21/09/2026

David Bowie quando era ancora Davie Jones

Le registrazioni del 1965 raccontano un giovane e acerbo David Bowie con le band dell’epoca e il produttore Shel Talmy

 

Prima di diventare David Bowie, è stato Davie Jones. Ma nel 1965 è soprattutto la sua identità musicale a essere ancora tutta da costruire e The Shel Talmy Recordings (Parlophone, 2026) ci porta proprio in quel periodo.

Alla fine del 1964 Talmy mette sotto contratto Jones, conosciuto a Denmark Street, allora centro dell’industria musicale britannica, dove i giovani artisti emergenti vendevano i loro brani ai grandi editori dell’epoca, e i Manish Boys: dalla loro unica session nasce I Pity The Fool / Take My Tip, 45 giri pubblicato nel marzo 1965. Nel frattempo David Bowie lascia la band e passa ai Lower Third, con cui torna da Shel Talmy per nuove registrazioni agli IBC Studios. Da quelle session arrivano You’ve Got A Habit Of Leaving / Baby Loves That Way, altro 45 giri pubblicato ad agosto di quell’anno. Anche questo singolo non ha successo. A settembre Davie Jones diventa David Bowie e poco dopo la sua storia prenderà un’altra, ennesima direzione.

È una successione di gruppi e repertori che racconta già molto del musicista che sta cercando di diventare. I Manish Boys lo portano verso il rhythm’n’blues, i Lower Third dentro la scena beat londinese; nel mezzo ci sono session, demo e prove che lo mettono a confronto con linguaggi diversi.

A fare da collegamento c’è Shel Talmy, il produttore americano che in quegli anni sta contribuendo a definire il nuovo suono britannico con Kinks e Who. Le sue session mettono il diciottenne Bowie in un ambiente professionale di primo piano: agli IBC ci sono Glyn Johns al banco, Jimmy Page alla chitarra, Nicky Hopkins alle tastiere. Le corpose note del libretto, firmate dal musicista e storico della musica Alec Palao, ricostruiscono il contesto delle session e i primi passi di Bowie.

 

Shel Talmy aveva raccontato nel 2020 di avere ancora nei suoi archivi otto brani inediti di David Bowie, custoditi per decenni. Il produttore è morto nel 2024 senza vedere l’uscita ufficiale di quei nastri, arrivati dunque ora alla pubblicazione, insieme ad altre registrazioni già conosciute.

I Want Your Love restituisce bene il punto di partenza. Bowie canta con energia, dentro un R&B ruvido e diretto, ma è ancora lontano dalla personalità vocale che svilupperà di lì a poco.

Con i Manish Boys arriva I Pity The Fool, brano portato al successo da Bobby “Blue” Bland. Sul lato B c’è invece Take My Tip, una composizione di Bowie. Le due facce dello stesso singolo fotografano bene la situazione: da una parte il giovane cantante che si confronta con il repertorio americano, dall’altra quello che prova già a scrivere il proprio materiale.

Il disco mostra così un musicista che sta ancora assorbendo linguaggi diversi. Beat, rhythm’n’blues, pop, folk e rock’n’roll entrano nelle session senza produrre ancora una sintesi riconoscibile. È anche il limite di buona parte del materiale: in diversi casi si ascoltano più facilmente i modelli che Bowie sta assimilando che una voce personale già compiuta.

Baby Loves That Way è un buon esempio. La canzone è originale, ma resta legata al pop dell’epoca e non ha ancora quella capacità di trasformare le influenze in qualcosa di immediatamente personale. Il fatto che Bowie l’abbia ripresa molti anni dopo, insieme a You’ve Got A Habit Of Leaving, per Toy, dimostra però che quella fase non era stata del tutto archiviata.

Con i Lower Third il suono resta ancorato alla scena beat. You’ve Got A Habit Of Leaving, Cupid e gli altri brani appartengono al mondo dei singoli e dei club, ma nelle demo la prospettiva cambia. Today, I Want My Baby Back, Bars Of The County Jail e That’s Where My Heart Is mostrano Bowie alle prese con materiali e atmosfere meno legati a quella dimensione. Sono proprio queste registrazioni a rendere la raccolta più interessante di una semplice ristampa d’archivio, perché restituiscono un artista che nel 1965 sta ancora esplorando possibilità diverse.

I Live In Dreams, per esempio, è una delle tracce in cui si avverte maggiormente questo bisogno di uscire dalle formule più immediate. Non serve leggerlo come un’anticipazione del Bowie futuro: basta ascoltarlo come uno dei tanti tentativi di quel periodo.

C’è inoltre un interesse filologico non trascurabile. Una parte delle registrazioni era già comparsa su Early On (1964-1966) o in altre raccolte d’archivio; dieci tracce, invece, arrivano qui per la prima volta in forma ufficiale. Alcune erano riemerse brevemente attraverso vecchi acetati battuti all’asta per cifre ingenti, altre erano rimaste soltanto nei documenti delle session. Dopo più di sessant’anni, ascoltarle dai nastri di Talmy dà finalmente una forma compiuta a un capitolo rimasto ai margini della discografia.

 

 

Il valore della raccolta sta quindi nel raccontare gli inizi di un artista ancora acerbo. Sono infatti registrazioni molto lontane dal Bowie delle grandi hit degli anni successivi.

Nel 1965 Bowie è ancora uno dei tanti giovani musicisti della scena londinese. Continuerà a cambiare, prima ancora che per stile, per necessità.

Non è qui che si può ascoltare il Bowie che verrà, ma è qui che si può comprendere da dove è partito.

David Bowie - The Shel Talmy Recordings

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