e, quando viene selezionato, pensa di aver vinto, ma in realtà si ritrova con altri 1.800 artisti, finché non rimangono in quattro, anche se lui tra questi era l’ultimo a potersi giocare la sua carta come cantautore.
Quando finalmente decidono di investire su di lui, la sua canzone Mamma dammi i soldi diventa la sigla finale di Sanremo ’88, ma con lo pseudonimo Espressione musica su idea dei discografici. Francesco Baccini si riappropria del suo nome quando riesce a partecipare a D.O.C. : Musica e altro a denominazione d’origine controllata, contattato da Renzo Arbore, dopo aver ascoltato il brano che passava di notte a chiusura delle serate del Festival.
Per il cantautore arriva poi la possibilità di fare il primo album, ma gli viene chiesto di “togliere l’ironia” dai propri brani, se non fosse stato per Vincenzo Mollica il quale, dopo aver ascoltato le canzoni in versione originale, chiama la CGD per chiedere di far registrare a Baccini l’album come avrebbe voluto. La copertina di Cartoons sarà poi firmata dallo stesso Mollica e il lavoro si aggiudica anche la Targa Tenco come migliore opera prima.
Dopo arriva Il pianoforte non è il mio forte, dove ci sono brani come Le donne di Modena, Qua Qua Quando e Sotto questo sole con i Ladri di Biciclette. All’interno di questo secondo album c’è anche Genova blues con Fabrizio De André, genoano come lui, arrivata grazie a un’amicizia nata in un modo singolare: Faber va alla presentazione del primo album di Baccini al Magia di Milano; lo aveva visto di notte in tv e il giorno dopo lesse su un quotidiano della presentazione del lavoro d’esordio di questo nuovo cantautore che all’epoca somigliava molto al suo amico Luigi Tenco.
Immancabile in conclusione è la domanda “Cosa vuoi fare da grande?” alla quale Francesco Baccini risponde sempre, come nel corso di tutta l’intervista, con la sua consueta ironia.
12/02/2025
Patti Smith, una data in Italia per i 50 anni di “Horses”
L’album sarà suonato per intero nel corso del tour
A cinquant’anni dall’uscita di Horses, Patti Smith celebra il suo primo storico album con una serie di concerti speciali in tutto il mondo con il tour Horses 50th anniversary che toccherà anche l’Italia per una sola data il 10 ottobre 2025 a Bergamo, ChorusLife Arena.
Un concerto unico in cui sarà eseguito l’intero album nella sua interezza, con la presenza di Lenny Kaye e Jay Dee Daugherty, due membri del gruppo originale, insieme al tastierista e bassista Tony Shanahan, collaboratore da trent’anni di Patti Smith, e al chitarrista Jackson Smith, figlio di Patti.
I concerti-evento faranno tappa in otto città europee (Dublino, Madrid, Bergamo, Londra, Bruxelles, Oslo e Parigi) e nove città negli Stati Uniti (Seattle, Oakland, San Francisco, Los Angeles, Chicago, New York, Boston, Washington D.C. e Philadelphia).
LA STORIA DI HORSES
Nell’autunno del 1975, Patti Smith riunì la sua band agli Electric Lady Studios di New York per registrare il suo album di debutto, Horses. Pubblicato il 10 novembre da Arista Records, è diventato un’opera seminale e un punto di riferimento imprescindibile, mantenendo ancora oggi una straordinaria rilevanza per generazioni di musicisti e artisti.
Il manifesto sonoro di Horses era chiaro: “Il rock a tre accordi fuso con il potere della parola“. Poetessa e artista visiva, Patti aveva iniziato due anni prima a improvvisare il suo inconfondibile mix di canzoni e immagini visionarie, esibendosi sui palchi dei cabaret e nei piccoli club, affiancata dal chitarrista Lenny Kaye e dal pianista Richard Sohl.
Le sue performance dal vivo le permisero di affinare i brani, conquistando un pubblico sempre più vasto nell’underground di Manhattan. Quando, nell’inverno del 1975, iniziò una residency di sette settimane al CBGB (un club allora poco noto a Bowery), la sua band si era ampliata con il chitarrista Ivan Kral e il batterista Jay Dee Daugherty. Proprio in quel periodo, Patti firmò un contratto con Clive Davis, presidente della Arista Records. Fu scelto John Cale come produttore dell’album che venne pubblicato il 10 novembre, una data simbolica: l’anniversario della morte di uno dei maggiori riferimenti artistici di Patti, il poeta Arthur Rimbaud.
L’album si apre con una dichiarazione personale folgorante: “Jesus died for somebody’s sins but not mine,” intrecciata all’interno del classico di Van Morrison, Gloria. Horses rappresentava un ritorno agli istinti primordiali del rock, con l’intento di risvegliare lo spirito e la promessa della musica in un periodo in cui sembrava che quella vitalità fosse sul punto di perdersi. L’anima artistica del disco prende forma anche sulla base di composizioni in cui i paesaggi sonori del free jazz si fondono con ritmi propulsivi e testi incantatori presenti in Birdland e Land. Mentre brani come Redondo Beach, Free Money, Kimberly e Break It Up offrivano (e lo fanno ancora oggi a distanza di cinquant’anni) una visione idealistica del mondo e allo stesso tempo romantica. Con la traccia finale, Elegie, il passato e il futuro del rock si intrecciavano in quel “mare di possibilità” che diventava il presente.
Intriso di poesia, Horses è un’esplorazione senza compromessi che ha gettato le basi per l’ondata punk, anche se Patti e la sua band hanno sempre cercato di sfuggire a qualsiasi etichetta, come lei stessa scrisse nelle note dell’album: “Beyond race gender baptism mathematics politricks“, aggiungendo: “…as for me I am truly totally ready to go“.
La fotografia iconica di Robert Mapplethorpe sulla copertina dell’album, che ritrae Patti con la giacca gettata sulla spalla, catturava perfettamente quel momento di trasformazione. Horses segnò l’inizio di una lunga carriera musicale che risuona ancora oggi con maggiore intensità. Nel corso degli anni l’album ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Charles Cros Award, ed è stato inserito nel National Recording Registry della Library of Congress.
Da allora Patti ha pubblicato altri nove album, vinto il National Book Award con Just Kids, affrontato tournée mondiali e ottenuto l’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame.
12/02/2025
MTV ripropone i suoi storici Unplugged
Si comincia con il leggendario live del 1992 di Eric Clapton
Gli storici MTV Unplugged tornano su MTV Music a distanza di tanti anni. Qualche anno dopo la nascita del canale monotematico musicale, avvenuta il 1° agosto 1981, fu ideato infatti un format in cui gli ospiti si esibivano live in versione acustica. La prima volta risale al 31 ottobre 1989 e furono ripresi sul palco del National Video Center, NYC, gli Squeeze, la cantante Syd Straw e il chitarrista dei Cars ElliotEaston.
MTV Unplugged riscosse talmente tanto successo che alcuni dei live della trasmissione furono pubblicati anche su cd. Non si può non ricordare la performance dei Nirvana, ma anche quelle di Alice In Chains, Rod Stewart, Bob Dylan e tanti altri.
Dal 2000 al 2009 sono state sempre meno le puntate del programma, indicato col nome di MTV Unplugged No. 2.0.
Ora però MTV ha recuperato parte di quei live dai suoi archivi e quei concerti saranno trasmessi su MTV Music (canale Sky 132 e 704 e canale Sky Glass 123).
Il primo live andrà in onda stasera, mercoledì12 febbraio, alle 23.00 e vedrà come protagonista Eric Clapton.
Il concerto sarà trasmesso in una nuova edizione estesa, remixata e rimasterizzata e include contenuti esclusivi durante i quali il chitarrista parla con i cameraman e con il resto della produzione di come eseguirà i suoi brani e della performance poco prima di salire sul palco.
L’Unplugged di Clapton fu registrato il 16 gennaio 1992 in Inghilterra presso i Bray Film Studios di Windsor e il live diventò un fortunato cd che ha venduto oltre 26 milioni di copie in tutto il mondo. Famosi i suoi brani Layla e Tears in Heaven per come furono eseguiti in questo live e con gli arrangiamenti in acustico, così come alcuni omaggi alla musica blues che ha influenzato Clapton per la sua crescita artistica e professionale.
Da domani, 13 febbraio, l’Unplugged di Eric Clapton sarà disponibile anche su Paramount+.
Dopo questa prima data si riprenderà su MTV Music dal 16 al 30 marzo, dalle 22:00 a mezzanotte, con queste storiche performance:
Mariah Carey – lunedì 17 marzo, 22:30 Duran Duran / Sting – martedì 18 marzo, 22:00 e 23:00 Pearl Jam – mercoledì 19 marzo, 22:30 Nirvana – giovedì 20 marzo, 22:00 Oasis / Paul McCartney – sabato 22 marzo, 22:00 e 23:00 Elton John – martedì 25 marzo, 22:00
07/02/2025
Elton John e Brandi Carlile, il nuovo album è “Who Believes In Angels?”
Il lavoro è stato anticipato dal nuovo video della title track
Elton John e Brandi Carlile hanno annunciano i dettagli del loro album in studio dal titolo Who Believes In Angels?, in uscita il 4 aprile su etichetta Universal Music. Oggi è stato svelato anche il nuovo singolo estratto dall’album, che è proprio la title track del lavoro.
Il nuovo video è un tributo agli angeli e alle star immortali del rock ‘n’ roll che continuano a ispirare le nuove generazioni. Elton e Brandi si esibiscono su un flipper gigante, suonando rispettivamente un pianoforte e una chitarra con le ali, mentre Tina Turner e Little Richard si muovono tra nuvole rosa e luci al neon.
Parlando del video musicale, David LaChapelle ha affermato: “È stata una meravigliosa continuazione di questo viaggio con Elton iniziato oltre 20 anni fa- progetti, video, produzioni teatrali, servizi fotografici… Adoro queste sfide creative che abbiamo esplorato e lavorare a questo duetto con Brandi è stato davvero divertente e faticoso, ma un’esperienza gioiosa sul set. Abbiamo creato un gigantesco flipper e creato un mondo magico che ci ricorda dove siamo stati da bambini – che i sogni si avverano – e che creare insieme ai propri eroi può essere un’esperienza sublime”.
Qui si può vedere il video di Who Believes In Angels?:
David LaChapelle ed Elton John collaborano regolarmente, essendosi incontrati per la prima volta quando David ha fotografato Elton per Interview Magazine nel 1998. Da allora hanno lavorato insieme molte volte: David ha diretto i video musicali dei brani di Elton This Train Don’t Stop There Anymore con Justin Timberlake e Original Sin con Elizabeth Taylor e Mandy Moore, oltre a realizzare il poster del Farewell Yellow Brick Road Tour di Elton e a dirigere la sua residenza Red Piano a Las Vegas. La celebre foto di David a Elton, “Egg on His Face”, è uno dei gioielli della collezione fotografica di Elton e David Furnish, recentemente esposta al V&A Museum di Londra per la mostra Fragile Beauty.
An Evening With Elton John & Brandi Carlile è l’evento che si terrà il prossimo 26 marzo al London Palladium di Londra. Durante la serata, Elton e Brandi saliranno sul palco di uno dei luoghi più iconici di Londra per una serata unica di performance e narrazione.
Il concept di Who Believes In Angels?è stato ideato da Elton John, da Brandi Carlile (undici volte vincitrice del GRAMMY) e dal produttore e cantautore vincitore di numerosi GRAMMY Award Andrew Watt, amici intimi e collaboratori abituali.
L’album mescola canzoni fortemente legate ad Elton e canzoni più legate a Brandi. I testi vedono la firma del collaboratore di sempre Bernie Taupin e Brandi, mentre il produttore e co-sceneggiatore Andrew Watt ha seguito il progetto in qualità di produttore, mediatore e creativo.
Entrati ai Sunset Sound Studios di Los Angeles nell’ottobre del 2023 con nulla in mano, gli artisti si sono spinti fuori dalle loro zone di comfort per scrivere e registrare un album completamente da zero in soli 20 giorni. Ad accompagnarli una band di musicisti di livello mondiale composta da Chad Smith (Red Hot Chili Peppers), Pino Palladino (Nine Inch Nails, Gary Numan e David Gilmour) e Josh Klinghoffer (Pearl Jam, Beck).
È possibile vedere un breve filmato sul processo di realizzazione di Who Believes In Angels?qui.
Questa è la prima volta che Elton permette alle telecamere di filmare le sue sessioni di scrittura e registrazione.
Le telecamere posizionate intorno allo studio hanno catturato migliaia di ore di riprese e, infine, hanno documentato l’intero processo creativo: interruzioni, scoperte, fogli di testi strappati e tutto il resto. Il filmato sincero offre ai fan una visione senza precedenti e straordinariamente onesta del processo creativo ed emotivamente turbolento di Elton, Brandi e il resto della squadra.
Elton ha raccontato: “Questo disco è stato uno dei più difficili che abbia mai realizzato, ma è stata anche una delle più grandi esperienze musicali della mia vita. Mi ha dato un nuovo punto di partenza da cui posso andare avanti. Con “Who Believes In Angels?” mi sembra di entrare in un’altra era, sto spalancando la porta per entrare nel futuro. Sono soddisfatto di tutto quello che ho fatto finora, è stato brillante, sorprendente. Ma questo per me è un nuovo inizio. Per quanto mi riguarda, questo è l’inizio di una nuova fase della mia carriera.”
Brandi aggiunge: “Sono ancora sorpresa da questo lavoro e dall’avere la possibilità di lavorare in un ambiente incredibilmente stimolante, dove tutti condividono le idee e ascoltano quelle degli altri. Come in una famiglia. Il mondo è un posto selvaggio in cui vivere in questo momento. È difficile trovare pace e realizzazione. Questo disco verte esattamente alla ricerca di gioia ed euforia. E questo è ciò che questo album rappresenta per me”.
Who Believes In Angels? conterrà anche la canzone nominata all’Oscar 2025 Never Too Late, brano scritto appositamente per l’omonimo documentario Disney+ e pubblicato lo scorso anno con grande successo di critica.
Never Too Late è una storia bellissima, riflessiva e in definitiva edificante sulla ricerca della felicità e della redenzione nell’amore e nella famiglia, è il finale davvero più appropriato del documentario che segue Elton mentre ripercorre la sua vita e i sorprendenti primi giorni dei suoi 50 anni di carriera in un ciclo completo carico di emozioni, intimo e stimolante.
Diretto da R.J. Cutler e David Furnish il documentario è disponibile su Disney+.
Who Believes In Angels? tracklist:
The Rose Of Laura Nyro
Little Richard’s Bible
Swing For The Fences
Never Too Late
You Without Me
Who Believes In Angels?
The River Man
A Little Light
Someone To Belong To
When This Old World Is Done With Me
06/02/2025
Beatles e Rolling Stones tra i vincitori dei Grammy 2025
È la prima volta che accade nella stessa edizione per i due storici gruppi
Beatles e Rolling Stones si sono aggiudicati un Grammy a testa nell’edizione 2025. È la prima volta che le due band vincono il prestigioso riconoscimento nella stessa edizione.
Ai Beatles è andato il Grammy nella categoria Best Rock Performance per Now And Then, “The Last Beatles Song”, com’è stata anche definita, l’ultima canzone dei Beatles.
I Rolling Stones si sono aggiudicati il premio per il Best Rock Album con il loro ultimo lavoro di inediti, Hackney Diamonds.
Sul fronte Beatles Ringo Starr ha raggiunto per la prima volta nella sua carriera solista la prima posizione delle classifiche americana e country del Regno Unito con il suo nuovo album di inediti, lavoro country appunto, Look Up, prodotto da T Bone Burnett, mentre si è parlato anche di Paul McCartney per un’intervista rilasciata nei giorni scorsi alla BBC in cui si è scagliato duramente contro una legge che il governo britannico vorrebbe approvare e che permetterebbe alle aziende tecnologiche di addestrare i modelli di intelligenza artificiale con materiali protetti da copyright, musica compresa, salvo espresso rifiuto manifestato dagli autori (ne avevamo parlato qui, sottolineando come lo stesso McCartney non sia contrario in senso assoluto all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito musicale e come è stato fatto per portare a termine e pubblicare Now And Then).
Per quanto riguarda invece i Rolling Stones, stando al Times, Mick Jagger e soci avrebbero rifiutato di iniziare un tour europeo a supporto di Hackney Diamonds, dopo quello in Nord America del 2024. Tra le date previste si parla di concerti a Parigi, Barcellona, Roma e di ben quattro date allo stadio del Tottenham. I motivi del rifiuto sarebbero legati ai luoghi scelti per gli eventi e per i viaggi (ne avevamo parlato qui).
Probabilmente nessuno avrebbe mai immaginato che Beatles e Rolling Stones si sarebbero aggiudicati un Grammy nella stessa edizione, e non nell’ambito dei premi speciali ma entrambi con materiale inedito, nel 2025.
04/02/2025
AC/DC in concerto a Imola il 20 luglio 2025
I biglietti per questa nuova tappa del POWER UP Tour saranno in vendita dalle 11 di venerdì 7 febbraio
Dopo il live dell’anno scorso a Reggio Emilia, gli AC/DC tornano in Italia per un concerto in programma il prossimo 20 luglio all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola, dieci anni dopo il live nella stessa location.
I biglietti per questa nuova data del POWER UP Tour che torna dunque in Europa saranno in vendita esclusivamente sul circuito Ticketone (online e punti vendita) dalle 11 di venerdì 7 febbraio per un acquisto massimo di 4 biglietti per account. Sarà possibile effettuare un solo cambio di nominativo per biglietto a partire da venerdì 20 giugno. Come sempre, Barley Arts invita a non affidarsi a circuiti di Secondary Ticketing.
I bambini fino ai 6 anni di età potranno accedere gratuitamente al concerto italiano; dai 7 anni compiuti potranno entrare con un biglietto intero e non saranno previste riduzioni.
L’accreditamento allo show italiano per gli ospiti con disabilità è gestito dalla Onlus Mani Amiche. È possibile fare richiesta a partire dalle 11 di venerdì 7 febbraio – in contemporanea con l’apertura delle vendite al pubblico – unicamente su ManiAmicheOnlus.org. Le richieste saranno elaborate seguendo l’ordine cronologico di ricezione fino a esaurimento posti all’interno dell’area prevista. Richieste inviate tramite altri canali (social o mail) non saranno prese in considerazione.
Per rimanere aggiornati sul concerto è già possibile scaricare dagli store digitali Barley Arts x ACDC, un’app gratuita per iOS e Android sviluppata da AJepCom che si popolerà con tutte le informazioni utili.
In scaletta non dovrebbe mancare Let There Be Rock che gli AC/DC hanno reso disponibile la settimana scorsa in una versione live del 2000 a Stoccarda:
01/02/2025
Addio a Marianne Faithfull, “l’angelo biondo caduto dal cielo”
Il ricordo di un’icona della Swinging London che ci ha lasciato un paio di giorni fa
Nelle scorse ore è scomparsa Marianne Faithfull, “l’angelo biondo caduto dal cielo”, una delle icone del Novecento e soprattutto della Londra degli anni ’60, di quella Swinging London che dettò mode, leggi, riti, miti e soprattutto segnò proprio un nuovo modo di fare cultura popolare, pop culture, e fu la bussola sulla contemporaneità negli anni ’60. È un decennio che è stato raccontato molte volte e che viene celebrato spessissimo, proprio perché forse è il decennio più importante di tutto il Novecento. Io ho avuto la fortuna insieme a Franco di scrivere questo libro che è uscito lo scorso anno, nel 2024, Swinging 60s. Musica, cinema, moda, arte e cultura nella Londra degli anni Sessanta e nelle pagine di questo libro con Franco abbiamo voluto imprigionare proprio il mito di Marianne Faithfull in un capitolo che era dedicato proprio alle grandi icone femminili, si intitolava Le icone inglesi del pop, quindi non solo grandi band come Beatles, Rolling Stones, Who, Animals, Yardbirds ecc., non solo grandi solisti come Tom Jones e molti altri, ma soprattutto grandi figure femminili, ovviamente Dusty Springfield, Cilla Black e Marianne Faithfull, “l’angelo biondo caduto dal cielo” e così l’abbiamo raccontata: “Una piccola traccia di malinconia segna lo sguardo di Marianne Faithfull, “l’angelo biondo caduto dal cielo del british pop-rock. Marianne è figlia del maggiore dell’esercito di Sua Maestà e agente dell’intelligence britannica Glynn Faithfull e della baronessa Eva von Sacher-Masoch, a sua volta nipote di Leopold von Sacher-Masoch (scrittore da cui deriva il termine “masochismo”) e sinuosa ballerina per Bertolt Brecht e Kurt Weill”. Insomma una famiglia fatta di arte, ma anche di mistero e forse questa melanconia che accompagnava lo sguardo di Marianne Faithfull era la sua arma vincente. Divenne un’icona femminile amatissima da tutte le ragazze della sua generazione e naturalmente l’incontro fondamentale fu con John Dunbar, con cui lei si sposò. L’incontro poi successivo, invece, quello che è entrato nella leggenda e che guadagnò i riflettori degli anni ’60 fu quello ovviamente con Mick Jagger, frontman dei Rolling Stones, “l’uomo che lavorava al servizio di Sua Maestà il diavolo”: “[…] Marianne diventa l’inseparabile compagna di Sua Maestà Mick e la sua musa ispiratrice, per trasformarsi nell’immagine stessa della Swinging London e salire in classifica con il brano As Tears Go By, suo più grande successo”. Oggi tutti hanno titolato, tutte le testate del mondo hanno titolato As Tears Go By, perché le lacrime appunto vengono piante per raccontare la fine di questo mito degli anni ’60. Chiudo con una frase proprio tratta da questa pagina in cui c’è un’immagine di Marianne Faithfull con Mick Jagger: “Quando hai 18 anni e finisci sotto i riflettori, il narcisismo diventa inevitabile”. Lunga vita a Marianne Faithfull.
31/01/2025
FireAid, la reunion a sorpresa dei Nirvana e le altre performance
Non era la prima volta che si riunivano, tra l’altro accompagnati da alcune delle stesse voci femminili anche in quest’occasione. I Nirvana si sono dunque aggiunti al ricco cartellone di una serata importante a sostegno delle vittime degli incendi di Los Angeles. Da segnalare comunque tante performance, tra cui quelle di Green Day con Billie Eilish, Black Crowes con John Fogerty e Slash e di Stevie Wonder con Sting e Flea
Tante star coinvolte per il FireAid, concerto di beneficenza che si è tenuto ieri in contemporanea all’Intuit Dome e al KIA Forum di Los Angeles, a sostegno delle vittime degli incendi della stessa città dove hanno perso la vita almeno 25 persone e oltre 200mila sono state costrette alla fuga.
I primi a salire sul palco sono stati i Green Day, raggiunti sul palco del KIA Forum da Billie Eilish per duettare sulle note di Last Nigh On Earth:
E poi tra gli altri hanno preso parte alla serata Stevie Nicks, Rod Stewart, Red Hot Chili Peppers, Graham Nash (che vediamo nel video successivo mentre annuncia i Black Crowes), ritrovatosi sul palco insieme a Stephen Stills per Teach Your Children, in ricordo dei tempi insieme al compianto David Crosby e a Neil Young in Déjà vu, ed era presente anche Joni Mitchell, seduta sul suo trono sul quale la vediamo abitualmente nelle performance più recenti, che ha cantato la sua Both Sides Now.
Un altro grande momento al KIA Forum lo hanno regalato i Black Crowes, prima con la loro celebre Remedy, e poi con due ospiti come John Fogerty dei Creedence Clearwater Revival per eseguire Have You Ever Seen The Rain? e Slash dei Guns N’ Roses che insieme ai fratelli Robinson ha suonato Going To California dei Led Zeppelin:
Billie Eilish è stata poi protagonista di un suo set in acustico col fratello Finneas all’Intuit Dome, dove la serata è stata chiusa da Lady Gaga, ma sempre lì Stevie Wonder e Sting insieme hanno eseguito Superstition e dopo sono stati raggiunti al basso da Flea dei Red Hot Chili Peppers per Higher Ground:
Il KIA Forum ha ospitato anche una reunion inattesa e non annunciata come quella dei Nirvana: Dave Grohl, Krist Novoselic e Pat Smear si sono infatti riuniti, come già accaduto in passato per altre speciali occasioni, per suonare alcuni brani storici del gruppo in compagnia di alcune voci femminili.
Hanno infatti eseguito Breed insieme a St. Vincent, School con Kim Gordon, Territorial Pissing con Joan Jett e All Apologies insieme alla figlia di Dave, Violet Grohl:
30/01/2025
Who, due concerti in Italia nel 2025
Due concerti in programma in Italia nel 2025, uno allo Stadio Euganeo di Padova e uno all’Ippodromo Snai San Siro per gli Who
Gli Who sono pronti a tornare in Italia per due imperdibili date, domenica 20 luglio 2025 allo Stadio Euganeo di Padova e martedì 22 luglio 2025 all’Ippodromo Snai San Siro di Milano.
Sono trascorsi due anni dalla spettacolare esibizione a Firenze Rocks 2023 insieme all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino (qui il nostro report) e adesso gli Who sono pronti a tornare in Italia per due eventi che saranno ovviamente caratterizzati dai grandi successi di una carriera lunga sessant’anni e il loro inconfondibile sound che ha segnato la storia del rock.
I titolari di carta Mastercard avranno accesso prioritario ai biglietti a partire dalle ore 11:00 di lunedì 3 febbraio. Scopri di più su www.priceless.com/music.
La vendita generale dei biglietti sarà aperta alle ore 12:00 di mercoledì 5 febbraio su livenation.it
Dopo il grande successo delle precedenti tournée, il duo leggendario, composto da Roger Daltrey (voce) e Pete Townshend (chitarra), sarà accompagnato da una formazione che include alcuni dei migliori musicisti del panorama rock internazionale.
Non potrà mancare, quasi certamente in apertura dei due live, I Can’t Explain, primo singolo della band a nome The Who, prodotto dal compianto Shel Talmy. Questa versione è tratta dal live del 20 novembre 1975 al Summit di Houston, in Texas, prima tappa negli Stati Uniti del tour in supporto all’album The Who By Numbers, uscito poco più di un mese prima, e vede il gruppo nella formazione storica al completo, con Keith Moon alla batteria e John Entwhistle al basso:
28/01/2025
Angela Baraldi, il nuovo album è “3021”
Il nuovo lavoro è prodotto da Caravan, l’etichetta discografica di Francesco De Gregori
“Il contrario di un concept album”
Un futuro lontano quasi mille anni per Angela Baraldi che è tornata con un nuovo lavoro dal titolo 3021: otto brani composti insieme a Federico Fantuz per un disco che è il contrario di un concept album, stando a quanto dichiarato dalla stessa cantautrice, che abbiamo incontrato qualche giorno fa presso la sede della Sony Music Italy di Milano, proprio quando ha presentato il suo nuovo disco.
Angela Baraldi può vantare tante collaborazioni in carriera con grandi artisti, tra cui Francesco De Gregori, per il quale aveva aperto i concerti di una sua tournée, proprio come accaduto la scorsa estate. Lo stesso De Gregori ha poi sposato questo suo nuovo progetto, facendolo uscire per la sua etichetta Caravan.
Lucio Dalla e non solo tra gli artisti citati
3021 è sicuramente un album che racchiude anche alcune citazioni, a partire da quella della title track di Futuros Amantes di Chico Buarque, ma con Angela Baraldi ci siamo soffermati in primis sul riferimento a Lucio Dalla nel brano Cosmonauti.
Nella traccia dal titolo Bellezza dov’è ci sono omaggi a Bob Marley, William Burroughs e John Lennon e, tra le tante citazioni presenti all’interno del lavoro, c’è quella in musica dei T. Rex nel pezzo conclusivo Saturno.
“Tutte le cose che mi riescono in questo momento mi sembrano miracoli”
Infine, Angela Baraldi sarà protagonista di un tour in cui sarà sul palco con i musicisti che hanno lavorato direttamente alla registrazione dell’album e questo rappresenta per lei un altro importante traguardo.
25/01/2025
David Lynch e Trent Reznor, l’incontro tra “Strade perdute” e “Twin Peaks”
Il frontman dei Nine Inch Nails ha collaborato per la prima volta col grande regista nel 1997, ma non è stata l’unica
“Il cinema per me è suono e immagine che si muovono insieme nel tempo”
Questa frase è stata citata più volte negli ultimi giorni per ricordare David Lynch che ci ha lasciato lo scorso 15 gennaio. Sempre negli ultimi giorni si è quindi parlato anche dell’importanza della musica per il grande regista e dei tanti legami musicali che ha stretto in vari modi nel corso della sua vita e uno di questi è sicuramente quello con Trent Reznor dei Nine Inch Nails. Il primo incontro avvenne nel 1997 quando un amico di David Lynch suggerì di contattare proprio Reznor per produrre la colonna sonora di Strade perdute, e che poi conterrà al suo interno brani di o interpretati anche da David Bowie, Lou Reed e tanti altri. Reznor accettò e si trovò a lavorare col regista il quale descriveva le immagini o le disegnava su dei fogli al fine di permettere di creare i brani per lui ideali per la colonna sonora e per l’occasione troviamo dunque tra i pezzi del film The Perfect Drug dei Nine Inch Nails, più una sorta di intro di quel brano e un altro pezzo, questi ultimi entrambi accreditati al solo Trent Reznor.
Da sempre ammiratore di Lynch, Reznor ha raccontato dell’emozione di vedere questo suo grande idolo e di essere stato accolto dal regista che gli parlava molto forte come Gordon Cole, l’agente sordo dell’FBI che aveva interpretato qualche anno prima in Twin Peaks, perché ricordiamo che di questa grandiosa serie David Lynch non fu solo ideatore, sceneggiatore e regista.
“Perché invece non fate qualcosa che suoni meno alla Twin Peaks e più brutto e aggressivo?”
Lynch ha poi diretto il video dei Nine Inch Nails del 2013 Came Back Haunted e ha coinvolto nuovamente Reznor e soci nella terza serie di Twin Peaks che è uscita a poco più di 25 anni di distanza dalla precedente anche per un motivo legato agli eventi delle prime due e che vede diversi ospiti musicali esibirsi quasi sempre a fine puntata all’interno di un locale. I Nine Inch Nails escono nel mentre di un episodio e non in conclusione dello stesso e suonano She’s Gone Away, scritto appositamente per l’occasione, dopo che David Lynch aveva rifiutato un altro brano del gruppo concepito sempre per questa serie, pare una prima versione di This Isn’t The Place. Il motivo del rifiuto del primo pezzo, stando a quanto dichiarato da Trent Reznor, è che secondo David Lynch non era abbastanza brutto o meglio il regista avrebbe chiesto di suonare un brano meno alla Twin Peaks, nonché più brutto e aggressivo.
Trent Reznor non se l’è presa e ha quindi pensato al nuovo brano poi invece accettato per quella puntata, perché prima di collaborare direttamente con David Lynch è stato un suo grande fan, come tanti che in questi giorni ne hanno pianto la scomparsa.
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